Chi è Recep Tayyip Erdogan

Recep Tayyip Erdogan, il più controverso uomo politico nella storia della Turchia moderna, è nato nel distretto dimenticato di Kasimpasa da una famiglia della classe operaia che proveniva da Rize, una città sulla costa del Mar Nero, il 26 febbraio del 1954. Da due anni la Turchia aveva aderito alla Nato ed il Partito democratico (Dp) era al potere.

La profonda divisione che esiste in Turchia tra gli aspetti laici e religiosi della vita è cominciata in quel periodo sicuramente sulle radici dei tempi degli Ottomani. Il Partito democratico era accusato di violare i due principi più importanti di Kemal Atatürk, il fondatore della repubblica: piena indipendenza e laicità dello Stato per placare la sua base. Mentre la discussione su quei due principi avrebbe continuato a delineare la politica turca fino ad oggi, l’esercito, auto-nominatosi guardiano della Repubblica laica kemalista, rovesciò il governo del Partito democratico nel 1960.

Dopo un processo, il primo ministro, il ministro degli Esteri e il ministro delle Finanze furono impiccati. Tutto questo lasciò cicatrici profonde nell’animo del popolo religioso in Turchia poiché da allora si guardò al Partito democratico come “il partito che ha salvato l’islam”. I partiti politici che rivendicavano di essere in continuità con il Partito democratico, in seguito usarono efficacemente tutto questo, come avrebbe fatto poi Erdogan. Essi rafforzarono ulteriormente questa posizione sostenendo con la loro propaganda che, dietro il colpo di Stato laicista del 1960, ci fosse il Partito popolare repubblicano (Chp), il partito fondatore della Repubblica.

Erdogan sostiene spesso questa convinzione e apparentemente ci crede con sincerità fin dall’infanzia. Suo padre era un sostenitore del Partito democratico. Pertanto, il profondo desiderio di Erdogan di tarpare le ali all’esercito potrebbe avere le radici nella sua infanzia. Avrebbe poi assistito ad altri quattro colpi di Stato militari, sebbene di diversa natura, dei quali l’ultimo fu un tentativo di rovesciare proprio lui.

Erdogan dovette cominciare a lavorare quando era ancora alle elementari. Vendeva pretzels turchi, acqua fresca e cartoline postali per contribuire al bilancio familiare. “Non avevamo i soldi per comprare una bicicletta”, ricorda con tristezza. Suo padre Ahmet, che era capitano della Guardia costiera a Istanbul, era un genitore molto rigido. Una volta punì severamente Erdogan appendendolo al soffitto da sotto le braccia per il suo linguaggio scorretto. Era religioso. Mandò Erdogan al liceo vocazionale religioso di Istanbul – Imam Hatip Lisesi – come studente a convitto anche se poi i suoi diplomati non avevano il diritto di iscriversi all’università. Un esempio della rigida pratica di laicità dello Stato. Così Erdogan dovette frequentare dei corsi integrativi in una scuola superiore regolare per poter acquisire il diritto di andare all’università. In estate Erdogan ritornava a Rize per aiutare nel raccolto del tè e delle nocciole nel villaggio vicino a dove abitava la sua famiglia. Lì, suo padre, che non era soddisfatto dei suoi risultati a scuola, lo mandò da un insegnante religioso del posto (hoca) per migliorare la sua conoscenza del’arabo e della lettura Corano. Comunque non era tutto lavoro senza svago. Negli anni del liceo cominciò a giocare a calcio. Divenne la sua ossessione. Dai suoi compagni di squadra fu soprannominato “Imam Beckenbauer”, come il famoso giocatore tedesco. Giocò a calcio per 16 anni a livello semi-professionale e in varie squadre.

Presto avrebbe avuto un’altra passione: la politica. Aveva solo 15 anni quando cominciò a partecipare ai primi incontri e alle prime manifestazioni del Mttb (l’unione nazionale degli studenti turchi) e presto vi ricoprì incarichi di responsabilità. Era il 1969 in piena Guerra fredda. Stavano emergendo movimenti di sinistra così come movimenti nazionalisti e islamisti. L’unione era il punto di incontro di questi ultimi. Essi combattevano per prevenire la diffusione del comunismo in Turchia. Tra gli studenti universitari ci furono scontri armati e vittime. Come Erdogan, molti membri fondatori del Partito della giustizia e dello sviluppo, l’Akp, erano cresciuti nel Mttb.

