Chi era Sayyid Qutb, il padre dell’islam politico

L’epopea del terrorismo islamista non ha avuto inizio con Osama bin Laden e Al-Qāʿida e, molto probabilmente, non finirà con l’estinzione dello Stato islamico. Petrodollari e wahhabismo rappresentano una parte del problema, aggravato dall’incapacità delle società di integrare ogni loro membro, ma la verità è che l’ideologia del terrore continuerà a prosperare e ad ispirare le gesta di improbabili califfi e attentatori perché essa vive in alcuni libri che vengono tramandati di generazione in generazione.

Quei libri, contrariamente a quanto si crede in linea generale, non sono il Corano e la Sunna, i cui versetti (sure) e detti del profeta Maometto (hadith) ivi contenuti vengono strumentalizzati dagli imam estremisti per legittimare omicidi e attentati. Quei libri che hanno ispirato fanatismo, culto della morte, antioccidentalismo e voglia di scontro di civiltà, sono stati pubblicati ai primordi della globalizzazione e portano le firme dell’egiziano Sayyid Qutb, del palestinese Abdullah Yusuf Azzam e del pakistano Abul Ala Maududi.

Azzam fu il teorico del “jihad globale” e mentore di bin Laden e Ayman al-Zawahiri, Maududi fu colui che diede inizio al risveglio islamico che nel secondo dopoguerra travolse l’Asia meridionale e il Sudest asiatico, mentre Qutb fu colui che riportò in vita la Fratellanza musulmana, tradusse in termini politici le battaglie culturali e sociali dell’islam – di fatto fu il fondatore dell’islam politico contemporaneo – e, ultimo ma non meno importante, formulò l’intera cornice intellettuale dalla quale hanno attinto, negli anni, le principali organizzazioni terroristiche dell’internazionale jihadista, da Al Qaida allo Stato Islamico.

Sayyid Qutb, nome completo Sayyid Ibrahim Hussain Shadhili Qutb, nacque nello sperduto villaggio di Musha, Egitto meridionale, il 9 ottobre 1906. Figlio di una famiglia di proprietari terrieri molto religiosa, Qutb si distinse sin dalla più tenera età per le doti intellettive particolarmente precoci e sviluppate che gli valsero la fama di bambino prodigio.

All’età di dieci anni imparò il Corano a memoria, ma quella conoscenza perfetta del testo sacro dell’islam non produsse alcun effetto nel campo spirituale: Qutb, infatti, si contraddistinse dalla gioventù dell’epoca in quanto critico del modello di società auspicato dall’islam e dell’istruzione affidata agli imam.

Coerentemente con il proprio credo giovanile, ribelle verso la famiglia e ostile alla religione, nel 1929 si trasferì a Il Cairo, la capitale, per frequentare un istituto di formazione britannico. Concluso il ciclo di studi, nel 1933 iniziò la carriera di insegnante, dedicandosi prevalentemente al recupero dal dimenticatoio di poesie e classici della letteratura islamica medievale. Sei anni dopo, nel 1939, fu promosso funzionario presso il Ministero dell’Istruzione.

 

Ad un anno dalla promozione avvenne qualcosa di importante nella vita di Qutb: un incontro metafisico con Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912. Carrel, ateo redento, rigettò i valori edonistici e materialistici dell’Occidente moderno in seguito ad un viaggio a Lourdes. Una volta convertitosi al cattolicesimo, Carrel si lasciò alle spalle la carriera da chirurgo per darsi alla scrittura, utilizzata come mezzo per descrivere il proprio cambiamento e denunciare la presunta decadenza della civiltà occidentale.

A colpire Qutb non fu tanto la storia dello scienziato razionale e ateo che scoprì la fede assistendo in diretta ad un miracolo, quanto la lettura de L’uomo, questo sconosciuto. Il libro, pubblicato da Carrel nel 1935, rimase in cima alle classifiche sino al 1945 ed esercitò un’influenza profonda e duratura sull’insegnante egiziano. Gli studiosi che hanno indagato sulla vita di Qutb concordano: il pensiero antimoderno, antioccidentale e simil-spengleriano dell’autore francese, esposto in maniera estesa nel testo suscritto, ha avuto un ruolo-chiave nel provocare un risveglio spirituale in lui. Carrel è, infatti, l’autore non-islamico più citato nelle opere e nelle interviste di Qutb.

