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Chi è Xi Jinping

Xi Jinping è il presidente della Repubblica popolare cinese dal 14 marzo 2013. Le sue parole d’ordine sono due: sogno cinese e Nuova Via della Seta. Con il primo termine ha creato una narrazione che allo stesso tempo indica la resurrezione della nazione cinese dopo anni di delusioni e il conseguente miglioramento delle condizioni economiche dei suoi cittadini; con il secondo si riferisce al mastodontico progetto infrastrutturale allestito per unire la Cina all’Eurasia e all’Africa.

La data di nascita di Xi Jinping è avvolta nel mistero e la sua biografia è un mix tra realtà e mito. Xi è nato il 15 giugno 1953; questo, secondo lo zodiaco cinese, è l’anno del serpente, l’animale più astuto e intelligente dei 12 segni presenti. Non c’è uniformità di giudizio su dove sia nato. Secondo alcuni sarebbe nato nella contea di Fuping nella provincia dello Shaanxi, altri sostengono sia nato a Pechino.

Xi fa parte della schiera dei “principi rossi” – termine usato per contrassegnare i discendenti degli eroi che combatterono al fianco di Mao Zedong – essendo figlio di Xi Zhongxun, un generale che tra il 1934 e il 1936 prese parte alla Lunga Marcia.

Xi Jinping si forma nelle scuole d’élite pechinesi ma agli inizi degli anni Sessanta suo padre cade in disgrazia, accusato di essere un controrivoluzionario. Il piccolo Xi, durante la Rivoluzione culturale, viene spedito nelle campagne dello Shaanxi in un gruppo di produzione di Liangjiahe.

Nel 1974 entra nel Partito comunista dopo aver fatto parte per tre anni della Lega della gioventù comunista. Da qui inizia la sua scalata verso il potere, assumendo incarichi dirigenziali nelle province di Shaanxi, Hebei, Fujian e Zhejiang. Nel frattempo, nel 1987, sposa in seconde nozze Peng Liyan, una famosa artista e cantante.

Nel 1999 Xi Jinping diventa governatore del Fujian, mentre nel 2008 viene incaricato di presiedere i lavori di preparazione per la XXIX Olimpiade che si tenne a Pechino nel medesimo anno.

Nel 2012 Xi diventa segretario del Partito comunista cinese (Pcc) e capo della Commissione militare centrale, un segno evidente che preannuncia l’ascesa della sua nuova leadership. Un anno più tardi, è eletto presidente della Cina, succedendo a Hu Jintao; viene confermato per un secondo mandato nel marzo 2018.

In teoria il secondo mandato avrebbe dovuto coincidere con il limite massimo, ma sempre nel marzo 2018 il Congresso nazionale ha approvato la rimozione del limite ai due mandati presidenziali; Xi Jinping può dunque mantenere l’incarico di presidente a vita.

Xi Jinping ha intenzione di riportare la Cina al centro del mondo, dove era stata per millenni prima che l’Occidente prendesse il sopravvento sull’ex Impero di Mezzo. L’attuale governo cinese intende cancellare il Novecento, considerato il secolo della vergogna, e ridurre il gap tecnologico ed economico con il resto del mondo.

La strada imboccata da Pechino è quella giusta, visto che solo gli Stati Uniti riescono a tenere testa al rampante Dragone, lanciato verso la vetta. Il sogno cinese di Xi altro non è che una narrazione capace di identificare l’aspirazione del popolo cinese con quella della Cina stessa; migliorando la qualità della vita dei singoli cittadini è una missione che coincide con il far diventare la Cina lo Stato numero uno al mondo.

Al fine di ristabilire l’ordine all’interno del Partito comunista, Xi Jinping non ha esitato a usare le maniere forti per fare piazza pulita degli elementi considerati nocivi, corrotti e fuorvianti. I media statali e la vulgata popolare descrivono Xi come un autentico condottiero, desideroso di punire i politici manigoldi, mentre alcuni esperti ritengono che il presidente abbia sfruttato i suoi poteri per togliere di mezzo gli elementi a lui avversi.

In ogni caso, Xi Jinping ha fatto cadere diverse teste importanti, tra cui Bo Xilai, ex responsabile della municipalità di Chongqing, Ling Jihua, ex consulente del presidente, Zhou Yongkang, ex capo della sicurezza e Guo Boxiong, ex generale. Secondo alcune statistiche, considerando i pezzi grossi e i funzionari di rango più basso, dall’avvento di Xi alla presidenza della Cina sarebbero stati consegnati alla giustizia 1,3 milioni di pubblici ufficiali.

