La corsa del presidente francese Emmanuel Macron verso le elezioni del 2022 rischia di subire una battuta d’arresto. La “colpa” è di Martinica e Guadalupa, due territori d’oltremare francesi situati nei Caraibi. Le due isole sono parte integrante della Francia, ed  i suoi abitanti godono della cittadinanza europea. La pandemia, però, sta rendendo difficili i rapporti con la madrepatria ed i locali, dapprima a Guadalupa e poi anche a Martinica, sono scesi in piazza per dimostrare contro le restrizioni relative al Covid-19. Le proteste sono degenerate in scontri con barricate, veicoli in fiamme e decine di arresti. Macron ha riconosciuto la gravità della situazione ed ha provato a calmare gli animi rinviando al 31 dicembre l’introduzione dell’obbligo vaccinale per i sanitari ma potrebbe non bastare dato che le richieste dei dimostranti si sono ampliate. Si chiedono salari più alti, una riduzione del prezzo della benzina, un accesso più diffuso all’acqua potabile e più in generale si esprime scontento per come vengono trattate Guadalupa e Martinica, colpite da tassi di povertà e disoccupazione più alti di quelli francesi. L’opposizione interna, da Marine Le Pen a Jean Luc Melenchon, ha iniziato a soffiare sul fuoco ed a criticare Macron per la gestione della vicenda. Che ora rischia di trasformarsi in una crisi. 

Martinica e Guadalupa erano state colpite da una forte ondata di Covid, dovuta alla variante Delta, nel corso dell’estate. L’incidenza settimanale dei casi per 100mila abitanti in agosto aveva raggiunto i picchi più altri tra quelli registrati in tutta la Francia dall’inizio della pandemia toccando i 1900 casi per 100mila abitanti a Guadalupa ed i 1918 a Martinica. Le autorità hanno così imposto un lockdown a Martinica e misure di confinamento a Guadalupa che, nel lungo periodo, hanno riportato la situazione sotto controllo. La vaccinazione obbligatoria è un tema delicato nelle due isole per la sfiducia esistente nei confronti delle autorità sanitarie, coinvolte in uno scandalo legato all’uso di pesticidi tossici nelle piantagioni di banane.

La storia di Martinica e Guadalupa

I primi coloni francesi raggiunsero Martinica e Guadalupa nel 1635 ma, almeno inizialmente, furono ostacolati dalla resistenza dei nativi Caribi e dalla difficoltà di aprire  rotte commerciali. La scelta di puntare sulle piantagioni di zucchero di canna e quella di importare schiavi provenienti dall’Africa per lavorarci favorirono un cambio di passo rafforzando il controllo francese. Lo zucchero ed i suoi derivati hanno avuto, sin da allora, una forte influenza sulla struttura socio-economica locale. La moderna ossatura sociale di Martinica, nonostante l’abolizione della schiavitù sia avvenuta da secoli, è un’eredità del periodo delle piantagioni. L’élite è formata da bianchi, i Bekes, che affermano di discendere dai colonizzatori e mantengono il proprio prestigio con un atteggiamento di chiusura verso gli altri. Gli immigrati dalla Francia ed i mulatti sono invece parte della classe media e dominano il settore burocratico e commerciale. La maggior parte della popolazione si trova sul gradino più basso della scala sociale ed è formata da neri, che di solito lavorano nelle piantagioni. A Guadalupa la situazione è simile ma i bianchi, decimati durante la Rivoluzione Francese ed in parte fuggiti, sono meno organizzati e più deboli. L’indipendenza non è una scelta popolare perché sussiste il timore di un peggioramento delle condizioni di vita senza i sussidi francesi. La crescente consapevolezza delle somiglianze culturali con i vicini Caraibi, però, favorisce la ricerca di una maggiore autonomia.

Macron è in un vicolo cieco

Il governo francese, per bocca del ministro per gli Affari d’oltremare Sebastien Lecornu, ha aperto ad una discussione su una possibile forma di autonomia per Guadalupa. “Alcuni funzionari” ha riferito Lecornu secondo quanto riportato dall’Associated Press (e segnalato da LoopNews) “hanno posto la questione dell’autonomia e secondo loro Guadalupa potrebbe gestirsi meglio” rispetto a quanto fatto da Parigi. “Il governo è pronto a parlarne” ha chiosato Lecornu. La denuncia espressa verso i rivoltosi, che hanno danneggiato le attività lavorative ed impedito ad alcuni pazienti di essere trasferiti in ospedale, è stata temperata dal riconoscimento di “questioni strutturali” che spiegano la rabbia e richiedono una risposta “collettiva”.

L’apertura è stata oggetto di scherno da parte dei candidati conservatori e della destra radicale alle elezioni presidenziali francesi di aprile ed ora Macron rischia di trovarsi schiacciato tra l’incudine ed il martello. I conservatori sono pronti a sfruttare a fini elettorali un suo atteggiamento eccessivamente morbido mentre, d’altro canto, non può permettersi di perdere la faccia e piegarsi alle richieste provenienti dai funzionari locali. L’inquilino dell’Eliseo si ritroverà sulla graticola qualunque decisione assumerà e nel frattempo sarà costretto a difendersi anche su altri fronti. La curva del contagio provocato dal Covid-19 è tornata a crescere molto rapidamente in Francia e la recente scoperta della nuova variante Omicron ha gettato nel panico i mercati finanziari. A rischio ci sono la ripresa economica post-pandemica e lo stesso ruolo che potrà giocare Parigi in Europa dopo il ritiro della Cancelliera tedesca Angela Merkel.

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