La pandemia può essere considerata al tempo stesso una tragedia ed un’irripetibile opportunità per la Turchia. Infatti, mentre l’emergenza sanitaria all’interno dei confini nazionali rappresenta indubbiamente un problema non di poco conto, l’arrivo del Covid19 nei Balcani, nel Caucaso meridionale e in Asia centrale ha rappresentato per Ankara, l’occasione ideale per espandere in maniera straordinaria la propria influenza in queste aree.

Il contesto

La Turchia ha ricevuto richieste di aiuto da più di 90 paesi ed è riuscita, finora, a soddisfarne quasi la metà. Mentre l’attenzione è rivolta sul protagonismo nei Balcani, dove Ankara sta svolgendo un ruolo da co-protagonista insieme alla Cina, grandi manovre sono in corso anche nell’Asia centrale ex sovietica. Gli -stan rivestono un’importanza di prim’ordine nell’agenda estera turca per ragioni storiche, culturali, linguistiche, etniche e, ovviamente, geopolitiche.

La caduta dell’Unione Sovietica ha consentito ad Ankara di espandersi rapidamente e silenziosamente, costruendo una fitta rete a base di organizzazioni non governative, università e scuole private, moschee, enti religiosi e centri culturali, che ha contribuito ad erodere in maniera considerevole l’influenza russa sugli -stan che, oggi, affronta l’aumento preponderante di sentimenti antagonisti come il panturchismo ed il nazionalismo islamico.

Mentre il Direttorato degli Affari Religiosi (Diyanet) e l’Agenzia Turca per lo Sviluppo (Tika) si occupano, rispettivamente, di finanziare moschee e scuole religiose e di portare avanti progetti umanitari e di cooperazione, sono state fondate altre entità, come l’influente Consiglio Turco, impegnate nel traslamento del panturchismo dalla dimensione ideologica a quella politica.

La pandemia come opportunità

Il Covid19 è arrivato in Asia centrale ma la situazione, al momento, è meno drammatica rispetto all’Europa e ciò è probabilmente legato al fatto che i regimi al potere negli -stan hanno optato per strategie basate sulla prevenzione sin dalla comparsa dei primi contagi, in seguito ai quali sono state introdotte quarantene su larga scala, punizioni severe per i trasgressori ed è stata applicata la tecnologia della sorveglianza per monitorare la situazione.

Allo scoppio della pandemia, i paesi membri del Consiglio Turco hanno agito in maniera ordinata, concertata e nel quadro dell’organizzazione, unendosi anche in video-conferenza il 10 aprile. Ankara ha dato il via libera all’assistenza umanitaria, inviando kit diagnostici in Azerbaigian e trasformando l’ospedale per l’amicizia turco-kirghisa di Bishkek nel centro operativo della battaglia del governo kirghiso al Covid-19.

Come già accaduto nei Balcani, i grandi privati turchi stanno sostenendo la diplomazia degli aiuti umanitari del governo. La compagnia YDA Group ha raccolto materiale medico, mascherine, occhiali protettivi e guanti, che sono stati poi inviati negli ospedali kazaki.

Ma anche gli -stan hanno dimostrato una straordinaria coesione e unità di intenti, un evento emblematico considerando la storia di conflitti che li lega e ciò, senza dubbio, merito dell’egregio lavoro svolto negli anni recenti da Ankara, è il segno del successo del panturchismo. L’assistenza umanitaria kazaka al Kirghizistan e al Tagikistan non si è limitata all’invio di beni sanitari, ma anche alla spedizione di viveri, fra i quali 5mila tonnellate di farina ciascuno. Sempre il Kazakistan ha guidato l’evacuazione dei cittadini kirghisi da Cina e India, rimpatriati su voli organizzati dal governo di Nur-Sultan.

Inoltre, dai membri del Consiglio Turco è giunto supporto ad un membro osservatore che, nel prossimo futuro, vorrebbe entrare a pieno titolo nell’organizzazione: l’Ungheria. Budapest, entrata a far parte dell’entità coerentemente con l’impianto ideologico di Fidesz, intriso di turanismo, ha ricevuto 8 tonnellate di materiale tessile dalla Turchia per la fabbricazione di mascherine, mentre l’Uzbekistan ha offerto 150mila mascherine; un altro successo importante per la diplomazia turca.

Gli scenari nel dopo-crisi

Il protagonismo turco nella regione migliorerà sensibilmente l’immagine di Ankara presso l’opinione pubblica e il mondo politico dei paesi che hanno ricevuto supporto e, sebbene si dovrà aspettare la fine della pandemia per capire l’impatto effettivo prodotto dalla diplomazia degli aiuti sanitari, alcuni frutti stanno iniziando a maturare e ad essere raccolti già adesso.

Aselsan, la più importante compagnia turca nel settore degli armamenti, il 20 aprile ha siglato un accordo di cooperazione con il Kazakistan per il rifornimento di sistemi d’arma a controllo remoto. Le armi verranno prodotte dalla sussidiaria in loco, la KAE (Kazakhstan Aselsan Engineering), e l’accordo si pone l’obiettivo di soddisfare “al massimo” i bisogni civili e militari del paese.

Poiché le parole hanno un significato ed un peso, e questo è vero soprattutto in ambito politico e diplomatico, è importante soffermarsi sul modo in cui il Daily Sabah, il megafono dello stato profondo turco, ha riportato la notizia: “L’accordo con il Kazakistan incentiverà le operazioni in Asia centrale”. Essendo Nur-Sultan la prima potenza dell’area, è lecito aspettarsi un effetto domino sugli -stan, ed è anche interessante notare che, nonostante la pandemia, il volume delle importazioni da Ankara sia aumentato in diversi settori, legna, prodotti elettrici e chimiciacciaio.

Il Consiglio Turco, poi, ha svolto un ruolo fondamentale nel migliorare le attività di coordinamento degli stati membri, che a loro volta si sono aiutati vicendevolmente nel quadro dell’organizzazione, perciò è altrettanto legittimo attendersi un aumento della sua influenza nelle dinamiche di collaborazione intra-regionale, come pronosticato da alcuni analisti statunitensi. A tal proposito, esperti turchi hanno evidenziato come l’efficienza dimostrata dalla linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars, potrebbe giustificare i piani espansionistici di Ankara nel dopo-crisi, anche perché Erdogan non ha mai nascosto l’idea di voler connettere la Turchia all’Asia centrale via treno.

Se ciò accadesse, non è da sottovalutare la comparsa di attriti con un’altra entità operativa nella regione e inglobante grosso modo gli stessi attori: l’Unione Economica Eurasiatica. Attriti che, in un certo qual modo, già esistono, come palesato dal caso dell’Uzbekistan, che ha finalizzato l’adesione al Consiglio in un mese mentre ancora non ha assunto una decisione netta sull’accesso all’UEE, optando per ottenere lo status di osservatore, dopo 4 anni di snervanti tavoli negoziali. 

Si tratta di singoli eventi, apparentemente slegati fra loro ma che, se uniti, contribuiscono a dipingere un quadro esteso ed uniforme, all’interno del quale si inserisce anche la storica visita di Mike Pompeo negli -stan di inizio febbraio. L’ordine internazionale post-Covid19 sarà diverso da quello attuale, quanto sta accadendo nell’Asia centrale e nei Balcani per via del dinamismo turco ne è la prova, e la Russia potrebbe risultare fra i grandi sconfitti di questa insolita partita.