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	<title>Caucaso Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 07 Jun 2026 10:03:45 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Caucaso Archives - InsideOver</title>
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		<title>Armenia, oggi si vota: tra Russia, Usa e Ue qualunque scelta ha un prezzo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/armenia-oggi-si-vota-tra-russia-usa-e-ue-qualunque-scelta-ha-un-prezzo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 03:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1010" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Armenia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-1024x539.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-768x404.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-1536x808.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-600x316.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Armenia non deve solo decidere tra Mosca e Bruxelles. Deve anche capire come sopravvivere in un Caucaso turbolento. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/armenia-oggi-si-vota-tra-russia-usa-e-ue-qualunque-scelta-ha-un-prezzo.html">Armenia, oggi si vota: tra Russia, Usa e Ue qualunque scelta ha un prezzo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1010" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Armenia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-1024x539.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-768x404.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-1536x808.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/pashinyan-e1780826615683-600x316.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le elezioni parlamentari armene del 7 giugno non sono una normale scadenza democratica. Sono diventate il punto di collisione tra tre dinamiche: il tentativo di <strong>Nikol Pashinyan</strong> di avvicinare l’Armenia all’Unione Europea e agli Stati Uniti, la volontà russa di impedire lo sganciamento di Yerevan dalla propria orbita strategica, e l’interesse americano a trasformare il Caucaso meridionale in un corridoio energetico, minerario e logistico alternativo all’influenza di Mosca.</p>



<p>La denuncia della Commissione Europea su una presunta campagna ibrida russa va letta dentro questo quadro. Bruxelles sostiene che Mosca stia usando disinformazione, pressioni economiche e strumenti di influenza politica per condizionare il voto armeno. La formula è ormai nota: non carri armati alle frontiere, ma energia, commercio, reti digitali, comunità della diaspora, minacce economiche, propaganda e manipolazione del clima interno. L’Armenia, piccolo Paese di circa tre milioni di abitanti, si trova così al centro di una partita molto più grande delle sue dimensioni. Non si decide soltanto chi governerà a Yerevan. <strong>Si decide se il Caucaso meridionale resterà una periferia strategica della Russia oppure diventerà uno spazio di penetrazione euro-atlantica.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La Russia usa l’economia come leva politica</h2>



<p>Il cuore della pressione russa è economico. <strong>L’Armenia dipende ancora in modo pesante da Mosca. </strong>La Russia rappresenta circa il 35 per cento del commercio estero armeno, mentre l’Unione Europea arriva intorno all’11 per cento. Ancora più delicato è il nodo energetico: l’Armenia acquista dalla Russia circa l’82 per cento del proprio gas.</p>



<p>È qui che la minaccia diventa concreta. Quando Mosca evoca la possibilità di interrompere forniture di gas e petrolio a basso costo, non sta facendo solo propaganda. <strong>Sta ricordando a Yerevan che la sovranità politica ha un prezzo economico immediato. </strong>Una rottura con l’Unione economica eurasiatica provocherebbe uno shock commerciale, energetico e finanziario per un Paese che non dispone di grandi margini di sicurezza.</p>



<p>Le restrizioni russe su frutta, verdura, acqua minerale, vino e brandy armeni rientrano nella stessa logica. Non sono semplici misure sanitarie o doganali. <strong>Sono segnali politici. </strong>Ogni cassa di prodotti respinta alla frontiera diventa un messaggio agli elettori: l’avvicinamento all’Occidente può costare posti di lavoro, reddito agricolo, esportazioni e stabilità sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guerra informativa e mobilitazione della diaspora</h2>



<p>Accanto alla leva economica, c’è la guerra informativa. Secondo le accuse riportate da fonti europee e ucraine, <strong>Mosca avrebbe finanziato operazioni per trasportare in Armenia migliaia di elettori residenti in Russia,</strong> con l’obiettivo di rafforzare il fronte contrario a Pashinyan. Sarebbero stati inoltre impiegati apparati di comunicazione, reti di profili automatizzati e campagne di disinformazione per presentare il premier come un rischio per la sicurezza nazionale. La logica è semplice: non bisogna necessariamente falsificare le urne se si riesce prima a modificare il campo psicologico in cui gli elettori decidono. La guerra ibrida agisce proprio su questo terreno: crea paura, amplifica la sfiducia nelle istituzioni, trasforma ogni scelta politica in un dilemma esistenziale.</p>



<p>Nel caso armeno, il messaggio è particolarmente potente: <strong>se Pashinyan vince, l’Armenia rischia di perdere la protezione russa, il gas a basso costo, l’accesso preferenziale ai mercati eurasiatici </strong>e forse persino la stabilità interna. È una pressione che non ha bisogno di essere formalmente dichiarata. Basta che venga percepita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dilemma armeno: Europa o spazio eurasiatico</h2>



<p>Il nodo centrale è l’incompatibilità tra integrazione europea e appartenenza piena all’Unione economica eurasiatica. Putin lo ha detto con chiarezza: non si possono conciliare gli standard dell’Unione Europea con quelli dell’area economica guidata da Mosca. Tradotto in termini politici, significa che l<strong>’Armenia non può stare indefinitamente con un piede a Bruxelles e uno a Mosca.</strong></p>



<p>Pashinyan cerca di guadagnare tempo. Sostiene che un referendum sull’adesione all’Unione Europea sarebbe oggi illogico, perché Yerevan non ha ancora presentato una domanda formale. Allo stesso tempo, però, il suo governo ha già avviato il percorso legislativo per avvicinarsi all’Europa, con il sostegno del Parlamento armeno.</p>



<p>Questa ambiguità è tatticamente comprensibile, ma strategicamente fragile. L’Armenia vuole beneficiare dei mercati eurasiatici senza rinunciare alla prospettiva europea. Vuole mantenere aperti i canali con Mosca senza restare prigioniera della dipendenza russa. Vuole avvicinarsi agli Stati Uniti senza trasformarsi in un avamposto anti-russo. Ma il Caucaso non perdona le ambiguità troppo lunghe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il trauma del Nagorno-Karabakh</h2>



<p><strong>La vulnerabilità armena nasce anche dalla sconfitta strategica nel Nagorno-Karabakh. </strong>Dopo il crollo dell’enclave armena e l’affermazione militare dell’Azerbaigian, Yerevan ha capito che la garanzia russa non era più sufficiente. Mosca, impegnata in Ucraina e interessata a non rompere con Baku e Ankara, non ha difeso gli armeni come molti a Yerevan si aspettavano.</p>



<p>Da qui nasce il cambio di rotta di Pashinyan. Non è soltanto una scelta ideologica filo-occidentale. È il tentativo di ricostruire una sicurezza nazionale dopo il fallimento del vecchio ombrello russo. L’Armenia cerca nuovi partner perché ha scoperto di essere sola nel momento decisivo.</p>



<p>Tuttavia, sul piano militare, l’avvicinamento all’Occidente non produce automaticamente sicurezza. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea possono offrire assistenza, cooperazione, addestramento, tecnologia, sostegno diplomatico. Ma difficilmente sarebbero disposti a garantire militarmente l’Armenia contro pressioni russe, azere o turche. Yerevan rischia dunque una fase intermedia pericolosa: <strong>abbastanza lontana da Mosca da irritarla, ma non abbastanza integrata nell’Occidente da essere protetta.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il corridoio TRIPP e la geoeconomia del Caucaso</h2>



<p>La vera novità è il ruolo americano. La visita di <strong>Marco Rubio </strong>a Yerevan, il quadro di partenariato strategico, l’accordo sui minerali critici e il progetto del corridoio TRIPP indicano che Washington guarda all’Armenia non solo come a un Paese da sottrarre alla Russia, ma come a un nodo logistico ed energetico.</p>



<p>I<strong>l corridoio che dovrebbe collegare l’Azerbaigian all’exclave di Nakhchivan attraverso l’Armenia meridionale ha un valore enorme. </strong>Significa ridisegnare le rotte del Caucaso, collegare il Caspio al Mediterraneo e all’Europa, facilitare l’accesso alle risorse dell’Asia centrale e ridurre la centralità russa nei collegamenti terrestri eurasiatici.</p>



