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	<title>Sofia Dinolfo Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Jul 2021 14:19:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sofia Dinolfo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Chi sono e dove si trovano i trafficanti più pericolosi</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/chi-sono-e-dove-si-trovano-i-trafficanti-piu-pericolosi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 16:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I flussi migratori sono alimentati dalle attività criminali di chi lucra sulla necessità e sulla disperazione di molti. Dal Mediterraneo alle Americhe, ecco quali sono i gruppi più pericolosi che guadagnano sui viaggi della speranza. I viaggi della speranza che si originano in Libia Sabratha e Gasr Garabulli a molti non dicono nulla. In realtà &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/chi-sono-e-dove-si-trovano-i-trafficanti-piu-pericolosi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/chi-sono-e-dove-si-trovano-i-trafficanti-piu-pericolosi.html">Chi sono e dove si trovano i trafficanti più pericolosi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I flussi migratori sono alimentati dalle attività criminali di chi lucra sulla necessità e sulla disperazione di molti. Dal Mediterraneo alle Americhe, ecco quali sono i gruppi più pericolosi che guadagnano sui viaggi della speranza.</p>
<h2>I viaggi della speranza che si originano in Libia</h2>
<p><strong>Sabratha</strong> e<strong> Gasr Garabulli</strong> a molti non dicono nulla. In realtà questi sono i nomi di due delle più importanti città libiche<a href="https://it.insideover.com/migrazioni/libia-ecco-perche-si-parte-da-garabulli.html"> coinvolte nel traffico dei migranti</a> verso l&#8217;Italia. Poste rispettivamente a ovest ed est di Tripoli, le economie di questi territori sembrano fondarsi proprio sullo sfruttamento del fenomeno migratorio. Proprio per questo motivo si assiste da anni ad una spietata concorrenza tra i trafficanti, fatta di faide fra le diverse fazioni che nel dopo Gheddafi si sono spartite il controllo delle rispettive zone. Complice il caso imperante in Libia dal 2011, in migliaia vivono grazie all&#8217;indotto prodotto dal macabro mercato di esseri umani.</p>
<p>I migranti, prima di arrivare in queste città costiere, trascorrono diverso tempo di detenzione più a sud. Qatrun, Awbari, <strong>Sebha</strong> e Murzuq sono soltanto alcune delle località in cui per mesi molti di loro vengono detenuti dai loro aguzzini. Veri e propri strozzini che usano anche torture e abusi per estorcere quanti più soldi possibili alle vittime. Soltanto in un secondo momento i migranti, in gran parte di origine subsahariana, vengono condotti lungo la costa per essere imbarcati verso l&#8217;Italia. A Sabratha come a Gasr Garabulli e in altri centri della Tripolitania, sono diversi i centri di detenzione per i migranti. In molti casi però le autorità locali e quelle dell&#8217;Onu riescono ad avere pieno accesso alle strutture.</p>
<h2>I trafficanti che operano in Libia</h2>
<p>Nelle città costiere protagoniste delle partenze verso l&#8217;Italia, a monopolizzare il mercato sono le famiglie capaci di prendere le redini del controllo del territorio dopo la fine di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Gheddafi</a>. A Sabratha ad esempio il mercato dell&#8217;immigrazione è in mano al clan <strong>Al Dabbashi</strong>. Si tratta di un cognome ricorrente anche <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/ruolo-dei-dabbashi-nellinchiesta-trapani-contro-ong-era-noto-1929835.html">in alcune indagini condotte nel 2017</a> dalla procura di Trapani. Il capo di questo gruppo, Ahmed Al Dabbashi soprannominato “Lo zio”, <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-sabratha-ritornano-i-trafficanti-di-esseri-umani-italia-in-allerta.html">nell&#8217;aprile 2020 è stato rivisto a Sabratha</a> dopo il ritorno in città delle milizie ricollegabili all&#8217;allora governo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez Al Sarraj</a>. Da qui, assieme ai fedelissimi, gestisce le partenze di centinaia di barconi.</p>
<p>Poco più ad est c&#8217;è la città di <strong>Zawiya</strong>, feudo di un&#8217;altra brigata importante, quella denominata “Al Nasr”. Un gruppo che controlla anche alcuni centri di detenzione di migranti. Zawiya è anche la città di <strong>Abdou Rahman</strong>, meglio noto come <a href="https://it.insideover.com/guerra/chi-e-bija-il-trafficante-accolto-dal-governo-gentiloni.html">Bija</a>. Si tratta di uno dei trafficanti più temuti, ma al tempo stesso in passato ha vestito anche la divisa della Guardia Costiera libica. Anzi nel maggio 2017 era nella delegazione invitata al Cara di Mineo per discutere di immigrazione. Oggi risulta a piede libero dopo alcuni mesi di detenzione. In Libia però il mercato degli esseri umani non coinvolge soltanto i criminali delle città costiere. Nel <strong>Fezzan</strong> tribù legate ai <strong>Tebu</strong> o ai <strong>Tuareg</strong> garantiscono l&#8217;accesso delle carovane dal Niger o dal deserto algerino, in cambio ovviamente di importanti profitti. Anche loro fanno parte di quelle reti che aiutano i trafficanti a spedire i gommoni in mare.</p>
<h2>Le partenze dal Sahel</h2>
<p>Quando si parla di sbarchi di cittadini che provengono dal Sahel o dal Corno d&#8217;Africa, il primo pensiero va al Niger. Il Paese si trova in una zona strategica per il traffico di migranti per due principali caratteristiche: confina con la Libia e aderisce alla <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-cedeao-agevola-migranti-raggiungere-leuropa.html">Cedeao</a>. Questo fa sì che in migliaia risalgono senza particolari problemi dall&#8217;Africa occidentale e, una volta giunti ad <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/agadez-da-paradiso-per-i-turisti-a-base-delle-migrazioni.html">Agadez</a>, si servono dei carovanieri e dei &#8220;<strong>passeur</strong>&#8221; per provare ad accedere in territorio libico. Ha quindi qui sede la vera genesi del flusso migratorio verso il Mediterraneo e l&#8217;Europa. Dall&#8217;altra parte del continente invece, uno snodo cruciale è rappresentato dal <strong>Sudan</strong>. In questo Paese convergono i migranti risalenti soprattutto da Eritrea, Etiopia e Somalia. Due assi che da anni costituiscono la linfa della tratta di esseri umani.</p>
<h2>Le reti di trafficanti tra Niger e Sudan</h2>
<p>Nelle due direttrici principali da cui i migranti risalgono dal Sahel verso la Libia, sono diversi i gruppi criminali impegnati. Nel solo Niger le autorità locali hanno fatto sapere di aver<a href="https://privacyinternational.org/long-read/3347/european-chase-saharan-smugglers?fbclid=IwAR1RClLIyKPhCo8siwBLlKUQ5pRfY7Pgn0ovs0iJoPsd8EaMvf8t3GtyHvI"> smantellato dal 2018 ad oggi qualcosa come 59 reti di trafficanti.</a> Si tratta di gruppi ramificati tra la capitale <strong>Niamey</strong> ed <strong>Agadez</strong> in grado di portare verso il territorio libico migliaia di persone. In Niger l&#8217;aiuto all&#8217;immigrazione verso la Libia è diventato illegale con la legge 036 del 2015. La polizia del Paese africano è intervenuta duramente soprattutto dopo il 2017, con l&#8217;aiuto delle forze speciali spagnole. Risale al 2018 l&#8217;arresto di <strong>Ajja Al-Jouma</strong>, soprannominato Oga Bouzou, “boss Tuareg” in lingua Hausa. Sarebbe lui la vera mente dei trafficanti nigerini. Altre operazioni di polizia sono state compiute nel 2019 e hanno portato all&#8217;arresto di<strong> Abdallah Malohiya</strong> e <strong>Alhagie Gambo</strong>, altre due figure criminali di spicco.</p>
<p><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa.png"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-318724" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-851x1024.png" alt="" width="851" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-851x1024.png 851w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-249x300.png 249w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-768x924.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-1276x1536.png 1276w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-1701x2048.png 1701w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa.png 1595w" sizes="(max-width: 851px) 100vw, 851px" /></a></p>
<p>L&#8217;intervento delle forze nigerine ha parzialmente chiuso la rotta verso la Libia. Una fonte dell&#8217;Ong <strong>Cisv</strong> contattata da <em>InsideOver</em> ha confermato questa impressione: “Molti migranti rimangono per anni ad Agadez – ha fatto sapere – segno che da qui sempre più di rado si va oltre”. Sarebbe invece ben attiva la rotta dal Sudan. L&#8217;intelligence italiana sostiene da anni l&#8217;esistenza nella capitale <strong>Khartoum</strong> di un vero e proprio hub migratorio per chi risale dal Corno d&#8217;Africa. Tra i trafficanti più ricercati spicca la figura di <strong>Medhanie Yehdego Mered</strong>. Nel 2016 sembrava essere arrivata una svolta per la sua cattura, ma il soggetto arrestato a Khartoum e trasferito in Italia per il processo in realtà non era lui. Si è trattato in quel caso di un clamoroso scambio di persona.</p>
<h2>Il caso Nigeria</h2>
<p>Un capitolo a parte merita la Nigeria. Dal più popoloso Paese africano i migranti si incanalano verso il Sahel e arrivano in Libia tramite il Niger. Ma le dinamiche rispetto ai vicini sono diverse. Qui a comandare sul traffico dei migranti sono le temibili <strong>confraternite</strong>. È questo il nome dei clan della mafia nigeriana, nata proprio dalle confraternite universitarie di alcune delle più importanti città del Paese. I clan già dagli anni 2000 hanno messo le mani sulla tratta di esseri umani. Vengono avviate verso l&#8217;Europa migliaia di ragazze destinate poi alla <strong>prostituzione</strong> e migliaia di ragazzi sono incanalati invece verso il mercato della <strong>droga</strong>. Le confraternite sono radicate tanto in patria quanto all&#8217;estero: dalla Nigeria i boss fanno partire i migranti, poi i loro “soldati” li seguono nel Sahara e altri affiliati li prendono in consegna in Libia. Una volta in Italia, i clan <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/mappa-mafia-nigeriana-italia-1647120.html">ramificati soprattutto tra la Sicilia e la costa domiziana</a> smistano i migranti tra il mercato della prostituzione e quello della droga. Spesso infondendo terrore usando anche i riti voodoo, i trafficanti nigeriani controllano le loro vittime giunte nel nostro Paese. Tra le confraternite più attive in tal senso si segnalano i <strong>Viking</strong>, i <strong>Black Axe</strong>, i <strong>Machete</strong> e gli <strong>Eyie</strong>.</p>
<h2>La situazione nelle Americhe</h2>
<p>Anche nel continente americano sono presenti flussi migratori di una certa portata. Tra le mete da raggiungere, quella degli Stati Uniti rappresenta la massima ambizione. Qui si arriva solo dopo aver attraversato il <strong>Messico</strong> dove confluiscono i migranti provenienti dall&#8217;America latina. Dal continente sudamericano si parte soprattutto dal Venezuela, Paese da anni in grave difficoltà economica. Snodo fondamentale per i flussi migratori è rappresentato dall’<strong>Ecuador</strong>. Qui convergono sia gli immigrati sudamericani che <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quella-rotta-atlantica-che-non-ti-aspetti.html">quelli giunti dall&#8217;Africa per via aerea</a>. Si risalgono poi i territori di Panama, Nicaragua, El Salvador, Guatemala e Honduras. Il contesto è tra i più pericolosi. Si vive per giorni o anche per mesi tra le giungle del centro America e tra gli impervi territori del nord del Messico.</p>
<h2>L&#8217;attività dei Coyotes in nord America</h2>
<p>La gestione del mercato di esseri umani tra Messico e Usa è in mano a dei gruppi organizzati in grado di sfruttare le falle della sicurezza al confine tra i due Paesi. Diversamente da quanto si possa pensare, non si tratta degli stessi gruppi che gestiscono la tratta degli stupefacenti dal sud America. I clan impegnati nell&#8217;immigrazione sono denominati “<strong>Coyotes</strong>”: sono loro a prendere in consegna migliaia di disperati, trattenendoli a volte con la forza prima di lasciarli vagare nelle giungle e negli impervi territori di frontiera.</p>
<p>Secondo l&#8217;<strong>Inami</strong>, l&#8217;Istituto National de Migracion (l&#8217;ente messicano che monitora la situazione sul fronte migratorio), i Coyotes si fanno pagare fino a 12mila Euro per un singolo viaggio. Se un migrante non paga quanto pattuito, potrebbero scattare torture e sequestri. A volte la destinazione è solo un miraggio: la polizia messicana negli ultimi anni ha trovato nei posti più impervi centinaia di cadaveri, probabilmente migranti abbandonati dai Coyotes per via dei mancati pagamenti.</p>
