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Uno dei punti-chiave dell’accordo di cessate il fuoco mediato dal Cremlino, che dalla sera del 9 novembre ha riportato la pace nella regione contesa e tormentata del Nagorno Karabakh, riguarda la costruzione di un collegamento ferroviario diretto tra l’Azerbaigian e la repubblica autonoma del Nakhchivan, un’exclave sotto sovranità di Baku incuneata tra Armenia e Turchia.

A quattro giorni dalla firma del trattato, mentre Yerevan sta venendo scossa da proteste popolari di natura antigovernativa e Mosca sta procedendo all’attivazione in tempi ultra-rapidi della missione di mantenimento della pace nel Nagorno Karabakh, Ankara si è messa in moto per iniziare la raccolta di ciò che è stato seminato a Baku negli ultimi tempi. Il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture della Turchia, infatti, ha comunicato che intende farsi carico della costruzione della linea Nakhchivan-Baku.

L’annuncio

La notizia è stata resa pubblica nella giornata del 12 novembre da Adil Karaismailoglu, il ministro dei trasporti e delle infrastrutture turco. Le autorità dei due Paesi avevano già in mente di connettere l’exclave a Baku via treno, e avevano siglato un memorandum di intesa a tal proposito lo scorso febbraio, ma il via libera definitivo è arrivato soltanto con il raggiungimento dell’accordo di cessate il fuoco del 9 novembre.

Nel documento firmato da Yerevan e Baku, e mediato da Mosca, viene data un’importanza centrale alla realizzazione di corridoi di comunicazione tra i due Stati e le loro aree di interesse, il Nagorno Karabakh nel caso armeno e l’exclave di Nakhchivan nel caso azero. Tali clausole sono state introdotte per una ragione molto valida, ovvero il miglioramento generale del clima tra i due Paesi.

Yerevan ha ottenuto la sopravvivenza dell’Artsakh e l’integrità del corridoio strategico di Lachin, della cui salvaguardia si occuperanno le forze armate russe, mentre Baku conquista l’agognata unificazione con la propria exclave, fino ad oggi impedita per via dei dinieghi armeni.

Le autorità turche e azere hanno riesumato il progetto ferroviario all’indomani del cessate il fuoco e hanno in serbo grandi piani: la linea, infatti, verrà collegata alla già esistente Baku-Tbilisi-Kars, rientrando in un quadro infrastrutturale molto più ampio, a proiezione regionale, che incrementerà l’interdipendenza tra le economie e i mercati di Turchia e Azerbaigian.

Nel medio e lungo periodo la maggiore interconnessione tra Anatolia e Caucaso meridionale avrà implicazioni considerevoli in un’area geografica molto più vasta e corrispondente alla periferia orientale del Medio Oriente, ossia all’Iran, e all’Asia centrale. In breve, se la Turchia dovesse riuscire a sfruttare la propria influenza ascendentale sull’Azerbaigian, potrebbe riuscire ad avviare i lavori per la costruzione del cosiddetto corridoio panturco, un ambizioso progetto geopolitico e infrastrutturale con il quale Ankara vorrebbe creare un tutt’uno tra l’Anatolia e il Turkestan.

Perché l’Azerbaigian è importante

La Turchia non ha alcuna possibilità di portare a compimento i propri sogni di egemonia regionale senza l’Azerbaigian, il quale riveste una doppia funzione agli occhi della dirigenza della Sublime Porta: è un fornitore di gas, quindi è garante della sicurezza energetica turca, ed è una porta d’accesso per il mar Caspio (e le sue risorse) e l’Asia centrale.

Da quando è entrato in funzione il Gasdotto Trans-Anatolico (Tanap), della quale Ankara detiene un terzo delle partecipazioni, la rilevanza di Baku nell’agenda estera turca è aumentata in maniera repentina. Il gas azero, infatti, ha facilitato in maniera significativa e non-traumatica il piano di diversificazione energetica di Recep Tayyip Erdogan, permettendo la graduale sostituzione del gas russo in tempi rapidi e a prezzi modici. Da maggio di quest’anno l’Azerbaigian è divenuto ufficialmente il primo rifornitore di gas della Turchia, surclassando la Russia, e le importazioni aumentano su base mensile.

In breve, le attenzioni turche verso il piccolo Stato del Caucaso meridionale non sono date semplicemente da ragioni ideologiche, ossia il panturchismo, ma da moventi molto più impellenti, concreti e pragmatici, come la sicurezza energetica; solo attraverso la ricostruzione del quadro generale si possono comprendere le interferenze nel Nagorno Karabakh e l’interesse verso il destino di Baku, utili a migliorare il clima di collaborazione bilaterale.