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	<title>Opec Archives - InsideOver</title>
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	<title>Opec Archives - InsideOver</title>
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		<title>Opec, clamoroso strappo degli Emirati: via dall&#8217;1 maggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/opec-clamoroso-strappo-degli-emirati-via-dall1-maggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 13:02:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All&#8217;ombra della Terza guerra del Golfo gli Emirati Arabi Uniti scelgono lo strappo con l&#8217;Opec, l&#8217;organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio che (nel formato Opec+ allargato alla Russia e altri Paesi) è oggi il driver dominante dei mercati del greggio a livello internazionale, un cartello che gestisce meccanicamente offerta e, indirettamente, prezzi dell&#8217;oro nero. Dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/opec-clamoroso-strappo-degli-emirati-via-dall1-maggio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/opec-clamoroso-strappo-degli-emirati-via-dall1-maggio.html">Opec, clamoroso strappo degli Emirati: via dall&#8217;1 maggio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All&#8217;ombra della <strong>Terza guerra del Golfo</strong> gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> scelgono lo strappo con l&#8217;<strong>Opec, l&#8217;organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio</strong> che (nel formato Opec+ allargato alla Russia e altri Paesi) è oggi il driver dominante dei mercati del greggio a livello internazionale, un cartello che gestisce meccanicamente offerta e, indirettamente, prezzi dell&#8217;oro nero. <a href="https://agsi.org/analysis/saudi-emirati-rift-over-oil-policy-scuttles-opec-deal/">Dopo anni </a>di tensioni con l&#8217;<strong>Arabia Saudita &#8220;regina&#8221; del cartello</strong> e dopo esser stati colpiti duramente dall&#8217;Iran nelle rappresaglie di Teheran dopo i raid israelo-americani avvenuti dal 28 febbraio all&#8217;8 aprile gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di rompere l&#8217;1 maggio con l&#8217;organizzazione ove entrarono nel 1967, <a href="https://www.worldometers.info/oil/united-arab-emirates-oil/#:~:text=the%20United%20Arab%20Emirates%20produces,day%20out%20of%203%2C786%2C240%20produced)."><strong>sottraendo al lobbying Opec il 4% circa dell&#8217;offerta globale,</strong> pari a 4-4,5 milioni di barili al giorno.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo strappo maggiore della storia dell&#8217;Opec</h2>



<p>Parliamo di una perdita di produzione di greggio nel perimetro Opec che non ha precedenti nei casi passati di Paesi usciti dall&#8217;organizzazione con sede a Vienna: Ecuador (uscito nel 1992, rientrato nel 2007, riuscito nel 2020), Gabon (uscito nel 1995, rientrato nel 2016), Indonesia (dentro dal 1962 al 2008 e per alcuni mesi nel 2016), Qatar (uscito nel 2019) e Angola (ha abbandonato Opec nel 2023), sommati, non arrivano alla <strong>produzione petrolifera di Abu Dhabi, settima al mondo</strong> per output.</p>



<p>La mossa segna almeno quattro punti. In primo luogo, un duro colpo al controllo del mercato da parte di un cartello dove continuano a esserci i principali Paesi colpiti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che sottrae 11 milioni di barili di petrolio al giorno all&#8217;offerta mondiale, ma anche lo stesso Iran, facendo dell&#8217;Opec una potenziale camera di compensazione di tali crisi. Secondo punto, <strong>si palesano rabbia e frustrazione degli Emirati Arabi Uniti</strong> per i rapporti in deterioramento con molti alleati. Abu Dhabi accusa i Paesi arabi di non aver fatto abbastanza per proteggere i cieli emiratini durante la guerra nel Golfo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari critici</h2>



<p> &#8220;I paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo si sono supportati a livello logistico, ma politicamente e militarmente, credo che la loro posizione sia stata storicamente la più debole&#8221;, ha attaccato Anwar Gargash,<a href="https://www.reuters.com/markets/commodities/uae-says-it-quits-opec-opec-statement-2026-04-28/"> consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti, parlando con Reuters.</a> </p>



<p>Questa contingenza tattica dà il là alla prospettiva strategica più chiara di un distacco che il presidente Mohamed bin Zayed ha tutt&#8217;altro che disincentivato mostrando assieme al governo che guida frustrazione per il sistema di quote dell&#8217;Opec, i rigidi vincoli imposti dal dialogo a formato Opec+ e i freni a potenziali crescite dell&#8217;export. Terzo punto, emerge la <strong>rivalità emiratino-saudita anche sul piano energetico,</strong> pochi mesi dopo che a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026 Riad e Abu Dhabi erano andate <strong>a un passo </strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-tra-bombe-saudite-e-secessionismo-si-riaccende-una-crisi-regionale.html" type="post" id="499362"><strong>dalla guerra in Yemen</strong> per l&#8217;avventuroso sostegno emiratino ai separatisti del Southern Transition Council.</a> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovo asse energetico con Usa, Israele, Azerbaijan?</h2>



<p>Sul piano energetico, infine, gli Emirati cercano alleanze alternative e ora potranno cercare di condizionare il mercato da battitori liberi. Gli Emirati collaborano con un partner non-Opec, l&#8217;<strong>Azerbaijan</strong>, per progetti comuni tra il colosso di Baku, Socar, e la Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc) e<a href="https://caliber.az/en/post/triangle-of-power-energy-axis-of-uae-azerbaijan-israel">, scriveva <em>Caliber</em> a febbraio, il triangolo può espandersi anche a Israele:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Baku fornisce una parte significativa del fabbisogno di carburante di Israele e ha ampliato la sua presenza nei mercati energetici israeliani, acquisendo una partecipazione del 10% nel giacimento di gas offshore di Tamar e prendendo parte a progetti di esplorazione congiunti nelle acque israeliane. Questi sviluppi si integrano perfettamente con gli investimenti emiratini e israeliani nei settori dell&#8217;energia e delle infrastrutture e segnalano l&#8217;emergere di un triangolo Emirati Arabi Uniti-Azerbaigian-Israele: un nesso di cooperazione informale ma strategicamente rilevante che rafforza i legami economici e di sicurezza tra il Caucaso e il Medio Oriente.</p>
</blockquote>



<p>Musica per le orecchie degli <strong>Stati Uniti, primi produttori di petrolio al mondo ma sempre avversari dell&#8217;Opec</strong> e della sua logica di cartello, soprattutto nell&#8217;era del presidente Donald Trump che ha spesso accusato il cartello di agire come forza distorsiva. L&#8217;uscita degli Emirati dall&#8217;Opec può <strong>essere presa a esempio dagli Usa per ridisegnare un nuovo ordine energetico</strong> internazionale, riducendo dipendenza dal Golfo e valorizzando gli attori regionali. Adnoc ha dato un segnale verso gli Usa in questi giorni, con la prospettiva di investimenti miliardari nel settore energetico americano, <a href="https://www.ft.com/content/e48d4c9b-36b8-476c-81a8-faccb1a981c0?syn-25a6b1a6=1">specie il gas naturale liquefatto, che si preannuncia essere trasformativa.</a> <strong>Lo strappo emiratino è una netta cesura e mostra che la Terza guerra del Golfo è arrivata per restare, almeno sul piano energetico,</strong> con conseguenze imprevedibili per accordi su offerta, commercio e, soprattutto, prezzi da cui dipendono intere economie e la loro sostenibilità.</p>