<p>Per gli Stati Uniti, è una vittoria strategica. Per l’Azerbaigian, è un successo geopolitico. Per la Turchia, è un rafforzamento del proprio ruolo di ponte tra Asia centrale, Caucaso ed Europa. Per l’Armenia, invece, è una scommessa: può trasformarsi da Paese chiuso e vulnerabile in piattaforma di transito, oppure diventare il terreno su cui altri attori proiettano la propria potenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Minerali critici, energia e nuova competizione imperiale</h2>



<p>L’accordo sui minerali critici conferma che la partita non riguarda soltanto la democrazia. L’Armenia e il Caucaso meridionale entrano nella competizione globale per le materie prime strategiche, le catene di approvvigionamento, le infrastrutture energetiche e i corridoi commerciali.</p>



<p>L’Occidente vuole ridurre la dipendenza da Russia e Cina. Mosca vuole impedire che il suo spazio storico venga svuotato economicamente. La Turchia vuole consolidare la propria proiezione verso l’Asia centrale. L’Azerbaigian vuole trasformare la vittoria militare in centralità geopolitica. L’Iran osserva con inquietudine ogni progetto che possa modificare gli equilibri lungo i suoi confini settentrionali.</p>



<p>Dentro questa rete, l’Armenia non è più soltanto un piccolo Stato caucasico. È una cerniera. E proprio per questo diventa vulnerabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio ucraino evocato da Mosca</h2>



<p><strong>Il paragone fatto da Putin con l’Ucraina non è casuale. </strong>Quando il presidente russo ricorda che la crisi ucraina sarebbe cominciata con il tentativo di Kiev di avvicinarsi all’Unione Europea, manda un messaggio diretto a Yerevan: attenzione, la strada occidentale può aprire una frattura irreversibile.</p>



<p>È un avvertimento politico, ma anche psicologico. Mosca cerca di fissare nell’immaginario armeno l’idea che l’integrazione europea porti instabilità, guerra e perdita territoriale. È lo stesso schema narrativo usato per anni nello spazio post-sovietico: l’Occidente promette prosperità, ma produce caos; la Russia può essere dura, ma garantisce continuità.</p>



<p>Il problema, per Mosca, è che questa narrazione ha perso forza proprio in Armenia, dove molti ritengono che la continuità con la Russia non abbia impedito né la sconfitta né l’isolamento.</p>



<p>Una scelta storica, ma senza garanzie</p>



<p>Pashinyan si presenta come l’uomo della svolta europea. <strong>I sondaggi lo danno avanti, ma non abbastanza da considerare chiusa la partita.</strong> L’opposizione filo-russa può contare su paure reali: il costo dell’energia, l’accesso al mercato russo, la sorte degli armeni residenti in Russia, la fragilità militare del Paese, il rischio di nuove tensioni con Azerbaigian e Turchia.</p>



<p>L’Unione Europea parla di resilienza democratica. Gli Stati Uniti parlano di partenariato strategico. La Russia parla di interessi economici incompatibili. Ma <strong>gli armeni devono scegliere dentro un contesto in cui ogni opzione comporta un prezzo.</strong></p>



<p>Restare nello spazio russo significa rinunciare a una parte della propria autonomia strategica. Avvicinarsi all’Occidente significa entrare in una zona di turbolenza economica e geopolitica. Tentare di fare entrambe le cose significa esporsi alla pressione di tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Caucaso come frontiera del nuovo disordine globale</h2>



<p>L’Armenia mostra una verità più ampia: nel mondo attuale, le piccole potenze non sono libere di scegliere senza conseguenze. <strong>Ogni orientamento commerciale diventa una scelta militare. </strong>Ogni accordo energetico diventa un atto geopolitico. Ogni elezione nazionale diventa una battaglia internazionale.</p>



<p>La guerra ibrida non è un’anomalia. È il linguaggio ordinario della competizione tra potenze. La Russia usa gas, mercati, diaspora e informazione. L’Occidente usa aiuti, partenariati, corridoi, accordi minerari e riconoscimento politico. Gli Stati regionali usano confini, rotte, minoranze, infrastrutture e memoria storica.</p>



<p>In questo quadro, l’Armenia non deve solo decidere tra Mosca e Bruxelles. Deve capire come sopravvivere in un Caucaso dove la sovranità non si proclama: si compra, si difende, si negozia e spesso si paga carissima.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli attentati di Mosca, tra vecchi fantasmi e nuove paure</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gli-attentati-di-mosca-tra-vecchi-fantasmi-e-nuove-paure.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 09:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[attentato mosca]]></category>
		<category><![CDATA[Crocus city hall]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-600x459.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-300x230.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-1024x783.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-768x588.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ormai abituati da due anni a questa parte nel sentir parlare della Russia solo ed esclusivamente in merito all’invasione d’Ucraina, gli attentati del 22 marzo 2024 hanno ricordato ai russi l’aspro sapore del terrorismo domestico. Al di là delle rivendicazioni e delle responsabilità su cui si cercherà di far chiarezza nelle settimane a venire, Mosca &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-attentati-di-mosca-tra-vecchi-fantasmi-e-nuove-paure.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-600x459.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-300x230.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-1024x783.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240323230406178_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_493989-768x588.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ormai abituati da due anni a questa parte nel sentir parlare della Russia solo ed esclusivamente in merito all’invasione d’Ucraina, gli attentati del 22 marzo 2024 hanno ricordato ai russi l’aspro sapore del <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lattentato-a-mosca-una-crisi-dintelligence-lallarme-usa-la-diplomazia-dei-servizi-il-ruolo-di-fsb-e-svr.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">terrorismo domestico</a></strong>. Al di là delle rivendicazioni e delle responsabilità su cui si cercherà di far chiarezza nelle settimane a venire, Mosca e la Russia tutta rivivono in queste ore quella che fu una delle stagioni più violente della loro storia recente, ovvero il terrorismo separatista di matrice islamica legato alle repubbliche secessioniste del Caucaso: Cecenia, Daghestan ed Inguscezia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima e seconda guerra di Cecenia</h2>



<p>Troppo spesso dimenticate dalla narrazione occidentale della storia post Guerra Fredda, la <strong>Prima e la Seconda Guerra di Cecenia</strong> furono due conflitti avvenuti tra i primi anni &#8217;90 e la fine degli anni 2000 che videro la regione caucasica della Cecenia proclamare la propria indipendenza da Mosca. Questi conflitti misero alla prova la neonata Federazione Russa sia da un punto di vista militare sia sociale, portando l’esercito di Mosca ad affrontare una guerriglia ben organizzata e a soffrire perdite ben oltre le aspettative di quella che era considerata essere la seconda potenza militare al mondo. Regione tra le più aspre e mai controllata del tutto da parte dello stato centrale sin dalla sua annessione, la Cecenia è sempre stata una delle provincie più terminali ed allo stesso tempo più strategiche dell’intera regione caucasica. Ricco infatti di risorse naturali quali petrolio e gas naturale, il Caucaso è abitato storicamente da una popolazione di religione prettamente musulmano-sunnita, motivo per il quale l’integrazione con la lontana Mosca non è mai riuscita del tutto.</p>



<p>Perso il primo conflitto tra il 1994 ed il 1996 a seguito di una scellerata gestione militare dell’allora non sempre sobrio presidente Boris El&#8217;cin, la Russia si trovò a dover affrontare già nel 1999 un gravissimo attentato dinamitardo presso palazzine residenziali di Mosca che costò la vita a 300 persone. Le responsabilità dell’esplosione non furono mai chiarite, tanto che ancora oggi si considerano questi attacchi la madre di tutte le “false flag” (termine usato nelle cronache odierne ben oltre l’intelligente misura) russe. La versione ufficiale afferma che furono le forze separatiste daghestane a piazzare le bombe, mentre diverse fonti sostengono invece che furono membri dell’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Federal%27naja_slu%C5%BEba_bezopasnosti">FSB </a>a piazzare gli ordigni. Il motivo? Sarebbe presto detto: al governo centrale serviva una motivazione per poter riavviare le operazioni militari in Cecenia e cancellare l’esistenza dell’autoproclamata Repubblica. Come andarono le cose quella notte a Mosca non lo sapremo mai, ma di fatto di lì a breve le truppe russe ripresero la direzione di Grozny, la capitale cecena.</p>



