In Uzbekistan sta venendo scritto un paragrafo importante della riedizione contemporanea del Grande Gioco che ha travolto l’Asia centrale a partire dalla seconda metà degli anni 2010. Punto di collegamento tra gli –stan e l’Asia meridionale e cuore pulsante dell’Antica e della Nuova Via della Seta, Tashkent è l’epicentro di uno scontro che sta coinvolgendo una costellazione variegata di potenze – in primis Washington, Ankara, Mosca, Pechino e Nuova Delhi – e si caratterizza per un elemento in particolare: la centralità della questione energetica.

Perché le parole d’ordine del pivotale Uzbekistan nel campo energetico sono diversificazione, autosufficienza e transizione verde, ergo chiunque sia in grado di offrire una di queste è ben accetto. E l’eco della chiamata proveniente dalla terra di Tamerlano sta attraendo una moltitudine di attori che sul leveraggio dell’energia, specialmente di tipo rinnovabile, hanno costruito fortuna e immagine: dall’Italia alla Turchia e dagli Stati Uniti all’Arabia Saudita. L’ultima potenza ad aver colto il richiamo di Tashkent e Samarcanda sono gli Emirati Arabi Uniti.

L’accordo tra Masdar e Tashkent

Il mese di aprile si è aperto all’insegna della cooperazione per Uzbekistan ed Emirati Arabi Uniti, i quali hanno siglato un riguardevole accordo di implementazione nel settore eolico, avente come protagonista la firma emiratina Masdar e destinato a incidere profondamente sul panorama energetico nazionale e regionale.

Il documento prevede che la Masdar si occupi del potenziamento massiccio della capacità di generazione elettrica eolica installata in Uzbekistan ed è stato firmato a Tashkent nel corso di una pomposa cerimonia presenziata, tra gli altri, dal titolare del Ministero dell’Energia uzbeko, Alisher Sultanov, dal vice-primo ministro uzbeko, Sardor Umurzakov, dall’ambasciatore emiratino in loco, Saeed Matar Al-Qemzi, e dall’amministratore delegato della Masdar, Mohamed Jameel Al Ramahi.

La Masdar, un gigante in ascesa nel campo delle rinnovabili, ha ottenuto un incarico tanto onorevole quanto oneroso: portare a quota un miliardo e mezzo di gigawatt la capacità di generazione elettrica eolica totale dei propri impianti in Uzbekistan entro il 2030, cioè raddoppiare l’attuale volume attraverso un potenziamento delle installazioni esistenti.

Cosa verrà potenziato

Le installazioni a cui si fa riferimento nell’accordo di inizio aprile sono in via di edificazione e sono il risultato di documenti siglati l’anno scorso tra Masdar e il governo uzbeko inerenti lo sviluppo, la costruzione e la messa in operatività di un parco eolico da cento megawatt a Navoi e di una fattoria del vento da 500 megawatt nel distretto di Zarafshan, la più grande dell’Asia centrale.

La centrale di Zarafshan dovrebbe iniziare le attività commerciali entro la fine del 2024 e, se utilizzata al massimo dell’attuale capacità, potrebbe dare luce a 500mila abitazioni ed eliminare un milione di tonnellate di anidride carbonica su base annua. Il potenziamento auspicato dalle autorità uzbeke aumenterebbe la nodalità del sito in questione e contribuirebbe in maniera determinante a supportare il ritmo della corsa di Tashkent verso i due obiettivi energetici principali per l’anno 2030: aumento della capacità di generazione elettrica eolica totale di tre gigawatt e un quarto del fabbisogno domestico di enegia elettrica soddisfatto da fonti rinnovabili. 

Non solo energia

La cooperazione bilaterale tra Uzbekistan ed Emirati Arabi Uniti non è limitata allo sfruttamento energetico del vento. Il 7 aprile, a pochi giorni di distanza dall’accordo tra Masdar e governo uzbeko, ha avuto luogo il quarto incontro della Commissione intergovernativa su commercio e cooperazione tecnica, scientifica ed economica, organizzato da remoto a causa del perdurare della pandemia.

L’evento, co-presieduto dal vice-primo ministro uzbeko, Sardor Umurzakov, e dal titolare del Ministero dell’Economia emiratino, Abdulla bin Touq Al Marri, ha funto da occasione ideale per la finalizzazione di una serie di tavoli negoziali su agricoltura, investimenti e interscambio, e si è concluso con la firma di ventuno accordi di cooperazione bilaterale e con l’annuncio della creazione del Consiglio affaristico Uzbekistan–EAU, la cui prima riunione dovrebbe avere luogo fra due mesi, ossia a giugno.