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Chi sono i Talebani

I Talebani sono un gruppo islamista ramificato soprattutto in Afghanistan. Dal 1996 al 2001 controllano la capita Kabul e le città più importanti, dopo l’intervento Usa successivo agli attentati delle Torri Gemelle vengono allontanati dal potere ma ancora oggi possiedono gran parte delle aree rurali. Il nome Talebani in lingua Pashtun vuol dire “studenti”. Essi infatti si definiscono studenti coranici con l’obiettivo di arrivare all’originaria interpretazione dell’Islam e del testo sacro dei musulmani. Sono in prevalenza di etnia Pashtun, la più diffusa in Afghanistan e in alcune aree del Pakistan. La loro visione religiosa viene definita radicale ed integralista.

Le ideologie più radicali in Afghanistan penetrano soprattutto durante la guerra contro l’Urss negli anni ’80. Mosca infatti invade il Paese nel 1978, questo attrae migliaia di combattenti islamisti da tutto il mondo. É in questa fase che emergono figure quali Osama Bin Laden e Ayman Al Zawayri. Tra i monti afghani sorgono numerose sigle che richiamano alla jihad, ossia la guerra santa contro gli invasori.

Tra i vari gruppi integralisti spicca anche Harakat-i Inqilab-i Islami, ossia il Movimento rivoluzionario islamico. Aderisce a questa sigla un giovane afghano di nome Mohammed Omar. Nato in un villaggio nei pressi di Kandahar, segue i membri del gruppo in diverse battaglie. Durante la guerra viene ferito quattro volte, in un’occasione perde anche un occhio. Terminato il conflitto con la cacciata dei sovietici nel 1989, Omar diventa un mullah in una madrasa della provincia di Kandahar.

La sua fama si deve a un episodio del 1994. In quella circostanza, il mullah Omar viene a conoscenza del rapimento di due ragazze compiuto da alcuni signori della guerra nel villaggio di Sang Hesar. Raduna quindi alcuni suoi seguaci per andare in loro soccorso. Si tratta di studenti coranici che vedono in Omar un vero e proprio leader spirituale. Gli uomini liberano le due ragazze e impiccano il responsabile del rapimento. Quegli studenti si fanno chiamare per l’appunto “Talebani” e, a prescindere dalla veridicità dell’episodio, la notizia ha molta presa nella popolazione afghana. Il perché è presto detto: in un Afghanistan in preda alle divisioni e senza un vero governo al potere, la liberazione di due ragazze dalla prepotenza di locali signori della guerra viene vista come una garanzia di affidabilità degli uomini del mullah Omar. Da quel momento in poi la popolarità dei Talebani è destinata ad aumentare.

Sono due le principali scuole di pensiero che forgiatno politicamente ed ideologicamente i Talebani: quella dei Deobandi e quella wahhabita. Si tratta di due visioni molto rigide dell’Islam, dove ad essere propagata è un’interpretazione letterale del Corano volta a far tornare la religione musulmana alla “purezza” delle origini. Nell’ideologia talebana, c’è quindi una fusione tra una visione islamica diffusa soprattutto nella penisola arabica, come per l’appunto il wahhabismo, ed una invece principalmente stanziata in India.

I Talebani si distinguono da molti gruppi integralisti anti sovietici perché lontani dal sufismo e molto più vicini ad una rigida applicazione dei loro principi islamici nella società. Sono infatti considerati eretici o non credenti gli sciiti, mentre sotto il profilo culturale sono vietate manifestazioni musicali e di intrattenimento, vi è inoltre il divieto di tagliarsi la barba o di vestire all’occidentale. La donna è ristretta ad un ambito meramente privato e per uscire da casa deve essere sempre accompagnata da un uomo ed indossare il burqa, un indumento che copre il corpo per intero lasciando soltanto una piccola rete davanti gli occhi. L’ideologia talebana è anche iconoclasta e non consente alcuna raffigurazione. É sulla base dell’interpretazione di questa rigida regola che, nel marzo del 2001, i Talebani demoliscono i Buddha di Bamiyan, statue plurisecolari scavate nella roccia e che rappresentavano uno dei simboli nazionali dell’Afghanistan.

C’è poi da considerare un aspetto più propriamente politico – etnico. I Talebani hanno come obiettivo quello di costituire un emirato in Afghanistan e, sotto questo punto di vista, essi sono apparsi anti nazionalisti. Tuttavia, il gruppo ha al suo interno soprattutto rappresentanti pasthun e questo fa del movimento un riferimento per il nazionalismo pasthun, etnia radicata in Afghanistan ed in diverse regioni del Pakistan. In tanti appoggiano quindi i Talebani nonostante non sposino le rigide interpretazioni dell’Islam.