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			</item>
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		<title>Perché il Mediterraneo è la regione con più flussi migratori</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/perche-il-mediterraneo-e-la-regione-con-piu-flussi-migratori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2021 06:05:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Le rotte migratorie attualmente attive nel mondo sono diverse: &#8220;Si pensi ovviamente agli Stati Uniti e al Centro e Sud America” fa notare su InsideOver l&#8217;analista Bernardo Venturi  proseguendo: “Ma anche ai paesi del Golfo (Arabia Saudita in primis) che attraggono moltissimi migranti sia dall&#8217;Africa orientale, sia dall&#8217;Asia (sub-continente indiano in particolare)&#8221;. Ci sono poi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-il-mediterraneo-e-la-regione-con-piu-flussi-migratori.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-il-mediterraneo-e-la-regione-con-piu-flussi-migratori.html">Perché il Mediterraneo è la regione con più flussi migratori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_5911973-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p>Le rotte migratorie attualmente attive nel mondo sono diverse: &#8220;Si pensi ovviamente agli Stati Uniti e al Centro e Sud America” fa notare su <em>InsideOver</em> l&#8217;analista <strong>Bernardo Venturi</strong>  proseguendo: “Ma anche ai paesi del Golfo (Arabia Saudita in primis) che attraggono moltissimi migranti sia dall&#8217;Africa orientale, sia dall&#8217;Asia (sub-continente indiano in particolare)&#8221;. Ci sono poi le rotte atlantiche che hanno come punti di approdo le isole Canarie oppure il continente americano. Tuttavia è il <strong>Mediterraneo</strong> a registrare i più importanti flussi migratori in termini numerici e sotto il profilo dell&#8217;impatto sociale.</p>
<h2>Il Mediterraneo sempre al centro delle rotte</h2>
<p>Ogni sfera del globo quindi ha i suoi flussi migratori. Eppure l&#8217;unico mare simbolo dell&#8217;immigrazione a livello mediatico è il Mediterraneo. I numeri parlano chiaro: secondo l&#8217;<strong>Oim</strong>, nel 2020 nei mari di tutto il mondo<a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/12/20/immigrazione-oltre-3-174-migranti-morti-nel-2020/"> sono morte 3.174 persone a bordo dei barconi</a>. Di queste, 1.773 hanno perso la vita attraversando le acque che separano l&#8217;Africa dall&#8217;Europa. Più della metà quindi. Segno di come il Mediterraneo rappresenti la via preferita dai migranti e quindi anche la più pericolosa: &#8220;Il Mediterraneo incrocia diverse regioni densamente popolate e con forti divari economici e sociali – sottolinea su InsideOver Bernardo Venturi – Questo crea un fattore di attrazione verso l&#8217;Europa che prosegue da decenni”.</p>
<p>Ma non è soltanto una questione geografica: “Le ragioni per le migrazioni irregolari nel Mediterraneo sono molteplici – ha proseguito l&#8217;analista – Se pensiamo alle migrazioni africane verso l&#8217;Europa, lo studio più completo come campione e organico recente è ‘Scaling Fences’. Un dato che emerge molto chiaramente dallo studio è che la maggior parte dei migranti irregolari parte perché non ha spazio e voce a livello sociale e politico. Poi ci sono anche ragioni economiche, chiaramente, ma in molti casi non sono le prime&#8221;. Un mix quindi in grado di proiettare il mare nostrum al centro delle principali rotte migratorie e di creare non pochi grattacapi soprattutto al nostro Paese: “Anche se – ha aggiunto Venturi – le migrazioni nel loro complesso non possono essere lette come ‘un problema’. Processi di migrazione e mobilità ci sono sempre stati e sempre ci saranno”.</p>
<h2>Le prospettive a lungo termine</h2>
<p>I problemi per la gestione dei flussi migratori diventano importanti, soprattutto per i territori di primo approdo, quando aumentano le pressioni provenienti dal mare. Sorge quindi spontaneo un quesito: cosa aspettarsi a lungo termine? Le <strong>prospettive</strong> in tal senso non appaiono delle più rosee: &#8220;Per avere un impatto sulle migrazioni irregolari tra Africa ed Europa nel medio e lungo periodo &#8211; ha dichiarato Venturi &#8211; sono necessarie diverse azioni e una lettura attenta delle cause&#8221;. Tra queste l&#8217;analista ricorda non solo il <strong>divario economico</strong> tra continente africano ed Europa, ma anche la penuria di canali migratori <strong>regolari</strong>: &#8220;Chiudendo quasi ogni speranza di migrare regolarmente per motivi di studio o di lavoro &#8211; ha dichiarato Venturi &#8211; le persone sono portate a cercare altri canali&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è infine un&#8217;altra motivazione &#8220;trascurata molto dall&#8217;Europa&#8221;, secondo l&#8217;analista. Si tratta della &#8220;cattiva governance e la poca libertà d&#8217;espressione in diversi Paesi africani&#8221; in grado, sempre secondo Venturi, di &#8220;creare un senso di soffocamento e un <em>pushing factor</em> tra le nuove generazioni&#8221;. In poche parole è quella frustrazione e quella mancanza di prospettive che alimenta la fuga dal continente africano. Prima ancora della fame e prima ancora dei conflitti. Un elemento forse che rende peculiari le rotte mediterranee rispetto a tutte le altre.</p>
<h2>Le altre rotte nel mondo</h2>
<p>Le alternative al Mediterraneo ci sono. Ad esempio, chi decide di andar via dal Corno d’Africa attraversa<a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-tratta-dell-immigrazione-del-mar-rosso.html"> la rotta del Mar Rosso</a> e, tramite lo Yemen, giunge nella penisola arabica. Qui nelle <strong>petromonarchie</strong> è continua la richiesta di manodopera, necessaria per pompare un&#8217;economia trainata dalla presenza dell&#8217;oro nero. E così i migranti partono e confluiscono nello Stato costiero di Gibuti per poi attraversare il limitrofo stretto di Aden. I protagonisti di questi viaggi sono soprattutto, secondo l’Oim, etiopi e somali. Dall’<strong>Etiopia</strong> si va via a causa di una forte instabilità economica, mentre dalla <strong>Somalia</strong> si fugge per via di un&#8217;atavica instabilità politica e l&#8217;avanzata del terrorismo. Lo Yemen sta alla penisola arabica come la Libia sta all&#8217;Europa: una testa di ponte da cui transitano migliaia di persone in cerca di fortuna.</p>
<p>Un’altra rotta che negli ultimi anni ha fatto registrare importanti numeri, è quella <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/a-che-punto-e-la-rotta-atlantica-dellimmigrazione-spina-nel-fianco-della-spagna.html">atlantica</a>. Quest’ultima consente a chi parte dal Marocco, dal Senegal, dal Gambia e dalla Mauritania,  di arrivare alle isole Canarie e quindi in <strong>Spagna</strong>. Di  rotta atlantica non ve n’è solo una. Vi è infatti anche quella che porta gli africani dritti in America. Per ragioni geografiche, chi segue questa rotta si serve dei mezzi aerei. Si parte dal continente africano per arrivare soprattutto in Brasile o in Ecuador.</p>
<h2>Le peculiarità delle rotte mediterranee</h2>
<p>C&#8217;è un&#8217;altra regione dove il mare è solcato da migliaia di barconi. È quella del Golfo del Bengala e dell&#8217;Oceano Indiano. Questa volta qui l&#8217;Africa c&#8217;entra poco, ma la dinamica è simile. Ad animare questa rotta sono soprattutto bengalesi e birmani. I primi fuggono anche verso l&#8217;Europa, nel 2020 ad esempio in Italia la maggior parte delle persone sbarcate ha nazionalità del <strong>Bangladesh</strong>. I secondi invece scappano dall&#8217;instabilità politica e militare del <strong>Myanmar</strong> e dalle persecuzioni contro le minoranze etniche. Gli approdi avvengono tra Thailandia, Malesia e Singapore. Nessuno di questi Paesi ha ratificato la Convenzione sui Rifugiati del 1951, molto spesso i viaggi terminano con i rimpatri nelle zone di origine.</p>
<p>Nessuna delle altre rotte però ha gli stessi numeri e gli stessi impatti sociali riscontrati nel Mediterraneo. Attorno al mare nostrum si concentrano milioni di persone rappresentanti di diverse culture e diverse società. Gli spostamenti in quest&#8217;area sono quindi destinati a fare più rumore a livello globale. Speranze, frustrazioni, timori e paure sono soltanto alcune delle sensazioni alimentate dalle rotte mediterranee. Destinate, nel complesso mondo di oggi, ad essere protagoniste della vita politica e sociale tanto in Europa quanto in Africa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-il-mediterraneo-e-la-regione-con-piu-flussi-migratori.html">Perché il Mediterraneo è la regione con più flussi migratori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Immigrazione: l&#8217;agenda italiana per prevenire gli sbarchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quellagenda-italiana-per-prevenire-gli-sbarchi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 07:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto operazione Mare Sicuro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>L&#8217;ampiezza raggiunta dal fenomeno migratorio rende sempre più necessario un intervento. Per questo l&#8217;Italia dovrebbe pensare ad un&#8217;agenda che non sia soltanto economica, volta cioè a semplici investimenti nelle locali economie, ma anche sociale e politica. Ecco dove l&#8217;Italia potrebbe intervenire. Quale agenda per l&#8217;Italia Di recente il tema dell&#8217;intervento politico ed economico nei Paesi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quellagenda-italiana-per-prevenire-gli-sbarchi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quellagenda-italiana-per-prevenire-gli-sbarchi.html">Immigrazione: l&#8217;agenda italiana per prevenire gli sbarchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Foto operazione Mare Sicuro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large.jpg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/5911965_large-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p>L&#8217;ampiezza raggiunta dal fenomeno migratorio rende sempre più necessario un intervento. Per questo l&#8217;Italia dovrebbe pensare ad un&#8217;agenda che non sia soltanto economica, volta cioè a semplici investimenti nelle locali economie, ma anche sociale e politica. Ecco dove l&#8217;Italia potrebbe intervenire.</p>
<h2>Quale agenda per l&#8217;Italia</h2>
<p>Di recente il tema dell&#8217;intervento politico ed economico nei Paesi da cui parte il flusso migratorio è tornato tra le priorità. Nel Consiglio europeo del 25 giugno scorso<a href="https://it.insideover.com/migrazioni/in-europa-passa-la-linea-draghi-sui-migranti-cosa-ha-deciso-il-consiglio-ue.html"> è passata la linea della cosiddetta “dimensione esterna”</a>. Intervenire cioè esternamente all&#8217;Ue per frenare in origine la partenze dei migranti. Una linea <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/immigrazione-mosse-draghi-evitare-sorprese-consiglio-europeo-1957004.html?_ga=2.261954701.1416492575.1624865187-587293415.1601365185">chiesta in primis dall&#8217;Italia</a> e che prevede lo stanziamento di somme importanti. Il problema però appare molto più vasto. Pensare di risolvere una questione così delicata con un generico investimento economico potrebbe essere fuorviante. Anche perché, <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/conoscere-il-mediterraneo-per-contrastare-l-immigrazione.html">come dichiarato da Paolo Quercia su <em>InsideOver</em></a>, la questione non è soltanto economica.</p>
<p>Anzi, se da un lato l&#8217;immigrazione è spinta dall&#8217;arretratezza, dall&#8217;altro il numero di migranti è aumentato proprio nel decennio in cui il gap tra Europa ed Africa è diminuito. Serve, in poche parole, un intervento organico al di là del <strong>Mediterraneo</strong> che non si concentri su singoli temi ma che guardi nella sua interezza la situazione africana. È proprio questa la differenza tra un&#8217;operazione spinta da una specifica emergenza e un&#8217;agenda a lungo termine. L&#8217;Italia deve mirare a un piano politico, economico e sociale in grado di far sentire la sua presenza nel continente dirimpettaio. E, in tal modo, ridimensionare nel medio e lungo termine l&#8217;emergenza immigrazione.</p>
<h2>Il G5 del Mediterraneo</h2>