<p>A pochi mesi dall’inizio del nuovo millennio Boris El&#8217;cin avrebbe concesso la carica di primo ministro ad un funzionario allora sconosciuto, che si sarebbe candidato successivamente alle elezioni del 2000: <strong>Vladimir Putin</strong>. Questi sin dai suoi primi giorni in carica decise di non ripetere gli errori del passato, dando una nuova direzione al conflitto in cui la Russia stava entrando. E così fu. Le truppe russe mostrarono progressi decisivi sul campo, portando i separatisti ad attività di guerriglia sempre più intense per cercare di contrastare i regolari di Mosca. Non riuscendo ad acquisire un vantaggio netto sul campo, i guerriglieri optarono per la più crudele delle tattiche: attaccare i civili di quello stato da cui si volevano separare. E così iniziò la stagione degli attentati straordinari.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Teatro Dubrovka a Beslan</h2>



<p>Ancora oggi è difficile cancellare le immagini dell’assalto al<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_del_teatro_Dubrovka"> teatro Dubrovka</a>, nel 2002, dove 40 guerriglieri tennero in ostaggio quasi 900 spettatori per 3 giorni. Nonostante i tentativi di mediazioni alla fine si optò per l’intervento degli Spetsnaz, ovvero le forze speciali russe, che usarono gas nervino per impedire ai terroristi di far saltare in aria il palazzo. L’intervento costò la vita a 130 ostaggi.</p>



<p>L’altra grande tragedia si consumò a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Beslan">Beslan</a> tra l’1 ed il 3 settembre 2004, dove 30 guerriglieri separatisti tennero in ostaggio un’intera scuola elementare chiedendo il ritiro delle truppe russe dal Caucaso. Durante le trattative qualcosa andò storto, e non fu mai chiarito se furono i terroristi a far saltare in aria la palestra, se furono i <strong>genitori dei bambini in ostaggio a provare a liberarsi o se furono gli Spetsnaz</strong> a tentare un assalto. Quello che rimase alla fine del 3 settembre furono 330 morti di cui 186 bambini.</p>



<p>A seguito di quegli eventi e dell’enorme trauma collettivo che ne seguì, il governo di Mosca decise di chiudere definitivamente la partita cecena. In pochi anni tutti principali leader del movimento separatista furono tutti eliminati e dall’altro lato Putin si alleò con i <strong>clan di maggior potere in Cecenia</strong> (da qui lo stretto legame con i Kadyrov), così da avviarne una stabilizzazione politica dopo 20 anni di guerre.</p>



<p>Nonostante ad aprile 2009 le operazioni anti-terrorismo in Cecenia furono dichiarate ufficialmente concluse, la stagione degli attentati separatisti non finì. Divenne solo meno eclatante. Come poter dimenticare gli attentati alla metro di Mosca del 2010, o quelli all’aeroporto Domodedovo sempre a Mosca nel 2011, o l’esplosione di un autobus a Volgograd nel 2013. Tutti episodi di una guerra a bassa intensità iniziata nel 1994 ma mai finita del tutto.</p>



<p>All’indomani <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lisis-a-mosca-e-le-domande-che-non-sappiamo-farci.html">dell’invasione d’Ucraina</a></strong> si temeva che i carboni ardenti del separatismo rimasti sotto la cenere per 30 anni potessero riemergere improvvisamente. Infatti con l’attenzione delle truppe russe sul fronte ucraino, il Caucaso potrebbe infiammarsi di nuovo, con tutto ciò che questo potrebbe comportare per lo stato centrale russo. Ed il fatto che la rivendicazione del 22 marzo venga dalle file dell’Isis sorprende ancora di meno. È importante ricordare infatti che tra le fila dello Stato Islamico una delle componenti etniche maggioritarie fu proprio quella cecena. Se si pensa a tutti i veterani che sono tornati in patria in attesa dell’occasione per colpire, si può comprendere a quanto sia complessa e potenzialmente esplosiva la situazione. Il 22 marzo quindi non è stato qualcosa di nuovo per la Russia. È stato al contrario un incubo di cui sperava di essersi dimenticata, tornato di nuovo tremendamente attuale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-attentati-di-mosca-tra-vecchi-fantasmi-e-nuove-paure.html">Gli attentati di Mosca, tra vecchi fantasmi e nuove paure</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Daghestan e Cecenia: conflitto in MO, guerra in Ucraina e i riallineamenti nel il Caucaso islamista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 18:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1365" height="2048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867.jpg 1365w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-1024x1536.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1365px) 100vw, 1365px" /></p>
<p>A una settimana dalla rivolta dei manifestanti anti-israeliani che hanno preso d&#8217;assalto il terminal di Makhachakala in Daghestan, il caso sembra essere già stato derubricato a episodio. Da Mosca si persevera nell&#8217;accusa contro l&#8217;Occidente, presunto reo di orchestrare disordini, profittando della crisi in Medio Oriente per minare la Russia alle prese con l&#8217;Ucraina. &#8220;Dall&#8217;estero si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/daghestan-e-cecenia-conflitto-in-mo-guerra-in-ucraina-e-i-riallineamenti-nel-il-caucaso-islamista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1365" height="2048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867.jpg 1365w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-200x300.jpg 200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-683x1024.jpg 683w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-768x1152.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230221114935750_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_381867-1024x1536.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1365px) 100vw, 1365px" /></p>
<p>A una settimana dalla rivolta dei manifestanti anti-israeliani che hanno preso d&#8217;assalto il terminal di <strong>Makhachakala</strong> in <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/daghestan-mosca-c-mano-kiev-2234039.html">Daghestan</a></strong>, il caso sembra essere già stato derubricato a episodio. Da Mosca si persevera nell&#8217;accusa contro l&#8217;Occidente, presunto reo di orchestrare disordini, profittando della <strong>crisi in Medio Oriente</strong> per minare la Russia alle prese con l&#8217;Ucraina. &#8220;Dall&#8217;estero si sostengono gli ebrei d&#8217;Israele e, in Russia, cercando di organizzare pogrom contro gli ebrei&#8221;, ha denunciato <strong>Vladimir Putin</strong>, accusando forze straniere, inclusa l&#8217;Ucraina, di aver acceso la miccia, sui social, dei disordini dell&#8217;aeroporto di Mahackala. Nonostante le accuse, tuttavia, i tribunali russi hanno condannato a <strong>brevi pene detentive</strong> i quindici rivoltosi anti-israeliani: pene comprese tra i due e i dieci giorni di carcere per il loro coinvolgimento nella rivolta, secondo quanto riportato dai media statali. Ad altre due persone è stato ordinato di completare 60 ore di lavori forzati, secondo la Tass. Una modesta geremiade, se comparata ai toni che le autorità russe hanno utilizzato per definire l&#8217;assalto in Daghestan. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo strano atteggiamento di Kadyrov sul Daghestan</h2>



<p>A rendere ancor più grottesco il panorama delle vicenda nella repubblica caucasica, i toni di un altro uomo alla periferia dell&#8217;Impero: <strong>Ramzan Kadyrov</strong>. Il macellaio di Grozny ha ordinato alla polizia di sparare sui manifestanti per scoraggiare attacchi antisemiti come quelli avvenuti in Daghestan. Lo scrive Ria Novosti, aggiungendo che, secondo le disposizioni di Kadyrov, chiunque prenderà parte a tali manifestazioni sarà arrestato. Kadyrov ha anche ordinato alla polizia di sparare prima colpi di avvertimento in aria per disperdere i partecipanti alle rivolte illegali. &#8220;Se i rivoltosi continuano a disobbedire alla legge, la polizia potrebbe sparare per uccidere&#8221;, ha aggiunto. Sebbene le violenze non si siano verificate in territorio ceceno, ad osservatori più attenti le &#8220;premure&#8221; di Kadyrov sembrano eccessive per un leader noto per i suoi metodi brutali ma soprattutto per aver imposto la <strong>shari&#8217;a</strong> nel suo Paese. &#8220;La tragedia del popolo palestinese&#8221; e &#8220;il terrore di massa&#8221; portato avanti da Israele non giustificano le violenze all&#8217;aeroporto della repubblica russa del Daghestan&#8221;, aveva perfino scritto su Telegram lo stesso Kadyrov. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;oscuro legame tra Cecenia e Daghestan</h2>



