<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Esercito europeo Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/esercito-europeo/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/esercito-europeo</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Oct 2025 10:09:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Esercito europeo Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/esercito-europeo</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Edward Luttwak scrive che le forze armate europee sono una &#8220;tigre di carta&#8221;. Parliamone&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/edward-luttwak-scrive-che-le-forze-armate-europee-sono-una-tigre-di-carta-parliamone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 03:52:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[forze armate]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=488998</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1536x1152.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le forze armate europee sono una "tigre di carta"? Secondo il professor Luttwak sì, ma ci sono margini di miglioramento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/edward-luttwak-scrive-che-le-forze-armate-europee-sono-una-tigre-di-carta-parliamone.html">Edward Luttwak scrive che le forze armate europee sono una &#8220;tigre di carta&#8221;. Parliamone&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250717093528847_c421a746f99f2141b91d39a06b313ee9-1536x1152.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Recentemente è apparso su <em><a href="https://unherd.com/2025/09/will-putin-call-natos-bluff/?lang=us">Unherd</a></em> un articolo, firmato dal noto politologo e stratega <strong>Edward Luttwak</strong>, in cui l&#8217;autore afferma che le forze armate europee sono, sostanzialmente, una “tigre di carta”. L&#8217;analisi di Luttwak è impietosa, e mette in evidenza tutte le criticità da noi espresse nel corso degli anni riguardo lo stato della Difesa dell&#8217;Europa. </p>



<p>Riportiamo, in tal senso, un passaggio di Luttwak riguardante la <strong>spesa</strong> per la Difesa, in cui viene giustamente osservato che <strong>il semplice aumento dei fondi non trasformerà gli Stati europei in potenze militari </strong>realmente efficaci. Innanzitutto, il criterio del PIL è troppo vago per avere un peso significativo. La Finlandia, ad esempio, spende solo il 2,4% del suo PIL per la Difesa, ma può mobilitare circa 250mila soldati determinati, essendo il Paese pienamente cosciente della minaccia ma soprattutto avendo avuto decenni di “educazione” alla difesa della nazione. Altri membri della NATO, che spendono molto di più dei finlandesi, ottengono molto meno in cambio dei loro soldi. </p>



<p>Inoltre, Luttwak afferma che concentrarsi sul PIL anziché sul fabbisogno di forze – così tanti battaglioni, reggimenti di artiglieria, squadriglie di caccia – non è altro che un invito a barare sui propri bilanci. <strong>L&#8217;ultimo sottomarino spagnolo, ad esempio, non è stato acquistato dalla tedesca Thyssen-Krupp</strong>, nota industria che fornisce alle marine militari di tutto il mondo sottomarini competenti e collaudati, al prezzi di 1 miliardo di euro. Al contrario, è stato orgogliosamente progettato e costruito nel cantiere navale statale spagnolo Navantia al costo di 3,8 miliardi di euro, all&#8217;incirca quanto quello di un sottomarino nucleare francese molto più grande. Aggiungiamo anche che il sottomarino in questione è stato mal progettato al punto che ne era in discussione la galleggiabilità, motivo per cui il prezzo è diventato esorbitante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E per quanto riguarda l&#8217;Italia&#8230;</h2>



<p>Venendo al nostro Paese, Luttwak afferma, a margine della questione legata alla spesa per il ponte sullo Stretto di Messina, che gran parte della spesa della <strong>Marina Militare italiana</strong> è destinata a navi da guerra prodotte dal cantiere navale statale italiano Fincantieri, ma non ci sono fondi sufficienti per coprire le spese di carburante e manutenzione necessarie per far funzionare più della metà di esse, il che significa, secondo l&#8217;autore, che <strong>un altro sussidio industriale viene camuffato da spesa per la Difesa.</strong> Nel frattempo, l&#8217;Italia si rifiuta di aumentare il suo bilancio per la difesa oltre il modestissimo obiettivo del 2%, che non ha ancora raggiunto.</p>



<p>L&#8217;articolo, come detto, è impietoso e in alcuni passaggi anche <strong>ingiusto</strong>, ma ci permette di porre l&#8217;attenzione su alcune criticità strutturali che la recente riforma ReArm Europe non prende in esame. Una su tutte riguarda il personale. Senza considerare gli altri Stati europei citati da Luttwak su questo problema (Polonia, Regno Unito, Svezia), all&#8217;Italia, che pure ha delle forze armate più numerose di altre nazioni del Vecchio continente, <strong>mancano almeno 40mila unità</strong>. Proprio la Marina, che sta vivendo un periodo di benvenuta ristrutturazione e ampliamento, abbisogna di ulteriori 10mila unità rispetto alle attuali per far fronte a tutti gli impegni che è chiamata a svolgere per l&#8217;interesse nazionale nei vari teatri di nostra competenza e per rispondere agli impegni stabiliti da organismi sovranazionali di cui facciamo parte. </p>



<p>Abbiamo già affrontato questo problema quando <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-non-e-pronta-alla-guerra-paolo-mauri-no-e-non-e-solo-una-questione-di-armi.html">abbiamo commentato</a> le giuste affermazioni del ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong>: in Italia si è persa la mentalità di sacrificio per l&#8217;interesse nazionale, e con essa quindi la vocazione al “mestiere delle armi”. Non occorre ripetere qui i dati, drammatici più che allarmanti, di un recente sondaggio CENSIS in merito.</p>



<p>La tematica delle riserve di carburante, che secondo Luttwak mancherebbero, è invece interessante perché ci permette di aprire una riflessione sulle <strong>scorte strategiche</strong>. Se è vero, come affermato dal CSM Esercito generale <strong>Carmine Masiello</strong>, che quando scoppia un conflitto non sono solo le forze armate ad andare in guerra ma tutto il Paese (il sistema Paese diremmo noi), è altrettanto vero che questo sistema Paese ci appare, in questo delicato momento storico, impreparato a sostenere un conflitto di lungo periodo. <strong>L&#8217;industria ancora fatica, in alcuni settori, ad alzare i ritmi di produzione degli armamenti</strong> mentre non è noto se si stiano accumulando (o si pensi di farlo) riserve di materiali che servono a sostenere uno sforzo bellico: dal carburante per aerei, navi e carri, sino ai materiali più disparati che servono a costruirli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mancano le strutture</h2>



<p>Non ci sono nemmeno più <strong>strutture</strong> per addestrare i coscritti – che verrebbero chiamati alle armi in caso di conflitto – che affluirebbero a migliaia nelle caserme, in quanto la sospensione della leva obbligatoria nel 2004 ha determinato o la vendita delle stesse o il loro abbandono. Recuperarle in tempi brevi risulterebbe impossibile, e costruirne di nuove implicherebbe una spesa che forse non saremmo in grado di sostenere in fase emergenziale. </p>



<p>Parlando di leva, e tornando all&#8217;articolo di Luttwak, l&#8217;autore ne fa una questione vitale e sottolinea l&#8217;esempio virtuoso della Finlandia, esecrando invece la Svezia e la sua mobilitazione annuale di 10mila unità. Eppure, se gli svedesi potrebbero fare di più, il loro modello è forse quello che meglio si adatta alle nostre esigenze: una <strong>leva selezionata</strong> tra la massima coscrizione che permette, mese dopo mese, di addestrare un buon numero di personale che poi, allo scadere del periodo di coscrizione, verrebbe mantenuto in riserva con richiami annuali. </p>



<p>Il professor Luttwak chiude il suo articolo affermando che tutto quanto sopra spiega perché l&#8217;eterogeneo esercito di Putin – mercenari cresciuti in Russia nelle zone più povere e remote, criminali condannati e soldati schiavi nordcoreani – possa comunque spaventare i governi europei spingendoli a riarmarsi a caro prezzo, e forse su questo non ha tutti i torti: il nostro ecosistema Difesa è stato <strong>costantemente smantellato</strong> dal termine della Guerra Fredda e solo negli ultimi 3 anni, con colpevole ritardo, ci siamo accorti che la diplomazia internazionale è funzione anche della capacità di deterrenza convenzionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/edward-luttwak-scrive-che-le-forze-armate-europee-sono-una-tigre-di-carta-parliamone.html">Edward Luttwak scrive che le forze armate europee sono una &#8220;tigre di carta&#8221;. Parliamone&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La doppia sfida del piano ReArm: sostenere l&#8217;Ucraina e difendere meglio l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-doppia-sfida-del-piano-rearm-sostenere-lucraina-e-difendere-meglio-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 05:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=459239</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nasce il megafondo UE per la difesa "ReArm Europe", ma non deve comportare investimenti a pioggia: serve razionalizzare e dividere i compiti</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-doppia-sfida-del-piano-rearm-sostenere-lucraina-e-difendere-meglio-leuropa.html">La doppia sfida del piano ReArm: sostenere l&#8217;Ucraina e difendere meglio l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303124712938_9df9ad0f8d4a1ce5910019036b2a7121-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Martedì l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> ha svelato il piano <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/document/print/en/statement_25_673/STATEMENT_25_673_EN.pdf">ReArm Europe</a> da 800 miliardi di euro utilizzando tutti i mezzi finanziari a disposizione del continente per aiutare gli Stati membri ad aumentare urgentemente le capacità della <strong>difesa</strong>, sia per far fronte alle minacce immediate che per gli anni a venire.</p>



<p>La disposizione di liberare i finanziamenti statali innescando misure di emergenza che esentino i Governi dalle rigide regole di spesa in deficit, chiede agli Stati membri di aumentare i loro bilanci per la Difesa dell&#8217;1,5% del PIL, equivalenti a <strong>650 miliardi di euro in quattro anni</strong>, mettendo a disposizione <strong>150 miliardi in prestiti</strong> per investimenti nella Difesa, sospendendo nel contempo le regole del patto di stabilità che costringe le nazioni dell&#8217;UE a non indebitarsi per un controvalore superiore al 3% del proprio PIL.</p>



<p>La necessità è certamente quella di rispondere all&#8217;urgenza a breve termine di sostenere l&#8217;Ucraina dato il subitaneo disimpegno statunitense, determinato – lo ricordiamo una volta di più – dalla volontà Usa che sia l&#8217;Europa dell&#8217;Alleanza Atlantica a occuparsi del contenimento della Russia, sia per affrontare la questione a lungo termine di assumersi una <strong>responsabilità molto maggiore per la sicurezza europea</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In comune il procurement di sistemi d&#8217;arma</h2>



<p>Attenzione. Non si sta parlando dell&#8217;evoluzione di quell&#8217;embrione di esercito europeo nato con la forza di <em>early entry</em>. l&#8217;<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-primo-passo-verso-la-difesa-europea-ecco-lexpedition-force.html">Expedition Force</a></strong>, composta all&#8217;indomani della tragica fine del conflitto in Afghanistan, bensì di uno strumento per coordinare meglio e dare impulso all&#8217;ecosistema difesa dell&#8217;Ue. Si tratta fondamentalmente di spendere meglio e spendere insieme parlando di domini di capacità paneuropei. Ad esempio: difesa aerea e missilistica, sistemi di artiglieria, missili e droni, sistemi anti-drone. Ma anche soddisfare altre esigenze: dalla mobilità informatica a quella militare. L&#8217;intento è quindi quello di aiutare gli Stati membri a <strong>mettere in comune il <em>procurement</em></strong><em> </em>di sistemi d&#8217;arma. Questo nuovo strumento permetterà anche di mobilitare il capitale privato attraverso la Banca europea per gli investimenti, però è proprio la panoplia di interessi nazionali e privati a essere il vero problema di questa importante e attesa riforma.</p>