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		<item>
		<title>Guerra tra produttori e rischio recessione, e il prezzo del petrolio cola a picco</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/guerra-tra-produttori-e-rischio-recessione-e-il-prezzo-del-petrolio-cola-a-picco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 10:32:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Guerra tra produttori e rischio recessione, il prezzo del petrolio a picco spaventa gli Usa a cui serve più alto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel contesto di un&#8217;<strong>economia globale</strong> complessivamente in tensione, il calo del <a href="https://it.insideover.com/energia/33-miliardi-di-utili-exxonmobil-ci-ricorda-cosi-che-lera-del-petrolio-non-e-finita.html"><strong>prezzo del petrolio</strong> </a>è una notizia di non secondario valore che riflette sia le divergenti strategie dei produttori che il sostanziale timore di <strong>una recessione globale</strong> dovuto a una stretta nella produzione industriale e della domanda aggregata. Passano gli anni, evolvono i modelli di produzione, si parla di economia sostenibile ma &#8220;Re Petrolio&#8221; resta l&#8217;indicatore ideale, il <em>proxy</em> come si dice nelle scienze economiche, per mostrare la salute dell&#8217;economia globale.</p>



<p>Nella giornata di martedì sui mercati asiatici il petrolio ha confermato il calo della giornata di lunedì, segnata dalla decisione dell&#8217;Opec+ di <strong>aumentare di 411mila barili la produzione aggregata</strong>, scendendo con l&#8217;indice Brent a <strong>58 dollari al barile, </strong>il valore più basso dal 2021, quando si era in pieno blocco dell&#8217;economia globale a causa della pandemia di Covid-19.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://tradingeconomics.com/commodity/crude-oil"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="518" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/image-2-1024x518.jpg" alt="" class="wp-image-468435" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/image-2-1024x518.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/image-2-600x304.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/image-2-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/image-2-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/image-2.jpg 1178w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Il prezzo del petrolio negli ultimi cinque anni (<a href="https://tradingeconomics.com/commodity/crude-oil">dati Trading Economics</a>), aggiornato a martedì 6 maggio</figcaption></figure>



<p><a href="https://www.ft.com/content/7e4a73da-f409-4d65-89cc-2528ebd35e56">A guidare l&#8217;aumento dell&#8217;offerta <strong>il duo costituito da Arabia Saudita e Russia</strong>, nota il <em>Financial Times</em>:</a> &#8220;il cartello petrolifero ha sorpreso il mercato il mese scorso annunciando un aumento della produzione della stessa entità, più di tre volte superiore alle aspettative&#8221;, e in questo contesto &#8220;la combinazione tra l&#8217;aumento dell&#8217;offerta dell&#8217;Opec+ e i timori che i dazi commerciali statunitensi possano danneggiare l&#8217;economia globale ha fatto sì che il prezzo del greggio Brent scendesse di quasi un quinto ad aprile, il calo mensile più significativo in quasi tre anni e mezzo&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il prezzo del petrolio in calo, l&#8217;Opec+ rilancia</h2>



<p><strong>Da inizio anno il calo cumulato del prezzo è -25%, e su questo fronte non ci sono precedenti dal 2020</strong>, anno in cui il <strong>Coronavirus travolse l&#8217;economia mondiale</strong>. La manovra è stata contraddistinta dalla netta inversione di una politica triennale di taglio dell&#8217;output, che ha tolto gradualmente 6 milioni di barili al giorno all&#8217;offerta mondiale di greggio, principalmente per iniziativa dell&#8217;Arabia Saudita, che vuole finanziare il suo programma di riconversione tecnologica e industriale, e della Russia, chiamata a cercare dal petrolio entrate-chiave per resistere alle sanzioni occidentali e <strong>finanziare la guerra in Ucraina.</strong> I prezzi sono stati per lungo tempo oltre gli 80, spesso i 90, dollari al barile.</p>



<p>A cambiare le dinamiche dell&#8217;Opec+ è stata una frattura tra produttori, a cui le potenze-guida del cartello hanno risposto provando ad anticipare trend geopolitici e geoeconomici cruciali. <strong>Quando il Kazakstan</strong> ha deciso autonomamente l&#8217;aumento della produzione del suo giacimento di Tengiz, guidato dalla Chevron, e l&#8217;Iraq ha fatto lo stesso, l&#8217;Arabia Saudita ha reagito rilanciando a sua volta l&#8217;output e la Russia non si è chiamata fuori. Al contempo, i rischi di crescenti dazi americani hanno posto un <strong>serio dubbio sullo sviluppo della domanda</strong> e dell&#8217;aumento del Pil e della produzione globale, soprattutto per effetto dell&#8217;Asia orientale, spingendo ulteriormente giù i prezzi.</p>



<p>Perché in questa fase economie come quella saudita e quella russa, che dipendono fortemente dalla rendita petrolifera, stanno sostenendo la <strong>riduzione strutturale dei prezzi</strong> tramite aumento dell&#8217;offerta? La partita è complessa e ha che fare sia con le logiche economiche che con quelle strategiche del mercato. Concretamente, le esigenze sono due: da un lato, <strong>ricordare all&#8217;Opec+ chi è in grado di dare le carte</strong>, a prescindere da come evolve la situazione; dall&#8217;altro, soprattutto, <strong>mandare un messaggio chiaro agli Stati Uniti,</strong> i cui produttori di petrolio da gas di scisto dipendono da <strong>prezzi alti e costanti</strong> per reggere la competizione globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pressione russo-saudita sugli Usa</h2>



<p><a href="https://oilprice.com/Energy/Crude-Oil/Saudi-Arabias-New-Oil-Play-Embracing-the-Glut-to-Win-the-Long-Game.html">Il portale Oil Price nota </a>che in particolare l&#8217;Arabia Saudita, che ha un prezzo di break-even maggiore di quello russo per il suo settore del greggio &#8220;potrebbe scommettere che le difficoltà a breve termine producano guadagni a lungo termine&#8221;, pensando che &#8220;<strong>prezzi più bassi potrebbero recuperare quote di mercato perse</strong> e mettere sotto pressione i produttori ad alto costo come lo scisto statunitense&#8221;. Inoltre, la mossa &#8220;potrebbe anche rappresentare un attacco preventivo in vista di un&#8217;eventuale revoca delle <strong>sanzioni contro l&#8217;Iran o il Venezuela, promossa da Donald Trump</strong>, che porterebbe altro petrolio in un mercato già in eccesso&#8221;. </p>