In questo clima Necmettin Erbakan, un giovane ingegnere meccanico di successo e deputato indipendente che sarebbe diventato il mentore di Erdogan, fondò il Partito dell’ordine nazionale islamico, l’Mnp, nel 1970, con i quadri islamisti organizzati nel Partito democratico e, successivamente, nel Partito della giustizia, l’Ap. Circoli islamisti influenti, leader osannati e organizzazioni come il Mttb, lo sostennero. Questi erano contrari alla laicità, al capitalismo, al sionismo, al comunismo e allo stile di vita occidentale. “Noi non siamo né comunisti né massoni”, era il loro motto. Secondo loro il capitalismo era un’invenzione degli ebrei massoni. Il loro scopo era creare una unione islamica per non entrare nella Comunità economica europea. Il partito sopravvisse solo 15 mesi e fu sciolto dopo il colpo di Stato militare del 1971, in realtà un ultimatum emesso per ripristinare l’ordine, dopo le accuse di avere un programma anti laico. In ogni caso l’Mnp aveva tracciato la strada per l’istituzionalizzazione di una ideologia nazional-islamista creata da Erbakan: la visione nazionale.

Erdogan sarebbe diventato un fiero sostenitore di Erbakan e della sua Visione nazionale fino a quando non ruppe con il suo mentore e co-fondò l’Akp nel 2001. “Sto togliendo la maglia della Visione nazionale”, è una sua famosa frase pronunciata per rassicurare i circoli laici in Turchia e dire all’Occidente che stava lasciandosi il passato islamista alle spalle.

Erbakan fu autorizzato dai leader militari a fondare un altro partito, Salvezza nazionale (Msp), nel 1972, e la ragione è ancora oggetto di discussione. Nelle elezioni generali del 1973, l’Msp si aggiudicò 48 seggi e formò una coalizione di governo con il Chp. Questa coalizione sarebbe intervenuta a Cipro nel 1974, dopo un colpo di Stato militare greco cipriota sull’isola.

Nel frattempo, Erdogan aveva finito il liceo nel 1973 e, avendo sostenuto gli esami dei corsi integrativi, ebbe il diritto di iscriversi all’Università. In base al suo curriculm vitae ufficiale, si laureò alla Facoltà di economia e scienze amministrative dell’Università di Marmara nel 1981. Eppure l’opposizione obietta che lui non si è mai laureato in quella scuola e che i suoi documenti sono falsi. Questo è un argomento di aspra discussione dato che in Turchia per poter diventare presidente bisogna essere laureati.

Erdogan fu eletto presidente dell’Msp, il Ramo Giovanile di Istanbul, nel 1976, quando aveva 22 anni, e mantenne questa carica fino a quando il partito fu sciolto dal colpo di Stato militare del 1980, come tutti gli altri partiti politici. Il colpo di Stato intese porre termine alla crescente violenza politica come avvenne nel 1972.

Erdogan e quella che sarebbe diventata sua moglie, Emine, che è nata da una modesta famiglia di origine Araba, si incontrarono ad una manifestazione politica nel 1977. Erdogan stava recitando poesie religiose ed Emine, che aveva 22 anni, rimase molto impressionata dalla sua bella esibizione. L’attrazione era reciproca. Un amico comune li presentò. Dopo un po’ decisero di sposarsi, ma la famiglia di Erdogan voleva per lui una moglie di Rize. Secondo i loro migliori amici, Erdogan era talmente innamorato che, quando i suoi genitori rifiutarono Emine, si ammalò e perse molti chili. Di conseguenza, i genitori diedero il permesso al matrimonio e i due si sposarono nel 1978. Eppure nel 1996, quando un giornalista gli chiese notizie in merito, forse per le sue tendenze maschiliste, egli disse: “Sono sposato da 18 anni ma non mi sono mai innamorato”. A quanto pare Emine Erdogan deve essersi arrabbiata per cui, in uno show televisivo nel 2013, egli affermò: “Sono innamoratissimo di mia moglie. Dal momento in cui l’ho vista è successa quella cosa che si chiama amore, è stata una scossa elettrica. L’amore è perdersi nell’altro”. Gli Erdogan in genere camminano mano nella mano anche nelle visite ufficiali, cosa piuttosto inusuale per una coppia religiosa in Turchia. Hanno quattro figli, due maschi e due femmine.

