Osama Bin Laden, lo sceicco del terrore che dichiarò guerra al mondo

Occhi scuri, barba lunga e un copricapo bianco sul capo. Da combattente. Osama bin Laden aveva quasi sempre un’espressione apparentemente mite, che strideva con lo scenario alle sue spalle, fatto di tende, tute mimetiche, libri e molte armi. Come i kalashnikov, diventati un simbolo della sua battaglia, iniziata più di 30 anni fa. I suoi proclami – rimasti registrati in diversi video che, oggi appaiono un po’ sgranati – lo mostrano fare proseliti con un tono della voce sempre pacato e l’indice alzato. A scandire ogni singola parola.

Si dice che fosse un uomo calmo e con un grande senso di ospitalità nei confronti degli stranieri. O, almeno, così lo descrive chi riuscì a conoscerlo. Fu, per anni, tra le persone più ricercate al mondo. E fu anche una specie di “fantasma“, nascosto in aree irraggiungibili. La notizia della sua morte è arrivata all’improvviso, nel maggio del 2011, quando nessuno immaginava che il suo nome potesse essere ancora così potente. Esattamente undici anni dopo il colpo più forte, quello dell’11 settembre, sferrato da Al Qaeda. Che lui aveva fondato.

Osama Bin Laden era un uomo alto, molto magro e piuttosto cagionevole, che soffriva di insufficienza renale. Era nato in Arabia Saudita, a Riad, nel 1957, anche se lì non rimase a vivere a lungo. Nel 1979, anno della sua laurea in ingegneria civile, a Jeddah, lasciò per la prima volta il Paese. Fu il 17esimo figlio di Mohammed Bin Awad Bin Laden, un miliardario di etnia Kindita yemenita, magnate delle costruzioni e ricco imprenditore che fece la sua fortuna nel settore dell’edilizia e che, al momento della sua morte, gli lasciò 25 milioni di dollari ( 80 milioni secondo le stime del Financial Times). Osama Bin Laden fece modo di “investire” quei soldi in un’attività che gli permise di mettere in piedi una cellula terroristica piramidale, dove al vertice della gerarchia rimase lui. Fino alla morte. Si sposò quattro volte ed ebbe molti figli, tra cui Hamza, considerato, oggi, il suo successore. La moglie con il nome più rumoroso fu, probabilmente, la figlia del mullah Mohammed Omar.

Nel 1979, dopo l’invasione delle truppe sovietiche in Afghanistan, Osama Bin Laden, lasciata l’Arabia Saudita, scelse di partire per il Pakistan, dove riuscì a incontrare i capi della resistenza afghana. Secondo i servizi segreti americani, si stabilì a Peshawar. Al suo Paese d’origine fece ritorno poco tempo dopo, per raccogliere denaro e finanziare i mujaheddin. Letteralmente, “i combattenti occupati nel jihad( la guerra santa, ndr)”.  Nel 1984 fu fondata Makhtab al Khadimat, il cui obiettivo fu quello di reclutare e addestrare volontari musulmani per il fronte afghano. Due anni dopo, nel 1986, Bin Laden stabilì il proprio campo di addestramento per arabi nel Golfo Persico, un gruppo di circa 50 persone che vivevano in tende separate dagli altri combattenti afghani. Lo chiamò Al Masadah, che in arabo significa “la tenuta del leone”. Nel giro di un anno il movimento si divise e Bin Laden, insieme agli egiziani, costituì un nuovo gruppo.

 

Nel 1988, infatti, fu il momento dell’incontro tra Bin Laden, Jamal Al-Fadl e Ayman Al-Zawahiri. Un accordo di cui non si ha documentazione, ma che sancì, di fatto, la costituzione della cellula terroristica più nota del Novecento. In arabo, “al Qaeda“, significa “la base” e, in breve tempo, divenne il nome del movimento paramilitare terroristico tra i più potenti del mondo, mettendo a segno diversi colpi , studiati ed elaborati, con una precisione quasi scientifica, fatta di e-mail in codice, ricette per confezionare bombe spiegate su cd-rom, telefoni cellulari e comunicazioni satellitari. Da est a ovest. Il gruppo divenne un punto di riferimento per i musulmani malesi, algerini, filippini, palestinesi ed egiziani.

Tornato in Arabia Saudita alla fine degli anni Ottanta, venne espulso nel 1991. La cittadinanza gli venne revocata tre anni dopo, nel 1994. Scelse così il Sudan, dove ad accoglierlo fu il governo di Khartoum, a maggioranza musulmana. Che lo nascose fino alla sua fuga in Afghanistan. Qui iniziò letteralmente ad amministrare l’attività di Al Qaeda e firmò il disegno degli attentati che colpirono 33 Paesi in tutto il mondo, finanziando campi di addestramento in Africa e in Asia.

Il primo atto di terrorismo fu una bomba al Gold Mihor Hotel di Aden, in Yemen, il 29 dicembre del 1992. Costò la vita a due persone. Ma il primo vero attacco all’Occidente, e agli Stati Uniti in particolare, fu a New York, il 26 febbraio del 1996, in quella stessa struttura, il World Trade Center, che cinque anni dopo divenne lo spartiacque di due mondi. Di un prima e di un dopo. Nel 1996 Al Qaeda fece esplodere 500 chili di tritolo che uccisero sei persone e ne ferirono più di mille. Nel febbraio del 1998, Bin Laden annunciò pubblicamente le sue intenzioni: in un’area dell’Afghanistan orientale, a Khost, dichiarò di aver fondato il Fronte islamico internazionale per il jihad. E il 7 agosto dello stesso anno, il leader di al Qaeda fece esplodere altre bombe. Questa volta nelle ambasciate degli Stati Uniti in Kenya e in Tanzania.

