Chi sono i Fratelli Musulmani

I Fratelli Musulmani costituiscono un movimento internazionale diffuso soprattutto nei paesi arabi, in cui vengono raggruppati i partiti che si rifanno al cosiddetto “Islam politico“. Si tratta di formazioni che promuovono la necessità di islamizzare le società arabe, tornando ad un Islam non “corrotto” da usi e consumi occidentali. Dai movimenti jihadisti terroristici, i Fratelli Musulmani si differenziano per il non ricorso alla lotta armata e per non avere come obiettivo l’esportazione dell’islamizzazione in paesi non arabi.

Come anno di nascita dei Fratelli Musulmani viene indicato il 1928. A fondarlo è un insegnante egiziano che vive ad Ismaila, cittadina che si trova sulle rive del canale di Suez, ossia Hasan Al Banna. Il contesto e gli obiettivi non sono però soltanto religiosi: si parla, in particolare, delle condizioni dei lavoratori egiziani e della società, con l’Islam che assume il ruolo di guida etica e fissa i principi per il “risveglio” dell’Egitto e dell’intero mondo arabo.

I Fratelli Musulmani si inquadrano quindi tra quei movimenti che all’inizio del XX secolo vedono nei precetti islamici l’occasione per riavvivare l’orgoglio arabo ed evitare l’eccessiva occidentalizzazione del mondo musulmano. Ben presto il movimento diventa popolare, ramificandosi soprattutto in Egitto ed attirando molto consenso tra le diverse classi sociali. Oltre che politica, i Fratelli Musulmani assumono un’importante dimensione sociale e diventano anche tra i riferimenti per il nazionalismo egiziano.

Come detto, i Fratelli Musulmani partono dai principi fondamentali dell’Islam per provare a dare una guida alle società arabe. L’obiettivo è il risveglio del mondo arabo e musulmano, l’occidentalizzazione dei costumi ed il colonialismo vengono visti come elementi in grado di corrompere irrimediabilmente la morale e la società islamica. Il raggio d’azione dei Fratelli Musulmani è quindi a 360 gradi: il movimento, dopo la fondazione in Egitto nel 1928, si diffonde ed ha un discreto successo sociale e guarda ad ogni aspetto della vita pubblica. Dal lavoro alla società, dalla vita quotidiana al ruolo politico degli arabi che iniziano ad opporsi al colonialismo europeo, tutto passa dai precetti dell’Islam ed ogni ambito viene preso sotto esame dai Fratelli Musulmani.

Il movimento negli anni ’40 e ’50 si fa strada tra i ceti meno abbienti e tra i nazionalisti egiziani. Il fondatore Al Banna, nel 1942 si dichiara vicino alle posizioni del partito Wadfista, il quale coniuga istanze nazionaliste al conservatorismo religioso. I Fratelli Musulmani considerano le due grandi ideologie che si dividono il mondo nel secondo dopoguerra, ossia capitalismo e marxismo, facce della stessa medaglia: entrambe, secondo la fratellanza, portano all’umiliazione dell’uomo comune. Il manifesto dei Fratelli Musulmani viene scritto nel 1954 da Sayyid Qutb, durante il suo periodo di prigionia. In esso, tra le altre cose, si legge: “La comunità musulmana deve essere riportata alla sua forma originaria. Oggi è sepolta tra i detriti delle tradizioni artificiali di diverse generazioni ed è schiacciata sotto il peso di quelle false leggi ed usanze che non hanno niente a che fare con gli insegnamenti islamici”.

Le vicende dei Fratelli Musulmani si legano in maniera molto stretta quelle della storia dell’Egitto del dopoguerra. Il movimento si sviluppa sempre di più ed acquisisce maggiori consensi, ma si scontra con il nuovo potere rappresentato dal 1954 da quello di Gamal Nasser. Il “rais” inaugura una politica volta alla laicità dello Stato e porta avanti una Repubblica governata sotto rivendicazioni socialiste e panarabe. Non passa molto tempo prima che il potere nasseriano ed i Fratelli Musulmani entrano in conflitto. Troppo divergenti le visioni sulla società, sul ruolo della religione e su quello dei precetti fondamentali dell’Islam. Il 26 ottobre 1954 Nasser viene fatto oggetto di un attentato, al quale scampa miracolosamente. Vengono incolpati i Fratelli Musulmani ed i principali leader iniziano ad essere perseguiti. 

Il movimento per la verità è fuori legge già dal 1948. In quell’anno Re Faruq teme la loro deriva nazionalista ed anti monarchica, l’anno seguente lo stesso fondatore Al Banna viene ucciso da un membro delle forze di sicurezza. Ma, come detto, è sotto Nasser che avviene la persecuzione vera e propria. In questo momento come leader dei Fratelli Musulmani emerge la figura dell’ideologo sopra citato Sayyid Qutb. È lui a redigere il manifesto mentre è in galera, scrivendo le “Pietre Miliari“, una raccolta dei precetti fondamentali e degli obiettivi principali dei Fratelli Musulmani. Si usa anche il termine “jihad”, che però è ben lontano dall’uso attuale: non si intende, in particolare, il concetto di guerra santa bensì quello di lotta interiore contro le cattive intenzioni da frenare e combattere. Qutb nel 1966 viene impiccato a seguito dell’esecuzione della condanna a morte dopo il processo che lo vede coinvolto come imputato.

Nel 1970 muore improvvisamente Nasser, colto da infarto. Il suo successore, Anwar Sadat, non toglie dalla clandestinità i Fratelli Musulmani ma lascia loro maggiori margini di spazio e di manovra. Nonostante siano fuori legge, i Fratelli Musulmani acquisiscono ugualmente una grande diffusione in seno alla popolazione ed un importante radicamento territoriale.

Il 6 ottobre 1981 viene ucciso Anwar Sadat. Nel commando omicida, tra gli altri, vi è un giovane Ayman Al Zawayri, ossia il futuro leader di Al Qaeda. I Fratelli Musulmani sono estranei all’attentato: la lotta armata, ripresa in parte durante gli anni di Nasser, viene accantonata proprio sotto Sadat. Il gruppo jihadista che compie l’attacco non può essere nemmeno equiparato ad una costola dei Fratelli Musulmani estremista e distaccatasi dal movimento. Si tratta di uno dei primi gruppi terroristici che, pur ispirandosi in parte ad alcune delle ideologie dei Fratelli Musulmani, intraprende diversi percorsi nelle modalità e nelle idee propagandate. A succedere a Sadat è il presidente Hosni Mubarak.

Con il nuovo Capo dello Stato i Fratelli Musulmani escono parzialmente dalla clandestinità. Nel 1984 possono tornare a presentarsi alle elezioni, seppur in coabitazione con alcuni partiti laici dell’opposizione. L’organizzazione continua ad avere vitale importanza sotto il profilo sociale. Il radicamento dei Fratelli Musulmani è sempre più importante nella popolazione: i membri del movimento appaiono impegnati nelle periferie delle grandi città in opere caritatevoli ed in assistenza alla cittadinanza sotto diversi fronti, da quello scolastico a quello sanitario. Diverse organizzazioni ed associazioni sono legate a doppio filo ai Fratelli Musulmani, segno di una grande importanza del movimento sotto il profilo sociale.

Non è un caso che, con la caduta del governo di Mubarack nel 2011, a seguito delle proteste scaturite dalla cosiddetta “primavera araba”, siano proprio i Fratelli Musulmani a dimostrarsi maggiormente pronti a prendere le redini del potere. Subito dopo la fine dell’era Mubarack, l’organizzazione fonda il partito “Libertà e Giustizia” e candida Mohammed Morsi alla presidenza. Nel 2012 proprio Morsi viene eletto nuovo capo dello Stato e per la prima volta nella storia i Fratelli Musulmani prendono il potere.

Dopo appena un anno però, quella di Morsi si dimostra una breve parentesi. Molti egiziani, timorosi circa le sorti laiche dello Stato, tornano in piazza e l’esercito interviene per destituire il presidente. Da allora, i Fratelli Musulmani tornano ad essere malvisti dal potere egiziano.

Fin qui dunque la storia dei Fratelli Musulmani nel loro paese d’origine, ossia l’Egitto. Ma l’organizzazione è presente in diversi Stati arabi od a maggioranza islamica. Un vasto movimento ben ramificato, non mantenuto in vita soltanto da donazioni o da finanziamenti privati. La fratellanza da anni ha diversi sponsor internazionali, ma sono soprattutto Turchia e Qatar i maggiori finanziatori. Ankara lo è in particolar modo dal 2002, anno della scalata al potere di Recep Tayyp Erdogan, che porta al potere nel suo paese il partito Akp. Si tratta di una formazione politica che si rifà, per certi versi, alla stessa Fratellenza Musulmana: si parla, in particolare, del cosiddetto “Islam politico”, movimenti accomunati dall’obiettivo di una maggiore islamizzazione della società da perseguire per mezzo di vie politiche.

Nel finanziamento dei Fratelli Musulmani la Turchia ha un solido asse con il Qatar, paese che vuole sfruttare le sue ingenti risorse economiche per estendere la propria influenza politica e commerciale. Ankara e Doha legano il proprio nome ai più importanti partiti e movimenti che compongono l’organizzazione dei Fratelli Musulmani in tutto il mondo arabo. Vengono finanziate moschee, associazioni, partiti e scuole capaci di far sviluppare socialmente e politicamente il pensiero della fratellanza nella galassia musulmana. In questo sia Turchia che Qatar entrano in competizione con l’Arabia Saudita, che invece sia a livello strategico che ideologico vede nei Fratelli Musulmani un importante nemico internazionale. Il sostegno di Doha alla fratellanza è tra le cause scatenanti dell’embargo imposto dai Saud al Qatar nel giugno 2017.

