La corsa mondiale dello Sputnik V procede senza sosta, superando (quasi) ovunque gli ostacoli e i limiti della politica e della geopolitica, e l’andatura è particolarmente celere nello spazio postsovietico, in America Latina, in Africa e in Asia centrale. In quest’ultimo teatro, nell’elenco delle nazioni interessate all’acquisto del vaccino dell’Istituto Gamaleya è entrato l’Afghanistan.

Trattative all’orizzonte

Lo scorso mese è terminato egregiamente per il Cremlino: i Paesi dove lo Sputnik V è registrato ufficialmente sono saliti a quota 38 e la lista dei potenziali acquirenti si allunga con lo scorrere del tempo. L’ultima nazione interessata all’acquisto del vaccino dell’Istituto Gamaleya è l’Afghanistan, che a metà febbraio ha incaricato Said Tayeb Jawad, il proprio ambasciatore a Mosca, di inoltrare al Cremlino una richiesta di commessa urgente.

I negoziati tra Kabul e Mosca sono iniziati a gennaio, avviati informalmente dal settore privato afgano, e Jawad è entrato in scena per accelerare le tempistiche trasferendo la pratica a livello diplomatico. L’obiettivo dell’Afghanistan, invero, è di ricevere un carico di dosi il prima possibile in maniera tale da procedere con la vaccinazione dei segmenti più fragili della popolazione.

La decisione di delegare a Jawad il fascicolo vaccino si è rivelata saggia. Il 27, Mohammed Haneef Atmar, il capo della diplomazia di Kabul, ha dichiarato ai microfoni dell’agenzia Sputnik che il Cremlino, dopo aver considerato la richiesta di commessa, ha accordato alle autorità afgane un incontro per discutere dell’affare: dal prezzo alle modalità di consegna, dalle dimensioni dell’ordine alla possibilità di una produzione in loco.

La Russia e l’Afghanistan

L’Afghanistan riveste un ruolo pivotale nello scacchiere regionale, perciò la Russia dell’era Putin, edotta degli sbagli commessi dall’Unione Sovietica, negli anni recenti ha avviato una delicata opera di ricucitura diplomatica tentando di sfruttare gli errori di calcolo degli Stati Uniti e le opportunità offerte dall’ascesa della Cina quale protettore informale della tomba degli imperi.

L’evento spartiacque che ha incoraggiato il Cremlino a premere sull’acceleratore, però, è stato Euromaidan. È a partire da quel momento, dall’entrata coatta dell’Ucraina nell’orbita euroamericana, che la Russia ha riorientato definitivamente la propria agenda estera in direzione dell’Asia e reso prioritario il dossier Afghanistan. Di conseguenza, negli ultimi sette anni è aumentato in maniera esponenziale il ruolo giocato da Mosca nel processo di pace afgano, sono stati siglati accordi in materia di collaborazione diplomatica ed è stato raggiunto un equilibrio con coloro che contribuirono a velocizzare la caduta del gigante sovietico, ovverosia i Talebani.

Non deve sorprendere, alla luce del contesto generale, che il governo afgano abbia voluto rivolgersi alla Russia per l’acquisto del vaccino. Le relazioni internazionali sono variabili e volatili: il nemico al tempo uno può diventare un alleato al tempo due, e viceversa. Quel che, invece, resta perenne è la natura dell’Afghanistan di stato-crocevia e teatro di scontri egemonici; una natura corroborata dal fatto che, durante la pandemia, tra Cina, India, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Uzbekistan è stata battaglia degli aiuti umanitari.

Ciascuna delle soprascritte potenze ha partecipato attivamente al primo tempo della pandemia, inviando in dono tonnellate di mascherine, strumentazione ospedaliera e beni igienico-sanitari, ma soltanto Pechino e Nuova Delhi (e Mosca) hanno potuto accedere al secondo tempo, ossia quello dedicato alla strumentalizzazione del vaccino. Curiosamente, mentre dalla Russia si attende l’arrivo di un carico (pagato), India e Cina stanno applicando la diplomazia del dono al vaccino – la prima ha regalato 500mila dosi, la seconda ne ha promesse 400mila.