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In Africa si sta scrivendo un capitolo fondamentale della competizione tra le grandi potenze del globo sin dagli albori della pandemia di Covid19. Russia, Cina, Stati Uniti, Turchia, ma anche Francia e petromonarchie della penisola arabica; sono numerosi gli attori che stanno tentando di espandere la loro influenza nel continente attraverso la diplomazia sanitaria.

Russia e Cina, in particolare, dopo aver dominato la prima fase della pandemia grazie ad un’imponente campagna umanitaria, stanno guidando anche la seconda e ultima fase, la più importante, quella della grande distribuzione dei loro vaccini contro il Covid19.

La diplomazia sanitaria della Russia

La Russia sta portando avanti due strategie in simultanea, che, per quanto separate, sono strettamente interconnesse. La prima è di carattere bilaterale e mira a raggiungere accordi con i singoli Paesi per la sperimentazione, la produzione e la distribuzione in loco.

La seconda è di natura multilaterale e vede la Russia coinvolta in un canale di dialogo con il Centro dell’Africa per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Africa CDC), l’agenzia di sanità pubblica dell’Unione Africana, con l’obiettivo di trattare a livello sovranazionale per accelerare la distribuzione a livello nazionale dei vaccini russi contro il Covid19, lo Sputnik V e l’EpiVacCorona.

La strategia degli accordi bilaterali sta dando i primi frutti, sia nel Maghreb che nel corno d’Africa. Lo scorso settembre il Marocco ha siglato un accordo con il Fondo di Investimento Diretto Russo (RDIF) per l’acquisto di dosi dello Sputnik V utili a vaccinare oltre il 20% della popolazione. Il documento ha spianato la strada ad una collaborazione più ampia, estesa ed ambiziosa; Rabat, infatti, vorrebbe utilizzare la rete di contatti di Galenica, la casa farmaceutica più grande del Paese, per “distribuire lo Sputnik V in tutti quei mercati africani dove la compagnia ha collaboratori e legami affaristici di lunga data”.

Il piano del governo marocchino ha attratto l’interesse di Mosca e nel mese di novembre sono iniziate ufficialmente le trattative per permettere la trasformazione di Rabat nel centro di smistamento e distribuzione dello Sputnik V nel continente africano.

Vi è poi l’Etiopia, che ha invitato la Russia ad aprire un centro di produzione all’interno dei propri confini, sottolineando come tali dosi potrebbero essere utilizzate sia per vaccinare l’intera popolazione del Paese, pari a 110 milioni di persone, che per l’esportazione nel resto del continente. Come il Marocco, in breve, anche l’Etiopia vorrebbe diventare un centro di distribuzione.

L’elenco dei Paesi che hanno raggiunto degli accordi per l’acquisto di lotti e/o per la formazione di partenariati nel campo della ricerca, però, è più lungo e include, tra gli altri, Egitto, Nigeria, Kenya e Algeria. Ed è in questo contesto che entra in gioco l’Unione Africana, con la quale la Russia ha instaurato un canale di comunicazione per accelerare la distribuzione dello Sputnik V. Secondo John Nkengasong, direttore dell’Africa CDC, che il 24 novembre ha partecipato alla video-conferenza “Bloomberg Invest Africa”, il tentativo del Cremlino è andato a buon fine perché l’organizzazione internazionale “è pronta a lavorare con loro”.

La diplomazia sanitaria della Cina

La Cina è protagonista indiscussa della battaglia degli aiuti umanitari in Africa sin dallo scoppio della pandemia, perciò l’inizio della seconda e ultima fase è stato accolto con relativa serenità. Una vera competizione tra la Cina e le grandi potenze, in realtà, non ha mai avuto luogo, perché l’Africa è stata al centro di una campagna umanitaria imponente e senza interruzioni, coordinata intelligentemente da agenzie statali e grandi privati, che ha investito ogni singolo Paese del continente.

Come la Russia, anche la Cina ha avvicinato l’Africa CDC per facilitare l’intera opera di distribuzione del futuro vaccino su scala continentale e accorciarne le tempistiche; contrariamente ad essa, però, non si tratta di un modo con cui aggirare l’ostacolo della possibile diffidenza a livello bilaterale. Pechino, infatti, avendo inviato ingenti donazioni a ciascuno dei 54 stati che compongono l’Africa, non sta avendo difficoltà a concludere accordi per la sperimentazione in loco del CoronaVac e non ne avrà per la sua distribuzione. Il Kenya, ad esempio, ha effettuato un pre-ordine di CoronaVac, che riceverà in modalità prioritaria al termine degli accertamenti.

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