<p>Tralasciando le note e <a href="https://it.insideover.com/politica/lue-la-nato-e-le-sfide-per-una-politica-estera-e-di-difesa-comunitaria.html">già analizzate</a> limitazioni di una difesa europea, date dalla mancanza di una struttura di comando unificato (per ora presente solo in via sperimentale a Bruxelles che coordina la forza di <em>early entry</em>), dalla mancanza di una singola e coordinata politica estera e dalla barriera linguistica tra le varie forze armate (problema superabile in quanto già risolto dalla NATO), quello che veramente manca a questo provvedimento è stabilire una <strong>razionalizzazione degli investimenti</strong>. Cerchiamo di spiegare meglio: unire il <em>procurement </em>è sicuramente un ottimo passo avanti, ma manca un vero e proprio coordinamento che divida all&#8217;interno dell&#8217;Ue competenze e ruoli nell&#8217;ambito dell&#8217;industria della difesa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">No a investimenti a pioggia</h2>



<p>Facciamo un esempio pratico: stante la diversità dei sistemi d&#8217;arma presenti in Europa rispetto ad altre potenze mondiali dove ci sono solo determinate tipologie di velivoli o carri armati, a chi affidare la produzione di nuovi armamenti? Quali invece dovranno continuare a essere prodotti e quali no? Per evitare che protezionismi nazionalistici mettano in crisi questo sistema, sarebbe opportuno, come detto più volte da queste colonne, <strong>individuare degli <em>hub</em> strategici</strong> in Europa dove le maggiori industrie della Difesa, secondo la loro esperienza, si coordinano per creare o continuare a produrre quello che realmente serve. <strong>Gli investimenti, quindi, non devono essere elargiti a pioggia </strong>oppure seguendo le pressioni nazionalisti degli Stati membri più influenti, ma fatti arrivare effettivamente là dove servono.</p>



<p>Qualcosa che si può ottenere in modo sicuro e duraturo solo avendo uno strumento decisionale comune che stabilisca “chi fa cosa, per chi e quanto” in modo univoco, ipotizzando eventuali penali, come il divieto di accesso a ulteriori fondi, per quei Paesi che preferiscono affidarsi altrove o proseguire da soli. Ovviamente non sarà facile, ma se mai si comincia mai si arriverà al traguardo di rafforzare la Difesa europea in modo razionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una doppia sfida per l&#8217;Europa</h2>



<p>L&#8217;effetto collaterale di questo fondo, ormai possiamo dirlo, sarà quello di vedere aumentata la percentuale di armamenti <em>Made in Europe</em> rispetto a quelli <em><a href="https://it.insideover.com/difesa/piu-disponibilita-e-meno-burocrazia-ecco-perche-vince-lindustria-usa-delle-armi.html">Made in USA</a></em>. Questo è un effetto già tangibile dall&#8217;aumento delle commesse per le industrie europee determinatosi dalla decisione statunitense di sospendere gli aiuti militari all&#8217;Ucraina, che ha portato con sé l&#8217;aumento delle quotazioni in Borsa delle stesse.</p>



<p>La domanda qui però è un&#8217;altra: considerando la differenza di grandezza tra i due complessi militari industriali (quello USA rispetto a quello europeo), riusciremo a far fronte alla sfida (doppia) di <strong>aiutare Kiev per conto di Washington e di migliorare le nostre capacità di difesa</strong>? Forse, ma sorge un altro interrogativo: possiamo farlo in tempi ragionevolmente adeguati rispetto agli Stati Uniti? Considerando che gli USA possono contare su una serie di armamenti <em><strong>off-the-shelf</strong></em>, ovvero disponibili quasi immediatamente, la risposta per il momento è negativa.</p>



<p>In ogni caso vogliamo essere ottimisti sottolineando come questo provvedimento apra la strada non già a velleità belliciste come affermato da più parti politiche, ma a un processo che doveva essere messo in atto da tempo e che permetterà all&#8217;Europa, in un non troppo lontano futuro (speriamo) di avere il peso politico per avere quella tanto agognata <strong>autonomia strategica</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-doppia-sfida-del-piano-rearm-sostenere-lucraina-e-difendere-meglio-leuropa.html">La doppia sfida del piano ReArm: sostenere l&#8217;Ucraina e difendere meglio l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La crisi (superata) della Nato e la chimera difesa comune europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/crisi-superata-nato-chimera-difesa-comune-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 08:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=388110</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1312" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Macedonian army soldiers attend the ceremony marking one year since its NATO membership in Skopje, Republic of North Macedonia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-1024x700.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-1536x1050.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-2048x1399.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina ha ricompattato gli alleati europei sui legami transatlantici anche perché la Difesa UE stenta a partire</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/crisi-superata-nato-chimera-difesa-comune-europea.html">La crisi (superata) della Nato e la chimera difesa comune europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1312" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Macedonian army soldiers attend the ceremony marking one year since its NATO membership in Skopje, Republic of North Macedonia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-1024x700.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-1536x1050.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/nato-bandiera-soldai-2048x1399.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina ha avuto come immediato risultato il generale <strong>ricompattamento dei Paesi europei</strong> facenti parte della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nato</a> sui legami atlantici, dopo quasi un lustro che all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza si era aperta una <strong>crisi </strong>che aveva addirittura portato il presidente francese Emmanuel Macron a <a href="https://news.sky.com/story/nato-is-experiencing-brain-death-warns-french-president-emmanuel-macron-11856936#" target="_blank" rel="noreferrer noopener">definirla </a>“cerebralmente morta” a novembre del 2019. </p>



<p>Emmanuel Macron, in quella occasione, aveva affermato che l&#8217;Alleanza, fondata nel 1949, soffriva della <strong>mancanza di coordinamento</strong> e dell&#8217;<strong>imprevedibilità degli Stati Uniti</strong>, allora retti dal presidente Donald Trump. Addirittura quando gli è stato chiesto se credeva ancora nella difesa collettiva garantita dall&#8217;articolo cinque del trattato della Nato, aveva risposto molto esplicitamente: “Non lo so”.</p>



<p>Macron aveva criticato quella che aveva definito una mancanza di coordinamento strategico tra i membri europei dell&#8217;Alleanza, gli Stati Uniti e la Turchia, accusando anche Washington di mostrare segni di “<strong>voltarci le spalle</strong>”, a seguito dalla decisione di Trump di ritirarsi dalla Siria nord-orientale senza consultare gli alleati. Inoltre, l&#8217;unità tra i membri del blocco era stata messa a dura prova anche quando la Turchia aveva lanciato, subito dopo il ritiro Usa, un&#8217;operazione militare in Siria, che Macron aveva definito “folle”. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vaso di Pandora</h2>



<p>Allora gli Stati Uniti erano <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-perche-gli-usa-spostano-i-soldati-dalla-germania-alla-polonia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">particolarmente frustrati</a> dalla mancanza di contributo finanziario da parte degli altri membri dell&#8217;Alleanza: Trump lamentava che la stragrande maggioranza dei Paesi europei della Nato non stava facendo abbastanza per raggiungere (o avvicinarsi) al traguardo del <strong>2% del Pil per la Difesa</strong>, e forte della sua politica “America First”, aveva addirittura egli stesso messo in dubbio il futuro dell&#8217;Alleanza – definendola “obsoleta” nel 2017 –  arrivando ad affermare che gli Stati Uniti avrebbero potuto non venire in difesa degli alleati che non spendono abbastanza per la difesa comune. </p>



<p>Le parole del presidente francese Macron aprirono una <strong>faglia </strong>in seno alla Nato, con l&#8217;allora cancelliere tedesco Angela Merkel che le definì una reazione eccessiva, ma la situazione non migliorò, e il frettoloso <a href="https://it.insideover.com/politica/lue-la-nato-e-le-sfide-per-una-politica-estera-e-di-difesa-comunitaria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritiro statunitense dall&#8217;Afghanistan</a> ad agosto del 2021 – gestito in modo quasi del tutto unilaterale – confermò all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea i timori francesi, portando quindi a una <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-primo-passo-verso-la-difesa-europea-ecco-lexpedition-force.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decisione epocale</a>, ovvero quella di stabilire un primo contingente militare condiviso per costituire una <strong><em>Expedition Force</em></strong>, ovvero una forza di primo intervento da inviare in aree di crisi: l&#8217;embrione da cui, idealmente, dovrebbe svilupparsi la <strong>Difesa europea</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La bussola strategica</h2>



<p>Difesa comune e politica estera comune sono strettamente interconnesse, ma entrambe non possono esistere se non c&#8217;è <strong>autonomia strategica</strong>, e ancora una volta è stata Parigi <a href="https://it.insideover.com/politica/alleuropa-serve-autonomia-strategica-cosi-il-presidente-macron-al-consiglio-atlantico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la prima a parlarne</a>, sebbene durante il Consiglio Atlantico del febbraio del 2021. In quella occasione il presidente Macron ha individuato alcuni punti che possono essere presi come cardine della sicurezza europea anche in ambito extra Nato, e che infatti poi sono comparsi nella <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2022/03/21/a-strategic-compass-for-a-stronger-eu-security-and-defence-in-the-next-decade/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bussola Strategica</a> dell&#8217;Unione europea: l&#8217;attenzione al “nostro vicinato”, in particolare il Medio Oriente e l&#8217;Africa che, come disse il leader francese “sono il nostro vicinato, non quello degli Stati Uniti”, e la definizione dell&#8217;Unione Europea come un organismo che opera “in coordinamento politico con la Nato”, quindi non in modo subordinato. </p>



<p>Andando a leggere la Bussola Strategica, infatti, possiamo vedere come il “fronte meridionale” – intendendo con questo termine il continente africano e il Medio Oriente – occupi una parte importante della trattazione insieme a quello orientale, e come la Nato viene vista come un partner strategico – al pari dell&#8217;Onu, dell&#8217;Osce e di altri – con cui rafforzare i legami, e non potrebbe essere altrimenti data la natura dell&#8217;Alleanza Atlantica e dato il particolare periodo storico che vede una guerra in Europa. </p>



<p>La Bussola Strategica è il documento più importante stilato dall&#8217;Ue per quanto riguarda la Difesa e mira a rafforzare ulteriormente il ruolo dell&#8217;Unione nella gestione delle crisi, utilizzando i diversi strumenti a sua disposizione. Uno di questi sono gli <a href="https://it.insideover.com/guerra/lunione-europea-ha-gia-un-esercito-ecco-cosa-sono-gli-eu-battlegroups.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eu Battlegroup</a>, per i quali è stato deciso un ulteriore sviluppo portando il <strong>numero di soldati</strong> a 5mila, e che dovrebbero cominciare le esercitazioni congiunte e l&#8217;addestramento quest&#8217;anno. La forza deve essere pienamente operativa entro il 2025 ed essere in grado di restare dispiegata per 12 mesi in aree fino a 6mila chilometri misurati da Bruxelles. Oltre alle truppe di terra, la nuova forza deve includere capacità spaziali e informatiche, forze speciali e capacità di trasporto aereo strategico e, a seconda delle esigenze, forze aeree e navali. </p>



