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Esiste un punto in comune tra le zone da cui parte il flusso di migranti e quelle che sono invece scelte come principale approdo, il quale riguarda la presenza di due distinte comunità economiche costituite da zone di libero scambio dove la circolazione di mezzi e persone non è soggetta a controlli all’interno dei territori dei paesi aderenti; il flusso di gente che intraprende la via del deserto e del Mediterraneo, parte dalla CEDEAO (od ECOWAS, a seconda che si indichi l’organizzazione con gli acronimi in francese od in inglese) per passare dalla terra di nessuno costituita dalla Libia e terminare infine nei territori dell’Unione Europea. Tanto nei paesi della CEDEAO, quanto in quelli dell’UE, non esistono dogane e controlli alle frontiere avendo i due enti sovranazionali, come principale obiettivo, quello della libera circolazione dei cittadini; se in questi anni è stato assodato il dato secondo cui la gran parte dei migranti che giungono in Sicilia partono dalla Libia e che, a sua volta, la principale porta d’ingresso dell’ex colonia italiana è costituita dal Niger, occorre quindi individuare il motivo per cui senza molti controlli le organizzazioni che gestiscono i viaggi della speranza riescono a far giungere nel paese africano un gran numero di persone dal Sahel.

Che cos’è la CEDEAO

Nata nel 1975 con i trattati di Lagos, l’organizzazione ha sede ad Abuja e sin dalla nascita si è prefissata come obiettivo quello di costituire di fatto un’emulazione della Comunità Europea nel cuore dell’Africa sub Sahariana; il nome infatti, in francese, indica la Communauté économique des États de l’Afrique de l’ouest, che in inglese diventa Economic Community of West African States (ECOWAS per l’appunto), racchiudendo al suo interno un totale di quindici Stati membri: Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa D’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. La comunità ha avuto nel corso della sua storia sia nuove adesioni, come quella di Capo Verde del 1976, che delle defezioni sullo stile della Brexit, come nel caso della Mauritania che ha lasciato il gruppo dei quindici nel 2000 mentre, appena pochi mesi fa, il Marocco ha ufficialmente chiesto l’adesione con la possibilità quindi di portare i confini CEDEAO anche sulle sponde del Mediterraneo.

Alcuni di questi Stati membri sono legati da un’unione monetaria sorta per la verità già prima del trattato di Lagos, con l’adozione del Franco CFA da parte di alcune colonie francesi in seguito divenute poi Stati indipendenti e che accomuna il Sahel francofono; sulla scia di un rafforzamento politico della CEDEAO, già nel 2009 anche i paesi anglofoni dell’organizzazione (Libera, Sierra Leone, Ghana e Nigeria) hanno proposto la creazione di una nuova valuta chiamata ‘Eco’ in grado di poter comprendere tutti i paesi dell’area, ma attualmente il progetto non è diventato operativo. L’autrice Nelly Robin, nel suo libro    “ECOWAS, una zona di libera circolazione ed avamposto di frontiera dello spazio Schengen”, parla delle principali caratteristiche dell’organizzazione evidenziando soprattutto come al suo interno i cittadini possono muoversi liberamente da uno Stato all’altro con la sola carta d’identità, al pari di come avviene nei territori degli Stati membri dell’Unione Europea. Ed è questo che, di fatto, rappresenta il primo vero elemento che agevola la partenza di migliaia di persone verso la Libia ed il Mediterraneo.

