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	<title>Afganistan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Afganistan Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La furia dei Talebani contro le donne afgane</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/la-furia-dei-talebani-contro-le-donne-afgane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Aug 2021 16:45:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-1024x681.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-768x511.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-1536x1021.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-2048x1361.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non era necessaria una sfera di cristallo per intuire come sarebbe andato a finire il pantano afgano in mano ai talebani. Gli stessi additati per quasi vent’anni come male assoluto, come incarnazione dell’oscurantismo postmoderno, per poi essere riabilitati a controparte con cui trattare tanto da essere ospitati perfino sulle dorate pagine del New York Times. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/la-furia-dei-talebani-contro-le-donne-afgane.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-300x199.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-1024x681.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-768x511.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-1536x1021.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/donne-la-presse-2048x1361.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non era necessaria una sfera di cristallo per intuire come sarebbe andato a finire il <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-lavanzata-dei-talebani-sembra-inarrestabile.html">pantano afgano</a> in mano ai talebani. Gli stessi additati per quasi vent’anni come male assoluto, come incarnazione dell’oscurantismo postmoderno, per poi essere riabilitati a controparte con cui trattare tanto da essere ospitati perfino sulle dorate pagine del <a href="https://www.nytimes.com/2020/02/20/opinion/taliban-afghanistan-war-haqqani.html"><em>New York Times</em></a>. L’Afghanistan di queste ore è un disastro, un inferno in terra, soprattutto per coloro che, a vario titolo, avevano cominciato a respirare quando la morsa violenta della barbarie si era poco a poco affievolita. A rischiare di finire nel pozzo nero della geopolitica ci sono loro, le donne afgane, sui cui corpi e sulle cui vite il regime scrive con assoluta ferocia da sempre e del quale il <strong>burqa</strong> è solo la punta dell’iceberg di un mondo ben più complesso, ma sempre uguale a se stesso nella sua misoginia. I dati parlano chiaro: un <a href="https://news.un.org/en/story/2021/07/1096382">rapporto</a> pubblicato il mese scorso dalle Nazioni Unite mostra un aumento delle donne e dei bambini uccisi e feriti già tra maggio e giugno, in concomitanza con l&#8217;inizio della partenza delle truppe statunitensi e di altre truppe internazionali dalla regione.</p>
<h2>Le conquiste perdute</h2>
<p>Ma peggio della morte c’è la perdita della libertà, dell’indipendenza, dell’identità. Eppure, qui le donne avevano ottenuto il <strong>diritto di voto</strong> nel 1919, molto prima di numerose democrazie occidentali e, negli anni Sessanta, un <strong>nuovo testo costituzionale</strong> aveva affidato loro un ruolo fondamentale nella vivace società afgana. Basta poco per rendersene conto: è sufficiente googlare tra le immagini degli anni d’oro per osservare quanto l’Afghanistan fosse una società viva, colorata e in fermento, dove le donne procedevano a passo spedito nel mondo a suon di gonne corte e libri sotto al braccio. Di alcune <a href="https://it.insideover.com/guerra/zarifa-ghafari-la-sindaca-afghana-che-non-ha-paura-dei-talebani.html">grandi conquiste</a> perdute le donne afgane si erano riappropriate dopo il 2001, checché se ne pensi dell’intervento americano. La presenza delle donne in Parlamento è aumentata di quasi il 30%, più di 100mila donne sono riuscite a iscriversi all’università e quasi 4 milioni di bambine a scuola.</p>
<blockquote><p>I talebani dicono di essere cambiati ma è davvero così? Aiutaci a scoprirlo<br />
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<p>Molte donne afgane, vent’anni fa erano poco più che bambine: hanno conosciuto i benefici dello <em>status quo ante</em>, sono andate a studiare all’estero. Molte sono tornate per diffondere il verbo diventando attrici chiave dei loro distretti. Tante di loro, complici famiglie umili ma al passo con i tempi, non sono sposate, non hanno figli nonostante abbiano superato i 25 anni. Tantissime non indossano né il burqa né tantomeno il velo. Questa libertà rischia di non durare man mano che i Talebani avanzano: a Kabul i guerriglieri &#8211; gli stessi che si iniettano dosi da cavallo di eroina prima di sgozzare i nemici &#8211; stanno stilando <strong>liste di tutte le donne nubili</strong> in loco: quale la ragione se non quella di “rimediare” a quest’onta con la violenza, matrimoni forzati e chissà cos’altro? La fuga al momento è impossibile per chiunque.</p>
<h2>Le donne sole rischiano di più</h2>