<p>Come tutto il <strong>Caucaso ex sovietico</strong>, c&#8217;è un filo tutt&#8217;altro che sottile che collega Daghestan e <strong>Cecenia</strong>, al di là delle apparenze. Il Daghestan, dagli anni Novanta, è stato terra di conflitto tra <strong>sufismo</strong> e i <strong>salafiti-wahabiti</strong> legati alla Cecenia. La popolazione del Daghestan è a maggioranza musulmana (circa l&#8217;85%), sunnita di tradizione sufi. Nel 1999, un&#8217;insurrezione scatenata dagli islamisti della Cecenia, tentò di destabilizzarne gli equilibri, scatenando un lungo periodo di instabilità e di violenze: un conflitto nel quale i <a href="https://it.insideover.com/guerra/daghestan-1999-2019-ventanni-di-resistenza-al-jihadismo.html">cittadini daghestani </a>combatterono in prima linea per resistere al progetto islamista di Grozny. Un gesto inatteso che fece tirare un sospiro di sollievo allo stesso Putin, terrorizzato dalla possibile svolta islamista. </p>



<p>Il 1 ottobre di quello stesso anno iniziava per Mosca la <strong>seconda guerra cecena</strong>. Nel 2007 il leader ceceno Doku Umarov, desideroso di instaurare la<em> shari&#8217;a</em> nel Caucaso settentrionale, si rese protagonista della creazione dell&#8217;<strong>Emirato del Caucaso</strong>, vicino ad <strong>Al Qaeda</strong>. Nel 2014, l&#8217;uomo, considerato come il nemico giurato della Russia, venne ucciso dalle forze russe alle prese con altissime smanie di sicurezza in vista dei Giochi olimpici invernali di Sochi. Le organizzazioni islamiste in loco, dunque, si presentano nell&#8217;era globale come fedeli all&#8217;idea di un Daghestan completamente indipendente ma fedele alla <em>shari&#8217;a</em>. Sullo sfondo di questi oscure intrecci giunge l&#8217;<strong>Isis</strong>, desiderosa di fare del Daghestan il suo centro operativo, dichiaratamente a dispetto della Cecenia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mire di Putin e la resistenza del Daghestan</h2>



<p>Nel 2017 il presidente russo scelse un suo protetto, Vladimir Aboluaievitch Vassiliev, per cercare di mettere in riga il Paese alle prese con la corruzione e il terrorismo islamico. Vassiliev fu il primo capo della Repubblica dal 1948 a non essere nè musulmano (bensì ortodosso) né proveniente delle principali etnie del Daghestan (kazako). Nel 2020 Vassiliev si dimise per ragioni di salute per lasciare il posto a Sergey Melikov.</p>



<p>A differenza della Cecenia, <strong>il Daghestan  non ha mai espresso la volontà di separarsi della Russia</strong>, in particolare a causa della grande diversità etnica e linguistica. Per Putin rappresenta un&#8217;area strategica, in particolare la <strong>base navale di Kaspiisk</strong>, una delle più importanti della Russia nel Mar Caspio. Nonostante le brame putiniane, il Daghestan ha mostrato sacche importanti di resistenza ai dettami di Mosca: nel settembre del 2022, la <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-discorso-di-putin-indica-una-nuova-fase-della-guerra.html">mobilitazione parziale</a> annunciata da Putin nell&#8217;ambito della <strong>guerra in Ucraina</strong> scatenò violenti scontri tra manifestanti e poliziotti nella capitale Mahackala e in altre località. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Cui prodest</em>?</h2>



<p>La domanda, dunque, sorge spontanea: come è possibile che un territorio legato al sufismo, che ha resistito all&#8217;assalto dell&#8217;islamismo e alle aggressioni cecene, si riscopre antisemita, scatenando addirittura la &#8220;caccia all&#8217;ebreo&#8221;? Chi ha davvero interesse a destabilizzare, oggi, il Daghestan e a far credere che il sia caduto nelle mani degli estremisti che mai erano riusciti a fare breccia? E che significato ha il tono insolitamente conciliante di Kadyrov? Lui, l&#8217;uomo senza mezze misure che, tuttavia, è sul libro paga di Putin. Il rocambolesco blitz a Mahackala appare più che altro come un piccolo mal riuscito tentativo di far credere <em>qualcosa</em> a<em> qualcuno</em> nell&#8217;intricato <em>mélange</em> tra la guerra in Ucraina e l&#8217;<em>escalation</em> in Medio Oriente. Un piccolo, apparentemente insignificante episodio, sintomo dei riallineamenti che si stanno verificando nel Caucaso ex-sovietico (e islamico) attorno ai tumulti geopolitici degli ultimi due anni.</p>
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		<title>Ankara e Teheran, vicini diffidenti che minacciano la stabilità regionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ankara-e-teheran-vicini-diffidenti-che-minacciano-la-stabilita-regionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331114333635_f1b7543fba11ea789aa6625c12ca8e0b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331114333635_f1b7543fba11ea789aa6625c12ca8e0b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331114333635_f1b7543fba11ea789aa6625c12ca8e0b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331114333635_f1b7543fba11ea789aa6625c12ca8e0b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331114333635_f1b7543fba11ea789aa6625c12ca8e0b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331114333635_f1b7543fba11ea789aa6625c12ca8e0b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331114333635_f1b7543fba11ea789aa6625c12ca8e0b-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni, i legami di natura economica tra Turchia e Iran hanno sorretto la loro relazione altrimenti competitiva in molteplici ambiti. Lo scambio commerciale e l&#8217;approvvigionamento energetico in particolare hanno favorito in passato cicli di dialogo e cooperazione, ma di recente l&#8217;intersezione di interessi strategici ha scoraggiato l&#8217;import-export e ha aggravato tensioni geopolitiche esplosive tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ankara-e-teheran-vicini-diffidenti-che-minacciano-la-stabilita-regionale.html">[...]</a></p>
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<p>Per decenni, i legami di natura economica tra Turchia e Iran hanno sorretto la loro relazione altrimenti competitiva in molteplici ambiti. Lo scambio commerciale e l&#8217;approvvigionamento energetico in particolare hanno favorito in passato cicli di dialogo e cooperazione, ma di recente l&#8217;intersezione di interessi strategici ha scoraggiato l&#8217;import-export e ha aggravato tensioni geopolitiche esplosive tra i due vicini, a discapito della stabilità regionale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La contrazione commerciale</h2>



<p>Lo <strong>scambio commerciale</strong> turco-persiano e la cooperazione economica sono, dal 1979, la più importante piattaforma su cui si basano relazioni bilaterali altrimenti molto tese. Questo rapporto, che ha conosciuto in passato periodi particolarmente virtuosi, si è incrinato negli ultimi anni. In particolare, il volume commerciale tra i due Paesi è sceso precipitosamente tra il <a href="https://mei.edu/publications/erdogan-tehran-turkey-and-iran-have-plenty-mistrust-overcome" target="_blank" rel="noreferrer noopener">2017 e il 2020</a>. Dietro lo scudo delle <strong>sanzioni americane all&#8217;Iran</strong>, Ankara ha progressivamente ridotto gli import di greggio e gas naturale (prima voci di scambio tra i due) per ridurre la <strong>dipendenza energetica</strong> dalla Repubblica Islamica, ritenuta sia pericolosa che troppo costosa. La pandemia da Covid-19 ha certamente avuto un impatto negativo sul commercio, e anche se la chiusura del confine e il blocco del commercio internazionale via terra non avrebbero dovuto impattare la vendita di risorse energetiche, lo scambio si è ridotto di molto. Nel 2020, mentre il volume di scambio del primo semestre dell&#8217;anno registrava una diminuzione del <a href="https://www.fdd.org/analysis/2022/10/07/deeper-ties-between-iran-and-turkey/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">73%</a> rispetto allo stesso periodo nel 2017, i presidenti dei due Paesi <a href="https://it.insideover.com/politica/il-sodalizio-tra-turchia-e-iran-e-sempre-piu-forte.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si sono impegnati</a> ad aumentare lo scambio commerciale fino a $30 miliardi annui. Quando nell&#8217;aprile 2020 i curdi hanno <a href="https://www.rudaw.net/english/middleeast/turkey/01042020" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fatto esplodere</a> un tratto turco del gasdotto iraniano, Teheran aveva subito proposto di collaborare per la riparazione. La Turchia ha declinato l&#8217;offerta, preferendo aumentare l&#8217;import energetico dagli Stati Uniti. Tolto il gas naturale dal bilancio, per la prima volta la Turchia si è trovata in una condizione di <a href="https://oec.world/en/profile/bilateral-country/tur/partner/irn#:~:text=Turkey-Iran%20In%202020%2C%20Turkey%20exported%20%242.14B%20to%20Iran.,from%20%24266M%20in%201995%20to%20%242.14B%20in%202020" target="_blank" rel="noreferrer noopener">surplus commerciale</a> con l&#8217;Iran. Ad oggi i maggiori acquirenti di combustibili fossili iraniani rimangono Iraq e Turchia, ma il calibro di quest&#8217;ultima come acquirente è comunque <a href="https://www.asmeascholars.org/index.php?option=com_dailyplanetblog&amp;view=entry&amp;year=2020&amp;month=06&amp;day=25&amp;id=20:the-future-of-iranian-natural-gas-exports-to-turkey" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ridimensionato</a> rispetto a cinque anni fa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;opposizione in Siria</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023033120104996_0f18735c3987565d500ae62781b2807e-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-390806" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023033120104996_0f18735c3987565d500ae62781b2807e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023033120104996_0f18735c3987565d500ae62781b2807e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023033120104996_0f18735c3987565d500ae62781b2807e-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023033120104996_0f18735c3987565d500ae62781b2807e-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023033120104996_0f18735c3987565d500ae62781b2807e-2048x1367.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_2023033120104996_0f18735c3987565d500ae62781b2807e-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">08/05/2022, Teheran (Iran). Il presidente iraniano Ebrahim Raisi incontra il presidente siriano Bashar al Assad (EPA/IRANIAN PRESIDENT OFFICE HANDOUT) </figcaption></figure>