<p>Bisogna però pensare a possibili <strong>incentivi </strong>per la generazione della forza, nonché a <strong>mandati </strong>più flessibili e solidi per le missioni e operazioni oltre a <strong>snellire </strong>il processo decisionale, che appare ancora molto farraginoso. Del resto anche la messa in atto delle indicazioni contenute nella Bussola Strategica sembra già lenta così com&#8217;è, senza vari lacci e laccetti dati dallo scarso coordinamento europeo: il termine ultimo per la piena autonomia di azione è fissato al 2030. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="557" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230406183051426_0d93ae8af5d920cd7be2dd6725dcda1d-1024x557.jpg" alt="" class="wp-image-391669" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230406183051426_0d93ae8af5d920cd7be2dd6725dcda1d-1024x557.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230406183051426_0d93ae8af5d920cd7be2dd6725dcda1d-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230406183051426_0d93ae8af5d920cd7be2dd6725dcda1d-768x418.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230406183051426_0d93ae8af5d920cd7be2dd6725dcda1d-1536x836.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230406183051426_0d93ae8af5d920cd7be2dd6725dcda1d-2048x1114.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230406183051426_0d93ae8af5d920cd7be2dd6725dcda1d-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Esercitazione Nato in Romania. Foto: Epa/Robert Ghement.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Indecisioni e lentezza decisionale</h2>



<p>Autonomia significa avere strumenti finanziari per la Difesa e altri per determinare il <em>procurement </em>e le specifiche di questi strumenti, e qui forse si potrebbe rivedere una complessità che non fa bene all&#8217;Unione europea: Pesco, Edf, Occar, Aed rischiano di <strong>sperperare </strong>risorse e <strong>differenziare </strong>troppo le piattaforme, che invece andrebbero regolate in modo da uniformare al massimo le dotazioni delle forze armate europee. A proposito: perché continuare a finanziare due caccia di sesta generazione? Non sarebbe meglio concentrarsi sul più promettente date expertise maturate dai partecipanti e prospettive di vendita ovvero il Tempest? </p>



<p>Soprattutto, però, in questo momento la <strong>lentezza decisionale</strong> europea e le innumerevoli <strong>diatribe </strong>per quanto riguarda la costruzione di nuovi sistemi d&#8217;arma spingono alcuni Paesi a guardare al di fuori del Vecchio Continente e in particolare a comparare “dallo scaffale” (o <em>off the shelf</em>) negli Stati Uniti e altrove. Un esempio lampante è dato dalla Polonia che, senza particolari indugi, si è affidata agli Stati Uniti e alla Corea del Sud per modernizzare il suo esercito e le forze aeree. Anche la Romania, ultimamente, ha preso la stessa rotta individuando negli <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/il-carro-armato-statunitense-m1a1-abrams.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">M1 Abrams</a> gli Mbt (<em>Main Battle Tank</em>) per il proprio esercito. Eppure in Europa esistono almeno un carro armato di pari livello, ovvero il tedesco <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/il-carro-armato-tedesco-leopard-2.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leopard 2A7</a>, che però non viene prodotto a ritmi sostenuti che invece oltre Atlantico possono garantire, senza considerare che da quelle parti possono disporre di depositi di Mbt dismessi dal Corpo dei Marines che <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-marines-cambiano-pelle-per-stare-al-passo-della-cina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha abbandonato la sua forza pesante</a>. </p>



<p>Mentre la nascita della Difesa europea prosegue, sebbene lentamente, non si vede ancora una <strong>linea comune di politica estera</strong>, nonostante alcuni punti interessanti fissati nella Bussola Strategica come l&#8217;avvio di esercitazioni navali coi partner nell&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong>: le <a href="https://it.insideover.com/difesa/impreparati-alla-guerra-tutti-i-limiti-della-difesa-ue.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">valutazioni delle nazioni europee divergono profondamente</a> per quanto riguarda la priorità tra le diverse minacce. </p>



<p>Dobbiamo anche considerare che un altro grosso ostacolo verso la nascita della Difesa comune è dato dalla stessa natura delle forze armate europee, che <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-leuropa-deve-ripensare-alle-forze-corazzate.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo già ampiamente discusso</a> in questi anni, hanno subito pesanti <strong>tagli </strong>nelle loro capacità con la dismissione di mezzi e il taglio al personale. Come può l&#8217;Unione europea avere <strong>capacità di deterrenza</strong> se non ha un numero sufficiente di Mbt, veicoli corazzati da combattimento, artiglieria, sistemi missilistici da crociera di precisione, velivoli da combattimento e unità navali? </p>