<p>Fra le donne “sole” ci sono anche quelle <strong>divorziate</strong>, che adesso sembrano essere nel mirino della <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/talebani-data-jihad.html">furia talebana</a> che vuol dar sostanza al vecchio detto afgano che recita “<em>Una donna lascia la casa di suo padre solo con gli abiti da sposa bianchi e può tornare solo con i sudari bianchi</em>”. In questa società profondamente conservatrice e patriarcale, le donne che sfidano le convenzioni e cercano il divorzio sono spesso rinnegate dalle loro famiglie ed evitate dalla società afghana. Rimaste sole, devono lottare per diritti fondamentali, come l&#8217;affitto di un appartamento o un prestito in banca, che richiedono il coinvolgimento o le garanzie dei parenti maschi. Nonostante lo stigma sociale e gli ostacoli all&#8217;indipendenza, oggi in Afghanistan vivono molte donne divorziate. In molti distretti catturati dai Talebani sono già state imposte nuove regole, comprese le restrizioni alla circolazione che ora tornano a dover essere <strong>“scortate” dai parenti maschi</strong> e completamente coperte dal tradizionale burqa.</p>
<p>L&#8217;escalation di violenza ha costretto molti afgani a fuggire dalle loro case, ma le donne che vivono da single si ritrovano isolate, senza un posto dove rifugiarsi. La cosa più terrificante, tuttavia, è e sarà la pratica dei <strong>matrimoni forzati</strong> di giovani ragazze e vedove con combattenti talebani. <strong>Per molte donne, l’unica strada alternativa alla fuga sarà uccidersi pur di non perdere la libertà</strong>: le cronache ci raccontano di centinaia di donne pronte a farlo o che già lo hanno fatto. Molte di loro, single o meno, hanno già perso il posto di lavoro nelle ultime settimane: già agli inizi di luglio, centinaia di impiegate o piccole imprenditrici hanno visto arrivare i guerriglieri talebani presso le loro attività, nei loro uffici, nei propri negozi per essere costrette a lasciare il posto di lavoro e indossare il burqa: i loro impieghi, ottenuti col sudore e tanto studio, ceduti al parente maschio più prossimo.</p>
<p>Molte di queste donne in pericolo hanno vissuto vent’anni di libertà. O nella libertà recuperata sono nate. Non conoscono altro modo di vivere, non sanno contrattare la vita con la sottomissione. Questo potrà essere la salvezza dell’Afghanistan o l’inizio del loro atroce sterminio, mentre il mondo fa spallucce. <strong>Malala Yousafzai</strong>, la giovane pakistana che da un altro Paese ha fatto della lotta ai Talebani la sua vita ha affermato più volte che “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.</p>
<p>In Afghanistan di libri e di penne ne sono arrivati tanti. Ora non ne arrivano più. E per ora, purtroppo, sta vincendo la spada.</p>
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		<title>Cosa c&#8217;è dietro lo schiaffo diplomatico degli Emirati Arabi all&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/cosa-ce-dietro-lo-schiaffo-diplomatico-degli-emirati-arabi-allitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 16:21:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Farnesina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un secco no, quello delle autorità emiratine, al passaggio nel proprio spazio aereo di un C130 dell&#8217;Aeronautica militare italiana che, con a bordo 42 giornalisti italiani e numerosi a militari, era diretto a Herat, in Afghanistan, per la cerimonia dell&#8217;ammainabandiera del tricolore nella base di Camp Arena. Il diniego ha costretto il C130 a effettuare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-ce-dietro-lo-schiaffo-diplomatico-degli-emirati-arabi-allitalia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Mohammed-bin-Rashid-Al-Maktoum-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un secco no, quello delle autorità emiratine, al passaggio nel proprio spazio aereo di un <strong>C130 dell&#8217;Aeronautica militare italiana</strong> che, con a bordo 42 giornalisti italiani e numerosi a militari, era diretto a Herat, in <strong>Afghanistan</strong>, per la cerimonia dell&#8217;ammainabandiera del tricolore nella base di Camp Arena.</p>
<p>Il diniego ha costretto il C130 a effettuare un atterraggio nell&#8217;aeroporto saudita di Dammam per una lunga sosta mentre la trattativa tra il comandante del velivolo italiano, il <strong>maggiore Valentina Papa</strong>, e le autorità emiratine procedeva. Il volo era partito a mezzanotte da Pratica di Mare e inizialmente prevedeva l&#8217;arrivo a Herat per le 9,30 locali (le 7 italiane). Le autorità locali sono state irremovibili, riservandosi fino all&#8217;ultimo di dare un via libera che poi non hanno comunque concesso. A bordo è stata anche valutata, in contatto con le autorità della Difesa italiana interessate, l&#8217;ipotesi di tornare indietro, annullando la presenza della stampa alla cerimonia di Herat, nel frattempo posticipata di alcune ore. Poi, la decisione di proseguire, con una nuova rotta verso l&#8217;Afghanistan, necessariamente più lunga, per aggirare il territorio degli Emirati, seguendo un percorso che non prevedesse il sorvolo di basi militari.</p>
