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	<title>crisi politica Archives - InsideOver</title>
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	<title>crisi politica Archives - InsideOver</title>
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		<title>Perù: tra petrolio e litio, la doppia via energetica in piena crisi politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Perù vuole sfruttare le riserve di petrolio e litio per attirare capitale esteri, ma deve fare i conti con l'instabilità politica interna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/peru-tra-petrolio-e-litio-la-doppia-via-energetica-in-piena-crisi-politica.html">Perù: tra petrolio e litio, la doppia via energetica in piena crisi politica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230109155312135_71217653a4bfb578a85669ca2346c784-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sullo sfondo delle proteste di piazza e delle scosse del terremoto politico recentemente avvertite, il Perù vuole ritagliare degli spazi per la messa a punto di una<strong>strategia energetica </strong>che non lo lasci indietro nella corsa alle risorse. La grande ambizione dovrebbe tradursi nello <strong>sfruttamento delle riserve di petrolio e di litio</strong> per attirare investitori e capitali esteri sempre più diffidenti dopo la destituzione della presidente <strong>Dina Boluarte</strong>, messa all’angolo da scandali e contestazioni di massa. Non si conosce, dunque, l’identikit del leader pronto a usare penna e calamaio per scrivere una pagina inedita  di un “prossimo futuro energetico”, soprattutto se si guarda al contesto: <strong>le strade brulicano di manifestanti e la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici.</strong> Ciononostante, qualche azienda straniera comincia già a mostrare un certo appetito per le ricchezze naturali che Lima ha da offrire.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’instabilità che minaccia la crescita&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Il 10 ottobre, Il Congresso della Repubblica del Perù ha votato a maggioranza schiacciante per la rimozione di Dina Boluarte dalla più alta carica dello Stato, prima donna a ricoprirla nella storia del Paese andino. Dopo una lunga serie di scandali &#8211; dall’origine incerta di alcuni orologi e gioielli di lusso fino all’utilizzo improprio di risorse pubbliche &#8211; l’impopolarità della presidente aveva sfondato il tetto del 90% e quasi tutto l’arco parlamentare &#8211; compresi i suoi alleati di destra &#8211; ha chiesto la sua testa.</p>



<p>A prendere il suo posto a Casa di Pizarro (sede dell’esecutivo) è <strong>José Jerí</strong>, già presidente del Congresso ed eletto dallo stesso per traghettare il Perù verso elezioni anticipate nel 2026. Il cambio di guardia al vertice dello Stato, però, <strong>non è bastato a placare gli animi della rivolta, <a href="https://it.insideover.com/politica/lima-capitale-prendi-tutto-e-il-peru-rischia-di-diventare-una-democrazia-fallita.html">specie nelle zone rurali </a>che si sentono poste ai margini dello sviluppo economico e infrastrutturale</strong>, a causa di un’agenda politica che sarebbe unicamente interessata alla modernizzazione della capitale e dei suoi dintorni. Jerí è considerato troppo contiguo all’azione di Boluarte e nessun presagio fa escludere che possa finire anche lui nel tritacarne dell’<strong>impeachment</strong>, sorte riservata a quasi <a href="https://it.insideover.com/politica/la-caduta-di-castillo-e-leterna-instabilita-del-peru.html">tutti i suoi predecessori</a> a partire dagli anni Duemila.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>&nbsp;&nbsp;https://x.com/theinformant_x/status/1978669296738787705</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rilevanza dell’oro nero&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Nonostante il caos politico continui a imperversare, il <strong>petrolio</strong> potrebbe essere una carta da giocare da parte di Lima per intravedere delle prospettive più rosee. All’inizio degli anni Novanta, la produzione di greggio sfiorava i 150 mila barili al giorno mentre oggi è drasticamente calata al punto che il Perù si è trovato costretto persino a individuare fonti di approvvigionamento esterne.&nbsp;</p>



<p>Per invertire la rotta, la nazione andina ha deciso di consegnare le chiavi di accesso ai pozzi di oro nero alla statunitense <strong><a href="https://www.reuters.com/business/energy/peru-minister-touts-saudi-mining-interest-chevron-offshore-potential-2025-10-07/">Chevron</a>, la quale avrebbe il mandato di avviare le trivellazioni nel 2026 e raggiungere l’obiettivo dei 300 mila barili giornalieri</strong>. Parallelamente a tale iniziativa, il Governo di Lima starebbe anche valutando, insieme alla compagnia ecuadoriana Petroecuador, il trasporto e la lavorazione del greggio di Quito presso la raffineria di Talara, nell’omonima provincia peruviana.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un minerale prezioso: il litio</h2>



<p>Se il futuro per molti è all’insegna dell’elettrico, il Perù ha ciò che serve per farsi largo tra la concorrenza: il <strong>litio</strong>. Lima vuole sognare in grande e non rinuncia all’idea di diventare uno dei maggiori produttori mondiali del metallo tanto prezioso, senza lasciare il monopolio ai vicini <a href="https://it.insideover.com/economia/milei-campione-delloccidente-intanto-il-litio-argentino-se-lo-prendono-i-cinesi.html">Argentina</a>, Bolivia e Cile. Non si tratta di semplice velleitarismo: a novembre è prevista la sottoscrizione di un <strong>accordo con l’Arabia Saudita, finalizzato a dare forma a una partnership tra i due Paesi nell’ambito delle estrazioni minerarie</strong> e nella messa a punto di strutture di supporto come gli impianti di desalinizzazione. Inoltre, non è solo Riad a essere interessata ai minerali nascosti tra le Ande, ma anche il colosso canadese <a href="https://americanlithiumcorp.com/falchani-lithium-project-peru/">American Lithium </a>che ha già annunciato un piano di investimenti dal valore di oltre 800 milioni di dollari.  </p>



<p>Tali prospettive sono senz’altro allettanti per un Paese dal grande potenziale come il Perù, che potrebbe assurgere ai ranghi dei grandi attori energetici dell’America Latina, se i suddetti progetti potranno mai emettere il loro vagito. Tuttavia, l’instabilità politica è una spada di Damocle che incombe sui tesori del sottosuolo: la classe dirigente, se continuerà con le lotte intestine nei palazzi, anziché scavare per trovarli, finirà per scavarsi la fossa.</p>



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		<title>Libia, l’infinito conto alla rovescia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-linfinito-conto-alla-rovescia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2022 05:22:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sabbia nella clessidra della Libia, ex alleato numero uno dell’Italia nel Mediterraneo, si sta esaurendo. Una nuova data potrebbe segnare una svolta o un punto di non ritorno nell’ex Jamahiriya del defunto colonello Mu&#8217;ammar Gheddafi. Il 22 giugno scade la road map delineata dal Foro di dialogo politico (Lpdf), l’organismo libico di 74 membri &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-linfinito-conto-alla-rovescia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_2022053116254521_323da7a1c6726fac35d9e2188bd9eee3-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La sabbia nella clessidra della <strong>Libia</strong>, ex alleato numero uno dell’Italia nel Mediterraneo, si sta esaurendo. Una nuova data potrebbe segnare una svolta o un punto di non ritorno nell’ex Jamahiriya del defunto colonello <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Mu&#8217;ammar Gheddafi</a>. Il <strong>22 giugno</strong> scade la road map delineata dal Foro di dialogo politico (Lpdf), l’organismo libico di 74 membri patrocinato dalle Nazioni Unite che ha nominato l’attuale premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Abdulhamid Dbeibah</a> e i tre membri del Consiglio di presidenza, il presidente Mohamed Menfi (est) e i due vice Moussa Kuni (sud) e Abdullah al Lafi (ovest). Cosa succederà ora nel Paese membro del cartello petrolifero Opec? Ecco <strong>quattro</strong> scenari possibili.</p>
<h2>Assolutamente nulla</h2>
<p>La cosa più probabile è che non accada assolutamente <strong>nulla</strong>. Il 22 giugno è infatti una data politica delicata, ma ha scarsa valenza giuridica. L’attuale governo di unità nazionale (Gun) è rimasto in caricata nonostante un’altra scadenza ben più importante: quella delle <strong>elezioni</strong> che avrebbero dovuto tenersi nel 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia, il <strong>24 dicembre</strong> 2021. La tabella di marcia approvata dall’Lpdf a Tunisi nell’ottobre del 2020 prevedeva elezioni entro 18 mesi, dunque entro giugno, ma allo stato attuale è improbabile che ciò accada. Nel Paese ci sono due governi, migliaia di combattenti stranieri, i mercenari del <a href="https://it.insideover.com/politica/i-mercenari-russi-sono-ancora-in-libia.html">gruppo russo Wagner</a> e un blocco del petrolio: andare al voto in queste condizioni è infattibile.</p>
<h2>Il Golpe parlamentare</h2>