<p>Ecco perché la <strong>Nato</strong>, in quanto vede la presenza di una superpotenza militare come gli Stati Uniti, è ancora l&#8217;unico vero ente in grado di poter avere un reale peso nelle dinamiche della difesa europea, mentre il turno dell&#8217;Ue è rimandato a quando l&#8217;industria bellica sarà finanziata adeguatamente, il <strong><em>procurement </em>militare</strong> razionalizzato e gli <strong>indirizzi di politica estera</strong> definiti da un numero limitato di Paesi maggiori (come una sorta di “Consiglio di Sicurezza Europeo”) con la possibilità per tutti gli altri di avere solo potere consultivo e di entrare in questo consiglio a rotazione annuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/crisi-superata-nato-chimera-difesa-comune-europea.html">La crisi (superata) della Nato e la chimera difesa comune europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché l&#8217;Europa deve ripensare alle forze corazzate</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/perche-leuropa-deve-ripensare-alle-forze-corazzate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2022 09:39:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Carro armato]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=360365</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-2048x1355.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Ucraina ci ha offerto una finestra sul potenziale bellico dell&#8217;esercito russo dopo la riforma “abortita” voluta dall&#8217;ex ministro della Difesa Anatoly Serdyukov che prende il nome di “New Look Army”. Questa rivoluzione, che prevedeva, tra le diverse ristrutturazioni, il passaggio a unità più piccole e snelle imperniate su una struttura di livello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-leuropa-deve-ripensare-alle-forze-corazzate.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-leuropa-deve-ripensare-alle-forze-corazzate.html">Perché l&#8217;Europa deve ripensare alle forze corazzate</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1270" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220614114154928_d9f47a23fd315cf86d973f9b7581c076-2048x1355.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il conflitto in Ucraina ci ha offerto una finestra sul potenziale bellico dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/crisi-ucraina-russia-esercito.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>esercito russo</strong></a> dopo la riforma “abortita” voluta dall&#8217;ex ministro della Difesa Anatoly Serdyukov che prende il nome di “<strong>New Look Army</strong>”.</p>
<p>Questa rivoluzione, che prevedeva, tra le diverse ristrutturazioni, il passaggio a unità più piccole e snelle imperniate su una struttura di livello brigata/battaglione (i famosi BTG – Gruppo Tattico di Battaglione), mai del tutto portata a termine per un cambio di rotta imposto dall&#8217;attuale ministro Sergei Shoigu, ha visto la sua prima prova in un conflitto simmetrico (o “<a href="https://it.insideover.com/guerra/quanti-generali-russi-sono-stati-uccisi-davvero-in-ucraina.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>semi simmetrico</strong></a>” per via di considerazioni riguardanti l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/difesa/missili-anticarro-e-guerriglia-la-tecnica-di-kiev-per-resistere-allavanzata-russa.html?" target="_blank" rel="noopener">approccio difensivo ucraino</a>) nella guerra attualmente in corso.</p>
<p>Particolare attenzione è stata data ai reparti corazzati russi, equipaggiati per la stragrande maggioranza con carri tipo <strong>T-72</strong> risalenti agli anni &#8217;80 e &#8217;90 insieme a qualche <strong>T-90M</strong>, <strong>T-80BVM</strong> e <strong>T-72B3</strong>. Risulta anche che la Russia <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-perche-la-russia-sta-schierando-i-t-62-per-la-guerra-in-ucraina.html" target="_blank" rel="noopener">abbia mobilitato gli ancora più vecchi T-62 e T-62M</a>, come mostrato da immagini che ci giungono dal fronte meridionale, nella regione di Kherson.</p>
<p>Al netto delle considerazioni prettamente belliche sull&#8217;esito delle operazioni, <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-conflitto-russo-in-ucraina-tra-sottovalutazioni-e-carenze-strutturali.html" target="_blank" rel="noopener">che abbiamo già profondamente sviscerato</a> e che hanno mostrato sia le carenze strutturali dell&#8217;esercito di Mosca legate alla logistica in cui la corruzione, ormai endemica nel Paese, ha avuto un peso rilevante, sia tattiche relative alla dottrina di impiego dei nuovi BTG, le forze corazzate russe rappresentano comunque una massa d&#8217;urto imponente grazie al solo fattore numerico.</p>
<p>Ancora oggi, <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-e-ucraina-differenze-e-analogie-di-due-guerre-russe.html" target="_blank" rel="noopener">come ai tempi dell&#8217;Unione Sovietica</a>, è infatti rimasta la divisione in tre linee delle unità e dei mezzi a disposizione della Russia, con quelle di prima linea dotate di materiale moderno, pienamente equipaggiate e pronte al combattimento, quelle di seconda con materiali più obsoleti e mantenute a un livello di prontezza operativa compreso tra il 50 e il 75 percento, infine quelle di terza linea messe in posizione quadro e dotate di materiali più vecchi, che richiederebbero un arco temporale di circa due mesi per la loro mobilitazione.</p>
<p>Tale struttura si riflette, chiaramente, sulla logistica: in Russia esistono enormi depositi dove vengono stoccati i veicoli corazzati di seconda e terza linea che vengono mantenuti generalmente in condizioni tali da essere riattivati più o meno velocemente. Quantificare il numero di Mbt (Main Battle Tank) presenti nei depositi russi è difficile, ma, se rapportati a quelli occidentali, si tratta di riserve sterminate: alcuni stimano che ci siano circa <strong>20mila Mbt</strong>, mentre secondo l’<em>International Institute for Strategic Studies</em> ce ne sarebbero 10mila. Quello che sappiamo, per certo, è che lo smantellamento delle decine di migliaia di corazzati ereditati dall’Unione Sovietica è andato a rilento, e che nel 2017 Mosca, per via dei costi, ha deciso di ridurre la quota di tank da rottamare passando da 10mila a 4mila l&#8217;anno.</p>
<p>Al tempo del <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-la-russia-e-uscita-dal-trattato-sulle-forze-convenzionali-in-europa.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Trattato Cfe</strong> (<em>Conventional Forces in Europe</em>)</a>, durante gli anni &#8217;90, Mosca aveva “al di qua degli Urali”, circa 24900 Mbt, e 32200 tra Apc (Armoured Personnel Carrier) e Ifv (Infantry Fighting Vehicle), senza considerare i pezzi di artiglieria e gli elicotteri da attacco. Probabilmente, quindi, in tutto il territorio russo questi numeri erano molto più grandi. Il trattato che regolava la presenza delle forze armate convenzionali in Europa dal Portogallo agli Urali è stato denunciato dal Cremlino nel 2007, quando Mosca in considerazione del mutato assetto delle forze che ha visto i Paesi dell&#8217;ex Patto di Varsavia confluire nell&#8217;Alleanza Atlantica, ha deciso di sospendere la sua adesione. Pertanto è ragionevole pensare che in questi 15 anni molti dei vecchi Mbt siano tornati nei depositi “a ovest degli Urali”, come infatti suggeriscono le immagini dei T-62 che ci sono pervenute in questi giorni.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="fr" dir="ltr">⚠️<a href="https://twitter.com/hashtag/Ukraine?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Ukraine</a> &#8211; Front Sud<br />Arrivée en nombre de T-62🇷🇺 dans la région de Kherson en direction de Nikolaïev &amp; Krivoy Rog, issus de la réserve opérationnelle<br />Tout comme des unités de T-62M avaient été déployées en août 2008 en Géorgie pour la sécuriser les arrières de la 58e armée🇷🇺 <a href="https://t.co/C0tkmHxxdh">pic.twitter.com/C0tkmHxxdh</a></p>
<p>&mdash; Jacques Frère (@JacquesFrre2) <a href="https://twitter.com/JacquesFrre2/status/1533390923094278144?ref_src=twsrc%5Etfw">June 5, 2022</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Benché, come accennato, si tratti per la maggior parte di mezzi generalmente obsoleti, questa forza rappresenta una <strong>massa d&#8217;urto temibile</strong> in un conflitto convenzionale perché in grado di erodere il vantaggio tecnologico occidentale sul campo in un lungo scontro di attrito.</p>
<p>Bisogna anche considerare che negli eserciti dell&#8217;Europa occidentale il numero degli Mbt è drasticamente crollato col termine della Guerra Fredda. La Repubblica Federale Tedesca a metà degli anni &#8217;80 aveva a disposizione 5mila tank composti da Leopard 1 e 2 e da M-48 modernizzati, mentre l&#8217;Italia poteva contare su 1200 tra Leopard 1, M-60A1 e circa 500 vecchi M-47. Oggi Berlino ha in servizio 224 carri <a href="https://carriarmati.altervista.org/leopard-2/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Leopard 2</strong></a> la cui operatività è tutta da dimostrare stante le <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-germania-pronta-a-investire-ecco-le-nuove-forze-armate.html" target="_blank" rel="noopener">difficoltà strutturali della <em>Bundeswehr</em></a> dove il tasso di efficienza dei mezzi, siano essi aerei, terrestri o navali, è preoccupante, e in alcuni momenti relativamente recenti è stato anche disastroso. I media tedeschi riferivano, nel 2020, che solo otto dei 53 elicotteri d’attacco Tiger e 12 dei 99 NH-90 da trasporto erano <em>combat ready</em>. La Difesa mira in genere a garantire che fino all’80 percento del suo hardware principale in un dato momento sia pronto per il combattimento. La disponibilità degli elicotteri nell’esercito tedesco, a quel tempo, era stata calcolata intorno al 15%.</p>
<p>Ma la scarsa efficienza non si limita all’ala rotante: a metà del 2018 solo 10 degli allora 128 Eurofighter Typhoon della <em>Luftwaffe</em> e 26 dei 93 cacciabombardieri Tornado erano considerabili pronti all’azione. La carenza di Typhoon e Tornado ha reso impossibile, per l’aviazione tedesca, adempiere al proprio obbligo nei confronti della Nato consistente nel mantenere 82 caccia in un elevato stato di preparazione in previsione di una crisi improvvisa. Un problema diffuso nelle forze armate tedesche. Sempre nel 2018 105 dei 224 carri armati Leopard 2 e cinque delle 13 fregate della <em>Deutsche Marine</em> erano in piena efficienza.</p>
<p>Guardando alle forze corazzate del nostro Paese la situazione non sembra essere migliore: dei 200 Mbt <a href="https://www.militarypedia.it/c1-ariete-mbt/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ariete C1</strong></a> si stima che solo la metà siano davvero pronti al combattimento.</p>
<p>Oggettivamente anche la stessa età dei carri occidentali non si discosta molto da quella dei mezzi russi: l&#8217;ultimo Leopard 2 è uscito di fabbrica nel 1992, mentre il primo <strong>M-1A2 Abrams</strong> nel 1986, pur continuando a venire aggiornato in modo continuo, ovvero lo stesso anno in cui veniva completato il prototipo dell&#8217;Ariete C1. Il carro armato più moderno che può schierare l&#8217;Occidente in Europa è il britannico <strong>Challenger 2</strong> (1994), considerando che il francese <strong>Leclerc</strong> ha cominciato a essere prodotto nel 1991. Quindi tutti gli Mbt dell&#8217;Europa occidentale hanno alle spalle almeno 30 anni di servizio, se pur avendo subito continui aggiornamenti più o meno profondi. Una situazione a cui va posto rimedio e che più volte è stata posta dalle forze armate europee trovando però poca sponda politica, ma che oggi, stante il rinnovato clima di scontro con la Russia, potrebbe trovare soluzione.</p>
<p>Solo incidentalmente, grazie alle sanzioni internazionali elevate nel 2014 e alla volatilità dell&#8217;economia russa, oggi l&#8217;esercito russo non dispone di un numero ragionevole del moderno Mbt tipo <strong>T-14 “Armata”</strong>, che avrebbe dovuto entrare in servizio in 2300 esemplari entro il 2020 e invece, a oggi, ne sono presenti solo un centinaio usati come banco di prova.</p>
<p>Non è però possibile sperare che questa situazione perduri in eterno in quanto la stessa guerra in Ucraina ha portato a un ulteriore e drastico taglio dei legami tra Russia e Occidente spingendo Mosca a guardare altrove, quindi, possibilmente, in futuro l&#8217;economia russa, grazie all&#8217;offerta di una quantità smisurata di risorse energetiche e minerarie, potrebbe facilmente risollevarsi e permettere al Cremlino di investire di più nella Difesa, visto il medesimo processo attualmente in atto all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza Atlantica e in Giappone.</p>