<p>Un grave sgarbo diplomatico che lascia di stucco la <a href="https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/nota-farnesina-convocazione-ambasciatore-emirati-arabi-uniti.html#h">Farnesina</a>. Su istruzione del ministro Luigi Di Maio, il segretario generale del ministero degli Esteri ambasciatore Ettore Sequi, ha convocato l&#8217;ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti <strong>Omar Al Shamsi</strong>. Sul caso, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha dichiarato: «La questione non è dipesa da noi, sono state mosse alcune iniziative di carattere diplomatico, è stato convocato l&#8217;ambasciatore degli Emirati al ministero degli Esteri per chiedere spiegazioni e per manifestare tutto il disappunto e lo stupore per avere negato il sorvolo rispetto a decisioni che erano già state comunicate, assunte e garantite».</p>
<p>Ciò che sorprende maggiormente è che, come si fa in questi casi, <strong>il piano di volo era stato precedentemente approvato</strong>, ma solo all’ultimo minuto Abu Dhabi non ha concesso il via libera al sorvolo dei propri cieli, costringendo la comandante a trovare un aeroporto alternativo per atterrare, rifornirsi e cambiare di conseguenza il percorso. Al netto di un <em>misunderstanding</em> o di problemi tecnici, sui quali si farà luce nelle prossime ore, il pensiero va a una valutazione complessiva delle relazioni bilaterali tra il nostro Paese  e gli Emirati: i rapporti sono complicati ma non sospesi, sebbene lo <a href="https://it.insideover.com/politica/roma-segue-a-ruota-washington-niente-armi-ai-saud-ed-agli-emirati.html"><strong>stop alle forniture militari deciso dall’Italia</strong></a> potrebbe avere qualche ruolo nello sgarro diplomatico di oggi. Negli scorsi mesi la decisione era stata ufficializzata da un atto dell&#8217;Unità per le autorizzazioni dei materiali d&#8217;armamento che fa capo alla Farnesina. Gli ordigni che l&#8217;Italia esportava sono stati utilizzati principalmente nel <strong>conflitto in Yemen</strong>, Paese dove Arabia Saudita ed Emirati sono coinvolti militarmente nel quadro della coalizione araba che sostiene il governo Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale, e combatte i ribelli Houthi. Il provvedimento riguarda almeno sei diverse autorizzazioni già sospese a luglio 2019, tra le quali la licenza Mae 45560 relativa a quasi 20mila bombe aeree della serie Mk. Una sorta di embargo legato al fatto che in Yemen non sono stati discriminati i bersagli civili da quelli dei ribelli Houthi.</p>
<p>Un’occasione per uno stress test dei rapporti con Abu Dahabi si era presentata un mese fa, quando una delegazione del ministero della Difesa si era recata in loco e negli incontri con gli omologhi locali si era deciso di avviare <strong>nuove attività di cooperazione</strong> attraverso la firma di un protocollo. Un tampone al gelo delle relazioni bilaterali, dunque, che rischiava di produrre un impatto negativo sull&#8217;interscambio economico e commerciale con il rischio di annullamento di molte commesse (Eni, Leonardo, le grandi imprese italiane coinvolte nei progetti infrastrutturali emiratini). Un gesto che resta, qualora lo fosse, una ritorsione a scoppio ritardato, visto e considerato anche che gli Emirati sono l&#8217;unico Paese del Golfo che ospita un contingente di militari italiani e che è in costruzione la prima chiesa cattolica del Paese, un precedente innovativo per tutto il mondo islamico.</p>
<p>Meno probabile l&#8217;ipotesi, paventata nelle prime ore dopo l&#8217;accaduto, di un diniego per ragioni di genere: il fatto che il velivolo fosse pilotato da una donna non sembra, al momento, essere causa diretta o indiretta dell&#8217;accaduto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-ce-dietro-lo-schiaffo-diplomatico-degli-emirati-arabi-allitalia.html">Cosa c&#8217;è dietro lo schiaffo diplomatico degli Emirati Arabi all&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sputnik V verso l&#8217;Afghanistan: la nuova &#8220;arma&#8221; di Mosca?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sputnik-v-verso-lafghanistan-la-nuova-arma-di-mosca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 14:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Sputnik V]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ashraf Ghani (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La corsa mondiale dello Sputnik V procede senza sosta, superando (quasi) ovunque gli ostacoli e i limiti della politica e della geopolitica, e l&#8217;andatura è particolarmente celere nello spazio postsovietico, in America Latina, in Africa e in Asia centrale. In quest&#8217;ultimo teatro, nell&#8217;elenco delle nazioni interessate all&#8217;acquisto del vaccino dell&#8217;Istituto Gamaleya è entrato l&#8217;Afghanistan. Trattative &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sputnik-v-verso-lafghanistan-la-nuova-arma-di-mosca.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sputnik-v-verso-lafghanistan-la-nuova-arma-di-mosca.html">Sputnik V verso l&#8217;Afghanistan: la nuova &#8220;arma&#8221; di Mosca?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ashraf Ghani (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Afghanistan-presidente-parla-per-vaccinazioni-La-presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><div class="b-article__lead">