<p>Uno scenario meno probabile, ma possibile, è che il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, <strong>Aguila Saleh</strong>, dichiari decaduto il Consiglio presidenziale e il governo di unità nazionale e si autoproclami presidente della Repubblica e comandante supremo delle Forze armate “ad interim”. È un’eventualità che teme in particolare l’Alto Consiglio di Stato, il “Senato” libico con sede a Tripoli dominato dai Fratelli musulmani.</p>
<p>Anche questa opzione, tuttavia, presenta delle criticità. Tanto per cominciare il Parlamento libico con sede nell’est non ha mai ratificato l’accordo politico di Tunisi, pertanto le basi legali sono deboli. Saleh, vecchia volpe della politica libica, è stato sanzionato dall’<strong>Unione europea</strong> e, seppure questo non gli abbia impedito di recarsi in Italia e in Francia, difficilmente riceverebbe l’avallo della comunità internazionale qualora decidesse di auto-proclamarsi raìs con un golpe parlamentare.</p>
<h2>Il Golpe militare</h2>
<p>La terza ipotesi, la più catastrofica, è quella di un <strong>golpe militare</strong> in piena regola. Il primo ministro designato dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fathi-bashagha.html">Fathi Bashagha</a>, ha già tentato per due volte di insediarsi a Tripoli, ma è stato sempre respinto dai gruppi armati fedeli al rivale Dbeibah. L’ultima volta, peraltro, un colpo di mortaio ha <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-colpi-di-mortaio-vicino-allambasciata-ditalia-a-tripoli.html">sfiorato</a> l’ambasciata d’<strong>Italia</strong> a Tripoli e ferito in modo lieve un agente libico della polizia diplomatica.</p>
<p>Vale la pena ricordare che Dbeibah controlla ancora le entrate petrolifere tramite la potente Banca centrale, che ad oggi eroga gli stipendi anche agli ufficiali dell’esercito del generale <a href="-">Khalifa Haftar</a>, il quale teoricamente sostiene (sempre meno) Bashagha. Secondo l’<a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-calma-relativa-a-tripoli-dopo-lo-schieramento-della-brigata-pro-dabaiba/">Agenzia Nova</a>, anche l’ultimatum lanciato dal generale Osama al Juwaili, ex direttore del dipartimento di intelligence militare silurato perché considerato vicino a Bashagha, è scaduto senza cambiamenti significativi a Tripoli. L’impressione è che la parabola del premier nominato nell’est sia ormai in caduta libera e con scarse possibilità di ripresa.</p>
<h2>Il terzo incomodo</h2>
<p>L’ultima opzione, pericolosissima, è quella di un terzo primo ministro. Negli ambienti politici libici circolano già alcuni nomi: l’ex vicepremier <strong>Ahmed Maiteeq</strong>, politico di Misurata con buone entrature in Italia, parente dell’ex presidente dell’Alto Consiglio di Stato ed esponente di spicco della Fratellanza musulmana, Andulrahman Sewehli; l’imprenditore <strong>Mohamed El Muntasser</strong>, esponente di spicco di una delle famiglie più “nobili” di Misurata.</p>
<p>L’idea è quella di “fondere” i due governi rivali in un nuovo esecutivo formato ristretto, lasciando fuori i due premier. Il rischio è quello di arrivare, per accrescimento, ad avere contemporaneamente <strong>tre governi</strong> che si contendono il potere. Sarebbe un disastro, un paradosso, un vero peccato per un Paese che vanta le maggiori riserve di idrocarburi dell’intero continente africano e l’ennesima presa in giro per un popolo, quello libico, stanco di un infinito conto alla rovescia per date ormai prive di significato.</p>
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		<title>La svolta di Zelensky: perché ora si sta prendendo tutto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-svolta-di-zelensky-perche-ora-si-sta-prendendo-tutto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Mar 2022 13:19:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-300x167.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-1024x570.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-768x427.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-1536x855.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-2048x1139.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Consiglio per la difesa e la sicurezza nazionale dell&#8217;Ucraina ha deciso di sospendere le attività politiche di undici partiti a causa dei loro legami con Mosca.&#8221;Le azioni volte alla collusione ed alla divisione&#8221; ha annunciato il Capo di Stato Volodymyr Zelensky come riportato dal Guardian, per poi aggiungere che &#8220;non avranno successo e saranno affrontate con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-svolta-di-zelensky-perche-ora-si-sta-prendendo-tutto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-300x167.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-1024x570.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-768x427.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-1536x855.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320191412457_16e215b57632afdb6eca4aa7e1a72b6f-2048x1139.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Consiglio per la difesa e la sicurezza nazionale dell&#8217;Ucraina ha deciso di <strong>sospendere</strong> le attività politiche di <strong>undici partiti</strong> a causa dei loro legami con Mosca.&#8221;Le azioni volte alla collusione ed alla divisione&#8221; ha annunciato il Capo di Stato <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-volodymyr-zelensky.html">Volodymyr Zelensky</a> come riportato dal <em>Guardian, </em>per poi aggiungere che &#8220;non avranno successo e saranno affrontate con risposte molto dure&#8221;. I movimenti interessati dal bando sono marginali ma ci sono eccezioni. Tra queste spicca la <strong>Piattaforma di Opposizione-Per la Vita</strong>, che ha 44 seggi nel Parlamento ucraino e che è il principale partito di opposizione del Paese. Il suo leader, <strong>Viktor Medvechuk</strong>, è un oligarca molto vicino al Cremlino e si trovava agli arresti domiciliari da diversi mesi con l&#8217;accusa di tradimento. Medvechuk è evaso tre giorni dopo l&#8217;inizio dell&#8217;invasione russa ed ha fatto perdere le sue tracce. Tra i movimenti colpiti c&#8217;è anche <strong><em>Nashi</em> (Nostro)</strong>, guidato da <strong>Yevhen Murayev</strong> che sarebbe stato scelto dal Cremlino per guidare il governo  dopo l&#8217;eventuale sconfitta di Zelensky. Murayev ha smentito ma ora il suo futuro politico appare bruciato.</p>
<h2>La galassia pro-Russia</h2>
<p>Prima del 2014, come ricordato da Volodymyr Ishchenko su <em>Al Jazeera</em>, c&#8217;era un grande schieramento nella politica ucraina che aspirava ad un&#8217;integrazione nelle organizzazioni internazionali guidate dalla Russia piuttosto che in quello Euro-Atlantiche. La rivoluzione di <strong>Euromaidan</strong> e le azioni ostili compiute da Mosca in <strong>Crimea e nel Donbass</strong> hanno cambiato le cose e lo schieramento pro-russo si è ritrovato marginalizzato. Il termine<strong> pro-Russia</strong> ha iniziato ad essere utilizzato in modi diversi, spesso dispregiativi, per additare chiunque fosse in favore della neutralità dell&#8217;Ucraina, anti-occidentale, populista oppure radicale di sinistra. Tutte caratteristiche comuni a chi si era messo in contrapposizione al <strong>pensiero dominante</strong> neo-liberale, pro-occidentale e nazionalista, che ha ricoperto un ruolo di primo piano a Kiev dal 2014 ma che non può racchiudere la grande complessità della società ucraina. I legami più stretti con Mosca hanno cessato, da tempo, di essere uno degli obiettivi chiave delle forze pro-russe, che hanno scelto di focalizzarsi sulle questioni economiche come pensioni, salari e giustizia sociale. Si tratta di un mutamento che può essere legato all&#8217;età media dei proprie elettori che, nel 75 per cento dei casi, hanno più di 45 anni.</p>
<h2>La strada pericolosa intrapresa dall&#8217;Ucraina</h2>
<p>L&#8217;Ucraina, come ricordato da Nigel Jones sullo <em>Spectator,</em> non è la prima nazione a sospendere <strong>le norme democratiche</strong> in tempo di guerra. Il Regno Unito di Winston Churchill, ad esempio, imprigionò centinaia di sospetti fascisti e nazisti italiani ed inglesi, senza alcun processo, sull&#8217;isola di Man nel 1940. Negli Stati Uniti lo stesso destinò toccò a migliaia di giapponesi dopo i devastanti attacchi di Pearl Harbor. Le normali attività politiche dei due Stati, però, proseguirono normalmente e quanto deciso da Zelensky potrebbe costituire il suo<strong> primo errore</strong>. L&#8217;errore, in realtà, è doppio perché Kiev ha anche deciso di rimuovere dall&#8217;etere <strong>le televisioni private</strong> facendole confluire in un unico canale, controllato dal governo.  Le scelte fatte da Zelensky potrebbero alienargli, almeno in parte, le simpatie quasi unanimi che sono state manifestate nei suoi confronti da parte del mondo democratico che riconosce, nell&#8217;Ucraina, un baluardo delle libertà civili contro la Russia. L&#8217;Ucraina rischia, con queste mosse, di intraprendere una strada pericolosa che può renderla sempre più simile a Mosca, fino ad annacquare le differenze che esistono tra i due Stati. Il quadro non è ancora compromesso ma i segnali appaiono comunque<strong> preoccupanti</strong>. Nel 2021 l&#8217;organizzazione non governativa americana Freedom House, che monitora i livelli di libertà e democrazia nel mondo, ha assegnato all&#8217;Ucraina un punteggio di 61 su 100 definendola <strong>parzialmente libera</strong> a causa della presenza endemica della corruzione, dei frequenti attacchi contro i membri della società civile ed i giornalisti.</p>