<p>Chi si troverebbe a dover reagire sarebbero gli Usa. La Russia avrebbe uno strumento di pressione <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucraina-russia-la-lunga-strada-verso-la-pace-e-il-sentiero-stretto-delle-trattative.html">per i negoziati sull&#8217;Ucraina</a>, l&#8217;Arabia Saudita una leva per discutere della stabilizzazione del Medio Oriente, l&#8217;Opec+ una carta contro i dazi. Per Trump la situazione è delicata. Il presidente sostenuto compattamente da Big Oil, il comandante in capo eletto al motto di &#8220;Drill, baby, drill!&#8221; <strong>rischia una crisi strutturale del settore del petrolio americano</strong> se la fase di prezzi bassi continuerà e se i suoi dazi contribuiranno a mantenere l&#8217;economia globale in uno stato d&#8217;incertezza. Venirne fuori richiederà strategia e pazienza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/guerra-tra-produttori-e-rischio-recessione-e-il-prezzo-del-petrolio-cola-a-picco.html">Guerra tra produttori e rischio recessione, e il prezzo del petrolio cola a picco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco cosa c&#8217;è davvero dietro la mossa di Biden sul petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-contromossa-di-biden-sul-petrolio-cosa-significa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 15:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;amministrazione Biden sta considerando il rilascio di 1 milione di barili di petrolio al giorno per diversi mesi dalla Strategic Petroleum Reserve statunitense per combattere l&#8217;inflazione e il rincaro dei prezzi del greggio: lo riferisce a Reuters una fonte vicina alla Casa Bianca. La mossa, secondo le indiscrezioni, potrebbe coprire una quota di riserve capace &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/la-contromossa-di-biden-sul-petrolio-cosa-significa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328200845924_ed6833261a166fc105ccee8f22cc3597-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;amministrazione<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener"><strong> Biden</strong></a> sta considerando il rilascio di <strong>1 milione di barili di petrolio</strong> al giorno per diversi mesi dalla Strategic Petroleum Reserve statunitense per combattere l&#8217;inflazione e il rincaro dei prezzi del greggio: lo riferisce a Reuters una fonte vicina alla Casa Bianca.</p>
<p>La mossa, secondo le indiscrezioni, potrebbe coprire una quota di riserve capace di arrivare fino a 180 milioni di barili. Si tratta di un annuncio volto a dimostrare che Washington, messa all&#8217;angolo dal <strong>summit Opec+ </strong>e desiderosa di veder danneggiata la rendita petrolifera della rivale Russia, vuole  controllare la corsa dei prezzi del petrolio, <a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-senza-fine-delle-materie-prime-travolgera-leconomia-globale.html" target="_blank" rel="noopener">come altre materie prime in volo da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina.</a> Dopo queste indiscrezioni i future sul Wti sono crollati di oltre il 6% a 101,50 dollari al barile, mentre quelli sul <strong>Brent</strong> hanno lasciato sul terreno oltre il 45% a 108,36 dollari.</p>
<hr />
<ul>
<li><a href="https://bit.ly/3wNrTm5" target="_blank" rel="noopener"><strong>Brent e Wti, i tipi di petrolio più diffusi</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3DnjUxl" target="_blank" rel="noopener"><strong>Perché &#8220;Re Petrolio&#8221; non ha ancora abdicato</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/337gQHZ" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sulle trivellazioni Biden batte Trump</strong></a></li>
</ul>
<hr />
<p>La Strategic <span class="hilg1">Petroleum</span> Reserve statunitense contiene attualmente <strong>568,3 milioni di barili,</strong> la quantità più bassa da maggio 2002, secondo il Dipartimento dell&#8217;Energia degli Stati Uniti. <a href="https://www.eia.gov/tools/faqs/faq.php?id=33&amp;t=6#:~:text=In%202021%2C%20the%20United%20States,day%20over%20consumption%20in%202020." target="_blank" rel="noopener">Negli Stati Uniti si consumano mediamente poco meno di 20 milioni di</a> barili al giorno, segno che anche in caso di graduale rilascio delle riserve il Paese avrebbe una buona scorta per ovviare al fabbisogno. La Strategic Petroleum Reserve ha una capienza di circa 715 milioni di barili nei suoi serbatoi distribuiti tra Louisiana e Texas e rappresenta il più grande deposito di greggio al mondo. Negli ultimi anni Washington ha mantenuto il più possibile vicino ai livelli di pieno riempimento le riserve così da resistere a shock di prezzo o casi di disruption della domanda.</p>
<p>Ai prezzi attuali di mercato, il valore delle riserve di petrolio conservate nella Spr sfiora i <strong>60 miliardi di dollari </strong>e, dato che la capacità di prelievo dai serbatoi è di poco meno di 4,5 milioni di barili al giorno, anche a un pieno ritmo di estrazione ci vorrebbero quasi cinque mesi per svuotarla. L&#8217;obiettivo in questo caso per gli Usa non è tanto ovviare a uno shock di offerta come quello legato all&#8217;embargo energetico alla Russia ma piuttosto rendere più diluito e fluido il mercato globale del greggio, cercando di rompere l&#8217;accerchiamento di Mosca e dei Paesi Opec che non ne vogliono sapere <a href="https://it.insideover.com/politica/la-neutralita-dei-paesi-del-golfo-sul-conflitto-ucraino-spiegata.html" target="_blank" rel="noopener">di <strong>aumentare con forza la produzione </strong></a>per ridurre il prezzo. Non si tratterebbe della prima volta in questi mesi: a novembre Biden ha dato mandato al Dipartimento dell&#8217;Energia <a href="https://www.usnews.com/news/business/articles/2022-03-30/biden-planning-to-tap-oil-reserve-to-control-gas-prices">di rilasciare 5<strong>0 milioni di barili </strong>a garanzia </a>contro le impennate del prezzo in corso. Di recente ha impostato uno sforzo per ulteriori <strong>30 milioni di barili </strong>in uno sforzo coordinato con gli alleati non Opec per mettere sul mercato 60 milioni di barili. La mossa attuale serve a promuovere il controllo dei prezzi con crescente gradualità. In altre parole, un rilascio <em>one-shot </em>segnala la volontà di calmare i mercati circa il rischio di eventuali crisi di forniture; un rilascio graduale dalla Spr manifesta invece una manovra più graduale di controllo dei prezzi.</p>
<p>Del resto la riunione dell&#8217;Opec+ certificherà una manovra non molto dissimile dalla strategia pregressa di aumentare con gradualità la produzione arrivando a una crescita di<strong> 400mila barili al giorno</strong> al mese per tutto il 2022. Biden vuole accelerare questo trend e cercare di sfruttarne le conseguenze per fini geoeconomici di riduzione della rendita energetica russa, favorita dal contesto di alti prezzi globali, e interni: un calo dei prezzi del petrolio può indurre un ridimensionamento dei prezzi della benzina e, dunque, dell&#8217;<strong>inflazione che sta colpendo duramente </strong>l&#8217;economia Usa. Mentre le <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-conto-alla-rovescia-di-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener">elezioni di midterm</a> </strong>si avvicinano, con sondaggi sfavorevoli e la minaccia di una durissima sconfitta per il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-democratico-americano.html">Partito Democratico</a> ad opera degli avversari<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-repubblicano-americano.html"> repubblicani</a> sia alla Camera che al Senato Biden vuole correre ai ripari calmando i riverberi interni della situazione di grande caos su scala globale. E la mossa del petrolio può essere un viatico, per quanto non una soluzione definitiva, per trovare una via d&#8217;uscita. Il fronte interno al Paese e quello estero non sono mai stati così collegati come in questa fase.