<p>Intervenire e incidere nella radice del problema non è di certo cosa semplice ma nemmeno impossibile. Proprio per questo motivo una maggiore <strong>cooperazione</strong> fra i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo e che sono fortemente coinvolti dai flussi migratori, potrebbe essere il punto di partenza. Non a caso si è iniziato a parlare di “<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-per-litalia-e-cosi-importante-un-agenda-su-malta.html">G5 del Mediterraneo</a>”, formato da Italia, Malta, Spagna, Grecia e Cipro.  Ognuno di questi Paesi ha problemi sull&#8217;immigrazione. Malta, come l’Italia, si trova spesso coinvolta non solo dall’arrivo dei migranti, ma anche dalle richieste delle <strong>Ong</strong> di poter sbarcare le persone recuperate a largo della Libia. La Spagna si ritrova invece investita dai flussi migratori <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/ceuta-migranti-spagna-marocco.html">che coinvolgono Ceuta e Melilla</a>. Grecia e Cipro si confrontano con le rotte del mediterraneo orientale. L&#8217;Italia potrebbe essere capofila di un ristretto gruppo di Paesi in grado di rappresentare gli interessi della sponda europea del Mediterraneo. Sarebbe per Roma un primo importante passo politico.</p>
<p>Occorre poi guardare nella sponda opposta del <em>mare nostrum</em>. Un&#8217;agenda italiana potrebbe riguardare la <strong>Libia</strong>, il <strong>Sahel</strong>, il <strong>Corno d’Africa</strong> e la <strong>Nigeria</strong>. Da qui partono buona parte dei migranti diretti poi verso le nostre coste. Non a caso anche nell&#8217;ultimo consiglio europeo si è parlato, seppur non nel dettaglio, di piani di investimento economici in grado di arginare le partenze. Maggiori investimenti equivalgono a maggiori opportunità lavorative nei Paesi di partenza, più persone quindi potrebbero avere interesse a lavorare nel proprio territorio senza dover valutare il rischio di affrontare un viaggio nel Mediterraneo. La questione è anche politica: ci sono molti Paesi coinvolti da tensioni e conflitti che hanno l’effetto di generare instabilità economica e provocare quindi le partenze.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-212148" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/flussi-migratori-in-europa-1024x790.png" alt="" width="1024" height="790" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/flussi-migratori-in-europa-1024x790.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/flussi-migratori-in-europa-300x232.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/flussi-migratori-in-europa-768x593.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/flussi-migratori-in-europa.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Cosa accade in Libia</h2>
<p>I movimenti migratori africani che coinvolgono l’Italia hanno, il più delle volte, la Libia come base di partenza. Da qui infatti i trafficanti organizzano i viaggi della speranza a cui prendono parte coloro che provengono dall’Africa subsahariana. Niger, Mali,  Sudan, Ciad, Burkina Faso e Mauritania sono le nazioni da cui inizia il viaggio per raggiungere il territorio libico. Un viaggio faticoso, che costa tanto e che mette a dura prova la resistenza fisica dei protagonisti: dura circa 20 mesi e, una volta arrivati in Libia, i tempi di attesa sono dai 5 ai 15 mesi. Poi la fase più importante, ovvero la tappa finale in barca che li porterà in Italia.</p>
<p>Il nostro Paese in questo contesto può operare soprattutto a livello politico. Negli anni sulla Libia sono state riversate diverse somme volte a finanziare l&#8217;addestramento della locale Guardia Costiera. Ma è chiaro che senza stabilità i trafficanti qui avranno sempre vita facile. Il Paese nordafricano vive in uno stato di anarchia dal 2011, da quando cioè è crollato il regime di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>. Da allora i vari governi non hanno mai avuto, specialmente in Tripolitania, un deciso controllo del territorio. Risolvere la matassa libica per Roma è prioritario. E questo non solo per l&#8217;immigrazione, ma anche per altri <strong>interessi nazionali</strong> a partire da quelli energetici ed economici. Riprendere  in mano in modo costante il dossier è l&#8217;unica strada per l&#8217;Italia per uscire dall&#8217;impasse.</p>
<h2>Le partenze da Sahel e Corno d’Africa</h2>
<p>Da questa regione si continua a partire. Povertà e carestie<strong>, così come un mai domato passaparola tra i più giovani,</strong> spingono migliaia di persone ad andare via. È così che il <strong>Niger</strong> diviene per molti <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/agadez-da-paradiso-per-i-turisti-a-base-delle-migrazioni.html">la porta d’uscita dall’Africa attraverso Agadez</a>. Posta al confine con la Libia, la città rappresenta una tappa obbligata per chi deve attraversare il Mediterraneo. Questo perché il Niger fa parte della <strong>Cedeao</strong> (o Ecowas, secondo che si utilizzi l’acronimo in francese o in inglese), un’organizzazione che ha sede ad Abuja e che crea, tra i Paesi del Sahel, un’area di libero scambio. Non ci sono né dogane né controlli alla frontiera e questo si traduce in agevolazione per i movimenti migratori di massa.</p>
<p>Nella regione l&#8217;Italia è ben presente. Dal 2018 è partita una missione militare in Niger volta ad addestrare l&#8217;esercito locale per fermare i flussi migratori. Da qualche mese invece è iniziata la missione in Mali, nell&#8217;ambito dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/forze-speciali-in-sahel-takuba.html">operazione Takuba</a> promossa a livello europeo. Qui la funzione della presenza italiana è più orientata verso le attività di contrasto al terrorismo, ben radicato sul territorio. A prescindere dalla natura delle missioni militari, è chiaro che per l&#8217;Italia investire sulla stabilità della zona è prioritario. Non è un caso che nel 2018 è stata aperta un&#8217;ambasciata a <strong>Niamey</strong> e nei prossimi mesi u<a href="https://www.onuitalia.com/di-maio-in-mali-partner-strategico-per-italia-presto-ambasciata/">n&#8217;altra rappresentanza sarà inaugurata a Bamako</a>. Operare nella regione appare sempre più prioritario.</p>
<p>Posto nella fascia orientale del continente, il Corno d’Africa comprende Paesi come Etiopia, Eritrea, Somalia e Gibuti e rappresenta un altro punto focale dei flussi migratori. In queste zone le partenze dei migranti sono spinte soprattutto da motivi politici. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-dall-eritrea-si-continua-a-scappare-verso-l-italia.html">Per le persone che partono dall’Eritrea</a> ,ad esempio, la ragione principale è legata a un servizio obbligatorio di leva che potrebbe durare anche per più di 30 anni. L’Etiopia invece, dall’inizio del mese di novembre del 2020, <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/adesso-la-guerra-nel-corno-d-africa-rischia-di-far-arrivare-nuovi-migranti.html">è interessata dalla guerra che si combatte nel Tigray</a>. Da qui è in fuga gran parte della popolazione contribuendo ad incrementare i flussi verso il Mediterraneo.</p>
<p>L&#8217;Italia in questa parte del continente africano potrebbe sfruttare<a href="https://it.insideover.com/politica/quel-potenziale-soft-power-non-espresso-dall-italia-nelle-ex-colonie.html"> la sua storica influenza</a> derivante dal suo passato coloniale anche se, sia in Eritrea sia in  Somalia, il nostro Paese è progressivamente uscito di scena negli ultimi anni. Altri attori hanno iniziato ad avere maggior peso politico ed economico. C&#8217;è in particolare la forte pressione delle potenze del golfo, così come della <strong>Turchia</strong> in Somalia. Per attenuare i flussi migratori dal Corno d&#8217;Africa, l&#8217;Italia dovrebbe riattivare i suoi storici contatti sul territorio. Occorre però una costanza nell&#8217;azione politica che dalla seconda metà degli anni &#8217;90 in poi si è persa. Tornare ad essere influenti qui vorrebbe dire poter investire anche sul fronte economico e dialogare con i governi per l&#8217;attenuazione delle partenze.</p>
<h2>Le partenze dalla Nigeria</h2>
<p>La Nigeria è il Paese più popoloso del continente africano e gran parte dei suoi abitanti sono giovani. Entro il 2050 il Paese potrebbe avere più di mezzo miliardo di abitanti. Ben si comprende quindi la possibile spinta migratoria che da qui potrebbe partire. La Nigeria ha risorse importanti grazie ai suoi giacimenti di petrolio, ma l&#8217;economia è caratterizzata da una forte <strong>disuguaglianze. </strong>C&#8217;è poi il fardello del terrorismo islamico in grado di alimentare maggiore instabilità. In tanti ogni anno decidono di andar via e oggi i nigeriani rappresentano la popolazione di origine subsahariana più numerosa in Italia.</p>
<p>L&#8217;importanza strategica della Nigeria nei flussi migratori impone una seria attenzione politica sul Paese da parte dell&#8217;Italia. Nel 2018, l&#8217;allora ministro dell&#8217;Interno Matteo Salvini aveva avviato dei colloqui con il governo locale, ma la situazione non è cambiata. La Nigeria è sì un Paese instabile, ma non è in guerra. Dunque è possibile stringere degli accordi simili a quelli già in vigore con la Tunisia, soprattutto in tema di <strong>rimpatri</strong>.</p>
<h2>Come l&#8217;Italia può intervenire in Africa</h2>
<p>In conclusione, si può dire che l&#8217;Italia non è assente dal contesto africano. Al tempo stesso però urge istituire un&#8217;agenda organica in grado di dare al nostro Paese gli strumenti per interventi più strutturati. Roma non parte da zero: molte imprese operano già in Africa, su molti fronti sono presenti nostri militari, l&#8217;Italia in generale è presa in considerazione dagli africani. Ma occorre fare in fretta per estendere una decisa influenza nelle aree più calde. Lo deve fare il nostro Paese, così come l&#8217;intera Europa. I margini ci sono, il tempo però sta inesorabilmente stringendo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quellagenda-italiana-per-prevenire-gli-sbarchi.html">Immigrazione: l&#8217;agenda italiana per prevenire gli sbarchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi era Pablo Escobar: il “re&#8221; della cocaina</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-era-pablo-escobar-il-re-della-cocaina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 16:59:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1385" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-300x216.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-1024x739.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-768x554.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-1536x1108.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Conosciuto come uno dei narcotrafficanti più ricchi al mondo, il colombiano Pablo Escobar era anche un noto assassino. Chiunque ostacolasse i suoi piani andava eliminato: negli anni gli vennero attribuiti circa 10mila gli omicidi. In  17 anni di “impero” nella gestione del traffico di cocaina e marijuana Escobar riesce a guadagnare circa un milione di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-era-pablo-escobar-il-re-della-cocaina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-era-pablo-escobar-il-re-della-cocaina.html">Chi era Pablo Escobar: il “re&#8221; della cocaina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1385" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-300x216.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-1024x739.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-768x554.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Pablo-Escobar-la-presse-1536x1108.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Conosciuto come uno dei <strong>narcotrafficanti</strong> più ricchi al mondo, il colombiano <strong>Pablo Escobar</strong> era anche un noto assassino. Chiunque ostacolasse i suoi piani andava eliminato: negli anni gli vennero attribuiti circa 10mila gli omicidi. In  17 anni di “impero” nella gestione del traffico di cocaina e marijuana Escobar riesce a guadagnare circa un milione di dollari al giorno. Nella vita del criminale non manca nemmeno l’esperienza politica all’interno della Camera dei Rappresentanti, durata poco a causa dei suoi problemi con la legge. Visto dai più poveri come un<strong> “</strong>Robin Hood&#8221;, dopo la fuga dalla prigione trascorre gli ultimi momenti della sua vita da latitante prima di essere scoperto in un quartiere borghese di Medellín, in Colombia. Qui  viene ucciso dagli uomini dell’intelligence americana il 2 dicembre del 1993.