Guerra /

Il Sahel è un territorio che non lascia scampo. Arido, selvaggio, ricchissimo e poverissimo allo stesso tempo. La Francia ci combatte da sempre e ogni anno bagna col suo sangue i territorio di questa lunga striscia di terra che lambisce il grande Sahara. Sono migliaia i soldati di Parigi che ogni anno vengono coinvolti nella guerra al terrorismo africano, ma anche nella difficilissima partita del controllo di Paesi dove non esistono autorità né confini. Sono lì a difendere gli interessi strategici francesi, dal controllo delle rotte migratorie all’uranio fino al terrorismo islamico e alla zona di influenza dell’Eliseo nell’Africa post-coloniale. Ma sono soli. E questa solitudine, per quanto ben apprezzata da molti strateghi francesi che vorrebbero quel mondo solo sotto il loro controllo, rende tutto molto più difficile. Emmanuel Macron lo sa bene: da anni cerca invano di coinvolgere gli Stati Uniti nel sostegno alle sue truppe nel Sahel, ma con scarsi risultati. Il Regno Unito ha risposto “presente” con unità ed elicotteri, ma niente che possa fare davvero la differenza. Ed è in Europa che l’Eliseo si rivolge per cercare un supporto a quelle forze stremate e incapaci ormai di comprendere il ruolo ma anche gli obiettivi di Barkhane e delle altre operazioni francesi disperse nell’immensità dell’Africa.

La svolta sembrava essere arrivata con la Task Force Takuba, una missione internazionale a guida francese che ha lo scopo di addestrare le truppe di Mali, Niger e Burkina Faso dando così una mano alle truppe della Francia stanziate nella regione. Sembrava: perché le cose poi sono andate molto a rilento e la missione internazionale è rimasta quasi avvolta nel mistero, con contingenti che hanno iniziato in sordina a raggiungere l’Africa occidentale.

Una nube che sembra però diradarsi proprio in questi giorni. E in cui è coinvolta anche l’Italia. Come ha riportato Il Foglio, che cita fonti a conoscenza del dossier, i militari italiani dovrebbero partire nella seconda settimana di marzo. Lo ha confermato qualche giorno fa anche il ministro della Difesa francese, le cui parole sono state riportate da Analisi Difesa.

Dal Sahel è appena rientrato un piccolo contingente incaricato di ispezionare l’area. La ricognizione sembra abbia avuto successo e così tra un mese circa dovrebbe partire l’unità italiana che andrà a unirsi alle altre forze europee sotto il comando di Parigi.

In base ai documenti, la forza italiana in Sahel sarà composta da circa 200 uomini, supportato da veicoli e elicotteri. Il sito Difesaonline ritiene che la composizione “dovrebbe ricalcare quella adottata a suo tempo per la Task Force 45 in Afghanistan e la 44 in Iraq, con operatori (a rotazione) del 9° rgt d’assalto Col Moschin, del GOI, del GIS e del 17° stormo dell’Aeronautica Militare. Inoltre verranno impiegati anche team dei ranger del Monte Cervino e del RRAO”. Si parla anche di un possibile impiego del Tuscania.

Non sarà una missione di solo addestramento. L’attività prevede anche quella di accompagnare le forze locali direttamente sul campo, dove gli scontri sono all’ordine del giorno. Lo ha spiegato anche il ministro francese Florence Parly, che ha ricordato come questo avverrà “outside the wire”, ovvero all’esterno delle basi disperse come fortezze Bastiani nelle sterminate distese del Sahel.

Per Mario Draghi potrebbe arrivare così proprio a marzo il battesimo del fuoco strategico. L’Italia è impegnata a riflettere su come gestire i soldi del Recovery Fund, c’è una pandemia in corso, i vaccini vanno a rilento e il blocco dei licenziamenti è una spada di Damocle che pesa come un macigno. Ma in tutto questo, ci sarà anche una postura internazionale del Paese che bisognerà valutare passo dopo passo, con vincoli assunti dalla precedente amministrazione che sarà comunque importante non solo valutare, ma anche onorare. La Difesa è stata uno dei ministeri nominati di meno in questo periodo di toto-ministri – sono in molti a credere che Lorenzo Guerini meriti la riconferma – ma non va dimenticato il ruolo dei militari all’estero né le più importanti missioni in cui sono impiegate le unità della Marina, dell’Esercito, dell’Aeronautica o dei Carabinieri. E Takuba può essere sicuramente una di queste.

Non sarà una missione facile. Il Sahel è una regione aspra, complessa, con soldati regolari molto poco addestrati che combattono forze ribelli e islamiste ben equipaggiate, ben radicate sul territorio e perfettamente in grado di combattere. Conoscono la popolazione e la geografia del luogo, e non si fanno remore a utilizzare anche le tecniche del terrorismo. L’Italia sembra pronta ad entrare in azione, ancora una volta. E il governo, di qualsiasi colore, dovrà dare risposte certe anche su un tema così delicato.