Che cos’è la Nato

Guerra /

Nato è l’acronimo di North Atlantic Treaty Organization. Si tratta di un’alleanza di natura militare difensiva originatasi dalla firma del Trattato di Washington (04/04/1949) da cui si è sviluppata l’organizzazione omonima, la quale rappresenta uno strumento di difesa collettiva e di cooperazione militare tra i suoi Stati membri, nonché foro di dialogo politico. Attualmente della Nato fanno parte 29 Stati, tra i quali: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca, Islanda, Norvegia, Portogallo, Italia (all’atto della fondazione nel 1949), Grecia, Turchia (nel 1952), Germania Occidentale (1955), Spagna (1982), Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia (1999), Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia (2004), Albania, Croazia (2009), Montenegro (2017). La sua sede centrale è a Bruxelles ed il suo attuale segretario generale è Jens Stoltenberg, ex primo ministro del Regno di Norvegia e appartenente al Partito Laburista (Arbeiderpartiet – AP).

La Nato nasce all’inizio della Guerra Fredda, il periodo che ha visto la divisione dell’Europa e la contrapposizione del mondo in due blocchi, uno nell’orbita statunitense, l’altro in quella sovietica, per più di 50 anni. La sua nascita si inquadra in un triennio (1946-1949) nel quale l’Unione Sovietica dimostrò il suo carattere totalitario. Durante la Conferenza di Jalta, Stalin garantì agli Alleati che ai Paesi europei finiti sotto il controllo sovietico fossero concesse libere elezioni. Tuttavia, in Polonia, dopo il referendum dei “tre sì” nel 1946, vennero messi fuorilegge i partiti conservatori (che avevano la maggioranza dei consensi) e durante le elezioni del 1947 vennero ammessi solamente i candidati oppositori al Partito Popolare Polacco, quindi i comunisti ed i socialisti. Dal 1948 la Polonia divenne de facto un paese a partito unico e stato satellite dell’Unione Sovietica, fu permessa l’esistenza di due partiti fantoccio, ed iniziò subito la “stalinizzazione”. In Cecoslovacchia alle elezioni parlamentari del 1946, il KSČ (il partito comunista cecoslovacco) vinse nella parte ceca della nazione (40,17%) ed il Partito Democratico anti-comunista in Slovacchia (62%). Il KSČ, con il 38% del voto complessivo, ottenne la maggioranza relativa a livello nazionale e in due anni di purghe e intimidazioni ridusse l’opposizione al silenzio esautorandola dagli organi di controllo statali effettuando un vero e proprio golpe: il 7 giugno 1948 fu approvata la nuova costituzione comunista e la Cecoslovacchia divenne une “democrazia popolare” divenendo un satellite dell’Unione Sovietica al pari della Polonia e degli altri Stati dell’Europa Orientale che ne condivisero lo stesso destino fatto di elezioni truccate e colpi di Stato dei partiti comunisti. Era nata la Cortina di Ferro.

L’Alleanza Atlantica nasce quindi a seguito dell’evidente meccanismo antidemocratico messo in atto dall’Unione Sovietica per controllare i Paesi Europei rientranti nella sua sfera di influenza: il principio cardine è infatti quello della difesa collettiva espresso dall’articolo 5 del Trattato di Washington, come vedremo più avanti.

Con l’ingresso nella Nato della Germania Occidentale, l’Unione Sovietica istituì un’organizzazione similare che si contrapponeva all’Alleanza: il Patto di Varsavia. Questa organizzazione, nata per fornire cooperazione militare reciproca, ma utilizzata dall’Unione Sovietica per controllare i suoi Stati membri, è frutto anche del fallito tentativo di ingresso dell’Urss nella Nato del 1954, a sua volta causato dal timore che in Germania Occidentale si ristabilisse una politica “militarista”.

Nel 1951 viene istituito lo Shape (Supreme Headquarters Allied Powers in Europe), attualmente sito a Mons (Belgio). Lo Shape è il quartier generale delle operazioni del comando alleato della Nato. Il comandante dello Shape (definito Saceur) è un generale a 4 stelle americano oggi rappresentato da Tod D. Wolters, dell’Us Air Force.

Nel 1966 la Francia, a seguito dell’ottenimento della capacità di detterrenza nucleare autonoma con la “Force de Frappe”, esce dalla struttura militare della Nato pur restando in qualche modo organica all’Alleanza.

Nel gennaio del 1989, prima degli sconvolgimenti che sovvertirono l’ordine in Europa dell’Est, cominciano le consultazioni tra Nato e Patto di Varsavia che porteranno alla firma, il 19 novembre del 1990, del Trattato Cfe (Conventional Forces in Europe) che fissava un tetto unico alle forze convenzionali (carri, elicotteri, artiglieria, velivoli da combattimento) per i due schieramenti in Europa, più precisamente dall’Oceano Atlantico agli Urali. Nel 2007 la Russia, a seguito di alcune considerazioni sulla discrepanza tra i termini del Trattato e l’allargamento a Est della Nato, ne uscirà unilateralmente.
Col crollo del Muro di Berlino nel 1989 e con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 – e la fine del Patto di Varsavia – la Nato perde il suo decennale nemico.

