Il suo territorio si trova a 80 km dalla Sicilia e fino al 1934 la lingua ufficiale era l’italiano. Per questo e per altri motivi Malta, più volte, anche in ambito geopolitico, viene associata all’Italia. Una potenziale piccola testa di ponte per il nostro Paese nel Mediterraneo che però, specialmente negli ultimi anni, si è rivelata ricca di insidie per Roma. Le dispute sui confini marittimi e l’immigrazione sono i due temi più caldi che da anni tengono le relazioni bilaterali lungo una linea di latente ambiguità.

Le discordie tra Roma e La Valletta

Per la verità le questioni legate ai confini e quelle relative all’immigrazione sono due facce della stessa medaglia. Più volte le autorità italiane hanno lamentato una scarsa collaborazione di Malta in tema di soccorso delle imbarcazioni salpate dal nord Africa. Dal canto suo, La Valletta ha sempre risposto di non poter intervenire in modo continuo sia per le sue ridotte dimensioni territoriali e sia per una difficile gestione di un’estesa area di propria competenza. Ed è qui che si arriva al nodo centrale della discordia: quando nel 1979 con la convenzione di Amburgo sono state istituite le aree Sar (Search and Rescue) Malta non ha fatto altro che ricalcare nella mappa i confini della Flight information Region (Fir). Si tratta di una zona di controllo del traffico aereo decretata dai britannici quando detenevano il possesso dell’arcipelago, divenuto indipendente nel 1964. Ancora oggi secondo le autorità maltesi, la propria area Sar deve coincidere con l’ex area Fir. In tal modo però la zona di competenza di La Valletta è estesa cento volte rispetto al proprio territorio. Vuol dire quindi che Malta non può avere i mezzi e le risorse per gestire una zona così vasta. Da qui la “delega” sui salvataggi in mare spesso e volentieri affidata all’Italia.

Quella della Sar è solo una delle tematiche relative ai confini marittimi. C’è infatti anche la questione della piattaforma continentale e dello sfruttamento delle risorse in essa contenute. Una querelle che negli anni ha portato ai ferri corti soprattutto Malta e Libia, ma che vede ancora oggi anche l’Italia ben protagonista. Nel 2012 ad esempio l’allora ministro italiano per lo sviluppo economico Corrado Passera, ha decretato unilateralmente l’estensione della giurisdizione di Roma in un’area della piattaforma rivendicata da Malta. Un episodio che ha generato ulteriori tensioni tra le due sponde del Mediterraneo. La questione non è mai stata del tutto risolta, né tanto meno chiarita. Ed appare come un neo ben evidente nel novero complessivo delle relazioni bilaterali tra i due Paesi.

Cosa l’Italia può fare a Malta

Al di là dei punti di debolezza, le potenzialità italiane nel dossier riguardante il rapporto con Malta sono enormi. Basti pensare che nel giorno dell’indipendenza del 1964, l’allora presidente del consiglio Aldo Moro ha letto in diretta televisiva un messaggio di congratulazioni diretto ai cittadini maltesi. Il governo di Roma è stato il primo ad allacciare diretti rapporti con quello di La Valletta, già nel 1967 si è pervenuti alla stesura di quattro specifici accordi che regolavano le relazioni tra le due parti. Per l’Italia sembrava aprirsi, con l’indipendenza di Malta, la possibilità di agganciare nel Mediterraneo un importante alleato posto in una zona strategica. Un quadro confermato pochi anni più tardi dall’accordo sulla neutralità maltese, siglato nel 1980: con quel documento, l’Italia si è impegnata a garantire il rispetto della neutralità di La Valletta nell’ambito della guerra fredda in cambio dell’impegno di Malta a non possedere basi militari straniere nel proprio territorio.

Le dispute territoriali hanno pesato non poco sullo spirito che ha portato alla firma di quel documento. Anche perché La Valletta, da membro del Commonwealth, non ha mai rinunciato all’appartenere alla sfera di influenza politica della Gran Bretagna. Tuttavia l’Italia può ancora oggi guardare con un certo ottimismo alle relazioni con Malta. In primis richiamando proprio al ruolo avuto dal Bel Paese negli anni dell’indipendenza. In secondo luogo partendo dalle ampie convergenze culturali e storiche che legano le due sponde del Mediterraneo: fino agli anni ’30 buona parte degli abitanti dell’isola si proclamavano italo-maltesi, la lingua maltese è molto vicina a quella siciliana e la storia parla di secolari legami tra le due popolazioni. C’è poi un altro elemento a cui l’Italia può appigliarsi ed è quello riguardante i comuni dossier da dover gestire, a partire da quello relativo alla stabilità e alla sicurezza del Mediterraneo.

Perché l’Italia deve puntare su Malta

Non è semplice portare avanti un’agenda maltese per Roma. La Valletta sta affrontando una difficile situazione interna: dopo la morte della giornalista Dafne Galizia, sono saltate fuori numerose inchieste sulla corruzione e sugli intrecci criminali internazionali che interessano l’arcipelago. Tuttavia la piccola Repubblica è situata nel cuore del Mediterraneo e una politica che guardi al mare nostrum non può fare a meno dal puntare su Malta. La Valletta potrebbe essere compresa nel cosiddetto “G5 del Mediterraneo”, ossia un asse che comprenda anche Italia, Spagna, Grecia e Cipro per la gestione del fenomeno migratorio. Così come passano proprio da Malta anche alcuni punti riguardanti il dossier libico. Circostanze che dovranno spingere l’Italia a potenziare i rapporti con l’isola.

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