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	<title>Asia centrale Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 11 Nov 2023 13:37:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Asia centrale Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Per una via italiana all&#8217;Asia centrale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/per-una-via-italiana-all-asia-centrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 13:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-scaled-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-2048x1536.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Italia è un attore-chiave in Asia centrale, ma non ha ancora espresso appieno il suo potenziale. Forse perché manca un vero e proprio Pivot to Samarcanda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/per-una-via-italiana-all-asia-centrale.html">Per una via italiana all&#8217;Asia centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-scaled-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/Samarkand_view_from_the_top-2048x1536.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;estinzione dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong>, il terremoto geopolitico più importante del Novecento, ha significato tante cose per il mondo, tra le quali la (ri)nascita della Russia, l&#8217;occidentalizzazione dell&#8217;Europa centrorientale e l&#8217;arrivo dell&#8217;indipendenza per gli stati del grande Turkestan.</p>



<p>L&#8217;Asia centrale, il ventricolo del mackinderiano cuore del mondo, è una delle aree più geostrategiche dell&#8217;Eurasia. È un crocevia inaggirabile, dunque indispensabile, che collega i quattro punti cardinali del supercontinente attraverso una pluralità di rotte di trasporto multimodale e la cui rilevanza negli affari internazionali è prevedibilmente destinata ad aumentare negli anni a venire.</p>



<p>La proliferazione di macroprogetti continentali di interconnettività economico-infrastrutturale, come la Belt and Road Initiative, e di strutture di integrazione modellate sul formato Ue, come l&#8217;Unione Economica Eurasiatica e il Consiglio Turco, stanno contribuendo alla resurrezione geopolitica dell&#8217;Asia centrale. Principale manifestazione della sua rinnovata strategicità è l&#8217;afflusso in loco di potenze grandi e piccole, regionali e non, al quale l&#8217;Italia potrebbe unirsi in maniera più incisiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dell&#8217;Asia centrale</h2>



<p>È dall&#8217;antichità che i popoli europei e mediterranei sono indirettamente in contatto con l&#8217;Asia centrale, storico crocevia della Via della seta, punto di congiunzione tra le due estremità dell&#8217;Eurasia e calderone di civiltà in cui, da secoli, si incontrano-scontrano Cina, Europa, India, Persia, Russia e Turchia.</p>



<p>La geografia rende il grande Turkestan <em>lo </em>snodo dell&#8217;Eurasia. Per oltre un millennio è stato un punto di attraversamento fondamentale di quel complesso ed efficiente sistema di rotte commerciali noto come Via della seta. Ha arricchito i diari di viaggio di Marco Polo e Ibn Battuta. È stato al centro di guerre e tornei di ombre tra le grandi potenze che sognavano quando l&#8217;egemonia sulla regione e quando uno sbocco sull&#8217;oceano Indiano.</p>



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<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-portera-il-nuovo-grande-gioco-per-lasia-centrale.html">Cosa significherà il Grande Gioco 2.0 per l&#8217;Asia centrale?</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dal-grande-gioco-al-grande-gioco-2-0-quando-la-storia-e-un-deja-vu.html">Dal Grande Gioco al Grande Gioco 2.0</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/summit-vertici-e-incontri-il-futuro-del-mondo-passa-dallasia.html">Il futuro del mondo passa dall&#8217;Asia</a></strong></li>
</ul>



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<p>Nulla è cambiato dall&#8217;antichità a oggi, anche perché la geografia è immutabile, sicché l&#8217;Asia centrale continua a essere la grande stazione di rifornimento per le carovane in transito da o verso l&#8217;Europa e la superstrada dell&#8217;Eurasia che permette di accorciare sensibilmente i tempi di trasporto dei beni rispetto alle rotte marittime che collegano i porti della Cina continentale con l&#8217;Europa via Indiano, Rosso e Mediterraneo.</p>



<p>Possedere dei partner strategici in Asia centrale equivale ad avere una voce in capitolo lungo alcune delle più importanti rotte commerciali eurasiatiche – che in larga parte traversano il Kazakistan –, ad avere accesso a significative riserve di risorse naturali strategiche – 31,5 miliardi di barili di petrolio, 825 trilioni di piedi cubi di gas, 1,2 milioni di tonnellate di uranio – e, in generale, ad avere un posto a sedere in una delle tavole in cui si decidono i destini del continente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Mediterraneo allargato nel cuore dell&#8217;Asia</h2>



<p>L&#8217;Italia ha il capitale culturale, economico e umano per operare nell&#8217;Asia centrale postsovietica nel ruolo di protagonista: ha legami solidi e datati con Azerbaigian e Turchia, è ereditiera di una diplomazia di pontierismo intercivilizzazionale e interblocco, ha dei campioni nazionali che agiscono nei settori-chiave del mercato turkestano, gode di una rendita di posizione promanante dalla <em>special relationship </em>col Vaticano – <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kazakistan-sulle-orme-di-giovanni-paolo-ii.html">il cui peso nella regione è emblematizzato dal Congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali</a> – e ha una rete diplomatica in loco di prim&#8217;ordine.</p>



<p>Posizione geostrategica e ricchezze naturali fanno del Turkestan un secondo Mediterraneo in potenza per l&#8217;Italia, ovvero un gran bazar utile a reperire (e a vendere) ogni genere di bene, un&#8217;agorà in cui fare <em>networking </em>e un trampolino di lancio multidirezionale. Come il Mare nostrum ha storicamente aiutato l&#8217;Italia a proiettare influenza su Africa subsahariana, golfo Persico e Mezzaluna fertile, così l&#8217;Asia centrale è un riflettore le cui luci puntano su Cina, Persia, Russia e Valle dell&#8217;Indo. Posizionarsi nella regione, in sintesi, equivale ad affacciarsi su un mercato di 3,2 miliardi di consumatori.</p>



<p>Diplomazia, imprenditoria e regioni, nella consapevolezza della strategicità dell&#8217;Asia centrale, hanno proceduto a ritagliare degli piccoli ma importanti spazi di manovra per l&#8217;Italia durante la <em>decada perdida</em> iniziata con la morte di Mu&#8217;ammar Gheddafi. Cooperazione allo sviluppo, cultura, energia e trasferimento di conoscenza sono stati i loro principali strumenti, che hanno permesso una straordinaria diffusione del <em>Made in Italy</em> nella regione pur in assenza di agende e/o di direttive specifiche da Palazzo Chigi.</p>



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<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-una-terra-di-opportunita-anche-per-litalia.html">Asia centrale, una terra di opportunità (anche per l&#8217;Italia)</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-deve-rispondere-al-richiamo-di-samarcanda.html">L&#8217;Italia deve rispondere al richiamo di Samarcanda</a></strong></li>
</ul>



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<p>La classe politica nostrana ha iniziato ad accorgersi del lavoro (egregio) compiuto da diplomatici, imprenditori e regioni nel 2019, anno dell&#8217;organizzazione della <strong>Conferenza Italia-Asia centrale</strong> – primo evento del genere nell&#8217;intera Unione Europea –, e da allora sono aumentate le iniziative rivolte alla stessa direzione, dai forum affaristici ai festival binazionali.</p>



<p>L&#8217;espansione dell&#8217;impronta italiana in Asia centrale, che è particolarmente estesa tra Kazakistan e Uzbekistan, può essere compresa meglio elencando alcuni numeri e fatti, spesso, ignorati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L&#8217;Italia è il secondo partner commerciale del Kazakistan e nel 2022 è stata anche la principale destinazione delle sue merci all&#8217;estero &#8211; <a href="https://www.inform.kz/en/who-kazakhstan-trades-with-most-and-how_a4046156">il 16,4% dell&#8217;export kazako è finito sul mercato italiano</a>;</li>



<li>L&#8217;Italia è l&#8217;<strong>unico</strong> paese Ue ad avere un formato dialogo 5+1 con gli -stan;</li>



<li>L&#8217;Italia detiene il record europeo di accordi di partenariato strategico con gli -stan: due (uno col Kazakistan, siglato nel 2008, e uno con l&#8217;Uzbekistan, stretto nel 2023);</li>



<li>L&#8217;Eni è l&#8217;unico gigante energetico occidentale a operare in Turkmenistan, il più isolato degli -stan, nel quale è presente dal 2008;</li>



<li>Il 9% della produzione di petrolio dell&#8217;Eni proviene da impianti e giacimenti localizzati in Kazakistan;</li>
</ul>



<p>Sullo sfondo della proliferazione di iniziative di cooperazione, l&#8217;industria del pallone ha iniziato a interessarsi al giovane mercato centrasiatico e il dialogo con gli -stan ha ricevuto impulso dall&#8217;attivismo di ambasciate, camere di commercio, città e regioni, dalla Sicilia impegnata a esportare prodotti agroalimentari in Kazakistan agli investimenti di Firenze nel dialogo con l&#8217;Uzbekistan, che sono sfociati nell&#8217;apertura di un consolato onorario uzbeko nel capoluogo toscano.</p>



<p>I risultati conseguiti dalla diplomazia parallela di grandi imprese, camere commerciali,<em> think tank</em>, città e regioni sono un assaggio di quello che potrebbe essere ottenuto se l&#8217;Italia formulasse una strategia di lungo termine per l&#8217;Asia centrale: <strong>un Piano (Marco) Polo</strong>. Piano che piazzerebbe il nostro Paese in uno dei perni della globalizzazione, investendolo di rinnovata importanza agli occhi dell&#8217;Ue, che sull&#8217;Italia conta per approfondire la propria orma nella regione, e degli Stati Uniti, che sono alla ricerca di faccendieri ai quali delegare porzioni della loro agenda globale.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-dellitalia-e-anche-in-uzbekistan.html">Il futuro dell&#8217;Italia passa (anche) dall&#8217;Uzbekistan</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-motivi-per-cui-litalia-dovrebbe-entrare-nel-consiglio-turco.html">Tutti i motivi per cui l&#8217;Italia dovrebbe entrare nel Consiglio Turco</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Una strategia per l&#8217;Asia centrale è necessaria in quanto servirebbe a istituzionalizzare il dialogo con gli -stan, darebbe l&#8217;impulso necessario alla diversificazione dell&#8217;import-export e fungerebbe da aggregatore di idee per potenziali iniziative.</p>



<p>Le basi per un&#8217;espansione ulteriore dell&#8217;Italia nella regione sono presenti: l&#8217;interesse dell&#8217;industria del pallone tricolore per i talenti centrasiatici potrebbe assumere la forma di una &#8220;diplomazia del calcio&#8221;, Cinecittà è un proiettore naturale di potere morbido, eccellenze nostrane operano in una vasta gamma di settori di potenziale interesse per gli -stan, come agricoltura sostenibile, energia pulita, infrastrutture e trasporti, le sfide alla sicurezza sono un&#8217;opportunità per stringere accordi militari e securitari,<a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-i-motivi-per-cui-litalia-dovrebbe-entrare-nel-consiglio-turco.html"> il clima è favorevole per un&#8217;adesione al Consiglio Turco</a>.</p>



<p>L&#8217;Italia è chiamata a capitalizzare quanto costruito dalla diplomazia parallela, perché la centralità del Turkestan è destinata a crescere nei decenni a venire, tra esplosione demografica e mutamenti geoeconomici, e sedersi in tempo a questo tavolo potrebbe avere ripercussioni enormi per l&#8217;Interesse nazionale.</p>



<p>La storia è un treno che non passa due volte e il momento di salire a bordo del Turkestan Express è adesso. Non cogliere quest&#8217;occasione significherebbe regalarla ad aminemici come Francia, Germania o Turchia e perdere l&#8217;irripetibile opportunità di trasmigrare dal Mediterraneo storico al &#8220;nuovo Mediterraneo&#8221; che si va aprendo tra le steppe di Turan e la Valle dell&#8217;Indo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/per-una-via-italiana-all-asia-centrale.html">Per una via italiana all&#8217;Asia centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Asia centrale, l&#8217;ultima trincea delle guerre irano-israeliane</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-lultima-trincea-delle-guerre-irano-israeliane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Apr 2023 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-1536x981.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-2048x1308.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra fredda tra Israele e Iran è nata nell&#8217;alveo di quella tra Stati Uniti e Unione sovietica, ma le è sopravvissuta e non sembra conoscere l&#8217;erosione del tempo. Inizialmente circoscritta in Medioriente, culla di entrambe le nazioni, la rivalità ha poco alla volta assunto una dimensione globale. Europa, Africa, Latinoamerica, e persino Oceania – &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-lultima-trincea-delle-guerre-irano-israeliane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-lultima-trincea-delle-guerre-irano-israeliane.html">Asia centrale, l&#8217;ultima trincea delle guerre irano-israeliane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-1536x981.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230408181624583_6c7beb129e26120d0d52b55454c89a10-2048x1308.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra fredda tra Israele e Iran è nata nell&#8217;alveo di quella tra Stati Uniti e Unione sovietica, ma le è sopravvissuta e non sembra conoscere l&#8217;erosione del tempo. Inizialmente circoscritta in Medioriente, culla di entrambe le nazioni, la rivalità ha poco alla volta assunto una dimensione globale. Europa, Africa, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/argentina-trincea-delle-guerre-irano-israeliane.html">Latinoamerica</a>, e persino Oceania – <a href="https://www.scmp.com/news/world/article/1411915/australian-police-crack-money-laundering-ring-funded-hezbollah">dove Hezbollah ricicla i proventi del traffico internazionale di stupefacenti </a>–, non v&#8217;è palcoscenico che non sia stato toccato dalle guerre irano-israeliane. Che, con la dissoluzione dell&#8217;Unione sovietica, hanno gradualmente investito i paesi russofoni del Caucaso meridionale e dell&#8217;Asia centrale. Khomeini contro Herzl all&#8217;ombra del <em>remake </em>del <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/il-grande-gioco-per-l-asia-centrale.html">Grande Gioco</a>. </p>



<p>Le guerre irano-israeliane, oggi, dilagano nello spazio postsovietico. Prima circoscritte all&#8217;Azerbaigian, e successivamente approdate in Ucraina, sono ufficialmente sbarcate in Asia centrale nel 2023, al termine di un periodo di germogliazione iniziato nei primi anni Novanta. </p>



<p>È stato l&#8217;imperativo dell&#8217;<strong>accerchiamento contenitivo</strong> dell&#8217;Iran, con un occhio sempre puntato sulla Turchia, a portare Israele nelle profondità dello spazio postsovietico. E di questo abbiamo parlato con <strong>Marco Limburgo</strong>, docente di storia contemporanea e socio fondatore di Osservatorio Russia.</p>