<p>La questione siriana rimane il primo oggetto del contendere tra i due Paesi. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è uno dei <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ad-idlib-situazione-ancora-tesa-trattative-tra-russia-e-turchia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">principali </a><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ad-idlib-situazione-ancora-tesa-trattative-tra-russia-e-turchia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostenitori</a> dell’opposizione </strong>politica e armata contro il regime di Bashar al Assad, che invece la <strong>Repubblica Islamica <a href="https://it.insideover.com/guerra/nella-battaglia-di-idlib-spuntano-le-milizie-iraniane.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">supporta</a></strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/nella-battaglia-di-idlib-spuntano-le-milizie-iraniane.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> apertamente</a>. L&#8217;estate scorsa, le <a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/7/19/turkeys-erdogan-holds-talks-with-iranian-leaders-ahead-of-summit" target="_blank" rel="noreferrer noopener">forti obiezioni</a> del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei contro una nuova campagna di incursioni militari nel nord della Siria non hanno frenato <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-turchia-ha-avviato-la-nuova-operazione-anti-curda-in-siria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bombardamenti turchi</a> sulle posizioni curde siriane nel novembre 2022. </p>



<p>Per Ankara la questione siriana è di primaria importanza: le ripercussioni della guerra all&#8217;ISIS e del conflitto civile hanno posto una sfida diretta non solo alla <strong>sicurezza nazionale turca</strong>, ma anche all&#8217;integrità territoriale del Paese a causa della presenza di gruppi armati affiliati con il Partito dei lavoratori curdi (<strong>PKK</strong>). Inoltre, la presenza di più di <a href="https://www.unhcr.org/tr/en/refugees-and-asylum-seekers-in-turkey">3 milioni e mezzo</a> di rifugiati siriani in Turchia si somma ora alla crisi umanitaria creata dal terremoto del 6 febbraio scorso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La penetrazione israeliana nel Caucaso</h2>



<p>Il <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/ancora-disgelo-si-ricuce-lo-strano-asse-tra-israele-e-turchia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riavvicinamento</a> turco ad Israele</strong> di inizio 2022 (in parte <a href="https://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/irans-efforts-undermine-turkish-israeli-rapprochement-are-backfiring" target="_blank" rel="noreferrer noopener">causato</a> dalle policy iraniane) aveva già destato non poche preoccupazioni a Teheran. Oggi, a queste si aggiungono le inquietudini causate da una crescente <a href="https://www.jpost.com/international/article-733785">presenza israeliana</a> nella regione del <strong>Caucaso</strong>. Nel Sud del Caucaso, dove lo status quo è volto a favore di Turchia e Azerbaijan (e Israele) in seguito al secondo conflitto del Nagorno-Karabakh, Iran e Turchia competono per il predominio economico e geopolitico. Come diretta conseguenza dello scontro tra Azerbaijan e Armenia nel 2020, l&#8217;Iran ha sempre meno controllo sul proprio confine settentrionale, mentre la Turchia ha guadagnato un <a href="https://www.aa.com.tr/en/economy/zangezur-corridor-to-provide-new-link-between-turkey-azerbaijan/2260088" target="_blank" rel="noreferrer noopener">corridoio</a> che connette l&#8217;Azerbaijan a discapito degli interessi regionali iraniani. Malgrado il <a href="https://nordicmonitor.com/2023/03/26020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fastidio esplicito</a> del ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian, Tel Aviv non ha nascosto le <a href="https://www.mei.edu/publications/azerbaijan-and-israels-encirclement-iran">sue intenzioni</a> di usare l’alleanza Turchia-Baku come <a href="https://www.iranintl.com/en/202303057139">base</a> per attacchi in Iran, nonostante la <a href="https://www.iranintl.com/en/202303109470">smentita</a> azera. </p>



<p>“Vediamo nella presenza del regime sionista una minaccia alla pace e alla stabilità nella regione&#8221; <a href="https://nordicmonitor.com/2023/03/26020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha avvertito</a> il ministro Abdollahian in una conferenza stampa con la controparte turca lo scorso 8 marzo. Agli occhi del presidente Ebrahim Raisi, la presenza israeliana in Azerbaijan è un tassello del più grande disegno di <strong>accerchiamento dell&#8217;Iran</strong> da parte dell’Occidente. Questa visione è aggravata dal sospetto che circonda l&#8217;<a href="https://www.rferl.org/a/one-person-shot-dead-azerbaijan-embassy-iran/32241998.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aggressione</a> all’ambasciata azera di Teheran di fine gennaio 2023. Il <strong>&#8220;corridoio Zangezur&#8221;</strong> che connetterebbe l&#8217;exclave azera del Nakhichevan con la Turchia tramite il sud dell&#8217;Armenia è fortemente osteggiato dall&#8217;Iran, che <a href="https://www.alphainstitute.it/2022/06/03/il-corridoio-di-zangezur-lo-snodo-commerciale-europeo-verso-lasia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non accetta</a> di essere bypassato né di modificare l&#8217;assetto territoriale e geopolitico della regione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo curdo </h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="652" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201311797_f66a8de526727c0b46c8d09e20b7338a-1024x652.jpg" alt="" class="wp-image-390807" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201311797_f66a8de526727c0b46c8d09e20b7338a-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201311797_f66a8de526727c0b46c8d09e20b7338a-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201311797_f66a8de526727c0b46c8d09e20b7338a-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201311797_f66a8de526727c0b46c8d09e20b7338a-1536x979.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201311797_f66a8de526727c0b46c8d09e20b7338a-2048x1305.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201311797_f66a8de526727c0b46c8d09e20b7338a-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">11/01/2016 Istanbul (Turchia). Il presidente Erdogan partecipa al funerale di un soldato turco caduto in uno scontro a fuoco tra il Kurdistan Workers&#8217; Party (PKK) e le forze armate turche nel sud-est del Paese (EPA/TURKISH PRESIDENT PRESS OFFICE)</figcaption></figure>



<p>Il nord dell&#8217;Iraq – in particolare l&#8217;area contesa di <strong>Sinjar</strong> – rimane oggetto di grande rivalità geopolitica tra Iran e Turchia. Nel distretto di Sinjar, rilevante per la posizione strategica di frontiera ma anche per la ricchezza di risorse minerarie e l&#8217;abbondanza di falde acquifere che rendono i terreni coltivabili, Teheran <a href="https://jamestown.org/program/iranian-backed-iraqi-militias-deter-turkish-intervention-in-sinjar/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cementa</a> la sua presenza militare attraverso <strong>milizie sciite</strong>, mentre Ankara cerca di estromettere il <strong>PKK </strong>(che riconosce come organizzazione terrorista, come anche  Stati Uniti e Unione Europea) e i contingenti supportati dall&#8217;Iran. </p>