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Petrolio alle stelle, scorte di gas ai minimi: tempesta perfetta per l&#8217;Europa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/petrolio-alle-stelle-scorte-di-gas-ai-minimi-tempesta-perfetta-per-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 13:35:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio gas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella giornata del 28 settembre il prezzo del petrolio sui mercati internazionali ha sfondato per la prima volta dal 2018 gli 80 dollari al barile. Ai tempi la causa del rincaro furono il braccio di ferro in Medio Oriente tra Iran e Stati Uniti e le tensioni legati al rischio di un&#8217;ascesa dei dazi commerciali tra i Paesi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-alle-stelle-scorte-di-gas-ai-minimi-tempesta-perfetta-per-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio gas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/petrolio-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nella giornata del 28 settembre il<a href="https://it.insideover.com/economia/brent-e-wti-quali-sono-i-tipi-di-petrolio-piu-importanti.html" target="_blank" rel="noopener"> prezzo del <strong>petrolio </strong>sui mercati</a> internazionali ha sfondato per la prima volta dal 2018 gli 80 dollari al barile. Ai tempi la causa del rincaro furono il braccio di ferro in Medio Oriente tra Iran e Stati Uniti e le tensioni legati al rischio di un&#8217;ascesa dei <strong>dazi commerciali </strong>tra i Paesi più avanzati, oggi invece a trainare la crescita del greggio sono la ripresa economica post-Covid, la ripresa dell&#8217;inflazione e le asimmetrie tra domanda e offerta di materie prime e combustibili nelle economie più avanzate.</p>
<h2>La grande sfida energetica dell&#8217;Unione</h2>
<p>L&#8217;Unione europea, in particolar modo, è tra le aree economiche maggiormente esposta al rischio di una vera e <a href="https://it.insideover.com/energia/lera-della-grande-incertezza-per-materie-prime-ed-energia.html" target="_blank" rel="noopener">propria <strong>tempesta perfetta </strong>sul fronte energetico</a>: mentre programma piani di medio lungo termine estremamente ambiziosi su transizione energetica e rinnovabili, l&#8217;Europa rischia danni durissimi dalle fonti tradizionali, dato che alle problematiche connesse al rincaro del greggio si sommano le complesse dinamiche <a href="https://it.insideover.com/energia/la-bomba-dellenergia-sulla-ripresa-e-i-consumi.html" target="_blank" rel="noopener">del <strong>gas naturale, </strong>a sua volta caratterizzato da un rally e di cui il Vecchio Continente</a> fatica a mantenere livelli adeguati di scorte. Recentemente <a href="https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/europa-sotto-choc-energetico-elettricita-gas-mai-cosi-282197.htm"><strong>Sissi Bellomo </strong>su <em>Il Sole 24 Ore ha </em>ricordato</a> che &#8220;le scorte di gas europee sono a livelli di guardia, ai minimi da 10 anni per questo periodo: in media gli stoccaggi sono pieni al 69% (dati Gie). L’Italia sta un po’ meglio con l’83%, ma l’anno scorso in quest’epoca erano al 95%&#8221; e l’avvicinarsi della stagione fredda va di pari passo con i rallentamenti nelle forniture <a href="https://it.insideover.com/energia/gazprom-sempre-piu-centrale-in-europa-la-russia-respinge-lassalto-usa.html" target="_blank" rel="noopener">dalla Russia</a>, dall’Algeria e dal Mare del Nord.</p>
<p>Tutto questo sta mettendo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/per-le-imprese-la-transizione-non-sara-un-pranzo-di-gala.html" target="_blank" rel="noopener">sotto pressione i consumatori di energia in campo economico-industriale</a>, soggetti a rincari nelle bollette che si ripercuotono sui costi dei beni di prima necessità e di consumo, gli utenti privati, i governi e le istituzioni internazionali che vedono i margini operativi ristretti. E in particolare l&#8217;Unione europea appare sotto accusa per aver avuto scarsa capacità programmatica. In particolare la <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ursula-von-der-leyen.html" target="_blank" rel="noopener">commissione von der Leyen</a> </strong>ha messo in campo una strategia economica per la transizione energetica che appare senza ombra di dubbio non priva di elementi di realismo e pragmatismo, ma non ha saputo agire in maniera altrettanto razionale sul fronte del governo dei settori energetici tradizionali. Offrendo una strategia d&#8217;insieme capace di far valere il peso del mercato europeo, il maggiore su scala planetaria, in una fase difficile.</p>
<h2>Verso una nuova crisi energetica?</h2>
<p>Tutto questo espone l&#8217;Europa alle stagionalità della domanda di petrolio e, soprattutto, gas portandola a sperare di fatto in una <strong>natura clemente </strong>per evitare nuove fiammate nei prezzi e nuove pressioni sulle scorte. <a href="https://formiche.net/2021/09/petrolio-alle-stelle-cronaca-di-una-morte-annunciata-parla-clo/" target="_blank" rel="noopener">Parlando con <em>Formiche</em></a><em>, </em>il professor<strong> Alberto Clò, economista ed ex ministro dell’Industria nel governo Dini</strong> ha dichiarato che di fatto &#8220;l’Europa in questo momento si trova a sperare che nei prossimi mesi ci sia un clima mite e che si assista ad una buona ventosità&#8221;. Clò rivela che nei prezzi c&#8217;è &#8220;una fragilità che mancava dal secondo dopoguerra e non è casuale, ma l’esito delle politiche attuate. Questo choc dei prezzi è un punto di svolta che non era stato minimamente percepito&#8221; per quanto fosse possibile aspettarsi una dinamica del genere dato il profondo attrito tra la fase di depressione e introversione economica del 2020 e lo sdoganamento della ripresa nell&#8217;anno in corso. D’altra parte, nota lo studioso, &#8220;nessuno dei grandi punti di svolta energetici è mai stato colto in passato. Si pensi alla crisi petrolifera del 1973, di cui c’erano tutti i presupposti&#8221;.</p>
<p>Mezzo secolo fa il problema principale erano la stagnazione economica unita alla crescente inflazione (stagflazione), l&#8217;esaurimento del boom economico e l&#8217;aumento delle rivendicazioni dei Paesi produttori mediorientali. Oggi a influenzare i mercati di gas e petrolio c&#8217;è l&#8217;asimmetria tra domanda e offerta, i<a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/catene-del-valore-coronavirus/" target="_blank" rel="noopener">l caos nelle <strong>catene del valore, </strong>la crisi dei commerci</a> e la susseguente ondata sismica che ha colpito manifattura, industria e logistica, la necessità di finanziare la transizione green e le conseguenti misure che rendono tendenzialmente sfavorevole per cittadini e imprese l&#8217;utilizzo di fonti inquinanti in una fase in cui esse sono, comunque, ancora dominanti.</p>
<h2>L&#8217;Europa al centro del mirino</h2>