<p><strong>Dottor Limburgo, la cosiddetta &#8220;strategia delle alleanze periferiche&#8221; ha portato Israele a siglare intese con Paesi a esso distanti geograficamente, ma prossimi all&#8217;Iran, con l&#8217;obiettivo di costituire una sorta di cordone sanitario che accerchi Teheran e ne contenga al contempo l&#8217;espansionismo in Medioriente. Potrebbe parlarci delle origini e delle ragioni di questa strategia (se così può essere definita)?</strong></p>



<p>Più che di strategia io parlerei di dottrina. Le dottrine sono un insieme di convinzioni applicate per raggiungere un obiettivo. In questo senso, una dottrina di politica estera stabilisce delle metodiche su come portare a termine un intento di lunga durata. Una delle prime strategie politiche di Israele, quella delle “alleanze periferiche”, è stata concepita con l’obiettivo di instaurare relazioni con gli Stati non arabi. La dottrina è stata concepita dal primo ministro israeliano David Ben-Gurion e dal diplomatico Eliahu Sassoon nei primi e convulsi anni di statualità con l’obiettivo di superare il soffocamento dell&#8217;anello ostile delle minacce alla neonata nazione. A questo fine, bisognava stringere partenariati contro il &#8220;nucleo arabo&#8221;, inteso come la coalizione di Stati guidata dall&#8217;Egitto di Gamal Abdul Nasser. Candidati ideali erano Stati non arabi, o che ospitavano minoranze etniche o religiose molti influenti, come il Libano egemonizzato dai maroniti, la Turchia, l&#8217;Iran della dinastia Pahlavi, l&#8217;Etiopia, il Sudan, il Marocco, i curdi iracheni e via discorrendo. Il culmine della dottrina della periferia fu raggiunto già negli anni Cinquanta con la formazione di un&#8217;intesa trilaterale con Turchia e Iran. La dottrina è proseguita, tra alti e bassi, fino agli anni Ottanta quando la Rivoluzione iraniana, l’ascesa degli ayatollah pregiudizialmente ostili contro lo Stato ebraico e l’<em>exploit</em> islamista in Turchia hanno incrinato queste convergenze costringendo Israele a investire risorse alla ricerca di una pacificazione con gli stati arabi, poi in parte raggiunta, anche con l&#8217;obiettivo di archiviare la questione palestinese.</p>



<p><strong>Qual è l&#8217;importanza dell&#8217;Azerbaigian nel contesto di suddetta strategia, o dottrina?</strong></p>



<p>Nell’ottica della dottrina citata in precedenza, Baku costituisce un cardine imprescindibile. Quando si pensa alla relazione tra Israele e Azerbaigian non si può non citare la definizione che ne ha dato il presidente azero<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ilham-aliyev.html"> Ilham Aliyev</a>: un rapporto &#8220;sommerso per nove decimi&#8221;. In qualità di partner dell&#8217;Azerbaigian, l&#8217;assistenza materiale che Israele ha fornito alle forze azere si è rivelata decisiva per il successo dell’offensiva nel Nagorno Karabakh del 2020. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, Israele ha fornito il 69% delle importazioni di armi di Baku dal 2016 al 2020, il 17% delle esportazioni di armi totali di Gerusalemme per un valore di quasi sette miliardi di dollari. L&#8217;elemento droni nell’ambito della cooperazione tecnico-militare è quello che colpisce di più, visto il massiccio utilizzo di questi apparecchi nel vittorioso conflitto. Nel contesto della rivalità tra Israele e Iran il rapporto dello Stato ebraico con l&#8217;Azerbaigian offre ai primi una profondità strategica rilevante. Stabilizzato il confine azero si rafforza la postura securitaria israeliana che nel Paese caucasico ha installato un ramificato sistema di sorveglianza nei confronti del confine iraniano. Non solo, nel 2016 l’Azerbaigian ha dato il permesso a Israele di usare i propri aeroporti come punto di partenza per eventuali raid contro le strutture nucleare iraniane. Come Israele ha a disposizione un punto di osservazione privilegiato, così l’Azerbaigian impiega sistemi di monitoraggio israeliani e, in cambio, entrambi i Paesi si passano informazioni sul nemico. Nemico condiviso, stante l’annosa questione della minoranza azera in Iran, che alletta le velleità irredentiste di Baku e, all’opposto, suscita preoccupazione nel vicino persiano. A coronamento di questa intesa bilaterale la decisione del parlamento azero, del 18 novembre 2022, di aprire un’ambasciata a Tel Aviv. Primo Paese a maggioranza sciita a compiere questa scelta. Uno smacco e un segnale diretto alla nemesi iraniana. </p>



<p><strong>Ma è tutto oro quello che luccica? Ad esempio: che ne potrebbe essere dell&#8217;alleanza azero-israeliana se e quando venisse meno il &#8220;collante anti-iraniano&#8221;, anche alla luce dell&#8217;elevata influenza turca nel Paese?</strong></p>



<p>L&#8217;intesa, nonostante sia apparentemente florida, ha delle criticità. In primis, il successo azero nel conflitto e l’ottenuta onnipotenza armata contro l’avversario armeno hanno reso meno essenziali le importazioni di armamenti dallo Stato ebraico, minando un pilastro nella relazione bilaterale a danno dell’industria della difesa israeliana. Successivamente, la vittoria azera ha permesso (e consolidato) il prepotente ingresso turco nella regione. Ankara, in piena fase assertiva, non solo ha saputo fare leva sulla comunanza culturale e linguistica con Baku ma ha iniziato a minare l’apparentemente inossidabile intesa in ambito tecnologico tra Baku e Gerusalemme sia con la cessione di droni turchi, i famigerati Bayraktar TB2, sia proponendo al partner caucasico intese di ampio respiro negli ambiti tecnologico, infrastrutturale e commerciale. La Turchia, seppur in fase di distensione con Israele, nutre interessi contrapposti in diversi settori strategici e geografici con lo Stato ebraico, basti pensare al Mediterraneo Orientale, e arriva a presentarsi come potenziale baluardo in chiave antipersiana. Nonostante le sfide, comunque, il partenariato è destinato a sopravvivere fino a quando persisterà l’Iran come avversario comune e non è escluso che possa restare in vita, seppur rimodulata, anche nel caso assistessimo ad una caduta degli ayatollah, data la volontà di Baku e di Gerusalemme di proiettare influenza rispettivamente nel Caucaso e nel Medioriente.</p>



<p><strong>Il 2023 si è aperto con un annuncio che ha dello storico: Israele è in procinto di inaugurare un&#8217;ambasciata permanente in Turkmenistan, lo -stan col quale l&#8217;Iran condivide un confine di 1.148 chilometri e che è noto per una consolidata tradizione di neutralità alla svizzera. La risposta potrebbe sembrare ovvia, in effetti lo è, ma la domanda va posta ugualmente: perché?</strong></p>



<p>Bisogna ammettere che la notizia ha un che di sorprendente, in quanto il Turkmenistan, distopica autocrazia centrasiatica solitamente misconosciuta, tranne che per le risibili stravaganze della dirigenza, non è avvezzo a dinamiche diplomatiche di così ampio respiro. La decisione di ospitare un’ambasciata israeliana, in un frangente temporale in cui stiamo assistendo allo scongelamento delle relazioni tra Israele ed ecumene musulmano, risponde a diverse dinamiche che avvantaggiano entrambi gli attori protagonisti. Ancora una volta, a rischio ridondanza, non si può non citare l&#8217;Iran, il &#8220;convitato di pietra&#8221; di ogni priorità geopolitica israeliana in Medio Oriente. L&#8217;inaugurazione dell&#8217;ambasciata, infatti, ha lo scopo di inviare un messaggio all&#8217;Iran: &#8220;Israele rappresenta una presenza stabile e in ascesa da tenere in considerazione nella regione&#8221;. Il Turkmenistan condivide un confine diretto con la repubblica teocratica e un’ambasciata situata nella sua capitale, Aşgabat, a soli dodici chilometri di distanza dal confine iraniano, rappresenterebbe un indubbio punto di appoggio e sorveglianza dei confini iraniani. Necessità urgente stante la quasi irreversibile decisione di Teheran di portare a termine il programma nucleare militare, inderogabile linea rossa di Gerusalemme, e stante l’importanza strategica del Turkmenistan. [In sintesi], la decisione di aprire qui l&#8217;ambasciata israeliana non giunge come un fulmine a ciel sereno, ma è il frutto di un lungo processo di seduzione della diplomazia israeliana nei confronti delle repubbliche dell’Asia Centrale.</p>



<p><strong>Al di là della comunione di intenti in chiave anti-iraniana, cosa potrebbero e potranno effettivamente scambiarsi Israele e Turkmenistan? In pratica: Iran a parte, cos&#8217;ha Israele da offrire – di indispensabile o, comunque, di molto importante – al Turkmenistan e, in esteso, agli altri -stan?</strong></p>



<p>Da un punto di vista diplomatico, Israele pare interessato a sfruttare la posizione dei paesi dell&#8217;Asia centrale nel mondo islamico, in particolare la loro appartenenza ai forum islamici, per preservare il recente <em>exploit </em>diplomatico ottenuto con gli <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html">accordi di Abramo </a>e ridurre le possibilità che questi forum emettano decisioni ostili. Simile strategia Israele sta attuando in Africa. Il contrasto al terrorismo e alla diffusione dell’Islam radicale è un ulteriore dossier, longevo e stringente, che accomuna entrambe le cancellerie. Se da un lato Israele ha all’attivo un curriculum di contrasto all’islamismo nei territori occupati affinatosi da decenni di conflitto arabo-palestinese, il Turkmenistan (così com gli altri -stan) sta conoscendo un <em>exploit </em>dell’islamismo autoctono, foraggiato dall’oppressione governativa, dalle precarie condizioni economiche, dalla repressione e dalla porosità dei confini con l’instabile Afghanistan talebano. Il <em>know how</em> israeliano risulta quindi fondamentale. La natura totalitaria dei regimi dell&#8217;Asia centrale, necessitante un pervasivo controllo della cittadinanza e gestione del dissenso, ha contribuito ad aumentare la loro dipendenza dai <em>software </em>prodotti dalle società informatiche israeliane, come la <strong>NSO</strong>, famosa per aver sviluppato il <a href="https://it.insideover.com/criminalita/laltro-virus-uscito-dal-laboratorio-la-storia-della-fuga-del-trojan-pegasus.html">programma Pegasus </a>utilizzato nelle operazioni di intelligence. Sul piatto, infine, il modello Israele. In ambito agricolo, oltre che nei settori IT, dei trasporti e delle tecnologie, lo stato ebraico ha a disposizione un ampio ventaglio di prospettive allettanti per queste repubbliche alla ricerca di una diversificazione dalla dipendenza dai mercati e dagli investimenti russo-cinesi. </p>



<p><strong>E per quanto riguarda le criticità del Pivot to Turkestan di Israele? Quali sono? E in che modo potrebbero ostacolare l&#8217;agenda regionale israeliana?</strong></p>



<p>Come nel caso azero, nostante la presenza di evidenti elementi di mutuo interesse, gli ostacoli rischiano di superare le aspettative. Se uno degli obiettivi fondamentali della politica estera israeliana è il tentativo di assediare e isolare l&#8217;Iran, nonché di ridurre la sua capacità di continuare il suo programma nucleare, le contingenze rendono i paesi dell&#8217;Asia centrale poco disposti ad essere partner di Israele nel raggiungere questo scopo. Un insieme di pragmatismo, dipendenza economica, legami culturali, [sullo sfondo del]la rinnovata attenzione di Teheran in accordo con Mosca nei confronti dell’Asia Centrale, fanno sembrare le prospettive israeliane fin troppo ottimistiche. Sebbene il conflitto arabo-israeliano non sia stato uno dei fattori determinanti che hanno orientato le posizioni dei paesi centrasiatici nei confronti di Israele, e sebbene gli accordi di normalizzazione tra Israele e i paesi arabi incoraggino gli -stan a sviluppare relazioni con Israele, il futuro della relazione tra Israele e le repubbliche centrasiatiche risiede anche nella futura identità dello stato ebraico. </p>



<p><strong>Quest&#8217;ultimo punto è estremamente interessante. Potrebbe approfondire?</strong></p>



<p>La recente ascesa della destra sionista, a trazione colonica e ultraortodossa, rischia di far precipitare Israele in un baratro oltranzista e teocratico inasprendo conseguentemente il conflitto israelo-palestinese. A differenza dell’opinione pubblica azera, che è laica, quella centrasiatica è maggiormente sensibile nei confronti della questione palestinese, che, a sua volta, è correlata inequivocabilmente alla gestione dei Luoghi Santi. Inoltre, la crescente ingerenza dell&#8217;opinione pubblica nei processi di <em>decision making</em> rischia di compromettere il pluridecennale sforzo israeliano di penetrazione nella regione, indebolendo un fronte di non trascurabile importanza della dottrina delle alleanze periferiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-lultima-trincea-delle-guerre-irano-israeliane.html">Asia centrale, l&#8217;ultima trincea delle guerre irano-israeliane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il pantano ucraino, il fermento asiatico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-pantano-ucraino-il-fermento-asiatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2022 06:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-2048x1361.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Errare humanum est, ossia errare è umano, così dicevano gli antichi. Una verità sempreverde, applicabile ad ogni epoca e ad ogni tipo di ambito – dalle relazioni sociali alla politica –, che accompagnerà l&#8217;Uomo sino all&#8217;ultimo dei suoi giorni. La storia è un libro infinito le cui pagine si riempiono degli errori di alcuni e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-pantano-ucraino-il-fermento-asiatico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220925081505571_797eb2bbab0e4b603c420391e8d776d4-2048x1361.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Errare humanum est</em>, ossia errare è umano, così dicevano gli antichi. Una verità sempreverde, applicabile ad ogni epoca e ad ogni tipo di ambito – dalle relazioni sociali alla politica –, che accompagnerà l&#8217;Uomo sino all&#8217;ultimo dei suoi giorni.</p>



<p>La storia è un libro infinito le cui pagine si riempiono degli errori di alcuni e delle intuizioni di altri. Perché il successo è anche, se non soprattutto, l&#8217;arte del <em>carpe diem</em>, del cogliere l&#8217;attimo-opportunità quando si presenta. E che, nel caso delle relazioni internazionali, può essere ed è frequentemente rappresentato dagli sbagli dell&#8217;avversario.</p>