Il contesto dell’Afghanistan di inizio anni ’90 è particolarmente delicato. Nel 1992 cade  il governo di Najibullah, il territorio è controllato da vari signori della guerra alcuni dei quali reduci dalla guerriglia anti sovietica. I Talebani iniziano a mettere radici nelle varie province a maggioranza Pasthun. Le loro promesse riguardano la sicurezza e la lotta alla corruzione. Ma l a spinta alla loro ascesa arriva anche dall’estero.

Dal Pakistan in primo luogo, Paese dove vivono molti cittadini di etnia Pasthun. Allo stesso tempo, l’ideologia wahhabita fa guadagnare ai Talebani le simpatie dell’Arabia Saudita. All’occidente il gruppo non fa particolare timore, anzi viene visto come un possibile unificatore di un Afghanistan ancora in mano ai signori della guerra. Tra il 1994 ed il 1995, i Talebani iniziano così rafforzarsi e conquistare gran parte delle province rurali. La svolta definitiva avviene il 26 settembre 1996: dopo mesi di assedio attuato dagli studenti coranici, la capitale Kabul capitola. In quella stessa notte, i talebani irrompono nella sede di rappresentanza dell’Onu della capitale afghana. Qui trovano l’ex presidente Najibullah ed il fratello. I due vengono prelevati, torturati e barbaramente assassinati con i due cadaveri esposti poco fuori la struttura in segno di monito. Inizio così il quinquennio di potere dei Talebani.

Alla fine del 1996 dunque l’Afghanistan è di fatto oramai interamente nelle mani degli studenti coranici. L’unica eccezione riguarda alcune province settentrionali rimaste nelle mani della cosiddetta Alleanza del Nord. Una volta al potere, i Talebani iniziano ad applicare quanto previsto dalla loro ideologia. Vengono banditi alcool, musica e intrattenimento, la donna deve circolare soltanto in compagnia di un uomo e coperta dal burqa. La legge fondamentale è la Sharia, ossia la legge islamica.

Quello talebano però non è un vero e proprio Stato. C’è sì un governo, ma non c’è un capo di Stato riconosciuto o un leader politico conclamato. A gestire il Paese è il leader spirituale, ossia il mullah Omar, il quale amministra da un piccolo ufficio posto a Kandahar. Soltanto tre governi in quel frangente riconoscono la leadership talebana in Afghanistan: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il gruppo rimane al potere fino alla fine del 2001, quando gli Usa intervengono a seguito degli attentati dell’11 settembre.

Washington decide di bombardare l’Afghanistan dopo l’11 settembre in quanto nel Paese è presente Osama Bin Laden, leader e fondatore di Al Qaeda. Con la sua organizzazione islamista Bin Laden rivendica gli attacchi contro gli Usa. Lo sceicco del terrore si trova nel Paese già da prima della conquista di Kabul da parte dei Talebani. Questi ultimi però acconsentono alla sua permanenza, permettendo inoltre di fare dell’Afghanistan la base di Al Qaeda. Tuttavia, tra Talebani ed Al Qaeda non ci sono sempre analoghe affinità di vedute sia da un punto di vista ideologico che strategico.

Quando Bin Laden diventa il nemico numero uno degli Stati Uniti, il regime talebano è automaticamente bersaglio della Casa Bianca. Un primo esempio di questa situazione si ha nell’agosto del 1998. In quel mese, Al Qaeda rivendica gli attentati compiuti giorno 7 contro le ambasciate statunitensi in Kenya ed in Tanzania. L’allora presidente Clinton autorizza un raid contro Bin Laden. Vengono presi di mira soprattutto presunti obiettivi di Al Qaeda in diverse province afghane. L’attacco, avvenuto il 25 di agosto, tuttavia non sortisce alcun effetto: il terrorista non viene individuato e, al contrario, la sua sopravvivenza alla reazione americana ne accrescono fama e popolarità nella galassia islamista.

Tre anni dopo Bin Laden alza il tiro, attaccando frontalmente e nel suo territorio gli Stati Uniti con gli attentati compiuti l’11 settembre 2001. L’azione terroristica contro le torri gemelle ed il Pentagono, rappresentano l’episodio più importante di inizio secolo. Da quel giorno in poi, inizia il conto alla rovescia in vista della reazione degli Usa contro l’Afghanistan dei Talebani.