Nel 1948 Qutb partì alla volta di Greeley, Colorado, per perfezionare il proprio profilo accademico all’Università del Colorado settentrionale. Il soggiorno di due anni, frutto della vittoria di una borsa di studio per soggetti meritevoli, portò a compimento quel percorso di rielaborazione intellettuale iniziato con la lettura di Carrel.

Fu negli Stati Uniti, paradossalmente, che Qutb iniziò ad abbracciare e a valorizzare la religione di famiglia e del suo popolo, a lungo criticata. A Greeley, nel 1949, il pensatore egiziano pubblicò una delle sue opere più importanti, “La giustizia sociale nell’islam” (Al-‘adala al-Ijtima’iyya fi-l-Islam).

Rientrò in Egitto nel 1950 come un uomo radicalmente diverso, plasmato dall’aver visto gli Stati Uniti in lungo e in largo, da Washington D.C., dove si recò per studiare al Wilson Teachers’ College, a San Francisco, dove si recò per studiare all’università di Stanford, e dall’aver vissuto lo stile di vita americano (American way of life).

L’esperienza statunitense avrebbe dovuto formare positivamente Qutb, supportandolo nell’avanzamento di carriera, ma fu vissuta come un trauma destinato a lasciare un’impronta indelebile nella sua visione del mondo, più in particolare della civiltà occidentale. Una volta rincasato rassegnò le dimissioni dagli incarichi pubblici ed entrò a far parte dei Fratelli Musulmani, dai quali fu assunto come capo redattore del loro settimanale ufficiale, “Al-Ikhwan al-Muslimin“.

Nel 1951 diede alle stampe “L’America che ho visto” (The America I Have Seen), che si sarebbe rapidamente rivelato un successo in termini di vendite. In quel libro, che ancora oggi è uno dei pilastri della letteratura islamista di stampo antioccidentale, Qutb descrisse gli Stati Uniti come una nazione fondata sul peccato, sull’odio e sulla falsità. I suoi abitanti, secondo il pensatore egiziano, avevano una propensione alla promiscuità sessuale, alla superficialità, all’individualismo e all’attaccamento alla materia e al denaro.

Altrettanto criticabile era il sistema sociale americano che, secondo Qutb, sarebbe stato basato sull’esaltazione del “brutto” nell’arte, sugli eccessi del capitalismo e sul razzismo. Ultimo ma non meno importante, un altro motivo per cui Qutb aveva sviluppato una profonda insofferenza verso gli Stati Uniti era lo schieramento filosionista della popolazione e della politica.

23 luglio 1952, data spartiacque nella storia dell’Egitto moderno. Il generale Mohammed Naguib e il colonnello Gamal Abdel Nasser svegliano dal sonno il Movimento degli ufficiali liberi (al-Ḍubbāt al-Aḥrār), un gruppo golpista nel seno delle forze armate, e pongono fine all’esperienza monarchica, detronizzando re Faruk e instaurando un sistema repubblicano.

La reazione iniziale dei Fratelli Musulmani è di giubilo: l’organizzazione credeva che Naguib e Nasser avrebbero modellato il nuovo stato seguendo i dettami coranici. L’aspettativa, che presto si sarebbe rivelata falsa, era anche legata al fatto che, nell’ante-golpe, Nasser aveva avuto una serie di incontri con Qutb durante i quali si era discusso della rivoluzione.

Il carisma e la popolarità di Qutb, però, non ebbero alcuna presa su Nasser, il quale, anzi, adottò un’ideologia basata su un nazionalismo laico, socialisteggiante ed enfatizzante l’identità araba in luogo dell’identità islamica. Nei piani iniziali dei rivoluzionari, comunque, non era in programma alcuna persecuzione nei confronti della Fratellanza Musulmana; fu la decisione di Qutb di rompere ogni rapporto con Nasser, rifiutando anche l’offerta allettante di guidare un ministero, a determinare l’inizio di una rivalità che, presto, sarebbe terminata nel sangue.