<p>Per ogni attore che ha una svista, un altro è pronto ad intervenire per trarne vantaggio. È <strong>Filippo II</strong> che assembla l&#8217;Invicibile armata, non premurandosi di guardare il meteo prima di inviarla nelle isole britanniche, insegnando a Sua Maestà cosa una talassocrazia debba e non debba fare. <a href="https://it.insideover.com/storia/lo-spettro-dell-afghanistan-sull-ucraina.html">È l&#8217;Unione Sovietica che invade l&#8217;Afghanistan</a>, ignara che si tratti di una trappola a stelle e strisce avente il nome di <strong>operazione Ciclone</strong>. <a href="https://it.insideover.com/storia/lo-spettro-dell-afghanistan-sull-ucraina.html">Sono Iraq e Iran in guerra per un decennio</a>, all&#8217;oscuro del fatto che la presidenza Reagan stia armando entrambi allo scopo di dissanguarli senza colpo ferire. È <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a> che invade l&#8217;Ucraina nel 2022, dimentico delle lezioni afgana e irano-iraqena, dando impulso ad una transizione multipolare che rischia di procurare più vantaggi ad altri che alla Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera notizia di settembre è passata inosservata</h2>



<p>Negli stessi momenti in cui Putin, il 21.9.22, annunciava in un messaggio alla nazione la fine del camuffamento dell&#8217;operazione militare speciale,<a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/putin-e-biden-si-preparano-alla-grande-guerra.html"> decretando l&#8217;avvio dell&#8217;attesa mobilitazione parziale</a>, nel cuore mackinderiano dell&#8217;Asia profonda avveniva qualcosa di geoeconomicamente significativo: l&#8217;inaugurazione di una <strong>nuova rotta commerciale</strong>, di tipo multimodale, unente i mercati del rinato Impero celeste e di ben tre –stan.</p>



<p>Della rotta Cina-Kirghizistan-Uzbekistan-Afghanistan si discuteva da tempo, trattative e preparativi avevano costellato il 2021, ma è stato soltanto con lo scoppio della guerra in Ucraina che le parti hanno sveltito i lavori al banco negoziale, benedicendo la partenza sperimentale del primo carico di merci alla vigilia del vertice di Samarcanda. Partenza in sordina, curiosamente, di cui i giornali hanno cominciato a parlare soltanto a partire dal 21 settembre.</p>



<p>La tratta, la cui efficienza nella riduzione dei tempi e dei costi di trasporto verrà testata nel corso di un periodo di prova della durata di tre mesi, è stata costruita su <strong>richiesta esplicita</strong> di Biškek&nbsp;e Taškent, desiderose di ridurre la loro dipendenza commerciale e infrastrutturale da Mosca, e dovrebbe consentire il transito annuale di circa quattromila container. </p>



<p>La rotta – al momento stradale – potrebbe essere affiancata, qualora il comitato di giudici le desse pieni voti, da una serie di linee ferroviarie confluenti, in grado di unire lo Xinjiang al Pakistan via Kirghizistan, Uzbekistan e Afghanistan, permeando l&#8217;intera regione dell&#8217;olezzo della<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html"> Belt and Road Initiative</a>. Terrorismo, pressioni di rivali e dispute territoriali, si intende, permettendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impantamento russo fa gola a molti</h2>



<p>La guerra in Ucraina, a meno di radicali inversioni di tendenza, potrebbe rivelarsi il rischio calcolato male di Putin. E non è soltanto per il lancio di nuove rotte commerciali sino-centriche in Asia centrale, ma per l&#8217;insieme degli eventi provocati e/o catalizzati. La definitiva ascesa di Pechino quale leader incontrastato dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lorganizzazione-per-la-cooperazione-di-shangai.html">Organizzazione della Cooperazione di Shanghai</a>, palesata in occasione del <a href="https://it.insideover.com/storia/samarcanda-e-lasia-centrale-sono-tornati-al-centro-del-mondo.html">vertice di Samarcanda</a> – <a href="https://it.insideover.com/politica/risiko-a-samarcanda.html">protagonizzato da Xi Jinping per quantità e qualità di accordi siglati e per spirito di iniziativa</a>. Il divenire del Caucaso meridionale un condominio turco-russo<a href="https://it.insideover.com/politica/biden-guarda-all-armenia-ma-pensa-a-russia-e-germania.html"> sempre più esposto alle manovre destabilizzatrici di Ankara e Washington</a>. L&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-europa-che-sorgera-dalle-ceneri-dell-ucraina.html">addormentamento dell&#8217;autonomia strategica europea</a>, unica speranza per Mosca (e Bruxelles) di impedire la trasformazione dell&#8217;Unione Europea in un 51esimo stato sito nell&#8217;estremità occidentale dell&#8217;Asia. Le tensioni crescenti con gli –stan, in particolare con l&#8217;<strong>indispensabile </strong>Astana.</p>



<p>L&#8217;Ucraina come rischio calcolato, sì, ma calcolato male.<a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-il-rischio-calcolato-male-di-putin.html"> Lo si era scritto sulle nostre colonne </a>allo scoppio della guerra, preconizzando una &#8220;possibile sconfitta strategica [&#8230;] all&#8217;orizzonte&#8221; promanante dalla sottovalutazione &#8220;dell&#8217;impatto del conflitto in casa e nello spazio postsovietico&#8221; e delle sue &#8220;ricadute negative per la transizione multipolare&#8221;, nonché dalle implicazioni per la &#8220;credibilità del Cremlino nel dopoguerra&#8221;. Un <strong>impantamento che fa gola a molti</strong>: dai rivali di sempre, come gli Stati Uniti, agli aminemici senza confini, come la Cina, fino a competitori, come la <strong>Turchia</strong>, e satelliti alla ricerca di nuovi pianeti attorno ai quali ruotare, come il <strong>Kazakistan</strong>.</p>



<p>Nelle repubbliche ex sovietiche, &#8220;dove la russofobia è sempre stata tangibile sia nel basso sia nell&#8217;alto&#8221;, scrivevamo che le &#8220;proteste nelle piazze&#8221; avrebbero influenzato i politici – esempi eclatanti sono, a questo proposito, la svolta verso una &#8220;multivettorialità antagonistica&#8221; della presidenza Tokayev, lo stringersi di Baku attorno ad Ankara, il brusco aumento della centralità di Pechino in Asia centrale e la ventata di europeismo tra Tbilisi e Chișinău.</p>



<p>L&#8217;aumento della frammentazione all&#8217;interno del Mondo russo come risultato (in)evitabile, sebbene certamente intuibile e (forse o in parte) reversibile, della guerra in Ucraina. Perché,<a href="https://it.insideover.com/guerra/in-ucraina-ha-vinto-biden-vi-spieghiamo-perche.html"> si scriveva ai primordi del conflitto</a>, &#8220;se la durata fugace dell&#8217;intervento OTSC in Kazakistan era stata dettata dalla volontà di non turbare gli animi dei popoli postsovietici, questa operazione militare susciterà un effetto cento volte opposto: gli ucraini, e non solo loro, guarderanno a Kiev 2022 come a Budapest 1956&#8221;. Sensazione apripista di &#8220;crepe nel sistema di potere&#8221; – palesate dalla moria di securocrati e affaristi –, di &#8220;piantatura di semi della discordia a livello di opinione pubblica a uso e consumo dell&#8217;Occidente&#8221; e dal &#8220;diffondersi di un&#8217;impercettibile ma perniciosa ostilità russofobica nella sfera di influenza&#8221; della Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi è storia, domani è mistero</h2>



<p>È e sarà sempre così: gli spettatori vengono catturati da quanto accade nel palcoscenico, luogo di messinscene attoriali, luci dei riflettori e di timbri vocali amplificati dai microfoni, ignorando del tutto l&#8217;esistenza e l&#8217;importanza del silenzioso dietro le quinte. Dietro le quinte che, però, analisti e osservatori più attenti non possono assolutamente trascurare. </p>



<p>Perché il retroscena è dove si scrivono i copioni degli attori e dove si costruisce l&#8217;intero atto. E perché è dove agiscono, protette dal manto dell&#8217;<strong>imperscrutabilità</strong>, le potenze più pragmatiche e lungimiranti, gelose custodi dell&#8217;arte della diplomazia segreta, come la Repubblica Popolare Cinese. Che è e resta la sola egemonia in ascesa in grado di minare le fondamenta dell&#8217;Impero americano nel XXI secolo. E che ha dimostrato tutta la propria scaltrezza nel corso della guerra in Ucraina, momento-opportunità sfruttato per espandersi sia nel cortile di casa di Mosca sia nei ventri molli dell&#8217;Anglosfera, <a href="https://it.insideover.com/politica/le-isole-salomone-al-centro-del-mondo.html">come le Salomone</a>.</p>