<p>Le policy turche in Iraq sono focalizzate sulla presenza di basi del PKK nella porosa area di confine siro-irachena. Lo scorso aprile, Ankara ha lanciato l&#8217;<strong>operazione <a href="https://www.voanews.com/a/turkey-launches-new-offensive-against-pkk-rebels-in-northern-iraq/6536148.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Claw-Lock</a></strong> per stanare i combattenti nel kurdistan iracheno; il governo di Baghdad <a href="https://www.rudaw.net/english/middleeast/iraq/21112022" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha condannato</a> duramente le operazioni turche oltre il confine, ma non si è attivato per affrontare la presenza terrorista nel nord e venire incontro ad Ankara.</p>



<p>Anche per Teheran la relazione con la popolazione curda è conflittuale. Diversi gruppi <strong>curdi iraniani </strong>hanno riparato nel nord iracheno da cui organizzano attacchi contro la Repubblica Islamica, attacchi ai quali i Pasdaran rispondono <a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/11/21/iran-attacks-positions-in-northern-iraq-targeting-kurdish-groupso">regolarmente</a> con aggressioni oltre il confine. In seguito alle ultime incursioni, a novembre 2022 il governo iracheno ha convocato gli ambasciatori di Turchia e Iran <a href="https://english.alarabiya.net/News/middle-east/2022/11/24/Iraq-summons-Iran-Turkey-amid-border-tensions" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ammonendo</a>: &#8220;questi attacchi <strong>esulano</strong> dagli sforzi per <strong>contrastare il terrorismo </strong>a livello regionale&#8221;. </p>



<p>Pragmaticamente, il governo di Ankara teme la commistione tra i miliziani del PKK e i leader iraniani nel Kurdistan iracheno. Più diplomaticamente, Erdogan si augura che gli ayatollah sfruttino il loro ascendente per influenzare un <strong>governo filo-iraniano a Baghdad</strong> e gestire dall&#8217;interno il problema turco del PKK sia in Siria che in Iraq.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I riverberi del conflitto ucraino</h2>



<p>Un ulteriore fronte di contrapposizione si è aperto come conseguenza dell&#8217;aggressione russa in Ucraina. La Turchia, membro allineato del Patto Atlantico si trova opposta all&#8217;asse tra Teheran e Mosca, in cui la prima fornisce expertise ed equipaggiamento militare alla seconda. Va sottolineato comunque il tentativo di <a href="https://it.insideover.com/politica/nuovi-incontri-usa-russia-in-turchia-perche-istanbul-e-la-capitale-della-diplomazia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mediazione</a> della Turchia: Erdogan si è impegnato <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-lavora-nellombra-putin-disposto-a-tornare-ai-negoziati.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su più tavoli</a> per mantenere buone relazioni con il Cremlino, ritagliando per il Paese il nuovo ruolo di facilitatore diplomatico. Il presidente turco ha messo a disposizione le proprie strutture e il sostegno dell&#8217; intelligence turca per il dialogo tra gli alleati Nato e i partner russi, e si è destreggiato in prima persona al telefono con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Proponendo il Paese come territorio neutrale, Erdogan ha segnalato la preferenza per la partecipazione e l&#8217;impegno diplomatico piuttosto che militare, diversamente da Teheran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il processo di Astana come opportunità détente</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201804739_67617870a8dc5a91eda1ba190c7941c1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-390809" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201804739_67617870a8dc5a91eda1ba190c7941c1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201804739_67617870a8dc5a91eda1ba190c7941c1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201804739_67617870a8dc5a91eda1ba190c7941c1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201804739_67617870a8dc5a91eda1ba190c7941c1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201804739_67617870a8dc5a91eda1ba190c7941c1-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331201804739_67617870a8dc5a91eda1ba190c7941c1-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">19/07/2022. Il presidente russo Vladimir Putin, il presidente iraniano Ebrahim Raisi e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan posano per una foto in occasione di un meeting trilaterale (EPA/SERGEI SAVOSTYANOV / KREMLIN)</figcaption></figure>