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		<title>La crisi di Martinica e Guadalupa mette sotto pressione Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-crisi-di-martinica-e-guadalupa-mette-sotto-pressione-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 06:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-300x195.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-1024x667.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-768x500.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-1536x1001.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La corsa del presidente francese Emmanuel Macron verso le elezioni del 2022 rischia di subire una battuta d&#8217;arresto. La &#8220;colpa&#8221; è di Martinica e Guadalupa, due territori d&#8217;oltremare francesi situati nei Caraibi. Le due isole sono parte integrante della Francia, ed  i suoi abitanti godono della cittadinanza europea. La pandemia, però, sta rendendo difficili i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-di-martinica-e-guadalupa-mette-sotto-pressione-macron.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-300x195.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-1024x667.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-768x500.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/14004770_large-1536x1001.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La corsa del presidente francese <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html"><strong>Emmanuel Macron</strong></a> verso le elezioni del 2022 rischia di subire una battuta d&#8217;arresto. La &#8220;colpa&#8221; è di <strong>Martinica e Guadalupa</strong>, due territori d&#8217;oltremare francesi situati nei Caraibi. Le due isole sono parte integrante della Francia, ed  i suoi abitanti godono della cittadinanza europea. La pandemia, però, sta rendendo difficili i rapporti con la madrepatria ed i locali, dapprima a Guadalupa e poi anche a Martinica, sono scesi in piazza per dimostrare contro le restrizioni relative al<a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html"> <strong>Covid-19</strong></a>.<strong> Le proteste</strong> sono degenerate in scontri con barricate, veicoli in fiamme e decine di arresti. Macron ha riconosciuto la gravità della situazione ed ha provato a calmare gli animi rinviando al 31 dicembre l&#8217;introduzione dell&#8217;obbligo vaccinale per i sanitari ma potrebbe non bastare dato che le richieste dei dimostranti si sono ampliate. Si chiedono salari più alti, una riduzione del prezzo della benzina, un accesso più diffuso all&#8217;acqua potabile e più in generale si esprime scontento per come vengono trattate Guadalupa e Martinica, colpite da<strong> tassi di povertà</strong> e<strong> disoccupazione</strong> più alti di quelli francesi. <a href="https://www.rfi.fr/en/france/20211122-what-s-behind-explosive-riots-in-french-caribbean-island-of-guadeloupe">L&#8217;opposizione interna</a>, da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-marine-le-pen.html"><strong>Marine Le Pen</strong></a> a Jean Luc Melenchon, ha iniziato a soffiare sul fuoco ed a criticare Macron per la gestione della vicenda. Che ora rischia di trasformarsi in una <strong>crisi. </strong></p>
<p>Martinica e Guadalupa erano state colpite da una <strong>forte ondata di Covid</strong>, dovuta alla variante Delta, nel corso dell&#8217;estate. L&#8217;incidenza settimanale dei casi per 100mila abitanti in agosto aveva raggiunto i picchi più altri tra quelli registrati in tutta la Francia dall&#8217;inizio della pandemia toccando i 1900 casi per 100mila abitanti a Guadalupa ed i 1918 a Martinica. Le autorità hanno così imposto un<strong> lockdown</strong> a Martinica e misure di confinamento a Guadalupa che, nel lungo periodo, hanno riportato la situazione sotto controllo. La vaccinazione obbligatoria è un tema delicato nelle due isole per la sfiducia esistente nei confronti delle autorità sanitarie, coinvolte in uno scandalo legato all&#8217;uso di pesticidi tossici nelle piantagioni di banane.</p>
<h2>La storia di Martinica e Guadalupa</h2>
<p>I primi coloni francesi raggiunsero Martinica e Guadalupa nel 1635 ma, almeno inizialmente, furono ostacolati dalla resistenza dei nativi Caribi e dalla difficoltà di aprire  rotte commerciali. La scelta di puntare sulle <strong>piantagioni di zucchero</strong> di canna e quella di importare <strong>schiavi</strong> provenienti dall&#8217;Africa per lavorarci favorirono un cambio di passo rafforzando il controllo francese. Lo zucchero ed i suoi derivati hanno avuto, sin da allora, una forte influenza sulla struttura socio-economica locale. La moderna ossatura sociale di Martinica, nonostante l&#8217;abolizione della schiavitù sia avvenuta da secoli, è un&#8217;eredità del periodo delle piantagioni. L&#8217;élite è formata da bianchi, i <em>Bekes, </em>che affermano di discendere dai colonizzatori e mantengono il proprio prestigio con un atteggiamento di chiusura verso gli altri. Gli immigrati dalla Francia ed i mulatti sono invece parte della classe media e dominano il settore burocratico e commerciale. La maggior parte della popolazione si trova sul gradino più basso della scala sociale ed è formata da <strong>neri</strong>, che di solito lavorano nelle piantagioni. A Guadalupa la situazione è simile ma i bianchi, decimati durante la Rivoluzione Francese ed in parte fuggiti, sono meno organizzati e più deboli. L&#8217;<strong>indipendenza</strong> non è una scelta popolare perché sussiste il timore di un peggioramento delle condizioni di vita senza i sussidi francesi. La crescente consapevolezza delle somiglianze culturali con i vicini Caraibi, però, favorisce la ricerca di una maggiore autonomia.</p>
<h2>Macron è in un vicolo cieco</h2>
<p>Il governo francese, per bocca del ministro per gli Affari d&#8217;oltremare Sebastien Lecornu, ha aperto ad una discussione su una possibile <strong>forma di autonomia</strong> per Guadalupa. &#8220;Alcuni funzionari&#8221; ha riferito Lecornu secondo quanto riportato dall&#8217;<em>Associated Press</em> (e segnalato da <em>LoopNews</em>) &#8220;hanno posto la questione dell&#8217;autonomia e secondo loro Guadalupa potrebbe gestirsi meglio&#8221; rispetto a quanto fatto da Parigi. &#8220;Il governo è pronto a parlarne&#8221; ha chiosato Lecornu. La denuncia espressa verso i rivoltosi, che hanno danneggiato le attività lavorative ed impedito ad alcuni pazienti di essere trasferiti in ospedale, è stata temperata dal riconoscimento di <strong>&#8220;questioni strutturali&#8221;</strong> che spiegano la rabbia e richiedono una risposta &#8220;collettiva&#8221;.</p>
<p>L&#8217;apertura è stata oggetto di scherno da parte dei <strong>candidati conservatori</strong> e della <strong>destra radicale</strong> alle elezioni presidenziali francesi di aprile ed ora Macron rischia di trovarsi schiacciato tra l&#8217;incudine ed il martello. I conservatori sono pronti a sfruttare a fini elettorali un suo atteggiamento eccessivamente morbido mentre, d&#8217;altro canto, non può permettersi di perdere la faccia e piegarsi alle richieste provenienti dai funzionari locali. L&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo si ritroverà sulla graticola qualunque decisione assumerà e nel frattempo sarà costretto a difendersi anche su altri fronti. La curva del contagio provocato dal Covid-19 è tornata a crescere molto rapidamente in Francia e la recente scoperta della nuova <a href="https://it.insideover.com/scienza/cosa-sappiamo-della-variante-sudafricana.html">variante Omicron</a> ha gettato nel panico i mercati finanziari. A rischio ci sono la ripresa economica post-pandemica e lo stesso ruolo che potrà giocare Parigi in Europa dopo il ritiro della Cancelliera tedesca<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/angela-merkel-la-cancelliera-della-germania.html"> <strong>Angela Merkel</strong></a>.</p>
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		<title>Libia, ecco la situazione a 100 giorni dalle elezioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-ecco-la-situazione-a-100-giorni-dalle-elezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2021 15:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A 100 giorni dalle elezioni parlamentari e presidenziali in Libia del 24 dicembre 2021, la situazione nel Paese nordafricano sta assistendo a dei nuovi e rapidi sviluppi dagli esiti ancora imprevedibili. A Tripoli sono ripresi gli scontri armati tra milizie rivali, finora senza vittime, mentre il rilascio di ex esponenti del passato regime, tra cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-ecco-la-situazione-a-100-giorni-dalle-elezioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-ecco-la-situazione-a-100-giorni-dalle-elezioni.html">Libia, ecco la situazione a 100 giorni dalle elezioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/guerra-libia-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A 100 giorni dalle elezioni parlamentari e presidenziali in <strong>Libia</strong> del 24 dicembre 2021, la situazione nel Paese nordafricano sta assistendo a dei nuovi e rapidi sviluppi dagli esiti ancora imprevedibili. A Tripoli sono ripresi gli <strong>scontri</strong> armati tra <strong>milizie</strong> rivali, finora senza vittime, mentre il rilascio di ex esponenti del passato regime, tra cui spicca il nome di <a href="https://it.insideover.com/politica/liberato-saadi-gheddafi-il-figlio-del-rais-vola-in-turchia.html">Saadi Gheddafi</a>, terzogenito del defunto rais ucciso quasi 10 anni fa, potrebbe aprire la strada alla discesa in campo di Saif al Islam Gheddafi alle presidenziali.</p>