<p>Se vero è che oggi è storia e che domani è mistero, però, è fondamentale che si eviti di dare per scontata e cristallizzata la fase di &#8220;<strong>regressione imperiale</strong>&#8221; che sta vivendo la Russia. Russia il cui tracollo sarebbe più un problema che altro per la Cina, essendo tra i motori della transizione multipolare e un magnete in grado di denare importanti risorse agli Stati Uniti che verrebbero altrimenti impiegate da loro nell&#8217;Indo-Pacifico. E Russia che non vuole cadere, perché ciò comporterebbe scenari eltsiniani, e che potrebbe tentare dei <strong>nuovi </strong>slanci egemonici nel dopo-Ucraina. Sulla falsariga degli Stati Uniti usciti distrutti, ma elettrizzati da una scossa di revanscismo, dalla<strong> guerra civile</strong>, il trampolino di lancio verso l&#8217;espulsione dei francesi dal Messico e, a posteriori, degli spagnoli dai Caraibi. La storia si scrive domani.</p>
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		<title>Il vero senso del viaggio in Asia Centrale di Xi Jinping</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-vero-senso-del-viaggio-in-asia-centrale-di-xi-jinping.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 20:26:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-2048x1341.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questa settimana, il presidente cinese Xi Jinping ha effettuato il suo primo viaggio all&#8217;estero dallo scoppio della pandemia. Il leader cinese si fermerà in Uzbekistan e in Kazakistan, dove incontrerà il presidente Vladimir Putin, dopodiché parteciperà al vertice della Shanghai Cooperation Organization (Sco), un organismo intergovernativo di cui fa parte la Russia e i vicini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-vero-senso-del-viaggio-in-asia-centrale-di-xi-jinping.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220914221028827_849ec5b99ad4ffbbd8e208d38977e870-2048x1341.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Questa settimana, il presidente cinese <strong>Xi Jinping</strong> ha effettuato il suo <a href="https://edition.cnn.com/2022/09/14/china/china-xi-kazakhstan-central-asia-trip-intl-hnk/index.html" target="_blank" rel="noopener">primo viaggio all&#8217;estero</a> dallo scoppio della pandemia. Il leader cinese si fermerà in <strong>Uzbekistan</strong> e in <strong>Kazakistan</strong>, dove incontrerà il presidente Vladimir Putin, dopodiché parteciperà al vertice della <strong>Shanghai Cooperation Organization</strong> (Sco), un organismo intergovernativo di cui fa parte la Russia e i vicini eurasiatici della Cina dell&#8217;ex Asia Centrale Sovietica fondato una ventina di anni fa per volere di Pechino.</p>
<p>Data la situazione bellica in Ucraina, che vede le forze russe in ritirata da Kharkiv e sotto pressione a Kherson, e con Mosca isolata dall&#8217;Occidente e sottoposta a sanzioni che <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-sforzi-russi-per-aumentare-la-produzione-di-microchip-non-sono-sufficienti.html" target="_blank" rel="noopener">cominciano a incidere profondamente l&#8217;economia russa</a>, si sarebbe portati a credere che il presidente Xi Jinping stringerà ulteriormente i legami strategici con la Russia e concederà nuove garanzie diplomatiche e mezzi di sussistenza economici. Questa spiegazione del viaggio asiatico del leader cinese, però, facilmente potrebbe essere un errore.</p>
<p>Negli ultimi due decenni, Pechino ha investito molto nella costruzione di <strong>forti legami</strong> coi suoi vicini dell&#8217;<strong>Asia Centrale</strong>, con una proiezione verso l&#8217;Oceano Indiano oltrepassando il rivale indiano: la Cina, infatti, ha in essere dal 2013 <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cina-cerca-di-aprire-un-secondo-fronte-in-pakistan.html" target="_blank" rel="noopener">un accordo col <strong>Pakistan</strong> per un “corridoio economico” (Cpec)</a> costituito da una serie di progetti infrastrutturali finanziati da Pechino che si possono inquadrare nella più grande <strong>Belt and Road Initative (Bri)</strong>, che, come sappiamo, in alcuni casi può assumere sfumature di carattere militare quando si tratta della costruzione di scali portuali.</p>
<p>La possibilità per la Cina di penetrare maggiormente in quei Paesi dell&#8217;Asia Centrale che facevano parte dell&#8217;Unione Sovietica e che ora ricadono nella sfera di influenza russa, si è aperta proprio a seguito delle azioni russe in Ucraina (2014): gli “stan” asiatici si sentono minacciati da Mosca, perennemente sotto pressione, e in cerca di altri partner.</p>
<p>Il <strong>Kazakistan</strong>, in particolare, ha trovato il modo di mettere un po&#8217; di distanza tra sé e Mosca approfittando di questioni energetiche connesse all&#8217;attuale conflitto ucraino: lo <a href="https://www.kommersant.ru/doc/5448115?tg=" target="_blank" rel="noopener">scorso luglio</a> il presidente del Kazakistan <strong>Kassym-Jomart Tokayev</strong> ha annunciato la necessità di diversificare le rotte petrolifere dal Paese definendo prioritario il Trans-Capsian Pipeline, ovvero esprimendo la volontà di proseguire le consegne di gas in Europa aggirando la Russia. Tokayev aveva rilasciato la dichiarazione il giorno dopo che un tribunale russo aveva ordinato la sospensione del terminal offshore del <strong>Caspian Pipeline Consortium</strong> per 30 giorni che avrebbe bloccato l&#8217;accesso degli idrocarburi kazaki al mercato mondiale attraverso la Russia. Qualcosa che è avvenuto per la terza volta nel solo 2022.</p>
<p>Quindi per il presidente cinese si aprono <strong>nuove porte</strong> per espandere l&#8217;influenza di Pechino in Asia Centrale, sebbene vi sia anche la necessità di non urtare la “sensibilità” dello “<a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-come-si-sta-sviluppando-la-strana-amicizia-tra-russia-e-cina.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>strano amico</strong></a>” russo dimostrandogli, nel contempo, il proprio appoggio. Si apre quindi un dilemma: se la Cina si dimostrerà troppo affine alla visione della Russia, è molto probabile che i Paesi dell&#8217;Asia Centrale ne siano turbati, creando divisione all&#8217;interno della Sco. Sarebbe poi tremendamente miope scegliere il momento della massima ritirata tattica russa in Ucraina per appoggiare ulteriormente Mosca: comunicherebbe una scelta di campo netta che Pechino non vuole, non solo per non preoccupare i suoi vicini asiatici, ma anche per evitare di venire iscritta nella lista nera dell&#8217;Occidente, stante l&#8217;interdipendenza commerciale che la lega <a href="https://it.insideover.com/politica/le-leve-europee-per-rispondere-a-una-possibile-crisi-dello-stretto-di-taiwan.html" target="_blank" rel="noopener">in particolar modo con l&#8217;Europa</a>, da dove importa la maggior parte delle componenti ad alta tecnologia.</p>
<p>Per questo motivo sembra più probabile che il presidente Xi Jinping continui una politica ambivalente, da un lato fornendo supporto diplomatico alla Russia e rinnovando gli impegni della “strana amicizia” tra Pechino e Mosca, la cui logica e obiettivo principale è controbilanciare Washington e sostenere quelle istituzioni globali funzionali per la propria politica, dall&#8217;altro continuando di fatto a rispettare le sanzioni occidentali per evitare di diventare un bersaglio al pari della Russia, utilizzando nel contempo una retorica politica di “stabilità” volta a placare le nazioni e i partner dell&#8217;Asia Centrale, messe a disagio per la guerra in Ucraina.</p>
<p>La Cina è una potenza <strong>più forte della Russia</strong>, e i suoi interessi sono più globali e più sfaccettati. L&#8217;obiettivo di Pechino è sicuramente quello di preservare la sua intesa con la Russia a livello strategico, per controbilanciare la potenza americana e la crescente pressione economica sulla Cina da parte dell&#8217;Occidente, ma vuole farlo senza dover sostenere Mosca a livello tattico, poiché trae vantaggio da questa particolare situazione che ha esautorato la Russia dal mercato globale, evitando nel contempo le sanzioni occidentali e costruendo relazioni con Paesi, come quelli dell&#8217;Asia centrale, che hanno paura della Russia.</p>
<p>Questo particolare equilibrio sarebbe difficile da raggiungere se la Cina dovesse sostenere apertamente la Russia o la sua guerra in Ucraina, ed è anche per questo che, a quasi sette mesi di conflitto, non si sono visti armamenti di fabbricazione cinese in uso nell&#8217;esercito russo.</p>
<p>Pertanto la notizia che <strong>Li Zhanshu</strong>, stretto alleato politico di Xi Jinping e funzionario numero tre del Partito Comunista Cinese (Pcc), “ha espresso sostegno all&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina” durante un incontro con Putin a Vladivostok, riteniamo che sia solo l&#8217;approccio cinese alla diplomazia in generale, fatto di dichiarazioni e promesse che, spesso, restano tali. I resoconti ufficiali cinesi degli incontri di Li Zhanshu, infatti, non menzionano nemmeno la parola “Ucraina”.</p>
<p>Poiché la Cina ha investito molto nella Sco, Pechino sarà molto sensibile alle preoccupazioni dei suoi vicini asiatici e, al contrario di Mosca, ha molto più peso politico nell&#8217;organizzazione. Ad esempio al vertice Sco del 2008 a Dushanbe, in Tagikistan, l&#8217;allora presidente Dmitri Medvedev aveva tentato di convincere il gruppo ad approvare l&#8217;invasione russa in Georgia, ma gli altri membri dell&#8217;organizzazione avevano rifiutato, con la Cina che aveva raccolto gran parte dell&#8217;opposizione, anche perché lo smembramento di Stati sovrani avrebbe potuto creare un precedente in grado di minare la pretesa cinese di sovranità su Taiwan. <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gioco-diplomatico-cinese-sullucraina.html" target="_blank" rel="noopener">Lo stesso principio che ha spinto Pechino a non riconoscere l&#8217;annessione della Crimea nella Federazione Russa</a>.</p>
<p>Oggi la Cina è molto più influente (e forte) rispetto al 2008, e anche i Paesi dell&#8217;Asia Centrale sono più strutturati – con tutti i distinguo del caso – pertanto è molto probabile che esprimeranno chiaramente il loro disagio nei confronti della Russia a Pechino, rendendo improbabile che la Sco approvi le azioni di Mosca. In ultima analisi è molto improbabile che la Cina dedichi l&#8217;intera settimana esclusivamente alle relazioni con la Russia preferendo estendere e migliorare le sue relazioni coi Paesi dell&#8217;Asia Centrale, funzionali anche al contenimento del panturchismo – e relativi sentimenti irredentisti – <a href="https://www.difesaonline.it/geopolitica/analisi/le-deviazioni-horror-del-potere" target="_blank" rel="noopener">in modo da evitare ulteriori sommosse nel turbolento Xinjiang</a>.</p>
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		<title>I nazisti, la ricerca della Terra cava e il mito di Agarthi</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-la-ricerca-della-terra-cava-e-il-mito-di-agarthi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 06:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1081" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867-300x216.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867-1024x738.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867-768x553.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Quando si scrive dei miti e delle leggende che hanno affascinato i ricercatori di reliquie, tesori perduti e luoghi introvabili dell&#8217;Ahnenerbe, l&#8217;incubatore di idee del Terzo Reich, si sa quando inizia ma non si sa quando si finisce. Perché nel corso di quel dodicennio di vita, che fu tanto breve quanto intenso, gli esploratori e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-la-ricerca-della-terra-cava-e-il-mito-di-agarthi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1081" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867-300x216.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867-1024x738.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118150847265_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_244867-768x553.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Quando si scrive dei miti e delle leggende che hanno affascinato i ricercatori di reliquie, tesori perduti e luoghi introvabili dell&#8217;<strong>Ahnenerbe</strong>, l&#8217;incubatore di idee del Terzo Reich, si sa quando inizia ma non si sa quando si finisce. Perché nel corso di quel dodicennio di vita, che fu tanto breve quanto intenso, gli esploratori e gli investigatori dell&#8217;occulto del Führer traversarono il mondo in lungo e in largo, dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-e-l-amazzonia.html">Amazzonia</a> all&#8217;Antartide, assetati di potere come di conoscenza.</p>
<p>Guidati dagli obiettivi di carpire i segreti del cosmo e di risalire alle origini della razza-civiltà ariana, nonché di impossessarsi di reliquati di natura divina, gli archeologi e i cercatori della Germania nazista misero piede in una moltitudine di luoghi. Chi in <strong>Francia</strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/otto-rahn-un-nazista-alla-ricerca-del-sacro-graal.html">perché sulle tracce del Sacro Graal</a>. Chi nella foresta amazzonica <a href="https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-e-l-amazzonia.html">per studiare le tribù incontattate</a>. Chi nel Nord Europa perché sulle orme di Atlantide e degli Iperborei. E chi nell&#8217;Asia inoltrata perché alla ricerca della porta d&#8217;accesso al favoloso<strong> regno di Agarthi</strong>.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/operazione_Paperclip"><strong>Nazisti cercansi: la storia dell&#8217;operazione Paperclip</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/nazi_odessa"><strong>Odessa, sognando il Quarto Reich</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/nazi_cia_1"><strong>Reinhard Gehlen, il nazista al servizio di Washington e Berlino</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<h2>Obiettivo Terra cava</h2>
<p>Per circa un secolo, dalla seconda parte dell&#8217;Ottocento alla prima parte del Novecento, sono esistiti politici ed esploratori fermamente convinti dell&#8217;esistenza di un regno sotterraneo, rispondente al nome di Agarthi, la cui entrata sarebbe localizzata da qualche parte tra l&#8217;Asia centrale e il subcontinente indiano, forse nell&#8217;Himalaya, e che, per quanto serafico e sardanapalesco, altro non sarebbe che una parte infinitesimale di un mondo nascosto al di sotto della superficie abitata dall&#8217;Uomo: la<strong> Terra cava</strong>.</p>
<p>La leggenda di Agarthi e la teoria pseudoscientifica della Terra cava, forse perché coraggiosamente imaginifiche in un mondo prosciugato e intristito da scientismo e positivismo, hanno plasmato profondamente l&#8217;immaginario collettivo europeo tardo-ottocentesco e primonovecentesco, ispirando scrittori, pionieri e occultisti. Perché a credere che potesse realmente esistere un mondo nel mondo, una terra sotto la terra, furono (veramente) in tanti. E i più degni di nota, tra loro, furono sicuramente l&#8217;occultista <b>Alexandre Saint-Yves</b>, lo scrittore<strong> Jules Verne</strong>, il politico <strong>Willis Georges Emerson</strong>, l&#8217;esploratore <b>Ferdynand Ossendowski</b> e la teosofa <strong>Madame Blavatsky</strong>.</p>
