La geopolitica della corsa allo spazio
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Guerra /

Alcuni video comparsi recentemente online mostrano parecchie decine di vecchi Mbt (Main Battle Tank) russi tipo T-62 e T-62M in movimento dall’oblast di Rostov e dalla Crimea verso le linee del fronte. In particolare un treno carico di questi tank è stato visto passare per Rozivka, nell’oblast di Zaporizhzhia, in direzione nordest, mentre un secondo avvistamento è stato fatto nella zona di Melitopol, probabilmente riguardante lo stesso convoglio ma è possibile anche che si tratti di uno diverso.

Nella giornata di mercoledì vi abbiamo raccontato di come l’avanzata nel saliente di Severodonetsk proceda lentamente ma costantemente e della prima pubblica ammissione di difficoltà da parte dello Stato maggiore ucraino, che ha anche fatto sapere che i russi stanno formando delle unità della riserva nel Distretto Militare Meridionale, ovvero quello maggiormente coinvolto nel conflitto.

Proprio l’arrivo dei T-62 e delle riserve è qualcosa di strettamente interconnesso e correlato alle operazioni belliche, e per capire cosa stia succedendo dobbiamo dare uno sguardo a come la Russia organizza le sue forze di riserva.

Innanzitutto l’organizzazione dei rimpiazzi per le unità al fronte non avviene come in Occidente, dove è di tipo individuale: i distretti militari vanno a formare delle unità di riservisti raggruppate per specialità e organizzate in subunità a livello plotone/compagnia da inviare ove necessario: pertanto una brigata tenuta in riserva vede perdere una sua componente più piccola che raggiunge l’unità al fronte che deve essere rimpolpata.

Per quanto riguarda i mezzi, e nella fattispecie gli Mbt, la Russia ha, sin dai tempi dell’unione sovietica, adottato una politica di “immagazzinamento” di quelli che sono ritenuti obsoleti o in via di esserlo: semplificando il concetto, un po’ ovunque nello sconfinato territorio russo, ma soprattutto nell’entroterra asiatico, esistono depositi di mezzi di seconda e terza linea, spesso e volentieri aventi pochissime ore di servizio alle spalle.

In generale le basi di stoccaggio della logistica militare occupano un posto significativo nell’architettura delle forze di terra e sono progettate per immagazzinare armi, equipaggiamento militare e scorte di materiale, per organizzare e condurre campi di addestramento e addestramento pianificato del personale assegnato, e ovviamente intervengono quando le varie unità (battaglioni, brigate, divisioni) vengono mobilitate.

Per quanto riguarda i mezzi di seconda e terza linea, essi vengono stoccati in depositi a cielo aperto e per tutto il periodo sovietico venivano mantenuti in condizioni di generale efficienza: secondo la dottrina sovietica per la guerra convenzionale gli armamenti più sofisticati sarebbero andati persi da ambo le parti nei primi giorni di guerra, lasciando così campo a mezzi ritenuti più obsoleti che però, stante questa contingenza, avrebbero potuto ancora essere efficaci in un ambiente bellico “impoverito” di armi moderne.

I T-62 sono stati tenuti in servizio attivo fino all’inizio degli anni 2010, pertanto rimangono il tipo di Mbt che ha la prontezza operativa più alta nei depositi di carri armati russi. Negli anni ’80, sul finire della Guerra Fredda, i T-62 erano stati ritirati dalle divisioni sovietiche di prima linea, e come abbiamo accennato, vennero assegnati a unità di seconda e terza linea: in quegli anni i T-62 erano in servizio nei distretti militari della parte asiatica dell’Urss, lasciando quindi quelli più moderni a occidente.

Le unità di prima linea, oltre ad avere equipaggiamento moderno, sono anche quelle che si addestrano di più, pertanto il numero di ore di funzionamento di un carro è maggiore rispetto a quelle di un’unità di seconda o terza linea. Quando venne siglato il Trattato CFE, sulle forze convenzionali in Europa, Mosca dovette spostare “a est degli Urali” unità corazzate utilizzanti i T-72 e T-80, così i T-62 cominciarono ad affluire negli enormi depositi a cielo aperto. Questo significa che in quegli anni moltissimi Mbt tipo T-62 sono stati messi “in riserva” quando erano praticamente nuovi, lasciando i T-72 e T-80 delle divisioni corazzate e meccanizzate di prima linea “a ovest degli Urali” a sobbarcarsi la maggior parte dell’usura operativa.

