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Tornano a sparare le armi nella provincia siriana di Idlib, l’ultima parzialmente fuori dal controllo del governo di Damasco. Nelle ultime ore, in particolare, sono stati registrati scontri poco più ad ovest di Maarat Al Numan, la cittadina riconquistata dalle forze siriane a fine gennaio e da cui è partita la risalita dei governativi verso Saraqib e lungo l’autostrada M5. Contestualmente, i gruppi islamisti appoggiati dalla Turchia hanno continuato a bersagliare le posizioni siriane a Nayrab, sempre nei pressi della strategica cittadina di Saraqib. Proprio l’impegno diretto di Ankara a sostegno degli islamisti, costituisce l’elemento di maggiore tensione delle ultime settimane. I turchi hanno perso diversi soldati a causa di scontri diretti con l’esercito siriano o per via dei raid dell’aviazione russa. Per questo, a livello politico, tra Ankara e Mosca sarebbero ancora in corso contrattazioni per provare a trovare nuovi accordi sullo status di Idlib.

I combattimenti delle ultime ore

Nella giornata di lunedì, gruppi islamisti hanno rilanciato l’attacco su Nayrab. Quest’ultima località appare importante, in quanto a ridosso della M5 e vicina a Saraqib. Qui i gruppi filo turchi sono ben radicati già da diversi anni ed hanno tutto l’interesse ad insidiare le postazioni dell’esercito siriano. Non è un caso che è stato proprio nei pressi di Nayrab che sono morti, per via di un bombardamento russo, almeno quattro soldati turchi la scorsa settimana. Gli scontri sono andati avanti per diverse ore e, stando a fonti dello stesso esercito siriano, si sono conclusi con il parziale ritiro dei militari fedeli ad Assad dalla cittadina contesa. I turchi questa volta sarebbero rimasti nelle retrovie, tuttavia i mezzi usati dagli islamisti per assaltare le linee dei siriani sono stati donati da Ankara nelle ultime settimane. Alcune fonti militari russe, hanno definito “strategico” il ritiro dell’esercito di Damasco da Nayrab: impossibile difendere le posizioni all’interno della città, al tempo stesso è apparso inopportuno sacrificare uomini e mezzi per difenderla. Al contempo, una volta ritornati i miliziani islamisti, è iniziato un bombardamento volto ad evitare un vero e proprio insediamento da parte dei combattenti rivali.

Ma l’impressione è comunque nonostante il supporto turco, le milizie presenti nella provincia di Idlib non abbiano oramai forze sufficienti per fronteggiare la situazione. Nelle stesse ore infatti in cui veniva assaltata Nayrab, più a sud l’esercito siriano ha ripreso le sue avanzate: in particolare, almeno dodici villaggi sarebbero stati conquistati dalle truppe di Damasco a nord ovest di Maarat Al Numan. Ciò che è stato sottolineato dai comandi siriani, è che l’esercito non ha incontrato alcuna resistenza e questo testimonia una situazione militarmente sempre più difficile per i miliziani islamisti. Dopo queste nuove avanzate, l’obiettivo dei governativi dovrebbe essere quello di mettere definitivamente in sicurezza l’autostrada M5 e conquistare il “saliente” ancora in mano islamista a sud di Idlib.

Continuano le trattative tra russi e turchi

La tensione, come detto prima e come si può evincere dalle ultime evoluzioni sul campo, non si è affatto smorzata. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha continuato, anche in questi giorni, a minacciare l’esercito siriano di avviare una rappresaglia per aiutare i gruppi sostenuti da Ankara a riprendere i territori perduti nelle ultime settimane. La Turchia non vede di buon occhio le avanzate di Assad e questo per due motivi: il timore di una nuova ondata di profughi verso i propri confini, così come la paura di perdere la propria zona di influenza instaurata oramai da anni nel nord ovest della Siria.

Ma dal canto suo la Russia, che appoggia Bashar Al Assad, ha sempre espresso la propria convinzione relativa al diritto della Siria di ricostituire la propria integrità territoriale in tutte le province. Dunque compresa anche quella di Idlib. Due posizioni che questa volta, a differenza che in altre recenti occasioni, sono apparse subito poco conciliabili. Tanto è vero che da quasi un mese delegazioni russe e turche continuano ad incontrarsi, senza tuttavia giungere ad accordi. Le ultime notizie sul fronte diplomatico, parlano tuttavia di un primo riavvicinamento tra le parti e, in particolare, della promessa russa fatta ai turchi di garantire quanto meno una fascia di sicurezza nei pressi delle frontiere. In cambio però, Erdogan dovrebbe cessare di rivendicare, per conto dei gruppi islamisti, il recupero delle zone riprese dal governo.