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-era-pablo-escobar-il-re-della-cocaina.html">Chi era Pablo Escobar: il “re&#8221; della cocaina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Chi è Frank Lucas: l’uomo della “Blu Magic” negli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-e-frank-lucas-luomo-della-blu-magic-negli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 16:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotrafficanti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=schede&#038;p=323653</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Rimasto nella storia per la capacità di corrompere numerosi militari nella sua attività criminale, Frank Lucas è un narcotrafficante statunitense che inizia la sua “carriera” da giovanissimo. Con la complicità degli uomini in divisa riesce ad importare eroina dalla Thailandia con un metodo “originale”. Utilizza infatti come contenitori le bare dei soldati americani caduti nella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-e-frank-lucas-luomo-della-blu-magic-negli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-e-frank-lucas-luomo-della-blu-magic-negli-stati-uniti.html">Chi è Frank Lucas: l’uomo della “Blu Magic” negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923-1024x768.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/1559459314-7398923-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Rimasto nella storia per la capacità di corrompere numerosi militari nella sua attività criminale, <strong>Frank Lucas</strong> è un <strong>narcotrafficante statunitense</strong> che inizia la sua “carriera” da giovanissimo. Con la complicità degli uomini in divisa riesce ad importare eroina dalla Thailandia con un metodo “originale”. Utilizza infatti come contenitori le bare dei soldati americani caduti nella guerra in Vietnam che vengono trasferiti in patria. Una volta finito dietro alle sbarre, collabora con la giustizia tornando in libertà alcuni anni dopo. Pentito del suo passato, Frank Lucas si dedicherà alla beneficienza e morirà il 30 maggio del 2019 per cause naturali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/chi-e-frank-lucas-luomo-della-blu-magic-negli-stati-uniti.html">Chi è Frank Lucas: l’uomo della “Blu Magic” negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Conoscere il Mediterraneo per contrastare l&#8217;immigrazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/conoscere-il-mediterraneo-per-contrastare-l-immigrazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jun 2021 05:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="891" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti in Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660-768x356.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660-1024x475.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’immaginario collettivo il Mediterraneo è visto come un luogo di morte. Le immagini di barchini e gommoni ribaltati in balia delle onde arrivano con una certa costanza nelle case degli spettatori. Anche Papa Francesco durante uno degli ultimi Angelus, ha parlato in piazza San Pietro di Mediterraneo come più grande cimitero al mondo. In realtà, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/conoscere-il-mediterraneo-per-contrastare-l-immigrazione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="891" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti in Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660-768x356.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Migranti-in-Libia-La-Presse-e1572605363660-1024x475.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell’immaginario collettivo il Mediterraneo è visto come un luogo di morte. Le immagini di barchini e gommoni ribaltati in balia delle onde arrivano con una certa costanza nelle case degli spettatori. Anche <strong>Papa Francesco</strong> durante uno degli ultimi Angelus, ha parlato in piazza San Pietro di Mediterraneo <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2021/06/13/angelus-papa">come più grande cimitero al mondo</a>. In realtà, il Mare Nostrum, come lo chiamavano i latini, rappresenta una delle realtà più complesse al mondo non riconducibile soltanto ai più recenti eventi luttuosi.</p>
<h2>Com’è visto il Mediterraneo</h2>
<p>Il Mediterraneo da più di 30 anni almeno funge da ponte ai migranti che partono dall’Africa per accedere ai Paesi europei. Barchini di fortuna o barconi con a bordo diverse centinaia di persone, sono i mezzi più usati per solcare le sue acque. E negli anni questo ha contribuito a riempire le pagine di cronaca con notizie di naufragi e immagini forti. Da qui lo spesso spontaneo e abusato connubio dei termini Mediterraneo e morte.</p>
<p>Un’<strong>associazione</strong> pericolosa che rischia di far dimenticare la vera importanza di questo spazio marittimo e di tutte le sue risorse. Definito anche come “traversata più pericolosa al mondo” dal Capo missione dell’Oim in Tunisia,<strong> Azzouz Samri</strong>, l’accezione negativa che il suo nome ha assunto nel tempo è divenuta una costante. Le <strong>Ong</strong> l&#8217;hanno usata specialmente dal 2017 in poi per giustificare il proprio operato e la propria presenza nelle acque solcate dalla rotta centrale e orientale dell&#8217;immigrazione. Nel Mediterraneo si muore, è il loro ragionamento più diffuso, e dunque è essenziale stare anche a ridosso della Libia per portare i migranti in Italia.</p>
<h2>Com’è il Mediterraneo</h2>
<p>Il Mare Nostrum è però tutt’altro che sinonimo di morte. Si tratta infatti di una grande area capace di produrre tanta ricchezza. Ci sono dei dati che non lasciano spazio a dubbi e interpretazioni in tal senso. Si parta ad esempio dalle<a href="http://www.vita.it/it/article/2017/09/27/il-mediterraneo-vale-5600-miliardi-di-dollari/144623/"> cifre fornite dal Wwf</a> a proposito del mercato più rappresentativo dell&#8217;area, ossia quello ittico. Nonostante il Mediterraneo ricopre solo l’1% della superficie degli Oceani del mondo, tanto da essere considerato spesso alla stregua di un semplice lago, fornisce il 20% del prodotto marino mondiale lordo. È vero, specialmente ultimamente, che la pesca non genera molta ricchezza e che anzi il settore è in profonda crisi. Ma il dato rimane comunque non indifferente, soprattutto se rapportato alla quantità di forza lavoro che riesce a impiegare: sono più di 150 milioni le persone che vivono grazie alle immense risorse date dal pescato.</p>
<p>Per comprendere meglio il suo valore, alcuni studiosi hanno rappresentato questo mercato come un’economia a sé stante. Se cioè il Mediterraneo fosse un Paese indipendente, soltanto con il Pil prodotto dall&#8217;indotto ittico rappresenterebbe la quinta economia più importante dell&#8217;area, dopo Francia, Italia, Spagna e Turchia. Non solo: il valore del mercato ittico sarebbe pari a quello del Pil di Grecia, Algeria e Marocco messi assieme. Nel 2015<em><a href="https://st.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-04-09/mediterraneo-risorsa-le-imprese-071237.shtml?uuid="> Il Sole24Ore</a></em> ha invece messo assieme i dati delle economie di tutti i Paesi del Mediterraneo e il risultato è stato sorprendente: se l&#8217;area fosse un&#8217;economia integrata e comune, rappresenterebbe la seconda potenza economica al mondo dietro gli <strong>Usa</strong> e davanti addirittura alla <strong>Cina</strong>.</p>
<h2>Il contrasto all&#8217;immigrazione parte dalle potenzialità del Mediterraneo</h2>
<p>È anche vero però che un calcolo del genere non dice tutta la verità. Sommare il valore delle economie è un conto, ma occorre anche leggere cosa si nasconde dietro i numeri. La ricchezza nel Mediterraneo non è infatti equamente suddivisa. Il <strong>divario</strong> tra il nord e il sud dell&#8217;area è ancora molto accentuato. Non solo. C&#8217;è un altro dato che deve far riflettere: entro il 2030 la regione mediterranea avrà 650 milioni di abitanti. La distribuzione sarà molto differente, se è vero che già adesso lungo la sponda nord si sta lottando contro il <strong>decremento</strong> demografico mentre a sud i giovani rappresentano più della metà dei cittadini. Vuol dire quindi che, se le potenzialità economiche della regione non verranno sfruttate e continuerà ad esserci l&#8217;attuale disuguaglianza, la pressione migratoria dall&#8217;Africa all&#8217;Europa è destinata drammaticamente ad aumentare. Il contrasto all&#8217;immigrazione deve partire da qui. Diversamente i problemi relativi agli sbarchi saranno sempre più cronici.</p>
<p>Le vie a livello politico tracciate fino ad oggi non sono state sufficienti. L&#8217;<strong>Europa</strong> in alcune occasioni ha incentivato, con specifici accordi, l&#8217;immissione nel mercato comunitario di prodotti provenienti dal nord Africa. Circostanza che non ha favorito la ripresa economica dall&#8217;altra parte del Mediterraneo e ha portato a non poche tensioni tra i produttori della sponda nord, soprattutto in campo alimentare. In altri casi invece si è intervenuto finanziando specifici progetti di sviluppo, cattedrali nel deserto che non hanno inciso nel quadro generale della situazione: “Il vero problema dei Paesi nordafricani – ha spiegato su <em>InsideOver</em> una fonte dell&#8217;Ong <strong>Cisv</strong> – è la mancanza di prospettive. La <strong>frustrazione</strong> incentiva molto le partenze”.</p>
<h2>Il Mediterraneo: quel problema politico</h2>
<p>L’area del Mediterraneo è “chiusa”, ma se fosse integrata sarebbe davvero una potenza economica per come ipotizzato da Il Sole24Ore? “Se si pensasse a un’area di libero mercato – afferma su InsideOver l’analista <strong>Paolo Quercia</strong>, autore con Michela Mercuri di “Naufragio mediterraneo” &#8211; il discorso sostanzialmente non cambierebbe più di tanto”. C&#8217;è poi un altro punto da evidenziare. E cioè che nei Paesi del Nord Africa, così come in quelli dell&#8217;area subsahariana, dopo gli anni 2000 vi è stato un grande sviluppo economico. Le loro economie, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, sono cresciute in modo importante e il <strong>gap</strong> con il Vecchio Continente si è ridotto. “ Per cui – spiega Quercia &#8211; non si può parlare di grandi differenze economiche fra i Paesi africani e quelli europei. Legittimamente però ci si chiede il perché dell’instabilità in Africa. Il problema in questione – spiega l’analista &#8211; non è di carattere economico bensì <strong>politico</strong>. In alcuni casi è un problema di cattiva sovranità, in altri di erosione della statualità, in altri di insostenibilità della globalizzazione rispetto ai valori culturali autoctoni. Per non parlare di guerre e conflitti”.</p>
<h2>Più le economie crescono e più i migranti partono</h2>
<p>Il connubio economia/immigrazione è stato messo in evidenza di recente tra i vari partner europei. <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/immigrazione-mosse-draghi-evitare-sorprese-consiglio-europeo-1957004.html">L&#8217;Italia in particolare ha cambiato linea</a>: da Roma non si chiedono più ricollocamenti automatici, bensì investimenti nei Paesi da cui si originano i flussi migratori. La linea di principio è chiara: più crescono le economie e più si attenuano le partenze. Ma in realtà potrebbe essere il contrario: “La mia sensazione di analista – ha chiarito Paolo Quercia – confermata anche da alcuni dati, è che il rapporto sia direttamente proporzionale e non inversamente. Ossia più crescono le economie del Sud più aumentano i flussi migratori. Altrimenti, non si chiamerebbe globalizzazione che, ricordiamolo, non nasce per separare, ma per integrare”. È un po&#8217; quello che è già accaduto nell&#8217;<strong>est Europa</strong> dopo il crollo del comunismo: nonostante il gap con l&#8217;occidente sia negli anni diminuito, anche da qui si è continuato a partire.</p>
<p>L&#8217;intervento economico nei Paesi sottosviluppati dunque potrebbe incontrare dei limiti pratici: “In linea molto teorica e nel lunghissimo termine gli investimenti forse potrebbero servire. In pratica, e nella prospettiva temporale che ci interessa credo proprio di no”, ha proseguito Quercia. Anche perché ci sono altre variabili da prendere in considerazione: “Le economie non crescono a comando – ha aggiunto l&#8217;analista – e la strutturale ciclicità alterna crescita e recessione”.</p>
<h2>Perché allora dall&#8217;Africa si parte?</h2>
<p>Il Mediterraneo, in conclusione, è un&#8217;area complicata ma dalle dinamiche molto controverse. Da un lato è quel lago di morte documentato nel corso degli anni, dall&#8217;altro una regione in grado di esprimere importanti potenzialità sul fronte economico. Un nodo peraltro anch&#8217;esso piuttosto complicato: è vero che tra le due sponde del mare le differenze economiche sono marcate, ma è anche vero che il gap si sta riducendo. Perché dunque milioni di persone continuano a provare ad attraversarlo? Forse la vera questione in grado di sintetizzare l&#8217;enigma Mediterraneo ha a che fare con la politica. Fino a quando la regione resterà instabile, gli investimenti sull&#8217;economia potranno solo tappare qualche falla. Per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa, dopo anni di negligenze, è arrivato il momento di mettere in piedi una vera e propria <strong>agenda</strong>. Puntare sull&#8217;economia è possibile ma, assieme a questo punto, è impensabile non guardare organicamente all&#8217;aspetto prettamente politico.</p>