<p>Pertanto urge una <strong>ridefinizione delle forze terrestri</strong> che punti all&#8217;aumento delle unità corazzate (con sviluppo parallelo di reparti AA, d&#8217;artiglieria e anticarro) che devono essere imperniate su un nuovo Mbt di fabbricazione europea, unico per i Paesi Ue, in modo da standardizzarne produzione e formazione del personale. Le cornici finanziare e giuridiche in seno all&#8217;Ue ci sono già (Edf, Strategic Compass, Pesco, Occar) e anche un primo progetto rappresentato dal <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-e-la-cooperazione-europea-nei-programmi-della-difesa.html" target="_blank" rel="noopener"><em>Main Ground Combat Sistem</em></a> (Mgcs), il progetto franco-tedesco per un nuovo che dovrebbe rimpiazzare nel 2035 i Leopard 2 tedeschi e i Leclerc francesi, che potrebbe essere esteso ad altri partner, come l&#8217;Italia e la Spagna che collaborano già in altri programmi, sempre che si decida finalmente a Berlino e Parigi di diventare più flessibili per quanto riguarda i requisiti di sistema e la ripartizione del processo industriale. Quanto meno l&#8217;Mgcs potrebbe fungere da base progettuale per un nuovo Mbt europeo gestito dai Paesi che hanno un peso industriale maggiore nella <strong>Difesa europea</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-leuropa-deve-ripensare-alle-forze-corazzate.html">Perché l&#8217;Europa deve ripensare alle forze corazzate</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I numeri dell&#8217;esercito europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/i-numeri-dellesercito-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2021 05:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=330052</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il drammatico epilogo della guerra in Afghanistan ha riaperto una frattura in seno alla Nato che sembrava essere stata chiusa dall&#8217;avvento di Joe Biden alla Casa Bianca. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, si era prefissato di abbandonare l&#8217;unilateralismo trumpiano per ricominciare a dialogare con gli Alleati europei in forza di un rinnovato &#8211; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/i-numeri-dellesercito-europeo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/i-numeri-dellesercito-europeo.html">I numeri dell&#8217;esercito europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Esercito-francese-in-Sahel-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il drammatico epilogo della guerra in <strong>Afghanistan</strong> ha riaperto una frattura in seno alla <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Nato</strong></a> che sembrava essere stata chiusa dall&#8217;avvento di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Joe Biden</strong></a> alla Casa Bianca. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, si era prefissato di abbandonare l&#8217;unilateralismo trumpiano per ricominciare a dialogare con gli Alleati europei in forza di un rinnovato &#8211; ed idealmente rinvigorito &#8211; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-lafghanistan-puo-rovinare-il-rapporto-tra-usa-e-leuropa.html" target="_blank" rel="noopener">approccio multilaterale</a>.</p>
<p>In realtà, alla sua prima vera prova, questa postura decisionale è stata messa da parte: l&#8217;evacuazione di Kabul ha infatti colto di sorpresa gli altri Paesi della Nato, che sono stati messi al corrente delle decisioni statunitensi quando già “gli elicotteri americani volavano sopra le loro teste”. La stessa operazione di evacuazione dei collaboratori, così come il ponte aereo dalla capitale afghana, sono state “filtrate” dagli Stati Uniti in forza degli accordi di Doha, siglati coi talebani a febbraio del 2020. La <strong>gestione fortemente accentrata</strong> dell&#8217;evacuazione, soprattutto i primi giorni, ha causato forti attriti tra gli Stati Uniti e quegli alleati che avevano i loro contingenti in Afghanistan, e come diretta conseguenza in Europa, o meglio nei Paesi dell&#8217;<strong>Unione e</strong><strong>uropea</strong>, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/serve-pi-unione-europea-nel-campo-difesa-coro-unanime-1973063.html" target="_blank" rel="noopener">la politica è tornata a pensare con maggiore decisione alla possibilità di dotarsi di uno “strumento difesa” comunitario</a>.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-330067 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237546_large-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237546_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237546_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237546_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237546_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237546_large.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Molto recentemente anche in <strong>Italia</strong>, Paese tra gli alleati più fedeli agli Usa, le <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/sogno-degli-stati-uniti-ue-difesi-esercito-comune-1973167.html" target="_blank" rel="noopener">massime cariche politiche</a> hanno espresso l&#8217;esigenza che l&#8217;Ue si doti di una politica estera e di sicurezza comune. Qualcosa che, se venisse davvero messo in atto mettendo da parte le istanze di ciascun membro dell&#8217;Unione, sarebbe un prodromo per la nascita di un <strong>esercito europeo</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista politico e tecnico esistono molti lacci e laccetti (anche vere e proprie catene) che possono impedire entrambe queste possibilità, ma prima di passarli in rassegna facciamo un esercizio accademico andando a vedere quale sarebbe la consistenza di un ipotetico esercito Ue.</p>
<p>I 27 Paesi appartenenti all&#8217;Unione europea sarebbero in grado di disporre di circa un milione e duecentomila uomini appartenenti alle forze armate. Per fare un paragone gli Stati Uniti ne schierano un milione e quattrocentomila, la Cina due milioni e centottantacinquemila, e la Russia un milione e quattordicimila.</p>
<p>Per quanto riguarda le <strong>forze aeree</strong> l&#8217;Ue avrebbe a disposizione <strong>2012 cacciabombardieri</strong> (da difesa aerea e da attacco) insieme a circa <strong>609 velivoli da trasporto</strong> di tutte le dimensioni, Gli Usa ne hanno rispettivamente 2717 e 845, la Russia 1531 e 429, la Cina 1571 e 264. Sempre parlando di assetti aerei, l&#8217;Ue potrebbe schierare circa 42 delle fondamentali aerocisterne e quattro velivoli Awacs (i francesi E-3).</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-330068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237541_large-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237541_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237541_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237541_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237541_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237541_large-2048x1367.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13237541_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Dal punto dei vista dei <strong>carri armati</strong> (considerando tutte le classi di peso), negli eserciti di tutte e 27 le nazioni europee ce ne sono <strong>5081</strong>, mentre gli Stati Uniti ne dispongono 6100, la Cina 3205 e la Russia 13mila.</p>
<p>Il totale delle <strong>unità navali maggiori</strong> per l&#8217;Ue è così ripartito: <strong>4 portaerei, 91 fregate, 15 cacciatorpediniere, 25 sottomarini</strong> (di diverso tipo). La U.S. Navy ha in forza 11 portaerei (più 10 unità portaeromobili da assalto anfibio), 21 incrociatori, 71 cacciatorpediniere e 69 sottomarini (compresi quelli in costruzione e ordinati). La Voenno-morskoj Flot ha nei suoi registri una portaerei, 5 incrociatori, 13 cacciatorpediniere, 11 fregate e 64 sottomarini, mentre la marina della Repubblica Popolare Cinese ha due portaerei, circa 50 cacciatorpediniere, 46 fregate e 79 sottomarini.</p>
<p>Si tratta di numeri che considerano gli assetti “<strong>sulla carta</strong>”, ovvero che comprendono anche quelli non in servizio perché in riparazione o non ancora entrati in linea ma in consegna. Per quanto riguarda l&#8217;Ue sono stati lasciati fuori dal conteggio dei caccia i 27 F-35A che dovrebbero entrare in servizio nell&#8217;aeronautica danese e i 18 Rafale previsti per la Grecia.</p>
<p>Dal punto di vista delle <strong>spese</strong> per l&#8217;apparato militare, l&#8217;Unione europea, nel suo complesso, versa circa <strong>185 miliardi di dollari</strong> ogni anno in confronto ai 740 degli Stati Uniti, ai 178 della Cina e ai 42 della Russia. Quando si parla di fondi per la Difesa, è sempre bene considerare che ciascuna valuta ha un potere di acquisto diverso che dipende dal costo del lavoro, dalla svalutazione, dalla disponibilità di materie prime ecc, così che, ad esempio, servano molti meno “dollari” per comprare un missile intercontinentale in Cina piuttosto che negli Stati Uniti o in Russia.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-330069 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13258169_large-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13258169_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13258169_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13258169_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13258169_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13258169_large-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/13258169_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Come già accennato esistono dei “lacci, laccetti e catene”. La catena più pesante è rappresentata dall&#8217;<strong>arsenale atomico</strong>, che, nell&#8217;Ue, è in possesso della sola <strong>Francia</strong> (ora che il Regno Unito è sotto <em>brexit</em>). Parigi dispone di un certo numero di testate nucleari montate su Slbm in dotazione ai sottomarini classe <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-presenta-il-progetto-per-il-suo-nuovo-sottomarino-lanciamissili-balistici.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le Triomphant</strong></a>, l&#8217;unica componente strategica rimasta dopo la chiusura dei silos nel Plateau d&#8217;Albion e considerando che il missile da crociera Asmp è indicato come “pre-strategico”.</p>
<p>L&#8217;Eliseo non condividerebbe la gestione del suo deterrente atomico qualora gli altri Paesi europei non si sobbarcassero i costi della nascita di un nuovo arsenale nucleare (ad esempio nuovi Ssbn, nuovi missili, nuove testate e magari perfino nuovi silos basati a terra). Una tale opzione sarebbe una violazione del trattato di non proliferazione nucleare (Npt) e inoltre è decisamente difficile che possa essere attuabile in un tempo ragionevole, durante il quale l&#8217;ombrello atomico francese sarebbe l&#8217;unico a proteggere l&#8217;Ue (pensando a un inevitabile sfilamento statunitense) e pertanto Parigi richiederebbe la condivisione degli oneri finanziari di gestione, senza però permettere che gli altri Paesi Ue possano entrare nella catena decisionale di impiego.</p>
<blockquote><p>Un&#8217;Europa senza ombrello atomico è <strong>impensabile</strong> in un&#8217;epoca dove la deterrenza nucleare è tornata a essere importante stante la fine di importanti trattati sul disarmo (come l&#8217;Inf)</p></blockquote>
<p>Per inciso la creazione e gestione di un arsenale atomico, risulterebbe, nel medio/lungo periodo, anche più economicamente conveniente in quanto si tratterebbe di una spesa inferiore rispetto alla necessità di dotarsi di un arsenale convenzionale, che per fungere da deterrente dovrebbe essere molto consistente e moderno.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-330071 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11537104_large-1024x642.jpg" alt="" width="1024" height="642" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11537104_large-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11537104_large-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11537104_large-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11537104_large-1536x963.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11537104_large-2048x1284.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11537104_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Se la questione nucleare rappresenta la catena più grande, ce ne sono altre non indifferenti. Bisognerebbe infatti considerare che con la nascita di una forza armata europea si dovrebbe optare per la <strong>fine</strong> della partecipazione dei Paesi Ue alla <strong>Nato</strong>, in quanto è inverosimile che si possa pensare di avere <strong>duplicazioni di comandi</strong> (quindi di infrastrutture e personale). Quest&#8217;opzione, sicuramente coraggiosa, è di difficile attuazione perché in seno all&#8217;Ue esistono Paesi che hanno legami molto particolari con oltre Atlantico, spesso dettati da contingenze politiche.</p>
<p>Con questo arriviamo ad un altro nodo cruciale di difficile soluzione:</p>
<blockquote><p>Accomunare le visioni strategiche in politica estera e nella Difesa di 27 Paesi è quasi impossibile</p></blockquote>
<p>Da questo punto di vista la stessa Nato è un esempio di come, tra i suoi 30 aderenti, non ci siano le stesse percezioni di minaccia alla propria sicurezza, coi Paesi dell&#8217;est europeo che guardano con preoccupazione alla Russia e quelli mediterranei più concentrati sul “Fronte sud”. Ora bisogna immaginare, guardando alla carta geografica dell&#8217;Ue, la riproposizione dello stesso meccanismo ma senza un “padrone” come gli Stati Uniti che, in ultima istanza, decide il da farsi.</p>
