Chi è Volodymyr Zelensky

Volodymyr Zelensky è stato eletto presidente dell’Ucraina nell’aprile del 2019 dopo aver sconfitto il capo di Stato uscente Petro Poroshenko al ballottaggio delle elezioni presidenziali. La sua carriera politica ha avuto inizio nel 2018 con la fondazione del movimento Servo del Popolo, un partito di protesta dall’ideologia centrista che ha rivoluzionato e continua a rivoluzionare le dinamiche politiche ucraine. Il giovane neofita era però già conosciuto come attore televisivo di successo ed aveva interpretato, poco tempo prima di scendere campo, proprio il ruolo di un professore che riesce a diventare Presidente della Repubblica.io e consolidato, di cui gode il presidente.

Volodymyr Zelensky è stato eletto presidente dell’Ucraina nell’aprile del 2019 dopo aver sconfitto il capo di Stato uscente Petro Poroshenko al ballottaggio delle elezioni presidenziali. La sua carriera politica ha avuto inizio nel 2018 con la fondazione del movimento Servo del Popolo, un partito di protesta dall’ideologia centrista che ha rivoluzionato e continua a rivoluzionare le dinamiche politiche ucraine. Il giovane neofita era però già conosciuto come attore televisivo di successo ed aveva interpretato, poco tempo prima di scendere campo, proprio il ruolo di un professore che riesce a diventare Presidente della Repubblica.

Volodymyr Zelensky nacque a Kryvyy Rih, nell’Ucraina meridionale, il 25 gennaio del 1978 da genitori di religione ebraica. Quando era molto piccolo la famiglia dovette trasferirsi per quattro anni in Mongolia, nella città di Erdenet, per poi fare ritorno a Kryvyy Rih dove il bambino si iscrisse a scuola. In famiglia si parlava il russo ma il giovane Zelensky divenne, con gli anni, fluente anche in Ucraino ed Inglese. Nel 1995 si iscrisse all’università nella sua città natale e nel 2000 conseguì la laurea in legge che, però, non sfruttò mai. Il suo vero talento, infatti, era quello di recitare. Con il suo gruppo teatrale Kvartal 95 riuscì a raggiungere la finale di un famoso show televisivo per gruppi e continuò ad apparire regolarmente nella trasmissione sino al 2003. Nello stesso anno Zelensky sposò l’attuale consorte Olena Kiyashko, da cui ha avuto due figli. La compagnia Kvartal 95 si recò spesso in tour negli stati dell’Ex Unione Sovietica e dal 2003 iniziò a produrre show per il canale ucraino 1+1, per poi passare al canale Inter dal 2005. Tra il 2008 ed il 2016 il futuro presidente recitò in numerosi film come Love in the Big City ed 8 First Dates. Nel 2014, poco dopo lo scoppio della guerra nel Donbass, Zelensky si schierò contro la decisione di Kiev di bandire dal Paese gli artisti della Federazione Russa e Kvartal 95 donò un milione di grivne all’esercito ucraino.

La serie televisiva Servo del Popolo, in onda dal 2015 al 2019, diventa un vero e proprio trampolino di lancio per il futuro presidente. Nello sceneggiato interpreta il protagonista, Vasyl Petrovych Holoborodko, un professore di liceo stufo della corruzione del Paese che viene filmato da uno studente mentre si scaglia contro il malaffare e il cui video diventa poi virale sul web. In seguito Holoborodko riuscirà a diventare effettivamente Capo di Stato e dovrà combattere contro i tanti problemi che affliggono l’Ucraina. Il difficile momento politico vissuto da Kiev in quegli anni, tra la crisi economica molto dura ed il conflitto del Donbass che continuava (e continua tuttora) a mietere vittime, spinge molti telespettatori a seguire la serie e probabilmente ad impersonificarsi con il protagonista. L’insofferenza popolare verso una classe politica giudicata non in grado di gestire il Paese e la rabbia per la miseria che affligge molti, anche dovuta al proliferare della corruzione ai vertici del potere, trova così in Zelensky un veicolo perfetto e tende a crescere anno dopo anno e stagione dopo stagione fino a portare, nel marzo del 2018, alla fondazione del partito politico Servo del Popolo.