<p>In mezzo a questo guado c&#8217;è l&#8217;Europa, continente affamato di energia ma con ridotte produzioni interne. Eccezion fatta per alcuni esempi di programmazione strategica come quella fatta <a href="https://it.insideover.com/politica/merkel-e-putin-nel-nome-di-gerussia-chi-sara-il-nuovo-riferimento-di-mosca.html" target="_blank" rel="noopener">dalla <strong>Germania </strong>sul gas naturale</a> per diversificare le fonti o dal ruolo che giocano colossi come <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-cruciale-delle-partecipate-per-il-sistema-paese.html" target="_blank" rel="noopener">Eni</a> e <a href="https://it.insideover.com/energia/dal-medio-oriente-allafrica-total-rafforza-la-proiezione-della-francia.html" target="_blank" rel="noopener">Total</a> </strong>per Italia e Francia il Vecchio Continente è stato più oggetto che soggetto delle grandi dinamiche di gas e petrolio nei mercati internazionali. Con il rifiuto di far sentire la sua voce in capitolo la Commissione ha mancato di partecipare come fonte di distensione a uno dei grandi tavoli globali su cui spadroneggiano attori come la Russia, gli Usa e il<a href="https://it.insideover.com/economia/dall-opec-alle-potenze-emergenti-la-storia-del-mercato-del-petrolio.html" target="_blank" rel="noopener"><strong> cartello Opec</strong></a>. E in vista dell&#8217;inverno l&#8217;Europa sembra esser destinata a guardare, sperando, il cielo e la colonnina di mercurio per capire come limitare i danni in un contesto che, lungi dal decretarne la fine, vede le fonti fossili sempre più decisive e strategiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-alle-stelle-scorte-di-gas-ai-minimi-tempesta-perfetta-per-leuropa.html">Petrolio alle stelle, scorte di gas ai minimi: tempesta perfetta per l&#8217;Europa?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libia, il valzer delle nomine che tira in ballo anche l&#8217;Eni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-il-valzer-delle-nomine-che-tira-in-ballo-anche-leni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 08:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1347" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petorlio libico blocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Inizia in Libia il giro di valzer delle nomine petrolifere che tira in ballo anche la nostra Eni. È passata quasi inosservata in Italia la recente designazione di Mohamed Bin Shatwan a capo del Consiglio di amministrazione della Mellitah Oil and Gas Company (Mog), la join-venture tra il Cane a sei zampe e la National &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-il-valzer-delle-nomine-che-tira-in-ballo-anche-leni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1347" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petorlio libico blocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Inizia in <strong>Libia</strong> il giro di valzer delle nomine petrolifere che tira in ballo anche la nostra <strong>Eni</strong>. È passata <a href="https://www.agenzianova.com/a/0/3199863/2020-11-20/energia-libia-possibili-nomine-ai-vertici-di-mellitah-oil-and-gas">quasi</a> inosservata in <strong>Italia</strong> la recente designazione di Mohamed Bin Shatwan a capo del Consiglio di amministrazione della Mellitah Oil and Gas Company (Mog), la join-venture tra il Cane a sei zampe e la National Oil Corporation (Noc), la compagnia petrolifera statale della Libia. Un posto che conta, una poltrona che scotta. L’azienda non solo gestisce i giacimenti petroliferi nel deserto del Fezzan, ma anche gli strategici <strong>progetti offshore</strong> che Eni dovrebbe auspicabilmente sviluppare dopo la stabilizzazione del Paese.</p>
<p>Il problema è che Shatwan è il presidente uscente del Consiglio di amministrazione Arabian Gulf Oil Company (Agoco), l’azienda petrolifera della <strong>Cirenaica</strong>, la regione della Libia orientale controllata dalle milizie del “feldmaresciallo” <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>,</strong> l’uomo forte di Bengasi che tiene in ostaggio 18 pescatori di Mazara del Vallo. Per proprietà transitiva, dunque, Haftar dovrebbe aver messo un suo uomo di fiducia ai vertici della compagnia petrolifera più importante della Tripolitania dopo la Noc. Un&#8217;azienda per giunta compartecipata dell&#8217;italiana Eni. Ma è veramente così?</p>
<h2>Chi controlla la joint-venture?</h2>
<p>“Il nuovo presidente della Mog è un uomo di grande esperienza che ha lavorato per decenni nel settore petrolifero libico. Non possiamo dire che sia un uomo di Haftar: è un tecnocrate”, assicura a <em>InsideOver</em> un ingegnere petrolifero della Mog. Secondo <em><a href="https://www.agenzianova.com/a/5fbea07aa3a1e0.33588017/3207369/2020-11-25/libia-le-nuove-nomine-nella-national-oil-corporation-rafforzano-sanallah/linked">Agenzia Nova</a></em>, “Shatwan è un membro di una facoltosa famiglia originaria di Misurata emigrata da decenni nell&#8217;est”. È sopravvissuto alle purghe di Haftar mascherate con l’operazione anti-terrorismo Karama (“Dignità” in arabo). Eppure mai la Noc aveva cambiato così tanti manager tutti insieme. Perché scomodarsi proprio adesso? Dall’azienda petrolifera libica assicurano che si tratta di “cambiamenti di routine”. Colpisce, tuttavia, la tempistica di questo vastissimo giro di poltrone che ha coinvolto praticamente l’intero settore petrolifero del Paese membro dell&#8217;<strong>Opec</strong>:</p>
<ul>
<li>dopo il controverso patto per la riapertura dei pozzi di petrolio stretto da Haftar e <strong>Ahmed Maiteeq</strong>, politico e imprenditore di Misurata che ambisce al ruolo di premier del futuro governo di accordo nazionale della Libia;</li>
<li>durante il durissimo scontro in atto tra le istituzioni libiche sulla ripartizione dei proventi del petrolio tra le macroregioni della Libia;</li>
<li>prima dell’accordo sul nuovo Consiglio presidenziale e governo unitario della Libia in discussione nel dialogo politico libico.</li>
</ul>
<h2>Il tentato assalto alla Noc</h2>
<p>Intanto a Tripoli rischiano di riaccendersi gli antichi rancori tra milizie rivali. La mattina del 23 novembre, un gruppo armato ha <a href="https://www.libyaobserver.ly/news/libyas-interior-ministry-secures-national-oil-corporation-hq-tripoli-after-assault">tentato senza successo</a> di fare <strong>irruzione</strong> negli uffici della Noc di Tripoli. L’azienda ha parlato di un “atto terroristico&#8221; compiuto da bande criminali, mentre la stampa libica riferisce che il fallito assalto si è tenuto “sullo sfondo dei cambiamenti nella presidenza e nei consigli di amministrazione delle compagnie petrolifere sussidiarie della società”. In effetti, dopo l’incidente il presidente della Noc, <strong>Mustafa Sanallah</strong>, ha sospeso due dipendenti della Waha Oil Company (la controllata che gestisce i giacimenti della Mezzaluna petrolifera) sospettati di essere coinvolti nell’episodio. A quanto pare, un gruppo <strong>Zintan</strong> voleva protestare contro la rimozione del presidente della Waha Oil Company (Ahmed Ammar), originario appunto della città-Stato libica rivale storica di <strong>Misurata</strong>, la “Sparta” della Libia occidentale considerata come una testa di ponte della presenza della <strong>Turchia</strong> nell’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>. In Libia, quindi, c’è ancora chi cerca di imporre nomine a colpi di kalashnikov, ma forse i tempi stanno cambiando.</p>
<h2>La posta in gioco</h2>
<p>L&#8217;architetto delle nuove nomine è l’imperturbabile <strong>Mustafa Sanallah</strong>, minuto ingegnere petrolifero di origini turche considerato “super partes” nel terribile scontro tra potenze straniere che da tempo prosciuga le risorse della Libia, un Paese che &#8211; non va dimenticato &#8211; è teoricamente molto <strong>ricco</strong>. Una vita all’interno della compagnia petrolifera statale fino a scalarne i vertici, Sanallah è scampato a un attentato kamikaze dello Stato islamico contro il palazzo Trek al Sekka, sede della Noc, nel settembre 2018 e si è guadagnato negli anni il rispetto della maggior parte dei libici. “Sanallah ha dimostrato che nessuno può minacciarlo. È uno pulito ed è grazie a lui che il settore petrolifero è rimasto in piedi nonostante la guerra”, riferisce a <em>InsideOver </em>una fonte di Mellitah Oil and Gas.</p>
