Tra il conflitto sovietico in Afghanistan e l’attuale guerra russa in Ucraina sono passati più di 30 anni costellati da profondi cambiamenti politici a livello internazionale e da veri e propri sconvolgimenti all’interno della Russia. Disgregatosi il monolite sovietico, le forze armate russe sono entrate in una profonda crisi strutturale, dovuta alla mancanza cronica di finanziamenti, i cui effetti si vedono ancora oggi nonostante la riforma avviata nel 2008 dall’allora ministro della Difesa Anatoly Serdyukov – definita “New Look Army”.

L’evoluzione dell’esercito russo

La riforma ha cercato di trasformare le forze di terra allontanandole dall’impostazione sovietica che le vedeva composte da divisioni parzialmente “al completo” (dal punto di vista delle specialità) per avere un esercito composto da brigate con personale totalmente al completo in grado di operare in modo indipendente, un po’ come avviene con le moderne brigate di manovra pluriarma del nostro Esercito. Queste brigate modulari erano ritenute più adatte ai conflitti di counterinsurgency localizzati nelle immediate vicinanze della Russia (Cecenia docet), ma la resistenza dell’ambiente militare e soprattutto le lezioni apprese in Ucraina nel 2014, hanno convinto gli Stati maggiori a riportare alcune unità a una struttura di divisione/reggimento, più adatta a conflitti convenzionali su larga scala. Il risultato è ora una miscela di divisioni e brigate. Queste unità sono ulteriormente organizzate in corpi di unità combinate (CAA – Combined Arms Army), insieme a brigate/divisioni di artiglieria, difesa aerea, missili/razzi, supporto e da ricognizione.

Oggi, una brigata modulare meccanizzata russa tipo (definita anche come “gruppo tattico”), è composta da una compagnia di carri, due di veicoli corazzati (APC e AIFV), una di artiglieria semovente, una di veicoli da difesa aerea oltre a tutti i veicoli per il sistema logistico necessario atto a muoversi in autonomia per un totale di, in media, 700/900 uomini.

Durante il periodo sovietico, in particolare negli anni ’80, una divisione di fanteria meccanizzata era composta, tipicamente, da tre reggimenti di fanteria e uno di carri; in una divisione di tank queste proporzioni erano invertite. Una divisione di fanteria meccanizzata aveva circa 13000 uomini, 287 MBT, 150 IFV e 221 APC; una divisione di carri aveva 10500 uomini, 341 MBT e 232 IFV. Entrambe supportate, come da lunga tradizione sovietica, da un reggimento di artiglieria (più o meno al completo), utilizzante anche MLRS, da uno da difesa area, un battaglione anti-tank, uno da ricognizione, uno del genio e uno trasmissioni. Queste formazioni erano completate da battaglioni per la logistica e da uno NBC.

Come si vede esiste una grande disparità numerica tra le due tipologie di formazioni alla base dell’esercito e anche una sostanziale differenza di capacità, se pensiamo che in un gruppo tattico russo moderno sono presenti anche assetti unmanned (UAV) e da guerra elettronica (EW – Electronic Warfare).

I due conflitti – Afghanistan e Ucraina – sono, per la loro stessa natura, non del tutto paragonabili, eppure esistono delle similitudini, così come differenze, sostanziali che ci permettono di capire meglio quanto sta accadendo oggi alla luce del passato, anche perché la dottrina russa della guerra convenzionale non è molto cambiata dal periodo sovietico.

Counterinsurgency e conflitto semi-simmetrico

Innanzitutto la guerra in Afghanistan è stata un conflitto di counterinsurgency, combattuto con un esercito convenzionale che non aveva alcun tipo di preparazione a questo tipo particolare di scontro asimmetrico, mentre in Ucraina, oggi, si sta combattendo un conflitto che si può definire “semi-simmetrico” in quanto le forze armate russe si trovano davanti quelle ucraine che, benché numericamente e qualitativamente inferiori, si trovano a combattere utilizzando formazioni regolari numerose (di livello brigata) e anche piccole unità (livello compagnia/battaglione) altamente mobili che sfruttano le tattiche di guerriglia per colpire sia le punte di lancia dell’avanzata russa sia le lunghe colonne di rifornimento, che devono forzatamente usare la scarsa rete stradale (soprattutto nei settori settentrionali e orientali del Paese).

La guerra in Ucraina è anche una guerra di droni ,che a differenza di quella recente nel Nagorno-Karabakh, sta usando anche quelli commerciali di libera vendita come ausilio per il tiro di artiglieria o per le imboscate delle piccole unità dell’esercito ucraino che utilizzano ATGM e altri sistemi anticarro.



Numero di uomini e territorio

In Afghanistan, il Limited Contingent of Armed Forces of the Soviet Union (LCAFSU) arrivò, al suo massimo, a impiegare circa 500mila uomini in operazioni a livello pluri-divisionale, e in media i sovietici usarono tra i 90 e i 120mila uomini per il solo controllo del Paese. In Ucraina si ritiene che solo in questi ultimi giorni si sia superata la soglia dei 190mila uomini, impiegati in operazioni e controllo del territorio. Entrambi i Paesi hanno superfici paragonabili: l’Afghanistan circa 652mila chilometri quadrati, l’Ucraina 603mila. Si capisce bene un’altra differenza tra le due tipologie di operazioni militari: probabilmente Mosca non ha impiegato un numero superiore di uomini nell’attuale conflitto pensando di effettuare una rapida operazione di decapitazione del governo di Kiev e di avere il supporto della popolazione locale.

