La gestione dell’immigrazione è regolata in Europa dal Trattato di Dublino, firmato nel 1990. Da più di 30 anni questo documento è al centro dei riflettori perché ha più volte mostrato le sue gravi lacune. Assegnando ai Paesi di primo approdo l’onere dell’accoglienza, su Dublino sono state avanzate diverse richieste di modifica. Ad oggi però l’Europa non ha mai messo realmente mano al Trattato. E per il prossimo futuro, non sembrano esserci novità all’orizzonte. Nessuna buona nuova nemmeno in vista del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno prossimo.

Un trattato nato malamente

Nel 1957, anno in cui è stata fondata la Cee, gli Stati aderenti avevano deciso di tenere per sé in modo esclusivo le decisioni sul tema migratorio. Una scelta che sembrava superata alla vigilia dell’istituzione del mercato unico europeo. Si è arrivati così al 15 giugno 1990, giorno in cui, con la firma del trattato di Dublino, l’Europa ha voluto dotarsi di strumenti unitari per la gestione dell’immigrazione. Qualcosa però è andato storto: “Il problema di quel trattato – ha infatti spiegato su InsideOver l’analista politico Arduino Paniccia – è che da subito è apparso molto singolare. Nel costituirlo non si è pensato ad alcuna strategia specifica, né tanto meno realmente unitaria”.

Il dito è stato da sempre puntato soprattutto sull’articolo 13 del trattato, quello che assegna ai Paesi di primo approdo l’onere dell’accoglienza e dell’esame della domanda di asilo. Un principio che ha messo in ginocchio negli anni gli Stati di frontiera, tra cui ovviamente l’Italia: “Il cuore dell’Europa si è voluto proteggere – è la chiave di lettura data da Paniccia – e ha delegato ai Paesi di periferia la gestione di un problema così importante”. C’è chi però ha visto nella situazione specifica di inizio anni ’90 un’attenuante: “Ma in realtà già all’epoca – ha proseguito l’analista politico – era possibile prevedere quello che sarebbe successo”. Ad esempio la pressione migratoria dall’Africa era in aumento. Inoltre, con la caduta del comunismo, i Paesi dell’est risultavano molto esposti. Eppure si è salvaguardato soltanto il centro, sud ed est Europa sono stati lasciati colpevolmente soli.

Gli errori dell’Italia negli ultimi anni

Scelte errate di cui oggi si paga lo scotto: “Il trattato di Dublino – ha proseguito Paniccia – è un po’ la cartina di tornasole di come ha agito l’Europa negli ultimi 30 anni. I problemi più importanti vengono affrontati come singoli problemi locali, senza arrivare a decisioni più strategiche”. Ma al di là degli errori in ambito comunitario, gli sbagli sono stati anche dei singoli Stati nazionali. L’Italia ad esempio non ha mai inciso nel richiedere le modifiche al trattato: “Ci abbiamo messo anche del nostro – ha sottolineato l’analista – avevamo molti strumenti, ma non li abbiamo usati”. Se da un lato infatti è vero che diversi nostri governi hanno chiesto riforme, dall’altro però sul piatto delle varie trattative non sono state inserite concrete proposte.

Né tanto meno è stata attuata un’opera diplomatica volta a far pressione su Bruxelles

Le carte sarebbero state diverse, a partire dalla costituzione di un fronte comune tra i Paesi affacciati nel Mediterraneo e quelli dell’area balcanica. Così come l’Italia avrebbe potuto puntare su specifiche interlocuzioni con Paesi extra europei, da cui si originano i flussi migratori. Se è vero che alcuni accordi sono stati conclusi, è altrettanto vero però che non si è mai costituita una vera agenda volta a risolvere alla radice i problemi. Una “miopia forte”, per come è stata definita da Paniccia, che ha impedito di arrivare ad oggi, alla vigilia di nuovi incontri europei, con documenti più incisivi alla mano.

Il fenomeno migratorio preoccupa l’Italia

La questione degli oneri legati alla prima accoglienza sempre più attuale. In Italia la situazione è piuttosto preoccupante. Nel 2021 gli sbarchi dei migranti non hanno conosciuto sosta nemmeno durante la stagione invernale e adesso, con condizioni climatiche più favorevoli, la situazione è degenerata. Barchini e gommoni sono arrivati con una certa costanza lungo le coste meridionali, soprattutto a Lampedusa.  In alcune circostanze, sono state registrati anche ondate di sbarchi con più di mille stranieri approdati in un solo giorno. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono sbarcati in Italia 16.817 migranti. L’arrivo degli extracomunitari in numeri cosi prepotenti mette in difficoltà il sistema di accoglienza e con esso anche quello dei ricollocamenti. Motivo per il quale l’Italia ha più volte sollecitato la solidarietà dell’Unione europea. Solidarietà che fino ad oggi non si è ancora sentita dal momento che gli Stati membri si sono manifestati sordi ai richiami. L’Italia, in un contesto di isolamento, ha cercato di accendere i riflettori sull’argomento durante il Consiglio europeo dello scorso 24 e 25 maggio senza però portare risultati a casa. L’unica nota positiva è stata quella di poter inserire il tema sui ricollocamenti nell’agenda del prossimo Consiglio, fissato per il 24 e 25 giugno.

Cosa aspettarsi dal prossimo Consiglio europeo

Se nel corso del precedente summit europeo l’argomento immigrazione è stato appena accennato, per il prossimo Consiglio il tema dovrebbe ricoprire una posizione meno marginale. É possibile ipotizzare concrete proposte di riforma del trattato di Dublino? Cosa aspettarsi realmente dai Paesi Ue? Niente di buono secondo Arduino Paniccia: “Al prossimo Consiglio europeo – ha detto l’analista politico su InsideOver – non ci saranno novità di rilievo. Credo francamente che assisteremo a un nuovo teatrino inconcludente che non porterà a nulla”. Paniccia è fermo nel ritenere  che un tema del genere non può essere affrontato come semplice ordine del giorno di una riunione europea : “L’Europa – ha affermato Paniccia – agisce scegliendo cure palliative e soluzioni di portata locale, quando invece occorrerebbero soluzioni di lungo termine e visioni allargate alla situazione nel Mediterraneo. Servirebbe il dialogo con i Paesi extra Ue, in particolare con la Turchia”. Dal governo si sta provando a seguire la scia del dialogo con i Paesi terzi. Durante il vertice sulla sicurezza svoltosi a Firenze il 14 giugno, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha ribadito l’importanza di coinvolgere le nazioni della sponda sud del Mediterraneo, anche se con riferimento solo agli accordi sui rimpatri.

Anche perché l’estate è ormai alle porte, il fenomeno migratorio ha messo già le basi per raggiungere il suo apice e, ancora una volta, non ci sono soluzioni all’orizzonte. “Il problema immigrazione – ha spiegato Arduino Paniccia – ha una portata talmente ampia che, a prescindere dai discorsi che si faranno nel consiglio europeo, è difficile immaginare una soluzione entro giugno. Quindi dobbiamo aspettarci, tra le altre cose, anche un’estate di fuoco, contrassegnata da un’impennata di sbarchi”.

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