Il colpo di Stato militare del 1980 aveva cambiato le priorità dell’esercito. Il nuovo nemico non era più l’islamismo ma il comunismo. I leader militari hanno così cercato di creare un islam moderato sotto il loro severo controllo per combattere il comunismo. Lo hanno formulato come “la sintesi turco-islamica“. Questo progetto mirava anche al controllo del nascente movimento di liberazione Curdo, dato che gran parte della popolazione curda è molto religiosa. Nel frattempo Washington aveva dato inizio alla cosiddetta politica della “Green Belt” (Cintura Verde) di Zbigniew Brzezinski – il consigliere politico dell’allora presidente Usa Jimmy Carter – per contenere l’influenza sovietica circondandola di regimi islamici moderati. Anche se alcuni hanno negato l’esistenza della “politica della cintura verde” sostenendo si trattasse solo di un’idea e della sua relazione con la Turchia come di una teoria della cospirazione, è un dato di fatto che il colpo di Stato del 1980 aprì la strada agli islamisti. E ad Erdogan la salita al potere.

Dopo il colpo di Stato, Erdogan fece il servizio militare e lavorò per un periodo nel settore privato. Ritornò all’attività politica nel 1983, con la creazione del terzo partito islamista da parte di Erbakan, il Partito del welfare (Rp). Avendo conquistato la fiducia di Erbakan, Erdogan crebbe nel partito molto rapidamente e nel 1985 divenne membro del Comitato esecutivo centrale dell’Rp. Nel 1989 fu eletto come candidato dell’Rp nelle elezioni a sindaco di Istanbul, nel distretto di Beyoglu. Durante la campagna elettorale consentì per la prima volta alle donne del partito di avere ruoli attivi sul campo. Perse, ma i voti dell’Rp aumentarono significativamente. Nel 1994 alzò l’asticella e vinse. Divenne sindaco di Istanbul con slogan come “andrà tutto bene se Dio vuole” e “la voce delle masse silenziose”.
La vittoria di Erdogan contro i ben noti politici laici fu inaspettata. Il suo partito vinse le elezioni a Sindaco anche ad Ankara e in altre sei città. Nelle elezioni generali del 1995, l’Rp divenne il partito principale e formò una coalizione con il partito di centrodestra Partito della vera strada, il Dyp. Erbakan divenne primo ministro.

Questo fece suonare l’allarme tra le istituzioni laiche. Erdogan fece aumentare le loro preoccupazioni quando vietò la vendita di alcolici nei caffè della città e nei ricevimenti, affermando, secondo quanto viene riferito: “Non sono solo il sindaco di questa città ma anche il suo imam”. Organizzava anche conferenze a cui invitava figure di islamisti internazionali come Sheik al Murabid che professava il ritorno del califfato e dell’Impero ottomano per combattere il capitalismo. Malgrado i suoi sostenitori fossero molto soddisfatti di Erdogan come sindaco di Istanbul, l’opposizione laica lo accusava di nepotismo, corruzione e di preparare il terreno alla jihad usando le risorse della città.

Dall’altra parte, le posizioni contro la laicità dello Stato di Erbakan stavano creando preoccupazioni. Il 28 febbraio 1997, l’esercito emise un ultimatum per il governo Rp-Dyp affinché nelle decisioni da prendere si attenesse a “restaurare il carattere laico del regime”. Il risultato fu che il primo ministro Erbakan fu costretto a dare le dimissioni e l’Rp fu messo fuori legge. Questo quarto golpe divenne noto come il “golpe post moderno” perché rovesciò il governo mediante pressione e non con spargimento di sangue e diede inizio ad un periodo di misure dure contro gli islamisti. In questo periodo parlando ad un rally a Bitlis nel dicembre del 1997, Erdogan lesse una poesia: “Le moschee sono le nostre caserme. I minareti sono le nostre baionette. Le cupole sono i nostri elmetti. I fedeli sono i nostri soldati. Allahu akbar. Allahu akbar (Dio è grande, Dio è grande)”. Questo discorso creò una grande controversia. Per questo fu condannato a dieci mesi di prigione e bandito dal pubblico servizio per aver violato la legge sulla laicità incitando all’odio religioso. Per questo dovette dimettersi nel 1998 prima di completare il suo mandato di sindaco di Istanbul.

Migliaia di persone si radunarono per salutare Erdogan prima che entrasse in prigione nel 1999. Egli disse alla folla: “Questa canzone non finisce qui”. Questa frase divenne uno slogan nei circoli islamisti. Dopo poco fu pubblicato un album con lo stesso titolo e con una foto di Erdogan sulla copertina. Conteneva sette poesie di poeti islamici, e la prima era “Lettera dalla prigione”, tutte recitate da Erdogan con un certo successo. Inoltre, in una canzone popolare veniva cantato in coro ad Erdogan: “Tu sei una canzone che durerà per tutta la vita”. Il cd vendette 1 milione di copie. Erdogan fu rilasciato dopo quattro mesi.