<p>La guerra interna tra il ministro del Petrolio, Mohamed Aoun, e il presidente della National Oil Corporation, Mustafa Sanallah, ha visto il secondo uscire vincitore, ma i blocchi dei terminal petroliferi dell’est rischiano di prosciugare l’unica fonte di reddito di un Paese che vanta le maggiori riserve di <strong>petrolio</strong> dell’Africa e che fino a dieci anni fa era primo alleato dell’<strong>Italia</strong> nel Mediterraneo. Intanto, il presidente del parlamento di Tobruk, <strong>Aguila Saleh</strong>, ha consegnato all’Onu una legge elettorale presidenziale sostanzialmente inaccettabile a Tripoli, firmata solo da lui stesso, con il risultato di aver alimentato le <strong>tensioni</strong> tra est e ovest. Il tutto sotto al naso dell’impotente inviato Onu, Jan Kubis, ormai in balia delle machiavelliche macchinazioni dei politici libici.</p>
<h2>Tensioni a Tripoli</h2>
<p><a href="https://www.reuters.com/world/africa/worst-tripoli-fighting-year-shows-limits-libya-peace-push-2021-09-03/">Il 3 e l’8 settembre</a>, curiosamente sempre mentre il premier <strong>Abdulhamid Dbeibah</strong> era fuori Tripoli, la capitale è stata teatro di scontri tra gruppi armati rivali. In particolare, il ministero della Salute del Governo di unità nazionale della Libia (Gnu) è stato <a href="https://www.nova.news/libia-tensioni-a-tripoli-gruppo-armato-occupa-il-ministero-della-salute/">occupato</a> dalla 444ma Brigata, gruppo armato comandato dal capitano Mahmoud Hamza, miliziano seguace dell’Islam salafita in contrasto con l’Autorità di supporto alla stabilità (Ass) di Abdelghani al Kikli, potente signore della guerra libico al servizio del Consiglio presidenziale.</p>
<p>Questo sviluppo segue gli scontri armati tra i due gruppi rivali avvenuti venerdì 3 settembre nella parte meridionale di Tripoli. Scontri legati alla supremazia territoriale in vista delle elezioni dicembre: chi controlla la sicurezza dei seggi può influenzare anche l&#8217;esito del voto. Le violenze hanno portato il Consiglio presidenziale libico, in teoria “comandante supremo” dell’Esercito (carica contestata però dal generale Khalifa Haftar), a intervenire per chiedere a tutte le forze coinvolte di “fermarsi immediatamente e a tornare nelle proprie caserme”, mettendo in guardia contro il ripetersi di “tali violazioni”. Gli scontri a Tripoli sembrerebbero essersi fermati, ma la tensione resta alta non solo nella capitale: in <a href="https://www.agenzianova.com/a/613f4bf0ab9df8.58790270/3594850/2021-09-10/libia-razzo-contro-auto-forze-di-sicurezza-tre-morti-a-zawiya/linked">altre località</a> della Tripolitania, come <strong>Zawiya</strong> e <strong>Sabratah</strong>, le sparatorie sono quasi all&#8217;ordine del giorno.</p>
<h2>Guerra per il petrolio</h2>
<p>I vertici della<strong> National Oil Corporation (Noc)</strong>, l’unica compagnia libica a fornire introiti al Paese membro del cartello petrolifero Opec, sono stati scossi da un terremoto che ha rischiato di far scoppiare il bubbone dell’oro nero. Il ministro del Petrolio e del Gas del governo di unità nazionale libico, Mohamed Aoun, ha cercato di <a href="https://www.nova.news/libia-braccio-di-ferro-tra-ministro-petrolio-e-presidente-national-oil-corporation/">detronizzare</a> <strong>Mustafa Sanallah</strong>, suo rivale di vecchia data, per insediare al posto di quest’ultimo Jadallah al Awkali, membro del Consiglio di amministrazione in quota Cirenaica. Sanallah non solo non si è dimesso, ma è stato confermato dal premier <strong>Dbeibah</strong>.</p>
<p>Quest’ultimo sembra godere di una discreta popolarità, anche grazie alla sua politica di stampo “neo-peronista” basata sui sussidi a tutto spiano. Il primo ministro non sembra avere alcuna intenzione modificare l’assetto della compagnia che fornisce reddito al Paese in un momento politico delicatissimo: cambiare ora sarebbe infatti un suicidio politico. Intanto, i manifestanti legati alle Guardie petrolifere libiche dell’est della Libia, milizie incaricate in teoria di proteggere i siti di stoccaggio e i giacimenti, hanno bloccato per alcune ore le esportazioni di idrocarburi in Cirenaica. La situazione <a href="https://noc.ly/index.php/en/new-4/7183-the-national-oil-corporation-announces-the-resumption-of-exports-from-the-ports-of-esidra-and-ras-lanuf-after-a-24-hour-shutdown">sembra essersi risolta</a> nel giro di poco, ma l’episodio evoca ricordi nefasti e la dice lunga sulla precarietà del settore petrolifero libico.</p>
<h2>La furbata di Saleh</h2>
<p>Una vecchia volpe della politica libica, Aguila Saleh, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, ha fatto una <strong>furbata</strong> delle sue. L’anziano leader di Qubbah ha <a href="https://www.reuters.com/world/africa/libyan-parliament-speaker-says-election-plan-approved-2021-09-09/">firmato e consegnato</a> all’inviato speciale delle Nazioni Unite, <strong>Jan Kubis</strong>, una bozza di legge presidenziale (firmata apparentemente solo da lui) sostanzialmente inaccettabile da parte del Consiglio di Stato di Tripoli. L’obiettivo è quello di “smarcarsi” dalla posizione di <strong>spoiler</strong> del processo politico e allo stesso tempo di far ricadere la colpa dell’eventuale rinvio del voto, che Saleh evidentemente non vuole, sui rivali di Tripoli.</p>
<p>Il silenzio-assenso di Kubis, un omone di due metri con una solida esperienza da inviato Onu in Libano (altra nazione araba sull’orlo del baratro) ma con una scarsissima consapevolezza della scaltrezza libica, evidenzia tutte le difficoltà e probabilmente l’inadeguatezza dell’ex ministro degli Esteri slovacco per un ruolo così difficile. Questa situazione ha spinto gli ambasciatori dei Paesi occidentali del gruppo <strong>P3+2</strong> (tre membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Francia e Regno Unito, più <strong>Italia</strong> e Germania) a pubblicare un’articolata dichiarazione per dire che <strong>sì</strong>, la Libia deve andare voto, ma <strong>no</strong>, non può farlo con una legge elettorale scritta esclusivamente per andare allo scontro.</p>
<p>Da segnalare, peraltro, che secondo <a href="https://www.nova.news/libia-cosa-ce-dietro-la-dichiarazione-internazionale-sulle-elezioni/"><em>l&#8217;Agenzia Nova</em>  </a>&#8220;un Paese in particolare non era d’accordo con la dichiarazione ed era più aperto alla proposta di Saleh, ma poi ha prevalso l’equilibrio”. Potrebbe trattarsi della <strong>Francia</strong>, che da sempre in Libia mantiene un piede in due staffe? Sia come sia, la situazione oggi in Libia è la seguente: chi è al potere oggi si dice a favore del voto, ma in realtà non ha alcuna intenzione di cedere la <strong>poltrona. </strong>E la comunità internazionale (Italia in primis) farebbe bene a non farsi prendere in giro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-ecco-la-situazione-a-100-giorni-dalle-elezioni.html">Libia, ecco la situazione a 100 giorni dalle elezioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Tunisia è scivolata in una dittatura costituzionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2021 13:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1315" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-300x205.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1024x701.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-768x526.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1536x1052.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-2048x1402.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente della Tunisia, l’inflessibile Kais Saied, detto “Robocop” per il suo stile rigido da professore di diritto, ha prolungato “fino a nuovo avviso” il golpe morbido messo a segno lo scorso 25 luglio e che sarebbe dovuto durare solo un mese. Con uno stringato comunicato diffuso a pochi minuti dalla scadenza dei trenta giorni, l’amministrazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html">La Tunisia è scivolata in una dittatura costituzionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1315" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-300x205.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1024x701.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-768x526.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-1536x1052.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/13367693_large-2048x1402.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il presidente della Tunisia, l’inflessibile <strong>Kais Saied</strong>, detto “Robocop” per il suo stile rigido da professore di diritto, ha prolungato “fino a nuovo avviso” il <a href="https://it.insideover.com/politica/golpe-morbido-in-tunisia-tramonta-lultima-primavera-araba.html">golpe morbido</a> messo a segno lo scorso 25 luglio e che sarebbe dovuto durare solo un mese. Con uno stringato <a href="https://www.facebook.com/Presidence.tn/photos/a.281368748587856/4555046604553361/">comunicato</a> diffuso a pochi minuti dalla scadenza dei trenta giorni, l’amministrazione di Cartagine ha liquidato in poche righe le speranze di chi sperava in una rapida soluzione della crisi politica tunisina: “Il capo dello Stato &#8211; si legge nel testo &#8211; ha emesso un&#8217;ordinanza presidenziale che estende le misure eccezionali adottate ai sensi dell&#8217;Ordinanza presidenziale numero 80 del 2021 relative alla sospensione delle competenze dell&#8217;Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp, il parlamento monocamerale) e alla revoca dell&#8217;immunità parlamentare di tutti i suoi membri, fino a nuovo avviso. Nei prossimi giorni il presidente della Repubblica rivolgerà un discorso al popolo tunisino”.</p>
