Nella giornata del 21 gennaio i governi di Azerbaigian e Turkmenistan hanno gettato le fondamenta per l’inizio di una nuova era – un’era all’insegna della cooperazione potenziata nei settori strategici – siglando un memorandum d’intesa avente come oggetto lo sviluppo congiunto di un importante (e contestato) giacimento di idrocarburi nel Mar Caspio.

Il documento permetterà di risolvere uno dei più celebri contenziosi dell’area caspica in maniera costruttiva e giovevole per entrambe le Parti, che agli egoismi nazionali hanno preferito ed anteposto il bene comune nella consapevolezza che il giacimento, in ragione delle sue dimensioni titaniche, genererà opportunità reciprocamente vantaggiose e spianerà loro la strada per un ancoraggio duraturo al mercato europeo dell’energia.

Il contenuto del memorandum

Il memorandum d’intesa reca le firme di Jeyhun Bayramov e Rashid Meredov, rispettivamente ministro degli esteri di Azerbaigian e Turkmenistan, ed è stato firmato ad Ashgabat nel corso di una videoconferenza alla quale hanno partecipato da remoto il presidente azero, Ilham Aliyev, e il suo omologo turkmeno, Gurbanguly Berdimuhamedov.

La presenza dei due capi di Stato è indicativa della storicità del momento: il memorandum, in effetti, è una pietra miliare nelle relazioni bilaterali fra Baku e Ashgabat poiché, risolvendo la questione del giacimento conteso nel Mar Caspio, è caduto il principale ostacolo allo sviluppo di un rapporto basato sul dialogo e sulla cooperazione e che ha il potenziale di incidere sull’intera macro-area Europa-Caucaso meridionale-Asia centrale.

La disputa è stata chiusa nell’unica maniera praticabile: sostituire le rivendicazioni di proprietà esclusiva sul deposito, scoperto in epoca sovietica (1986), con attività di esplorazione e sviluppo di natura congiunta. Le parti, in breve, attingeranno equamente dal giacimento che, numeri alla mano, premette e promette di recare loro un giovamento di lunghissima durata: 70–100 milioni di tonnellate di petrolio, e riserve di gas naturale di cui a breve, con l’allestimento delle prime perlustrazioni comuni, si potranno appurare le dimensioni.

Le ricadute

Un lavoro diplomatico durato diversi anni ha reso possibile che il motivo di discordia diventasse ragione di una amistà – da qui la scelta di un nome suggestivo per il deposito, Dostlug (termine che ha il significato di amicizia in entrambe le lingue) – che permetterà al Turkmenistan di diventare parte integrante del cosiddetto Corridoio meridionale del gas e all’Azerbaigian di consolidare lo status di potenza energetica e i ruoli di nuovo perno del mercato europeo degli idrocarburi e punto di transito indispensabile tra Vecchio Continente e Turkestan.

Non è da escludere, a questo punto, che il memorandum possa rappresentare il primo passo verso la realizzazione del Gasdotto Transcaspico, un progetto di cui si discute dalla seconda metà degli anni ’90 e sino ad oggi rimasto su carta a causa dei dissidi fra Baku e Ashgabat. Superata la questione del Dostlug, però, l’estensione del dialogo in nuovi settori e il recupero di antiche ambizioni risulteranno fisiologici – del resto, Aliyev ha preannunciato ricadute in termini di trasporto e logistica.

Il Gasdotto Transcaspico potrebbe tornare al centro del dibattito perché la sua realizzazione non riguarda solamente Azerbaigian e Turkmenistan, ma anche e soprattutto il resto dell’Asia centrale, l’Unione europea e gli Stati Uniti. Il gasdotto, infatti, è stato ideato per dare vita ad una rete di trasporto unica azero-turkmena, agganciabile a Nur-Sultan, che, aggirando completamente Russia e Iran, permetterebbe al Vecchio Continente di ridurre a livelli critici gli acquisti dai suscritti e di rifornirsi massicciamente dai ricchi giacimenti di idrocarburi degli -stan.

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