<p>L&#8217;Unione europea potrebbe, però, dotarsi di un meccanismo militare unico per quanto riguarda le <strong>missioni internazionali</strong>, che dovrebbero essere decise in base ai nostri interessi di europei e non solamente a seguito di risoluzioni Onu o seguendo la volontà della Nato (quindi di Washington). In questo caso si potrebbe pensare di avere un contingente di <strong>forze leggere altamente mobile</strong>, interarma e quindi in grado di avere a disposizione assetti terrestri, navali e aerei, gestito da un <strong>comando congiunto</strong> in cui ci sarebbero in forma permanente quei Paesi dell&#8217;Ue che hanno forze armate più “consistenti” (Francia, Germania, Italia, Spagna) e a rotazione un esponente di tutti gli altri. Non dimenticando che per avere un esercito comune (o una forza di intervento rapido comune), è necessario avere un addestramento comune, delle stesse procedure, una medesima logistica e soprattutto una <strong>visione geopolitica comune</strong>, perché se c&#8217;è qualcosa che i conflitti asimmetrici del secolo scorso (Vietnam, Afghanistan) ci hanno &#8211; o dovrebbero avere &#8211; insegnato, è che per vincere una guerra occorre sapere esattamente cosa bisogna fare, e non è pensabile che l&#8217;Unione europea possa effettuare una missione militare senza un unico scopo che valga per tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/i-numeri-dellesercito-europeo.html">I numeri dell&#8217;esercito europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa pensa a una forza di intervento rapido</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/leuropa-pensa-a-una-forza-di-intervento-rapido.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 13:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=329749</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="esercito germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-1024x696.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-768x522.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-1536x1044.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Europa corre ai ripari dopo il catastrofico ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan e pensa di formare una forza di intervento rapido per evitare spiacevoli sorprese ai suoi confini. E’ questa l’idea lanciata dall’Alto rappresentante dell’Ue, Joseph Borrell, in procinto di partire per un tour che lo vedrà presto nei “fronti caldi” (ma dimenticati) del fianco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/leuropa-pensa-a-una-forza-di-intervento-rapido.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/leuropa-pensa-a-una-forza-di-intervento-rapido.html">L&#8217;Europa pensa a una forza di intervento rapido</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="esercito germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-1024x696.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-768x522.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/germania-esercito-1536x1044.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’Europa corre ai ripari dopo il catastrofico ritiro degli Stati Uniti dall’<strong>Afghanistan</strong> e pensa di formare una forza di intervento rapido per evitare spiacevoli sorprese ai suoi confini. E’ questa l’idea lanciata dall’Alto rappresentante dell’Ue, <strong>Joseph Borrell</strong>, in procinto di partire per un tour che lo vedrà presto nei “fronti caldi” (ma dimenticati) del fianco sud dell’Unione europea, vale a dire <strong>Tunisia</strong>, <strong>Libia</strong> e <strong>Iraq</strong>. In un’intervista all’agenzia di stampa francese <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20210822-afghan-tragedy-shows-eu-needs-geopolitical-muscle-borrell">Afp</a> del 22 agosto, il capo della diplomazia europea aveva parlato un “corpo di spedizione di 50.000 uomini, in grado di agire in circostanze come quelle che stiamo vedendo in Afghanistan”. In una successiva intervista al <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/21_agosto_30/borrell-afghanistan-catastrofe-europa-crei-forza-primo-intervento-d045301e-0904-11ec-92ce-f1aac6dc2317.shtml">Corriere della Sera</a> del 30 agosto, Borrell aveva corretto il tiro parlando di una “<strong>First Entry Force</strong> composta di cinquemila soldati”.</p>
<h2>I fronti caldi dell’Europa</h2>
<p>Secondo quanto appreso dall’<a href="https://www.agenzianova.com/a/612f6aa7bd9ef2.67513539/3575078/2021-08-24/ue-alto-rappresentante-borrell-in-visita-in-iraq-tunisia-e-libia-a-settembre">Agenzia Nova</a>, il tour di Borrell dovrebbe iniziare la prossima settimana. La prima tappa dovrebbe essere la Tunisia, dove il presidente <strong>Kais “Robocop” Saied</strong> ha instaurato una <a href="https://it.insideover.com/politica/la-tunisia-e-scivolata-in-una-dittatura-costituzionale.html">dittatura costituzionale</a> dal percorso ancora incerto. L’ex professore di diritto ha sospeso il parlamento dominato dal partito islamista <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-il-movimento-tunisino-ennahda.html">Ennahda</a>, licenziato il primo ministro Hichem Mechichi e avviato una serie di <strong>purghe</strong> in nome della lotta alla corruzione. Se da una parte un intervento muscolare era necessario per sbloccare un’impasse che stava spingendo la Tunisia sull’orlo del baratro, dall’altra l’amministrazione presidenziale è chiamata a risolvere (e alla svelta) i nodi relativi all’economia: il Paese è pieno di debiti e senza un cambio di rotta <a href="https://it.insideover.com/economia/la-tunisia-a-un-passo-dal-default-quali-rischi-per-litalia.html">rischia il default</a>.</p>
<p>In <strong>Libia</strong> più ci si avvicina alla data delle elezioni del 24 dicembre, più <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-il-piano-onu-per-le-elezioni-fa-acqua-da-tutte-le-parti.html">aumentano le tensioni</a> tra le milizie rivali del Paese membro del cartello petrolifero <strong>Opec</strong>. Chi è al potere oggi si dice a favore del voto, ma in realtà non ha alcuna intenzione di cedere la <strong>poltrona</strong>, ricalcando in questo un’usanza assai italica. I mercenari e le forze straniere restano sul terreno, nonostante i numerosi appelli di Stati Uniti e Onu. Data la situazione di totale incertezza, le elezioni potrebbero essere rimandate qualche settimana. Ma <strong>attenzione</strong>: cristallizzare questo <em>status quo</em> troppo a lungo potrebbe certificare la partizione (<em>de facto</em> già in essere) della Libia in aree di influenza di potenze straniere come <strong>Turchia</strong>, <strong>Russia</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. Uno scenario che l’Europa farebbe bene a scongiurare a tutti i costi.</p>
<p>L’<strong>Iraq</strong> del primo ministro <strong>Mustafa Khadimi</strong>, ex capo dei servizi segreti considerato vicino agli Stati Uniti, si avvicina alle elezioni parlamentari anticipate del 10 ottobre che potrebbero segnare una svolta &#8211; in positivo o in negativo è ancora da capire &#8211; nella nazione araba a maggioranza sciita, cruciale per gli <strong>equilibri</strong> dell’intera regione. Il governo ha organizzato, d’accordo con la <strong>Francia</strong>, il 28 agosto un <a href="https://www.nova.news/liraq-rivendica-un-ruolo-di-pilastro-di-stabilita-con-la-conferenza-di-baghdad/">vertice</a> a cui hanno partecipato funzionari di alto livello di nove Paesi (tra cui alcuni rivali di lungo corso come Iran e Arabia Saudita, Egitto e Qatar, Emirati Arabi Uniti e Turchia) nel tentativo di svolgere un ruolo di “mediatore”. Il risultato non è stato proprio memorabile: di fatto, l’unico risultato concreto è stato quello di istituire “un comitato di follow-up composto dai ministri degli Esteri dei paesi partecipanti”. Ma è già qualcosa: mettere nella stessa stanza i ministri di <strong>Paesi sostanzialmente in guerra come Arabia Saudita e Iran è già qualcosa. </strong></p>
<h2>La lezione dell’Afghanistan</h2>
<p>Tutti questi fronti di instabilità – a cui si aggiunge ad esempio la <a href="https://www.lemonde.fr/idees/article/2021/08/28/entre-l-algerie-et-le-maroc-une-rupture-evitable_6092616_3232.html">rottura delle relazioni</a> tra <strong>Algeria</strong> e <strong>Marocco</strong>, per non parlare della disastrosa crisi del <strong>Libano </strong>e del conflitto che ancora si combatte in <strong>Siria</strong> &#8211; rischiano di cogliere l’Europa impreparata. E il caotico ritiro degli Stati Uniti da Kabul, secondo Borrell, dovrebbe fare da un monito. “L’’Europa spesso reagisce solo di fronte alle emergenze. Da questa esperienza dobbiamo tirare degli <strong>insegnamenti</strong>. Ognuno dei Paesi Ue presenti in Afghanistan si è mobilitato attorno all’aeroporto di Kabul in queste settimane. Hanno cooperato fra loro e hanno condiviso le capacità di trasporto. Ma come europei non siamo stati in grado di mandare seimila soldati attorno all’aeroporto per proteggere la zona. Gli americani ci sono riusciti, noi no. Per questa ragione nella “bussola strategica” proponiamo la creazione di una “Initial Entry Force” europea che possa agire rapidamente nelle emergenze. La Ue dev’essere in grado di intervenire per proteggere i propri interessi quando gli americani non vogliono essere coinvolti”, ha detto Borrell al Corriere. Un concetto chiaro che Bruxelles intende portare avanti a prescindere dai veti nazionali. “Se non c’è unanimità, prima o poi un gruppo di Paesi deciderà di andare avanti da solo. I governi che lo vogliono non accetteranno di essere fermati”, ha concluso il politico spagnolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/leuropa-pensa-a-una-forza-di-intervento-rapido.html">L&#8217;Europa pensa a una forza di intervento rapido</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Joe Biden verso l’appoggio a un esercito europeo?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/joe-biden-verso-lappoggio-a-un-esercito-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jun 2021 16:27:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=321487</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1297" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-1024x692.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-768x519.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-1536x1037.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-2048x1383.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se ci fosse un momento in cui Washington potrebbe desiderare un’Europa militarmente forte e più indipendente dall’ombrello americano probabilmente sarebbe proprio questo: in un quadro geopolitico come quello attuale, l’idea di un vero esercito europeo sembra rinfocolarsi proprio in occasione del tour del neopresidente americano Biden in Europa. L’idea di una forza armata comune e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/joe-biden-verso-lappoggio-a-un-esercito-europeo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/joe-biden-verso-lappoggio-a-un-esercito-europeo.html">Joe Biden verso l’appoggio a un esercito europeo?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1297" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-1024x692.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-768x519.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-1536x1037.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/esercito-ue-la-presse-2048x1383.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Se ci fosse un momento in cui Washington potrebbe desiderare un’Europa militarmente forte e più indipendente dall’ombrello americano probabilmente sarebbe proprio questo: in un quadro geopolitico come quello attuale, l’idea di un vero <strong>esercito europeo</strong> sembra rinfocolarsi proprio in occasione del <a href="https://it.insideover.com/politica/america-is-back-il-significato-del-tour-di-biden-in-europa.html">tour del neopresidente americano Biden in Europa</a>. L’idea di una forza armata comune e indipendente è naufragata più volte nelle stanze dell’Unione, a partire dalla <strong>Comunità Europea di Difesa</strong> (Ced): nel 1954, nonostante strenui incitamenti da parte dell’amministrazione Eisenhower per la costituzione di un pilastro difensivo europeo libero da vincoli che integrasse il carattere atlantico della Nato, la proposta della Ced andò in fumo per via delle resistenze della Francia.</p>
<h2>Le pressioni su Biden</h2>
<p>Da più parti, oggi, il presidente Biden sembra essere pressato da agenzie e <em>think tank</em> a incoraggiare l&#8217;Ue a sviluppare capacità militari forti, distaccandosi da decenni di opposizione all&#8217;integrazione della difesa dell&#8217;Unione, esercitando una sorta di veto malcelato alle ambizioni militari del Vecchio Continente, sostenute con veemenza da leader europei come <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-esercito-europeo.html"><strong>Emmanuel Macron</strong></a>. Fra questi, <a href="https://www.americanprogress.org/issues/security/reports/2021/06/01/500099/case-eu-defense/"><em>American Progress</em></a>, un pensatoio di Washington con stretti legami con l&#8217;amministrazione Biden, è fra i primi a chiedere che l&#8217;America permetta all&#8217;Ue di diventare una potenza militare globale.</p>
<p>Queste spinte endogene verso l’indipendenza strategica europea arrivano a poco più di un mese dallo scorso 6 maggio quando, a conclusione del Consiglio dei ministri europei della difesa, <strong>Josep Borrell</strong>, vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha dato il proprio sostegno a una proposta avanzata da 14 Stati di istituzione di una &#8220;<strong>forza di primo ingresso</strong>&#8221; di risposta militare rapida che potrebbe intervenire nelle prime fasi delle crisi internazionali; sulle prime, i Paesi hanno affermato che l&#8217;Ue dovrebbe creare una brigata di circa 5.000 soldati, possibilmente con navi e aerei, per aiutare i governi stranieri democratici che necessitano di aiuto urgente. Discussi per la prima volta nel 1999, l&#8217;Ue nel 2007 ha istituito un sistema pronto per il combattimento di gruppi tattici di 1.500 persone per rispondere alle crisi, tuttavia mai utilizzati. Questi gruppi tattici potrebbero ora costituire la base di una cosiddetta “forza di prima entrata”, parte di un nuovo slancio verso maggiori capacità di difesa dell&#8217;Unione. L&#8217;Europa, tuttavia, non possiede ancora le capacità critiche per il <strong><em>warfare</em> moderno</strong>, comprese le cosiddette capacità abilitanti, come il rifornimento aereo per supportare i caccia da combattimento, gli aerei da trasporto per spostare le truppe in combattimento e i droni di ricognizione e sorveglianza di fascia alta.</p>
<h2>Gli errori in ambito NATO</h2>