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		<title>Dal primo sbarco del 1992 ad oggi: storia dell&#8217;immigrazione in Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-in-italia-storia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 16:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-1024x671.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-768x503.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-1536x1006.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-2048x1342.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con gli sbarchi tra il 1991 e il 1992 è iniziata la oramai trentennale storia dell&#8217;immigrazione verso l&#8217;Italia: da allora sono stati diversi gli eventi di cronaca e gli sconvolgimenti politici che hanno caratterizzato l&#8217;approccio a un fenomeno tanto complesso quanto difficile da interpretare. Ottobre 1992: il primo sbarco di migranti a Lampedusa Era l&#8217;ottobre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-in-italia-storia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-1024x671.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-768x503.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-1536x1006.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Vlora-Agenzia_Fotogramma_FGR3147179-2048x1342.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con gli sbarchi tra il 1991 e il 1992 è iniziata la oramai trentennale storia dell&#8217;immigrazione verso l&#8217;Italia: da allora sono stati diversi gli eventi di cronaca e gli sconvolgimenti politici che hanno caratterizzato l&#8217;approccio a un fenomeno tanto complesso quanto difficile da interpretare.</p>
<h2>Ottobre 1992: il primo sbarco di migranti a Lampedusa</h2>
<p>Era l&#8217;ottobre del 1992 quando <strong>Lampedusa</strong> si è confrontata per la prima volta con il fenomeno degli <strong>sbarchi</strong>. In quell&#8217;occasione sull’isola maggiore delle Pelagie sono approdati 71 stranieri che si sono dichiarati tunisini. In realtà, la loro cittadinanza è rimasta per sempre ignota. Quando da Palermo è arrivato il console di Tunisi, nessuno ha realmente dimostrato di provenire dal Paese nordafricano a noi dirimpettaio. L&#8217;evento ha colto tutti impreparati, autorità politiche comprese. Il signor Andrea, cittadino lampedusano, oggi ha 60 anni e ha raccontato su <em>InsideOver</em> quegli attimi: “Ricordo ancora quando si è diffusa la notizia &#8211; ci dice – mi trovavo a fare la spesa e vedevo i miei concittadini agitarsi nel raccontare che era accaduto qualcosa di strano. Era arrivata gente scesa da un barcone, un evento allora impensabile. Momenti di confusione che nei primi attimi mi hanno disorientato&#8221;.</p>
<p>&#8220;Poi – prosegue il signor Andrea – ho capito cos’era successo e ho fatto la mia parte. Ho comprato alcune bottiglie di acqua e le ho consegnate a chi si occupava della raccolta. Non sono andato al porto ma ricordo che quello è stato per tutti un giorno carico di tensione e, nei giorni a seguire, il nostro pensiero era rivolto a come aiutare quelle persone”. I migranti sull’isola sono infatti rimasti per circa un mese. Ospitati dentro la caserma dei carabinieri, a provvedere al loro sostentamento sono state la parrocchia e la popolazione: &#8220;Non esisteva &#8211; racconta un poliziotto all&#8217;epoca in servizio a Lampedusa &#8211; un ufficio preposto alla gestione dell&#8217;accoglienza, era una novità per tutti, nessuno era pronto&#8221;. I migranti hanno lasciato l&#8217;Isola grazie ai biglietti della nave per Porto Empedocle acquistati con una colletta tra i lampedusani.</p>
<h2>Gli sbarchi dall&#8217;Albania</h2>
<p>Quello dei 71 migranti è stato per Lampedusa il primo sbarco, ma c’era chi, già nel 1991, in un’altra parte d’Italia, si era confrontato con il primo evento di questo tipo. L’8 agosto di quell’anno, a bordo della nave <strong>Vlora</strong>, <a href="https://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2011/03/06/news/1991_il_primo_grande_esodo_dall_albania_verso_l_italia-13263392/">sono approdati a Bari più di 20mila migranti</a>. Partita da <strong>Durazzo</strong>, l’imbarcazione ha raggiunto il porto del capoluogo pugliese e, da allora, il fenomeno migratorio della <strong>rotta adriatica</strong> è diventato una costante per tutti gli anni &#8217;90<strong>.</strong> Quello della Vlora è considerato il più grande sbarco di migranti a bordo di una sola nave. Attaccati gli uni agli altri, senza spazio e senza respiro, in molti, arrivati vicino al porto, hanno iniziato a tuffarsi in mare. Chi era lì racconta di immagini forti come in un film. Quando gli stranieri sono stati fatti scendere dall’imbarcazione, sul molo si è creato un tappeto umano. Gli albanesi sono rimasti nella zona portuale per alcuni giorni, poi sono stati trasferiti allo stadio. Per loro i baresi avevano raccolto vestiti e scarpe. Dopo il trasferimento in altre città italiane, per la maggior parte è stato disposto il rimpatrio.</p>
<h2>25 aprile 1996: il primo naufragio documentato</h2>
<p>La prima tragedia in mare di cui si ha documentazione <a href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/04/26/strage-nel-mare-di-lampedusa.html?ref=search">risale al 25 aprile del 1996</a>. Teatro del naufragio sono state le coste di Lampedusa. In questa occasione, 21 tunisini a bordo di una barca a motore sono annegati a causa delle avverse condizioni meteorologiche nei pressi dell’isola dei Conigli. L’imbarcazione, lunga 12 metri, era partita da <strong>Sfax</strong>. Dopo quasi 12 ore di navigazione era arrivata lungo il canale di Sicilia trovando il mare in tempesta. In prossimità di Lampedusa, a 500 metri dalle coste, i migranti, per non farsi notare, hanno deciso di affondare il mezzo. <strong>Le onde però hanno travolto anche loro.</strong> Solo in quattro, a nuoto, sono riusciti a raggiungere la costa ed essere salvati.</p>
<p>Questo naufragio non è stato l’unico di quell’anno. Alcuni mesi dopo, ovvero la notte del 25 dicembre, si è consumata la “<a href="https://www.theguardian.com/world/2001/jun/10/davidrose.rorycarroll">tragedia di Natale</a>” con la morte di circa 300 migranti tra pakistani, indiani e cingalesi Tamil. Gli stranieri erano a bordo di un mercantile in sosta tra Malta e la Sicilia in attesa di un’imbarcazione sulla quale sarebbero stati trasferiti per raggiungere Siracusa. Ma le acque agitate hanno provocato un grave incidente: durante il trasbordo, la nave madre ha speronato il barcone facendolo affondare nel giro di poco tempo con circa 300 persone a bordo.</p>
<h2>La crisi del 1997 e la legge Turco-Napolitano</h2>
<p>Le vicende relative all’immigrazione clandestina erano entrate oramai nel dibattito politico. Era arrivato il momento di contrastare il fenomeno tramite nuove leggi. La spinta verso una normativa specifica si è avuta soprattutto a seguito degli effetti della crisi in <strong>Albania</strong> del 1997. Già all’inizio degli anni ’90 il crollo del comunismo aveva portato a uno choc economico nel Paese. Negli anni successivi, la situazione è divenuta insostenibile e, proprio nel 1997,  migliaia di albanesi sono partiti verso l’Italia facendo registrare un fenomeno migratorio senza precedenti. La <strong>Puglia</strong> si è ritrovata assediata dai continui sbarchi. Una situazione che ha destato allarme: dopo il <a href="https://it.insideover.com/schede/migrazioni/il-blocco-navale-in-albania-del-1997-spiegato.html">blocco navale</a> voluto dal governo <strong>Prodi I</strong>, con <a href="https://www.camera.it/parlam/leggi/98040l.htm">la legge 6 marzo 1998</a>, nota come legge Turco-Napolitano dai nomi del ministro alla Solidarietà Sociale<strong> Livia Turco</strong> e dell’allora ministro dell’Interno<strong> Giorgio Napolitano</strong>, è stata introdotta una legislazione per il superamento della fase di emergenza. L’intento è stato quello di restringere i flussi migratori consentendo di rimanere sul territorio italiano solo ai regolari. Per gli irregolari, è stato introdotto il centro di permanenza temporanea in attesa del loro rimpatrio.</p>
<h2>Legge Bossi-Fini</h2>
<p>Negli anni a seguire gli sbarchi hanno continuato ad essere una costante. Quelli dall’Albania verso la Puglia e quelli dall’Africa verso le coste siciliane. Non più eventi occasionali ma episodi con cadenza periodica al punto da rendere necessario un intervento legislativo che disciplinasse il fenomeno dell’immigrazione in modo più incisivo. La risposta è arrivata con la legge n. 189 del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2002-07-30;189!vig=">30 luglio 2002</a>, nota come legge Bossi-Fini dal nome dei primi firmatari <strong>Gianfranco Fini</strong> (vicepresidente del consiglio dei ministri nel governo Berlusconi) e<strong> Umberto Bossi</strong> (ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione). Entrata in vigore il 10 settembre di quello stesso anno, la legge disciplinava, tra le altre cose, le <strong>espulsioni</strong> con accompagnamento alla frontiera e l’inasprimento delle pene per i <strong>trafficanti</strong> di esseri umani. Pochi giorni dopo l’entrata in vigore della legge Bossi-Fini, l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica è stata dirottata verso l’ennesima strage del mare. A mezzo miglio da <strong>Capo Rossello</strong>, in provincia di Agrigento, <a href="https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2002/09_Settembre/15/naufragio.shtml">si è rovesciato un barcone con a bordo migranti liberiani</a>. Circa una ventina i morti e 90 i superstiti. In quell’occasione i due scafisti sono stati individuati ed arrestati. Quella del 2002 è stata probabilmente la prima estate veramente calda sul fronte migratorio.</p>
<h2>Giugno 2004: l&#8217;incidente della Cap Anamur</h2>
<p>Il 20 giugno del 2004 si è avuta un&#8217;anticipazione del futuro braccio di ferro tra Ong e governo. Una nave dell&#8217;organizzazione tedesca<strong> Cap Anamur</strong>, nota in passato per le missioni di salvataggio di profughi vietnamiti in mare, ha soccorso tra la <strong>Libia</strong> e <strong>Lampedusa</strong> 37 migranti subsahariani. La nave aveva riparato il motore a Malta e, durante un giro di prova, si è imbattuta in questa missione. Dopo 21 giorni di attesa in mare, il natante ha ottenuto il permesso di attraccare nel porto di <strong>Porto Empedocle</strong>. Il governo italiano ne ha consentito l’ingresso dopo giorni di braccio di ferro nei quali contestava alla Cap Anamur di dover attraccare a Malta, dal momento che era entrata nelle acque di sua competenza. Per quanto concerne l’accoglienza dei migranti, l’Italia delegava la responsabilità alla <strong>Germania</strong>, <span style="font-size: 1rem;">visto che la nave era battente bandiera tedesca. Quando la nave è entrata a Porto Empedocle il presidente dell&#8217;associazione umanitaria</span><strong style="font-size: 1rem;"> Elias Bierdel</strong><span style="font-size: 1rem;">, il comandante </span><strong style="font-size: 1rem;">Vladimir Dachkevitce</strong><span style="font-size: 1rem;"> e il primo ufficiale della nave </span><strong style="font-size: 1rem;">Stefan Schmdt</strong><span style="font-size: 1rem;"> sono stati arrestati in flagranza di reato con l&#8217;accusa di &#8220;favoreggiamento aggravato dell&#8217;immigrazione clandestina&#8221;. I 37 migranti sono stati invece rimpatriati fra il Ghana e la Nigeria.</span></p>
<h2>L&#8217;immagine di Lampedusa come porta del Mediterraneo</h2>
<p>Nel 2008, nel corso di una cerimonia tenuta a Lampedusa, è stata inaugurata una scultura destinata a diventare emblema del fenomeno migratorio nel Mediterraneo. Si tratta della cosiddetta “<strong>Porta d&#8217;Europa</strong>”, opera dell&#8217;artista Mimmo Paladino situata in quello che da molti è oramai considerato come il primo lembo del Vecchio Continente dopo il territorio africano. Al di là della simbologia applicata alla scultura, la sua apposizione ha testimoniato ancora una volta il clamore mediatico e sociale raggiunto dall&#8217;immigrazione.</p>