La Nato, tra il 1992 ed il 1995, interviene militarmente, per la prima volta nella sua storia in un conflitto: è quello dell’ex Yugoslavia, in particolare in Bosnia, sebbene si possano considerare Anchor Guard del 1990 ed Ace Guard del 1991 (in occasione della Prima Guerra del Golfo) come le prime operazioni militari in senso assoluto.

Tra il 1994 ed il 1997 vengono aperti dei forum per la cooperazione internazionale tra la Nato ed i Paesi confinanti come la Partnership for Peace, il Mediterranean Dialogue e l’Euro-Atlantic Partnership Council.

Nel 1998 viene stabilito il Nato-Russia Permanent joint Council che avrebbe dovuto portare all’ingresso di Mosca nell’Alleanza Atlantica.

Nel 1999, con l’operazione Allied Force, forze aeree dell’Alleanza Atlantica bombardano la Serbia, che in quel tempo rientrava ancora in quel che restava della Yugoslavia. Nasce la Kosovo Force comunemente detta Kfor. Sempre nel 1999 la Nato comincia la sua espansione ad Est con l’ingresso di Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca

Nel 2001, a seguito degli attentati dell’11 settembre, viene invocato per la prima volta, dagli Stati Uniti, l’intervento in aiuto di un Paese membro come da articolo 5 per effettuare le operazioni in Afghanistan: nasce l’Isaf (International Security Assistance Force) e la missione Resolute Support.

Nel 2004 Bulgaria, Paesi Baltici, Romania, Slovacchia e Slovenia entrano nella Nato causando la prima vera crisi tra Stati Uniti e Russia che porterà, come già detto, all’uscita di questa dal Trattato Cfe nel 2007.
Ad agosto del 2004 la Nato, a seguito del Secondo Conflitto del Golfo, dà il via ad una missione in Iraq per addestrarne le forze di sicurezza col nome di Nato Tranining Mission – Iraq.

Ad agosto del 2009 comincia l’operazione Ocean Shield: una missione antipirateria nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano. Sempre nel 2009 il governo francese, visto l’evolversi delle minacce asimmetriche internazionali, decide di tornare a tutti gli effetti nell’Alleanza Atlantica. Nello stesso anno, Croazia e Albania entrano nel Patto atlantico.

Il 27 marzo del 2011 la Nato comincia formalmente il suo appoggio alle operazioni in Libia per abbattere il regime del colonnello Gheddafi in forza di una risoluzione Onu.
Il 6 giugno 2011 Nato e Russia partecipano insieme alla prima esercitazione congiunta di velivoli militari, la Vigilant Skies. Questa è la seconda esercitazione in assoluto che vede coinvolta Mosca coi Paesi della Nato dopo una che ha coinvolto unità sottomarine il 30 maggio dello stesso anno.

Marzo 2014. Crisi per la questione Ucraina/Crimea. Ad aprile in un comunicato ufficiale la Nato riferisce di aver sospeso ogni tipo di cooperazione con la Russia, pur continuando a tenere aperti i canali di comunicazione del Nato-Russia Council.

Nel 2017 il Montenegro entra nell’Alleanza Atlantica.

Caposaldo dell’Alleanza è il principio di difesa collettiva, sancito dall’articolo 5 del Trattato di Washington, in virtù del quale: “le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’Art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, compreso l’uso delle forze armate, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”.

Ad oggi, l’unico caso di attivazione dell’art. 5 da parte del Consiglio Atlantico (Nac) si è realizzata in seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre 2001.

Il fine fondamentale della Nato è salvaguardare la libertà e la sicurezza di tutti i suoi Paesi membri attraversi mezzi politici e militari. Oggi l’Alleanza resta una fonte di stabilità essenziale in un “mondo imprevedibile”.

Per continuare ad assicurare la sicurezza dei suoi membri la Nato segue tre linee guida fondamentali.

La difesa collettiva. I Paesi membri della Nato si assisteranno a vicenda in caso di attacco in accordo con l’articolo 5 del Trattato di Washington. La Nato difenderà e fungerà da deterrente contro ogni aggressione e minacce alla sicurezza rivolte verso singoli membri o l’intera all’alleanza.

Gestione delle crisi. La Nato ha importanti e uniche capacità militari e politiche per far fronte ad un vasto spettro di teatri di crisi – prima, durante e dopo un conflitto. La Nato si adopera per impiegare attivamente una serie di misure politiche e militari per gestire lo svolgersi di tali crisi che possono interessare la sicurezza dell’Alleanza prima che degenerino in aperti conflitti.

Cooperazione per la sicurezza. La Nato è influenzata da e può influenzare gli sviluppi politici e di sicurezza che vanno oltre i suoi confini. L’Alleanza si impegna attivamente per implementare la sicurezza internazionale attraverso partenariato con altri Stati e organizzazioni internazionali, anche attraverso la possibilità, per tutte le democrazie europee che soddisfano i criteri Nato, di diventarne membri.