<p>In effetti, le nomine delle sussidiarie sembrano rafforzare la sua posizione: tutti gli uomini ai vertici delle controllate gli sono fedeli. Ma la partita per il controllo dei proventi delle esportazioni petrolifere, che nel frattempo hanno superato quota 1,2 milioni di barili al giorno, è tutt&#8217;altro che chiusa. Il potente governatore della Banca centrale, <strong>Al Sadiq al Kabir</strong>, ha accusato la National Oil Corporation di manipolare i dati degli ultimi anni e ha chiesto che fossero rivisti e verificati. Da parte sua, la Noc ha definito le accuse della Banca centrale &#8220;false e fuorvianti&#8221;. Chi la spunterà in questo scontro potrebbe avere in mano il destino della Libia per i decenni a venire.</p>
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		<title>Dall&#8217;Opec alle potenze emergenti: la storia del mercato del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dall-opec-alle-potenze-emergenti-la-storia-del-mercato-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 08:08:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il petrolio è la fonte di energia più importante, il mercato in grado di determinare assetti economici e politici di intere macro aree. La corsa all&#8217;oro nero è iniziata già alla fine del XIX secolo, all&#8217;indomani della prima rivoluzione industriale. Il mondo ha iniziato ad avere sempre più bisogno di greggio, nel giro di poco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/dall-opec-alle-potenze-emergenti-la-storia-del-mercato-del-petrolio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_8900649-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>petrolio</strong> è la fonte di energia più importante, il mercato in grado di determinare assetti economici e politici di intere macro aree. La corsa all&#8217;oro nero è iniziata già alla fine del XIX secolo, all&#8217;indomani della prima rivoluzione industriale. Il mondo ha iniziato ad avere sempre più bisogno di greggio, nel giro di poco tempo divenuto bene essenziale e capace di sostituire il carbone. Ma è soprattutto dal secondo dopoguerra in poi che l&#8217;estrazione del petrolio ha significato, per i Paesi esportatori, la possibilità di affacciarsi prepotentemente nel panorama politico internazionale.</p>
<h2>I Paesi dell&#8217;Opec</h2>
<p>Da diversi decenni ormai, nell&#8217;immaginario collettivo la produzione di petrolio è legata a quella dei Paesi mediorientali. Ed in particolare a quelli della regione del <strong>Golfo Persico</strong>. Del resto, è proprio qui che si concentra la maggior parte delle riserve mondiali, ma è anche qui che è stato coniato il termine &#8220;petromonarchie&#8221;, con riferimento ai tanti Stati di questa zona del pianeta le cui famiglie reali hanno trasformato la vita di questi territori grazie agli ingenti proventi del petrolio. A partire dalla famiglia <strong>Saud</strong>, la quale governa su un&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> che è da anni oramai la maggiore esportatrice di oro nero. Il Paese da solo ha circa il 18% del totale delle riserve mondiali, i suoi 10.460.710 di barili estratti al giorno la pongono al terzo posto dopo <strong>Usa</strong> e <strong>Russia</strong> per la produzione di petrolio ma, considerando la vastità dei territori delle due potenze sopra menzionate, la quantità relativa all&#8217;Arabia Saudita assume proporzioni ragguardevoli. Anche le altre monarchie confinanti sono note per lo sviluppo legato all&#8217;esportazione dell&#8217;oro nero.</p>
<p>Come gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, i quali grazie al petrolio sono diventati punti di riferimento economici della regione. <strong>Qatar, Barhein, Kuwait</strong> ed <strong>Oman</strong> hanno anche loro iniziato già dagli anni &#8217;70 a sfruttare intensamente le proprie ampie riserve petrolifere. Poco più a nord, è l&#8217;<strong>Iraq</strong> l&#8217;altro Paese della regione ad avere alcuni dei più importanti giacimenti di oro nero, al pari del confinante <strong>Iran</strong>. A Baghdad nel 1960, nel corso di una riunione promossa da uno dei produttori sudamericani più importanti, ossia il <strong>Venezuela</strong>, è stata data vita all&#8217;Opec. Si tratta del cartello che ha da subito incluso le nazioni più importanti legate alla produzione di oro nero. I fondatori sono, oltre al Venezuela, anche l&#8217;Iraq, l&#8217;Iran, l&#8217;Arabia Saudita ed il Kuwait. Obiettivo principale del cartello era quello di contrastare il predominio delle cosiddette &#8220;sette sorelle&#8221;, ossia le sette più importanti multinazionali del petrolio, perlopiù americane ed inglesi, che determinavano andamento di prezzi e produzione.</p>
<p>Oltre ai Paesi del golfo ed al Venezuela, negli anni sono entrati nell&#8217;Opec anche altri governi con il cartello che ha abbracciato anche altre aree del Golfo. Oggi infatti ne fanno parte di Paesi africani quali <strong>Libia, Algeria, Angola, Nigeria, Gabon, Repubblica Democratica del Congo</strong> e<strong> Guinea Equatoriale</strong>. Dal 1967 fanno parte dell&#8217;Opec anche gli Emirati Arabi Uniti, mentre in seguito sono entrati, sempre per quanto riguarda l&#8217;Asia, anche Indonesia e Qatar anche se questi ultimi hanno poi deciso di uscire. Per quanto riguarda il Sudamerica, l&#8217;altro grande Paese produttore ad entrare nell&#8217;Opec è stato l&#8217;<strong>Ecuador.</strong></p>
<p>Il baricentro politico dell&#8217;Opec è storicamente stato sempre orientato verso i Paesi del Golfo. Lo si è visto ad esempio nel 1973 quando, poco dopo la <strong>guerra del Kippur</strong> in Israele, il cartello ha deciso di vietare l&#8217;esportazione del greggio nei Paesi occidentali che hanno sostenuto lo Stato ebraico. Una decisione quella che ha provocato, tra le altre cose, un incremento del prezzo di oltre il 70%. L&#8217;influenza economica e politica all&#8217;interno dell&#8217;Opec è stata detenuta storicamente dall&#8217;Arabia Saudita, essendo il principale Paese produttore di petrolio del cartello e l&#8217;unico in grado di poter usufruire di quantità di riserva. Tanto che Riad ha potuto tollerare alcune azioni unilaterali di altri Paesi dell&#8217;Opec, tagliando la propria produzione in caso di eccesso di barili prodotti da altri Stati.</p>
<h2>I &#8220;nuovi produttori&#8221; ed il nuovo equilibrio internazionale</h2>
<p>Negli ultimi anni la gestione del mercato del petrolio non è stata appannaggio dei Paesi dell&#8217;Opec. E questo per due tipi di motivi.</p>
<p>In primo luogo, all&#8217;interno della stessa Opec sono occorsi numerosi cambiamenti che hanno leggermente spostato l&#8217;asse decisionale del cartello. Diversi Paesi al di fuori dell&#8217;area del Golfo, hanno iniziato ad avere maggiori quote di mercato e ad assumere quindi posizioni di rilievo in seno all&#8217;Opec. Dall&#8217;Angola alla Nigeria, passando per le qualità del petrolio della Libia e per le novità politiche che hanno riguardato<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html"> l&#8217;Iraq dalla caduta di Saddam Hussein del 2003</a>, sono diverse le nazioni che hanno visto crescere le proprie quotazioni nel cartello.</p>
