La competizione tra grandi potenze è entrata in una nuova fase il 15 agosto 2021, ovvero quando i talebani hanno catturato Kabul. Soltanto due settimane dopo, nonostante la violenza diffusa e un sanguinoso attacco terroristico contro l’aeroporto internazionale di Kabul, l’Occidente ha completato una rovinosa e mal concepita esfiltrazione del proprio personale militare e diplomatico e di coloro che avevano lavorato con i governi filo-occidentali negli ultimi vent’anni – i cosiddetti “collaboratori”.

Nessuno sa quale sia il vero piano dei talebani per l’Afghanistan centro attrattivo per gli investimenti internazionali o santuario del terrorismo? Luogo libero da interferenze straniere, alleato della Cina o scaltro doppiogiochista? –, ma una cosa è sicura come l’oro: il Grande Gioco 2.0 non si è concluso, è semplicemente entrato in una nuova fase. E questa nuova fase potrebbe rivelarsi persino più imprevedibile della precedente, perché riflesso della conformazione in divenire del sistema internazionale: la multipolarità. 

Guidati dall’obiettivo di capire che cosa potrebbe accadere in Afghanistan nel prossimo futuro, nonché di comprendere le possibili ripercussioni regionali dell’ascesa dei talebani, siamo andati direttamente a Nur-Sultan per parlare con Talgat Kaliyev, il Rappresentante speciale per l’Afghanistan della presidenza del Kazakistan.

Sua Eccellenza, alcuni giorni fa lo Stato Islamico Provincia di Khorasan ha rivendicato un sanguinoso attentato contro l’aeroporto internazionale di Kabul. Che cosa crede che possa accadere adesso? E qual è la sua visione complessiva dei fatti, di questa guerra ventennale, dell’ascesa talebana e dell’Afghanistan?

Abbiamo condannato questo terribile e ingiustificato attacco terroristico. È stato perpetrato da coloro che non vogliono la stabilità in Afghanistan e che cercano di impedire alle nuove autorità  i talebani – di assumere i pieni poteri. Il Paese si trova in una situazione molto difficile in questo momento. E la situazione attuale è la seguente: è da due settimane, oramai, che i talebani sono al governo e hanno il controllo totale del Paese. Non vogliamo commentare la situazione domestica, come altri stanno facendo, [perché] abbiamo un “approccio kazako” all’Afghanistan.

Sa, è da più di trent’anni che vediamo questo Paese in una situazione difficile, cioè dai tempi dell’invasione sovietica. Poi è stato il turno della [caduta] della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Dopo è venuta la Repubblica Islamica dell’Afghanistan. E ora, a partire da agosto 2021, siamo entrati in una nuova fase ed in un complicato periodo di transizione. Come è noto, il presidente Ghani ha abbandonato il Paese e la resistenza che tutti si aspettavano non c’è stata, nonostante il fatto che le forze di sicurezza siano state addestrate per anni e che miliardi di dollari siano stati spesi per questo.

Si deve capire che l’Afghanistan è un Paese unico: non una nazione uniforme, ma un Paese in cui vivono molte etnie. E queste etnie sono divise sulla base di linee tribali e clanistiche, il che significa che una gestione del Paese da parte di un solo partito politico e di una sola capitale è molto difficile. Molto, molto difficile. Non sappiamo in che modo i talebani amministreranno il Paese, ma dobbiamo leggere gli eventi assumendo la loro prospettiva. La loro ideologia è molto semplice: il Paese dovrebbe essere governato dalle leggi della shari’a, cioè da delle leggi islamiche applicate molto rigidamente. E per capire di cosa siano capaci si potrebbe procedere ad una comparazione con il primo governo talebano, che durò cinque anni, dal 1996 al 2001.

In ogni caso, la comunità internazionale e i Paesi della regione hanno presentato ai talebani una lista di criteri da soddisfare, come il rispetto dei diritti umani, in particolare di donne, bambini, minoranze, e di coloro che avevano collaborato con il precedente regime – che non dovrebbero essere perseguitati. In breve, debbono essere civili, perché verranno giudicati per ciò che faranno nella realtà, che è importante in termini di sicurezza regionale. Questa è una parte molto importante del mondo, un’area di interesse per Paesi potenti come Pakistan, Iran, Russia e Cina. Persino l’India ha una propria visione dell’Afghanistan.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti non hanno più obblighi qui, dopo essersi portati a casa i loro cittadini e i collaboratori afghani – stiamo parlando di migliaia di migliaia di persone. Sa, stiamo anche ospitando del personale delle Nazioni Unite (ndr. 261 persone) su richiesta delle medesime. Sono stati trasferiti da Kabul ai nostri uffici ad Almaty perché erano in pericolo. Continueranno a lavorare da qui.