La facilità con cui si arriva in Niger, primo snodo del flusso dei migranti

Il Niger confina con la Libia ed è questo uno dei motivi per i quali il paese viene scelto come vero e proprio avamposto della tratta di esseri umani verso il deserto ed il Mediterraneo; ma il Niger, allo stesso tempo, è anche un membro della CEDEAO e questo lo rende facilmente raggiungibile da tutti coloro che intraprendono il viaggio verso l’Europa. Dalla Nigeria, così come dal Ghana, dal Burkina Faso e dagli altri Stati della regione, è molto semplice raggiungere con mezzi propri o di linea (autobus soprattutto) Niamey, capitale del Niger: i viaggi possono, in questa fase, durare anche diverse ore e diversi giorni ma, al tempo stesso, è possibile oltrepassare i confini dei paesi in questione senza particolari difficoltà giungendo poi nella più grande città nigerina. “I migranti che vogliono andare in Europascrive Vincenzo Nigro in un reportage dal confine con la Libia dello scorso maggioprovengono tutti da paesi dell’Africa occidentale della Cedeao, la comunità economica della regione, una sorta di Ue africana. Per questo chi li trasporta da un paese all’altro non si sente un trafficante di migranti”.

Una volta giunti a Niamey, il viaggio prosegue poi verso nord ed in particolare verso Agadez, principale località settentrionale del paese e punto di riferimento per i tuareg nigerini; è qui, come documentato da diverse inchieste, che avviene lo smistamento dei migranti verso le destinazioni libiche ed è qui che inizia di fatto la fase più terribile dei viaggi della speranza visto l’attraversamento del deserto e l’affidamento alle spietate organizzazioni criminali, le quali poi sfruttano il vuoto di potere in Libia per schiavizzare e trattenere presso i propri campi migliaia di immigrati sub sahariani. Su questa fase oramai si è fatta molta luce, grazie anche alle inchieste condotte dalla Polizia italiana la quale, con le testimonianze rese dalle vittime sbarcate in Sicilia, è riuscita a ricostruire quanto di macabro avviene nell’ex paese di Gheddafi ed in alcuni casi anche ad arrestare i responsabili delle azioni criminali; ma per capire al meglio il fenomeno, è bene quindi anche sottolineare come prende il via invece la fase precedente, ossia per l’appunto quella costituita dal facile attraversamento delle frontiere nigerine grazie al trattato di libero scambio della CEDEAO.

È la libertà di movimento all’interno dei paesi CEDEAO/ECOWAS che invoglia tanti a partire per il Niger in cerca della carovana in grado di portare i migranti verso l’Europa, allo stesso modo è grazie a questa situazione che le organizzazioni criminali presenti sia nei paesi d’origine che in Libia riescono a mettere in piedi la tratta sfruttando le condizioni economiche di migliaia di persone che vivono nell’area CEDEAO.

Gli accordi bilaterali potrebbero non bastare

Nelle ultime settimane, di fronte ad un intensificarsi della questione immigrazione, è stato un susseguirsi di proposte: dalla missione italo – tedesca presso la frontiera tra Niger e Libia, ai contatti con i paesi coinvolti nel flusso e nella tratta dei migranti, fino alle proposte di collaborazione ed accordi bilaterali promossi dal nostro paese il quale, anche su iniziativa del Ministro Minniti, ha lavorato per spronare le tribù del sud della Libia affinché esse stesse possano essere coinvolte nel contrasto alle organizzazioni criminali che organizzano i viaggi della speranza. Pur tuttavia, il rischio è quello di non arrivare mai ad affrontare alla radice il problema senza un totale coinvolgimento dei paesi membri della CEDEAO; il Niger, che dalla fine del 2016 ha inviato i militari nel nord del paese, non ha certamente le potenzialità logistiche e finanziarie per contrastare da solo questa situazione, visto che all’interno del proprio territorio arrivano ogni mese migliaia di migranti, i quali possono oltrepassare la frontiera senza alcun controllo.

Gli accordi bilaterali con i singoli paesi d’origine, ventilati nei giorni scorsi, potrebbero non bastare qualora manchi un coinvolgimento in toto degli attori regionali. Allo stesso modo, nessun piano che preveda i rimpatri volontari, come proposto dallo stesso Minniti, o progetti di sviluppo a lungo termine nei paesi da cui si origina il flusso oppure ancora, a proposito delle considerazioni avanzate nei mesi scorsi, i rafforzamenti dei controlli in Niger ed in Libia, rischia di avere successo se non vengono prese in considerazione quelle che (a monte) sono le dinamiche interne ai paesi CEDEAO.

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