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/a-che-punto-e-la-corsa-di-sputnik-v.html">La corsa mondiale dello Sputnik V procede senza sosta</a>, superando (quasi) ovunque gli ostacoli e i limiti della politica e della geopolitica, e l&#8217;andatura è particolarmente celere nello spazio postsovietico,<a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-si-fa-strada-in-america-latina-grazie-al-vaccino.html"> in America Latina</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/un-vaccino-per-conquistare-lafrica.html">in Africa</a> e in Asia centrale. In quest&#8217;ultimo teatro, nell&#8217;elenco delle nazioni interessate all&#8217;acquisto del vaccino dell&#8217;Istituto Gamaleya è entrato <span style="font-size: 1rem;">l&#8217;</span><strong style="font-size: 1rem;">Afghanistan</strong><span style="font-size: 1rem;">.</span></p>
<h2>Trattative all&#8217;orizzonte</h2>
<p>Lo scorso mese è terminato egregiamente per il Cremlino: i Paesi dove lo <strong>Sputnik V</strong> è registrato ufficialmente sono saliti a quota 38 e la lista dei potenziali acquirenti si allunga con lo scorrere del tempo. L&#8217;ultima nazione interessata all&#8217;acquisto del vaccino dell&#8217;Istituto Gamaleya è l&#8217;Afghanistan, <a href="https://sputniknews.com/world/202102201082135645-afghanistan-wants-to-receive-russias-sputnik-v-vaccine-as-soon-as-possible-ambassador-says/">che a metà febbraio ha incaricato</a> <strong>Said Tayeb Jawad</strong>, il proprio ambasciatore a Mosca, di inoltrare al Cremlino una richiesta di commessa urgente.</p>
<p>I negoziati tra Kabul e Mosca sono iniziati a gennaio, avviati informalmente dal settore privato afgano, e Jawad è entrato in scena per accelerare le tempistiche trasferendo la pratica a livello diplomatico. L&#8217;obiettivo dell&#8217;Afghanistan, invero, è di ricevere un carico di dosi il prima possibile in maniera tale da procedere con la vaccinazione dei segmenti più fragili della popolazione.</p>
</div>
<p>La decisione di delegare a Jawad il fascicolo vaccino si è rivelata saggia. Il 27, <strong>Mohammed Haneef Atmar</strong>, il capo della diplomazia di Kabul,<a href="https://sputniknews.com/world/202102271082204791-afghanistan-and-russia-to-discuss-sputnik-v-vaccine-supplies-soon-foreign-minister-says/"> ha dichiarato ai microfoni dell&#8217;agenzia Sputnik</a> che il Cremlino, dopo aver considerato la richiesta di commessa, ha accordato alle autorità afgane un incontro per discutere dell&#8217;affare: dal prezzo alle modalità di consegna, dalle dimensioni dell&#8217;ordine alla possibilità di una produzione in loco.</p>
<h2>La Russia e l&#8217;Afghanistan</h2>
<p>L’Afghanistan riveste un ruolo pivotale nello scacchiere regionale, perciò la <strong>Russia</strong> dell&#8217;era Putin, edotta degli sbagli commessi dall&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong>, negli anni recenti ha avviato una delicata opera di ricucitura diplomatica tentando di sfruttare gli errori di calcolo degli<strong> Stati Uniti</strong> e le opportunità offerte dall&#8217;ascesa della <strong>Cina</strong> quale protettore informale della tomba degli imperi.</p>
<p>L&#8217;evento spartiacque che ha incoraggiato il Cremlino a premere sull&#8217;acceleratore, però, è stato <strong>Euromaidan</strong>. È a partire da quel momento, dall&#8217;entrata coatta dell&#8217;<strong>Ucraina</strong> nell&#8217;orbita euroamericana, che la Russia ha riorientato definitivamente la propria agenda estera in direzione dell&#8217;Asia e<a href="https://www.marshallcenter.org/en/publications/security-insights/return-kabul-russian-policy-afghanistan-0"> reso prioritario il dossier Afghanistan</a>. Di conseguenza, negli ultimi sette anni è aumentato in maniera esponenziale il ruolo giocato da Mosca<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-russia-e-gli-stati-uniti-si-contendono-lafghanistan.html"> nel processo di pace afgano</a>, sono stati siglati accordi in materia di collaborazione diplomatica ed è stato raggiunto un equilibrio con coloro che contribuirono a velocizzare la caduta del gigante sovietico, ovverosia<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-talebani.html"> i Talebani</a>.</p>
<p>Non deve sorprendere, alla luce del contesto generale, che il governo afgano abbia voluto rivolgersi alla Russia per l&#8217;acquisto del vaccino. Le relazioni internazionali sono variabili e volatili: il nemico al tempo uno può diventare un alleato al tempo due, e viceversa. Quel che, invece, resta perenne è la natura dell&#8217;Afghanistan di stato-crocevia e teatro di scontri egemonici; una natura corroborata dal fatto che, durante la pandemia, tra Cina, <strong>India</strong>,<strong> Turchia</strong>,<strong> Emirati Arabi Uniti</strong> e <strong>Uzbekistan</strong> è stata battaglia degli aiuti umanitari.</p>
<p>Ciascuna delle soprascritte potenze ha partecipato attivamente al primo tempo della pandemia, inviando in dono tonnellate di mascherine, strumentazione ospedaliera e beni igienico-sanitari, ma soltanto Pechino e Nuova Delhi (e Mosca) hanno potuto accedere al secondo tempo, ossia quello dedicato alla strumentalizzazione del vaccino. Curiosamente, mentre dalla Russia si attende l&#8217;arrivo di un carico (pagato), India e Cina stanno applicando la diplomazia del dono al vaccino – la prima ha regalato<a href="https://www.arabnews.com/node/1805436/world"> 500mila</a> dosi, la seconda ne ha promesse <a href="https://www.aljazeera.com/news/2021/3/1/china-to-provide-400000-covid-vaccine-doses-to-afghanistan">400mila</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sputnik-v-verso-lafghanistan-la-nuova-arma-di-mosca.html">Sputnik V verso l&#8217;Afghanistan: la nuova &#8220;arma&#8221; di Mosca?