Alcuni segnali suggeriscono che in Asia centrale, teatro-chiave della competizione tra grandi potenze, tutto sia pronto per il maggiore protagonismo di un giocatore dalle grandi potenzialità che, sino ad oggi, ha ivi mantenuto una posizione defilata: l’India.

Perché l’India è entrata negli -stan?

L’India è il cuore pulsante dell’Indosfera, il grande polmone dell’Asia meridionale, ed è anche protesa naturalmente verso il Turkestan in ragione della sua storia e della sua posizione geografica. Il recente ingresso indiano nell’Asia centrale post sovietica, però, non è stato determinato dalla storia e neanche dalla geografia ma dalla geopolitica.

È dalla seconda metà degli anni 2010 che il mondo è avvolto in una nube, la nuova guerra fredda, che ha gradualmente comportato una ri-polarizzazione delle relazioni internazionali e, ha richiesto, anzi imposto, una scelta di campo agli stati. In questo contesto, la politica estera indiana è stata rimodulata in maniera tale da preservare il non allineamento, quantomeno a livello di immagine e superficie, e da fornire simultaneamente gli strumenti a Nuova Delhi per contrastare l’espansione di Pechino in Asia.

Gli strumenti dell’India

In Asia centrale, teatro-chiave della competizione tra grandi potenze in cui si incontrano, scontrano e intrecciano gli interessi e le agende di Russia, Cina, Stati UnitiTurchiaGiapponeIran, petromonarchie del Golfo ed altri giocatori, l’India sta operando a mezzo di multilateralismo, cooperazione allo sviluppo e infrastrutture.

Il 13 gennaio 2019 è stato lanciato il Dialogo India–Asia centrale, un formato di discussione 6+1 al quale aderiscono Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Afghanistan. La prima edizione era stata organizzata simbolicamente a Samarcanda, la storica fermata dell’antica via della seta, mentre la seconda ha avuto luogo lo scorso 28 ottobre in forma video a causa della pandemia.

La piattaforma è stata istituita allo scopo “di rafforzare la cooperazione tra India e i Paesi dell’Asia centrale nelle sfere culturale, umanitaria, commerciale, economica, politica e di sicurezza […] [che possa condurre] alla costruzione di un partenariato globale e durevole sulla base dei loro legami civilizzazionali, culturali e storici”.

Nell’ambito della struttura, l’India ha aperto una linea di credito da un miliardo di dollari per favorire l’implementazione di progetti nei settori energia, connettività, salute, istruzione, agricoltura e informazione, e, inoltre, ha ottenuto di poter approfondire la propria impronta nella cooperazione allo sviluppo ed umanitaria. Quest’ultima ha preso forma l’anno scorso, in occasione dello scoppio della pandemia, con la trasformazione dell’India in uno dei grandi protagonisti della battaglia degli aiuti umanitari in Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan.

Dal ventre fertile del Dialogo India–Asia centrale è stato anche partorito il Consiglio per gli Affari India–Asia centrale (ICABC, India-Central Asia Business Council), inaugurato a Nuova Delhi il 6 febbraio dell’anno scorso e riunente le camere di commercio di India e –stan postsovietici; ovvero l’Afganistan non ne fa (ancora) parte. L’ICABC è stato progettato per soddisfare delle esigenze più specifiche, circoscritte a commercio e investimenti, ed è il meccanismo all’interno del quale si discutono e vengono fucinati accordi in materia di scambi, localizzazioni produttive e supporto alla piccola e media imprenditoria.

L’importanza dell’Afghanistan

L’Afganistan, la celebre “tomba degli imperi”, riveste un ruolo pivotale all’interno della visione indiana. Nella consapevolezza che la nazione sia indomabile per i singoli, e che la Cina ivi abbia investito più di ogni altra potenza nell’ultimo ventennio, l’India possiede, ed è guidata da, un semplice interesse: fungere da peso di bilanciamento.

L’inclusione di Kabul nel formato di dialogo multilaterale è ingegnosa perché serve il duplice obiettivo di stabilire un contatto con Nuova Delhi e, nel complesso, ad estendere la realtà degli –stan, sino ad oggi concepita nella sua dimensione postsovietica. Integrare l’Afghanistan nella rete equivale a fornirgli un punto di riferimento alternativo, sia identitario che economico, e a ridurre conseguentemente l’ascendente su di esso esercitato dalla Cina.

Il piano indiano per la desinizzazione dell’Afghanistan prevede, tra i vari punti, l’organizzazione congiunta di eventi culturali, come forum giovanili, festival e conferenze, e l’implementazione di progetti di ricerca ed educativi tesi ad esaltare gli elementi in comune tra le nazioni del 6+1. Tra gli –stan, è Tashkent che sta mostrando il maggiore dinamismo a questo proposito, come dimostrano i cantieri inaugurati di recente per la costruzione di reti ferroviarie di collegamento transfrontaliero.

Il corridoio indo-irano-turcico

L’India anela a giocare un ruolo di spessore in Asia centrale e, Afghanistan a parte, potrebbe appoggiarsi su un altro stato-civiltà che si presta alla funzione di ponte: l’Iran.

Il porto iraniano di Chabahar potrebbe essere utilizzato come punto di snodo per le merci indiane in partenza da Mumbai, che verrebbero quindi redirezionate verso i mercati fiorenti e in espansione dell’Asia centrale via Teheran. L’idea presenta un potenziale di riuscita piuttosto elevato ed è stata discussa formalmente lo scorso 14 dicembre durante la prima videoconferenza del Gruppo di lavoro trilaterale di India, Iran e Uzbekistan.

Tashkent è interessata a dare concretezza al progetto, che vorrebbe protagonizzare, nella cognizione che potrebbe fare sulla propria posizione intermedia per divenire il sito di smistamento del corridoio indo-irano-turcico. Nuova Delhi, a sua volta, accoglie favorevolmente la partecipazione di questo –stan, più che degli altri, alla luce degli ottimi legami costruiti nell’ultimo biennio – palesati, lo scorso 20 gennaio, dalla firma di un memorandum d’intesa per stabilire un partenariato nel settore dell’energia solare.

Il corridoio indo-irano-turcico potrebbe incontrare negli Stati Uniti un immediato ostacolo, a causa della loro rivalità con l’Iran, ma, se effettivamente portato a compimento, le ricadute per l’India, e per l’intera Eurasia, potrebbero essere ragguardevoli. La tratta, invero, da Tashkent può essere collegata con facilità e rapidità a Nur-Sultan, creando un tutt’uno centroasiatico, e l’aumento della centralità e dell’interconnettività del porto di Chabahar avrebbe riflessi positivi sulle capacità del Corridoio internazionale Nord-Sud – che, a sua volta, collega Nuova Delhi a Baku e Mosca – e sul Corridoio Indo-Pacifico.