Uno dei soprannomi dati a Xi Jinping è quello di “Nuovo Timoniere” per definirlo erede di Mao Zedong. In realtà l’accostamento tra i due leader cinesi non è affatto corretto. Intanto bisogna considerare il differente contesto storico tra l’epoca attuale e quella in cui visse il Grande Timoniere; inoltre Mao esercitava il suo potere indipendentemente dal Partito, mentre Xi è anima e cuore del Pcc.

Mao Zedong (Shaoshan, 26 dicembre 1893 – Pechino, 9 settembre 1976) è stato un rivoluzionario, politico, filosofo e dittatore cinese, nonché portavoce del Partito Comunista Cinese dal 1943 fino alla sua morte

Ma la differenza più grande sta nel ruolo ricoperto da Xi, che può praticamente essere considerato l’amministratore delegato della Cina. Xi Jinping si affida poi al socialismo con caratteristiche cinesi, un misto tra nazionalismo, confucianesimo e socialismo di Stato; Mao era invece un cieco sostenitore del comunismo agrario. C’è tuttavia una somiglianza tra i due pesi massimi della storia cinese: il pensiero di entrambi è stato inserito all’interno della costituzione cinese.

Il progetto più importante varato da Xi Jinping è la Belt and Road Initiative, meglio nota come la Nuova Via della Seta. Questa iniziativa è stata introdotta per migliorare i collegamenti commerciali della Cina con i paesi dell’Eurasia e dell’Africa.

Il Dragone si affida a due percorsi per estendere i suoi tentacoli nel resto del mondo: la Via della Seta terrestre, che si snoda attraverso l’Asia centrale prima di toccare l’Europa, e la Via della Seta marittima, che si estende in mare aperto. La Cina sviluppa le infrastrutture di trasporto, come strade e ferrovie, e in cambio intende promuovere il proprio ruolo nelle relazioni commerciali globali.

Il cuore del pensiero di Xi Jinping sta tutto in una perifrasi: modernizzarsi senza occidentalizzarsi. Anzi: il vero sogno della Cina resta quello di diventare un punto di riferimento politico ed economico per i Paesi occidentali.

Xi ha parlato espressamente di “pensiero” elaborato per la “nuova era” del “socialismo con caratteristiche cinesi”. Proprio come accaduto a suo tempo per Mao Zedong, si parla di sixiang (pensiero) o, più precisamente di “Xi Jinping sixiang”, un onore mai capitato neppure a Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao, i cui contributi rispondono rispettivamente a “teoria del socialismo con caratteristiche cinesi”, “teoria delle tre rappresentatività” e “visione per lo sviluppo scientifico”.

Detto in altri termini il pensiero di Xi è il trampolino di lancio per portare il Partito comunista cinese a guidare l’intera vita sociale ed economica della Cina. Soltanto così, secondo la visione dell’attuale leader, potranno essere risolte le contraddizioni fondamentali della nuova epoca. In particolare quelle relative a uno sviluppo economico ruggente ma sbilanciato e le richieste di giustizia e partecipazione che stanno prendendo sempre più piede in seno alla popolazione. Detto altrimenti, il pensiero di Xi è definito una continuazione – se non un’integrazione – a tutti gli effetti del marxismo-leninismo, del maoismo e delle altre teorie dei precedenti presidenti cinesi.

La finalità del Partito comunista cinese è quello di portare la Cina a una posizione di primato globale entro il 2049. Il 18 dicembre 2017 i media cinesi hanno annunciato che il Comitato centrale del Pcc aveva deciso di inserire la filosofia politica di Xi all’interno della costituzione. Il presidente cinese ha illustrato il suo pensiero per la prima volta durante l’apertura del 9esimo congresso del partito nell’ottobre 2017.

Il titolo del suo discorso: “Pensieri sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”. In ogni caso Xi ha più volte ribadito la supremazia del Pcc all’interno della Cina, visto che – riprendendo Deng Xiaoping – le riforme economiche migliori possono avvenire soltanto sotto la guida di un partito unico.

Il ruolo di quest’ultimo è ricoperto dal Pcc, l’unica fazione legittima nonché capace di rappresentare gli interessi della maggioranza dei cittadini. Con lìavvento di Xi il potere politico è stato fortemente centralizzato. La sfida più importante alla legittimità della guida del Pcc è la corruzione dei funzionari. Ecco che le soluzioni per ovviare ostacoli del genere sono due: rinforzare il partito dall’interno con una stretta disciplina e organizzare campagne di propaganda sulla linea di massa in stile maoista.