<p>Il vertice di Astana ospitato e guidato da Mosca potrebbe rappresentare la più promettente opportunità per appianare le divergenze tra Iran e Turchia. A cominciare da un compromesso sulla questione siriana, il processo di Astana potrebbe sedare le tensioni tra i due vicini al punto da far loro preferire la continuazione e il rafforzamento dei rapporti commerciali piuttosto che una contrapposizione conflittuale che potrebbe potenzialmente sfociare in scontro aperto data la centralità dei punti di contesa tra i due.    L&#8217;inclusione della Repubblica Islamica, supporter principale del presidente Bashar al-Assad, nei negoziati patrocinati da Putin potrebbe essere la chiave per innescare un processo di intesa che sconvolgerebbe in positivo gli scenari analizzati, dall&#8217;Iraq all&#8217;Azerbaijan. I presupposti ci sono: in accordo con l&#8217;Iran, Ankara potrebbe infine ristabilire la relazione con Damasco, favorendo così il rientro dei rifugiati siriani e la rimozione della minaccia terrorista; Teheran vedrebbe la sua posizione finalmente normalizzata e potrebbe adottare una postura meno aggressiva. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ankara-e-teheran-vicini-diffidenti-che-minacciano-la-stabilita-regionale.html">Ankara e Teheran, vicini diffidenti che minacciano la stabilità regionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il corridoio di Zangezur, la chiave per la pace tra Armenia e Azerbaigian</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-corridoio-di-zangezur-la-chiave-per-la-pace-nel-nagorno-karabakh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 11:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Armenia]]></category>
		<category><![CDATA[Azerbaigian]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=310533</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nagorno-Karabakh corridoio Zangazur" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il futuro del processo di pacificazione tra Armenia e Azerbaigian non si sta giocando soltanto nel sensibile Nagorno Karabakh, perché, invero, c&#8217;è un&#8217;altra vena scoperta, facile al sanguinamento, che ha storicamente complicato le relazioni tra i due Paesi: lo Zangezur. Adeguati rimedi &#8211; in questo caso un corridoio di trasporto internazionale &#8211; se accompagnati da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-corridoio-di-zangezur-la-chiave-per-la-pace-nel-nagorno-karabakh.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-corridoio-di-zangezur-la-chiave-per-la-pace-nel-nagorno-karabakh.html">Il corridoio di Zangezur, la chiave per la pace tra Armenia e Azerbaigian</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nagorno-Karabakh corridoio Zangazur" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12087412_large-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il futuro del processo di pacificazione tra <strong>Armenia</strong> e <strong>Azerbaigian</strong> non si sta giocando soltanto nel sensibile <strong>Nagorno</strong> <strong>Karabakh</strong>, perché, invero, c&#8217;è un&#8217;altra vena scoperta, facile al sanguinamento, che ha storicamente complicato le relazioni tra i due Paesi: lo <strong>Zangezur</strong>.</p>
<p>Adeguati rimedi &#8211; in questo caso un corridoio di trasporto internazionale &#8211; se accompagnati da una ferrea volontà d&#8217;azione risolutoria, potrebbero trasformare questa fonte <span style="font-size: 1rem;">secondaria</span> <span style="font-size: 1rem;">di conflitto e divisione (letterale) in un potente magnete in grado di attrarre mutui benefici in termini di prosperità, investimenti, crescita e, soprattutto, pace.</span></p>
<h2>Le origini del corridoio di Zangezur</h2>
<p>Fra le clausole presenti nella <a href="https://www.insideover.com/war/nagorno-karabakh-winners-and-losers.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dichiarazione tripartita</a> del 9 novembre, che ha determinato la fine delle ostilità nel Nagorno Karabakh a mezzo dell&#8217;entrata in vigore di un cessate il fuoco permanente, una risalta in maniera particolare. Questa condizione, la numero nove, ha gettato le basi per il ritorno in funzione di tutti i collegamenti economici e di trasporto attraversanti tutta la regione contesa e spinto l&#8217;Armenia a garantire all&#8217;Azerbaigian l&#8217;agognata costruzione di una <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-costruira-la-nakhchivan-baku.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">connessione via terra</a> con l’exclave azerbaigiana della Repubblica autonoma di Nakhchivan.</p>
<p>Trascorsi i mesi di novembre e dicembre, fra <a href="https://it.insideover.com/politica/armenia-inizia-il-conto-alla-rovescia-per-pashinyan.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">malumori di piazza</a> a Erevan e <a href="https://it.insideover.com/politica/ancora-scontri-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">schermaglie intermittenti</a> in alcune zone dei territori liberati dell&#8217;Azerbaigian, nella giornata dell&#8217;11 gennaio aveva avuto luogo un&#8217;ulteriore <a href="https://it.insideover.com/politica/nagorno-karabakh-il-dopoguerra-si-decide-a-mosca.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">trilaterale</a> fra <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vladimir Putin</a>, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ilham-aliyev.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ilham Aliyev</a> e <strong>Nikol Pashinyan</strong>, allestita a Mosca, per discutere del concretamento del fatidico punto nove della dichiarazione di cessate il fuoco.</p>
<p>Il vertice si era concluso con la firma di una dichiarazione congiunta riguardante lo sviluppo di progetti infrastrutturali nella regione contesa, fra i quali una linea ferroviaria per <a href="https://it.insideover.com/politica/una-rotta-per-unire-armenia-e-russia-passando-dallazerbaigian.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">connettere Armenia e Russia</a> traversante il territorio azero e la nascita di un gruppo di lavoro congiunto con l&#8217;obiettivo di monitorare e gestire ogni fase della loro implementazione. I lavori di ripristino dei canali di trasporto su gomma e rotaia, a partire da quel momento, hanno ricevuto un impulso significativo, specialmente nel territorio azero, e la ragione è una: il<strong> corridoio di Zangezur</strong>.</p>
<h2>Il corridoio, che cos&#8217;è</h2>
<p>Lo Zangezur è il paragrafo della <a href="https://moderndiplomacy.eu/2021/03/07/zangazur-corridor-will-stimulate-regional-cooperation/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">regione più ampia</a> di Syunik, la provincia armena che funge da parete divisoria permanente fra l&#8217;Azerbaigian e la sua exclave, sul quale dovrebbe sorgere l&#8217;agognata linea ferroviaria Baku–Nakhchivan. Se non politicizzato dalle parti in gioco, e i rischi in tal senso provengono sostanzialmente dall&#8217;Armenia <span style="font-size: 1rem;">–</span><span style="font-size: 1rem;"> la quale <a href="https://it.insideover.com/economia/il-futuro-del-corridoio-panturco-passa-da-nakhchivan.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vede</a> il corridoio come una manifestazione</span><span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">del panturchismo </span><span style="font-size: 1rem;">sul proprio territorio </span><span style="font-size: 1rem;">–, lo Zangezur sarebbe in grado di generare ricadute benefiche la cui portata andrebbe ben al di là della dimensione puramente sudcaucasica. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Connettere Nakhchivan e Baku attraverso lo Zangezur equivale a creare un collegamento potenzialmente inglobabile nella già esistente <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rotta-che-unisce-europa-e-asia-la-baku-tbilisi-kars.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Baku–Tbilisi–Kars</a> (BTK), che, a sua volta, è inserita in una realtà infrastrutturale di gran lunga più estesa, poiché di caratura transcontinentale, connessa ai mercati russo (<a href="https://it.insideover.com/economia/un-nuovo-mondo-avanza-nasce-la-ankara-baku-mosca.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">attraverso la Ankara–Baku–Mosca</a>), cinese (<a href="https://it.insideover.com/economia/nuova-via-della-seta-prossima-fermata-azerbaigian.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tramite la Cina–Azerbaigian</a>), turkestano (a mezzo del <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rete-che-unisce-leurasia-il-corridoio-dei-lapislazzuli.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">corridoio dei lapislazzuli</a>, ma non solo) e indo-iranico (mediante il <strong>Corridoio Nord–Sud</strong>). </span></p>
<p>Lo Zangezur è, in estrema sintesi, la migliore esemplificazione di quel che è il Caucaso meridionale: la geografizzazione letterale del concetto geopolitico di pivotalità. Perché Azerbaigian e <strong>Turchia</strong> potrebbero commerciare ad alti livelli anche senza il corridoio di Zangezur, come dimostra la BTK, ma il soprascritto elenco (parziale) di potenziali ripercussioni ne illustra e spiega l&#8217;importanza.</p>
<h2>Quali sarebbero i benefici per l&#8217;Armenia</h2>
<p>L&#8217;Armenia teme per la propria sovranità, perché preda di un comprensibile stress post-traumatico, o meglio post-guerra, sotto forma di sindrome di Alamo, ma il corridoio di Zangezur potrebbe rappresentare la chiave di volta per una stabilizzazione durevole ed egualmente benevola per ogni attore ivi coinvolto.</p>
<p>In primo luogo, avallando i lavori di unificazione infrastrutturale tra Baku e Nakhchivan, Erevan dimostrerebbe al proprio garante (Mosca) affidabilità, rispettando i patti, e propensione alla pace, sostituendo lo scontro con l&#8217;incontro. In secondo luogo, mettendo momentaneamente da parte le animosità politiche, l&#8217;Armenia potrebbe cogliere una verità incontestabile e per nulla trascurabile: i benefici superano di gran lunga i costi.</p>
