Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

L’avvio della produzione di litio da parte di Ganfeng Lithium nel progetto Mariana, in Argentina, non è soltanto una notizia economica ma un segnale geopolitico di primo piano. La Cina rafforza la sua presa sulle risorse strategiche dell’America Latina, mentre l’Argentina di Javier Milei si apre sempre di più agli investimenti stranieri, con una netta preferenza per i capitali privati rispetto al controllo statale.

Non è un caso che Ganfeng abbia scelto di puntare forte su un progetto che, oltre a un investimento di 790 milioni di dollari, include anche una componente di energia rinnovabile con un parco solare da 120 MW. Il messaggio è chiaro: Pechino vuole consolidare la sua filiera del litio garantendo al contempo una narrativa di sostenibilità. La produzione del metallo leggero, essenziale per le batterie dei veicoli elettrici e l’elettronica di consumo, è oggi uno dei settori strategici della competizione globale tra Stati Uniti, Cina ed Europa. Avere il controllo delle forniture di litio significa poter influenzare la transizione energetica mondiale.

L’Argentina si conferma uno dei perni della strategia cinese per le materie prime, consolidando il ruolo del cosiddetto “triangolo del litio” sudamericano, che comprende anche Bolivia e Cile. Milei, nonostante il suo orientamento filo-occidentale e la sua retorica ultra-liberista, sa che il capitale cinese è tra i pochi disposti a investire in modo massiccio nelle risorse strategiche del Paese. Mentre gli Stati Uniti predicano la “friendshoring”, ovvero il reindirizzamento della produzione e delle forniture verso paesi alleati, la Cina agisce con pragmatismo, consolidando la sua influenza attraverso partecipazioni dirette in impianti estrattivi.

La battaglia per le risorse

La geopolitica delle materie prime sta subendo un’accelerazione evidente. L’Occidente parla di riduzione della dipendenza dalla Cina per le terre rare e le batterie, ma la realtà è che Pechino continua a espandere il suo controllo sulla catena del valore, non solo in patria, ma anche nei paesi produttori. La costruzione di un parco solare accanto alla miniera non è solo una questione ecologica, ma anche un modo per aggirare possibili restrizioni future sulle emissioni di carbonio imposte dai mercati di destinazione.

Dal punto di vista geo-economico, l’operazione di Ganfeng in Argentina segnala tre tendenze fondamentali. Primo, la capacità della Cina di mantenere una presenza solida nelle industrie strategiche, anche in un contesto di tensioni con gli Stati Uniti. Secondo, la difficoltà dell’Occidente nel contrastare questa espansione con investimenti alternativi altrettanto rapidi ed efficaci. Terzo, la crescente importanza dell’America Latina come terreno di scontro per l’accesso alle risorse critiche.

In questa partita, l’Argentina gioca un ruolo ambivalente. Da un lato, cerca investimenti per rilanciare un’economia disastrata, dall’altro rischia di diventare un tassello della strategia cinese senza riuscire a trasformare questa ricchezza mineraria in un effettivo sviluppo industriale locale. Se il litio argentino finirà per essere estratto e trasformato altrove, come già accade con molte altre materie prime, il paese avrà perso un’occasione storica per scalare la catena del valore.

Mentre Ganfeng consolida la sua posizione con altri progetti come Pozuelos-Pastos Grandes e Cauchari-Olaroz, la domanda vera resta sul tavolo: l’Argentina saprà usare questa corsa al litio per emanciparsi economicamente o si limiterà a essere una riserva di materie prime per le potenze globali?

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto