Chi era Ben Alì

Zine El-Abidine Ben Ali è stato presidente della Tunisia dal 1987 al 2011: un lungo periodo iniziato dopo essere subentrato al suo “mentore”, nonché fondatore della Tunisia moderna, Hassan Bourghiba. Ben Ali è rimasto al timone del Paese fino a quando, nel gennaio del 2011, una protesta nelle varie città tunisine generata dal malcontento per l’andamento dell’economia lo ha costretto alle dimissioni. Da quel momento Ben Ali ha vissuto in esilio in Arabia Saudita, Paese in cui è morto il 19 settembre del 2019.

Zine El-Abidine Ben Ali è nato nel governatorato di Susa il 3 settembre del 1936. A quei tempi la Tunisia era una colonia francese, tuttavia al suo interno c’erano già dei primi moti indipendentisti. E quando Ben Ali ha iniziato a frequentare le scuole superiori di Susa, è entrato in contatto con diversi gruppi vicini ad ambienti indipendentistici. In questa maniera, il futuro presidente tunisino ha iniziato a fare attività politica, circostanza quest’ultima che gli sono costate diverse segnalazioni da parte delle autorità di allora.

Da studente si è unito con i giovani del partito Neo Destur, il futuro partito Desturiano e quindi la formazione di Bourghiba destinata ad incidere in buona parte della vita politica della Tunisia indipendente. Per la sua attività è stato anche espulso dalla scuola superiore di Susa e, per qualche periodo, anche imprigionato.

Lasciata temporaneamente la politica, Ben Ali dopo aver terminato gli studi superiori una volta riammesso a scuola ha deciso di impegnarsi nella vita militare. È riuscito, in particolare, ad ottenere i gradi per poter entrare nell’Accademia militare di Saint Cyr, la più prestigiosa ed importante della Francia. La sua formazione militare è proseguita anche negli Stati Uniti, lì dove è entrato nella Senior Intelligence School, nel Maryland, e nella School for Anti-Aircraft Field Artillery in Texas.

Nel frattempo la Tunisia era diventata indipendente e guidata da Bourghiba e dal Partito Desturiano. Il Paese ben presto è diventato un faro, assieme all’Egitto di Nasser, per i movimenti panarabi socialisti. L’introduzione di un codice dello statuto della persona, che ha portato all’abolizione del ripudio e della poligamia, così come di altre leggi in senso laico hanno fatto della Tunisia un vero e proprio Paese modello per quei movimenti che portavano avanti il percorso di emancipazione del mondo arabo.

Ben Ali ha partecipato a questa fase storica seppur non da un ruolo politico, bensì militare. È infatti del 1964 l’ingresso ufficiale nell’esercito tunisino con il ruolo di ufficiale. Poco dopo è stato proprio lui a fondare il Dipartimento della Sicurezza militare, di cui è stato direttore per almeno un decennio. Il suo nome quindi è diventato tra i più importanti sotto il profilo della gestione della sicurezza, tanto da essere nominato direttore generale del servizio di sicurezza nazionale nel 1977.

 

Ben presto però, a Ben Ali sono stati assegnati compiti più politici che militari. Una circostanza quest’ultima che ha segnato un progressivo allontanamento dall’esercito, a favore invece di un sempre più importante avvicinamento al mondo politico. È da interpretare in tal senso la sua nomina come ambasciatore tunisino a Varsavia nel 1980. In questa veste, Ben Ali ha iniziato un momento importante sia della sua vita politica che personale: l’esperienza in Polonia è stata infatti molto formativa, specialmente perché giunta in un momento delicato per il Paese dell’est Europa, lì dove i movimenti di protesta contro il Partito Comunista hanno portato ad una forte tensione culminata con l’intervento del generale Wojciech Jaruzelski.

Essere ambasciatore di un Paese arabo in uno Stato dell’allora Patto di Varsavia, per Ben Ali ha rappresentato una prova professionale ed umana molto importante. L’esperienza di rappresentante di Tunisi a Varsavia è finita nel 1984, quando è stato richiamato in patria.

Nell’anno in cui è terminato il suo ruolo di ambasciatore in Polonia, Ben Ali ha ripreso i suoi compiti relativi alla sicurezza, seppur da una prospettiva politica. È stato infatti nominato da Bourghiba come nuovo ministro dell’interno, seppur ad interim. La fama di esperto nelle politiche sulla sicurezza ha contribuito all’ottenimento del suo nuovo incarico, in un periodo in cui in Tunisia appariva molto forte il rischio connesso al dilagare del terrorismo islamico. Formazioni islamiste, in particolare, erano molto attive nel Paese nordafricano e molti gruppi sono andati a combattere in Afghanistan durante la guerra contro l’Unione Sovietica.

Nel 1986 Ben Ali è stato nominato ufficialmente ministro dell’interno, abbandonando quindi l’incarico ad interim ed assumendolo per via ufficiale. In questo momento il futuro presidente è diventato un vero e proprio “delfino” di Bourghiba, tanto da essere il politico tunisino più in vista subito dopo il padre della patria. A testimonianza di ciò anche l’incarico quale nuovo primo ministro ottenuto nell’ottobre del 1987: da questo momento è Ben Ali a reggere il timone della Tunisia.

Ma l’incarico quale nuovo primo ministro è destinato in realtà a durare poco: due settimane dopo la nomina quale capo dell’esecutivo, Ben Ali è riuscito ad arrivare alla presidenza al posto del suo mentore Bourghiba. La svolta è arrivata il 7 novembre 1987, quando i medici hanno dichiarato il padre della patria, all’epoca ottantaquattrenne, non più grado di svolgere il suo ruolo per via delle precarie condizioni di salute. A quel punto, Ben Ali ha applicato l’articolo 57 della Costituzione che regola proprio questi casi, subentrando nella carica di presidente.

Il parere dei medici sarebbe emerso non senza pressioni da parte di Ben Ali, appoggiato peraltro da alcuni servizi segreti di altri Paese, tra cui quello italiano. Secondo la ricostruzione fornita anni dopo dall’ex capo del Sismi, Fulvio Martini, Roma avrebbe favorito l’ascesa di Ben Ali quale nuovo leader della Tunisia. Il tutto con le indicazioni dell’allora presidente del consiglio Bettino Craxi. Per tal motivo, quanto accaduto il 7 novembre 1987 è passato alla storia con l’appellativo di “colpo di Stato medico”.

Quando Ben Ali è diventato presidente, la Tunisia aveva davanti a sé inside molto importanti. Dal pericolo islamista, passando per un’economia che rischiava il collasso per via di un’alta inflazione e di un alto debito, il Paese viveva uno dei momenti più difficili della sua giovane storia da Stato indipendente. Nel 1988 Ben Ali ha sciolto il Partito Desturiano, fondando invece il Raggruppamento Costituzionale Democratico: si tratta di una formazione politica che ha raccolto l’eredità del partito fondato da Bourghiba, mantenendo l’identità laica e secolare, così come una connotazione interna all’internazionale socialista. Tuttavia, il nuovo corso di Ben Ali ha previsto anche l’inserimento di elementi neoliberali nel programma di governo e di partito, accentuando peraltro un orientamento filo occidentale in politica estera.

Nel corso degli anni ’90, la Tunisia è stata considerata come una delle realtà politicamente più stabili del mondo arabo, mentre in campo economico ha vissuto stagioni di riforme che hanno attutito una situazione piuttosto pesante. Le maggiori contraddizioni hanno invece riguardato il percorso democratico del Paese. Ben Ali, pur se lontano dalla stagione dei “rais” e moderato rispetto a molti suoi omologhi regionali, ha comunque governato senza permettere ad una vera opposizione di svilupparsi. Il suo nuovo partito negli anni della sua presidenza ha raccolto percentuali sempre ben oltre il 90%, lui stesso in tutte le elezioni in cui si è candidato non è mai sceso sotto il 94% dei consensi. In generale, il suo gruppo di potere ed il suo partito hanno dominato la scena, nonostante l’emersione di gruppi editoriali privati e di un clima considerato comunque meno pesante rispetto ad altri Paese dell’area.

Il forte potere assunto dal partito di riferimento, una situazione economica gravata a fine degli anni 2000 da una nuova impennata dei prezzi e soprattutto da un’alta disoccupazione giovanile, hanno portato nel 2010 ad un generale e diffuso malcontento contro il governo. A questo occorre aggiungere anche una corruzione avvertita quasi come endemica tra la popolazione tunisina. Sotto accusa era soprattutto la famiglia Trabelsi, a cui apparteneva la seconda moglie Leila Trabelsi, sposata nel 1992 dopo il divorzio dalla prima consorte, Naima Kefi, avvenuto nel 1988 e dunque un anno dopo essere diventato presidente.

Il 17 dicembre 2010 un giovane di nome Mohamed Bouazizi si è dato fuoco davanti alla sede del governatorato di Sidi Bouzid. Un gesto figlio della disperazione, che dopo la sua morte ha svolto la funzione di detonatore del malcontento popolare. Sono esplose proteste in tutto il Paese, anche nella capitale Tunisi, lì dove il potere di Ben Ali era più radicato.

Tra il dicembre del 2010 ed il gennaio del 2011, l’intera Tunisia è scossa da un’ondata di manifestazioni che l’apparato di sicurezza non è riuscito ad arginare. In un discorso del 13 gennaio 2011, Ben Ali ha chiesto scusa per le vittime durante le proteste ed ha dichiarato di aver capito le ragioni dei manifestanti. Al contempo, ha promesso riforme ed ha annunciato la sua non ricandidatura nelle elezioni del 2014. Ma il tappo era oramai saltato: il giorno dopo un’imponente manifestazione a Tunisi ha costretto alla fuga Ben Ali, il quale si è dimesso dando tutti i poteri provvisori al suo vice.

La sera stesso del 14 gennaio 2011, l’oramai ex presidente tunisino si trova già in Arabia Saudita. Qui, presso la città di Gedda, ha vissuto il suo esilio dopo l’asilo ottenuto dal governo saudita. Ben Ali è, da questo momento in poi, di fatto scomparso dalla scena politica tunisina. Di lui negli anni si sono rincorse notizie circa possibili malattie ed uno stato di salute non ottimale dopo le dimissioni.

Il 19 settembre 2019, i suoi familiari hanno annunciato la morte avvenuta in una clinica di Gedda dove era ricoverato.

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