<p>Le <strong>spese militari in ambito Nato</strong> sono state a lungo il cappio al collo del sistema di difesa europeo: gli ultimi decenni hanno visto moltiplicarsi le pressioni sul budget collettivo, al fine di potenziare e blindare l&#8217;Alleanza. Al di là della preparazione e dell’hardware che al momento l’Europa non possiede, si tratterebbe di rivedere decenni di dottrina Nato fondati esclusivamente su una dipendenza estrema e su richiesta pressante di fondi. La forza militare dell&#8217;Europa oggi è molto più debole della somma delle sue parti, ma questo non è solo un fallimento nostrano, ma anche della strategia americana del dopo Guerra fredda nei confronti dell&#8217;Europa, praticamente invariata dagli anni &#8217;90 e che ha prodotto, nella sua inamovibilità, la famigerata “<a href="https://it.insideover.com/politica/la-nato-e-fuori-dalla-morte-cerebrale.html">morte cerebrale</a>”.</p>
<p>Il grande timore che la difesa europea esercita verso le alte sfere del Pentagono (e non) è rappresentato dalla <strong>duplicazione delle forze</strong>, che potrebbe portare alla realizzazione di una mini Nato che quasi concorre con il Patto Atlantico. Questa visione sembra iniziare ad essere scalfita da un’idea di <strong>compromesso</strong>, ove l’Europa potrebbe realizzare una struttura alternativa e complementare a quella nordatlantica, ma in condizione di parità: da qui, la necessità di una struttura che si addica meglio alla complessità della politica europea, e votata alle funzioni che le forze armate europee già svolgono in alcuni contesti come quello del <em>peacekeeping</em>, <em>peacebuilding</em> e <em>peacerebuilding</em>.</p>
<h2>Le nuove esigenze</h2>
<p>Se durante tutta la Guerra Fredda la Nato è servita anche a proteggere l’Europa dalla minaccia sovietica, ora le esigenze quasi si capovolgono: gli Stati Uniti di Biden hanno bisogno dell’Europa forte per sostenere il confronto con <strong>Cina</strong> e <strong>Russia</strong> in teatri che – prevalentemente &#8211; non sono più europei. Questo implica una rimodulazione forte in una fase in cui l’Europa si candida a un ruolo geopolitico più solido e gli Stati Uniti hanno bisogno di riprendere la retta via. In un contesto simile, i timori di una duplicazione Nato sono alquanto anacronistici, visto e considerato che l&#8217;approccio di Washington negli ultimi due decenni verso la difesa europea non sta esattamente fornendo risultati efficaci: ergo, perché lasciare immutato un sistema che nel post Guerra fredda non ha dato buona prova di sé?</p>
<p>Emmanuel Macron ha stretto il suo braccio intorno alle spalle di Joe Biden quando si sono incontrati per la prima volta venerdì scorso al vertice in Cornovaglia. Un’immagine simbolica che sembra quasi riparare alla frattura dell’era Trump: allo stesso tempo, è proprio lui l’<em>enfant terrible</em> che accarezza la guida di un ipotetico <em>European Army</em>. Mentre il G7 prosegue, per sfumare lentamente verso il vertice Nato, lunedì si profila un <em>meeting</em> nel quale il presidente francese punta a sostenere proprio la causa dell&#8217;autonomia militare europea. Perché ciò accada, &#8220;abbiamo bisogno di un numero sufficiente di paesi europei che dispongano di un modello di esercito completo, come la Francia&#8221;, ha affermato, in un messaggio dritto dritto a Washington.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/joe-biden-verso-lappoggio-a-un-esercito-europeo.html">Joe Biden verso l’appoggio a un esercito europeo?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Unione Europea ha già un esercito? Ecco cosa sono gli Eu Battlegroups</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lunione-europea-ha-gia-un-esercito-ecco-cosa-sono-gli-eu-battlegroups.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 08:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Eu battlegroups]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=263309</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazioni Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Spesso negli ultimi anni, in seno all&#8217;Unione Europea, si è parlato della volontà di costituire un esercito europeo da impiegare per la risoluzioni di crisi internazionali con un livello di integrazione simile a quello che avviene all&#8217;interno della Nato. A quanto sembra, però, l&#8217;Ue dispone già di uno strumento simile, anche se non paragonabile ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lunione-europea-ha-gia-un-esercito-ecco-cosa-sono-gli-eu-battlegroups.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lunione-europea-ha-gia-un-esercito-ecco-cosa-sono-gli-eu-battlegroups.html">L&#8217;Unione Europea ha già un esercito? Ecco cosa sono gli Eu Battlegroups</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazioni Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Esercitazioni-esercito-britannico-in-Estonia-Nato-La-Presse-e1577116449724-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Spesso negli ultimi anni, in seno all&#8217;<strong>Unione Europea</strong>, si è parlato della volontà di costituire un esercito europeo da impiegare per la risoluzioni di crisi internazionali con un livello di integrazione simile a quello che avviene all&#8217;interno della Nato.</p>
<p>A quanto sembra, però, l&#8217;Ue dispone già di uno strumento simile, anche se non paragonabile ad un esercito unitario come vorrebbe la Francia, e si tratta degli <strong>Eu Battlegroups</strong>, i gruppi da battaglia dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Per capire di cosa si tratta partiamo dalla definizione che <a href="https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage_en/33557/EU%20Battlegroups" target="_blank" rel="noopener">possiamo trovare sul sito dedicatovi</a>: gli Eu Battlegroups sono unità militari multinazionali solitamente composte da <strong>1500 effettivi</strong> ciascuna che vanno a formare la capacità militare di reazione rapida dell&#8217;Unione Europea per rispondere alle crisi emergenti e ai conflitti del globo.</p>
<p>La definizione ci dà anche un accenno dell&#8217;ambito giuridico in cui operano. Si legge infatti che come ogni altra decisione che coinvolge la <strong>Csdp (Common Security Defence Policy)</strong> dell&#8217;Ue, il loro dispiegamento è soggetto alla decisione unanime del consiglio europeo.</p>
<p>I Battlegroups permettono all&#8217;Ue e ai suoi Stati membri di rispondere rapidamente ai conflitti in evoluzione. Prevenire i conflitti e prendervi parte nelle primissime fasi è infatti più efficiente ed efficace di parteciparvi in uno stadio tardivo. Congiuntamente con un sistema di allarme precoce affidabile, i Battlegroups permettono una rapida e mirata risposta per minimizzare le perdite umane e la destabilizzazione. Nel testo si legge anche che in un mondo di &#8220;prevedibile imprevedibilità&#8221;, reagire velocemente è l&#8217;unico modo di farlo efficacemente.</p>
<p>Questi battaglioni quindi, secondo i propositi dell&#8217;Ue, andrebbero a rinforzare la <strong>cooperazione tra gli Stati membri</strong>, che rimarrebbero comunque sovrani nell&#8217;ambito della propria &#8220;stanza dei bottoni&#8221; militare, ed è proprio questo punto fondamentale che differenzia i Battlegroups da un vero e proprio esercito europeo.</p>
<p>Queste unità sarebbero (il condizionale è d&#8217;obbligo come vedremo) impiegabili in forza dell&#8217;articolo 43 del Trattato dell&#8217;Unione Europea e nel contesto dell&#8217;implementazione della <strong>Eu Global Strategy</strong>.</p>
<p>A questo punto, però, è bene fare un passo indietro nel tempo per capire come sono nati questi &#8220;battaglioni&#8221; che sino ad oggi nessuno ancora ha visto, e vedremo perché.</p>
<h2>Come nascono gli Eu Battlegroups</h2>
<p>L&#8217;esigenza di uno strumento di Difesa unitario ha cominciato a farsi sentire quasi alla nascita dell&#8217;Unione Europea ma in particolare è nel <strong>1999</strong> che viene formulata quella che si chiama <strong>Esdp</strong>, la European Security and Defence Policy. A dicembre di quell&#8217;anno, infatti, il vertice Ue di Helsinki formalizza per la prima volta la sua politica difensiva, fortemente voluta dalla Francia e dal Regno Unito, stabilendo che si dovesse mettere a disposizione dell&#8217;Ue delle forze militari, allora quantificate in 50/60mila unità, in grado di essere mobilitate e dispiegate nell&#8217;arco di 60 giorni da parte di tutti gli Stati membri.</p>
<p>Da subito, però, cominciano i primi problemi. Gli sforzi per costruire queste forze militari europee hanno incontrato infatti opposizione politica, legale e amministrativa da parte di vari membri dell&#8217;Ue. La <strong>Germania</strong>, ad esempio, aveva delle normative molto severe e stringenti per quanto riguarda la partecipazione in operazioni all&#8217;estero. Dal punto di vista organizzativo, invece, solo poche nazioni europee avevano la capacità di trasferire un qualsiasi numero di truppe a grande distanza.</p>
<p>Un altro punto fondamentale che è stato ed è tutt&#8217;ora di ostacolo per la formazione degli Eu Battlegroups è la partecipazione di molti membri dell&#8217;Unione a organismi internazionali, come la <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noopener">Nato</a></strong> e l&#8217;<strong>Onu</strong>, che richiedono la disponibilità di numerosi contingenti militari, quindi sostanzialmente non ci sarebbero altre grosse unità disponibili oppure la partecipazione di queste ai Battlegroups europei resterebbe solo sulla carta.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Il concreto sviluppo di queste unità militari ha avuto origine durante l&#8217;operazione militare Artemide nata a seguito del deterioramento della situazione nella Repubblica Democratica del Congo nell&#8217;estate del <strong>2003</strong>. A giugno di quell&#8217;anno venne istituita un&#8217;unità di crisi europea che, coordinandosi con le Nazioni Unite, ha dispiegato nell&#8217;area una <em>task force</em> multinazionale <em>ad interim</em> consistente in 1800 uomini, di cui la maggior parte provenienti dalla <strong>Francia</strong>.</p>
<p>Sull&#8217;onda del successo dell&#8217;operazione, Parigi e Londra, insieme a Berlino, presentarono l&#8217;idea della formazione dei Battlegroups per migliorare le capacità dell&#8217;Ue per quanto riguarda i processi di <em>peace keeping</em> e <em>peace enforcing</em>, con un accordo di sicurezza stipulato con la Nato. Dopo qualche mese la proposta fu approvata dal consiglio dei ministri della Difesa europei divenendo così un&#8217;iniziativa comunitaria a tutti gli effetti. Secondo questa nuova dottrina, e come modificazione di quanto stabilito dall&#8217;Esdp, venne fissato in 1500 unità il contingente di un Battlegroup che deve essere formato e dispiegato sul campo in <strong>15 giorni</strong>.</p>
<p>I compiti vennero implementati con l&#8217;introduzione del supporto umanitario e della capacità di evacuazione da teatri di crisi, nonché come forza di separazione tra parti in lotta, compito simile, quest&#8217;ultimo, a quello dei Casci Blu dell&#8217;Onu.</p>
<h2>Battaglioni che non esistono</h2>
<p>Ma dove sono questi battaglioni? Semplicemente <strong>non esistono</strong>, o meglio, esistono solo sulla carta. Abbiamo già visto che i diversi Stati dell&#8217;Ue impegnano le proprie divisioni e battaglioni in seno alla Nato e mettendole anche a disposizione dell&#8217;Onu, pertanto la disponibilità per i Battlegroups europei è puramente simbolica.</p>
<p>Secondariamente c&#8217;è un grosso limite di carattere burocratico, anzi in realtà ce ne sono due. Il loro dispiegamento richiede sempre una decisione unanime del <strong>Consiglio Europeo</strong> e richiede in linea generale l&#8217;autorizzazione del <strong>Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu</strong> tramite una risoluzione: molto difficile pertanto che si giunga all&#8217;unanimità di consensi sia in seno all&#8217;Ue sia al Palazzo di Vetro. Il più grosso ostacolo, però, è rappresentato (manco a dirlo) da <strong>questioni di bilancio</strong>: le operazioni dei Battlegroups, perfino la loro formazione, richiedono finanziamenti che semplicemente non ci sono. Come sappiamo le priorità dell&#8217;Ue sono altre in questo momento, e di certo non quelle di stanziare fondi per un abbozzo di Difesa unitaria, anche considerando, come già accennato, che non si tratta di un &#8220;esercito europeo&#8221; ma di battaglioni il cui comando non è ancora chiaro a chi spetti. Ovviamente il più grande sponsor di questa soluzione <em>ad interim</em>, uscito il Regno Unito dall&#8217;Ue, è la Francia, e sappiamo tutti quali rischi possa comportare una guida unilaterale francese: uno su tutti la catena di comando che dipende da Parigi e non da Bruxelles.</p>
<p>Anche al netto della possibilità di bilanciare lo strapotere globale statunitense e la possibilità di distaccarsi dalla Nato e dalla sua ormai palese <a href="https://it.insideover.com/politica/la-conferenza-di-monaco-ha-sancito-la-fine-della-nato.html" target="_blank" rel="noopener">poca adesione ai principi e agli interessi europei</a>, lasciare in mano alla Francia la gestione dei Battlegroups, come quella di un futuro esercito europeo, sposterebbe solamente i problemi da questa parte dell&#8217;Oceano Atlantico, con un piccolo &#8220;Napoleone&#8221; che deciderebbe in quali teatri intervenire e in quali no.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lunione-europea-ha-gia-un-esercito-ecco-cosa-sono-gli-eu-battlegroups.html">L&#8217;Unione Europea ha già un esercito? Ecco cosa sono gli Eu Battlegroups</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Così la Brexit cambia la Difesa europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-brexit-cambia-la-difesa-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 10:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=218716</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non ci sono alternative per gli Stati: l’Unione europea e una Difesa europea devono essere l’obiettivo comune del prossimo futuro per garantire la sicurezza a livello globale. La Brexit è già cominciata nel campo della Difesa, e i cambiamenti che ne conseguono hanno rammentato all”Ue quale dev’essere il cammino da intraprendere. L’Ex capo di Stato Maggiore, generale dell’Esercito Claudio Graziano ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-brexit-cambia-la-difesa-europea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-brexit-cambia-la-difesa-europea.html">Così la Brexit cambia la Difesa europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/GETTY_20180427094713_26264357-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non ci sono alternative per gli Stati: l’Unione europea e una Difesa europea devono essere l’obiettivo comune del prossimo futuro per garantire la sicurezza a livello globale. La Brexit è già cominciata nel campo della Difesa, e i cambiamenti che ne conseguono hanno rammentato all”Ue quale dev’essere il cammino da intraprendere. L’Ex capo di Stato Maggiore, generale dell’Esercito Claudio Graziano ha spiegato quali sono i limiti e le prospettive della Difesa delle potenze del Vecchio Continente.</p>