Decapitation strike

A questo proposito possiamo vedere la prima vera similitudine nelle due operazioni così distanti nel tempo (e nello spazio): nelle prime ore del conflitto in atto, l’esercito russo ha tentato un colpo di mano per impossessarsi dell’aeroporto di Gostomel, a circa 30 chilometri a nordovest da Kiev, con un’operazione elitrasportata per cercare di mettere in sicurezza lo scalo e usarlo per far affluire forze più pesanti via aerea per puntare rapidamente sui palazzi governativi ed effettuare quello che si chiama decapitation strike. L’operazione è fallita per la vivace resistenza ucraina (anche dall’aria) e risulta che anche un secondo tentativo di aviosbarco sull’aeroporto di Vasilkyv, a sud della capitale, abbia avuto la stessa sorte.

Durante il conflitto sovietico in Afghanistan, due battaglioni della 103esima e 104esima divisione aviotrasportata delle Guardie, poco prima dell’attraversamento del confine settentrionale afghano da parte delle prime forze di terra, occuparono l’aeroporto di Kabul, mentre quello di Bagram veniva preso dalla 105esima divisione aviotrasportata e dal 345esimo reggimento indipendente di paracadutisti. Entrambe le operazioni vennero effettuate con un ponte aereo. Messi in sicurezza i due scali, cominciarono ad arrivare altri velivoli da trasporto che scaricarono truppe e mezzi che permisero, in soli 3 giorni, di occupare e controllare tutte le installazioni chiave della città di Kabul e le aree circostanti.

Quest’azione fulminea permise di evitare alle forze afghane di confluire verso la capitale, e soprattutto, quella stessa notte, permise a uomini del KGB, coadiuvati da forze speciali (gli spetsnaz), di fare irruzione nella residenza presidenziale ed eliminare il presidente Hafizullah Amin con l’operazione Storm 333.

Artiglieria e appoggio aereo

In entrambi i conflitti le operazioni militari di Mosca hanno sfruttato pesantemente l’appoggio dell’artiglieria e degli elicotteri da attacco, dimostrando come la dottrina di warfighting russa non sia molto diversa da quella sovietica, nonostante la profonda riforma dell’esercito. Le avanzate russe in Ucraina sono state accompagnate da un fitto lancio di MLRS, artiglieria semovente, elicotteri Mi-24, Ka-52 e Mi-8 supportati anche, se pur non in modo così intenso come ci si sarebbe aspettato, dai velivoli da attacco al suolo (Su-25, Su-33, Su-34).

In Afghanistan le forze sovietiche fecero un largo uso della loro componente aerea, che poteva operare quasi incontrastata sino all’apparizione dei MANPADS tipo Stinger forniti ai Mujahidin: il supporto alle operazioni terrestri venne fornito da velivoli ad ala rotante (Mi-24 e Mi-8) e ad ala fissa (Su-25, MiG-21, MiG-27, Su-24, Tu-16).

In quel teatro, asimmetrico, l’Unione Sovietica ha potuto testare alcuni suoi nuovi armamenti (come proprio i Su-25, Su-24 e MiG-27) mentre in Ucraina Mosca ha preferito tenere lontano dal conflitto i pochissimi Su-57 in servizio insieme ad altri mezzi terrestri come l’MBT T-14, gli AIFV T-15 e Kurganets-25 e nemmeno il veicolo armato di supporto per le unità corazzate BMPT-72 Terminator, forse nel timore che possano essere catturati dagli ucraini e finire intatti in mani occidentali, preferendo utilizzare nuovi SRBM (Iskander-M) e missili da crociera, loitering munitions e il nuovo vettore balistico ipersonico Kinzhal.

La logistica

In Afghanistan, nella considerazione fatta da Mosca che il conflitto sarebbe stato di breve durata, l’Armata Rossa mantenne la propria organizzazione logistica convinta di poter utilizzare indisturbatamente le poche arterie stradali transitabili nel Paese partendo da basi e depositi schierati al confine. Un approccio che poi si rivelerà errato e le cui conseguenze avrebbero pesato su tutta la campagna militare. L’assenza di una rete ferroviaria e l’insufficiente capacità aeroportuale in Afghanistan, costrinsero i russi a basare il loro immenso sforzo logistico, al culmine di quel conflitto, su trasporti ruotati che dovevano percorrere, dai poli logistici di Bagram e Pol-e-Khomri, lunghissime distanze in tempi altrettanto lunghi, e soprattutto esponendosi agli attacchi della guerriglia afghana.

In Ucraina, soprattutto in alcuni settori come quello settentrionale e orientale, l’impossibilità a usare le ferrovie o gli aeroporti, questi ultimi bloccati dagli ucraini, ha costretto i russi a usare lunghe colonne di veicoli di rifornimento che hanno intasato la scarsa rete stradale del Paese e sono state oggetto di attacchi. Ancora una volta la superficiale organizzazione logistica fa supporre che nella mente del Cremlino ci fosse un intervento di breve durata, così come ipotizzato per l’Afghanistan.

Sebbene quindi tra i due conflitti siano passate più di tre decadi e l’esercito russo si sia profondamente trasformato nella sua organizzazione rispetto al periodo sovietico, si possono notare delle analogie che aiutano a leggere meglio quanto sta avvenendo.

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