Qualcosa che si è visto dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando nel 1994/95, durante la prima guerra in Cecenia, le prestazioni dei T-72B e T-80BV sono state piuttosto scarse a causa di guasti meccanici e consumo di carburante. Così, nel 1999, l’esercito russo ha deciso di prelevare i T-62 dai depositi dell’era sovietica e reintrodurli nelle sue unità corazzate e meccanizzate per partecipare al secondo conflitto in Cecenia ma non solo: questi vecchi Mbt si sono visti anche durante il breve conflitto in Georgia del 2008.

Nella riforma delle forze armate avviata dal ministro della Difesa Anatoly Serdyukov nel 2008, i T-62 sono stati finalmente eliminati dal servizio in prima linea nell’arco di quattro anni, ma a quanto pare i russi hanno mantenuto questi carri costantemente in efficienza, in quanto Mosca li ha forniti nel 2018 al regime di Damasco affinché potesse utilizzarli nella recente guerra civile. La Russia non ha mai nemmeno smesso di esercitarsi nel loro utilizzo: alcuni T-62 sono stati visti partecipare all’esercitazione Vostok-18. Del resto si tratta di un Mbt con 4 uomini di equipaggio a differenza della serie successiva (T-72, 80 e 90) che ne ha tre, e per poter attingere alle riserve strategiche in caso di necessità è necessario avere personale in grado di utilizzarle.

Ma perché la Russia sta mobilitando i T-62 per il conflitto in Ucraina e non i carri più moderni che tiene in riserva? Possiamo pensare che questa decisione sia stata presa per una serie di fattori: il primo è rappresentato dalla facilità di riattivazione di un carro come il T-62, che comunque, in linea generale, è stato mantenuto in “naftalina” sin dai tempi dell’Urss; il secondo dall’esaurimento della vita operativa del motore dei carri più moderni, sottoposti a intensa attività di addestramento; il terzo dalla corruzione, endemica in Russia, che è andata a colpire l’attività di manutenzione e aggiornamento dei carri stessi. Da quest’ultimo punto di vista la Russia aveva avviato un vasto programma di modernizzazione dei T-72 per portarli allo standard B3 attraverso un lavoro talmente incisivo da farli considerare un Mbt del tutto nuovo (rinnovati motore, cannone, mitragliatrici, ottiche, sistema di stabilizzazione, elettronica, corazza reattiva), ma nonostante la propaganda di Mosca avesse affermato nel 2016 che mille Mbt fossero stati modernizzati, permangono i dubbi sulla reale entità di questo aggiornamento.

Pertanto il T-62 è in realtà la prima opzione quando l’esercito russo ha seriamente bisogno di carri armati da mobilitare per un conflitto e abbiamo visto che l’addestramento degli equipaggi al loro utilizzo non è mai del tutto cessato, ma può sopravvivere al contesto bellico in Ucraina? Molto probabilmente no, in quanto si tratta di un carro concepito negli anni ’60 che quindi non è in grado di affrontare i sistemi Atgm (Anti Tank Ground Missile) moderni come Javelin ed Nlaw e nemmeno gli attacchi di loitering munitions o dei droni Bayraktar TB2, che hanno dimostrato essere letali anche per gli Mbt più moderni, ma in una guerra d’attrito vince chi ha più risorse, e non è detto che l’afflusso di armi occidentali all’Ucraina resti costante.

La Russia, in ogni caso, ha riserve di carri quasi sterminate: alcuni stimano che nei depositi ci siano circa 20mila Mbt, mentre secondo l’International Institute for Strategic Studies ce ne sarebbero 10mila. Quello che sappiamo, per certo, è che lo smantellamento delle decine di migliaia di corazzati ereditati dall’Unione Sovietica è andato a rilento, e che nel 2017 Mosca, per via dei costi, ha deciso di ridurre la quota di tank da rottamare passando da 10mila a 4mila.

Nel contempo la Russia, dal 2007, ha sospeso la sua adesione al Trattato Cfe e pertanto è ragionevole pensare che in questi 15 anni molti dei vecchi Mbt siano tornati nei depositi “a ovest degli Urali”, come infatti suggeriscono le immagini che ci sono pervenute in questi giorni. Il conflitto in Ucraina, in considerazione di quanto qui esposto e della retorica politica del Cremlino, che non sembra affatto ricercare la pace, sarà quindi ancora molto lungo.

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