Il vaccino russo Sputnik V, in attesa di conoscere il destino che lo attende da parte delle autorità mediche europee, conosce una crescente popolarità a livello globale. Il siero realizzato dalle autorità mediche e scientifiche di Mosca in risposta al Covid-19 è nell’interesse dell’Ungheria di Viktor Orban, è stato dato per la prima volta a un Paese straniero, la Bielorussia, il 21 dicembre, raggiunge Paesi remoti come Nepal e Arabia Saudita ma ha nel contesto latinoamericano il suo teatro di gioco più favorevole.

Analogamente a quanto posto in essere dalla Cina tra Asia orientale ed Africa, per la Russia la questione della diffusione del proprio vaccino ha una valenza non solo sanitaria ma anche politica e di prestigio. Vale lo stesso per i vaccini occidentali (pensiamo alla guerra degli Usa contro il vaccino britannico AstraZeneca) e sarebbe ingenuo pensare che non possa essere così anche per attori intenti a costruirsi solidi ancoraggi politici, diplomatici e commerciali fuori dalle sfere occidentali.

L’Economist si è mostrato sorpreso, celando un filo di ipocrisia in tal senso, per la valenza politica del vaccino per la Russia in un contesto tanto delicato come quello latinoamericano, ove l’influenza degli Stati Uniti e dei loro alleati é perennemente messa in discussione dai legami sempre più stretti che i Paesi della regione mantengono con gli sfidanti geopolitici di Washington. Il vaccino Sputnik é in un certo senso simile a quello AstraZeneca, basato sugli adenovirus e su i virus che causano la normale influenza, non sul mRna come i “concorrenti” Pfizer e Moderna. Da questa proprietà discende una certa flessibilità nella capacità di trasporto e stoccaggio.

Anche per questo, dose dopo dose, l’America Latina sta venendo conquistata dallo Sputnik V. Come riporta Formiche, “il Brasile produrrà il vaccino tramite la farmaceutica Unione Chimica” e sarà l’hub industriale per tutta la regione della produzione che sarà poi “venduta e distribuita in Bolivia, Argentina e altri Paesi della regione, nonostante ancora non siano cominciate le prove della fase clinica 3”. SinoVac e AstraZeneca sono gli altri due vaccini su cui, per complementarietà, il governo di Jair Bolsonaro si sta orientando. L’Argentina di Alberto Fernandez vaccina già in massa con lo Sputnik V, e secondo il governo di Buenos Aires sono da ascrivere a manipolazioni e fake news le voci di un picco anomalo di reazioni avverse, a dire il vero ancora tutto da chiarire. Il Clarin sostiene che il numero di dosi attese nel Paese sarà di circa 20 milioni in tutto e il governo, come ha detto Fernandez ai media russi, vorrà in futuro assicurarsi una quota della produzione vaccinale ottenendo le tecnologie russe.

Parliamo di una partita strategica destinata a far pesare la sua influenza sul lungo periodo. Stati come la Russia e la Cina stanno prendendo in contropiede diversi Paesi occidentali, comprensibilmente intenzionati a frenare la corsa devastante della pandemia nei loro territori, facendo leva sul valore geopolitico dei vaccini. Open fa notare che “le principali case farmaceutiche dovrebbero produrre in totale circa 12 miliardi di dosi nel 2021″, di cui “circa 9 miliardi sono già state opzionate da un numero ristretto di Paesi, ovvero Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia e i Paesi membri dell’Unione europea”. Russia e Cina, assieme all’India che sta facendo fruttare la sua natura di hub industriale farmaceutico di rilevanza globale, optano per una strategia mista. Aprendo anche all’aiuto a Paesi in via di sviluppo o che non potrebbero ottenere la quota desiderata degli antidoti anti-Covid.

Nell’era della competizione globale ci saranno teatri di scontri dove la lotta per risorse, posizioni geopolitiche e influenze diplomatiche si farà serrata e sarà condotta con ogni mezzo. L’America Latina é uno di questi. E non a caso la Russia, che deve fare della proiezione all’estero un fattore di resistenza contro trend di lungo periodo che la condannano al declino, sfrutta con sagacia il versante sanitario per ottenere future sponde politiche in una regione tradizionalmente cortile di casa degli Usa.