Il 7 ottobre 2001, da Washington viene autorizzata l’operazione volta a rimuovere i Talebani dal potere. Il presidente George W. Bush accusa gli studenti coranici della responsabilità politica di dare protezione a Bin Laden. Gli Stati Uniti intervengono solo con raid aerei dando invece spazio all’Alleanza del Nord per i combattimenti terrestri.

I bombardamenti americani mettono in crisi le difese dei Talebani, i gruppi avversari quindi avanzano verso la capitale. Svolta decisiva del conflitto è la conquista di Kabul da parte dell’Alleanza del Nord il 12 novembre 2001. I Talebani continuano a difendersi nella roccaforte Kandahar, caduta soltanto all’inizio del 2002.

Nonostante l’arrivo in Afghanistan di una coalizione internazionale a guida Usa, con una missione della Nato resa operativa subito dopo la fine del regime talebano, il gruppo islamista non molla la presa. A Kabul intanto si insedia nel 2002 un nuovo governo guidato da Hamid Karzai, eletto poi presidente nel 2004 grazie alle prime consultazioni organizzate dopo la caduta dei Talebani. Ma le nuove istituzioni afghane non prendono realmente il controllo del territorio. Al contrario, le zone rurali rimangono sempre in mano agli studenti coranici.

Anche perché i principali vertici talebani non vengono catturati. Il Mullah Omar, latitante per diversi anni, viene dato per morto nel 2013 a seguito di una malattia. Il leader talebano ha guidato l’organizzazione fino al giorno del suo decesso, avvenuto in Pakistan. I Talebani contro le forze Nato e contro il nascente esercito locale, applicano la tecnica della guerriglia. A farne le spese sono anche i militari italiani, presenti qui a partire dal 2002. Operativi soprattutto nella provincia di Herat, l’Italia a fine missione, avvenuta nel 2021, piange 53 caduti.

Con l’avvento alla Casa Bianca di Donald Trump nel gennaio del 2017, gli Usa avviano un ridimensionamento della propria presenza in medio oriente. Una prospettiva che, a medio termine, coinvolge anche l’Afghanistan. Dopo alcune trattative informali e segrete tra Usa e rappresentanti talebani, con la mediazione del Qatar nella cui capitale vi è una rappresentanza diplomatica del gruppo islamista, nel 2019 arriva la svolta. Vengono messe in campo vere e proprie trattative tra le due parti. Il 29 febbraio del 2020 si ha un primo accordo tra Stati Uniti e Talebani proprio a Doha. Le intese prevedono, tra le altre cose, un periodo di cessate il fuoco, a cui devono seguire le liberazioni di decine di combattenti talebani rinchiusi nelle carceri afghane e dialoghi di pace tra il gruppo islamista ed il governo.

Il tutto per consentire poi agli Stati Uniti di pianificare, specialmente nella seconda parte del 2020, un ritiro dal Paese dopo 19 anni di guerra. In poche parole, visto il controllo di vaste aree dell’Afghanistan, ai Talebani è riconosciuto un ruolo politico ed il gruppo è incluso all’interno del panorama istituzionale del Paese asiatico. Il tutto ovviamente se i patti siglati in Qatar verranno rispettati.

Il successore di Donald Trump alla Casa Bianca, Joe Biden, conferma gli impegni per il ritiro. Anzi, l’addio delle truppe Usa dall’Afghanistan è fissato simbolicamente per l’11 settembre 2021, ventesimo anniversario degli attacchi alle Torri Gemelle. Nel frattempo già altri Paesi, tra cui l’Italia, hanno lasciato il Paese. Il tutto mentre i talebani sembrano avanzare. Più del 50% del territorio è nelle loro mani, l’esercito locale spesso depone le armi prima di combattere e lascia passare gli studenti coranici.

I patti con il governo, al di là di uno scambio di prigionieri, non sembrano essere rispettati. I Talebani potrebbero quindi riprendere il potere senza passare dagli accordi con le istituzioni locali, così come previsto a Doha. In occidente questa situazione non viene vista in modo del tutto negativo. I Talebani infatti sono schierati per motivi soprattutto ideologici contro l’Isis, le cui cellule provano da anni ad infiltrarsi in Afghanistan. Dunque il gruppo viene paradossalmente visto come possibile antidoto contro i miliziani del califfato islamico, al momento primo nemico nella lotta al terrorismo. La possibile nuova avanzata talebana reca con sé invece molte perplessità tra le associazioni che si occupano diritti umani. C’è il rischio, secondo molte Ong, di ulteriori violazioni dei diritti soprattutto nei confronti della libertà delle donne. Desta inoltre timore un’eventuale nuova applicazione su vasta scala della Sharia.