<p>In secondo luogo, sono subentrati negli ultimi anni profondi cambiamenti esterni all&#8217;Opec. A partire dall&#8217;aumento della produzioni di Paesi non aderenti al cartello quali, tra tutti, gli Stati Uniti e la Russia. Al loro fianco, hanno aumentato la propria quota all&#8217;interno del mercato del petrolio nazioni quali la <strong>Cina</strong>, il <strong>Canada</strong>, il <strong>Brasile</strong>, il <strong>Messico</strong>, l&#8217;<strong>Azerbaijan</strong>, il <strong>Kazakistan</strong>, per quanto riguarda l&#8217;Europa il primato della produzione spetta alla <strong>Norvegia</strong>, con Oslo che figura al quindicesimo posto assoluto tra i Paesi produttori.</p>
<p>Ma le vere novità sono arrivate soprattutto da Washington e da Mosca. Nel primo caso, l&#8217;uso della tecnologia del <strong>fracking</strong>, inaugurata nel 1998 ma decollata definitivamente a partire dal 2009, ha fatto sì che gli Usa abbiano potuto vedere il consolidarsi della propria posizione in cima alla lista dei Paesi produttori. Oggi gli Stati Uniti guidano questa classifica con più di 15 milioni di barili prodotti al giorno. Questo ha fatto in modo che, tra le altre cose, Washington abbia potuto diminuire la propria dipendenza dalle importazioni di oro nero dai Paesi del Golfo, con l&#8217;Opec che ha potuto incidere sempre meno sul prezzo del greggio. La Russia dal canto suo ha aumentato gli investimenti nel settore e la strategia di Mosca è stata negli ultimi anni quella di cercare un dialogo diretto con i sauditi per incidere sul mercato petrolifero. In tal modo è nato il cosiddetto &#8220;<strong>Opec <em>Plus</em></strong>&#8220;, ossia un vero e proprio cartello che vede la presenza dei Paesi Opec e della Russia, con Mosca e Riad nel ruolo di coordinatori.</p>
<p>Una svolta importante sul mercato dell&#8217;oro nero è arrivata in occasione della <a href="https://it.insideover.com/societa/le-tappe-della-diffusione-del-coronavirus.html">pandemia di coronavirus</a> di inizio 2020. La diffusione del virus ed il conseguente lockdown di molti Paesi, ha procurato un brusco calo della domanda, il quale a sua volta ha comportato un drastico crollo dei prezzi. Per la prima volta, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/petrolio-g20-storico-accordo-tagli-usa-fianco-mosca-e-riad-ADlKuZJ">in occasione del G20 dell&#8217;aprile 2020</a>, si è giunti ad un accordo di taglio della produzione tra Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti. Un patto che è stato rispettato e reso attuativo nelle settimane successive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dall-opec-alle-potenze-emergenti-la-storia-del-mercato-del-petrolio.html">Dall&#8217;Opec alle potenze emergenti: la storia del mercato del petrolio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il mercato del petrolio ribolle</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-mercato-del-petrolio-ribolle.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 10:13:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=270205</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio prezzi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845-1024x489.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;accordo sui tagli alla produzione negoziato da Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia non ha riportato il sereno sul mercato del petrolio, rimasto preda di diverse incertezze e fragilità strutturali. Nelle ultime sedute prima del weekend, il greggio statunitense Wti non solo non è riuscito a mantenere il prezzo al barile sopra quota 20 dollari, ma ha anche subito nuovi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-mercato-del-petrolio-ribolle.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-mercato-del-petrolio-ribolle.html">Il mercato del petrolio ribolle</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="917" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio prezzi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845-768x367.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Petrolio-raffineria-La-Presse-e1584785424845-1024x489.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;accordo sui <strong>tagli alla produzione </strong>negoziato da Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia non ha riportato il sereno sul <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/laccordo-sul-petrolio.html">mercato del petrolio</a>, </strong>rimasto preda di diverse incertezze e fragilità strutturali. Nelle ultime sedute prima del weekend, <a href="https://it.insideover.com/economia/brent-e-wti-quali-sono-i-tipi-di-petrolio-piu-importanti.html">il greggio statunitense Wti</a> non solo non è riuscito a mantenere il prezzo al barile sopra quota 20 dollari, ma ha anche subito nuovi ribassi superiori al 10%, crollando attorno ai <strong>17 dollari, </strong>il minimo da 18 anni. Il tutto mentre il Brent, indice che prezza il greggio del Mare del Nord, ha mantenuto la relativa stabilità a 28 dollari al barile.</p>
<p>L&#8217;accordo cosiddetto &#8220;del secolo&#8221; non ha, per ora, prodotto gli sperati <strong>effetti positivi </strong>sul mercato del petrolio e invertito in maniera netta il trend ribassista che la <strong>guerra dei prezzi </strong>russo-saudita aveva contribuito a incentivare. Il sentimento del mercato è negativo, la <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/il-crollo-delloro-nero-ai-tempi-del-coronavirus/">crisi del coronavirus è un fattore di incertezza di portata cruciale,</a> la natura anemica della domanda e la mancanza di chiarezza sulle prospettive di ripresa del sistema pesano come macigni sui prezzi.</p>
<p>Nel mercato delle materie prime energetiche la &#8220;diretta proporzionalità&#8221; non è scontata. Invertendo una decisione (in questo caso la corsa al rialzo della produzione tra Russia e Arabia Saudita) non necessariamente si torna sul terreno già battuto. Anzi, in questo caso accordi che sembrano costruiti su castelli di carta possono aggiungere, piuttosto che ridurre, entropia al sistema. Sul Wti sono da segnalare le manovre sui titoli ad esso associati del fondo <b> US Oil Fund</b>, che si è dichiarato costretto da &#8220;condizioni del mercato e richieste dei regolatori&#8221; a ristrutturare il suo portafoglio. In pratica, spiega <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/petrolio-etf-monstre-distorce-mercato-wti-ADjs4xK"><em>Il Sole 24 Ore, </em></a>&#8220;vende Wti per maggio (contribuendo al crollo delle quotazioni) e compra Wti per giugno. Movimenti banali, salvo che a compierli è il classico elefante nella cristalleria&#8221;, che controlla un quarto delle posizioni aperte sul greggio Usa.</p>
<p>Perchè questa mossa? Evidentemente il fondo si aspetta solo da giugno una prima ripresa della domanda mondiale, e con le sue manovre da qui al prossimo mese deprimerà il mercato del Wti che, essendo tralaltro associata alla produzione a stelle e strisce, contribuirà alle tensioni economiche degli States.</p>