All’inizio degli anni Novanta la Guerra fredda era finita e non c’era più la minaccia comunista. Eppure a quell’epoca era iniziata una lotta tra i poteri sovranazionali. I globalisti vedevano i movimenti islamisti come un veicolo per indebolire gli stati nazionali e diffondere idee neoliberali, per cui li sostenevano. Forse è stata questa la ragione che sta dietro il quarto colpo di Stato militare in Turchia. Alcuni esperti americani come Samuel Huntington hanno apertamente dichiarato che la Turchia dovrebbe rinnegare Ataturk (che significa laicità e stato nazionale) così come i russi hanno rinnegato Lenin. A causa dell’eredità Ottomana, la Turchia potrebbe rappresentare il Paese centrale per l’islam (questo significa che dovrebbe esserci un califfato turco). Quindi ha bisogno di un leader forte, un secondo Ataturk, per la sua trasformazione.

Nel dicembre del 1997, il Partito della virtù (Fp) fu creato dalla cerchia vicina ad Erbakan, dato che lui era stato bandito dalla politica, ma fu sciolto nel 2001. Dopo solo un mese fu fondato un altro partito islamista, il Partito della felicità, l’Sp, dagli stessi dirigenti. Nel 2001, Erdogan insieme ad un gruppo chiamato “i Riformatori” ruppe i rapporti con Erbakan e l’Sp e formò l’Akp. Nel 2002 diventerà il primo partito. Erdogan era stato bandito dalla politica a causa del suo arresto del 1998. Ma con un emendamento costituzionale e vincendo un’elezione suppletiva, questo ostacolo fu rimosso e nel 2003 egli divenne primo ministro in Turchia.

L’Akp ha dominato la politica turca fin dalle sue prime elezioni nel 2002. Esso ha incrementato il consenso popolare dal 34 % del 2002 al 46,58% del 2007 e il 49,83% del 2011.

Erdogan ha cercato in tutti i modi di convincere l’Occidente di non avere più sentimenti ostili nei suoi confronti. Ha lavorato duramente per darne prova ed è così diventato caro all’Occidente. Ha presentato la richiesta della Turchia di diventare membro dell’Unione europea. Ha cercato di assicurare l’approvazione della permanenza delle truppe Usa di stanza in Turchia durante l’invasione Usa in Iraq, ma non ci è riuscito. Nel 2004 ha sostenuto il piano del Segretario generale dell’Onu Kofi Annan per la riunificazione dell’isola di Cipro. I turco-ciprioti hanno approvato il referendum mentre i greco-ciprioti lo hanno respinto. Ha dato inizio ad un processo di riconciliazione con l’Armenia e a colloqui di pace con i curdi. Ha seguito il piano economico imposto dalle istituzioni finanziarie occidentali, ha governato in inflazione ed ha incoraggiato gli investimenti stranieri.

Ha anche portato grandi benefici alla sua base elettorale assegnando fondi e privilegi, e con questo ha creato una ricca classe media. Questo ha incrementato la polarizzazione tra il campo Islamista e quello laico.

Nel 2008 l’AKP ha approvato in parlamento un emendamento che rimuove il divieto di indossare il velo nei campus universitari. I vertici Islamisti stanno diventando dominanti negli apparati della burocrazia; Erdogan sta anche frenando le ali dell’esercito rendendo i militari più responsabili nei confronti dei tribunali civili. Tutte queste cose hanno aumentato l’attrito tra Erdogan e le istituzioni laiche.

L’Occidente dava ancora credito ad Erdogan. In un suo profilo del 2011 su TIME si diceva “Egli ha, è vero, anche mostrato un atteggiamento autocratico, passando sopra i suoi avversari politici, incarcerando i nemici e intimidendo i media… I critici dicono che il governo di Erdogan censura Internet, imbavaglia i legislatori ed interferisce con le istituzioni accademiche. Ma per i suoi ammiratori questi difetti impallidiscono davanti ai suoi successi. Democratico, economicamente in ascesa e ammirato a livello internazionale: mentre il modello politico va avanti, la Turchia diventa sempre più irresistibile per tutti coloro che si scrollano da dosso decenni di governo autoritario e di impoverimento – e per gli Occidentali preoccupati di cosa quel popolo possa fare dopo”.