Che cosa ne pensa dell’attacco terroristico all’aeroporto internazionale di Kabul, del suo impatto? E cosa ne pensa dell’ascesa dei talebani: era inevitabile?

L’esplosione all’aeroporto di Kabul è un altro problema, un altro grande problema, un’altra incognita sul futuro dell’Afghanistan. Ad ogni modo, non possiamo fare niente fino a che la costruzione del nuovo stato e del nuovo governo da parte dei talebani non sarà finita. Il mondo intero è in attesa. Chi verrà messo al comando? Chi sarà il presidente? Chi sarà il primo ministro? E chi guiderà i ministeri del governo? Non lo sappiamo ancora, ma dobbiamo restare calmi, perché mettere pressione non sarà d’aiuto: farà peggiorare la situazione.

L’ascesa al potere dei talebani è il risultato, diciamo, del corso naturale della storia. Questo è ciò che è. Non ho visto resistenza. Gli afghani erano stanchi di questi decenni di guerra senza fine in tutto il Paese. La verità è molto semplice: gli afghani volevano la pace dopo più di quarant’anni di guerra. Quale sarà il risultato? Non lo sappiamo ancora. Ma possiamo essere certi di qualcosa: il mondo non lascerà l’Afghanistan. I suoi vicini sono dei leader nella regione e faranno del loro meglio affinché l’Afghanistan sia prospero, stabile e responsabile davanti agli altri Paesi.

Crede che l’ascesa al potere dei talebani in Afghanistan possa mettere a repentaglio la sicurezza nazionale del Kazakistan e dei Paesi vicini catalizzando e favorendo dei processi di radicalizzazione religiosa al loro interno?

Dobbiamo vedere. In ogni caso, i reali risultati del governo talebano e del suo impatto nella regione saranno visibili soltanto in un paio di anni a partire da adesso. Non si dimentichi che i Paesi che circondano l’Afghanistan sono islamici – Iran, Uzbekistan, eccetera – e non vedono nessun rischio. Se ricorda, ci fu tanta paura nel 1979, quando l’ayatollah Khomeini salì al potere con una rivoluzione islamica, ma cosa accadde? Nulla.

Bisogna separare la realtà dall’immaginazione, perché la vita è imprevedibile: la fantasia di ieri potrebbe diventare la realtà di oggi. Siamo tutti umani, tutti sbagliamo, specialmente nelle nostre valutazioni. Alcune valutazioni potrebbero rivelarsi corrette oggi, mentre altre, pur essendo sbagliate adesso, potrebbero rivelarsi giuste nei prossimi venticinque anni! Sa, stiamo vivendo in tempi molto difficili, e i tempi difficili ostacolano la formulazione di giudizi corretti.

Ad esempio, la globalizzazione era insostenibile, ma ne vediamo le conseguenze soltanto ora. Alcune regioni, come l’Europa, erano diventate sempre più ricche, mentre altre no. Ed è da loro che hanno preso piede i flussi di rifugiati dall’Afghanistan, dall’Africa, eccetera –, che sono diventati sempre più grandi e tutti aventi come destinazione l’Europa. Ma questo è parte di un problema globale. Per quanto riguarda il Kazakistan, costituisce una delle storie più di successo della globalizzazione: soltanto diciotto milioni di abitanti e non abbiamo flussi di rifugiati, ma un sistema politico stabile, un’economia in espansione, eccetera.

Il tempo dell’America in Afghanistan è giunto al capolinea, e molte altre potenze sono in attesa di profittare di questo evento. Il Kazakistan ha il potenziale per essere uno dei giocatori che guadagneranno di più da questo cambio di paradigma epocale, ma è pronto per brillare sull’Asia centrale?

Il nostro tempo ha avuto inizio nel 1991, cioè quando il Kazakistan ha ottenuto l’indipendenza. Quell’anno ha avuto inizio il nostro tempo: il tempo di brillare per sempre. Abbiamo soltanto bisogno di tempo per fortificare la nostra economia, diversificarla ed emanciparci dalla dipendenza degli introiti petroliferi. Abbiamo dei piani molto ambiziosi, ad esempio nell’economia verde e nello sfruttamento di fonti alternative di energia. Questo è il motivo per cui stiamo mandando i nostri studenti e i nostri giovani in tutto il mondo sa, negli Stati Uniti, in Corea del Sud, in Giappone e così via – per studiare nelle migliori università. Perché i giovani saranno – o meglio, lo sono già diventati – la forza trainante che manderà avanti il Kazakistan.