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi era Abdullah Azzam, il mentore di Osama bin Laden</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/terrorismo/chi-era-abdullah-azzam-il-mentore-di-osama-bin-laden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 06:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="983" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il terrorismo islamista non nasce con Osama bin Laden e Al-Qāʿida e la sua epopea non terminerà una volta che lo Stato Islamico sarà divenuto un ricordo. Nuove organizzazioni verranno fondate e nuovi profeti del male irromperanno sulla scena, arruolando eserciti di psicolabili e seminando terrore in ogni luogo del pianeta, perché il terrorismo islamista non è un fenomeno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/chi-era-abdullah-azzam-il-mentore-di-osama-bin-laden.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/chi-era-abdullah-azzam-il-mentore-di-osama-bin-laden.html">Chi era Abdullah Azzam, il mentore di Osama bin Laden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="983" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_4264932-1-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il terrorismo islamista non nasce con<span style="font-size: 1rem;"> </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/osama-bin-laden-lo-sceicco-del-terrore-che-dichiaro-guerra-al-mondo.html">Osama bin Laden</a><span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">e</span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html"> Al-Qāʿida</a><span style="font-size: 1rem;"> e la sua epopea non terminerà una volta che lo</span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/terrorismo/cinque-mappe-che-mostrano-perche-stato-islamico-ancora-una-minaccia.html"> Stato Islamico</a> sarà divenuto un ricordo. Nuove organizzazioni verranno fondate e nuovi profeti del male irromperanno sulla scena, arruolando eserciti di psicolabili e seminando terrore in ogni luogo del pianeta, perché il terrorismo islamista non è un fenomeno contingente – semplice frutto della combinazione casuale ed omicida di trame geopolitiche, petrodollari, <a style="font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/schede/religioni/che-cos-e-il-wahabismo.html">wahhabismo</a> e modelli di integrazione fallimentari – ma il figlio di una precisa ideologia bonicida che <span style="font-size: 1rem;">vive</span><span style="font-size: 1rem;"> </span>in alcuni libri<span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">che vengono tramandati di generazione in generazione.</span></p>
<p>Quei libri, contrariamente a quanto si crede generalmente, non sono il Corano e la Sunna, i cui versetti e detti del profeta Maometto sono vulnerabili alla manomissione da parte di imam estremisti. Quei libri che hanno ispirato fanatismo, culto della morte, antioccidentalismo e voglia di scontro di civiltà, sono stati pubblicati ai primordi della globalizzazione e portano le firme di <a href="https://it.insideover.com/schede/senza-categoria/chi-era-sayyid-qutb-il-padre-dellislam-politico.html">Sayyid Qutb</a>, <strong>Abul Ala Maududi</strong> e <strong>Abdullah Yusuf Azzam</strong>. Quest&#8217;ultimo, ingiustamente considerato un dio minore più dedito alla spada che alla penna, fu il teorico del &#8220;<strong>jihad globale</strong>&#8220;, co-fondatore di Al-Qāʿida e mentore di bin Laden e <strong>Ayman al-Zawahiri</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/chi-era-abdullah-azzam-il-mentore-di-osama-bin-laden.html">Chi era Abdullah Azzam, il mentore di Osama bin Laden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un patto tra Baku, Ashgabat e Kabul per l&#8217;Eurasia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-patto-tra-baku-ashgabat-e-kabul-per-leurasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 06:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bandiera Azerbaijan (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La fine della seconda guerra del Karabakh Superiore ha dato impulso all&#8217;agenda estera dell&#8217;Azerbaigian, che dalla vittoria ha tratto la linfa vitale necessaria a portare avanti e concludere una serie di profittevoli iniziative diplomatiche, energetiche e infrastrutturali con le principali potenze del continente, in primis Russia e Turchia, e con i giocatori dello spazio postsovietico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-patto-tra-baku-ashgabat-e-kabul-per-leurasia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/un-patto-tra-baku-ashgabat-e-kabul-per-leurasia.html">Un patto tra Baku, Ashgabat e Kabul per l&#8217;Eurasia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bandiera Azerbaijan (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Bandiera-Azerbaijan-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-cambia-la-geografia-del-nagorno-karabakh.html">fine della seconda guerra del Karabakh Superiore</a> ha dato impulso all&#8217;agenda estera dell&#8217;<strong>Azerbaigian</strong>, che dalla vittoria ha tratto la linfa vitale necessaria a portare avanti e concludere una serie di profittevoli iniziative diplomatiche, <a href="https://it.insideover.com/economia/energia-solare-il-futuro-dellazerbaigian.html">energetiche</a> e <a href="https://it.insideover.com/economia/un-nuovo-mondo-avanza-nasce-la-ankara-baku-mosca.html">infrastrutturali</a> con le principali potenze del continente, <em>in primis</em> <strong>Russia</strong> e <strong>Turchia</strong>, e con i giocatori dello spazio postsovietico circostante, come il <strong>Turkmenistan</strong>.</p>