<p>Come vertice del Comitato militare dell’Unione Europea – l’organismo che gestisce la nascita dell’Europa della Difesa –  il generale Graziano a spiegato a Repubblica che l’obiettivo di un vero e proprio Esercito europeo è distante, ma è il solo cui si possa ambire per superare insieme i limiti degli eserciti nazionali e portare la capacità militare interforze ad un livello che possa garantire la sicurezza globale e che le permetta di affrontare e fronteggiare le crisi internazionali che interessano il continente e le ragioni circostanti: prime tra tutte la gestione del Mar Mediterraneo e della fascia del G5 o Sahel, che interessano la crisi migratorie e i suoi suo flussi.</p>
<p>“Dall’idea alla trasformazione pratica mancano decenni: non è un futuro prossimo. Importante è definire un comune denominatore per tradurre i concetti in pratica” afferma Graziano, spiegando che i livelli di ambizione sono stati definiti, e sono state già molte le operazioni umanitarie che hanno coinvolto fino 60mila militari di forze terrestri, aeree, navali di diversi paesi per la gestione di grandi crisi. Questo però non è ancora sufficiente, nonostante i successi dimostrati da operazioni come “Sophia”, poiché le missione europee necessiterebbero – secondo il generale – di strutture di comando adeguate senza doversi appoggiare a quartier generali messi a disposizione di volta in volta dalle singole nazioni.</p>
<p>“La Brexit è già iniziata” e il primo passo in questo senso è visibile nell’ambito della Difesa. I comandanti delle operazioni interforze provenienti dal Regno Unito stanno lasciando il loro posto a colleghi europei; il centro di comando dell’Operazione anti-pirateria Atalanta è passato dalla Uk alla Spagna, e così il comando della missione europea in Bosnia, che vedrà la consegna del comando ad un ufficiale francese. Questo cambiamento ha riportato l’attenzione sulla priorità di integrare maggiormente le capacità militare europee. “Un cammino ripreso da poco”, che si fonderà sempre e comunque su una sinergia con la Nato, che possiede “capacità più estese e indiscusse”.</p>
<p>Alla base di una vera costituzione di una Difesa europea infatti deve esserci una salda intesa politica: “Noi militari obbediamo: sta alle autorità politiche decidere evoluzioni, cambiamenti o chiusure”, ha dichiarato Graziano, che come Capo di Stato Maggiore conosce senza dubbio lo stretto rapporto che intercorre tra la questione politica e la sua traduzione nell’impiego della forza militare. Le priorità dell’Unione all’ordine del giorno si concentrano sulle operazioni congiunte che riguardano il Mediterraneo, e riguarderanno sempre maggiormente il territorio africano noto come “Sahel” – la fascia del G5 dove oggi opera esclusivamente la Francia nella Operazione “Barkhane” – in uno sforzo che fronteggi contemporaneamente il traffico di esseri umani e lo svilupparsi di un nuovo fronte jihadista che si accorderebbe a quello già ben radicato sul territorio libico.</p>
<p>“In certe aree sensibili la Nato ha e avrà difficoltà dal punto di vista della percezione dell’opinione pubblica: questo perché è stata usata come braccio armato dell’Onu in tutte le crisi recenti. Invece in questi paesi c’è una grande aspettativa verso la Ue, che può mobilitare non solo capacità militari, ma anche diplomatiche, economiche, di cooperazione civile e umanitaria: fattori che nel complesso rendono una missione più credibile e non invasiva”, continua Graziano, che ha portato ad esempio la missione navale europea Sophia , coordinata dal quartiere generale stabilito a Roma che coinvolge maggiormente il nostro paese: sia per la responsabilità, per coinvolgimento di uomini e mezzi, e per l’interesse territoriale che vede l’Italia come primo approdo scelto dai trafficanti di esseri umani.</p>
<p>“Oggi c’è un grande dibattito sul futuro dell’Unione. È un momento di grandi dinamiche concettuali e posizionamenti” ha concluso Graziano; e nell’ambito della Difesa questi posizionanti sono evidenti. La sopracitata Brexit lascerà infatti un gap importante nell’appartato militare europeo, essendo la forza armata del Regno Unito una delle maggiori per mezzi e capacità dopo quella francese e quella italiana.  E se bene una serie di intese in programmi militari di alto rilievo siano stati annunciati da Francia e Germania, l’obiettivo di un vero e proprio esercito europeo con fini comuni si conferma “concreto” quanto “distante”. La necessità delle potenze del Vecchio Continente di aumentare le proprie capacità militari per non dipendere esclusivamente dall’alleato statunitense è una priorità osteggiata da troppi interessi nazionali che solo il tempo e la coesione potranno appianare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-brexit-cambia-la-difesa-europea.html">Così la Brexit cambia la Difesa europea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ira di Trump si abbatte su Macron  Adesso è guerra tra Francia e Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-macron-tweet-esercito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 07:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito europeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/trump-macron-tweet-esercito-169473.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump non ci sta. L&#8217;idea dell&#8217;esercito europeo pensata da Emmanuel Macron è qualcosa che proprio non va giù al presidente degli Stati Uniti. Ma è soprattutto quella frase del capo dell&#8217;Eliseo, su un esercito per difendersi &#8220;da Stati Uniti, Cina e Russia&#8221; a essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-macron-tweet-esercito.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-macron-tweet-esercito.html">L&#8217;ira di Trump si abbatte su Macron  Adesso è guerra tra Francia e Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181110140558_27734747-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Donald Trump</strong> non ci sta. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/macron-esercito-europeo/">L&#8217;idea dell&#8217;esercito europeo</a> pensata da Emmanuel Macron è qualcosa che proprio non va giù al presidente degli Stati Uniti. Ma è soprattutto quella frase del capo dell&#8217;Eliseo, su un esercito per difendersi &#8220;da Stati Uniti, Cina e Russia&#8221; a essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E se l&#8217;incontro di Parigi avrebbe dovuto rappresentare il palcoscenico ideale in cui Macron trasformava la sua capitale nella capitale della diplomazia, il centenario della fine della Grande Guerra ha rappresentato il campo di battaglia più cruento dello scontro fra America ed Europa.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/macron-trump-esercito-europeo/">L&#8217;incontro fra i due presidente è stato gelido</a>. Lo si capiva anche dalla gestualità Un Macron che si sbracciava per spiegare al suo interlocutore americano che l&#8217;idea di un esercito europeo era complementare alla Nato, che non aveva alcuna velleità anti-Usa, che tutto era in funzione di una maggiore <strong>indipendenza</strong> rispetto al Pentagono anche sotto il profilo economico. Un modo per stuzzicare le fantasie di The Donald, che sul fattore finanziario ha sempre un occhio di riguardo. Il capo della Casa Bianca, dai primi giorni di mandato presidenziale, ha sempre detto che gli Stati Uniti pagavano troppo per la Nato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/nato-lettera-avvertimento-donald-trump-intimorisce-alleati-1547117.html">rispetto agli altri Paesi membri</a>.</p>
<p>Ma quell&#8217;accostamento di Washington a Mosca e Pechino non è piaciuto a nessuno. E dopo il tweet in cui Trump ha definito &#8220;<strong>insulting</strong>&#8221; le parole di Macron, eri è arrivata una bordata di cinguettii del presidente che hanno fatto tremare non solo l&#8217;Eliseo ma anche il Quai d&#8217;Orsay, la sede degli Esteri.</p>
<p></p>
<p>Quattro tweet, uno dopo l&#8217;altro, in cui Trump ha scatenato tutta la sua ira contro Macron. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1062311785787744256">Il primo</a>, ironico ma non troppo, sull&#8217;idea dell&#8217;esercito europeo teorizzato da Macron e sostenuto pienamente da Angela Merkel. &#8220;Emmanuel Macron suggerisce che l&#8217;Europa costruisca un proprio esercito per proteggersi contro Usa, Cina e Russia. Ma c&#8217;era la Germania nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. E come è andata per la Francia? A Parigi stavano cominciando a imparare il tedesco prima che arrivassero gli Usa. Paga per la NATO o no!&#8221;. Prima bordata.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61452"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61452" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" /></a></p>
<p>Dopo pochi minuti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1062331024426913792">arriva il secondo</a>. &#8220;Per quanto riguarda il commercio, la Francia produce dell&#8217;ottimo vino, ma lo producono anche gli Stati Uniti. Il problema è che la Francia rende molto difficile vendere vino americano in Francia, imponendo forti dazi, mentre il mercato Usa è aperto al <strong>vino</strong> francese, e i dazi sono molto contenuti. Questo non è giusto, deve cambiare!&#8221;. Arriva la seconda minaccia: una guerra commerciale su uno dei prodotti più venduti dall&#8217;export di Parigi: il vino.</p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1062333534214520832">Arriva poi il terzo tweet</a>, che punge nella viva carne l&#8217;orgoglio ferito di Macron: &#8220;Il problema è che Emmanuel soffre di un <strong>bassissimo tasso di gradimento</strong> in Francia, 26%, e un tasso di disoccupazione di quasi il 10%. Stava solo cercando un altro tema. Comunque, non c&#8217;è nessun Paese più nazionalista della Francia, di gente molto orgogliosa e giustamente!&#8230;.Make France Great Again!&#8221;</p>
<p>L&#8217;Eliseo si è trincerato dietro un &#8220;no comment&#8221;. Da Parigi non è arrivata alcuna risposta. E la diplomazia francese, così come il presidente, sembrano aver accusato il colpo. Lo scontro non è mai stato così duro. Ed è la dimostrazione che l&#8217;amministrazione Trump sia ormai ai ferri corti non solo con l&#8217;Unione europea, ma anche con la Francia. E fra le due sponde dell&#8217;Atlantico, la frattura (se non è definitiva), sicuramente adesso rischia di allargarsi.</p>
<p>L&#8217;unico (fondamentale) assist verso Parigi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.repubblica.it/esteri/2018/11/13/news/la_sfida_di_merkel_a_trump_avanti_con_l_esercito_europeo_-211578973/">è arrivato da Berlino</a>. Angela Merkel, assediata in patria e in Europa, si è rivolto al Parlamento europeo di Strasburgo parlando proprio della necessità di un &#8220;esercito europeo&#8221;. &#8220;Ciò che è importante, se guardiamo agli sviluppi dell&#8217;anno trascorso, è che dobbiamo elaborare una visione che ci permetta di arrivare un giorno a un vero esercito europeo&#8221;, perché, ha aggiunto la cancelliera, &#8220;solo un&#8217;Europa più forte difenderà l&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;Europa, certo. Ma quale? Dalle parole di Macron e Merkel sembra chiaro che non si tratta di tutta l&#8217;Europa né dell&#8217;Unione europea. Lì&#8217;idea dei due leader, assediati, indeboliti e terrorizzati dall&#8217;arrivo delle elezioni europee, è quella di serrare le fila per <strong>cercare di limitare i danni</strong>. E per farlo, pensano che l&#8217;unico modo sia parlare di Europa: ma sempre guidata dall&#8217;asse franco-tedesco. Come l&#8217;esercito appunto, visto che fino a questo momento, gli unici due leader che hanno sostenuto apertamente il progetto sono il presidente francese e la cancelliera tedesca.</p>
<p>Una coincidenza? Assolutamente no. Ma la direzione che sta prendendo l&#8217;Europa sembra essere alquanto diversa dai <strong>progetti franco-tedeschi</strong>. E lo hanno dimostrato non solo le recenti elezioni in alcuni Paesi membri, ma anche le stesse tornate elettorali in Germania così come i sondaggi in Francia. C&#8217;è un&#8217;altra Europa che sta covando in seno al Vecchio Continente. E questa Europa ha idee molto diversa sul futuro dell&#8217;Unione e sui rapporti con Mosca e Washington. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-putin-parigi/">C&#8217;è un nuovo ordine mondiale</a>. E Macron e Merkel sembrano averlo capito fin troppo tardi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-macron-tweet-esercito.html">L&#8217;ira di Trump si abbatte su Macron  Adesso è guerra tra Francia e Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 58/481 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-10-17 19:43:09 by W3 Total Cache
-->