Nel 1954 le autorità sgominarono una presunta cospirazione orchestrata dai Fratelli Musulmani per eliminare fisicamente Nasser e sfruttare il conseguente momento di caos per condurre una rivoluzione islamista e abbattere la repubblica. La veridicità del piano continua ad essere oggetto di dibattito, ma è noto è l’episodio funse da apripista ad una stagione di dura repressione, caratterizzata da arresti, torture ed esecuzioni extragiudiziali, che portò l’organizzazione sull’orlo dell’estinzione.

Qutb, che fu arrestato poco tempo dopo la scoperta del presunto complotto, scrisse le sue opere più popolari durante il periodo di detenzione: All’ombra del Corano (Fi Zilal al-Qur’an) e Pietre miliari (Ma’alim fi-l-Tariq). Il primo libro è un’opera monumentale di lettura e spiegazione del testo sacro islamico, che gode di un apprezzamento universale, il secondo è il manifesto dell’islam politico che ha ispirato intere generazioni di jihadisti, a partire da Azzam e bin Laden fino ad Abu Bakr al-Baghdadi.

Fu rilasciato verso la fine del 1964 su intervento dell’allora primo ministro iraqeno, Abdul Salam Arif, ma fu arrestato nuovamente nell’agosto dell’anno successivo con l’accusa di aver minato le fondamenta dello stato democratico attraverso la pubblicazione di Pietre miliari. Nel corso del processo, durante il quale riemersero accuse di un complotto ai danni dei personaggi-chiave delle istituzioni, a Qutb fu anche chiesto (senza successo) di rigettare pubblicamente il contenuto del libro.

Ritenuto colpevole di ogni capo d’imputazione presentato dall’accusa, Qutb fu condannato a morte. L’esecuzione, avvenuta per impiccagione, avvenne il 29 agosto 1966.

“Se guardiamo alle fonti e alle fondamenta degli stili di vita moderni, appare chiaro che l’intero mondo è entrato nella Jahiliyyah e che tutte le meravigliose comodità materiali e le invenzioni di alto livello non fanno diminuire questa ignoranza”; questo è uno dei passaggi centrali di Pietre miliari, il manifesto dell’islam politico scritto dal pensatore egiziano durante la detenzione, poiché condensa in poche righe i concetti-chiave del qutbismo.

Jahiliyyah, nel lessico islamico, è il termine con cui si fa riferimento alla condizione di ignoranza in cui avrebbe vissuto l’umanità prima dell’arrivo di Maometto. Qutb non è stato il primo pensatore musulmano a credere che quella condizione di ignoranza non sia stata completamente abbattuta, ma a lui va il merito di aver sviluppato un’analisi critica della contemporaneità attorno a tale concetto.

Essendo il mondo, incluso quello islamico, pervaso dall’ignoranza, ne consegue che, secondo Qutb, l’unica via possibile per la salvezza sia il recupero della fede degli antenati e, una volta acquisita, la sua trasmissione al resto della società. Vincere la jahiliyyah, però, non è affatto semplice, perché essa è stata istituzionalizzata e ha un impatto corruttivo considerevole sugli esseri umani.

Ed è a questo punto che entra in gioco il jihad, che nella visione di Qutb assume la valenza di lotta fisica, tanto difensiva quanto offensiva, ai fini della restaurazione del puro islam. Non sarà soltanto l’esempio dei credenti a convincere la massa ad uscire dall’ignoranza; la massa andrà spronata per mezzo dell’attivismo e, laddove possibile, della lotta armata. Inoltre, e questo è un passaggio fondamentale del qutbismo, tra islam e jahiliyyah non può esserci pace né compromesso: l’uno dovrà, infine, prevalere sull’altro.

Curiosamente, Pietre miliari non si apre parlando di islam, ma di Occidente. Qutb, che come si è visto fu grandemente influenzato da un pensatore europeo ed ebbe modo di vedere gli Stati Uniti e il Vecchio Continente, era consapevole dei traguardi raggiunti dalla civiltà occidentale nel corso dei secoli ed era fermamente convinto della necessità di preservarli.