<p>Gennaio è stato il mese della svolta dal punto di vista del dialogo azero-turkmeno: nell&#8217;arco di soli cinque giorni, ovvero dal 16 al 21, i due governi hanno raggiunto un&#8217;intesa per il potenziamento del cosiddetto <strong>corridoio dei lapislazzuli</strong> e siglato un <a href="https://it.insideover.com/economia/laccordo-che-riscrive-il-mercato-eurasiatico-del-gas.html">memorandum d&#8217;intesa per lo sviluppo congiunto di un importante (e contestato) giacimento di idrocarburi sito nel Mar Caspio</a>.</p>
<h2>Che cosa prevede l&#8217;accordo?</h2>
<p>Lo scorso mese,<a href="https://jamestown.org/program/azerbaijan-afghanistan-and-turkmenistan-sign-trilateral-roadmap-for-cooperation-on-eurasian-connectivity/"> più precisamente il 16 gennaio</a>, il Gruppo di lavoro per lo sviluppo del corridoio dei lapislazzuli si è riunito in teleconferenza e ha raggiunto un accordo per l&#8217;espansione e l&#8217;approfondimento della cooperazione tra Azerbaigian, Turkmenistan e Afganistan nel quadro del progetto.</p>
<p>Le tre nazioni, rispettivamente rappresentate da<strong> Shahin Mustafayev</strong>, <strong>Bayramgeldi Ovezov</strong> e <strong>Ajmal Ahmadi</strong>, hanno concordato di estendere il partenariato trilaterale in aree critiche per il corridoio di trasporto, in particolare energia, trasporti, logistica, investimenti e telecomunicazioni. Inoltre, nel documento approvato in sede di teleconferenza si gettano le basi per un maggiore coordinamento transfrontaliero e doganale via terra e via mare, necessario e funzionale a facilitare il transito dei beni trasportati da Kabul a Baku.</p>
<p>Come hanno rammentato i rappresentanti dei tre governi, il corridoio è stato realizzato – e sta venendo migliorato – su impulso di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ilham-aliyev.html">Ilham Aliyev</a>, il presidente dell&#8217;Azerbaigian, che ha intravisto in esso un&#8217;opportunità per incrementare l&#8217;interconnettività e l&#8217;interdipendenza tra Caucaso meridionale e Asia centrale e per consolidare la centralità del porto di Baku. L&#8217;accordo del 16 gennaio, in effetti, ha suggellato su carta delle premesse e delle idee delineate ed esposte da parte azera lo scorso 2 luglio, data dell&#8217;ultima videoconferenza del Gruppo di lavoro.</p>
<h2>Il corridoio dei lapislazzuli</h2>
<p>Il corridoio dei lapislazzuli è una rete transnazionale per il trasporto merci che si origina in Afganistan, a Torghundi (provincia di Herat), prosegue verso il Turkmenistan, attraversando Ashgabat, e raggiunge l&#8217;Azerbaigian a mezzo della rotta marittima Turkmenbashi–Baku. Le merci, una volta giunte nella capitale azera, possono essere redirezionate verso il Vecchio Continente tramite la <strong>Georgia</strong>, i cui porti di Poti e Batumi sono collegati al porto di Costanza (<strong>Romania</strong>), e la Turchia,<a href="https://it.insideover.com/economia/la-rotta-che-unisce-europa-e-asia-la-baku-tbilisi-kars.html"> amalgamata all&#8217;Azerbaigian dalla linea ferroviaria Baku–Tbilisi–Kars</a> (BTK).</p>
<p>La rete è stata inaugurata ufficialmente il 13 dicembre 2018, dopo sei anni di negoziati e di cantieri aperti, ed è stata finanziata in larga parte con capitale dell&#8217;<strong>Asian Development Bank</strong> e dell&#8217;Azerbaigian, che, insieme, hanno destinato oltre cinque miliardi di dollari alla costruzione delle necessarie rotte stradali, autostradali e ferroviarie e al potenziamento delle tratte esistenti, <em>in primis</em> la BTK, e del porto di Baku. Il governo azero, singolarmente, ha investito nell&#8217;aumento delle capacità della BTK e del porto di Baku rispettivamente 770 e 760 milioni di dollari.</p>
<p>L&#8217;impegno finanziario è il riflesso degli interessi in gioco: il corridoio è il complemento ideale ai progetti di integrazione regionale rispondenti a <strong>Cina</strong> (<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html">Nuova Via della Seta</a>), Russia (<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lunione-economica-euroasiatica.html">Unione Economica Eurasiatica</a>) e Turchia (<strong>Consiglio Turco</strong>); progetti che risulterebbero irreparabilmente troncati e imperfetti senza la partecipazione dell&#8217;Azerbaigian, <em>trait d&#8217;union</em> tra Russia e Turchia, tra Mar Nero e Mar Caspio, tra Caucaso meridionale e Asia centrale, ovvero tra Europa e Asia.</p>
