L’Azerbaigian è uno dei perni geostrategici dell’Eurasia, ovvero è un’area che ha il potenziale innato, e difficilmente alterabile o estinguibile, di condizionare in maniera determinante le dinamiche micro- e macro-regionali. Le ragioni di un tale status sono da ricercare nella geografia e nella natura, le quali hanno benedetto questo stato del Caucaso meridionale: la prima rendendolo un punto di collegamento tra Anatolia (quindi Europa), Russia e Asia centrale (quindi Cina), e la seconda donandogli dei vasti giacimenti di petrolio e gas naturale.

Sfruttare adeguatamente le benedizioni della geografia e della natura è stato possibile soltanto a partire dal dopo-guerra fredda, una volta conseguita l’indipendenza dall’Unione Sovietica, e i risultati non hanno tardato a manifestarsi: l’Azerbaigian è divenuto il secondo rifornitore di gas naturale della Turchia e l’ottavo dell’Unione Europea, una fermata della tratta ferroviaria Ankara-Mosca e il terminale in cui finisce il paragrafo asiatico della Nuova Via della Seta ed inizia quello europeo attraverso la Baku-Tbilisi-Kars.

Essere un perno equivale ad attrarre l’attenzione e l’interesse delle principali potenze dell’Eurasia; perciò il piccolo Azerbaigian è anche sede di un grande gioco in cui si incontrano e scontrano piuttosto rumorosamente le agende di una costellazione di giocatori, tra i quali Turchia, Russia, Stati Uniti, Israele, Iran e Francia, sullo sfondo dell’osservazione partecipante, ma silenziosa, della Cina.

La nuova rotta Cina-Azerbaigian

Il 31 gennaio è partito da Jiaozhou, con destinazione Baku, il primo treno unità di tipo “Qilu” della nuova tratta commerciale Cina-Azerbaigian. Il servizio convoglio, composto da un blocco di oltre quaranta contenitori (container) da sei metri e con un carico di circa trenta tonnellate ciascuno, taglia in due l’Asia centrale e raggiunge l’Azerbaigian attraverso una rotta-mare che prevede una fermata al porto di Aktau (Kazakistan), dove le merci vengono spedite via nave al porto di Baku.

La realizzazione della Cina-Azerbaigian è stata possibile, investimenti in infrastrutture di Pechino a parte, grazie alla cooperazione della kazaka KTZ Express, dell’azera ADY Container LLC e della georgiana GR Logistics and Terminals, le quali hanno collaborato all’integrazione della rotta nella rete di comunicazione terra-mare dell’area transcaspica.

Il dialogo costante tra le parti, ognuna incaricata di gestire una sezione della tratta, dovrebbe permettere a Baku di gestire il passaggio e l’entrata di almeno “cinquanta treni unità entro la fine del 2021”. Una parte del carico trasportato dai ciclopici Qilu sarà destinata ai mercati azero e georgiano, mentre una parte concluderà la corsa in Europa nei mercati di Turchia, Romania e Italia. La rotta recentemente inaugurata, infatti, opera nell’ambito della Nuova Via della Seta.

L’asse Baku-Pechino

La Cina è presente attivamente in Azerbaigian sin dall’immediato dopo-indipendenza. Le basi dell’attuale sodalizio sono state gettate nel 1994, anno di un’importante missione diplomatica a Pechino dell’allora presidente azero Heydar Aliyev, terminata con la firma di otto accordi per lo sviluppo della cooperazione bilaterale.

Dal 1999, delegazioni dei due Paesi partecipano periodicamente alle riunioni di un ente con funzioni di indirizzo strategico: il Comitato intergovernativo per la cooperazione nel commercio e nell’economia. L’organismo, negli anni, si è rivelato fondamentale ai fini dell’estensione e dell’irrobustimento del sodalizio: è al suo interno che vengono delineati i piani per il futuro e inoltrati alle rispettive cancellerie i punti di incontro e scontro in sede negoziale.

Il Comitato funge da piattaforma di dialogo ma anche da serbatoio di idee e sogni: è per mezzo di esso che Pechino ha presentato a Baku il progetto della Belt and Road Initiative (BRI) e che ne ha ottenuto l’entusiastica adesione (nel 2015) dietro la promessa di trasformarla nella capitale del corridoio Cina-Asia centrale-Asia occidentale, suggellata da un pacchetto di accordi valevoli 821 milioni di dollari siglato il 25 marzo 2019.

L’entrata nella BRI ha rappresentato l’evento spartiacque che ha trasformato la cooperazione bilaterale avanzata in un partenariato strategico informale e i numeri e i fatti lo dimostrano: l’interscambio è più che raddoppiato dal 2015 al 2018 – la Cina è divenuta il terzo collaboratore commerciale dell’Azerbaigian, una scalata di cinque posizioni in quattro anni –, il settore turistico azero è fiorito grazie ai viaggiatori provenienti dall’impero celeste – aumentati del 64% da gennaio a settembre 2019 –, e la presidenza Aliyev ha avallato l’ingresso dello stato sudcaucasico nelle direttrici digitale e sanitaria della Nuova Via della Seta attraverso, rispettivamente, un memorandum d’intesa tra AzerTelecom e China Telecom e l’acquisto di quattro milioni di dosi di CoronaVac.

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