Il movimento è, in una prima fase, una sorta di guscio vuoto ma, a partire dalla decisione di Zelensky, presa alla fine del 2018, di candidarsi alle elezioni presidenziali ucraine del marzo-aprile 2019 le cose cambiano molto velocemente. La meteorica ascesa dell’ex attore, ora politico, lascia stupefatti molti osservatori e contribuisce a smantellare buona parte delle radicate strutture politiche ucraine. La candidatura di Zelensky risulta da subito molto popolare e dopo un’iniziale fase di stallo balza rapidamente in testa a tutti i sondaggi. Nei primi mesi del 2019 il dubbio non è più se l’ex attore potrà raggiungere il ballottaggio, ma chi sarà il suo sfidante. Mostri sacri della politica nazionale come Petro Poroshenko e Yulia Tymoshenko sono costretti ad inseguire il giovane politico e la sua retorica anti-corruzione ed a favore di una modernizzazione dell’Ucraina. Il programma di Servo del Popolo è, però, piuttosto confuso ed oltre la lotta al malaffare non segue un’ideologia  chiara e coerente. Si parla di rafforzare i legami con Unione Europea e Nato, di introdurre un meccanismo che permetta di rimuovere i deputati che hanno perso la fiducia degli elettori, di rendere effettivo il regime legale più favorevole possibile per attirare gli investitori stranieri  e soprattutto si afferma che gli ucraini, in futuro, potranno godere di una qualità di vita e di stipendi superiori alla media dell’Unione Europea. Una promessa allettante per un Paese tra i più poveri d’Europa, in cui il salario medio non raggiunge i trecentocinquanta euro mensili e dove l’erogazione dei servizi e lo stato delle infrastrutture lascia a desiderare. La telegenia di Zelensky e la sua persuasività, però, bucano letteralmente lo schermo e dopo il primo posto, con il 30 per cento dei voti, al primo turno delle elezioni presidenziali vince anche il ballottaggio sconfiggendo, con il 73 per cento dei consensi, il Capo di Stato uscente Petro Poroshenko. Volodymyr Zelensky diviene così, a quarantuno anni, il più giovani presidente della storia dell’Ucraina ed il primo ad avere radici familiari ebraiche.

La nuova amministrazione, appena eletta, si scontra però con un problema non di poco conto. Il Parlamento uscente non ha nemmeno un deputato di Servo del Popolo tra le sue fila e vede, come fazioni dominanti, il Blocco di Petro Poroshenko ed il Movimento Madrepatria di Yulia Tymoshenko. Zelensky si troverebbe così’ costretto a lavorare con un apparato legislativo poco collaborativo e sicuramente non incline a facilitare la realizzazione del suo innovativo programma politico. Le consultazioni parlamentari previste per il mese di ottobre del 2019 vengono così anticipate a luglio nella speranza di sbloccare la situazione a vantaggio della Presidenza. La scommessa si rivela un trionfo e Servo del Popolo ottiene la maggioranza assoluta dei seggi nella Verkhovna Rada, non era mai successo nella storia delle consultazioni legislative e per la prima volta un partito potrà governare da solo, esprimendo al tempo stesso il Primo Ministro ed il Presidente. Questo sviluppo dovrebbe facilitare la realizzazione dei progetti di Servo del Popolo e garantire a Zelensky una lunga luna di miele con gli elettori e con il Paese. Le pressioni sono ora destinate a ricadere tutte sulle sue spalle.

Nei suoi primi mesi di presidenza Volodymyr Zelensky si è calato perfettamente nei panni di quel ruolo di outsider che si era cucito addosso già in fase di campagna elettorale. La volontà di porre fine al conflitto nel Donbass è stata manifestata più volte ed ha portato dapprima ad uno scambio di prigionieri, dall’importante valore simbolico, con la Russia ed in una seconda fase all’accettazione della Formula Steinmeier per gli oblast di Donetsk e Luhansk. Il Capo di Stato ha accettato il principio per cui queste regioni, ora parzialmente sotto il controllo dei separatisti filorussi, potranno godere di un’autonomia permanente nell’ambito dell’Ucraina qualora abbiano luogo elezioni locali regolari e monitorate dall’Osce. Dopo cinque anni di conflitto violento, che ha causato oltre tredicimila morti, immani danni infrastrutturali ed una paralisi nei rapporti con Mosca, si è trattato di significativi passi in avanti. Il coinvolgimento indiretto nel cosiddetto Ukraine-Gate, il presunto tentativo del presidente americano Donald Trump di esercitare pressioni illecite su Zelensky affinché aprisse un’indagine sulle attività del figlio di Joe Biden in Ucraina, non ha per ora provocato danni rilevanti alle relazioni con gli Stati Uniti, anche grazie all’abilità del leader ucraino nel non farsi coinvolgere dalle parti in causa. La stabilizzazione della scena politica ucraina, dopo le vittorie alle consultazioni parlamentari e presidenziali di quest’anno, consente al leader di non dover temere eccessivamente una perdita di popolarità in patria. L’elettorato del Paese, infatti, sembra essere convintamente schierato al fianco di Zelensky o quantomeno di voler riporre in lui tutte le speranze per un futuro cambiamento e per una lotta serrata a quei fenomeni di corruzione e malgoverno che hanno danneggiato la reputazione della classe politica ucraina. L’accusa che viene rinfacciata più spesso al neo-presidente è quella di aver intrecciato rapporti troppo stretti con l’oligarca e uomo d’affari Igor Kolomoisky, proprietario del canale televisivo 1+1 dove andava in onda la serie Servo del Popolo, ma lo stesso Zelensky ha più volte confermato che la relazione con il magnate non ha natura politica ma semplicemente professionale. Bisognerà vedere se questa vicenda e questo rapporto potrà incrinare, nel lungo termine, il supporto popolare, ampio e consolidato, di cui gode il presidente.