<p>Per frenare i flussi di barconi e gommoni il governo italiano, retto all&#8217;epoca da Berlusconi, ha siglato con la Libia il cosiddetto “trattato di amicizia”. L&#8217;accordo è stato stretto con l&#8217;allora rais libico<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html"> Muammar Gheddafi: </a>in cambio degli investimenti economici Roma ha chiesto il controllo delle coste per evitare nuove partenze. Ai libici sono state donate delle motovedette e la locale Guardia Costiera ha iniziato a respingere i migranti: “Per due anni almeno – ha confermato un residente di Lampedusa – di sbarchi ne abbiamo contati molto pochi, sembrava la fine di un lungo periodo”. Nel giugno del 2009 sono avvenuti anche dei <strong>respingimenti</strong> ad opera delle autorità italiane, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-rendere-legali-i-respingimenti-dei-migranti-1895506.html">giudicati però irregolari negli anni successivi.</a> La porta del Mediterraneo <strong>ad ogni modo in quel momento</strong> è apparsa di colpo chiusa.</p>
<h2>La crisi del 2011</h2>
<p>La situazione però era destinata a cambiare<b>.</b> Tutto è partito nel gennaio 2011, quando in <strong>Tunisia</strong> le manifestazioni popolari hanno rovesciato il governo di Ben Alì. Crollato lo Stato, nessuno controllava più le coste. Un via libera generale che ha fatto riversare in mare migliaia di barconi. Nei mesi successivi a crollare è stata anche l&#8217;era di Muammar Gheddafi: il contagio delle cosiddette <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html">primavere arabe</a>, quando è arrivato in Libia, ha coinciso con un drammatico aumento degli sbarchi. E del resto lo stesso rais lo aveva in qualche modo previsto: “Senza di me, milioni di africani andranno in Europa”, ha dichiarato in uno dei suoi ultimi discorsi prima dell&#8217;intervento della Nato.</p>
<p>La “<em>pax</em>” degli anni precedenti è durata poco. La tensione sociale derivante dalla massiccia ondata di migranti è esplosa in tutta la sua violenza ancora una volta a Lampedusa nel settembre di quell&#8217;anno. Quando è entrato in vigore un accordo tra Roma e Tunisi per il rimpatrio immediato dei tunisini, centinaia di loro hanno inscenato proteste sull&#8217;isola. Il centro di accoglienza è stato dato alle fiamme, per le vie del centro la Polizia, in tenuta antisommossa,<a href="https://www.youtube.com/watch?v=V5L5MWuyixo"> ha dovuto caricare gruppi di migranti</a> che minacciavano di far esplodere delle bombole del gas rubate da alcuni ristoranti. Gli isolani hanno reagito scendendo in piazza e chiedendo l&#8217;immediato trasferimento di chi era approdato. A vent&#8217;anni dal primo sbarco, le conseguenze sociali dell&#8217;immigrazione incontrollata si sono svelate sotto gli occhi di tutti.</p>
<h2>La strage del 3 ottobre 2013</h2>
<p>Il fenomeno migratorio è andato avanti a ritmi sostenuti anche dopo le primavere arabe. Ad alimentarlo, tra le altre cose, l&#8217;instabilità di una <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">Libia piombata nell&#8217;anarchia dopo la fine di Gheddafi</a>. Ad accendere ancora una volta i riflettori sui flussi è il <a href="https://www.corriere.it/cronache/13_ottobre_05/strage-lampedusa-procura-smentisce-inchiesta-soccorsi-ma-polemica-9c070c2a-2d96-11e3-89d5-cdac03f987bf.shtml">naufragio del 3 ottobre 2013</a>, rimasto nella storia per il suo importante clamore mediatico e per essere avvenuto a pochi mesi dalla storica visita di Papa Francesco a Lampedusa.</p>
<p>Teatro della tragedia, sempre le acque antistanti l&#8217;isola più grande delle Pelagie. Un momento di tensione tra i migranti generato da un principio di incendio a bordo di un barcone, ha provocato il ribaltamento del mezzo. Più di 300 persone sono annegate, pochi i superstiti. Una tragedia che ha avuto come conseguenza politica l&#8217;avvio, decretato dall&#8217;allora governo di <strong>Enrico Letta</strong>, dell&#8217;operazione “Mare Nostrum” per il pattugliamento delle coste.</p>
<h2>Gli anni record del 2016 e del 2017</h2>
<p>La falla libica ha avviato un flusso senza precedenti negli anni successivi alla strage del 3 ottobre. L&#8217;apice è stato toccato nel biennio 2016-2017: in questi 24 mesi, in Italia, <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2017.pdf">sono arrivati circa 300.746 migranti</a>, molti dei quali sbarcati tra Lampedusa e la Sicilia. Particolare rilevanza ha avuto, soprattutto nel 2017, il fenomeno degli <strong>sbarchi fantasma</strong>. Approdi cioè effettuati con piccoli barchini provenienti dalla Tunisia o dall&#8217;Algeria e in cui i migranti, subito dopo il loro arrivo, facevano perdere le tracce.</p>
<p>“Non passava giorno che qui in provincia di Agrigento – ha ricordato<strong> Claudio Lombardo</strong>, presidente di MareAmico Agrigento – nell&#8217;estate del 2017 non si annotavano sbarchi fantasma, di migliaia di migranti si sono perse le tracce”. Un fenomeno che ha destato preoccupazioni anche sul fronte terrorismo, con il procuratore della città dei templi,<strong> Luigi Patronaggio</strong>, che ha parlato di possibili infiltrazioni di jihadisti. L&#8217;esodo dall&#8217;Africa ha costretto l&#8217;allora governo guidato da <strong>Paolo Gentiloni</strong> a correre ai ripari. Nella primavera del 2017 l&#8217;Italia ha stretto un memorandum con la Libia per il controllo delle coste. Gli sbarchi sono progressivamente diminuiti, ma l&#8217;emergenza è comunque rimasta.</p>
<h2>L&#8217;avvento delle Ong</h2>
<p>Nel biennio nero dell&#8217;immigrazione c&#8217;è stata anche la comparsa delle organizzazioni non governative. Per la verità il primo teatro in cui le <strong>Ong</strong> hanno operato è quello del <strong>mar Egeo</strong>, durante la crisi della rotta balcanica tra il 2015 e il 2016. Successivamente il raggio d&#8217;azione di queste organizzazioni, dotate di navi con equipaggio al seguito, si è spostato nel Mediterraneo centrale. Da Medici Senza Frontiere a Save The Children, passando per <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/storia-sea-watch-long-tedesca-nel-mediterraneo-1730940.html">Sea Watch</a>, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/storia-ong-sos-mediterran-e-1730961.html">Sos Mediterranée</a>, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/che-c-sapere-sulla-ong-open-arms-1730964.html">Open Arms</a> e altre sorte negli anni successivi, le Ong hanno preso a bordo migliaia di migranti spesso poi fatti sbarcare in Italia. Obiettivo dichiarato degli attivisti è sempre stato quello di puntare su una politica europea dell&#8217;accoglienza. Un comportamento che ha destato non poco clamore politico. Nel 2017 il governo italiano ha diramato un codice di comportamento per le Ong al fine di evitare l&#8217;afflusso massiccio di migranti lungo le nostre coste.</p>
<p>Si è aperta così una stagione di scontro tra Roma e le Ong, il cui apice è stato raggiunto nell&#8217;estate del 2018 e del 2019, quelle dove a guidare il ministero dell&#8217;Interno era <strong>Matteo Salvini</strong>. In quei due anni sono state emanate norme volte ad evitare l&#8217;arrivo di migranti dalle navi degli attivisti. In alcuni casi sono stati ingaggiati dei duelli anche di carattere giudiziario.</p>
<h2>Le preoccupazioni di oggi</h2>
<p>I numeri del biennio 2016-2017 non sono stati più raggiunti. Nel 2019 i migranti sbarcati in Italia <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2019.pdf">sono stati 11.471</a>, cifre molto basse rispetto alle annate precedenti. Dal 2020 si sta assistendo a una ripresa che preoccupa e non poco, specialmente per le contingenze internazionali: la crisi in Libia non è stata mai risolta e la <strong>pandemia</strong> da coronavirus sviluppatasi l&#8217;anno scorso potrebbe aver dato ulteriore impulso al fenomeno migratorio. A livello politico l&#8217;Italia è impegnata nel chiedere maggiore solidarietà e nuove norme in ambito europeo, <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/in-europa-passa-la-linea-draghi-sui-migranti-cosa-ha-deciso-il-consiglio-ue.html" target="_blank" rel="noopener">senza al momento precise risposte</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-in-italia-storia.html">Dal primo sbarco del 1992 ad oggi: storia dell&#8217;immigrazione in Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Agadez, da paradiso per i turisti a base delle migrazioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/agadez-da-paradiso-per-i-turisti-a-base-delle-migrazioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 17:29:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-300x193.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-1024x660.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-768x495.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-1536x990.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-2048x1320.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Posta tra il Sahara e il Sahel, Agadez è stata per anni meta turistica. Il suo deserto, la sua cultura tuareg, i suoi beni patrimonio dell’umanità, hanno attratto migliaia di persone fino all’inizio del nuovo secolo. Cosa è successo dopo? L’instabilità, il terrorismo, l’insicurezza, hanno isolato la regione devastando l’economia. Gli abitanti hanno quindi dovuto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/agadez-da-paradiso-per-i-turisti-a-base-delle-migrazioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/agadez-da-paradiso-per-i-turisti-a-base-delle-migrazioni.html">Agadez, da paradiso per i turisti a base delle migrazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-300x193.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-1024x660.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-768x495.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-1536x990.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agadez-migranti-la-presse-2048x1320.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Posta tra il Sahara e il Sahel, <strong>Agadez</strong> è stata per anni meta turistica. Il suo deserto, la sua cultura tuareg, i suoi beni patrimonio dell’umanità, hanno attratto migliaia di persone fino all’inizio del nuovo secolo. Cosa è successo dopo? L’instabilità, il <strong>terrorismo</strong>, l’insicurezza, hanno isolato la regione devastando l’economia. Gli abitanti hanno quindi dovuto convertire le proprie attività. Oggi, chi trasportava turisti nel deserto, porta i <strong>migranti</strong> in Libia.</p>
<h2>Agadez: il lasciapassare per i migranti</h2>
<p>Il viaggio dei migranti che attraversano il Mediterraneo centrale per arrivare a Lampedusa inizia da molto lontano. Agadez è la chiave di tutto. Se l’Isola maggiore delle Pelagie viene considerata la porta di ingresso per accedere in Europa, questa città del <strong>Niger</strong> rappresenta invece la porta d’uscita dall’Africa. Situata a pochi chilometri dal confine con la Libia, ad Agadez confluiscono i migranti che hanno intenzione di risalire il Sahara e imbarcarsi nel <strong>Mediterraneo</strong>. Il Niger in questo contesto dà, suo malgrado, un vantaggio ai <strong>trafficanti</strong> di esseri umani. <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-cedeao-agevola-migranti-raggiungere-leuropa.html">Il Paese fa infatti parte della <strong>Cedeao</strong> </a>(o Ecowas, secondo che si utilizzi l’acronimo in francese o in inglese). Si tratta di un’organizzazione che ha sede ad Abuja e corrisponde a una sorta di Unione Europea dell&#8217;Africa occidentale.</p>
<p>Tra i 15 Paesi membri (Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa D’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo), non esistono <strong>dogane</strong> e nemmeno controlli alle frontiere. In tal modo i cittadini possono circolare liberamente. Per cui basta prendere un normale autobus di linea ed arrivare prima a <strong>Niamey</strong>, capitale del Niger, e successivamente ad Agadez. Da qui poi si risale verso il confine libico con l&#8217;intento di giungere lungo le coste del mare nostrum. La città in questo modo si è trasformata nella base principale per i trafficanti, una delle tappe più importanti durante i viaggi della speranza di migliaia di persone.</p>
<h2>Com’era Agadez prima</h2>
<p>Ma non è sempre stato cosi. Anzi, per via della sua posizione, Agadez ha rappresentato negli anni passati un polo di attrazione turistica. La città è punto di riferimento della cultura <strong>Tuareg</strong> del Niger, il suo centro storico non a caso<a href="https://whc.unesco.org/en/list/1268/"> è stato incluso tra i beni patrimonio dell&#8217;umanità dall&#8217;Unesco</a>. La grande moschea, il vecchio quartiere, le riserve naturali e i musei, per molto tempo sono state tappe “obbligatorie” da seguire per conoscere meglio le tradizioni del territorio. Chi voleva immergersi in un&#8217;avventura nelle peculiarità della vita nel deserto, magari ripercorrendo le strade lungo la sabbia tracciate nei secoli dalle carovane, ha avuto in Agadez un riferimento. Anche perché qui per anni ha fatto tappa la Parigi-Dakar, una delle gare più affascinanti e seguite nel mondo dei motori.</p>
