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Energia

Perù: tra petrolio e litio, la doppia via energetica in piena crisi politica

Il Perù vuole sfruttare le riserve di petrolio e litio per attirare capitale esteri, ma deve fare i conti con l'instabilità politica interna.

Sullo sfondo delle proteste di piazza e delle scosse del terremoto politico recentemente avvertito, il Perù vuole ritagliare degli spazi per la messa a punto di una strategia energetica che non lo lasci indietro nella corsa alle risorse. La grande ambizione dovrebbe tradursi nello sfruttamento delle riserve di petrolio e di litio per attirare investitori e capitali esteri sempre più diffidenti dopo la destituzione della presidente Dina Boluarte, messa all’angolo da scandali e contestazioni di massa. Non si conosce, dunque, l’identikit del leader pronto a usare penna e calamaio per scrivere una pagina inedita  di un “prossimo futuro energetico”, soprattutto se si guarda al contesto: le strade brulicano di manifestanti e la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici. Ciononostante, qualche azienda straniera comincia già a mostrare un certo appetito per le ricchezze naturali che Lima ha da offrire.  

L’instabilità che minaccia la crescita    

Il 10 ottobre, Il Congresso della Repubblica del Perù ha votato a maggioranza schiacciante per la rimozione di Dina Boluarte dalla più alta carica dello Stato, prima donna a ricoprirla nella storia del Paese andino. Dopo una lunga serie di scandali – dall’origine incerta di alcuni orologi e gioielli di lusso fino all’utilizzo improprio di risorse pubbliche – l’impopolarità della presidente aveva sfondato il tetto del 90% e quasi tutto l’arco parlamentare – compresi i suoi alleati di destra – ha chiesto la sua testa.

A prendere il suo posto a Casa di Pizarro (sede dell’esecutivo) è José Jerí, già presidente del Congresso ed eletto dallo stesso per traghettare il Perù verso elezioni anticipate nel 2026. Il cambio di guardia al vertice dello Stato, però, non è bastato a placare gli animi della rivolta, specie nelle zone rurali che si sentono poste ai margini dello sviluppo economico e infrastrutturale, a causa di un’agenda politica che sarebbe unicamente interessata alla modernizzazione della capitale e dei suoi dintorni. Jerí è considerato troppo contiguo all’azione di Boluarte e nessun presagio fa escludere che possa finire anche lui nel tritacarne dell’impeachment, sorte riservata a quasi tutti i suoi predecessori a partire dagli anni Duemila.     

  https://x.com/theinformant_x/status/1978669296738787705

La rilevanza dell’oro nero  

Nonostante il caos politico continui a imperversare, il petrolio potrebbe essere una carta da giocare da parte di Lima per intravedere delle prospettive più rosee. All’inizio degli anni Novanta, la produzione di greggio sfiorava i 150 mila barili al giorno mentre oggi è drasticamente calata al punto che il Perù si è trovato costretto persino a individuare fonti di approvvigionamento esterne. 

Per invertire la rotta, ila nazione andina ha deciso di consegnare le chiavi di accesso ai pozzi di oro nero alla statunitense Chevron, la quale avrebbe il mandato di avviare le trivellazioni nel 2026 e raggiungere l’obiettivo dei 300 mila barli giornalieri. Parallelamente a tale iniziativa, il Governo di Lima starebbe anche valutando, insieme alla compagnia ecuadoriana Petroecuador, il trasporto e la lavorazione del greggio di Quito presso la raffineria di Talara, nell’omonima provincia peruviana.  

Un minerale prezioso: il litio

Se il futuro per molti è all’insegna dell’elettrico, il Perù ha ciò che serve per farsi largo tra la concorrenza: il litio. Lima vuole sognare in grande e non rinuncia all’idea di diventare uno dei maggiori produttori mondiali di metallo tanto prezioso, senza lasciare il monopolio ai vicini Argentina, Bolivia e Cile. Non si tratta di semplice velleitarismo: a novembre è prevista la sottoscrizione di un accordo con l’Arabia Saudita, finalizzato a dare forma a una partnership tra i due Paesi nell’ambito delle estrazioni minerarie e nella messa a punto di strutture di supporto come gli impianti di desalinizzazione. Inoltre, non è solo Riad a essere interessata ai minerali nascosti tra le Ande, ma anche il colosso canadese American Lithium che ha già annunciato un piano di investimenti dal valore di oltre 800 milioni di dollari  

Tali prospettive sono senz’altro allettanti per un Paese dal grande potenziale come il Perù, che potrebbe assurgere ai ranghi dei grandi attori energetici dell’America Latina, se i suddetti progetti potranno mai emettere il loro vagito. Tuttavia, l’instabilità politica è una spada di Damocle che incombe sui tesori del sottosuolo: la classe dirigente, se continuerà con le lotte intestine nei palazzi, anziché scavare per trovarli, finirà per scavarsi la fossa.

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