L’organo di vertice della Nato è il Consiglio Atlantico (Nac) che può riunirsi a livello di rappresentanti permanenti dei Paesi membri, di ministri e capi di Stato e di governo. Il Nac è presieduto dal segretario generale dell’organizzazione, carica ricoperta dal primo ottobre 2014 da Jens Stoltenberg.

Il comitato militare, formato dai capi di Stato maggiore della Difesa dei Paesi membri, assiste il Consiglio Atlantico e attua in ambito militare le decisioni prese a livello politico da quest’ultimo. La struttura di comando della Nato comprende due comandi strategici: l’Allied Command Operations (Aco) e l’Allied Command Transformation (Act).

Il primo è responsabile per la pianificazione e l’esecuzione delle operazioni Nato. Il suo quartier generale – Supreme Headquarters Allied Powers Europe (Shape) – è situato a Mons (Belgio). L’Act è invece ubicato a Norfolk (Virginia – Usa) e si occupa principalmente di rafforzare la credibilità e prontezza operativa delle azioni intraprese dall’Alleanza.

In occasione del vertice Nato di Bruxelles dell’11-12 luglio 2018 è stato approvato un adattamento della struttura di comando dell’Alleanza: il Nato Command Structure – Ncs. Questa annovera ora anche un centro operazioni per il cyberspazio (Cyberspace Operations Centre) ubicato anche’esso a Mons (Belgio) e un terzo Joint Force Command, a Norkfolk, deputato a proteggere le linee transatlantiche di comunicazione, nonché un Joint Support and Enabling Command localizzato ad Ulm (Germania), volto a favorire il rapido movimento di truppe ed equipaggiamenti attraverso l’Europa.

Dallo Shape dipendono: il Jfcbs (Joint Force Command) di Brunnsum (Olanda), l’Aircom (Air Command) di Ramstein (Germania), il Marcom (Maritime Command) di Northwood (Uk), il Landcom (Land Command) di Smirne (Turchia), il Jfcnp (Joint Force Command) di Napoli e il Cis (Communication and Information Systems Services Agency).

Il Sact (Supreme Allied Command Transformation Headquarters) comandato sempre da un generale a 4 stelle, è organizzato nel Jwc (Joint Warfare Centre) di Stavanger (Norvegia), il Jallc (Joint Analyisis and Lessons Learned Centre) di Lisbona (Portogallo) e il Jftc (Joint Force Training Centre) di Bydgoszcz (Polonia).

La Nato progressivamente ha spostato i suoi confini orientali verso la Russia: abbiamo già visto che Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia entrarono nell’alleanza nel 1999, mentre Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia nel 2004.

Dopo i primi screzi che portarono all’uscita della Russia dal Trattato Cfe, successivi proprio all’ingresso dei Paesi Baltici nell’Alleanza Atlantica, a far degenerare i rapporti tra Mosca e Occidente sono state principalmente le cosiddette rivoluzioni colorate. Il Cremlino, infatti, iniziò a temere seriamente la possibilità che l’esportazione di democrazia non fosse destinata al solo Medio Oriente ma potesse coinvolgere anche il suo immediato “vicinato” e diffondersi entro i confini della Federazione Russa.

In questo senso si capisce come l’invasione dell’Ucraina e l’annessione della Crimea fossero giustificate agli occhi di Mosca che non intendeva perdere la propria influenza sul suo vicino di casa, sempre più gravitante nell’orbita statunitense e della Nato.

Il dispiegamento del sistema Abm Aegis Ashore a Deveselu, in Romania, nel 2016 e i lavori per la costituzione di altri due siti simili in Polonia e Repubblica Ceca, che estendono l’ombrello difensivo della Nato molto a ridosso dei confini russi, diventa quindi motivo di scontro con Mosca che percepisce tali installazioni una minaccia alla stabilità regionale ed una violazione del Trattato Inf sui missili nucleari a raggio medio e intermedio.

In risposta alle azioni russe in Ucraina, ma anche alle minacce provenienti dal fianco meridionale, la Nato adotta un piano d’azione con misure di rassicurazione e adattamento. Tra esse spiccano il rafforzamento della Nato Response Force – passata da 13.000 a 40.000 unità – la creazione della Very High Readiness Joint Task Force e l’istituzione di nuovi comandi multinazionali nei Paesi dei membri posizionati sul fianco est dell’Alleanza. Tutte nel quadro del programma americano Edi (European Deterrence Initiative) evoluzione del programma Eri (European Reassurance Initiative) voluto dall’amministrazione Obama quando nel 2015, a seguito della crisi ucraina, Washington ha stabilito di rafforzare la propria presenza nell’Europa Orientale per rassicurare quei Paesi che più si sono sentiti minacciati dalla condotta della Russia.

In occasione del vertice Nato di Varsavia (luglio 2016) viene decisa la costituzione di una enhanced forward presence con un chiaro risvolto politico: quattro battaglioni multinazionali dispiegati in ciascuno dei Paesi Baltici e in Polonia.

In ogni caso a dispetto dell’interruzione della cooperazione tra le parti, i canali di comunicazione sono sempre rimasti aperti. Il Nato-Russia Council, ad esempio, si è riunito nove volte dal 2016 al 2019 e la linea di comunicazione diretta militare è rimasta operativa.