Oltre che in Egitto, come detto, i Fratelli Musulmani sono diffusi anche in gran parte degli Stati arabi ed in alcuni Stati non arabi ma in maggioranza musulmana. Tra i partiti riconducibili alla galassia della fratellanza, spiccano in particolare Ennahda in Tunisia, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo in Marocco, il Movimento della Società per la Pace in Algeria, il Raggruppamento Nazionale per la Riforma e per lo Sviluppo in Mauritania, il Partito del Congresso Nazionale in Sudan, il Fonte Islamico d’Azione in Giordania.

Lo “zampino” della fratellanza è ravvisabile anche nei paesi arabi attualmente alle prese con gravi instabilità interne e con le guerre civili. In Libia vi è il Partito della Giustizia e dello Sviluppo a mettere insieme diversi membri dei Fratelli Musulmani, anche se in generale il movimento, che risulta essere molto influente specialmente nelle zone occidentali del paese e tra i membri del consiglio presidenziale riconosciuto dall’Onu, è frazionato in diversi altri partiti. In Siria sono diversi i movimenti riconducibili alla fratellanza che, ad inizio guerra civile, vanno contro il presidente Assad. Qui nel 1982 i Fratelli Musulmani si organizzano nella città di Hama, dove risultano molto radicati, e danno vita ad un’importante rivolta contro l’allora presidente Hafez Al Assad. Damasco reagisce bombardando la città e mettendo al bando l’organizzazione. Nello Yemen, i Fratelli Musulmani sono presenti con il partito Al Islah.

Come detto, è ricollegabile alla fratellanza il partito Akp in Turchia del presidente Erdogan, fondato nel 2002 e tuttora al governo nel paese anatolico. Infine, anche in Somalia (paese dove aumenta l’influenza di Ankara) vi è una formazione collocabile tra i Fratelli Musulmani, ossia il Partito per la Pace e lo Sviluppo.

Discorso a parte merita il caso palestinese. Qui dal 1987 è attivo il partito denominato “Hamas”. Si tratta di una formazione nata sulla scia della prima intifada e radicatasi soprattutto all’interno della Striscia di Gaza. Hamas è in grado, nel corso degli anni, di erodere il consenso al partito guida della causa palestinese, ossia la formazione laica di Al Fatah, fondata da Yasser Arafat. Hamas è riconducibile ai Fratelli Musulmani, per la prima volta in Palestina vengono accorpate le rivendicazioni territoriali con quelle islamiste. Anche se il partito ufficialmente non persegue la lotta armata, diverse fazioni nate da Hamas sono invece impegnate negli anni nell’organizzazione di numerosi attentati terroristici in Israele. Per tal motivo, sia Tel Aviv che Washington riconoscono Hamas come organizzazione terrorista.

Nel 2005 Hamas vince clamorosamente le elezioni parlamentari in seno all’Autorità Nazionale Palestinese, sopravanzando per la prima volta Al Fatah. I due principali partiti entrano in rotta di collisione nel 2007: nell’estate di quell’anno scoppia una vera e propria guerra civile tra i palestinesi, al termine della quale Hamas ha il pieno controllo da allora della Striscia di Gaza.

In Egitto, paese da cui parte il movimento, l’organizzazione è considerata illegale e fuori legge. Il presidente Al Sisi, insediatosi nel 2014, considera i Fratelli Musulmani una minaccia alla sicurezza ed all’integrità nazionale. Nel corso degli anni, diversi alti dirigenti dell’organizzazione vengono arrestati ed in alcuni casi condannati a morte. Al Sisi anche di recente promette la prosecuzione di ogni azione volta a conservare la laicità dello Stato egiziano ed a perseguire ogni forma di islamismo, sia politico che jihadista. Nel Magreb, i Fratelli Musulmani sono attualmente al governo con Ennahda in Tunisia, paese dove appare radicato il loro consenso elettorale. Come detto, in Libia risultano molto influenti nella Tripolitania mentre sono osteggiati dal generale Haftar, molto vicino all’Egitto e uomo forte della Cirenaica. In Marocco ed Algeria i partiti della fratellanza sono all’opposizione.

Con l’Akp, l’Islam politico è al potere in Turchia, risulta soppiantato dai movimenti integralisti invece in Siria all’interno dell’opposizione ad Assad. In generale, se all’interno del mondo musulmano i principali sostenitori sono Ankara e Doha, principale nemico è invece l’Arabia Saudita assieme ai suoi alleati nel Golfo. E questo sia per ragioni ideologiche date dall’incompatibilità tra Fratelli Musulmani e Wahabismo, così come per motivazioni geo strategiche.