Le eccellenze nostrane dell’energia hanno il potenziale per contribuire alle cause della prosperità e del prestigio dell’Italia. L’Eni è la dimostrazione più palese di questa realtà sin dai tempi di Enrico Mattei, e, più di recente, un promemoria nella stessa direzione è provenuto dall‘affare Maire Tecnimont in Azerbaigian. Curiosamente, negli stessi giorni in cui l’attenzione mediatica veniva monopolizzata e catturata dal colpo grosso della suscritta a Baku, qualcosa di altrettanto importante accadeva a, capitale dell’Uzbekistan, coinvolgendo la Versalis, azienda-guida nel comparto chimico italiano e appartenente al gruppo Eni.

L’affare Versalis

La notizia è stata condivisa dall’Eni in data 2 febbraio, anche se la sua visibilità è stata oscurata dalle commesse milionarie ottenute da Maire Tecnimont in Azerbaigian.

Versalis, appartenente al gruppo Eni e azienda-guida nella petrolchimica, nella chimica di base e nelle materie plastiche, ha siglato un accordo con una delle maggiori ditte di costruzione dell’Asia centrale, l’Enter Engineering Pte, “per la realizzazione di un complesso chimico di scala mondiale di rilevante importanza […] sia per dimensioni che per tecnologie applicate” e che prenderà forma a Karakul, in Uzbekistan.

L’Enter Engineering Pte, a sua volta, aveva agito da licenziataria per la JV Jizzakh Petroleum LLC, la società uzbeka responsabile del complesso chimico. Sulla base dell’accordo, la Versalis “ha concesso in licenza [alla ditta di costruzione] un’unità swing di polietilene a bassa densità/etilene vinil acetato (LDPE/EVA) che sarà realizzata nell’ambito del nuovo complesso”.

In altri termini, meno specialistici e più adatti all’ordinario, la Versalis – ossia l’Eni – fornirà agli uzbeki la tecnologia necessaria alla messa in funzione di un impianto che giocherà un ruolo-chiave all’interno del complesso. Quali prodotti potrebbero essere fabbricati a partire e attraverso il materiale da Versalis viene spiegato dalla stessa Eni: “pellicole, rivestimenti, stampi a iniezione, imballaggi, dispositivi medici, schiume e componenti di base per adesivi a caldo”.

Uzbekistan, non solo energia

L’Uzbekistan è una delle colonne portanti dell’area, seconda in termini di opportunità e attrattività soltanto al Kazakistan, e l’Italia ha le carte in regola per ivi costruire un avamposto funzionale a permettere una trasmigrazione dal Mediterraneo allargato all’Asia centrale. L’Eni sta dimostrando prontezza e lungimiranza, come da tradizione, e i suoi successi potrebbero e dovrebbero essere capitalizzati per facilitare l’allargamento e l’approfondimento dell’orma italiana a Tashkent.

L’Italia, in effetti, essendo un faro in settori come trasporti, edilizia, infrastrutture, moda e manifattura di beni pregiati, potrebbe soddisfare i numerosi e più importanti appetiti dell’Uzbekistan, facendo leva sulle proprie competenze, universalmente riconosciute, per stringere accordi win-win in un momento storico e particolarmente ricco di occasioni quale quello attuale.

Le opportunità per Roma sono molteplici: sbocco del Made in Italy in un mercato di consumatori in progressiva espansione, bacino manifatturiero vasto ed attraente per eventuali delocalizzazioni produttive, clima di investimenti in costante miglioramento, possibilità di rilevare imprese, diversificazione energetica, interi settori da conquistare poiché necessitanti di competenze in possesso dei Paesi avanzati.

In sintesi, l’Uzbekistan è una nazione in via di sviluppo che ha bisogno di strade, autostrade, ferrovie e infrastrutture con cui migliorare la sua interconnettività internazionale; e le grandi firme italiane hanno le risorse e gli strumenti per realizzarle. Inoltre, allo stesso modo degli altri –stan, Tashkent sta incamminandosi nel percorso verso la transizione verde, e l’Eni può e deve essere pronta a lasciare un’impronta profonda.

Dall’energia al calcio

Ultimo ma non meno importante, non è da trascurare né da sottovalutare la rilevanza che la diplomazia sportiva dovrebbe avere nella formulazione di una “grande strategia” per l’Uzbekistan, la cui classe dirigente ha mostrato una forte passione per il pallone sin dall’indipendenza anelando a portare in alto la bandiera in eventi di alto livello come i Mondiali.

L’Italia, alla luce del punto di cui sopra, è chiamata a sviluppare, istituzionalizzare e condurre con perseveranza una diplomazia dello sport a modo suo: non costruendo stadi come la Cina, ma formando future promesse del calcio nelle proprie accademie (aprendo corridoi e offrendo borse) e squadre (concentrando il mercato acquisti negli –stan) e inviando i propri allenatori in loco ad insegnare nelle scuole e a dirigere i club. La diplomazia degli allenatori potrebbe rivelarsi la chiave di volta per l’accesso al cuore del popolo uzbeko, come dimostra il caso mediatico montato attorno a Eldor Shomurodov, stella del Genoa e idolo dei nipoti di Tamerlano.