Nel 2013, numerosi alti ufficiali imprigionati a vita per aver tentato di rovesciare l’AKP divennero noti come “il caso Ergenekon”. Questi represse duramente la protesta dei manifestanti intenzionati a proteggere Gezi Park, un’area verde di Istanbul interessata da un progetto di edificazione. In tutto il paese cominciarono manifestazioni anti governative e migliaia di persone rimasero ferite negli scontri. La Turchia ha anche eliminato le leggi che vietano alle donne di indossare il velo nelle sedi delle istituzioni dello stato. È stata avviata un’indagine per corruzione sul cerchio intorno ad Erdogan. Nel corso dell’indagine il Governo ha fatto dimettere 350 ufficiali della Polizia e l’inchiesta è stata interrotta. Erdogan ha accusato Fethullah Gulen, un ecclesiastico Turco che si trova in esilio in USA ma che ha un forte potere in Turchia. Fino alla sua ascesa al potere avevano collaborato. Poi Erdogan ha cominciato ad eliminare i suoi dirigenti.

Nel 2014 Erdogan si è candidato alla presidenza anche se il ruolo è solamente cerimoniale. In base alle regole del partito non era possibile correre per un quarto mandato. Grazie agli emendamenti del 2007 per la prima volta un presidente è stato eletto dal popolo e non dal Parlamento. Dopo la sua vittoria, ha annunciato che verrà varata una nuova costituzione dopo le elezioni parlamentari del 2015. Questo è stato interpretato come una chiara intenzione di ampliare i suoi poteri.

Nel 2015, per la prima volta a causa della coalizione informale dell’opposizione – con inclusi i curdi dell’Hdp – che mirava a evitare il piano di Erdogan per una presidenza con pieni poteri, l’Akp non è riuscito a raggiungere la maggioranza in parlamento. Comunque, l’opposizione non è riuscita a formare una coalizione di governo a causa dei nazionalisti dell’Mhp. Alle elezioni anticipate di novembre, l’Akp ha conquistato di nuovo la maggioranza in parlamento.

Il 15 luglio 2016 ebbe luogo un tentativo di golpe militare. Mentre la sua vera natura è ancora un mistero, Erdogan lo ha superato grazie al sostegno dei circoli nazionalistici dell’esercito, dato che questi le vedevano come un complotto dell’Occidente. Si dice che Erdogan abbia ricevuto anche supporto da Mosca e che questo sia stato l’inizio della sua amicizia con il presidente russo Vladimir Putin.

Erdogan ha accusato Fethullah Gulen e richiesto la sua estradizione da Washington. Ma inutilmente. Ha dato inizio ad una caccia alle streghe rimuovendo decine di migliaia di soldati, ufficiali di polizia, insegnanti, giudici e funzionari civili dai loro posti di lavoro, imprigionandoli e mettendoli sotto inchiesta per la loro presunta collaborazione con il golpe e con il Movimento di Gulen.

Ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Nell’aprile del 2017 in questo scenario si è tenuto un controverso referendum costituzionale. Con un piccolo margine, l’abolizione della figura del primo ministro e il passaggio dei poteri esecutivi al presidente è stata approvato malgrado le proteste dell’opposizione secondo la quale si erano verificati brogli elettorali.

Il 24 giugno 2018 alle elezioni presidenziali, Erdogan ha conquistato la maggioranza dei voti al suo secondo mandato, grazie alla sua collaborazione con il partito nazionalista, l’Mhp, e di nuovo malgrado le proteste dell’opposizione secondo cui le operazioni di voto non erano state corrette. Dopo il suo insediamento il 9 luglio, Erdogan ha assunto poteri presidenziali allargati per cui la Turchia ha di fatto modificato il suo sistema da parlamentare a presidenziale.

Comunque, nel 2019 l’economia ha rallentato, l’inflazione è salita al 20%, la disoccupazione ha raggiunto il 15%. Malgrado il partito di Erdogan, l’Akp, abbia vinto le elezioni locali del 31 marzo a livello nazionale, ha comunque perso grandi città come Istanbul, Ankara, Izmir, Antalya, Adana e Diyarbakir. Come ex sindaco della città, perdere Istanbul per Erdogan è stato uno choc. Una volta aveva detto: “Perdere Istanbul è perdere la Turchia”. L’Akp ha fatto ricorso sui risultati, ma la ripetizione delle elezioni ha portato ad un successo anche maggiore del candidato del Chp Ekrem Imamoglu e ora è lui la nuova stella della politica turca.

Inoltre, Erdogan fronteggia la sfida dei suoi vecchi colleghi. Ahmet Davutoglu, che fu forzato a dimettersi da primo ministro nel maggio del 2016 sta formando un suo partito. Il precedente ministro dell’Economia e vicepremier, Ali Babacan, sta anche lui organizzando un nuovo partito con il sostegno di quello che una volta era un grande amico di Erdogan, il presidente precedente Abdullah Gul.

In questo clima, con l’intensificarsi del disaccordo con l’Occidente ed i circoli filo occidentali, la sua vicinanza con Putin ed i circoli filo russi in Turchia sta crescendo.