<p>Agarthi era uno dei luoghi dove si sarebbe rifugiata la <em>Herrenrasse</em>, la razza ariana, perciò il mito trovò il modo di trasmigrare dal panorama occultistico-esoteristico angloamericano al sottobosco iniziatico della Germania weimariana, venendo conglobato nel già ricco apparato misticistisco di società segrete protonaziste come <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/vril-la-societa-del-mistero-dietro-alla-nascita-del-nazismo.html">Vril</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/thule-l-isola-che-non-c-e-dove-nacque-il-nazismo.html">Thule</a>. Anni dopo, complice l&#8217;ingresso<em> en masse</em> di ex vriliani ed ex thuliani nelle file del Partito Nazista, l&#8217;ala negromantica del Terzo Reich avrebbe fatto della ricerca di Agarthi una delle priorità della propria agenda.</p>
<p>L&#8217;ossessione per Agarthi, combinata ad un altro fisima di <strong>Heinrich Himmler</strong> – la teoria del ghiaccio cosmico di <strong>H</strong><b>anns Hörbiger</b> –, avrebbe assunto una forma ben definita nel 1938: la <strong>spedizione in Tibet</strong>. Capeggiata dall&#8217;esploratore <strong>E</strong><b>rnst Schäfer</b>, e finanziata da entità pubbliche e donatori privati, la missione fu ufficialmente concepita per conseguire scopi scientifici e culturali, tra i quali un&#8217;indagine di natura botano-pedologica, lo studio dei testi sacri e della mitologia del buddhismo tibetano e lo stabilimento di contatti con le autorità politico-religiose.</p>
<p>Il gruppo avrebbe fatto rientro in patria nel 1939, all&#8217;alba della Seconda guerra mondiale, portando ad un felice Himmler una caterva di tesori: prove di una presunta parentela tra i tibetani e gli ariani, libri sconosciuti all&#8217;Europa, sementi ed esiti di studi frenologici e fisiognomici sulle genti dell&#8217;Himalaya. Tutto sembrava indicare che dal Tibet fossero passati gli ariani in fuga dal mondo, magari innestandosi al di sotto della città santa, Lhasa, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale non avrebbe reso possibile indagare ulteriormente la circostanza.</p>
<h2>La lucidità dietro la follia</h2>
<p>Perché una potenza alla ricerca di egemonia planetaria avrebbe dovuto investire ampie somme di denaro nella realizzazione di strambe e apparentemente folli missioni esplorative ai confini del mondo? Perché, evidentemente, non erano né strambe né folli. Al contrario, la storia del Terzo Reich è la storia di un impero che ha sempre cercato di combinare visionarietà e pragmatismo, riuscendoci egregiamente, perché edotto del &#8220;potenziale politico&#8221; della fantasia e delle mirabili imprese di cui sono capaci i folli. È la storia di un impero ha assecondato le stravaganti voglie di ideologi, archeologi ed esploratori ogniqualvolta potessero rivelarsi un mezzo per un fine: l&#8217;interesse nazionale.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/nazi_vril"><strong>Vril, la società del mistero dietro alla nascita del nazismo</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/nazi_thule"><strong>L&#8217;isola di Thule e i misteri del nazismo</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>In Amazzonia per studiare le tribù, ma anche per pianificare la possibile cattura della <strong>Guyana francese</strong>. In Antartide per analizzare i ghiacci perenni del continente del gelo, ma anche per valutare la fattibilità di stabilire una base militare. E nei meandri dell&#8217;Eurasia per recuperare prove dell&#8217;esistenza della razza ariana, cercare la porta d&#8217;accesso al regno di Agarthi, ma anche (e soprattutto) per vagliare la possibilità di edificare un avamposto dal quale aggredire da settentrione l&#8217;India britannica e inserire il Tibet all&#8217;interno dell&#8217;asse Tokyo-Berlino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-la-ricerca-della-terra-cava-e-il-mito-di-agarthi.html">I nazisti, la ricerca della Terra cava e il mito di Agarthi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I talebani e l&#8217;ombra del terrorismo islamista sull&#8217;Asia centrale</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/i-talebani-e-l-ombra-del-terrorismo-islamista-sull-asia-centrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 07:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La talebanizzazione dell&#8217;Afghanistan è destinata ad avere un impatto profondo in Asia centrale, e a latere sull&#8217;intera Eurasia, perciò le classi dirigenti delle principali potenze interessate dall&#8217;evento, dalla Russia all&#8217;India, hanno messo a lavoro i propri esperti – diplomatici, politologi, consiglieri di affari esteri, ricercatori e strateghi – sin dallo scorso agosto. I timori delle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/i-talebani-e-l-ombra-del-terrorismo-islamista-sull-asia-centrale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/i-talebani-e-l-ombra-del-terrorismo-islamista-sull-asia-centrale.html">I talebani e l&#8217;ombra del terrorismo islamista sull&#8217;Asia centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/talebani-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La<a href="https://it.insideover.com/politica/i-talebani-la-caduta-di-kabul-e-l-incubo-teocrazia.html"> talebanizzazione dell&#8217;Afghanistan</a> è destinata ad avere un impatto profondo in Asia centrale,<a href="https://it.insideover.com/politica/la-transizione-multipolare-si-gioca-in-afghanistan.html"> e a latere sull&#8217;intera Eurasia</a>, perciò le classi dirigenti delle principali potenze interessate dall&#8217;evento, dalla <strong>Russia</strong> all&#8217;<strong>India</strong>, hanno messo a lavoro i propri esperti – diplomatici, politologi, consiglieri di affari esteri, ricercatori e strateghi – sin dallo scorso agosto.</p>
<p>I timori delle potenze che circondano o sono prossime all&#8217;<strong>Afghanistan</strong> è che l&#8217;ascesa talebana possa destabilizzare l&#8217;intera regione turkestana, sabotando quei progetti di integrazione multidimensionale, come <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html">Nuova Via della Seta</a>, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lunione-economica-euroasiatica.html">Unione Economica Eurasiatica</a> e <strong>corridoio dei turchi</strong>, che hanno permesso la diffusione del benessere e promosso le pratiche del concerto e del multilateralismo in una terra storicamente connotata da rivalità e instabilità semicroniche. E i talebani, che a parole vorrebbero partecipare alla scrittura della Grande Eurasia, nei fatti potrebbero intralciarla, anche non volutamente – non riuscendo, ad esempio, ad impedire azioni di disturbo e attentati contro obiettivi sensibili da parte dello<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cosa-e-isis-k-talebani-stato-islamico-khorasan.html"> Stato Islamico del Khorasan</a>.</p>
<p>Sul futuro dell&#8217;Afghanistan aleggia più di un&#8217;ombra, dunque, e questo è il motivo per cui Tashkent, la capitale uzbeka, il 20 settembre ha ospitato un&#8217;importante conferenza sul futuro dell&#8217;Asia centrale.</p>
<h2>Al lavoro per un&#8217;agenda comune</h2>
<p>L&#8217;Uzbekistan è quello che il defunto geostratega <strong>Zbigniew Brzezinski</strong> aveva definito &#8220;il ventre molle dell&#8217;Asia centrale&#8221;, cioè il teatro più suscettibile di cedere alle pressioni degli<strong> Stati Uniti</strong> (e di altre potenze) miranti a provocare una frattura nello spazio postsovietico. E gli eventi, almeno fino all&#8217;altroieri, sembravano dare ragione a Brzezinski – dallo <a href="https://www.insideover.com/politics/secretary-of-state-mike-pompeos-trip-in-the-stans-explained.html">scetticismo verso l&#8217;adesione all&#8217;Unione Economica Eurasiatica</a> ad una <a href="https://www.insideover.com/politics/united-states-uzbekistan-a-rising-partnership-beyond-the-horizon.html">protensione naturale verso la cooperazione con gli Stati Uniti</a>. L&#8217;ascesa dei talebani in Afghanistan, però, ha cambiato tutto, ha riportato il figliol prodigo nella casa del padre.</p>
<p>Perché l&#8217;Uzbekistan stia attivandosi diplomaticamente più degli altri –stan può essere compreso guardando il mappamondo: è separato dall&#8217;Afghanistan soltanto da un corso d&#8217;acqua attraversabile a nuoto, l&#8217;<strong>Amu Darya</strong>. Il Kazakistan, dal canto suo, vive e osserva gli accadimenti afghani <a href="https://it.insideover.com/politica/i-talebani-e-l-asia-centrale-parla-kaliyev.html">con un timore molto più contenuto</a>, essendogli distante, <a href="https://it.insideover.com/economia/kazakistan-il-motore-economico-dell-asia-centrale.html">e confidando nelle possibili ricadute positive del fattore talebano in termini di magnetizzazione di investimenti diretti esteri sottratti all&#8217;Uzbekistan</a>.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Con gli Stati Uniti che sono scappati via dall&#8217;Afghanistan per dirigersi in fretta e furia nell&#8217;Indo-Pacifico, lasciando la patata bollente nelle mani degli altri residenti del condominio, in Uzbekistan hanno pensato che fosse giunto il momento di rivalorizzare le relazioni con l&#8217;antico alleato, la Russia. Questo è il motivo per cui Tashkent, il 20 settembre, <a href="https://valdaiclub.com/multimedia/infographics/security-challenges-for-the-central-asian-countrie/?fbclid=IwAR1ChSwYKJsm72IbJ7TU81-VQVvz9Dk9ZRCuymHxuFYMHaHEF8GDK47cbWk">ha ospitato una maxi-conferenza</a> targata <strong>Club Valdai</strong> – il centro studi del Cremlino – e<strong> Istituto per gli studi regionali</strong> <strong>e strategici</strong> – il think tank della presidenza uzbeka.</span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">L</span><span style="font-size: 1rem;">a conferenza ha evidenziato le principali minacce alla sicurezza regionale, identificandole nel terrorismo islamista, nella radicalizzazione religiosa, nelle crisi migratorie, nelle dispute territoriali, nel commercio illegale di armi e nel traffico di sostanze stupefacenti. Minacce imminenti, tangibili, che rischiano di far deflagrare il sogno di un Turkestan pacifico, unito sotto la bandiera dell&#8217;integrazione eurasiatica trainata da Mosca, e che richiederanno, secondo gli esperti russi e uzbeki, l&#8217;attivazione di misure congiunte. No all&#8217;unilateralismo, in breve, sì al concerto; concerto in politiche di lotta antiterrorismo, di campagne contro i traffici illeciti e in una gamma piuttosto estesa di settori utili a rinsaldare il legame russo-uzbeko.</span></p>
<p>La crisi afghana, che preoccupa il Cremlino da una pluralità di latitudini, potrebbe rivelarsi, dunque, il classico rischio trasformabile in opportunità. E da dove cominciare quel processo di cesellamento degli angoli più spinosi e taglienti, almeno per la Russia, sembra essere piuttosto chiaro: dall&#8217;irrequieto Uzbekistan.</p>
<h2>Lo spettro del Jihad talebano-guidato</h2>
<p>Come Gesù riportò in vita Lazzaro di Betania, così sembra che i talebani abbiano resuscitato una serie di organizzazioni terroristiche date per morte, da quelle kazake a quelle uigure. Questo è, almeno,<a href="https://moderndiplomacy.eu/2021/09/17/how-taliban-victory-inspired-central-asian-jihadists/"> ciò che emerge dalle analisi dei circuiti virtuali dell&#8217;internazionale jihadista</a> effettuate da diverse agenzie di intelligence all&#8217;indomani della cattura di Kabul.</p>
<p>Il grande evento che ha comportato il ritorno al potere degli studenti del Corano, dopo vent&#8217;anni di opposizione tra le grotte del Parapamiso, è stato celebrato, invero, dagli uiguri del <strong>Partito Islamico del Turkestan</strong> <span style="font-size: 1rem;">– ritenuto defunto dall&#8217;amministrazione Trump –, dagli uzbeki del <strong>Katibat al Tawhid wal Jihad</strong> – che muore e risorge a cadenza regolare – e da una costellazione di sigle, talvolta quasi anonime, stanziate tra Kazakistan, <strong>Kirghizistan</strong> e <strong>Tagikistan</strong>.</span></p>
<p>I messaggi che i jihadisti di (quasi) tutto il mondo hanno inviato ai talebani sono simili per contenuto e finalità: contentezza per il traguardo tagliato, speranza che il fatto possa determinare l&#8217;apertura di un nuovo capitolo nella lotta contro i crociati dell&#8217;Occidente e totale disponibilità allo stabilimento di patti e alleanze mutualmente utili.</p>
<p>Non è dato sapere quanti e quali di quegli auspici diventeranno amicizie, ma il passato <span style="font-size: 1rem;">– il sodalizio talebano-qaedista – e il presente – l&#8217;ingresso degli Haqqani nel governo afghano – mostrano e dimostrano come gli studenti del Corano non disdegnino la condivisione della loro terra con i fratelli in armi impegnati nell&#8217;esportazione del Jihad globale. Tutti lo sanno, anche se la considerazione del problema varia a seconda dell&#8217;attore – dagli Stati Uniti che confidano nell&#8217;esplosione di un &#8220;caos multipolaricida&#8221; alla Russia che teme per la solidità dell&#8217;Uee, passando per l&#8217;<strong>India</strong> impaurita per il Kashmir –, e stanno cominciando a muovere i propri pedoni nella scacchiera impiegando il medesimo <em>modus operandi</em>: azione preventiva.</span></p>
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		<title>L&#8217;Italia alla prova del Grande Gioco 2.0</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-italia-alla-prova-del-grande-gioco-2-0.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2021 06:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mario Draghi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;ultimo decennio, cioè a partire dalla caduta della Libia di Muammar Gheddafi, la grandeur italiana tra Balcani e Mediterraneo allargato ha osservato un processo di grave e inarrestabile erosione che, scaturito dall&#8217;albeggiare dell&#8217;era multipolare, è stato esacerbato in maniera significativa da una serie di carenze e problematiche di natura endogena, in primis la deteriorazione della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-alla-prova-del-grande-gioco-2-0.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-alla-prova-del-grande-gioco-2-0.html">L&#8217;Italia alla prova del Grande Gioco 2.0</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mario Draghi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13548169_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell&#8217;ultimo decennio, <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-un-decennio-di-sconfitte-evitabili-e-successi-imprevedibili.html">cioè a partire dalla caduta della Libia di Muammar Gheddafi</a>, la <em>grandeur</em> italiana tra Balcani e Mediterraneo allargato ha osservato un processo di grave e inarrestabile erosione che, scaturito dall&#8217;albeggiare dell&#8217;era multipolare, è stato esacerbato in maniera significativa da una serie di carenze e problematiche di natura endogena, <em>in primis</em> la deteriorazione della qualità della classe politica e<em> in secundis</em> l&#8217;assenza di una visione di lungo periodo.</p>
<p>Roma, in sintesi, non ha saputo cogliere il cambio di paradigma, ovverosia il mutamento dei tempi, perché preda di una combinazione staticida di miopia strategica e abulia che, se non trattata adeguatamente, rischia di rendere la frattura insanabile e di trasformare il Bel Paese in una metternichiana espressione geografica. Frattura le cui manifestazioni sono già oggi visibili e palpabili in gran parte del nostro estero vicino, dalla <a href="https://it.insideover.com/politica/come-l-italia-puo-sfruttare-il-suo-soft-power-in-libia.html">Libia</a> ai <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-nei-balcani-tradita-dai-partner-e-schiacciata-dai-titani.html">Balcani occidentali</a>.</p>
<p>Ed è all&#8217;interno di questo campo minato, che con lo scorrere del tempo è divenuto crescentemente pericoloso, che la diplomazia nostrana è riuscita nell&#8217;impresa di trovare una via di fuga avente come meta la salvazione dell&#8217;<strong>Italia</strong> come potenza geopolitica e come Idea. Via che diplomatici e imprenditori dello Stivale hanno attraversato all&#8217;ombra delle competizioni egemoniche per Balcani e Mediterraneo allargato e che li ha condotti nelle steppe incontaminate dello sterminato mondo turcico (<em>türk dünyası</em>). Via che, sorprendentemente e imprevedibilmente, ha gettato le basi per la trasmigrazione dell&#8217;Italia dal Mediterraneo all&#8217;Asia inoltrata.</p>