<p>Tradotto dal linguaggio burocratico tunisino, significa che a un mese esatto dalla sospensione del parlamento e dal licenziamento del primo ministro <strong>Hichem Mechichi</strong>, in Tunisia vige a tutti gli effetti una <strong>dittatura costituzionale</strong> a tempo indeterminato. Saied, infatti, governa per decreti presidenziali con l’appoggio degli apparati militari e, apparentemente, di gran parte della popolazione tunisina stanca di una rivoluzione che doveva cambiare tutto e non ha cambiato granché. Ma il presidente può davvero fare tutto questo? Di fatto si: la Corte costituzionale, l’unico organismo <em>super partes</em> sulla questione, non è mai stata completata e quindi nessuno ha l’autorevolezza per esprimersi al riguardo.</p>
<h2>Un rinascimento fallito</h2>
<p>In questo nuova realtà, il più grande sconfitto è senza dubbio <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a>, il partito musulmano della “<strong>Rinascita</strong>” tunisina ininterrottamente al potere dal 2011. La formazione politica guidata da <strong>Rachid Ghannouci</strong>, lo “sceicco” che presiede l’Arp e che comanda il partito di maggioranza relativa in parlamento, è considerata la principale responsabile della profonda crisi politica, economica e sanitaria che attraversa il Paese. Dopo aver gridato al <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/ghannouchi-says-tunisia-parliament-in-session-rejects-coup-/2314568">colpo di Stato</a>, Ghannouci ha fatto retromarcia e si è detto pronto a “<a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/tunisian-democracy-demonized-by-arab-media-parliament-speaker/2331417">fare sacrifici</a>” per il bene della democrazia tunisina.</p>
<p>Ma intanto il movimento musulmano è scosso un vero e proprio terremoto: tutti e 32 i membri del comitato esecutivo <a href="https://english.alarabiya.net/News/north-africa/2021/08/24/Tunisia-Ennahda-party-s-leader-Ghannouchi-dismisses-executive-committee">si sono dimessi</a> (o meglio, sono stati licenziati), aprendo la strada a una scissione o un rinnovamenti dei vertici. I rivali all’interno del partito come <strong>Abdellatif Mekki</strong> accusano l’anziano leader 80enne di aver governato il partito alla stregua di un <a href="https://www.businessnews.com.tn/abdellatif-mekki--raed-ghannoui-est-a-lorigine-de-toutes-les-erreurs-commises-et-on-est-demissionnaires,534,111455,3">dittatore</a>, in contraddizione con lo spirito della realtà collettiva della “Shura” di Ennahda.</p>
<p>In effetti, un avvicendamento ai vertici di Ennahda sarebbe dovuto avvenire da tempo, ma il congresso del partito non si è mai tenuto proprio per l’opposizione della classe dirigente al potere, decisa a mantenere lo status quo. Il rischio ora è che la componente più radicale del partito islamico possa passare alla lotta armata per combattere il “golpe morbido” di Saied, con il rischio di <em>spillover</em>” nei Paesi vicini. È probabilmente questo uno dei motivi delle frequenti visite (ben tre in un mese) a Tunisi del ministro degli Esteri algerino, <a href="https://www.aps.dz/algerie/126455-lamamra-effectue-une-visite-de-travail-en-tunisie">Ratmane Lamamra</a>.</p>
<h2>Allarme economia</h2>
<p>Sarebbe tuttavia ingeneroso addossare tutte le colpe del fallimento della “primavera tunisina” al partito affiliato alla Fratellanza musulmana. Secondo <strong>Soufiane Ben Farhat</strong>, giornalista, scrittore e analista politico tunisino, ci sono troppe anomalie del sistema politico tunisino. “Dalla rivoluzione del 2011 ad oggi abbiamo sempre avuto un presidente eletto a suffragio universale con prerogative più o meno ristrette, anche se eletto con un ampio consenso, e un capo del governo, nominato dal presidente, con ampi poteri: questo ha creato problemi. Il sistema politico tunisino è una <strong>trappola</strong>”, ha detto il giornalista ad <em><a href="https://www.nova.news/la-tunisia-attende-di-conoscere-il-suo-destino-dopo-il-colpo-di-mano-di-saied/">Agenzia Nova</a></em>, avvertendo che il vero rischio ora è l’economia.</p>
<p>“Abbiamo bisogno di un uomo come <strong>Mario Draghi</strong>, di una personalità con un forte background economico che abbia il consenso sia della destra che della sinistra”, ha aggiunto ancora Ben Farhat. Non è un caso che la stampa tunisina ventili l’ipotesi della nomina a primo ministro del governatore della Banca centrale della Tunisia, <strong>Marouane al Abbassi, </strong>o dell’economista <strong>Hakim Ben Hammouda</strong>, già ministro delle Finanze dal 2014 al 2015. Per <strong>Amine Ben Gamra</strong>, revisore dei conti e membro dell&#8217;Ordine dei contabili della Tunisia, l’attuale status quo in Tunisia rischia di compromettere le trattative con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per un nuovo prestito di 4 miliardi di dollari, ma anche di bruciare i <strong>700 milioni di dollari</strong> a disposizione del Paese attraverso la recente emissione di nuovi Diritti speciali di prelievo (Dsp) disposta dall&#8217;istituto di Bretton Woods.</p>
<p>L’esperto suggerisce di formare un nuovo governo per compiere i passi necessari con i partner internazionali, e di farlo quanto prima. “Bisogna fare presto, perché i primi ad arrivare sono solitamente primi a essere serviti. E i ritardatari avranno solo gli occhi per piangere”, ha concluso Ben Gamra in un editoriale sul sito web “<a href="http://kapitalis.com/tunisie/2021/08/24/le-statu-quo-actuel-en-tunisie-ne-plaide-pas-en-sa-faveur-aupres-du-fmi/">Kapitalis</a>”.</p>
<h2>Un partito del presidente?</h2>
<p>Secondo Ben Farhat, attorno al presidente &#8220;ci sono molti movimenti che dicono di stare dalla sua parte tra i cosiddetti ‘movimenti rivoluzionari’. Ma lui è un uomo di centrodestra. I tunisini, come gli italiani, sono di destra quando guardano al proprio aspetto economico, ma al livello delle idee sono piuttosto a sinistra, vogliono cioè essere liberi. Saied deve ora dimostrare da che parte vuole stare”.</p>
<p>L&#8217;ultimo sondaggio di Emrhod Consulting, commissionato dai media Business News e Attessia e <a href="https://lapresse.tn/104654/sondage-emrhod-87-des-tunisiens-soutiennent-kaies-saied-et-approuvent-ses-decisions/">pubblicato</a> mercoledì 28 luglio 2021, garantiva alle decisioni di Saied un approvazione dell&#8217;87 per cento. È curioso che anche l&#8217;ex presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-ben-ali.html">Zine El-Abidine Ben Ali</a> godeva di un sostegno simile dopo il colpo di stato del novembre 1987. Il tempo dirà se Saied è un brillante statista o un aspirante dittatore. Sta di fatto che se domani si votasse, Saied non avrebbe un partito che lo rappresenterebbe e probabilmente stravincerebbe <strong>Abir Moussi</strong>, la leader del Partito dei costituzionalisti liberi (Pdl) che si rifà apertamente al passato regime. I sondaggi dicono in sostanza quello che non si può dire nei salotti buoni della diplomazia internazionale: la <strong>rivoluzione dei gelsomini</strong> e più in generale l’Islam politico hanno fallito e la popolazione tunisina vuole regime presidenziale forte e autoritario.</p>
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		<title>Così il disastro di Haiti porta il caos nel cortile di casa degli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-il-disastro-di-haiti-porta-il-caos-nel-cortile-di-casa-degli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Aug 2021 06:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due terremoti devastanti, uragani e cicloni a cadenza regolare, un Capo di Stato ucciso nel pieno delle sue funzioni da un commando ed una crisi politica di lunga durata. Le condizioni di Haiti, la nazione più povera delle Americhe, sono molto gravi. La nazione caraibica non si è mai ripresa dal devastante sisma del 2010, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-il-disastro-di-haiti-porta-il-caos-nel-cortile-di-casa-degli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Haiti-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Due terremoti devastanti, uragani e cicloni a cadenza regolare, un Capo di Stato ucciso nel pieno delle sue funzioni da un commando ed una crisi politica di lunga durata. Le condizioni di <strong>Haiti</strong>, la nazione più povera delle Americhe, sono molto gravi. La nazione caraibica non si è mai ripresa dal <strong>devastante sisma</strong> del 2010, che ha provocato la morte di 250mila persone e danni infrastrutturali irreparabili. Gli aiuti allora forniti dalla comunità internazionale, come i 13 miliardi di dollari erogati dagli Stati Uniti, vennero in buona parte sprecati. L&#8217;epidemia di <strong>colera</strong> che, tra il 2010 ed il 2019 ha imperversato sull&#8217;isola uccidendo 10mila persone, si è rivelata un duro colpo così come la recente <a href="https://it.insideover.com/politica/haiti-ex-informatori-delle-agenzie-usa-dietro-lassassino-di-moise.html">uccisione del presidente <strong>Jovenel Moise</strong></a> ed il nuovo terremoto che ha provocato la morte di migliaia di persone. Il rischio è che Haiti, piegata dai traffici di droga e dalla criminalità, diventi uno<strong> Stato fallito</strong> in grado di minacciare la stabilità del continente americano.</p>
