Il cessate il fuoco nella regione contesa ha subito una breve ma brusca interruzione lo scorso fine settimana. A partire dalla giornata di venerdì, infatti, fino a domenica pomeriggio, la presenza delle forze armate russe non ha evitato che esplodessero dei mini-scontri fra azeri e armeni.

Gli scontri

Nella giornata di venerdì sono avvenuti degli scontri nel distretto di Gadrutski, più precisamente nei villaggi Khtsaberd e Hin Taghlar, il cui motivo scatenante non è noto: Baku ha accusato Yerevan di provocazioni, mentre quest’ultima ha denunciato un tentativo da parte azera di conquistare i due villaggi. Le sparatorie fra le parti sono cessate temporaneamente in seguito all’arrivo in loco di un contingente russo, ma sono riprese il giorno successivo.

Gli scontri hanno provocato otto feriti, sei da parte armena e due da parte azera. L’eco delle rinnovate violenze ha rapidamente raggiunto il vicinato, facilitato dalle dichiarazioni di Baku inerenti la morte di quattro soldati avvenuta il 26 novembre a causa di un’imboscata, conducendo allo scoppio di micro-conflitti nei villaggi di Mets Shen e Hinshen. Conseguentemente, Mosca, per la prima volta da quando è stato raggiunto l’accordo di cessate il fuoco, ha comunicato la registrazione di una violazione e si è attivata perentoriamente per spronare i belligeranti ad abbandonare la via delle armi a favore del dialogo.

Resiste il dialogo e si espande la Russia

La risoluzione dei combattimenti a Mets Shen e Hinshen, due località site nella regione di Hadrut, ha funto da vero banco di prova del cessate il fuoco: contenerli equivaleva ad evitare che le violenze azero-armene potessero dare il via ad un effetto domino, fallire nel contenimento avrebbe potuto determinare una riaccensione della guerra.

Una triangolazione perfetta tra i ministeri della Difesa di Russia, Armenia e Azerbaigian ha reso possibile che ogni violazione rientrasse definitivamente entro il tardo pomeriggio di domenica, riportando la pace nella regione contesa. I governi di Armenia e Azerbaigian, ad ogni modo, pur accettando di conformarsi e adeguarsi ai dettami del Cremlino, hanno continuato ad accusarsi vicendevolmente per l’esplosione degli scontri e la violazione del cessate il fuoco.

Quanto accaduto fra venerdì e domenica è la prova che la tregua e la pace possono reggere soltanto grazie alla presenza di una potenza terza, la Russia in questo caso, dotata dei poteri militare e diplomatico adeguati ad affrontare due belligeranti mossi dal comune obiettivo di ottenere una vittoria totale a detrimento dell’altro e, inoltre, a fronteggiare le interferenze malevoli provenienti da un quarto attore, la Turchia.

Schermaglie a intermittenza a parte, un ruolo particolarmente nocivo ai fini del mantenimento della stabilità sta venendo giocato dalla propaganda, uno strumento a cui fanno ricorso in maniera pesante entrambe le parti e che rivela il proprio potenziale dannoso allo scoppio delle ostilità, trattandosi di un megafono che permette e facilita l’amplificazione subitanea delle violenze.

La Russia, comunque, sta riuscendo nell’arduo compito di trasformare ogni sfida in un’opportunità. Gli scontri a macchia d’olio avvenuti dall’11 al 13, infatti, sono stati sfruttati per espandere il raggio d’azione delle forze di mantenimento della pace, le quali, adesso, sono state dispiegate anche in quei territori originariamente esclusi dagli accordi di cessate il fuoco.

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