<p>“Il turismo – ha spiegato su <em>InsideOver</em> <strong>Marco Alban</strong>, un rappresentante dell’Ong<strong> Cisv Italia</strong>, molto attiva nel Paese africano &#8211; nella regione del Sahel ha spesso assunto un significato importante. Nel Mali ci sono state annate dove sono stati registrati anche 450mila turisti. Discorso molto simile vale anche per il Burkina Faso”. Il rappresentante dell’Ong ha anche sottolineato come nel Niger i numeri sono stati storicamente più bassi, ma il settore ad Agadez è stato comunque rilevante: “Soprattutto perché – ha sottolineato &#8211; creava un certo indotto popolare. Essendo un turismo di avventura, i visitatori dormivano nelle case degli abitanti di Agadez, compravano oggetti tipici della cultura locale”. Ma da quando è iniziata la guerriglia islamista, dopo il 2010, si è venuto a creare un clima sempre più instabile che ha reso e rende poco sicuro l’accesso a chi proviene da altre Regioni.</p>
<h2>Jihadismo e instabilità: ecco come Agadez si è trasformata in un inferno</h2>
<p>Tutto è cambiato con l&#8217;avvento del nuovo secolo. A un certo punto nemmeno la Parigi–Dakar ha percorso le vie del deserto. L&#8217;insicurezza ha portato via da qui quel mondo attratto dalle bellezze naturali e culturali. Agadez ha iniziato così la sua discesa verso l&#8217;inferno. Una situazione peggiorata poi a partire dal 2012: in questo anno nel vicino <strong>Mali</strong> i gruppi jihadisti attivi nel Sahel hanno fondato dei piccoli califfati, respinti sì dopo l&#8217;intervento delle forze francesi, ma premonitori di quello che sarebbe accaduto da lì a breve. Infatti il terrorismo islamista ha messo le sue basi in tutta la regione, Niger compreso. Non solo sigle legate ad<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html"> Al Qaeda</a>, qui ad attecchire è stato anche il temibile gruppo dello Stato Islamico del Grande Sahara, costola dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a>.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-302470" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/migranti-niger-853x1024.jpg" alt="" width="853" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/migranti-niger-853x1024.jpg 853w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/migranti-niger-250x300.jpg 250w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/migranti-niger-768x922.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/migranti-niger-1279x1536.jpg 1279w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/migranti-niger-1706x2048.jpg 1706w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/migranti-niger-scaled.jpg 1599w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /></p>
<p>Le bancherelle di Agadez si sono svuotate, i carovanieri dei turisti hanno dovuto riporre i propri mezzi nei depositi: “Il crollo dell&#8217;economia turistica non è l&#8217;unica nota negativa degli ultimi anni – ha dichiarato Marco Alban – più che altro esso può rappresentare la percezione di quanto negativamente sta accadendo in Niger. Il fatto di non poter più visitare questi luoghi infatti, la dice lunga sull&#8217;isolamento internazionale che sta vivendo il Paese per via delle tensioni jihadiste”. Ad essere stata devastata è stata l&#8217;intera economia nigerina e del Sahel. I gruppi islamisti ne hanno così approfittato: “Di fatto – ha aggiunto Alban – i terroristi sono diventati gli unici “datori di lavoro” nel nord del Niger. Molte famiglie sopravvivono grazie agli stipendi garantiti dalle organizzazioni jihadiste”. In questo contesto, per milioni di migranti subsahariani è stato più semplice raggiungere Agadez. E qui poi chi ha perso il lavoro con il turismo, si è “riconvertito” sfruttando le rotte migratorie. In tanti hanno iniziato ad improvvisarsi <strong>passeur</strong>, trasferendo i migranti dalla città al confine libico. Agadez in tal modo si è trasformata nell&#8217;attuale porta dell&#8217;inferno.</p>
<h2>Le cause collaterali del terrorismo sull&#8217;immigrazione</h2>
<p>Se si parla con un comune cittadino di Agadez, quanto avviene qui è normale: i migranti sono come i turisti, portano soldi e i carovanieri non fanno altri che accompagnare loro da un punto A, a un punto B. Quello che avviene oltre quel punto B, rappresentato dalla Libia, non è più a un certo punto affar loro. Una <strong>complicità</strong> motivata dalla mancanza di alternative lavorative. Tanto è vero che quando<a href="https://www.reuters.com/article/us-europe-migrants-niger-idUSKBN0NX1M020150512"> con la legge 036 del 2015</a> il governo del Niger ha criminalizzato il traffico migratorio, in molti hanno storto il naso. Chiudere la porta d&#8217;uscita dell&#8217;Africa, poteva significare spegnere nuovamente l&#8217;economia locale. In parte così è stato: dopo il giro di vite tra il 2015 e il 2016, molti mezzi usati dai carovanieri sono tornati nei depositi. Ma il flusso non si è mai fermato e in parte ha preso una via inversa, da sud verso nord: in tanti sono tornati dalla Libia, posto sempre più pericoloso in cui vivere.</p>
<p>A prescindere dalle direzioni dei flussi, da Agadez arriva una lezione anche per l&#8217;occidente: il terrorismo favorisce l&#8217;immigrazione in due modi, uno diretto e uno indiretto. Nel primo caso si ha la situazione più comunemente nota: dove c&#8217;è instabilità, la gente tende a scappare ed a cercare rifugio altrove. Il secondo è il caso che riguarda proprio Agadez. L&#8217;emersione delle violenze jihadiste ha come effetto quello di ledere significativamente le economie, dando così terreno fertile ai criminali per proliferare. Anche a quelli che sfruttano la tratta degli esseri umani, i quali hanno maggior margine di manovra per trasferire migranti verso l&#8217;Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/agadez-da-paradiso-per-i-turisti-a-base-delle-migrazioni.html">Agadez, da paradiso per i turisti a base delle migrazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Flussi di migranti? L&#8217;Europa non ha un progetto&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/il-trattato-di-dublino-sotto-i-riflettori-ma-l-europa-restera-silente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 09:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La gestione dell’immigrazione è regolata in Europa dal Trattato di Dublino, firmato nel 1990. Da più di 30 anni questo documento è al centro dei riflettori perché ha più volte mostrato le sue gravi lacune. Assegnando ai Paesi di primo approdo l’onere dell’accoglienza, su Dublino sono state avanzate diverse richieste di modifica. Ad oggi però &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-trattato-di-dublino-sotto-i-riflettori-ma-l-europa-restera-silente.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-trattato-di-dublino-sotto-i-riflettori-ma-l-europa-restera-silente.html">&#8220;Flussi di migranti? L&#8217;Europa non ha un progetto&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/immigrati-italia-Agenzia_Fotogramma-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La gestione dell’immigrazione è regolata in Europa dal <a href="https://it.insideover.com/schede/migrazioni/il-trattato-di-dublino-spiegato.html">Trattato di Dublino</a>, firmato nel 1990. Da più di 30 anni questo documento è al centro dei riflettori perché ha più volte mostrato le sue gravi lacune. Assegnando ai Paesi di primo approdo l’onere dell’accoglienza, su Dublino sono state avanzate diverse richieste di modifica. Ad oggi però l’Europa non ha mai messo realmente mano al Trattato. E per il prossimo futuro, non sembrano esserci novità all’orizzonte. Nessuna buona nuova nemmeno in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno prossimo.</p>
<h2>Un trattato nato malamente</h2>
<p>Nel 1957, anno in cui è stata fondata la <strong>Cee</strong>, gli Stati aderenti avevano deciso di tenere per sé in modo esclusivo le decisioni sul tema migratorio. Una scelta che sembrava superata alla vigilia dell&#8217;istituzione del mercato unico europeo. Si è arrivati così al 15 giugno 1990, giorno in cui, con la firma del trattato di Dublino, l&#8217;Europa ha voluto dotarsi di strumenti unitari per la gestione dell&#8217;<strong>immigrazione</strong>. Qualcosa però è andato storto: “Il problema di quel trattato &#8211; ha infatti spiegato su <em>InsideOver</em> l&#8217;analista politico<strong> Arduino Paniccia</strong> &#8211; è che da subito è apparso molto singolare. Nel costituirlo non si è pensato ad alcuna strategia specifica, né tanto meno realmente unitaria”.</p>
<p><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa.png"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-318724 aligncenter" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-851x1024.png" alt="" width="851" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-851x1024.png 851w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-249x300.png 249w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-768x924.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-1276x1536.png 1276w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa-1701x2048.png 1701w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/migranti-verso-leuropa.png 1595w" sizes="auto, (max-width: 851px) 100vw, 851px" /></a></p>
<p>Il dito è stato da sempre puntato soprattutto sull&#8217;<strong>articolo 13</strong> del trattato, quello che assegna ai Paesi di primo approdo l&#8217;onere dell&#8217;<strong>accoglienza</strong> e dell&#8217;esame della domanda di <strong>asilo</strong>. Un principio che ha messo in ginocchio negli anni gli Stati di frontiera, tra cui ovviamente l&#8217;<strong>Italia</strong>: “Il cuore dell&#8217;Europa si è voluto proteggere &#8211; è la chiave di lettura data da Paniccia &#8211; e ha delegato ai Paesi di periferia la gestione di un problema così importante”. C&#8217;è chi però ha visto nella situazione specifica di inizio anni &#8217;90 un&#8217;attenuante: “Ma in realtà già all&#8217;epoca &#8211; ha proseguito l&#8217;analista politico &#8211; era possibile prevedere quello che sarebbe successo”. Ad esempio la <strong>pressione migratoria</strong> dall&#8217;Africa era in aumento. Inoltre, con la caduta del comunismo, i Paesi dell&#8217;est risultavano molto esposti. Eppure si è salvaguardato soltanto il centro, sud ed est Europa sono stati lasciati colpevolmente soli.</p>
<h2>Gli errori dell&#8217;Italia negli ultimi anni</h2>
<p>Scelte errate di cui oggi si paga lo scotto: “Il trattato di Dublino &#8211; ha proseguito Paniccia &#8211; è un po&#8217; la cartina di tornasole di come ha agito l&#8217;Europa negli ultimi 30 anni. I problemi più importanti vengono affrontati come singoli problemi locali, senza arrivare a decisioni più strategiche”. Ma al di là degli errori in ambito comunitario, gli sbagli sono stati anche dei singoli Stati nazionali. L&#8217;Italia ad esempio non ha mai inciso nel richiedere le modifiche al trattato: “Ci abbiamo messo anche del nostro &#8211; ha sottolineato l&#8217;analista &#8211; avevamo molti strumenti, ma non li abbiamo usati”. Se da un lato infatti è vero che diversi nostri governi hanno chiesto riforme, dall&#8217;altro però sul piatto delle varie trattative non sono state inserite concrete proposte.</p>
<blockquote><p>Né tanto meno è stata attuata un&#8217;opera diplomatica volta a far pressione su Bruxelles</p></blockquote>
<p>Le carte sarebbero state diverse, a partire dalla costituzione di un <strong>fronte comune</strong> tra i Paesi affacciati nel Mediterraneo e quelli dell&#8217;area balcanica. Così come l&#8217;Italia avrebbe potuto puntare su specifiche interlocuzioni con Paesi extra europei, da cui si originano i flussi migratori. Se è vero che alcuni accordi sono stati conclusi, è altrettanto vero però che non si è mai costituita una vera <strong>agenda</strong> volta a risolvere alla radice i problemi. Una “miopia forte”, per come è stata definita da Paniccia, che ha impedito di arrivare ad oggi, alla vigilia di nuovi incontri europei, con documenti più incisivi alla mano.</p>
<h2>Il fenomeno migratorio preoccupa l’Italia</h2>