<h2>Stati Uniti: i dubbi di Joe Biden</h2>
<p>Il presidente ad interim di Haiti Claude Joseph ha chiesto agli <strong>Stati Uniti</strong> di inviare soldati nel Paese per tenere sotto controllo i disordini e le violenze che hanno luogo nelle strade. L&#8217;Amministrazione Biden, però, ha declinato l&#8217;invito evidenziando la sua scarsa propensione nell&#8217;intervenire militarmente negli affari interni di nazioni straniere. Gli Stati Uniti sono già intervenuti ad Haiti invadendola più di un secolo fa. Il pretesto era quello di ottenere la riscossione di prestiti erogati a Port-au-Prince, che non era più in grado di ripagare l&#8217;indennità estorta dalla Francia e risalente al 1825. L&#8217;invasione, durata oltre due decenni e trasformatasi in colonialismo e sfruttamento, ha lasciato un marchio sul caos e sulla povertà che affliggono metà della vecchia Hispaniola. Le forze militari americane sono tornate in seguito al colpo di Stato che nel 1991 rovesciò il presidente eletto Jean-Bertrand Aristide. L&#8217;operazione <strong>Uphold Democracy</strong> si concluse con il ritorno di Aristide e con la partenza dei soldati americani. Sembra molto improbabile che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html"><strong>Joe Biden</strong></a> possa decidere di intervenire inviando anche solo un limitato contingente militare nel mezzo di una situazione così problematica ed in particolare modo dopo il ritiro delle truppe dal ventennale impegno in Afghanistan.</p>
<h2>La mano di Cina e Russia</h2>
<p>Ci sono però due grossi attori globali pronti ad approfittare del caos e a intervenire proprio nel cortile di casa degli Americani. La <strong>Cina</strong>, ad esempio, sta provando a sfruttare l&#8217;arma dei <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/la-lista-dei-principali-vaccini-contro-il-coronavirus.html">vaccini</a> contro il coronavirus per persuadere Haiti ad interrompere le proprie relazioni diplomatiche con Taiwan. Pechino ha inviato ingenti quantità di sieri a quei Paesi, come la Repubblica Dominicana, che hanno tagliato i legami con l&#8217;isola ribelle, ma non lo ha fatto con Haiti. Il governo cinese ha offerto, in passato anche dei prestiti senza interesse. I finanziamenti cinesi avrebbero potuto costituire una fonte di introiti pregiata e l&#8217;eventuale decisione di riconoscere la Repubblica Popolare potrebbe essere seguita, secondo gli analisti, da contratti di prestito e investimenti pianificati da aziende cinesi. La<strong> Russia</strong> ha adottato un approccio simile a quello cinese per quanto concerne la diplomazia vaccinale e l&#8217;uso della <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">pandemia</a> per affermare il proprio potere a livello globale. Nel caso di Haiti, però, si intende andare oltre come affermato, alcuni mesi fa, da Maria <strong>Vladimirovna Zakharova</strong>, portavoce del ministero degli Esteri della Federazione Russa. La Zakharova ha infatti reso noto che la Russia può aiutare Haiti a ripristinare la stabilità politica, proteggere il Paese e formare le forze dell&#8217;ordine. Anche se al momento non sembrano esserci piani dettagliati.</p>
<h2>Ci prova anche il Venezuela</h2>
<p>A muoversi per Haiti sono però anche i vicini. Il governo del <strong>Venezuela</strong> ha aperto un ponte umanitario con l&#8217;isola in seguito al terremoto dell&#8217;agosto 2021. L&#8217;aereo Simón Bolívar ha trasferito 30 tonnellate di acqua potabile, alimenti e medicine come risposta immediata post-disastro ed in linea con le direttrici impresse dal presidente <strong>Nicolas Maduro</strong>. Il ministro dell&#8217;Interno Carmen Meléndez ha chiarito come ci sia la possibilità di inviare altri voli ed eventualmente gruppi di medici specializzati. Il presidente Jovenel Moïse si era schierato in più occasioni contro il Venezuela, con cui aveva tagliato i rapporti commerciali, guadagnandosi la stima di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html"><strong>Donald Trump</strong></a>. Non è detto, però, che Caracas non riesca ad insidiarsi nel vuoto di potere e nel persuadere uno dei candidati alle prossime elezioni presidenziali a schierarsi in suo favore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-il-disastro-di-haiti-porta-il-caos-nel-cortile-di-casa-degli-usa.html">Così il disastro di Haiti porta il caos nel cortile di casa degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Come i Democratici Svedesi possono cambiare la politica svedese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/come-i-democratici-svedesi-possono-cambiare-la-politica-svedese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 17:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il primo ministro svedese Stefan Löfven ha annunciato le proprie dimissioni ed ha chiesto al Parlamento che venga formato un nuovo governo e che non si vada ad elezioni anticipate. Il leader socialdemocratico, al potere dal 2014, è stato sfiduciato dal Riksdag (l&#8217;Assemblea Nazionale) sette giorni fa ed è diventato il primo premier svedese ad essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/come-i-democratici-svedesi-possono-cambiare-la-politica-svedese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/GETTY_20180909235337_27239617-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il primo ministro svedese <strong>Stefan Löfven</strong> ha annunciato le proprie dimissioni ed ha chiesto al Parlamento che venga formato un nuovo governo e che non si vada ad elezioni anticipate. Il leader socialdemocratico, al potere dal 2014, è stato<strong> sfiduciato</strong> dal <em>Riksdag</em> (l&#8217;Assemblea Nazionale) sette giorni fa ed è diventato il primo premier svedese ad essere sconfitto nell&#8217;ambito di un voto di fiducia parlamentare. La mozione contro Löfven è stata presentata dai <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-sono-i-democratici-svedesi-il-partito-di-jimmie-akesson.html"><strong>Democratici Svedesi</strong></a>, un partito di destra radicale e dalle tendenze nazionaliste ed ha avuto successo grazie all&#8217;appoggio del <strong>Partito di Sinistra</strong>, insoddisfatto dall&#8217;approccio adottato dall&#8217;esecutivo Löfven nei confronti della legge sugli affitti. Il movimento, schierato su posizioni radicali, appoggiava il governo di minoranza tra Socialdemocratici e Verdi dall&#8217;esterno ed il suo ritiro si è rivelato fatale per le sorti dell&#8217;esecutivo.</p>
<h2>Il punto della situazione</h2>
<p>La palla, ora, è nelle mani dei partiti e non è detto che si tratti di un buon segno. Il centrosinistra ed il centrodestra hanno ottenuto il 40 per cento dei voti alle ultime consultazioni. Le ultime trattative di coalizione, svoltesi dopo le elezioni del 2018, avevano impiegato ben quattro mesi per dare i loro frutti. <strong>Sei partiti politici</strong> dominano il <em>Riksdag</em> e tra questi ci sono i Socialdemocratici con 100 seggi, il Partito Moderato con 70 scranni, i Democratici Svedesi con 62, il Partito di Centro con 31 seggi, la Sinistra con 28 ed i Cristiano Democratici con 22. Chiudono il cerchio i Liberali (20 seggi) ed i Verdi (16 seggi). I Democratici Svedesi, guidati da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jimmie-akesson-leader-dei-democratici-svedesi.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Jimmie Akesson</strong></a>, hanno ottenuto buoni risultati nei sondaggi negli ultimi mesi e ciò è dovuto anche agli sforzi fatti da Akesson per provare a rendere il partito, in passato associalo a simpatie neonaziste e comunque descritto come di estrema destra ed anti-immigrati, più presentabile. I sondaggisti prevedono che, in caso di<strong> elezioni anticipate</strong>, gli Svedesi Democratici (stimati al 20 per cento dei voti) potrebbero ottenere più seggi ed essere invitati a far parte della coalizione di centrodestra guidata dai Moderati.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Akesson si sta giocando tutto. Deve riuscire a spingere i suoi <strong>alleati potenziali</strong>, il Partito Moderato, i Cristiano Democratici ed il Partito Liberale, a conformarsi al suo programma politico ma non deve farlo con eccessiva durezza per non ritrovarsi ostracizzato. Al tempo stesso non deve dimenticare quei temi cari alla sua base, come la drastica riduzione dell&#8217;immigrazione, per non alienarsela. <strong>Ulf Kristersson</strong>, leader del Partito Moderato dal 2017, aveva inizialmente rifiutato una possibile associazione con i Democratici ma dopo essere stato sconfitto di misura da Löfven nel 2018 sembra aver cambiato idea e pare determinato a ricorrere ad ogni aiuto possibile per evitare una nuova sconfitta nel 2022. Akesson, dal canto suo, aveva già ventilato un suo interessamento nei confronti del ruolo di <strong>ministro della Giustizia</strong>, un incarico che gli consentirebbe di avere il controllo diretto sui confini del Paese.</p>