<p>Erevan è rimasta diplomaticamente isolata dopo l&#8217;occupazione dei territori dell&#8217;Azerbaigian e, soprattutto, è stata esclusa dai processi trasformativi che stanno plasmando e riscrivendo la realtà economica, commerciale e infrastrutturale del Caucaso meridionale, globalizzandolo per mezzo di reti transregionali collegate o collegabili ad Anatolia, Asia centrale, Russia, Medio Oriente, Asia meridionale e Cina. L’Armenia potrebbe entrare a far parte di questo nuovo mondo, di cui il Caucaso meridionale rappresenta l’ombelico, in luogo di esserne estranea e di essergli ostile, iniziando a commerciare in maniera significativa con un mercato sterminato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-corridoio-di-zangezur-la-chiave-per-la-pace-nel-nagorno-karabakh.html">Il corridoio di Zangezur, la chiave per la pace tra Armenia e Azerbaigian</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Turchia schiera i suoi F-16 in Azerbaigian?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-turchia-schiera-segretamente-i-suoi-f-16-in-azerbaigian.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 11:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia F-16]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="F-16 americani (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-2048x1364.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Immagini satellitari risalenti all&#8217;inizio di questo mese confermano che in Azerbaigian, presso l&#8217;aeroporto di Ganja, sono presenti almeno due F-16 Viper che quasi certamente appartengono all&#8217;Aeronautica Militare della Turchia. Le immagini, divulgate da Planet Labs e riportate per la prima volta da un reporter del New York Times, sono datate 3 ottobre 2020 e mostrano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-turchia-schiera-segretamente-i-suoi-f-16-in-azerbaigian.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="F-16 americani (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/F-16-La-Presse-2048x1364.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Immagini satellitari risalenti all&#8217;inizio di questo mese confermano che in <strong>Azerbaigian</strong>, presso l&#8217;aeroporto di <strong>Ganja</strong>, sono presenti almeno due <strong>F-16</strong> Viper che quasi certamente appartengono all&#8217;Aeronautica Militare della Turchia.</p>
<p>Le immagini, divulgate da <em>Planet Labs</em> e <a href="https://twitter.com/trbrtc/status/1313903827435892737" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riportate per la prima volta</a> da un reporter del <em>New York Times</em>, sono datate 3 ottobre 2020 e mostrano una coppia di F-16, nonché quello che potrebbe essere un aereo da trasporto leggero Cn-235. L&#8217;aeroporto di Ganja è situato nella parte occidentale dell&#8217;Azerbaigian, a meno di 80 chilometri a nord del Nagorno-Karabakh.</p>
<p>Il team di analisi del quotidiano newyorkese ha comparato quanto raccolto dai satelliti con le sagome di <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-forze-a-disposizione-di-armenia-e-azerbaigian-per-il-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">altri caccia che sono in forza all&#8217;Aeronautica Azera</a>: Mig-29/UB, Sukhoi Su-24, Su-25/UB e Aero L-39 e ha ritenuto, con elevata percentuale di sicurezza, che si tratti proprio di F-16.</p>
<p>Sebbene la qualità delle immagini non permetta di riconoscere le insegne di nazionalità, gli unici caccia di questo tipo che potrebbero essere in Azerbaigian sono proprio quelli turchi anche in considerazione delle ricognizioni satellitari precedenti che evidenziavano gli stessi velivoli sullo stesso aeroporto.</p>
<p>La Turchia, infatti, ha inviato i suoi F-16 insieme ad un contingente di militari per partecipare a un&#8217;esercitazione con l&#8217;Aeronautica Azera a fine luglio, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-6aBaM1W5wI&amp;feature=emb_title" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la TurAz Qartali-2020</a>. Le manovre sono terminate il 10 agosto, ma le immagini da satellite mostrano che un mese dopo, il <strong>10 settembre</strong>, i caccia turchi erano ancora presenti nell&#8217;aeroporto di Ganja.</p>
<p>Il problema della presenza di F-16 turchi in Azerbaigian e del loro possibile coinvolgimento nel conflitto in Nagorno-Karabakh è emerso per la prima volta il 29 settembre scorso, quando Shushan Stepanyan, capo ufficio stampa del ministero della Difesa di Erevan,<a href="https://twitter.com/armgov/status/1311227916978708481" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> ha affermato</a> che uno di questi cacciabombardieri aveva abbattuto un aereo d&#8217;attacco armeno <strong>Su-25</strong> “Frogfoot”. Turchia e Azerbaigian hanno categoricamente negato affermando che nessun F-16 turco stava conducendo operazioni di combattimento nella regione e ad oggi l&#8217;ipotesi del coinvolgimento diretto dei caccia di Ankara nel conflitto non trova nessuna conferma.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;identificazione dei caccia presenti a Ganja era circolata anche l&#8217;ipotesi che fossero degli <strong>M-346</strong>, gli addestratori avanzati costruiti da <strong>Leonardo</strong> che interessano a Baku anche nella versione caccia leggero M-346FA, ma la notizia è da smentire in quanto i velivoli non sono ancora stati consegnati all&#8217;Azerbaigian.</p>
<p>Cosa ci fanno allora gli F-16 turchi in un aeroporto azero? Il conflitto in Nagorno-Karabakh sta subendo una progressiva escalation: è stato <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lassedio-di-stepanakert.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">segnalato l&#8217;utilizzo di missili balistici a corto raggio <strong>Lora</strong></a> (di fabbricazione israeliana) da parte di Baku con Erevan che ha risposto impiegando per il momento solo gli Otr-21 <strong>“Tochka-U”</strong> e tenendo in riserva i più moderni <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/il-missile-iskander-la-spada-di-damocle-sulla-testa-della-nato.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>9K720 “Iskander-M”</strong></a>.</p>
<p>L&#8217;aeronautica armena, sebbene numericamente meno forte di quella azera, può però disporre di una manciata di moderni velivoli da combattimento rappresentati da quattro <strong>Sukhoi Su-30SM</strong> a fronte di una linea di volo azera composta da velivoli più obsoleti. Pertanto Ankara potrebbe aver deciso di lasciare i suoi F-16 in Azerbaigian come <strong>deterrente</strong> per tenere fuori dal conflitto i nuovi caccia armeni.</p>
<p>La presenza degli F-16, però, di certo è anche un segnale politico molto forte in quanto bisogna considerare che i caccia non sono stati affatto nascosti dalla vista dei satelliti, ma tenuti in bella mostra nelle piazzole dell&#8217;aeroporto di Ganja: la Turchia sta quindi avvisando i Paesi stranieri coinvolti nel conflitto che il suo <strong>supporto</strong> all&#8217;Azerbaigian non cesserà.</p>
<p>Un conto, però, è dare appoggio diplomatico e sostenere le rivendicazioni di Baku, un altro è inviare cacciabombardieri, fornire mezzi militari come i <strong>droni Bayraktar</strong>, e soprattutto facilitare l&#8217;ingresso in Azerbaigian di milizie provenienti dalla Siria che <a href="https://it.insideover.com/guerra/laccusa-della-francia-jihadisti-siriani-in-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sono state identificate come jihadiste</a> ma che, molto più banalmente, potrebbero semplicemente<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/i-jihadisti-siriani-sono-davvero-al-fianco-dellesercito-azerbagiano.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> essere truppe irregolari turcomanne</a> che Ankara utilizza come <em>proxy</em> così come fanno altri Paesi storicamente più attivi nei moderni <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-e-stati-uniti-uno-scontro-asimmetrico.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>conflitti asimmetrici</strong></a>.</p>
<p>La Turchia quindi scopre le sue carte per proporsi come possibile <strong>futuro pacificatore</strong> dell&#8217;area ma soprattutto per arrivare a raccogliere intorno a sé tutte le <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-caucaso-alla-siberia-la-turchia-e-in-guerra-con-la-russia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">istanze delle popolazioni di origine turca</a> che vivono nell&#8217;area compresa tra il Caucaso e l&#8217;Asia centrale ex sovietica. Una mossa tesa a parare il <strong>tentativo iraniano</strong> di ingerenza, con Teheran che per voce del presidente <strong>Hassan Rouhani</strong> ha affermato non sopporterà la presenza di miliziani stranieri in Nagorno-Karabakh, riferendosi proprio all&#8217;attività di facilitazione dell&#8217;ingresso in Azerbaigian di truppe irregolari messa in atto della Turchia. Recentemente l&#8217;Iran ha anche chiesto la fine di qualsiasi coinvolgimento straniero nel conflitto e ha chiesto a entrambe le parti di porre fine agli scontri e di negoziare una risoluzione “nel quadro del diritto internazionale”.</p>
<p>Una mossa rivolta anche a Mosca. Dall&#8217;altra parte, infatti, c&#8217;è la Russia, <a href="https://it.insideover.com/guerra/chi-ci-guadagna-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sospesa tra sentimenti contrastanti</a> che vedono un&#8217;affinità culturale con l&#8217;Armenia ma che non possono dimenticare che l&#8217;Azerbaigian, con le sue<strong> riserve di idrocarburi</strong> attinti dal bacino del Caspio, è un Paese molto importante per la propria geopolitica.</p>
<p>Ankara potrebbe aver scelto deliberatamente di alzare il livello di scontro con Mosca proprio per evitare che diventi il riferimento per la pacificazione in modo da accreditarsi sullo scenario politico globale e portare al presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Recep Tayyip Erdogan</a> quel <strong>successo diplomatico</strong> che ancora gli manca.</p>
<p>Il Cremlino, dal canto suo, non resterà a guardare. Il presidente russo Vladimir Putin ha già fatto sapere che la <strong>Russia</strong> ha degli <strong>obblighi</strong> nei confronti dell&#8217;Armenia quando ha detto in un&#8217;intervista, riportata da <a href="https://www.interfax.ru/russia/730360" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Interfax</em></a>, che “l&#8217;Armenia è un membro della Csto e abbiamo determinati obblighi nei suoi confronti nell&#8217;ambito di questo trattato. Con nostro grande dispiacere le operazioni militari sono ancora in corso e non vengono condotte sul territorio dell&#8217;Armenia. Per quanto riguarda l&#8217;adempimento da parte della Russia degli obblighi nell&#8217;ambito di questo accordo, vi abbiamo sempre adempiuto, vi adempiamo e continueremo ad adempiervi”.</p>
<p>Mosca quindi apre alla possibilità di un <strong>intervento diretto</strong> nel conflitto che coinvolge due Stati che fanno parte della sua sfera di influenza. L&#8217;eventualità che questo accada, stante la maggior presenza turca, è sempre più alta, ma riteniamo che uno scontro armato <em>tout court</em> sia poco plausibile proprio perché correrebbe il rischio di coinvolgere apertamente la Turchia, che fa parte della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nato</a>, con le conseguenze che possiamo immaginare. Si prospetta quindi uno <strong>scenario ibrido</strong> tra una situazione siriana, dove vengono colpiti solo i <em>proxy</em> quindi nella fattispecie le milizie turcomanne, per arrivare a un accordo tra le parti (Ankara compresa), e quella di una forza russa di interposizione che congelerebbe, ancora una volta, il conflitto nel Nagorno-Karabakh.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-turchia-schiera-segretamente-i-suoi-f-16-in-azerbaigian.html">La Turchia schiera i suoi F-16 in Azerbaigian?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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