<p>L&#8217;Italia degli anni Venti del Duemila, in breve, è tanto debole quanto forte, e tanto <em>Urbe</em> quanto <em>Orbe</em>, perché emancipata dalla sua diplomazia e dai suoi campioni nazionali da una dimensione prettamente europea ad una che non risponde alle logiche ingabbianti e costrittive della geografia. Una dimensione che l&#8217;ha trasportata tra Caucaso meridionale e Asia centrale, dall&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/azerbaigian-un-partner-fondamentale-dellitalia.html">Azerbaigian</a> agli <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-una-terra-di-opportunita-anche-per-litalia.html">–stan postsovietici</a>, e che la renderebbe in grado di giocare un ruolo-chiave nel <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-grande-gioco-al-grande-gioco-2-0-quando-la-storia-e-un-deja-vu.html?fbclid=IwAR0TVtceKN71mGS2h0lb1NdQwxkHDO8EDzCucCffdwvsjuQqnAE2KYpNaN8">Grande Gioco 2.0</a>.</p>
<h2>Gli americani fuori, l&#8217;Italia dentro?</h2>
<p>Il 31 agosto 2021 è stato cerchiato con la matita rossa sul calendario delle cancellerie europee. Entro quel giorno, infatti, le truppe americane avrebbero dovuto lasciare l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, come annunciato da<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html"> Joe Biden</a>. Con i soldati statunitensi, anche le altre forze occidentali erano chiamate a completare l&#8217;evacuazione dal Paese, ormai finito nelle mani dei talebani.</p>
<p>Nonostante alcuni leader europei – tra cui<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/boris-johnson.html"> Boris Johnson</a> ed <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html">Emmanuel Macron</a> – abbiano cercato di convincere Biden a spostare più avanti il termine del ritiro, Washington ha rispettato la tempistica stabilita dal presidente democratico, non senza scatenare polemiche per un ritiro a tratti apparso troppo approssimativo. In ogni caso, la de-americanizzazione dell&#8217;Afghanistan apre nuove porte a dinamiche geopolitiche da chiarire. Chi sarà il partner principale dei talebani? <a href="https://it.insideover.com/politica/la-transizione-multipolare-si-gioca-in-afghanistan.html">Quale sarà il ruolo ricoperto da Cina e Russia a Kabul</a>? Il governo dei talebani rispetterà gli impegni presi di fronte alla comunità internazionale o continuerà a rappresentare una minaccia per il popolo afghano? E ultimo, ma non meno importante, qual è lo spazio di manovra dell&#8217;Italia in quello che è stato già definito il Grande Gioco 2.0?</p>
<p>Roma ha alcuni jolly da giocare, soprattutto per riunire i più importanti Paesi del mondo dietro ad un&#8217;unica bandiera. Negli ultimi giorni di agosto, il ministro italiano degli Esteri, <strong>Luigi Di Maio</strong>, <a href="https://www.adnkronos.com/afghanistan-di-maio-garantire-ruolo-primo-piano-italia_1LBbyWylKe4RyikzzL0XFn" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-auth="NotApplicable" data-linkindex="0">ha spiegato</a> che l&#8217;Italia avrebbe avuto un &#8220;ruolo internazionale di primo piano&#8221; nel dossier afghano. In vista della cosiddetta fase due, successiva al completamento delle operazioni di evacuazione, il Ministero degli Esteri italiano si è detto pronto &#8220;a coordinare la definizione di un Piano italiano a sostegno del popolo afghano, alla cui articolazione abbiamo già iniziato a lavorare e che intendiamo finalizzare nei prossimi giorni&#8221;.</p>
<p>Nel caso in cui non dovessero esserci intoppi, l&#8217;Italia è pronta a oliare un complesso meccanismo diplomatico per riunire allo stesso tavolo <strong>Stati Uniti</strong>, potenze europee, <strong>Cina</strong>, <strong>Russia</strong> e altri partner interessati alla ricostruzione (non solo economica) dell&#8217;Afghanistan. Resta da capire se Roma vorrà davvero giocare tutte le sue carte (sarebbe uno spreco, viste le potenzialità), o se preferirà centellinare ogni singola mossa, mantenendosi lontana dalla luce dei riflettori.</p>
<p>Quel che è certo è che il Grande Gioco 2.0 ha creato e creerà moltissime occasioni diplomatiche in cui l&#8217;Italia – o chi per lei – potrà inserirsi così da accrescere il proprio peso in una regione geopoliticamente rilevante in vista di un futuro sempre più spostato verso l&#8217;Asia. Anche perché la vicenda afghana è troppo complessa e spinosa per essere gestita in completa autonomia. E, dunque, un eventuale coinvolgimento in primo piano di Roma nella fase due in quel di Kabul, potrebbe consentirci di lavorare in concerto con altri attori locali, come i vari –stan, Russia e Cina, oltre che con Stati Uniti ed <strong>Unione Europea</strong>.</p>
<h2>Più facile a dirsi che a farsi</h2>
<p>Il puzzle afghano è molto più complicato di quanto si possa immaginare. Non dobbiamo pensare che il ritiro americano sia semplicemente sostituito dalla presenza in Afghanistan di un&#8217;unica e nuova potenza. Detto altrimenti, l&#8217;uscita di scena degli Stati Uniti non ha liberato le porte alla sola Cina. Semmai, la <em>exit</em> <em>strategy</em> di Washington ha creato i presupposti per una sorta di frammentazione di Kabul, ritrovatasi di colpo contesa da più governi desiderosi di espandere la loro influenza geopolitica in una prateria improvvisamente diventata vergine.</p>
<p>Il ritiro di Washington, indubbiamente, fa emergere rischi e opportunità. Per quanto concerne i primi, è inevitabile l&#8217;aumento del peso specifico in loco di altri attori, quali Cina e Russia. Il punto è che le loro ambizioni regionali potrebbero non coincidere con gli interessi dei Paesi occidentali, tra cui l&#8217;Italia. Ecco perché includere Pechino e Mosca nel tavolo delle trattative è quanto mai utile, se non altro per scongiurare di rimediare evitabili buchi nell&#8217;acqua. Non mancano, tuttavia, le opportunità, in parte già accennate. Anche se gli Stati Uniti continueranno, in qualche modo, a mantenere contatti in Afghanistan, se non altro a livello di intelligence, potrebbero aprirsi spazi interessanti da occupare a son di diplomazia. L&#8217;Italia ha le carte in regola per minimizzare i rischi e accrescere le opportunità.</p>
<h2>L&#8217;Italia e gli -stan</h2>
<p>Il Grande Gioco 2.0 è iniziato da parecchi anni, all&#8217;ombra della Guerra al Terrore e della nuova corsa all&#8217;Africa, e l&#8217;Italia, se lo volesse, potrebbe parteciparvi in qualità di <strong>co-protagonista</strong>. Forte di una lunga tradizione di equilibrismo tattico tra Occidente e Oriente, l&#8217;Italia potrebbe e dovrebbe attingere a quel legato inestimabile e sempreverde costituito dall&#8217;<em>Ostpolitik</em> vaticana, dalla <em>Divopolitik</em> primorepubblicana, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html">dal vissuto di Enrico Mattei</a> e dalla più recente <strong>diplomazia del cucù</strong> di berlusconiana memoria.</p>
<p>Realismo in luogo dell&#8217;idealismo, investimenti anziché promesse, pionierismo piuttosto che attendismo, muri al posto dei ponti e, soprattutto, coraggio invece della pavidità; questo è il <em>corpus</em> di comportamenti e attitudini che dovrebbe caratterizzare l&#8217;azione italiana nelle terre dell&#8217;eterno Grande Gioco. Perché l&#8217;alternativa ad una diplomazia orientata all&#8217;apertura e all&#8217;inclusività è uno scontro con i due titani che vigilano sull&#8217;Asia centrale, cioè Russia e Cina, dal quale usciremmo fortemente ridimensionati. Un&#8217;eventualità che l&#8217;Italia, privata del suo originario spazio vitale (il Mediterraneo), non può permettersi.</p>
<p>Passando dalla teoria alla pratica, l&#8217;Italia dovrebbe operare negli –stan all&#8217;insegna del <em>si vis pacem para pacem</em>, continuando a spronare i propri campioni nazionali ad investire nell&#8217;energia e nel minerario e scommettendo simultaneamente su quei settori che,<a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-una-terra-di-opportunita-anche-per-litalia.html"> trascurati da grandi e piccoli</a>, potrebbero consentirle di allargare in maniera significativa la propria impronta in loco. Settori come il calcio, i trasporti, l&#8217;intrattenimento e la cultura. Settori dove la nostra presenza non è motivo di fastidio per il duo Mosca-Pechino, dove si parla di guadagni dai sei zeri in su e dove la concorrenza è assente o scarseggia.</p>
<p>L'&#8221;italianizzazione limitata&#8221; degli –stan che contano, cioè <strong>Kazakistan</strong> e <strong>Uzbekistan</strong>, non è fantapolitica, ma una realtà raggiungibile, un obiettivo al quale aspirare. Una meta verso la quale dirigersi all&#8217;insegna del motto &#8220;la Cina costruisce gli stadi, l&#8217;Italia li riempie&#8221; e che abbiamo l&#8217;opportunità storica di raggiungere oggi. Un&#8217;opportunità di cui si può comprendere l&#8217;effettiva realizzabilità soltanto con l&#8217;aiuto di fatti e numeri:</p>
<ul>
<li>L&#8217;Italia è il <a href="https://fpc.org.uk/italy-and-central-asia-a-proxy-friendship-or-a-serious-foreign-policy-commitment/">secondo partner commerciale del Kazakistan</a> – la Russia è in prima posizione –, ed il <a href="https://ambastana.esteri.it/ambasciata_astana/it/ambasciata/news/news-dall-ambasciata/2021/06/business-forum-italia-kazakistan_0.html">primo tra gli stati membri dell&#8217;Unione Europea</a>.</li>
<li>L&#8217;Italia è il primo ed unico membro dell&#8217;Unione Europea legato agli –stan da un formato di dialogo multilaterale 5+1.</li>
<li>L&#8217;Italia <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-una-terra-di-opportunita-anche-per-litalia.html">sta sviluppando</a> una &#8220;<strong>diplomazia del calcio</strong>&#8221; tra Kazakistan e Uzbekistan, sebbene sia lontana dal conformarla in maniera incisiva. A quest&#8217;ultimo proposito, si dovrebbe procedere a formare le future promesse del calcio nelle nostre accademie (aprendo corridoi e offrendo borse) e squadre (incoraggiandole a concentrare il loro mercato acquisti negli –stan), nonché ad inviare in loco i nostri allenatori e dirigenti.</li>
<li>L&#8217;Eni <a href="https://www.geopolitica.info/wp-content/uploads/2021/01/Geopolitical-Brief-15-LItalia-e-lEuropa-nel-Grande-Gioco-dellAsia-centrale-2.pdf">deve il 9% della propria produzione complessiva di petrolio</a> agli impianti e ai giacimenti localizzati in Kazakistan.</li>
<li>L&#8217;Eni è <a href="https://www.geopolitica.info/wp-content/uploads/2021/01/Geopolitical-Brief-15-LItalia-e-lEuropa-nel-Grande-Gioco-dellAsia-centrale-2.pdf">l&#8217;unico gigante petrolifero occidentale</a> operante in <strong>Turkmenistan</strong>, nel quale è presente dal 2008.</li>
</ul>
<p>Il calcio, in sintesi, non è l&#8217;unica area in cui l&#8217;Italia potrebbe costruire una posizione dominante ed impareggiabile, diminuendo simultaneamente il rischio di esiziali animosità da parte dei due vigilanti dell&#8217;Asia centrale postsovietica, perché delle praterie altrettanto incorrotte sono rappresentate dalla sanità e dall&#8217;agricoltura sostenibile, dal cibo e dalla moda, dalla vetreria e dalla rubinettteria, dalla ceramica e dalla gomma, senza trascurare quel mercato germogliante che è l&#8217;energia pulita.</p>
<p>L&#8217;Italia può e deve formulare un&#8217;agenda per l&#8217;Asia centrale di natura composita e dall&#8217;orizzonte lungo, dunque, perché esercitare un&#8217;influenza rilevante su questo corridoio che unisce i due lati del supercontinente equivarrebbe a divenire il rappresentante in loco dell&#8217;Occidente – cosa che gli Stati Uniti gradirebbero particolarmente –, a recuperare ciò che è stato perduto nel periodo post-primorepubblicano a causa della ritirata dal Mediterraneo allargato e, non meno importante, a riconfermare ciò che siamo sempre stati: un ponte tra blocchi e civiltà, ed un <strong>insospettabile paciere</strong> in tempi di guerra fredda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-alla-prova-del-grande-gioco-2-0.html">L&#8217;Italia alla prova del Grande Gioco 2.0</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quando la storia è un déjà-vu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dal-grande-gioco-al-grande-gioco-2-0-quando-la-storia-e-un-deja-vu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2021 15:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Central Asia Map" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-1024x720.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-1536x1080.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-2048x1440.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli anni Dieci del Duemila hanno rammentato all&#8217;oblioso pubblico occidentale, che nel dopo-guerra fredda è stato messo in letargo dal potere narcotico della fine della storia, quanto sia procellosa la forza della ricorrenza storica. Ricorrenza che può assumere una grande varietà di forme, come il riemergere di antiche rivalità, l&#8217;uscita dall&#8217;armadio degli scheletri, il disseppellimento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-grande-gioco-al-grande-gioco-2-0-quando-la-storia-e-un-deja-vu.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Central Asia Map" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-1024x720.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-1536x1080.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/1780_Raynal_and_Bonne_Map_of_Central_Asia_-_Geographicus_-_Georgie-bonne-1780-2048x1440.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli anni Dieci del Duemila hanno rammentato all&#8217;oblioso pubblico occidentale, che nel dopo-guerra fredda è stato messo in letargo dal potere narcotico della fine della storia, quanto sia procellosa la forza della ricorrenza storica. Ricorrenza che può assumere una grande varietà di forme, come il riemergere di antiche rivalità, l&#8217;uscita dall&#8217;armadio degli scheletri, il disseppellimento di impolverate asce di guerra, la rinascita sotto mentite spoglie di secolari confronti egemonici, il proliferare di <em>déjà-vu</em> e <em>déjà-vecu</em> e l&#8217;apparente reincarnazione di condottieri del passato.</p>
<p>Perché la storia non è che questo: un profluvio invariabile e continuo di inimicizie, antagonismi ed alleanze che si rinnovellano all&#8217;infinito, ingabbiando l&#8217;Uomo in un inevitabile ed eterno ritorno al passato che, per dirla alla Nietzsche, può essere soltanto navigato, ma mai aggirato. Un profluvio che ha investito e plasmato il decennio appena trascorso, che i posteri ricorderanno come la culla di una lunga serie di <em>remake</em> geopolitici: dal<a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-stati-uniti-una-guerra-fredda-infinita.html"> ritorno della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia</a> alla riaccensione della<a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-ritorno-della-russia-in-africa.html"> corsa all&#8217;Africa</a>, passando per la<a href="https://it.insideover.com/politica/dal-caucaso-alla-siberia-la-turchia-e-in-guerra-con-la-russia.html"> riesplosione delle guerre russo-turche</a> e il graduale ridivenire della <strong>Cina</strong> la &#8220;terra di mezzo&#8221;, cioè il centro del mondo.</p>
<p>Nel lungo elenco dei remake geopolitici del 21esimo secolo va annoverato obbligatoriamente il cosiddetto<strong> Grande Gioco 2.0</strong>, ovverosia la riedizione contemporanea dell&#8217;ottocentesca competizione russo-britannica per l&#8217;egemonizzazione dell&#8217;Asia centrale. Le differenze, come negli altri casi, non sono di sostanza, quanto di forma. Perché cambiano gli attori e le sottotrame – lo scontro non è più a due –, ma il <em>grundmotiv</em> è il medesimo: lo stabilimento di un avamposto nel Turkestan, atrio del cuore della Terra e porta d&#8217;accesso al Rimland, nel quadro della guerra eterna per il dominio dell&#8217;Eurasia.</p>