<p>Alcuni esperti, come ricordato da <strong>Social Europe</strong>, ritengono che la convergenza tra i partiti tradizionali sia associata ad una crescita dei <strong>partiti radicali</strong>, in grado di attrarre gli elettori con alternative che non vengono presentate dagli altri. Questo è quello che potrebbe essere accaduto ai Democratici Svedesi, che sono stati in grado di attirare i votanti che non vedevano rappresentate le proprie posizioni moderate o conservatrici sull&#8217;immigrazione dai partiti tradizionali. <strong>I populisti di destra</strong>, secondo questa analisi, prosperano quando possono enfatizzare temi salienti per gli elettori ed offrire loro posizioni che si distinguono e che sono attraenti. La centralità dell&#8217;immigrazione nel dibattito e nella competizione consente, in parole povere, di crescere e svilupparsi.</p>
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		<title>Tunisia, venti di golpe sulla culla della primavera araba</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/tunisia-venti-di-golpe-sulla-culla-della-primavera-araba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 May 2021 15:04:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Transmed]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1213" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="tunisia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-300x189.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-1024x647.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-768x485.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-1536x970.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-2048x1293.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Venti di golpe soffiano sulla Tunisia, il Paese culla della primavera araba del 2011 oggi al centro di una profonda crisi economica, politica e sociale che potrebbe avere conseguenze anche in Italia. Indiscrezioni stampa accusano il presidente della Repubblica, Kais Saied, un rigido professore di diritto prestato alla politica, di voler attuare un “golpe morbido” &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/tunisia-venti-di-golpe-sulla-culla-della-primavera-araba.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1213" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="tunisia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-300x189.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-1024x647.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-768x485.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-1536x970.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/tunisia-proteste-la-presse-2048x1293.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Venti di golpe soffiano sulla <strong>Tunisia</strong>, il Paese culla della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>primavera araba</strong></a> del 2011 oggi al centro di una profonda crisi economica, politica e sociale che potrebbe avere conseguenze anche in <strong>Italia</strong>. Indiscrezioni stampa accusano il presidente della Repubblica, <strong>Kais Saied</strong>, un rigido professore di diritto prestato alla politica, di voler attuare un “golpe morbido” applicando l’articolo 80 della Costituzione, che consente al capo dello Stato di assumere il potere in caso di “pericolo imminente che minacci le istituzioni della nazione, la sicurezza o l&#8217;indipendenza del Paese, e che ostacoli il normale funzionamento dello Stato”.</p>
<h2>Intrigo di palazzo a Cartagine</h2>
<p>Un <em>leak</em> del “<a href="https://www.middleeasteye.net/news/tunisia-exclusive-top-secret-presidential-document-plan-constitutional-dictatorship">Middle East Eye</a>”, portale web edito a Londra e considerato vicino alla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratellanza musulmana</a>, ha reso pubblici dei documenti classificati come <em>top secret</em> sull’intrigo di palazzo tunisino. Le cinque pagine scritte in arabo &#8211; indirizzate alla capo di gabinetto di Saied, Nadia Akacha, il 13 maggio &#8211; delineano un presunto piano per convocare una riunione urgente del Consiglio di sicurezza nazionale al palazzo di <strong>Cartagine</strong>, sede dell’amministrazione presidenziale, con il pretesto della pandemia di Covid-19, della situazione di sicurezza e dello stato delle finanze pubbliche del Paese. La riunione sarebbe in realtà un trucco per <strong>arrestare</strong> il primo ministro, <strong>Hichem Mechichi</strong>, e il presidente del Parlamento e leader del partito islamico Ennahda, Rached Ghannouchi.</p>
<p>Il piano golpista prevede la nomina un generale, Khaled al Yahyawi, come ministro dell’Interno facente funzione e il dispiegamento di <strong>soldati</strong> “all&#8217;ingresso delle città, delle istituzioni e delle strutture vitali”. Contemporaneamente, diverse personalità chiave del Paese &#8211; politici, imprenditori, magistrati &#8211; verrebbero posti agli arresti domiciliari. Per rendere il colpo di Stato più “popolare”, secondo la fuga di notizie, i pagamenti relativi a elettricità, acqua, telefono, internet, prestiti bancari e tasse verrebbero sospesi per 30 giorni e il prezzo dei beni di prima necessità e del carburante verrebbe tagliato del 20 percento. L’idea, in sostanza, è di instaurare una sorta di <strong>dittatura costituzionale</strong> per sbloccare uno stallo che dura da gennaio.</p>
<h2>Una mezza smentita</h2>
<p>Il presidente Saeid ha subito <a href="https://www.alarabiya.net/north-africa/2021/05/26/%D9%82%D9%8A%D8%B3-%D8%B3%D8%B9%D9%8A%D9%91%D8%AF-%D8%B1%D8%AF%D9%91%D8%A7-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D8%A7%D8%AA%D9%87%D8%A7%D9%85%D9%87-%D8%A8%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%AE%D8%B7%D9%8A%D8%B7-%D9%84%D8%A7%D9%86%D9%82%D9%84%D8%A7%D8%A8-%D8%A3%D9%85%D8%B1-%D9%85%D8%AE%D8%AC%D9%84">respinto</a> le indiscrezioni che ha definito “vergognose”. In una dichiarazione video diffusa dopo un incontro con il premier (e ministro dell&#8217;Interno “ad interim”) Mechichi, nella prima riunione da mesi tra i due ex alleati ora rivali, il capo dello Stato non ha però fugato tutti i dubbi. “Non è un golpe contro il Costituzione, ma contro la legittimità. Come si può parlare di golpe costituzionale se verrebbe applicato l’articolo 80 in stato di emergenza?”, si è chiesto Saied, lasciando intendere di poter effettivamente attuare una regola così estrema che, del resto, la stessa Carta fondamentale tunisina prevede in caso di necessità. Una posizione, quest’ultima, <a href="https://www.businessnews.com.tn/walid-hajjam--si-larticle-80-est-la-solution-a-la-crise-kais-saied-nhesitera-pas-a-lappliquer,534,108608,3">confermata</a> anche dal consigliere diplomatico del presidente, Walid Hajjam: “Se questo articolo rappresentasse la soluzione alla crisi, il presidente non esiterebbe ad applicarlo”. Parole che suonano come una minaccia neanche troppo velata: o la crisi si risolve con le buone, oppure Cartagine lo farà con le cattive.</p>
<h2>La guerra delle presidenze</h2>
<p>La crisi politica tunisina è dovuta alla “guerra delle tre presidenze”. Saied si rifiuta di accettare un rimpasto di governo attuato da Mechichi con l’avallo di <strong>Rachid Ghannouci</strong>, leader del movimento islamico <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a> (vicino ai Fratelli musulmani) e presidente del Parlamento. In pratica, l’uomo scelto dal palazzo di Cartagine (che ospita la presidenza della Repubblica) per guidare la Kasbah (dove ha sede il governo) ha scelto di allearsi con il Bardo (dove si trova l’Assemblea dei rappresentanti del popolo, il parlamento monocamerale) per far fuori gli uomini del presidente all’interno dell’esecutivo. Ma Saied si è messo di traverso, rifiutandosi di convocare la cerimonia di giuramento dei nuovi ministri, accusando quattro di loro di conflitto di interesse. Ma può farlo davvero? Nessuno lo sa: la Corte costituzionale, l’unico organismo <em>super partes</em> sulla questione, non è mai stata completata. Intanto, l’azione di governo è paralizzata e le principali istituzioni e compagnie statali cominciano a risentirne, mentre la disoccupazione è schizzata al 17,8 per cento nel primo trimestre 2021.</p>
<h2>Perché interessa l’Italia?</h2>