<p>La questione degli oneri legati alla prima accoglienza sempre più attuale. In Italia la situazione è piuttosto preoccupante. Nel 2021 gli sbarchi dei migranti non hanno conosciuto sosta nemmeno durante la stagione invernale e adesso, con condizioni climatiche più favorevoli, la situazione è degenerata. Barchini e gommoni <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lampedusa-continuano-sbarchi-hotspot-collasso-1954684.html">sono arrivati con una certa costanza lungo le coste meridionali</a>, soprattutto a <strong>Lampedusa</strong>.  In alcune circostanze, sono state registrati anche ondate di sbarchi <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/medici-senza-frontiere-chiede-porto-sicuro-allitalia-sulla-1954354.html">con più di mille stranieri approdati in un solo giorno</a>. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono sbarcati <a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-06/cruscotto_statistico_giornaliero_14-06-2021.pdf">in Italia 16.817 migranti</a>. L’arrivo degli extracomunitari in numeri cosi prepotenti mette in difficoltà il sistema di <strong>accoglienza</strong> e con esso anche quello dei <strong>ricollocamenti</strong>. Motivo per il quale l’Italia ha più volte sollecitato la solidarietà dell’<strong>Unione europea</strong>. Solidarietà che fino ad oggi non si è ancora sentita dal momento che gli Stati membri si sono manifestati sordi ai richiami. L’Italia, in un contesto di isolamento, ha cercato di accendere i riflettori sull’argomento <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/cosa-aspettarsi-dallimmigrazione-vista-consiglio-europeo-1947856.html">durante il Consiglio europeo</a> dello scorso 24 e 25 maggio senza però portare risultati a casa. L’unica nota positiva è stata quella di poter inserire il tema sui ricollocamenti nell’agenda del prossimo Consiglio, fissato per il 24 e 25 giugno.</p>
<h2>Cosa aspettarsi dal prossimo Consiglio europeo</h2>
<p>Se nel corso del precedente summit europeo l’argomento immigrazione è stato appena accennato, per il prossimo Consiglio il tema dovrebbe ricoprire una posizione meno marginale. É possibile ipotizzare concrete proposte di riforma del trattato di Dublino? Cosa aspettarsi realmente dai Paesi Ue? Niente di buono secondo Arduino Paniccia: &#8220;Al prossimo Consiglio europeo &#8211; ha detto l’analista politico su <em>InsideOver</em> &#8211; non ci saranno novità di rilievo. Credo francamente che assisteremo a un nuovo <strong>teatrino</strong> inconcludente che non porterà a nulla”. Paniccia è fermo nel ritenere  che un tema del genere non può essere affrontato come semplice ordine del giorno di una riunione europea : “L&#8217;Europa &#8211; ha affermato Paniccia &#8211; agisce scegliendo cure palliative e soluzioni di portata locale, quando invece occorrerebbero soluzioni di lungo termine e visioni allargate alla situazione nel <strong>Mediterraneo</strong>. Servirebbe il dialogo con i Paesi extra Ue, in particolare con la Turchia”. Dal governo si sta provando a seguire la scia del dialogo con i Paesi terzi. Durante il vertice sulla sicurezza svoltosi a Firenze il 14 giugno, il ministro dell&#8217;Interno Luciana Lamorgese ha ribadito l’importanza di coinvolgere le nazioni della sponda sud del Mediterraneo, anche se con riferimento solo agli accordi sui <strong>rimpatri</strong>.</p>
<p>Anche perché l’estate è ormai alle porte, il fenomeno migratorio ha messo già le basi per raggiungere il suo apice e, ancora una volta, non ci sono soluzioni all’orizzonte. “Il problema immigrazione &#8211; ha spiegato Arduino Paniccia &#8211; ha una portata talmente ampia che, a prescindere dai discorsi che si faranno nel consiglio europeo, è difficile immaginare una soluzione entro giugno. Quindi dobbiamo aspettarci, tra le altre cose, anche un&#8217;estate di fuoco, contrassegnata da un&#8217;impennata di sbarchi&#8221;.</p>
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		<title>Immigrazione: quel &#8220;passaparola&#8221; che continua ad agitare l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quel-passaparola-che-continua-ad-agitare-l-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 07:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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<p>Alla base di ogni partenza verso l’Europa ci sono due elementi: da un lato la volontà del migrante di arrivare nel vecchio Continente, dall’altro l’interesse dei trafficanti ad incentivare le partenze. Questi due elementi sono unificati da un comune denominatore: il passaparola. Questo spiega il perché non si sono mai interrotti del tutto i flussi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quel-passaparola-che-continua-ad-agitare-l-italia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-deserto-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-deserto-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-deserto-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-deserto-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-deserto-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-deserto-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/migranti-deserto-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Alla base di ogni partenza verso l’Europa ci sono due elementi: da un lato la volontà del migrante di arrivare nel vecchio Continente, dall’altro l’interesse dei trafficanti ad incentivare le partenze. Questi due elementi sono unificati da un comune denominatore: il <strong>passaparola</strong>. Questo spiega il perché non si sono mai interrotti del tutto i flussi migratori.</p>
<h2>Ecco cosa incentiva le partenze</h2>
<p>Le partenze dal continente africano verso l’Europa rappresentano un fenomeno consolidato, seppur con ondate diverse nel tempo. È ormai un dato di fatto: dall’Africa si parte e si continuerà a partire per raggiungere in modo più veloce il Vecchio Continente. L’<strong>Italia</strong>, in tal senso, rappresenta il luogo di primo approdo e di transito verso altre nazioni europee. E così la rotta del <strong>Mediterraneo centrale</strong>, solcata da milioni di persone nelle ultime due decadi, risulta tra le più gettonate dai migranti e tra le più sfruttate dai <strong>trafficanti</strong>. Ad alimentarla però non è soltanto la posizione geografica del nostro Paese. Al contrario, alla base di questo percorso migratorio vi è anche un preciso passaparola: “Se arriviamo in Italia, siamo al sicuro”. Non sono pochi i migranti intercettati dalle nostre forze dell&#8217;ordine negli anni passati che, una volta interrogati, hanno riferito di come questa frase venga spesso ripetuta tra di loro mentre si trovano in Africa.</p>
<p>D&#8217;altronde una delle originarie forme di comunicazione fra gli uomini è rappresentato proprio dal passaparola, elemento in grado di diventare quasi &#8220;legge&#8221; all&#8217;interno di un determinato contesto sociale. A livello migratorio, lo si è visto a maggio a <strong>Ceuta</strong>: qui <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/adesso-andate-mare-cos-iniziato-lassedio-dei-migranti-ceuta-1948130.html">è bastato diffondere la notizia dell&#8217;apertura delle frontiere</a> per far riversare all&#8217;interno dell&#8217;enclave spagnola 8.000 migranti in 48 ore. Quando si parla di immigrazione e in special modo di quella verso l&#8217;Italia, il passaparola diventa un circolo senza via d’uscita. Si alimenta in molte regioni africane la voglia di andar via, accompagnata dalla convinzione che, una volta giunti in Italia, si può iniziare una nuova vita. Sotto quest’ultimo aspetto, un ruolo fondamentale viene giocato dai trafficanti. Sono loro a dare linfa a delle convinzioni che si rivelano poi errate. Si incentivano così le partenze e i flussi migratori non lasciano tregua.</p>
<h2>“Tra i migranti c&#8217;è la convinzione che arrivare in Italia è più semplice”</h2>
<p>Le varie rotte migratorie in qualche modo “comunicano” tra loro. Quando c&#8217;è un ostacolo da una parte, i flussi si spostano verso altre regioni. È una legge non scritta dell&#8217;immigrazione valevole in ogni contesto e in ogni situazione. Ciò che è accaduto a Ceuta a maggio potrebbe aver avuto in tal senso un importante impatto: tra i migranti si è diffusa oramai la convinzione che lungo quelle frontiere terrestri c&#8217;è l&#8217;esercito e non è possibile passare. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/da-ceuta-a-lampedusa-il-passo-e-breve-ecco-le-preoccupazioni-per-litalia.html">Per l&#8217;Italia non è affatto una buona notizia</a>. La chiusura di quel confine potrebbe spostare migliaia di migranti verso i punti di partenza delle rotte del Mediterraneo centrale. Ma in realtà per il nostro Paese il problema ha radici più profonde: “Da diversi mesi oramai – ha spiegato una fonte diplomatica su <em>InsideOver</em> – l&#8217;Italia viene vista come una meta più abbordabile”.</p>
<p>L&#8217;effetto Ceuta potrebbe vedersi lungo il corso dell&#8217;estate, mentre l&#8217;ondata di sbarchi di inizio 2021 ha un&#8217;origine più remota: “Dopo la prima ondata pandemica, che aveva quasi azzerato i flussi diretti nel sud Italia – ha proseguito la fonte – nell&#8217;estate 2020 sono stati registrati molti sbarchi dalla <strong>Tunisia</strong>. Questa impennata di arrivi potrebbe aver generato la convinzione che imbarcarsi e intraprendere la via del Mediterraneo centrale è molto più semplice”. Si è quindi generato un passaparola diffuso soprattutto tra i migranti in Libia. Ma non solo: i trafficanti, in vista dell&#8217;estate del 2021, starebbero alimentando l&#8217;idea secondo cui la rotta italiana è quella che presenta più vantaggi. Circostanza non vera ovviamente, come dimostrato anche dagli ultimi naufragi a largo della Libia. Il passaparola però sta andando avanti: “E questo – ha concluso la fonte – non solo tra chi è già in territorio libico ma anche tra chi nell&#8217;Africa subsahariana vorrebbe andare in Europa”.</p>
<h2>Una situazione che crea allarme</h2>
<p>I dati parlano chiaro: le organizzazioni criminali sono in fermento e stanno approfittando del passaparola per far salpare sempre più barconi. Non è soltanto un&#8217;impressione destata dagli ultimi sbarchi. Basta osservare i dati resi noti dal Viminale per capire quanto la situazione sia preoccupante. Sono ben 16.817<a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-06/cruscotto_statistico_giornaliero_14-06-2021.pdf"> i migranti approdati lungo le nostre coste</a> in questa prima parte dell’anno, quasi il triplo dello stesso periodo dello scorso anno, quando si contavano 5.472 arrivi. Le previsioni non sono delle più rosee: barchini e gommoni saranno protagonisti anche di questa stagione estiva. Una situazione che sta preoccupando e non poco lo stesso governo di <strong>Mario Draghi</strong>, con il presidente del consiglio che da quando è insediato a Palazzo Chigi ha scatenato un&#8217;offensiva diplomatica nei Paesi nordafricani volta ad arginare la situazione.</p>
<h2>Come può intervenire l&#8217;Italia</h2>
<p>La Spagna a Ceuta ha potuto schierare l&#8217;esercito. L&#8217;Italia a <strong>Lampedusa</strong> non ha frontiere terrestri e dunque la situazione è più complicata. Questo non solo per motivi logistici, ma anche politici: nel nostro Paese l&#8217;idea di arginare il flusso migratorio con un maggior controllo delle coste non piace a una parte dell&#8217;attuale maggioranza di governo. L&#8217;unica via attualmente praticabile potrebbe essere rappresentata da accordi con i Paesi da cui si origina il flusso. Non a caso il primo viaggio all&#8217;estero da presidente del consiglio <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/immigrazione-netta-presa-posizione-draghi-libia-1937357.html">Mario Draghi l&#8217;ha compiuto a Tripoli</a>, lì dove ha incontrato l&#8217;omologo libico<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html"> Abdul Hamid Ddeibah</a>, anch&#8217;egli da poco insediato alla guida del suo governo. L&#8217;obiettivo è dare alla Libia gli strumenti per fermare l&#8217;opera dei trafficanti, anche se le coste della <strong>Tripolitania</strong> al momento rimangono in mano ai miliziani.</p>
<p>Roma sta cercando di muoversi anche sul fronte europeo, provando a far passare la proposta su meccanismi automatici di <strong>redistribuzione</strong> dei migranti e potenziando con Bruxelles i piani per i rimpatri volontari. Ma non è affatto semplice. Tuttavia limitare gli sbarchi potrebbe voler dire interrompere o quanto meno ridimensionare il passaparola tra i migranti. Dunque per il nostro Paese presentare numeri meno allarmanti sul fronte sbarchi non appare soltanto un obiettivo politico, ma una strategia a lungo termine per evitare di alimentare futuri flussi migratori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/immigrazione-quel-passaparola-che-continua-ad-agitare-l-italia.html">Immigrazione: quel &#8220;passaparola&#8221; che continua ad agitare l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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