L’esercito europeo è un pallino del presidente francese Emmanuel Macron, che da qualche tempo continua a ribadire la sua ferma volontà di andare avanti con il progetto di una forza armata continentale. Un piano che circola da molto tempo in sede europea ma che la Francia ha nel cassetto da anni. Non è un mistero che Parigi voglia essere considerata la nazione guida delle eventuali forze armate europee. Fa parte di quella tacita divisione dei poteri tra Francia e Germania per cui Parigi avrebbe la guida strategica del continente e Berlino quella economica e industriale.

E Macron, su questo punto, è ancora molto convinto. Non solo perché è consapevole che la Francia può realmente emergere solo nel settore della Difesa, ma perché ha anche interessi economici legati all’industria bellica nazionale. Ed è per questo che da quando è al potere non fa altro che ripetere come un mantra la necessità di costruire un esercito europeo. Attenzione: europeo ma a guida francese. Ed è proprio per questo motivo che mentre la Pesco (la Difesa dell’Ue) è stata nel tempo accantonata dall’Eliseo, il presidente francese ribadisce altri progetti paralleli.

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Intervistato da Europe 1, Macron ha ribadito il concetto: “Non proteggeremo gli europei se non decideremo di avere un vero esercito europeo – dichiara il leader francese -. Di fronte alla Russia, che è alle nostre frontiere e che ha mostrato di poter essere minacciosa… Dobbiamo avere un’Europa che si difende da sola, senza dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti, e in maniera più sovrana”.  

Macron ha citato “forze autoritarie che stanno rinascendo e si stanno armando ai confini dell’Europa” ed ha esortato gli Stati europei a “proteggerci dalla Cina, dalla Russia e dagli Stati Uniti stessi”. E nell’affondo finale, ha parlato anche dell’uscita di Donald Trump dal Trattato Inf facendo riferimento alla decisione americana di ritirarsi dal trattato sul disarmo nucleare siglato negli anni ’80. “Chi è la vittima principale? – si chiede il presidente francese – L’Europa e la sua sicurezza”. 

Parole interessanti, ma che nascondo una realtà diversa da quella espressa da Macron. L’obiettivo francese, come spiegato sopra, non è infatti quello di un piano per un’Europa indipendente dalle altre superpotenze mondiali. L’auspicio infatti è molto più nazionalista, avere un esercito europeo comandato da Parigi che, in qualità di unica potenza nucleare europea (e soprattutto dell’Unione europea dopo l’uscita del Regno Unito), si considera sostanzialmente la potenza destinata a guidare l’eventuale forze armata continentale.

Proprio per questo motivo, le parole del presidente francese vanno ridefinite in un contesto molto meno ideale di quello che molti europeisti tendono ad assegnare. Dall’Eliseo non è arrivata la benedizione per un’Europa unita, ma la promozione di un’Europa a immagine e somiglianza delle idee promosse dal leader di En Marche!, e che ormai si è autoproclamato alfiere dell’europeismo in vista delle elezioni europee del 2019.

In un momento di forte debolezza della struttura europea e con la spinta, ovunque, di movimenti sovranisti e profondamente critici nei confronti dell’Ue, Macron non parla di “esercito europeo”. Può essere estraneo alla società reale che lo circonda, ma non è alieno alla diplomazia e alla politica internazionale. Sa benissimo che l’Europa è sempre più fragile e che le prossime elezioni potrebbero essere l’inizio di un profondo cambiamento politico dell’organizzazione continentale.

Consapevole del fatto che l’europeismo come lo conosciamo oggi è destinato a fallire, o quantomeno a rivedere le sue strategie, il piano di Macron a questo punto è quello di serrare le fila per giocarsi tutte le carte a disposizione. La sfida a Cina, Russia e Stati Uniti indica soprattutto la volontà del presidente francese di assumere la leadership politica e militare dell’Unione europea nel momento di estrema debolezza di Angela Merkel. L’unico leader europeista in grado di poter mettere in ombra Macron, si è indebolito troppo, a livello interno, per poter ergersi a guida dell’Europa.

A questa velleità politica, si aggiunge l’indipendenza dagli Stati Uniti proprio nel momento in cui Donald Trump sta mettendo in dubbio l’asse fra America ed Europa. Il motivo, anche in questo caso, non è affatto europeista, ma radicato nell’interesse nazionale. Una Difesa europea autonoma da Washington passa anche dalle commesse militari. Le forze armate europee, specialmente con l’appartenenza alla Nato, hanno rapporti commerciali enormi con l’industria bellica statunitense. Esempio più recente: l’F-35 della Lockheed Martin scelto dal Belgio al posto delle offerte francesi. La Francia, soprattutto con Airbus, Dassault e Naval Group punta a mettere a repentaglio lo strapotere commerciale delle aziende Usa. E per farlo, vuole partire dall’Europa: anzi, dall’esercito europeo.