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La Tunisia è un passo da un crack economico e finanziario che potrebbe esporre l’Italia a gravi rischi. L’inflessibile presidente della Repubblica, Kais Saied, ha attuato un golpe “morbido” nel Paese culla della primavera araba del 2011, da mesi al centro di una profonda crisi economica, politica e sociale. Con l’appoggio dei militari, il capo dello Stato ha estromesso in un sol colpo i suoi principali rivali – il primo ministro Hichem Mechichi e il presidente del Parlamento e leader del partito islamico Ennahda, Rachid Ghannouchi – e instaurato una sorta di dittatura costituzionale di almeno trenta giorni.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la gestione catastrofica della quarta ondata di Covid-19, che ha messo in ginocchio il sistema sanitario e mandato a rotoli la stagione turistica, vitale fonte di valuta estera in un Paese pressoché privo di ricchezze naturali da esportare. Poche settimane prima di questa svolta, è bene ricordarlo, Saied era stato in visita in Italia doveva aveva apparentemente incassato il sostegno delle autorità italiane sotto tutti i punti di vista: è ipotizzabile che il leader tunisino abbia informato (e forse rassicurato) il governo dell’Italia circa le sue intenzioni.

Rischio default

Solo lo scorso 8 luglio, l’agenzia di rating Fitch ha declassato da “B” a “B-” il giudizio sul credito a lungo termine (Issuer Default Rating, Idr) della Tunisia, mantenendo l’outlook “negativo”. Nella terminologia di Fitch, un rating “B-” è considerato “altamente speculativo” e significa che c’è un concreto rischio di insolvenza, ma rimane un margine di sicurezza limitato: la capacità del Paese di continuare a pagare debiti e interessi, in altre parole, dipende dalla sopravvivenza del sistema imprenditoriale.

La nuova serrata anti-Covid disposta dal governo Mechichi in piena stagione estiva non ha certo aiutato. Il declassamento rappresenta per le autorità tunisine una mazzata nei negoziati in corso con l’Fmi. Da parte sua, il ministro delle Finanze, Ali Kooli, è stato chiaro nel dire in un’intervista che “la Tunisia deve osare con le riforme se vuole salvare ciò che resta di un’economia in difficoltà”. Ma con il parlamento congelato per 30 giorni, l’unico in grado di cambiare il corso degli eventi a stretto giro è il presidente Saied, non esattamente un mago della finanza creativa.

Perché interessa l’Italia

Come recentemente spiegato da Agenzia Nova, “l’instabilità della Tunisia rappresenta, a ben vedere, una questione di sicurezza nazionale per l’Italia sia per quanto riguarda il suo fabbisogno energetico, sia per la ben nota questione dei flussi migratori illegali”. Secondo i dati della compagnia petrolifera algerina Sonatrach aggiornati al primo trimestre 2021 (quelli relativi al primo semestre non sono ancora disponibili), l’Italia ha importato dall’Algeria circa il 35 per cento del suo gas naturale dall’estero (+109 per cento anno su anno) nel periodo gennaio-marzo. Che c’entra l’Algeria con la Tunisia? Semplice. Il gas algerino arriva in Italia tramite il Transmed, la conduttura che porta il nome di Enrico Mattei, fondatore dell’Eni, proprio attraverso il territorio tunisino. Se la Tunisia volesse, ragionando per assurdo, potrebbe bloccare il 35 per cento delle importazioni di gas dell’Italia. La stabilità della Tunisia, pertanto, è fondamentale per la sicurezza energetica del nostro Paese.

Senza contare, poi, le circa 800 società italiane (la maggior parte delle quali sono totalmente esportatrici) presenti in Tunisia. Secondo il portale Infomercatiesteri, “le imprese italiane installate in Tunisia (miste, a partecipazione italiana o a capitale esclusivamente italiano) impiegano oltre 68 mila persone e rappresentano quasi un terzo di tutte le imprese a partecipazione straniera”. Le aziende tricolori, pur nel contesto non facile degli ultimi anni, hanno mantenuto la loro posizione nel mercato tunisino. L’Italia è molto presente nei settori manifatturiero (soprattutto tessile/abbigliamento), energetico, costruzioni e grandi opere, componentistica automotive, bancario, trasporti, meccanico, elettrico, farmaceutico, turistico e agro-alimentare. L’auspicio è che la Tunisia possa risollevarsi e ritrovare la strada verso la stabilità. L’Italia, da parte sua, dovrebbe farsi trovare pronta per offrire una valida alternativa ai giovani disoccupati che scelgono di affidarsi ai trafficanti di esseri umani invece che al mercato del lavoro.

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