<p>Perché gli intrighi di palazzo e la lotta per il potere in Tunisia dovrebbe riguardare l’Italia? Come spiegato da <a href="Le%20gravi%20difficoltà%20economiche,%20politiche%20e%20sociali%20in%20cui%20versa%20la%20Tunisia%20riportano%20di%20attualità%20il%20progetto%20Galsi,%20il%20gasdotto%20Algeria-Sardegna-Italia%20concordato%20del%202001%20e%20mai%20realizzato.%20Secondo%20gli%20ultimi%20dati%20aggiornati%20al%20primo%20trimestre%202021,%20l’Italia%20importa%20dall’Algeria%20circa%20il%2035%20per%20cento%20del%20suo%20gas%20dall’estero%20(+109%20per%20cento%20anno%20su%20anno).%20La%20stragrande%20maggioranza%20del%20gas%20algerino%20arriva%20tramite%20il%20Transmed,%20la%20conduttura%20che%20porta%20il%20nome%20di%20Enrico%20Mattei,%20fondatore%20dell’Eni,%20che%20collega%20l’Algeria%20all’Italia%20attraverso%20il%20territorio%20tunisino.%20L’instabilità%20della%20Tunisia%20rappresenta,%20a%20ben%20vedere,%20una%20questione%20di%20sicurezza%20nazionale%20per%20l’Italia%20sia%20per%20quanto%20riguarda%20il%20suo%20fabbisogno%20energetico,%20sia%20per%20la%20ben%20nota%20questione%20dei%20flussi%20migratori%20illegali.%20Dall’inizio%20dell’anno%20il%20Viminale%20ha%20registrato%208.974%20ingressi%20di%20migranti%20via%20mare,%20in%20aumento%20del%20160,04%20per%20cento%20rispetto%20ai%203.451%20ingressi%20dello%20stesso%20periodo%20del%202020.%20La%20maggior%20degli%20sbarchi%20ha%20percorso%20la%20rotta%20del%20Mediterraneo%20centrale%20dalla%20Tunisia%20all’Italia,%20tant’è%20vero%20che%20i%20tunisini%20figurano%20al%20primo%20posto%20per%20nazionalità%20dichiarate%20(1.346)."><em>Agenzia Nova</em></a>, “l’instabilità della Tunisia rappresenta, a ben vedere, una questione di sicurezza nazionale per l’Italia sia per quanto riguarda il suo fabbisogno energetico, sia per la ben nota questione dei flussi migratori illegali”. Secondo i dati della compagnia petrolifera algerina Sonatrach aggiornati al primo trimestre 2021, infatti, l’Italia ha importato dall’Algeria circa il 35 per cento del suo <strong>gas</strong> <strong>naturale</strong> dall’estero (+109 per cento anno su anno) nel periodo gennaio-marzo. Che c’entra l’Algeria con la Tunisia? Semplice. Il gas algerino arriva in Italia tramite il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/transmed-algeria-gas-italia.html">Transmed</a>, la conduttura che porta il nome di Enrico Mattei, fondatore dell’Eni, proprio attraverso il territorio tunisino. In questo scenario, sottolinea <em>Nova</em>, “potrebbe tornare utile rispolverare il <strong>progetto Galsi</strong> (Gasdotto Algeria Sardegna Italia)”, in modo da garantire all’Italia un&#8217;altra linea di approvvigionamento.</p>
<p>Secondo la rivista <a href="https://www.leaders.com.tn/article/31949-apres-doha-mechichi-en-visite-a-geneve-et-rome">Leaders</a>, il premier tunisino Mechichi sarà in visita in Italia ai primi di luglio per una missione &#8220;molto attesa per proseguire il confronto sul tema delle migrazioni illegali, ma anche e soprattutto per rafforzare gli aiuti pubblici italiani alla Tunisia e, più in generale, la cooperazione bilaterale”. L’auspicio è che la Tunisia possa riprendersi a breve. Nessuno vuole che il bel tempo porti dal Nord Africa una nuova ondata di ragazzi senza lavoro (la disoccupazione tunisina si avvicina speditamente alla soglia del 20 per cento) in fuga dall’unica democrazia sopravvissuta dallo scoppio delle primavere arabe del 2011.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/tunisia-venti-di-golpe-sulla-culla-della-primavera-araba.html">Tunisia, venti di golpe sulla culla della primavera araba</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La crisi politica che rischia di travolgere il Brasile e Bolsonaro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-crisi-politica-che-rischia-di-travolgere-il-brasile-e-bolsonaro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 15:43:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/bolsonaro-crisi-politica-brasile-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="bolsonaro crisi politica brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/bolsonaro-crisi-politica-brasile-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/bolsonaro-crisi-politica-brasile-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/bolsonaro-crisi-politica-brasile-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/bolsonaro-crisi-politica-brasile-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/bolsonaro-crisi-politica-brasile-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/bolsonaro-crisi-politica-brasile-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, sotto attacco per la gestione dell&#8217;emergenza Covid-19, è sempre più isolato e rischia di giocarsi le possibilità di rielezione in vista delle consultazioni presidenziali previste per il 2022. Le divergenze emerse tra il capo di Stato, contrario a lockdown e restrizioni per arginare la corsa del virus ed i governatori &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-crisi-politica-che-rischia-di-travolgere-il-brasile-e-bolsonaro.html">[...]</a></p>
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<p>Bolsonaro, il 29 marzo scorso, ha scelto di sostituire<strong> sei ministri</strong>, tra cui quelli degli Esteri, della Difesa e della Giustizia, per tentare la carta di un rimpasto volto a garantire posizioni di potere ai Generali a lui più vicini. Le cose, però, non sono migliorate ed i Comandanti in Capo di Aviazione, Esercito e Marina hanno rassegnato le dimissioni per contestare (almeno così pare) le mosse fatte da Jair Bolsonaro per politicizzare<strong> l&#8217;esercito</strong> e rimuovere il Generale Pujol, che aveva chiesto più restrizioni contro il Covid-19.</p>
<h2>Cronaca di un disastro</h2>
<p>La <strong>popolarità</strong> del presidente è crollata a causa della gestione della pandemia ed il 43% dei brasiliani, secondo quanto riferito da un sondaggio realizzato da <em>Datafolha</em> alla metà di marzo, ritiene che Bolsonaro sia il responsabile della crisi generata dal <strong>Covid</strong>. Il capo di Stato sta affrontando la peggior crisi politica dal suo insediamento, avvenuto nel gennaio del 2019 ed il 16 marzo <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20210323-brazil-s-bolsonaro-installs-fourth-health-minister-of-pandemic" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha nominato</a> il quarto ministro della Salute, il cardiologo Marcel Queiroga che ha sostituito un ufficiale delle esercito privo di conoscenze mediche, dall&#8217;inizio della pandemia. Bolsonaro, ex capitano dell&#8217;esercito e già accusato di razzismo, è una figura politica controversa e nel 2019 ha organizzato una commemorazione del colpo di stato del 1964 che diede il via a 20 anni di dittatura militare in Brasile.</p>
<p>La pandemia, poi, ha fatto precipitare la situazione. Il presidente si è opposto con durezza <strong>ai lockdown</strong> sostenendo che i danni provocati all&#8217;economia sarebbero stati peggiori di quelli causati dal virus, è arrivato a mettere in dubbio l&#8217;efficacia dei vaccini e delle mascherina ed ha sostenuto trattamenti medici la cui efficacia non è provata. I risultati sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Il Brasile ha il secondo numero più alto di casi di Covid al mondo, 12.6 milioni, <strong>il sistema sanitario</strong> è <a href="https://www.bbc.com/news/world-latin-america-56424611" target="_blank" rel="noopener noreferrer">al collasso</a>, nelle capitali di 25 stati brasiliani su 27 sono occupati più dell&#8217;80% dei posti letto di terapia intensiva ed appena l&#8217;8% della popolazione è stata <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/la-lista-dei-principali-vaccini-contro-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vaccinata</a>.</p>
<p>Il bilancio complessivo delle morti provocate dal Covid-19 è impressionante ed ha raggiunto quota 318mila (ad inizio marzo era fermo, si fa per dire, a 260mila), con più di 3mila morti in 24 ore in alcune giornate dell&#8217;ultima settimana. La catastrofe umanitaria brasiliana, scaturita da una gestione della pandemia considerata la peggiore al mondo, può mettere in pericolo tutto il mondo.<a href="https://it.insideover.com/societa/le-caratteristiche-delle-tre-varianti-del-covid-piu-diffuse.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> La variante</a> P.1, nata nella città amazzonica di Manaus grazie alla maggiore circolazione del virus che ha favorito una mutazione, si è già diffusa nel resto del mondo ed oltre ad essere più trasmissibile ed a colpire pazienti più giovani è anche in grado di indebolire gli effetti protettivi del vaccino.</p>
<h2>I possibili sviluppi</h2>
<p>Il disastro del coronavirus sta avendo riflessi evidenti nei sondaggi politici. Per la prima volta dopo molto tempo, infatti, l&#8217;ex presidente brasiliano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-luiz-inacio-lula-da-silva.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ignacio Lula da Silva</strong></a> è balzato in testa al gradimento elettorale riuscendo così a superare Bolsonaro. Un sondaggio, realizzato da <em>PoderData</em> tra il 15 ed il 17 marzo, vede Lula in testa con il 34% dei voti e Bolsonaro fermo al 30% delle preferenze. Il candidato progressista viene visto vincente anche in un eventuale ballottaggio sia da<em> PoderData</em> che da <i>Revista Forum/Offerwise </i>con percentuali che lasciano poco spazio a dubbi. <strong>La crisi politica</strong> brasiliana sembra essere, almeno per il momento, priva di una soluzione.</p>
<p>Bolsonaro può contare sul sostegno della maggioranza dei deputati e senatori al Congresso Nazionale ma lo schieramento che lo sostiene, dalle tendenze conservatrici, è frazionato e formato da ben 13 partiti alla Camera dei Deputati e 10 al Senato federale. Lo stesso presidente non ha un partito politico di riferimento. Le opposizioni di sinistra controllano appena 170 seggi su 513 alla Camera e 18 su 81 al Senato e non hanno molti margini di manovra per proporre, ad esempio, un <strong><em>impeachment</em></strong> che abbia qualche possibilità di successo. L&#8217;<em>impeachment</em> potrebbe inoltre non essere ben visto dall&#8217;opinione pubblica. Lo scenario più probabile vede la presidenza Bolsonaro in grado di sopravvivere e di vivacchiare nel breve termine, a meno che<strong> l&#8217;Esercito</strong> non scelga di rivoltarglisi contro e di far sprofondare il paese in una vera e propria guerra civile. Si tratta di un&#8217;ipotesi preoccupante che potrebbe dar vita ad un grande bagno di sangue e che potrebbe segnare il collasso del Brasile.</p>
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