Tra il dicembre 2019 e l’inizio di gennaio 2020 la Cina è scossa dall’epidemia di un virus sconosciuto: il Sars-CoV-2. A fine gennaio Xi Jinping parla per la prima volta della battaglia che il Dragone dovrà combattere contro un “demone” invisibile.

La Cina è stato il primo Paese al mondo a dover fare i conti con il nuovo coronavirus ed è stato anche il primo a sconfiggerlo (o, per lo meno, a stabilizzare la situazione). Gran parte del merito è andato al presidentissimo Xi. Nella narrazione ufficiale, il suo “modello cinese” ha liberato Wuhan da un terribile flagello, mentre la decisione di inviare aiuti sanitari al resto del mondo – in difficoltà a causa della stessa pandemia che qualche mese prima aveva messo in ginocchio Pechino – ha contribuito a rafforzare legami diplomatici con partner strategici.

Lo aveva subito paragonato a un demone, a un nemico da sconfiggere a ogni costo. Il Sars-CoV-2 ha cambiato per sempre le sorti dell’umanità, ma il primo focolaio noto era situato in Cina, in quel di Wuhan. Ed è qui che Xi Jinping ha dirottato tutti gli sforzi del Paese per contrastare il misterioso virus comparso chissà come, chissà da dove.

Applicando alla lettera una lista di leggi più o meno ferree, la Cina è riuscita a mettere sotto controllo la minaccia nell’arco di un paio di mesi. Quali leggi? La riduzione al minimo dell’interazione sociale, il blocco degli spostamenti, il controllo minuzioso delle uscite, la sospensione degli eventi pubblici e la necessità di prendere costanti precauzioni di igiene personale.

Insomma, dopo una prima fase di totale incapacità, il Dragone ha deciso di tagliare l’albero dei problemi alla radice, prima chiudendo l’intera provincia dello Hubei, l’epicentro del contagio, poi obbligata la popolazione a reinventare la propria quotidianità. “Il virus è il diavolo. Non gli permetteremo di nascondersi. L’Oms e la comunità internazionale forniranno un’attenta valutazione. La Cina è fiduciosa di poter vincere la battaglia contro il virus”, dichiarò Xi nel gennaio 2020, mantenendo la sua parola pochi mesi più tardi.

Al fine di rafforzare la “fede marxista”, la Cina insegnerà il pensiero di Xi Jinping nelle scuole. Il pensiero sul socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era di Xi è stato infatti inserito nei programmi scolastici a partire dal primo settembre 2020. Dalle elementari alle università, i ragazzi prenderanno confidenza con alcune linee guida così da rafforzare “la determinazione ad ascoltare e seguire il Partito comunista” e “coltivare sentimenti patriottici”.

Il pensiero di Xi è formato da 14 principi primari che sottolineano gli ideali comunisti, avvanto ad altre indicazioni tra cui l’appello su riforme complete e profonde, la promessa a vivere in armonia tra uomo e natura e la ‘riunificazione con la madrepatria (questione taiwanese). “Le scuole primarie si concentreranno sulla coltivazione dell’amore per il Paese, il Partito comunista e il socialismo. Nelle scuole medie, l’attenzione sarà focalizzata sulla combinazione di esperienza percettiva e studio della conoscenza, per aiutare gli studenti a formare giudizi e opinioni politiche di base”, ha riportato il Global Times, mentre al college, invece, “ci sarà una maggiore enfasi sull’istituzione del pensiero teorico”.

Arginata l’emergenza coronavirus, Xi deve fare i conti con almeno tre criticità che potrebbero danneggiare il Paese da lui guidato. La prima riguarda senza ombra di dubbio l’atteggiamento degli Stati Uniti di Joe Biden, interessati a ristabilire il loro dominio nell’area indo-pacifica. L’ultima alleanza stipulata da Washington con Regno Unito e Australia (Aukus) contribuisce a inasprire un clima già di per sé teso.

In seconda battuta, Pechino guarda da vicino alla vicenda Evergrande, con il colosso immobiliare prossimo al crac e con il rischio di un effetto domino capace di coinvolgere banche e altri soggetti statali (e non solo). Terzo problema da monitorare: i rapporti con il resto del mondo da consolidare mediante la Nuova Via della Seta, con progetti infrastrutturali spesso inceppati o congelati per via di tensioni internazionali e pandemia.