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I mercenari russi del gruppo Wagner continuano ad avere i loro stivali ben piantati sulle sabbie del deserto della Libia, nonostante le voci su una riduzione degli effettivi. Difficile non notare la guardia del corpo dai tratti somatici slavi intento a proteggere il generale Khalifa Haftar durante le celebrazioni dell’Eid al Fitr, la festa di fine Ramadan, a Bengasi pochi giorni fa. Lo stesso ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha ammesso candidatamene in un’intervista a Mediaset che il gruppo Wagner “è stato invitato in Libia dal Parlamento di Tobruk su basi commerciali”, cioè a pagamento. Secondo l’Agenzia Nova, che cita tre diverse fonti, il numero dei mercenari di Wagner presenti in Libia per conto di Mosca varia da 1.500 a 5.000, aggiungendo che solo poche decine di miliziani sono stati trasferiti in Ucraina.

L’articolo fantasma

E’ in questo contesto che va letto il controverso articolo che lega Libia, Ucraina, Russia e Regno Unito che si è apparentemente “scritto da solo” sul prestigioso giornale britannico The Times. Il testo di 582 parole si intitola “La Libia vuole stare con il Regno Unito contro l’aggressione russa” e sarebbe stato scritto da un personaggio chiave del panorama politico libico: Fathi Bashagha, primo ministro designato dalla Camera dei rappresentanti dell’est del Paese arabo e rivale numero uno del premier ad interim Abdulhamid Dbeibah per il “trono” di Tripoli. Il condizionale è d’obbligo perché l’autore ha ripudiato  l’articolo 24 ore dopo la diffusione, sorprendendo gli stessi giornalisti inglesi.

Il generale Khalifa Belqasim Haftar. Nella folla si intravede un’uomo con berretto da baseball che fa parte della scorta del generale. Forse un uomo del gruppo Wagner. (Foto: esercito libico)

Il contesto

Bashagha è da considerarsi un “wannabe” premier, nel senso che è stato nominato dal Parlamento dell’est, ma il potere è ancora nelle mani di Dbeibah. Quest’ultimo avrebbe dovuto rimanere in carica fino alle elezioni, mai tenute, il 24 dicembre 2021, ma è rimasto al suo posto: si rifiuta di cedere il potere a un altro esecutivo di transizione e vorrebbe indire elezioni parlamentari a giugno, eventualità ad oggi remota. Intanto, il governo di stabilità nazionale (Gsn) rivale si è insediato a Bengasi (est), Sirte (centro-nord) e Sebha (sud-ovest), ma non può entrare in Tripolitania senza scatenare una nuova guerra. Lo sponsor militare di Bashagha è il suo principale ex nemico: il “feldmaresciallo” Haftar, proprio l’uomo che ha cercato di conquistare Tripoli “manu militari” con l’aiuto dei mercenari russi quando Bashagha stesso serviva come ministro dell’Interno dell’allora governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al Sarraj.

Cosa dice l’articolo

Classe 1962, Bashagha è realmente un ex istruttore dell’Accademia aeronautica di Misurata, più volte bombardata dalle milizie di Haftar e dai suoi alleati durante la guerra del 2019-2020. L’autore dell’articolo condanna senza mezzi termini “l’invasione di Vladimir Putin dell’Ucraina”, chiedendo “l’aiuto del Regno Unito per mandare a casa il gruppo Wagner”, accusato di aver “saccheggiato città e villaggi” dopo essere “entrato illegalmente in Libia”. Non solo. Il testo propone addirittura una “partnership strategica” (anche al livello di intelligence) con gli “amici britannici” per “respingere la Russia in Africa”. In pratica, Bashagha si offre a Londra come pedina per cacciare Mosca non solo dalla Libia ma dall’intero continente.

Critiche e retromarcia

L’articolo viene subito criticato da persone vicine a Bashagha per il tono troppo condiscendente e perché un governo che dovrebbe essere elettorale non può avere come obiettivo quello di cacciare i russi. In un tweet pubblicato il 4 maggio, Bashagha fa retromarcia e nega la paternità dell’articolo. Ma il quotidiano di Londra conferma alla versione in arabo del quotidiano The Indipendent che il testo è autentico. Ad oggi non risultano contro-repliche da parte del premier libico designato. È probabile, in definitiva, che si sia trattato di un articolo-spot come quello pubblicato il 10 febbraio sul Washington Times, rivelatosi però un clamoroso boomerang che proietta inquetanti ombre sul ruolo che Mosca continua a giocare in Libia.

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