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Il cancelliere Olaf Scholz, nella sua dichiarazione del governo al Bundestag, il parlamento tedesco, dello scorso 27 febbraio, ha affermato che la Germania si sta attivando per portare la spesa per la Difesa verso il 2% del PIL, come già da tempo era stato richiesto con insistenza dalla NATO (dal vertice in Galles del 2014) e dagli Stati Uniti dell’era Trump.

Ha anche annunciato che il bilancio federale per il 2022 implementerà un fondo speciale una tantum per la Difesa del valore di 100 miliardi di euro. Il 16 marzo il gabinetto federale ha approvato un progetto di legge per incorporare il fondo speciale nella costituzione tedesca, il che significa che non sarà soggetto alla regola del pareggio di bilancio.

Questa decisione, storica per la Germania che dalla fine della Guerra Fredda ha sempre mantenuto una politica di basso profilo nel settore della Difesa con anche tagli consistenti al bilancio, è stata presa sulla scorta del conflitto in Ucraina e della percezione della minaccia rappresentata dalla Russia per la NATO e in particolare per quei Paesi più orientali facenti parte dell’Alleanza: la Polonia intende arrivare al 3% del PIL dal 2023, la Lituania ha recentemente approvato un ulteriore aumento che la porterà a investire il 2,52% mentre l’Estonia arriverà al 2,3, solo per fornire qualche esempio.

La Germania si avvia quindi a spendere un minimo del 2% del PIL per la difesa dal 2022 in poi e i 100 miliardi di euro aggiuntivi saranno dedicati a progetti di investimento e attrezzature, come spiegato dal cancelliere Scholz. Sulla base delle attuali proiezioni di crescita, il 2% del PIL ammonterebbe a circa 75 miliardi di euro nel 2022, o un aumento nominale del budget per la difesa di 25 miliardi rispetto ai precedenti piani di bilancio. Questo renderebbe la Germania il terzo più grande Paese dopo Stati Uniti e Cina a investire nella Difesa.


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Quindi, come saranno impiegati questi nuovi finanziamenti? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima cercare di offrire una rapida panoramica della situazione delle forze armate tedesche.

Innanzitutto la Bundeswehr è gravemente a corto di personale: alla fine del 2020, i dati del governo hanno mostrato che il 18% delle posizioni nei ranghi più elevati in tutte le forze armate erano vacanti, e addirittura in alcuni rami della Bundeswehr i numeri sono anche peggiori: meno della metà degli incarichi di pilota da caccia sono occupati. La situazione dell’arruolamento è talmente drammatica che Berlino ha pensato di estenderlo agli stranieri e ai minorenni per tappare i buchi del fabbisogno dei propri effettivi.

Oltre a questo il tasso di efficienza dei mezzi della Bundeswehr, siano essi aerei, terrestri o navali, è preoccupante, e in alcuni momenti relativamente recenti è stato anche disastroso. I media tedeschi riferivano, nel 2020, che solo otto dei 53 elicotteri d’attacco Tiger e 12 dei 99 NH-90 da trasporto erano combat ready. La Difesa mira in genere a garantire che fino all’80 percento del suo hardware principale in un dato momento sia pronto per il combattimento. La disponibilità degli elicotteri nell’esercito tedesco, a quel tempo, era stata calcolata intorno al 15%. Ma la scarsa efficienza non si limita all’ala rotante: a metà del 2018 solo 10 degli allora 128 Eurofighter Typhoon della Luftwaffe e 26 dei 93 cacciabombardieri Tornado erano considerabili pronti all’azione.

La carenza di Typhoon e Tornado ha reso impossibile, per l’aviazione tedesca, adempiere al proprio obbligo nei confronti della NATO consistente nel mantenere 82 caccia in un elevato stato di preparazione in previsione di una crisi improvvisa. Un problema diffuso nelle forze armate tedesche. Sempre nel 2018 tre dei 15 aerei da trasporto A400, 105 dei 224 carri armati Leopard 2 e cinque delle 13 fregate della Deutsche Marine erano in piena efficienza.



Se avessimo guardato, sempre nel 2018, alle unità sottomarine, nessuno dei sei classe U212 era in grado di prendere il mare: un battello aveva subito un lieve incidente, tre erano nei cantieri navali per manutenzione a lungo termine e due erano bloccati in porto per riparazioni meno intensive.

I funzionari della Marina accusavano carenza di ricambi causata dalle misure di risparmio sui costi adottate dalla fine della Guerra Fredda, che hanno portato a non tenere più in magazzino le parti sostitutive.

La situazione dal 2018 non è migliorata di molto, nonostante l’iniezione di fondi, in quanto la maggior parte di essi sono stati mal distribuiti senza andare a mettere mano alle carenze infrastrutturali della Bundeswehr (come quella della mancanza di parti di ricambio). Berlino però ha in essere alcuni programmi per nuovi sistemi d’arma, e recentemente ha firmato contratti o mostrato interesse per altri che presto dovrebbero arrivare alla Bundeswehr.

I nuovi fondi messi a disposizione dal Bundestag, quindi, verranno sicuramente dirottati su questi ultimi. Stiamo parlando innanzitutto dei nuovi pattugliatori marittimi P-8 Poseidon, già messi a bilancio, che dovranno sostituire i vecchi P-3C Orion e della richiesta di informazioni per il caccia di quinta generazione F-35A, che dovrà sostituire la linea di Tornado in rapida obsolescenza. Per quanto riguarda il Lightning II, lo scorso 14 marzo siamo venuti a sapere che il governo tedesco ha ufficialmente avviato la procedura di richiesta di informazioni con Washington per acquistare 35 di queste macchine, dopo un “balletto” durato 4 anni che ha visto sul tavolo gli F/A-18 e altri Typhoon. Sempre parlando di programmi già previsti si prevede che quello per l’elicottero NH-90 TTH dell’esercito sarà finalizzato e sicuramente quello franco-tedesco-spagnolo per un velivolo di nuova generazione (teoricamente la sesta) denominato SCAF (Système de Combat Aérien du Futur), che farà da contraltare al progetto anglo-italo-svedese Tempest, vedrà un ulteriore balzo in avanti proprio grazie a parte dei 100 miliardi di euro stanziati da Berlino.



Nel settore degli MBT (Main Battle Tank), è ragionevole supporre che la Germania si mostrerà più decisa a proseguire celermente nel programma MGCS (Main Ground Combat System) che la vede partner insieme alla Francia. I maggiori investimenti andranno in buona parte anche alla Deutsche Marine per altre Fregate F126, navi contromisure per mine e sottomarini. Le stime dell’International Institute for Strategic Studies per ricostituire le scorte di munizioni esaurite e lo stoccaggio associato vanno da 10 miliardi di euro a 20 miliardi di euro, e per quanto riguarda i pezzi di ricambio riteniamo che il valore possa essere anche sino a una volta e mezzo o due questa cifra. Probabilmente anche il programma European Medium Altitude Long Endurance Remotely Piloted Aircraft System (European MALE RPAS), beneficerà di questa pioggia di denaro e non è nemmeno da escludere che anche quello per la difesa antimissile made in EU (il progetto TWISTER) possa fare un balzo in avanti, soprattutto visto l’utilizzo estensivo di sistemi balistici a corto raggio fatto dalla Russia in Ucraina e in considerazione del fatto che la difesa tedesca si affida, in questo campo, principalmente ai missili Patriot.

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