La Spagna si è fatta cogliere alla sprovvista, Madrid è stata sorpresa nel versante che riteneva fino a questo momento più sicuro. La questione immigrazione si sta facendo, ora dopo ora, sempre più critica per le autorità del Paese iberico. Fino alla scorsa settimana erano i barconi approdati alle Canarie ad essere visti come principale problema, da lunedì invece è partito un vero e proprio assedio all’enclave di Ceuta. Si tratta di una delle due città spagnole, assieme a Melilla, in territorio marocchino. Una porta d’accesso terrestre all’Ue oramai da anni abituata a convivere con il fenomeno migratorio. Ma che da qualche mese appariva molto più tranquilla e che mai ha assistito a un’escalation come quella documentata nelle ultime 48 ore.

Cosa sta succedendo a Ceuta

La Spagna ha diverse porte di ingresso per quei migranti che vogliono entrare irregolarmente nel proprio territorio. Non ci sono soltanto le coste dell’Andalusia, prese d’assalto negli anni passati dai barconi provenienti dal Marocco e dall’Algeria. C’è un’altra “Lampedusa spagnola” che non è nemmeno nel Mediterraneo. Il riferimento è all’arcipelago delle Canarie, situate nell’Atlantico e coinvolte nelle rotte che hanno come punti di partenza le coste del Senegal e dell’Africa occidentale. Anche se geograficamente le isole sono africane, chi arriva qui mette piede a tutti gli effetti in territorio europeo. Per molti migranti è l’occasione giusta per evitare di risalire la parte settentrionale del continente ed imbarcarsi lungo la sponda sud del Mediterraneo. Nel 2021 l’immigrazione nelle Canarie ha fatto registrare picchi importanti: secondo i dati del ministero dell’Interno spagnolo, sono state 4.935 le persone che dal primo gennaio al 15 maggio sono entrate irregolarmente dall’arcipelago, ben 2.116 in più rispetto al 2020.

C’è quindi poi l’altra porta, quella per l’appunto terrestre. Ceuta e Melilla sono le vie privilegiate da chi spera di non dover attraversare né l’Atlantico e né il Mediterraneo. Si trovano geograficamente in Marocco, ma sono a tutti gli effetti territorio spagnolo. Chi riesce a scavalcare le recinzioni poste lungo i confini delle due enclavi, è ufficialmente entrato in Unione Europea. Un freno all’immigrazione via terra è stato dato nei mesi scorsi da una sentenza del tribunale di Strasburgo, secondo cui la Spagna è legittimata a respingere i migranti in quanto questi ultimi, per via della legislazione di Madrid, possono inoltrare la domanda di asilo anche nelle sedi diplomatiche spagnole all’estero. Vuol dire cioè che la Spagna può sbarrare la strada ai migranti che assaltano il confine. Ma l’afflusso di persone delle ultime ore non ha precedenti ed è difficile da contenere. Nelle ultime 48 ore sono entrati più di seimila migranti, 1.500 di questi minorenni. Nel giro di poco tempo il sistema di accoglienza è andato in difficoltà e le autorità locali hanno invocato aiuto al governo centrale.

Madrid invia l’esercito

Il governo spagnolo è alle strette. La pressione migratoria potrebbe mettere in difficoltà il governo del socialista Pedro Sanchez, già uscito ridimensionato dalle recenti elezioni amministrative. Da qui la decisione di schierare a Ceuta i reparti dell’esercito. A confermarlo è stato lo stesso ministero della Difesa di Madrid. In particolare, i militari sono stati chiamati a dar manforte alla Polizia e pattugliare le strade della città. Si temono infatti disordini anche in centro, sia per la possibile reazione della popolazione locale e sia per possibili proteste da parte dei migranti che temono di essere respinti. A confermare una situazione molto delicata è l’annullamento del viaggio istituzionale di Sanchez a Parigi, previsto in questo martedì: “La mia priorità in questo momento è riportare la normalità a Ceuta – si legge in una nota del capo del governo spagnolo – I suoi cittadini devono sapere di avere il sostegno assoluto del governo spagnolo e la massima fermezza per garantire la loro sicurezza e difendere la loro integrità come parte del Paese di fronte a qualsiasi sfida”.

Sulla situazione innescatasi a Ceuta è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Arancha González Laya. Quest’ultima ha escluso che la recente impennata migratoria sia da attribuire alle tensioni con il Marocco sorte nelle ultime settimane, a seguito del ricovero in Spagna del leader del Polisario, Brahim Gali: “I funzionari di Rabat – ha dichiarato in un’intervista a una radio spagnola – mi hanno assicurato che questa ondata di arrivi di migranti non è figlia del recente disaccordo diplomatico”. Il dossier immigrazione è uno dei più delicati tra quelli seguiti in comune da Spagna e Marocco. Da qui i sospetti, smentiti da entrambe le parti, di un possibile intreccio tra la crisi umanitaria in atto e la presenza in territorio spagnolo del nemico numero uno di Rabat. Ad ogni modo per le autorità spagnole lo sforzo volto a ripristinare una situazione più tranquilla appare molto difficile. Il ministero della Difesa di Madrid ha segnalato i primi respingimenti: in particolare, 2.700 migranti sarebbero già stati riportati sul versante marocchino del confine.

Altre azioni del genere potrebbero essere attuate nelle prossime ore: “La cosa più importante ora è che il Marocco continui a impegnarsi per prevenire partenze irregolari – ha dichiarato da Bruxelles Ylva Johansson, commissario europeo agli affari interni – e che coloro che non hanno il diritto di soggiorno vengano rimpatriati in modo ordinato ed efficace. I confini spagnoli sono confini europei. L’Unione europea vuole costruire un rapporto con il Marocco, basato sulla fiducia e sugli impegni condivisi”.

 

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