<p>La manifestazione dei risultati è stata fulminea, l&#8217;impatto tangibile e reale: l&#8217;interscambio commerciale tra Azerbaigian e Afganistan è aumentato del 50% nel primo anno di operatività del corridoio. Inoltre, tutto indica che la rete, se adeguatamente sfruttata da Bruxelles e Pechino, potrebbe contribuire a migliorare i traffici tra i mercati europeo e cinese; attraverso il corridoio, infatti, un cargo afgano raggiunge l&#8217;Europa in soli sedici giorni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/un-patto-tra-baku-ashgabat-e-kabul-per-leurasia.html">Un patto tra Baku, Ashgabat e Kabul per l&#8217;Eurasia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La rete che unisce l&#8217;Eurasia: il corridoio dei lapislazzuli</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-rete-che-unisce-leurasia-il-corridoio-dei-lapislazzuli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 06:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>L&#8217;Asia centrale, essendo il crocevia in cui si incontrano e scontrano ab immemorabili i destini delle potenze storiche dell&#8217;Eurasia, in primis Russia, Cina, Turchia e India, riveste un&#8217;importante pivotale ai fini del controllo e dell&#8217;egemonia sul continente. Riconquistata la libertà a fine Novecento, grazie all&#8217;estinzione dell&#8217;Unione Sovietica, questa regione è tornata al centro della competizione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rete-che-unisce-leurasia-il-corridoio-dei-lapislazzuli.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rete-che-unisce-leurasia-il-corridoio-dei-lapislazzuli.html">La rete che unisce l&#8217;Eurasia: il corridoio dei lapislazzuli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Azerbaigian-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>L&#8217;Asia centrale, essendo il crocevia in cui si incontrano e scontrano <em>ab immemorabili</em> i destini delle potenze storiche dell&#8217;Eurasia, <em>in primis</em> <a href="https://it.insideover.com/politica/quello-scontro-fra-russia-e-turchia-in-asia-centrale.html">Russia</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-grande-gioco-energetico-per-la-conquista-dellasia-centrale.html">Cina</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-covid19-sta-aiutando-la-turchia-ad-espandersi-in-asia-centrale.html">Turchia</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-lultimo-obiettivo-dellindia.html">India</a>, riveste un&#8217;importante pivotale ai fini del controllo e dell&#8217;egemonia sul continente.</p>
<p>Riconquistata la libertà a fine Novecento, grazie all&#8217;estinzione dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong>, questa regione è tornata al centro della competizione globale all&#8217;alba del nuovo secolo ed è, oggi, attraversata e tagliata diagonalmente da una costellazione di rotte commerciali e corridoi di trasporto costruiti nell&#8217;ambito di macro-progetti d&#8217;integrazione regionali quali la <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-via-della-seta.html">Nuova Via della Seta</a>, l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-lunione-economica-euroasiatica.html">Unione Economica Eurasiatica</a> e il <strong>Consiglio Turco</strong>.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/economia/europa-e-cina-sempre-piu-vicine.html">Inviare un cargo da Shanghai ad Amburgo</a> non è mai stato così semplice, né così veloce, e il merito è del circuito di interdipendenza commerciale e interconnettività infrastrutturale costruito progressivamente nell&#8217;ultimo ventennio; circuito che non potrebbe esistere né funzionare senza l&#8217;Asia centrale, che è, a tutti gli effetti, il <em>trait d&#8217;union</em> tra le varie reti, linee e rotte realizzate<span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">nell&#8217;arco degli anni </span><span style="font-size: 1rem;">da diversi attori per scopi che, in quanto differenti ma simili, si sono rivelati perfettamente complementari.</span></p>
<p>Tra le molteplici tratte internazionali che traversano l&#8217;Asia centrale, una delle meno conosciute è la<strong> strada dei lapislazzuli</strong>, un corridoio di trasporto inaugurato nel 2018 e che si distingue per una peculiarità: non è l&#8217;espressione di un disegno egemonico cinese,<a href="https://it.insideover.com/economia/nuova-via-della-seta-prossima-fermata-azerbaigian.html"> come la Jiaozhou–Baku</a>, o delle aspirazioni imperiali turche,<a href="https://it.insideover.com/economia/la-rotta-che-unisce-europa-e-asia-la-baku-tbilisi-kars.html"> come la Baku–Tbilisi–Kars</a>, ma è il risultato degli sforzi congiunti di due giocatori locali, <strong>Turkmenistan</strong> e <strong>Afganistan</strong>, e della prima potenza del Caucaso meridionale, l&#8217;<strong>Azerbaigian</strong>.</p>
<h2>La storia del progetto</h2>
<p>Il passato è l&#8217;ombra del presente, e i nomi magniloquenti dei titanici progetti di integrazione e interconnessione continentale che stanno riscrivendo il volto dell&#8217;Eurasia ne sono la dimostrazione. La Nuova Via della Seta è un richiamo all&#8217;antica ed originale rotta che nei secoli ha collegato le civiltà del Mediterraneo con l&#8217;impero celeste, l&#8217;Uee fa riferimento all&#8217;idea sedimentata nella dirigenza russa che Mosca appartenga simultaneamente all&#8217;Europa e all&#8217;Asia, e il corridoio dei lapislazzuli vuole rievocare il commercio di questa pietra preziosa che, sin dall&#8217;antichità, i mercanti del Turkestan hanno esportato in ogni punto dell&#8217;Eurafrasia.</p>
<p>I governi di Afganistan, Azerbaigian e Turkmenistan iniziarono a vagliare l&#8217;idea di una rotta internazionale in grado di migliorare l&#8217;interconnettività dell&#8217;Asia centrale quasi dieci anni or sono, nel 2012. All&#8217;epoca, Baku stava muovendo i primi passi verso la costruzione di uno status egemonico nell&#8217;area Caucaso–Caspio, Ashgabat era alla ricerca di opportunità di diversificazione e Kabul cominciava a pensare al dopo–ritirata americana; una combinazione propizia di eventi che avrebbe condotto all&#8217;apertura di un tavolo negoziale sul quale discutere come coniugare le rispettive agende, visioni ed ambizioni.</p>