<h2>L&#8217;importanza del fattore Afghanistan</h2>
<p>Kabul è tornata agli afghani, di nuovo, per l&#8217;ennesima volta in meno di duecento anni, rafforzando e ripopolarizzando il celebre mito della maledizione del cimitero degli imperi. Una maledizione che dalla metà dell&#8217;Ottocento ad oggi è stata la causa delle ritirate frenetiche e rovinose dei britannici (1842), dei sovietici (1989), dei fedeli di <strong>Mohammad Najibullah</strong> (1996) e, più recentemente, <a href="https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-inarrestabile-gli-elicotteri-la-fuga-lafghanistan-come-il-vietnam.html">degli occidentali</a>.</p>
<p>Non una fortezza inespugnabile, ma un boia temibile che nel corso della storia ha assassinato dei nemici tanto potenti quanto sprovveduti – perché accecati e traviati dal loro senso di superiorità –, l&#8217;Afghanistan era, è e sarà <span style="font-size: 1rem;">sempre</span><span style="font-size: 1rem;"> il corridoio dell&#8217;Eurasia profonda. Corridoio che ai fini dell&#8217;egemonia regionale non può essere aggirato – perché perfettamente incuneato tra </span><span style="font-size: 1rem;">i mondi russo, turcico, iranico, indiano e cinese –, ma soltanto attraversato con la dovuta cautela.</span></p>
<h2>La posta in palio</h2>
<p>Passano gli anni, cambiano in parte i soggetti coinvolti, ma lo scenario e gli obiettivi sono sempre gli stessi. L&#8217;Unione Sovietica è evaporata come neve al sole, e al suo posto è emerso un Paese, la Russia, che ha la stessa ambizione della vecchia Urss ma che, per motivi geopolitici, non può rischiare di fare il passo più lungo della gamba. Il Regno Unito ha da tempo abbandonato l&#8217;Asia centrale, mentre Cina e Stati Uniti risultano essere i due attori principali al centro del nuovo Grande Gioco.</p>
<p>La posta in palio è altissima, anche se all&#8217;apparenza così non sembrerebbe. L&#8217;area chiave è delimitata dai confini dell&#8217;Afghanistan, nazione oramai controllata dai talebani in seguito al ritiro delle truppe americane. Questo piccolo Stato, confine, tra gli altri, con Cina, Pakistan e Iran, è infatti altamente strategico per la propria posizione sulle cartine geografiche. Controllare Kabul significa, nel migliore dei casi, avere una rotta commerciale grazie alla quale tagliare in due l&#8217;Asia e raggiungere l&#8217;Europa orientale.</p>
<p>Considerando che al momento la principale diatriba politica in campo internazionale si gioca tra Cina e Stati Uniti, non sorprende che la vicenda afghana sia in cima alle agende di entrambi i governi citati. Per quanto riguarda Pechino, Xi Jinping considera Kabul un possibile partner da inserire nella poderosa Belt and Road Initiative. Questo comporterebbe la costruzione di strade, ferrovie e altre infrastrutture all&#8217;interno del Paese, forse in cambio di particolari concessioni per lo sfruttamento delle stesse opere e delle ingenti risorse sotterranee. Calamitare il governo dei talebani consentirebbe poi al Dragone di ritagliarsi una strada molto più rapida e, soprattutto, evitar eventuali guai presso lo stretto di Malacca.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte abbiamo un Afghanistan in ginocchio, allo stremo delle forze, e teoricamente ben desideroso di accogliere moneta sonante da chicchessia. Il terzo incomodo: il ruolo degli Stati Uniti. Anche se Washington si è ritirata dal terreno di battaglia, ha scritto il Wall Street Journal, gli americani continueranno, in qualche modo, a relazionarsi coi talebani.</p>
<p>Lo abbiamo già accennato, e vale la pena soffermarvici di nuovo. Se oggi sta andando in scena una sorta di revival dell&#8217;originale Grande Gioco, il motivo è da ricercare per lo più nel confronto tra Stati Uniti e Cina. La Cina ha intenzione di espandere a dismisura i propri tentacoli, fino a piantare una bandiera in Afghanistan e controllare, di fatto, una fondamentale rotta commerciale integrabile con la Belt and Road Initiative.</p>
<p>Non solo: osservando a distanza il ritiro americano da Kabul e dintorni, i media cinesi hanno pensato bene di sfruttare la situazione a proprio vantaggio per concentrarsi sugli avvenimenti inerenti alla regione dell&#8217;Indo-Pacifico e, più in generale, in chiave anticnese. Il punto è che, lasciando dietro di sé sterminate praterie, la Casa Bianca rischia davvero di perdere tutto, senza neppure poter salvare il salvabile. Certo è che il Grande Gioco 2.0 ha due protagonisti (Usa e Cina) e lo stesso traguardo del primo: conquistare l&#8217;Asia centrale.</p>
<h2>Le origini del Grande Gioco 2.0</h2>
<p>Il Grande Gioco 2.0, parimenti all&#8217;originale, è nato e cresciuto qui, nelle terre selvagge e indomabili della nazione pashtun. Ma contrariamente all&#8217;opinione comune, che traccia le origini di questa competizione nel dopo-guerra fredda, la stesura della sceneggiatura di questo remake geopolitico è cominciata all&#8217;epoca dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Afghanistan.</p>
<p>Come nell&#8217;Ottocento, a scontrarsi erano la tellurocrazia russa <span style="font-size: 1rem;">– stavolta rappresentata dall&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong>, succeditrice dell&#8217;impero russo – e la talassocrazia atlantica – ora costituita dagli<strong> Stati Uniti</strong>, eredi dell&#8217;impero britannico. A differenza dell&#8217;Ottocento, però, sarebbero cambiati alcuni attori – con l&#8217;integralismo islamico (i <em>mujaheddin</em>) preferito alla potenza di fuoco induista – e, soprattutto, gli spettatori avrebbero assistito ad un epilogo rovesciato, cioè con la tellurocrazia in fuga e la talassocrazia in festa.</span></p>
<p>Negli anni seguenti, complice l&#8217;implosione dell&#8217;Unione Sovietica, il resto dell&#8217;Asia centrale avrebbe conseguito l&#8217;indipendenza, diventando appetibile per tutte quelle potenze interessate a stabilire un avamposto alle porte del cuore del Terra mackinderiano, <em>in primis</em> Stati Uniti e <strong>Cina</strong>. Gli Stati Uniti, ad ogni modo, avrebbero profittato dell&#8217;opportunità soltanto limitamente, perché successivamente coartati a spostare il focus sul terrorismo, lasciando alla Cina l&#8217;onere-onore di infiltrare il pivotale spazio turkestano.</p>
<p>Con lo scorrere del tempo, ed il divenire del mondo una realtà crescentemente multipolare, la corsa in solitaria del rinato Impero celeste è progressivamente giunta al termine e nuovi attori sono entrati in scena, tra i quali <strong>Russia</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-lultimo-obiettivo-dellindia.html">India</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-giappone-si-unisce-alla-corsa-per-lasia-centrale.html">Giappone</a>, <a href="https://it.insideover.com/energia/lasse-del-vento-tra-emirati-arabi-uniti-e-uzbekistan.html">petromonarchie wahhabite</a>, <a href="https://it.insideover.com/economia/una-nuova-rotta-per-unire-la-turchia-all-asia-centrale.html">Turchia</a>, <strong>Iran</strong> e <a href="https://it.insideover.com/politica/pakistan-la-potenza-incompresa.html">Pakistan</a>. Ognuno di essi è entrato nella pista per soddisfare almeno due obiettivi <span style="font-size: 1rem;">– come l&#8217;India, guidata da ambizioni tanto anticinesi quanto antipakistane, e la Turchia, anelante all&#8217;unificazione dei popoli turchici sotto una sola mezzaluna e stella e simultaneamente operante per conto degli Stati Uniti in chiave antirussa – e, inconsapevolmente, ha trasformato l&#8217;Asia centrale in una delle arene-chiave della scena mondiale e accelerato la transizione multipolare.</span></p>
<h2>Capire il Grande Gioco 2.0</h2>
<p>Guidati dall&#8217;obiettivo di avere una comprensione globale e approfondita del Grande Gioco 2.0 <span style="font-size: 1rem;">– quando, come e perché nasce –, abbiamo raggiunto e intervistato lo storico <strong>Giorgio Cella</strong> (Università Cattolica di Milano), al quale abbiamo posto una serie di domande.</span></p>
<p><strong>Dottor Cella, può spiegarci il Grande Gioco in Afghanistan?</strong></p>
<p>Le steppe dell’Asia Centrale e la loro continuazione <span style="font-size: 1rem;">– che giunge</span> sino all&#8217;Iran, all&#8217;Afghanistan, al Pakistan e al subcontinente indiano <span style="font-size: 1rem;">– </span> sono storicamente state delle aree di contesa <span style="font-size: 1rem;">– </span> quel <em>Great Game</em> reso popolare da Kipling nel suo celebre Kim <span style="font-size: 1rem;">– </span> tra le più disparate forme di imperi, e lungo le più differenti epoche storiche: dai macedoni di Alessandro Magno ai persiani e agli arabi, dai turchi ai britannici, dai sovietici sino alla più recente fase, ormai giunta al suo termine, della presenza americana. Imperi che, nonostante la loro storica grandezza, davanti all’Afghanistan e alla resilienza bellica delle sue genti, appaiono in un’ottica storiografica come delle realtà transeunte, delle mere comparse poi svanite nell’infinito ciclo dei processi storici.</p>
<p>Oggigiorno si parla tanto di geopolitica <span style="font-size: 1rem;">– </span> un termine a volte abusato o usato anche più semplicemente a sproposito <span style="font-size: 1rem;">–; </span>mi piacerebbe qui, invece, riproporre una delle definizioni di geopolitica <span style="font-size: 1rem;">– </span> proprio con riferimento al quadrante centroasiatico e afgano in particolare <span style="font-size: 1rem;">– </span> che più condivido: il rapporto tra le variabili politiche <span style="font-size: 1rem;">– </span> quindi umane <span style="font-size: 1rem;">–</span> e le costanti naturali <span style="font-size: 1rem;">– </span> quindi geografiche. Se declinata all’Afghanistan, tale formula si trasla perfettamente: variabili politiche (leggi imperi) in conflittuale rapporto con la costante geografica (leggi Afghanistan) e le sue ostili terre montagnose, che alla luce di quanto abbiamo osservato anche in questi giorni, si conferma tomba degli imperi per antonomasia e, forse, anche tomba dei <strong>tentativi di esportazione di democrazia</strong> di matrice statunitense <em>neocon</em>.</p>
<p>Dopo questa premessa storiografico-concettuale, è quindi implicito confermare la continuità odierna del Grande Gioco di stampo ottocentesco, sebbene, <em>mutatis mutandis</em>, con attori evidentemente diversi. A ennesima testimonianza dell’imprevedibilità della Storia, nessun analista avrebbe scommesso su una ripresa di centralità e importanza di questa magnitudo dell’Afghanistan nello scenario geopolitico attuale, né tantomeno che tale territorio avrebbe costituito per la superpotenza americana un così grave incidente di percorso e provocato una così ingloriosa uscita di scena nei maldestri piani di ritiro da questo teatro regionale <span style="font-size: 1rem;">– </span> piani progettati ed attuati, lo si rammenti, dalle due ultime presidenze statunitensi.</p>
<p>Gli Stati Uniti, salvo sorprese, e dopo vent’anni di una guerra dalla genesi opaca e per molti ancora incomprensibile nella sua durata <span style="font-size: 1rem;">– </span> specie alla luce degli scarsi risultati strategici e dalle condizioni in cui è stata lasciata la popolazione afgana <span style="font-size: 1rem;">–</span>, hanno completamente abbandonato, come molti altri prima di loro, il paese. L’Afghanistan (e il suo combattivo popolo) rimarrà, <span style="font-size: 1rem;">invece, </span><span style="font-size: 1rem;">con un rinnovato rilievo politico e geostrategico regionale.</span></p>
<p><strong>Quali differenze vede emergere rispetto al Grande Gioco ottocentesco?</strong></p>
<p>Rispetto al Grande Gioco ottocentesco, nel nuovo Afghanistan che sta sorgendo sulle ceneri del disimpegno americano-occidentale, vediamo un netto spostamento del baricentro degli equilibri di potenza da occidente verso oriente <span style="font-size: 1rem;">–</span> mutamento geopolitico del potere verso oriente palesato del resto indirettamente anche dal premier italiano <strong>Mario Draghi</strong>, spingendo maggiormente per la promozione del G20 piuttosto che del G7.</p>
<p>In posizione di <em>power broker</em> primario, sempre in un’analisi comparativa con il Grande Gioco ottocentesco, rimane ora solo la Russia di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>; l’Iran gioca infatti un ruolo minore, limitato all’ambito regionale, così come il <strong>Pakistan</strong> d’altronde, mentre l’<strong>Inghilterra</strong> <span style="font-size: 1rem;">–</span> che ha anch’essa un drammatico passato afgano, segnato da un altrettanto sanguinoso quanto tragico ritiro (1842) <span style="font-size: 1rem;">–,</span> dopo gli anni assieme agli alleati americani e Nato, scompare anch’essa dal concerto delle potenze che si apprestano ad occuparsi del nuovo Emirato d’Afghanistan dei Talebani.</p>
<p>Dell’<strong>Unione Europea</strong> nel teatro afgano, di nuovo, poco o niente. La risibile proposta di<a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html"> Emmanuel Macron</a> per la costituzione di una<em> safe zone</em> a Kabul sotto l’egida delle Nazioni Unite – nell’insicuro tentativo di mettersi in qualche modo in luce come elemento attivo in questa crisi <span style="font-size: 1rem;">–</span>, naturalmente rigettata e financo dileggiata dai vertici talebani, rende, purtroppo, plasticamente l’idea dell’irrilevanza di Bruxelles nei nuovi assetti globali. Una Ue che nella crisi afgana, nel migliore dei casi, si limiterà a una (seppur umanitariamente nobile) funzione di gestione dei flussi di profughi dal paese e ad un&#8217;eventuale prosecuzione di attività di cooperazione allo sviluppo, per quanto permetterà il regime talebano.</p>
<p>Il solo umanitarismo, però, non basta nelle spietate e ciniche dinamiche della politica di potenza. Tra le vecchie presenze storiche, invece, ritorna con nuova assertività ed efficacia la <strong>Turchia</strong> di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Erdogan</a>, che, con una buona dose di <em>realpolitik</em> <span style="font-size: 1rem;">–</span> e anche per la comune appartenenza dei due paesi all’Islam sunnita <span style="font-size: 1rem;">–</span> ha palesato il suo rapporto con il nuovo emirato afgano dei Talebani <span style="font-size: 1rem;">–</span> al quale il presidente turco si appresta plausibilmente a concedere il <strong>riconoscimento</strong> ufficiale in un futuro prossimo –, tramite la gestione dell’aeroporto e della sua sicurezza in <em>joint venture</em> con l’alleato <strong>Qatar</strong> <span style="font-size: 1rem;">–</span> gestione negoziata di recente con gli studenti coranici pashtun afgani. Ankara evidenzia così, nuovamente, la sua peculiare posizione nel mondo che cambia, mantenendo il suo essere ago della bilancia in due emisferi: da un lato, come ormai tradizionalmente, in quello occidentale sotto l’ombrello Nato, dall’altro nel nuovo sistema di potenze neo-imperiali revansciste eurasiatiche capitanate da Russia e Cina.</p>
<p>In questo mutato quadro, dove l’aliquota di forze non occidentali risulta nettamente maggioritaria, la Cina di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a>, nuova superpotenza eminentemente orientale e rivale diretta degli Stati Uniti, svetta su tutti gli altri attori coinvolti. Un impero, quello cinese, che se ne guarderà bene, tra l’altro, dall’entrare nell’infernale pantano afgano <em>manu militari</em>, ma che plausibilmente si limiterà quantomeno in un primo tempo ad esercitare la sua influenza solo sul piano diplomatico ed economico-commericale, facendo proprie le lezioni della storia, da quelle sopracitate di millenni fa, sino a quelle di questi giorni.</p>