L’Occidente, poiché ormai “privo di quei valori vitali che gli hanno consentito di guidare l’umanità”, era visto da Qutb come una civiltà giunta al capolinea, incapace di dare un contributo costruttivo al benessere collettivo dell’uomo. Sarebbe spettato all’islam l’onere-onore di “preservare e sviluppare i frutti materiali del genio creativo dell’Europa” e guidare il mondo verso la rinascita, ovvero il superamento della jahiliyyah. Quest’ultimo punto è estremamente importante e si è dimostrato, inoltre, il più incompreso da coloro che hanno raccolto l’eredità di Qutb.

Il pensatore egiziano non anelava alla distruzione dell’Occidente che, anzi, ringraziava per il contributo fondamentale dato “nelle scienze, nella cultura, nel diritto e nella produzione materiale, grazie al quale l’umanità ha progredito verso vette elevate di creatività e comodità materiale”; egli ambiva a sostituirlo con l’islam poiché ritenuto “l’unico sistema che possiede quei valori [vitali] ed uno stile di vita […] in armonia con la natura umana, positivo e costruttivo”.

Qutb non auspicava, quindi, alla morte e alla distruzione nel nome dell’odio religioso e del nichilismo, ma ad una battaglia fisica e spirituale da combattere simultaneamente contro la civiltà occidentale, grande ma condannata alla decadenza, e quella islamica, florida, forte del fatto di essere custode della vera religione eppure afflitta anch’essa dai mali della jahiliyyah.

Daniel Benjamin, coordinatore per l’antiterrorismo durante la prima presidenza Obama, ne “The Age of Sacred Terror“, un libro del 2005 sulle origini ideologiche del terrorismo islamista post-guerra fredda, scrive che “Qutb è stato colui che ha fuso insieme gli elementi centrali dell’islamismo moderno: i takfir del kharigismo, le fatwe e le prescrizioni di Ibn Taymiyya, il salafismo di Rashid Rida, il concetto odierno di jahiliyyah di Maududi e l’attivismo politico di Hassan al-Banna”.

Il pensiero qutbista sulla giustizia sociale di stampo islamico continua ad essere il pilastro su cui reggono i programmi sociali della Fratellanza Musulmana, mentre la rielaborazione del concetto di jihad quale strumento di lotta, sia offensiva che difensiva, ha superato i confini del mondo sunnita ed è stato oggetto di studio, apprezzamento e accoglimento in Afghanistan, presso i Talebani, e nell’Iran rivoluzionario, dove i lavori di Qutb sono tradotti in lingua farsi dall’ayatollah Ali Khamenei e hanno periodicamente luogo conferenze sull’attualità del qutbismo.

L’influenza più significativa e perniciosa è stata esercitata nel mondo dell’islam radicale. Muhammad Qutb, fratello di Sayyid, nel dopo-esecuzione si trasferì in Arabia Saudita, dove ottenne una cattedra in studi islamici all’università Re Abdulaziz di Gedda. Fu precisamente lì che Muhammad popolarizzò gli insegnamenti del fratello defunto, avendoli trasformati nell’oggetto di studio ed esame del suo corso, plasmando e plagiando un’intera generazione. È noto che tra gli studenti iscritti al corso di Muhammad Qutb vi fossero i futuri padrini di Al-Qāʿida, Azzam, Zahawiri e bin Laden.

Forse, però, l’unico modo per capire realmente quale sia stato il peso del pensiero di Qutb nell’architettura dell’internazionale jihadista è una lettura dei passaggi a egli dedicati nel Rapporto della Commissione sull’11 settembre. Lì, Qutb, viene descritto come l’ispiratore di bin Laden e, più in generale, della visione distruttrice di Al-Qāʿida.

Al pensatore viene riconosciuto il merito di aver idealizzato una visione duale e manichea del mondo che ha condizionato in maniera profonda bin Laden e i suoi seguaci. Quella visione, dove l’islam è rappresentante del bene e della purezza e la jahiliyyah è fonte di barbarie e peccato, è particolarmente potente perché non lascia spazio all’ignavia, al temporeggiamento e/o al compromesso. Come è scritto nel rapporto, “non esiste una via di mezzo in quella che Qutb concepì come la battaglia tra Dio e Satana. Ogni musulmano, perciò, dovrebbe armarsi e unirsi al combattimento. E ogni musulmano che rifiuta le sue idee è soltanto un altro noncredente meritevole di distruzione”.