Da quando la seconda guerra del Nagorno Karabakh è terminata, l’Azerbaigian si è trasformato in un cantiere a cielo aperto dalle mille sfaccettature dove si incrociano le strade di operai impegnati nell’estrazione di gas naturale, nella restaurazione di complessi di raffinazione del petrolio, nella costruzione di parchi tecnologici, centrali solari e idroelettriche e nell’inaugurazione di tratte ferroviarie internazionali, come la Ankara–Baku–Mosca, la Jiaozhou–Baku e la Nakhchivan–Baku.

Naturalmente, il dopoguerra è stato vissuto in maniera differente in Armenia, dove il malcontento nei confronti dell’esecutivo ha alimentato la tensione per le strade e Nikol Pashinyan ha posticipato la fine della propria esistenza politica ripiegando su un riallineamento tout court in direzione del Cremlino. Contrariamente all’Azerbaigian, il vincitore sul cui carro desiderano salire persino gli (ex?) alleati di Pashinyan, in Armenia – per il momento – si prefigura la materializzazione di un solo progetto degno di nota: la linea ferroviaria Yerevan–Mosca.

L’idea della rotta

Quando una guerra termina in maniera definitiva, con un chiaro vincitore ed un inequivocabile vinto, è compito del negoziatore – qualora ve ne sia uno – corteggiare il primo ed evitare l’umiliazione totale del secondo. Nel caso del Nagorno Karabakh, il negoziatore, ovvero il Cremlino, ha accordato all’Azerbaigian una serie di concessioni inevitabili, dalla ricomposizione della zona contesa alla Nakhchivan–Baku, e all’Armenia la salvaguardia del corridoio di Lachin ed un collegamento ferroviario diretto con la Russia.

La rotta Armenia–Russia rientra nell’ambito degli accordi siglati lo scorso 11 gennaio a Mosca fra Vladimir Putin, Ilham Aliyev e Pashinyan. I tre statisti si erano incontrati per discutere dei progressi avvenuti nel dopo-cessate il fuoco e concordare un piano d’azione comune che migliorasse le relazioni bilaterali fra Yerevan e Baku e incidesse positivamente sulle dinamiche postguerra nel Karabakh Superiore. Il vertice si era concluso con la firma di una dichiarazione congiunta riguardante lo sviluppo di progetti infrastrutturali nella regione contesa, fra i quali, appunto, una linea ferroviaria per connettere Armenia e Russia attraversante il territorio azero.

Da Yerevan a Mosca (attraverso Baku)

Il 15 febbraio, partecipando alla posa della prima pietra della tratta ferroviaria Horadiz–Agbend, nel distretto (nuovamente) azero di Fuzuli, Aliyev è tornato sull’argomento del collegamento armeno-russo spiegando come da parte azera vi sia la piena volontà di concretare il progetto e inquadrarlo nella rete di comunicazione regionale. Nello specifico, il presidente azero ha dichiarato che “i progetti di trasporto nella regione dovrebbero svolgere un ruolo speciale nello sviluppo a lungo termine della stessa, garantendo stabilità, riducendo a zero il rischio di guerra e facendo in modo che tutti i Paesi partecipanti ne traggano vantaggio”.

Inoltre, ha proseguito ancora Aliyev, “l’Azerbaigian sta avviando il collegamento con la repubblica autonoma di Nakhchivan e la Turchia. Allo stesso tempo potrebbe essere aperta una ferrovia dalla Russia all’Armenia. Questa linea può passare solo attraverso il territorio dell’Azerbaigian. Ci sarà anche un collegamento ferroviario tra Russia e Iran attraverso il territorio del Nakhchivan e un altro fra Iran e Armenia. Ci sarà un collegamento ferroviario tra Turchia e Russia. Ovvero tutti i Paesi della regione ne trarranno vantaggio”.

La linea, in realtà, potrebbe aggirare l’Azerbaigian e passare dalla Georgia – cosa che la renderebbe meno esposta alle turbolenze politiche e più efficace in termini di tempi di percorrenza –, ma le dichiarazioni del presidente azero sono da leggere come un promemoria alla controparte armena circa il contenuto degli accordi dell’11 gennaio: o via Baku, o progetto abortito.

Curiosamente, ma non casualmente, l’intervento di Aliyev avviene alla vigilia della bilaterale tra i ministri degli esteri di Russia e Armenia, Sergej Lavrov e Ara Ayvazyan, che si incontreranno a Mosca il 17 per discutere di “questioni nell’agenda bilaterale, regionale e internazionale […] [dedicando] particolare attenzione alle dichiarazioni trilaterali del 9 novembre e dell’11 gennaio”. I due capi diplomatici, in breve, parleranno (anche) della Yerevan–Mosca e Aliyev, pur non presenziando, ha lasciato nella loro segreteria il proprio messaggio.