La geopolitica della corsa allo spazio
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Tornano a cadere le bombe a Tripoli, la capitale della Libia al centro di un braccio di ferro tra due coalizioni rivali: da una parte il governo di unità nazionale (Gun) del premier ad interim Abdulhamid Dbeibah, riconosciuto dalla Comunità internazionale; dall’altra il Governo di stabilità nazionale (Gsn) del primo ministro designato dal Parlamento dell’est, Fathi Bashagha. Un colpo di mortaio ha sfiorato l’ambasciata d’Italia a Tripoli e ferito in modo lieve un agente libico della polizia diplomatica. “Auguriamo una pronta guarigione ad Hisham, membro della Polizia diplomatica ferito da un colpo in caduta durante gli scontri di questa mattina. Siamo vicini alla famiglia, al capitano ed ai suoi colleghi della polizia diplomatica. Aspettiamo di rivederlo presto in servizio”, ha reso noto la stessa rappresentanza diplomatica italiana su Twitter.

Era dal 18 febbraio del 2020 che un razzo non cadeva così vicino all’ambasciata guidata da Giuseppe Buccino Grimaldi: all’epoca i pozzi di petrolio erano bloccati, c’era la guerra civile e gli alleati del generale Khalifa Haftar, tra cui i mercenari del gruppo russo Wagner, colpivano anche le infrastrutture civili come il porto commerciale. Oggi il petrolio è nuovamente bloccato e Haftar sostiene apertamente il tentativo di Bashagha di insediarsi nella capitale.

Azzardo Bashagha

Le violenze sono esplose dopo l’ingresso a Tripoli di Bashagha, ex pilota d’aerei di Misurata oggi a capo del governo sostenuto dal Parlamento di Tobruk. Il premier del Gsn è riuscito a introdursi nelle prime ore del 17 maggio all’Hotel Corinthia, già bersaglio nel 2015 di un attentato rivendicato dallo Stato islamico, grazie all’aiuto della Brigata Nawasi, milizia “transattiva” ufficialmente sotto il ministero dell’Interno ed inclusa nella Forza di protezione di Tripoli e guidata dal potente Mustafa Ibrahim Gaddur, cugino di Hafed Gaddur, già ambasciatore libico in Italia e oggi ministro degli Esteri e braccio destro di Bashagha.

Qualcosa però deve essere andato storto e le forze armate legate a Dbeibah, in particolare la 444esima Brigata, tecnicamente sotto il ministero della Difesa e comandata dal capitano Mahmoud Hamza, miliziano seguace dell’Islam salafita, hanno in breve tempo sfondato le linee di difesa della Brigata Nawasi, penetrando nel territorio dei rivali e circondando il premier designato dal Parlamento all’interno dell’hotel. “Bashagha pensava che la sua sola apparizione sul terreno avrebbe in qualche modo ispirato reazioni positive da parte delle milizie, ma questo non è avvenuto ed è stato costretto a scegliere tra la fuga e la resa”, ha detto ad Agenzia Nova Jalel Harchaoui, ricercatore specializzato in Libia.

Ennesimo passo falso

Bashagha è stato (non tanto) gentilmente “accompagnato” fuori Tripoli dalla 444esima Brigata fino ad Ash Swayrif, 400 chilometri a sud-est della capitale, dove si trova il primo posto di blocco delle forze del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica noto in Italia per aver sequestrato i pescatori di Mazara del Vallo. I fatti oggi potrebbero avere gravi ripercussioni al livello politico. Per Bashagha è l’ennesimo passo falso dopo il misterioso articolo “La Libia vuole stare con il Regno Unito contro l’aggressione russa” scritto dall’ex ministro dell’Interno del governo Sarraj sul prestigioso giornale britannico The Times e poi ritrattato dallo stesso premier designato. Una gaffe che si aggiunge all’annuncio fantasma via Twitter sulla fine del blocco petrolifero, cosa che non è mai avvenuta. “Bashagha Si è bruciato o rischia di bruciarsi sotto l’effetto combinato dei due burattinai, Haftar da un lato e Saleh dall’altro. Allo stesso tempo, questo ha portato a dare maggiore incidenza e forza a Dabaiba” ha detto a Nova Giuseppe Dentice del Centro studi internazionali (Cesi).

Negoziati in corso

I fatti, gravi, di Tripoli avvengono mentre sono in corso almeno due negoziati paralleli sul futuro della Libia. Da una parte, infatti, ci sono i colloqui mediati dalle Nazioni Unite al Cairo, in Egitto, tra la Camera dei rappresentanti di Tobruk e l’Alto Consiglio di Stato di Tripoli sulla base costituzionale delle elezioni. Dall’altra, ci sono i tentativi dietro le quinte (senza l’Onu) del Centro per il dialogo umanitario (Hd, think tank con sede a Ginevra) con gli esponenti militari della Cirenaica e della Tripolitania, rispettivamente le regioni dell’est e dell’ovest della Libia. Gli scontri di Tripoli sono l’ennesima dimostrazione che sono realmente i leader dei gruppi armati, a conti fatti, a determinare il corso degli eventi in Libia.

La clessidra però si sta esaurendo. Il 22 giugno scadrà la road map che ha portato al potere il governo Dbeibah e allo stato attuale è impossibile fare previsioni. “Se la consigliere Onu Stephanie Williiams riuscirà a compiere un miracolo in Egitto, trovando una qualche forma di accordo sulla base costituzionale e sulla modifica della legge elettorale parlamentari e presidenziale, le elezioni potrebbero anche tenersi entro dicembre 2022”, riferisce una fonte diplomatica vicina al dossier a Insideover. “Ma se al Cairo la montagna partorirà un topolino, l’esecutivo al potere è destinato a rimanere ancora a lungo”.

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