<p>Sin dai primordi, un ruolo-chiave nel processo negoziale è stato giocato da Ankara, che ha visto nell&#8217;ambizioso progetto un&#8217;opportunità per dare concretezza al sogno di un<a href="https://it.insideover.com/economia/il-futuro-del-corridoio-panturco-passa-da-nakhchivan.html"> corridoio panturco esteso dall&#8217;Anatolia al Turkestan</a> e poggiante su una costellazione di collegamenti ferroviari, come la BTK, e reti di trasporto, come il Corridoio di mezzo (<em>Middle Corridor</em>) e il Corridoio di trasporto internazionale Nord–Sud, che, a loro volta, possibilitano l&#8217;accorciamento delle distanze con Pechino. È per le soprascritte ragioni che la capitale turca ha ospitato il terzo incontro del gruppo di lavoro sulla strada dei lapislazzuli, avvenuto nel febbraio 2016, e che la <strong>Turchia</strong> risulta tra i firmatari dell&#8217;Accordo sulla rotta di transito e trasporto dei lapislazzuli, siglato ad Ashgabat il 15 novembre 2017.</p>
<p>I lavori sono proceduti sullo sfondo di trattative, tavole rotonde e discussioni tecniche che, organizzate a cadenza regolare e periodica, sono state, sì, influenzate dalla Turchia, ma sono state protagonizzate dall&#8217;Azerbaigian. È a Baku che, invero, tra il 15 e il 16 novembre 2016, si sono riunite le parti per rifinire gli aspetti tecnici del corridoio nell&#8217;attesa dell&#8217;accordo definitivo; ed è sempre Baku che, insieme all&#8217;<strong>Asian Development Bank</strong>, ha contribuito maggiormente al finanziamento del progetto.</p>
<p>La banca multilaterale e il governo azero hanno <span style="font-size: 1rem;">destinato oltre cinque miliardi di dollari alla costruzione delle necessarie rotte stradali, autostradali e ferroviarie e al potenziamento delle tratte esistenti,</span><span style="font-size: 1rem;"> </span><em style="font-size: 1rem;">in primis</em><span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">la BTK, e del porto di Baku. Il governo azero, singolarmente, ha investito nell&#8217;aumento delle capacità della BTK e del porto di Baku rispettivamente 770 e 760 milioni di dollari.</span></p>
<p>La cerimonia di inaugurazione ha avuto luogo a poco più di un anno di distanza dalla firma dell&#8217;accordo di Ashgabat. Il 13 dicembre 2018, alla presenza del presidente afgano <strong>Ashraf Ghani</strong>, dalla città di Herat è partito il primo treno-merci diretto verso ponente, carico, tuttavia, non di pietre preziose ma di 175 tonnellate di cotone, frutta secca e sesamo.</p>
<p>Nel primo anno di operatività, l&#8217;interscambio commerciale tra Baku e Kabul ha registrato un incremento del 50%; un risultato tangibile, concreto ed immediato che è indicativo dell&#8217;utilità e della profittabilità del corridoio. Inoltre, tutto indica che la rete, se fosse adeguatamente sfruttata da Bruxelles e Pechino, potrebbe contribuire a migliorare i traffici tra i mercati europeo e cinese; attraverso essa, infatti, un cargo afgano raggiunge l&#8217;Europa in soli sedici giorni.</p>
<h2>L&#8217;importanza geostrategica</h2>
<p>Il corridoio dei lapislazzuli è una rete transnazionale per il trasporto merci che si origina in Afganistan, a Torghundi (provincia di Herat), prosegue verso il Turkmenistan, attraversando Ashgabat, e raggiunge l&#8217;Azerbaigian a mezzo della rotta marittima Turkmenbashi–Baku. Le merci, una volta giunte nella capitale azera, possono essere redirezionate verso il Vecchio Continente tramite la <strong>Georgia</strong>, che figura tra i membri ufficiali del corridoio e i cui porti di Poti e Batumi sono collegati al porto di Costanza (<strong>Romania</strong>), e la Turchia, che dal 30 ottobre 2017 è amalgamata all&#8217;Azerbaigian dalla BTK.</p>
<p>Il corridoio è il complemento ideale ai progetti di integrazione regionale rispondenti a Cina (Nuova Via della Seta), Russia (Uee) e Turchia (Consiglio Turco); progetti che risulterebbero irreparabilmente troncati e imperfetti senza la partecipazione dell&#8217;Azerbaigian, <em>trait d&#8217;union</em> tra i mondi russo e turco, tra Mar Nero e Mar Caspio, tra Caucaso meridionale e Asia centrale, ovvero tra Europa e Asia.</p>
<p>Ad ogni modo, la rilevanza geostrategica della strada dei lapislazzuli travalica i confini dei singoli disegni egemonici delle grandi potenze e tocca le corde dell&#8217;integrazione eurafrasiatica voluta dalla moltitudine. Il corridoio, in effetti, oltre ad essere inquadrato perfettamente nelle rotte della Nuova Via della Seta, dell&#8217;Uee e del Consiglio Turco, si connette in maniera altrettanto circostanziata con il Corridoio di trasporto internazionale Nord–Sud (via Baku) e potrebbe assurgere a perno <a href="https://it.insideover.com/politica/asia-centrale-lultimo-obiettivo-dellindia.html">del futuro corridoio indo–irano–turcico</a> (via Kabul).</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-rete-che-unisce-leurasia-il-corridoio-dei-lapislazzuli.html">La rete che unisce l&#8217;Eurasia: il corridoio dei lapislazzuli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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