<p>Altro (nefasto) elemento di questo nuovo <em>scramble for Afghanistan</em> <span style="font-size: 1rem;">– </span><span style="font-size: 1rem;">qui inteso in termini di influenze geopolitiche e non, </span><span style="font-size: 1rem;">evidentemente</span><span style="font-size: 1rem;">,</span><span style="font-size: 1rem;"> di spartizioni </span><span style="font-size: 1rem;">–</span><span style="font-size: 1rem;"> è l’oscuro (sia nella sua genesi che nelle sue strategie e dinamiche) movimento armato, estremista e letteralista salafita, dello Stato Islamico, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cosa-e-isis-k-talebani-stato-islamico-khorasan.html">che con le sue filiali locali arroccate nelle zone a cavallo tra Afghanistan e Pakistan</a>, è desideroso di provocare in modo criminale un aumento ulteriore della <em>fitna</em> (ossia la discordia e la guerra civile tra i musulmani) anche nel già martoriatissimo Afghanistan.</span></p>
<p><strong>Sebbene la competizione per l&#8217;Afghanistan, lungi dal finire, sia ancora in pieno corso, crede che sia già possibile fare un bilancio provvisorio di vincitori e vinti?</strong></p>
<p>Tra i vincitori certi di questa situazione c’è il movimento talebano degli studenti coranici pashtun, che con impressionante resilienza bellica lungo altri vent’anni di guerra e guerriglia, si è riappropriato del controllo pressoché totale del territorio afgano, e lo ha tra l’altro fatto con il placet statunitense in primis (e delle altre potenze coinvolte) siglato con gli <strong>accordi di Doha</strong>. Se la volontà dichiarata dei talebani di reprimere le forme di terrorismo islamista seminatrici di caos riconducibili all’ombrello ISIS, di istituzionalizzarsi e di rendere lo Stato afgano funzionante verrà implementata rimane certamente ancora tutto da vedere, ma l’intento sembra andare in quella direzione, come testimoniato anche dal desiderio di un ottenimento di un più ampio riconoscimento possibile nella comunità mondiale.</p>
<p>Continuando con gli Stati Uniti, sebbene oggi vengano generalmente additati come i perdenti primari di questa situazione <span style="font-size: 1rem;">–</span> e ciò è sicuramente condivisibile, soprattutto alla luce degli scarsi risultati concreti in questi vent’anni di gestione del paese e delle modalità disordinate e indecorose del ritiro <span style="font-size: 1rem;">–</span>, da un altro punto di vista, più interno, ma anche con riflessi esterni, il completo ritiro delle forze americane dall’Afghanistan concretizza il mantra dell’<em>end forever wars</em>, terminando una missione ormai senza più linfa, e sempre più costosa. Da questo, abbiamo due conseguenze immediate:</p>
<ul>
<li>Il plausibile rinforzamento della presenza Usa-Nato in altre zone dello scacchiere globale <span style="font-size: 1rem;">–</span> non mi stupirei di assistere ad un aumentato supporto all’<strong>Ucraina</strong> e, più in generale, nell’Europa centro-orientale, anche per mostrare assertività globale da parte dell’Alleanza Atlantica dopo l’uscita di scena dall’Afghanistan <span style="font-size: 1rem;">–</span>, concentrando più forze ed energie nella rivalità con Pechino nell&#8217;Asia-Pacifico.</li>
<li>Un Afghanistan senza forze di stabilizzazione occidentali, malgrado la volontà talebana di voler dare ordine e stabilità al paese, nel medio-lungo periodo potrebbe ricadere nella forte instabilità e nel caos, che potrebbero anche esondare fuori dai confini nazionali. Questo potrebbe costituire un serio problema per il supposto futuro patrocinio della Cina sull’Afghanistan, visto che per l’inclusione del Paese nel sistema della<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html"> Via della Seta</a> e per l’<a href="https://it.insideover.com/energia/litio-terre-rare-ma-non-solo-ecco-le-ricchezze-dellafghanistan.html">estrazione delle terre rare</a>, Pechino ha naturalmente bisogno di condizioni interne di sicurezza e stabilità; tali preoccupazioni, come riportato recentemente da <strong>Francesco Bechis</strong> su <em>Formiche</em>, sono state esternate dal ministro degli esteri cinese <strong>Wang Yi</strong> al suo omologo statunitense<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/ecco-chi-e-antony-blinken.html"> Antony Blinken</a>, con la richiesta a Washington affinché guidi la transizione del paese. Se la Cina ha davanti a sé dei potenziali successi, così come delle potenziali sfide e delle difficili insidie, lo stesso si può dire per Mosca, che se da un lato non si dispiace certamente per la <em>debacle</em> finale americana, dall’altro teme anch’essa, come Pechino, nuove sfide dal terrorismo di matrice wahhabita e dei potenziali <em>spill over</em> di questo in Asia Centrale e nel Caucaso.</li>
</ul>
<p>Insomma, alla luce dei due punti di cui sopra, nell’orizzonte incerto del nuovo emirato in costruzione, sembra assai probabile che vi sarà ancora chi, fra decenni, scriverà sull’Afghanistan e sulla prosecuzione sempiterna delle dinamiche del Grande Gioco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-grande-gioco-al-grande-gioco-2-0-quando-la-storia-e-un-deja-vu.html">Quando la storia è un déjà-vu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Edward Law, il pioniere del Grande Gioco</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/storia/edward-law-il-pioniere-del-grande-gioco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Aug 2021 13:54:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="664" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large-768x510.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>La storia, diceva il filosofo Friedrich Nietzsche, è l&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale. Un ciclo che si ripete all&#8217;infinito, dove i medesimi eventi tendono a ripresentarsi periodicamente sotto nuove o mentite spoglie. Un ciclo dal cui ventre vengono partoriti grandi uomini le cui gesta restano impresse eternamente nella storia per guidare i passi di coloro che verranno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/edward-law-il-pioniere-del-grande-gioco.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/edward-law-il-pioniere-del-grande-gioco.html">Edward Law, il pioniere del Grande Gioco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="664" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/5510495_large-768x510.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>La storia, diceva il filosofo <strong>Friedrich Nietzsche</strong>, è l&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale. Un ciclo che si ripete all&#8217;infinito, dove i medesimi eventi tendono a ripresentarsi periodicamente sotto nuove o mentite spoglie. Un ciclo dal cui ventre vengono partoriti grandi uomini le cui gesta restano impresse eternamente nella storia per guidare i passi di coloro che verranno dopo. Un ciclo che non si fermerà mai, perché semplicemente inarrestabile.</p>
<p>Oggi come ieri, domani come sempre, la dura legge dell&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale sta scrivendo il presente dei contemporanei e plasmando il futuro dei posteri. Perché quella attuale, invero, è l&#8217;epoca dei grandi <em>remake</em> geopolitici: dalle<a href="https://it.insideover.com/politica/dal-caucaso-alla-siberia-la-turchia-e-in-guerra-con-la-russia.html"> nuove guerre russo-turche</a> alla <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-stati-uniti-una-guerra-fredda-infinita.html">guerra fredda 2.0</a>, passando per la <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-ritorno-della-russia-in-africa.html">riedizione della corsa all&#8217;Africa</a> e la <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-grande-gioco-energetico-per-la-conquista-dellasia-centrale.html">rinascita del Grande Gioco in Asia centrale</a>. E quest&#8217;ultimo, il Grande Gioco 2.0, che rispetto al passato è tinto di multipolarismo, potrebbe essere compreso più in profondità riscoprendo uno dei personaggi che ne dominarono la versione primigenia: <strong>Edward Law</strong>, il primo conte di Ellenborough.</p>
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		<title>Una nuova rotta per unire la Turchia all&#8217;Asia centrale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/una-nuova-rotta-per-unire-la-turchia-all-asia-centrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 10:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia sta lavorando con dedizione affinché l&#8217;Anatolia e l&#8217;Asia centrale diventino un tutt&#8217;uno altamente integrato e dialogante, entrando a far parte di una realtà geopolitica e infrastrutturale iper-coesa e nota al volgo come il &#8220;corridoio panturco&#8220;. L&#8217;obiettivo è quello di creare una rete transnazionale, estesa dall&#8217;Anatolia al Turkestan, via Azerbaigian, investita della funzione pivotale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/una-nuova-rotta-per-unire-la-turchia-all-asia-centrale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/una-nuova-rotta-per-unire-la-turchia-all-asia-centrale.html">Una nuova rotta per unire la Turchia all&#8217;Asia centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/erdogan-asia-centrale-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Turchia</strong> sta lavorando con dedizione affinché l&#8217;Anatolia e l&#8217;Asia centrale diventino un tutt&#8217;uno altamente integrato e dialogante, entrando a far parte di una realtà geopolitica e infrastrutturale iper-coesa e nota al volgo come il &#8220;<a href="https://it.insideover.com/economia/il-futuro-del-corridoio-panturco-passa-da-nakhchivan.html">corridoio panturco</a>&#8220;. L&#8217;obiettivo è quello di creare una rete transnazionale, estesa dall&#8217;Anatolia al Turkestan, via <strong>Azerbaigian</strong>, investita della funzione pivotale di cerniera tra l&#8217;Europa e l&#8217;Asia.</p>
<p>Forte dell&#8217;alleanza adamantina con l&#8217;Azerbaigian, la porta d&#8217;accesso agli –stan, la Turchia ha potuto investire nella realizzazione di rotte marittime, ferroviarie e autostradali che, lungi dall&#8217;esaurirsi all&#8217;ampliamento esclusivo dell&#8217;interscambio fra le due nazioni, si prestano ad una molteplicità di utilizzi ed obiettivi, tra i  quali l&#8217;agganciamento dell&#8217;Anatolia al Caspio, il miglioramento del quadro di interconnettività del corridoio Nord-Sud e il divenire indispensabile della Sublime Porta negli ambiti dei <span style="font-size: 1rem;">progetti di integrazione transcontinentale portati avanti da </span><strong style="font-size: 1rem;">Russia</strong><span style="font-size: 1rem;"> (<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lunione-economica-euroasiatica.html">Unione Economica Eurasiatica</a>) e </span><strong style="font-size: 1rem;">Cina</strong> (<a href="https://it.insideover.com/economia/le-difficolta-della-nuova-via-della-seta-e-il-nuovo-indirizzo-digitale.html">Nuova Via della Seta</a>)<span style="font-size: 1rem;">.</span></p>
<p>Il corridoio panturco è la chiave di volta che potrebbe permettere alla Turchia di introdursi con forza e fragore nell&#8217;Asia inoltrata, incuneandosi destramente nei disegni egemonici di Russia e Cina e, di conseguenza, potendo persino sabotarli dall&#8217;interno. E tra le opere costruite e/o co-costruite da Ankara nel quadro della materializzazione del suddetto corridoio,<a href="https://it.insideover.com/politica/quello-scontro-fra-russia-e-turchia-in-asia-centrale.html"> di cui avevamo pronosticato l&#8217;espansione esattamente un anno fa</a>, risultano e risaltano le tratte ferroviarie <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rotta-che-unisce-europa-e-asia-la-baku-tbilisi-kars.html">Baku-Tbilisi-Kars</a> e<a href="https://it.insideover.com/economia/un-nuovo-mondo-avanza-nasce-la-ankara-baku-mosca.html"> Ankara-Baku-Mosca</a> e la linea marittima<strong> Turchia-Caspio</strong>.</p>
<h2>La linea Turchia-Caspio</h2>
<p>Nel mondo turcico è tutto pronto per il <a href="https://www.dailysabah.com/business/transportation/new-river-sea-route-to-directly-connect-turkey-with-central-asia">lancio della linea marittima commerciale Turchia-Caspio</a>, un&#8217;iniziativa targata P&amp;O Maritime Logistics e DP World Yarımca che, una volta inaugurata, creerà una connessione diretta tra l&#8217;Anatolia e l&#8217;Asia centrale. L&#8217;evento ha dello storico ed è indicativo dell&#8217;influenza ascendentale di Ankara nella realtà economica dell&#8217;Eurasia: per la prima volta, potendo fruire della fondamentale disponibilità del Caucaso russo, i mercati anatolico e centroasiatico verranno collegati direttamente da un flusso regolare e costante di carghi e container.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-308272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/asia-centrale-cartina--1024x723.png" alt="" width="1024" height="723" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/asia-centrale-cartina--1024x723.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/asia-centrale-cartina--300x212.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/asia-centrale-cartina--768x542.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/asia-centrale-cartina--1536x1085.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/asia-centrale-cartina--2048x1446.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La rotta mare-terra-mare è stata collaudata con successo a fine aprile, quando ha avuto luogo un viaggio pilota dal mar di Marmara al mar Caspio, effettuato per testare l&#8217;efficacia dei sistemi di navigazione fluviale del Caucaso russo. L&#8217;esperimento è riuscito: le merci, partite da Istanbul, hanno raggiunto i porti di Aktau (<strong>Kazakistan</strong>) e Turkmenbashi (<strong>Turkmenistan</strong>) nel rispetto dei tempi di percorrenza preventivati. Preso atto della fattibilità della tratta, nella giornata del 19 maggio, P&amp;O Maritime Logistics e DP World Yarımca ne hanno preannunciato il lancio attraverso dei comunicati ufficiali.</p>
<h2>Le implicazioni</h2>
<p>La linea Turchia-Caspio avrà un profondo impatto sia in termini ambientali sia in termini commerciali. Rispetto alle tradizionali rotte terrestri, in via di saturazione nel sempre più florido e trafficato mercato transcaspico, la Turchia-Caspio permetterà una riduzione delle emissioni inquinanti pari al 17%. Numeri che parlano del lato ecologico di questa rotta innovativa e che verranno sicuramente pubblicizzati da parte di Ankara nella speranza-aspettativa di promuoverla a livello internazionale.</p>
<p>Le implicazioni non saranno meno rilevanti dal punto di vista commerciale: garantendo una riduzione dei costi di trasporto rispetto alle tradizionali rotte terrestri Anatolia-Asia centrale del 10-20%, nonché delle tempistiche di consegna più brevi in confronto alle soluzioni su rotaia – un risparmio medio del 15% –, la Turchia-Caspio potrebbe generare quella forza propulsiva necessaria ad amalgamare i mercati delle due sponde del mondo turcico.</p>
<p>Ad ogni modo, se e quanto successo riscuoterà la tratta sarà possibile comprenderlo soltanto nei prossimi anni, probabilmente a partire dal 2022 – perché quest&#8217;anno continuerà ad essere condizionato dal fattore pandemia –, tenendo a mente quello che è stato il valore dell&#8217;interscambio commerciale complessivo tra Turchia, Russia e Asia centrale nel 2020: 31 miliardi e 200 milioni di dollari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/una-nuova-rotta-per-unire-la-turchia-all-asia-centrale.html">Una nuova rotta per unire la Turchia all&#8217;Asia centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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