Nel 1997 dichiarò, nel modo in cui gli riusciva meglio, la guerra all’Occidente: comunicando. Lo fece rilasciando un’intervista a Peter Arnett, giornalista di Cnn, vestito con una giacca militare e imbracciando un kalashnikov Ak-47 e proclamando l’inizio “della guerra santa” contro gli Stati Uniti. Ma fu dieci anni prima, nel 1987, che Bin Laden, iniziando ad addestrare volontari arabi per cacciare le forze sovietiche dall’Afghanistan, pensò per la prima volta al concetto di jihad. Che doveva essere una guerra globale islamica contro i governi corrotti del Medio Oriente e contro il potere occidentale che li appoggiava.

 

Qualche settimana dopo l’attentato alle Torri Gemelle , nell’ottobre del 2001, Bin Laden registrò un lungo messaggio che, in parte, chiariva gli obiettivi e le motivazioni del suo colpo più riuscito, nel cuore di Manhattan: “Ecco l’America, colpita da Dio Onnipotente in uno dei suoi organi vitali, tanto da distruggere i suoi più grandi edifici. Sia Grazia e gratitudine a Dio. L’America è stata colmata di orrore, da nord a sud, da est a ovest, e sia resa grazia a Dio che ciò che l’America sta assaggiando ora è solo un’imitazione di ciò che noi abbiamo assaggiato, in più di 80 anni di umiliazioni e disgrazie. Dio ha benedetto una piccola avanguardia di musulmani, la prima linea dell’Islam, affinché distruggessero l’America. Dio li benedica e conceda loro un posto supremo in Paradiso, poiché egli è l’unico che ha la capacità e il diritto di farlo. Quando questa avanguardia si è eretta in difesa dei loro figli più deboli, i loro fratelli e le loro sorelle della Palestina e di altre nazioni musulmane, il mondo è entrato in un grande clamore. E gli infedeli sono stati seguiti dagli ipocriti”. Il messaggio, recitato con calma, si concludeva così: “All’America e al suo popolo poche parole: giuro su Dio che l’America non vivrà in pace sinché la pace non regnerà in Palestina e prima che tutti gli eserciti di infedeli abbiano lasciato la terra di Maometto, la pace sia con lui. Dio è grande”.

La sua ultima localizzazione, prima della morte, risale al 2001, quando le intelligence americana e pachistana lo individuarono nella zona di Kandahar, in Afghanistan. Da quel momento divenne un’ombra, apparsa soltanto in video. Rivendicò gli attentati di Madrid, nel 2004, e di Londra, un anno dopo. Il suo ultimo messaggio ufficiale è datato 21 gennaio 2011: una minaccia diretta alla Francia. Bin Laden disse che avrebbe ucciso alcuni ostaggi se Parigi non avesse ritirato i suoi militari dall’Afghanistan.

Sul finire del 2008, il leader di al Qaeda diffuse un video dove, di fatto, accusava i governanti del mondo arabo, alleati con l’Occidente, di aver perso la Palestina con le trattative della conferenza di Annapolis. E aveva detto: “Non perdete la Palestina con le trattative di chi vi vende, la Palestina ritornerà a noi se ci appoggiamo alla nostra religione. L’embargo di Gaza è uno dei risultati della conferenza e sarete sottoposti all’embargo fino alla morte”.E nella guerra santa, poi, individuava “l’unica strada per non soffrire più”.

L’hanno chiamato in molti modi diversi. “Il Principe del terrore”, “l’impresario”, “Lo Sceicco del terrore”, “l’Emiro”, “Mujahid Shaykh“, che significa lo sceicco combattente, e “Hajji“, la parola che, in arabo, definisce il termine “pellegrino”. Sua madre, Alia Ghanem, disse al Guardian che suo figlio era un bravo ragazzo e che a cambiarlo furono delle persone incontrate all’università. “È diventato un uomo diverso allora”, dichiarò.

Morì all’1.09 del 2 maggio 2011 (data e ora del fuso pachistano), quando un plotone di 24 assaltatori appartenenti all’unità anti-terrorismo Devgru dei Navy Seal, i corpi speciali della Marina americana, con l’appoggio della Cia condussero un’operazione militare ad Abbottabad, non lontano da Islamabad, e lo uccisero.

La demolizione ultimo nascondiglio di Osama Bin Laden (LaPresse)

Viveva in una palazzina, insieme ad altri civili. Riuscirono a trovarlo grazie a delle azioni di spionaggio iniziate nel 2010. Del suo denaro, lasciò circa 27 milioni di euro in Sudan, un’eredità per finanziare il jihad e la sua battaglia personale.

Prima dell’attacco americano, lo diedero morto in diverse circostanze. Subito dopo l’11 settembre qualcuno sostenne che fosse morto di infarto. Rimase un’ombra per anni, fino alle sue sporadiche apparizioni in video. Al momento del suo decesso, otto anni fa, durante l’azione che gli americani hanno chiamato Operazione lancia di Nettuno, il Los Angeles Times lo descrisse come un uomo “nato nel lusso e morto come un paria”.