<p>Gli investitori e i compratori manifestano incertezza anche sull&#8217;effettiva capacità dei Paesi produttori di rendere operativo un taglio di produzione destinato a sfiorare i <strong>10 milioni di barili </strong>al giorno. La Russia, che dopo Riad si è fatta carico della quota di riduzione più consistente, ha in tal senso diversi problemi. <strong>Mosca, </strong>salita a fine 2019 a una produzione-record di 11,25 milioni di barili al giorno, ha promesso 2,5 milioni di barili di taglio. <strong>R</strong><strong>osneft, </strong>che da sola pesa per il 40% dell&#8217;output e produce tanto petrolio quanto l&#8217;intero Iraq, dovrebbe secondo gli analisti tagliare tra i 600 e i 630.000 barili al giorno, Lukoil 240-270.000 mentre Gazprom Neft, riporta il <em><a href="https://www.ft.com/content/679a2c1b-40d5-4a62-8205-52b87711de14">Financial Times</a>, </em>non ha voluto esprimere la sua posizione in materia di riduzione produttiva. Tra i grandi produttori potrebbe iniziare una partita strategica, dato che molti big del petrolio russo, come l&#8217;ad di Rosneft <strong>Igor Sechin, </strong>non vogliono accelerare sul taglio rispetto ai concorrenti. Certamente ovunque nel mondo il taglio andrà fatto per quote e senza destabilizzare la filiera, gli impianti e le organizzazioni messe in campo. Ma dalle fibrillazioni delle prime ore, si sa già che la sfida sarà dura. E per i mercati del petrolio i prossimi mesi potrebbero essere vissuti sull&#8217;ottovolante.</p>
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		<title>Petrolio, il vero problema sono i siti di stoccaggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/petrolio-il-vero-problema-sono-i-siti-di-stoccaggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 12:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[shale oil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oil petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’inizio di questa settimana il prezzo del petrolio è sceso al livello più basso mai registrato negli ultimi 18 anni, trascinato dal continuo calo della domanda dovuto all’impatto del coronavirus sulla produzione industriale globale e, in contemporanea, dall’aumento dell’offerta generato dalla “oil war” tra Arabia Saudita e Russia. Il prezzo del West Texas Intermediate, o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/petrolio-il-vero-problema-sono-i-siti-di-stoccaggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oil petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>All’inizio di questa settimana il prezzo del petrolio è sceso al livello più basso mai registrato negli ultimi 18 anni, trascinato dal continuo calo della domanda dovuto all’impatto del coronavirus sulla produzione industriale globale e, in contemporanea, dall’aumento dell’offerta generato dalla “oil war” tra Arabia Saudita e Russia.</p>
<p>Il prezzo del West Texas Intermediate, o <strong>WTI</strong>, uno dei benchmark di riferimento per il mercato del greggio, è sceso addirittura sotto i 20 dollari al barile, mentre il petrolio del Mare del Nord, meglio conosciuto come <strong>Brent</strong>, è passato sotto l’asticella dei 22 dollari al barile.</p>
<p>Ma, secondo alcuni analisti, nonostante i lievi recuperi registrati nelle ultime ore, il prezzo potrebbe scendere ancora a causa del sovraccarico dei siti di stoccaggio e dal prolungamento della guerra dei prezzi tra Riad e Mosca.</p>
<h2>La crisi della domanda</h2>
<p>Come in ogni mercato, anche in quello petrolifero la legge della domanda e dell’offerta stabilisce il livello dei prezzi e determina gli scambi che avvengono quotidianamente nel trading dell’oro nero.</p>
<p>La pandemia di coronavirus a livello globale, bloccando di fatto la produzione industriale e rallentando il settore dei trasporti, con diverse compagnie aeree che hanno fermato i voli e riportato a terra intere flotte, ha avuto un fortissimo impatto sulla domanda di greggio mondiale.</p>
<p>La <strong>International Energy Agency</strong> <strong>(IEA)</strong> ha addirittura stimato che il calo della domanda di petrolio potrebbe essere di 20 milioni di barili al giorno nel 2020, mentre secondo alcuni esperti, un calo di circa 5 milioni di barili nella domanda giornaliera di greggio deriverebbe solo dalla messa a terra degli aerei a livello globale.</p>
<h2>L’eccesso di offerta</h2>
<p>Dall’altra parte, un deciso aumento dell’offerta sta ulteriormente facendo crollare la struttura del mercato petrolifero.</p>
<p>Dopo il mancato accordo tra Russia e Arabia Saudita sul taglio alla produzione proposto dall’<strong>Opec</strong> e che ha visto il Cremlino “disertare”, di fatto, le riunioni dell’<strong>Opec Plus</strong> (la versione allargata del cartello petrolifero di cui la Russia è il principale produttore), Riad ha annunciato un aumento della produzione di greggio.</p>
<p>Una sfida, quella dei sauditi, che punta a mettere forte pressione alla Russia, ma che, nel frattempo, sta danneggiando soprattutto quei Paesi in cui i costi di estrazione sono maggiori, in primis gli <strong>Stati Uniti</strong>, dove i produttori di shale oil stanno già accusando il colpo.</p>
<p>Non a caso, il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong>, a inizio settimana ha fatto sapere di aver chiamato <strong>Vladimir Putin</strong> per discutere riguardo al crollo dei prezzi, che ha posto il settore dell’Oil &amp; Gas americano sotto assedio.</p>
<p>Trump ha infatti dichiarato che non vuole vedere il settore dell&#8217;energia &#8220;spazzato via&#8221; per i bassi prezzi del petrolio generati dalla disputa tra Russia e Arabia Saudita e giovedì,<a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1245720677660925952"> in un Tweet</a> ha detto di aver parlato anche con il principe ereditario saudita, <strong>Mohammad bin Salman</strong>, ribadendo che si aspetta che i due Paesi taglino la produzione di almeno 10 milioni di barili al giorno.</p>
<p>La Russia, dal canto suo, non sembra troppo preoccupata dalla sfida e anzi, con il greggio degli Urali scambiato al minimo di nove anni, il Paese prevede di aumentare le sue esportazioni a livelli record nel mese di maggio.</p>
<p>Più problematica, invece, la situazione dell’Arabia Saudita. Qui, <a href="https://www.wsj.com/articles/as-saudi-arabia-boosts-oil-output-some-tankers-have-nowhere-to-go-11585742271">stando a quanto riferito dal Wall Street Journal</a>, ci sono già navi cisterna ferme nei porti del Paese che non hanno ancora una meta dove dirigersi poichè l’eccesso di offerta ha portato al limite la capacità di immagazzinamento da parte di moltissimi Paesi.</p>
<p>Il vero problema ora inizia infatti ad essere quello dello stoccaggio del prezioso fossile, con moltissimi siti di raccolta che hanno già superato, o sono vicini a superare, la loro capacità massima.</p>
<h2>Il problema dello stoccaggio</h2>
<p>Il rischio per il mercato petrolifero è proprio quello dell’esaurimento dei siti di stoccaggio che su larga scala potrebbe mandare completamente in corto circuito tutta la filiera produttiva dell’oro nero. Una spirale negativa che, secondo alcuni esperti, potrebbe trascinare il prezzo del greggio ancora più in basso rispetto ai livelli visti finora.</p>
<p>Il crollo della domanda ha infatti già portato alla chiusura di diverse raffinerie in varie parti del mondo, dal <strong>Sudafrica</strong> al <strong>Canada</strong>, fino all’<strong>India</strong>, il terzo più grande importatore al mondo, che ha annunciato il dimezzamento dei processi di raffinazione, incrementando ulteriormente l’eccesso di barili nel mercato.</p>
<p>Nel centro di stoccaggio americano di <strong>Cushing, in Oklahoma</strong>, conosciuto come “<em>The Pipeline Crossroads of the World</em>”, solo nell’ultima settimana le scorte di greggio sono aumentate di 4 milioni di barili, mentre crescono i timori per il raggiungimento dei limiti massimi di raccolta.</p>
<p>L’hub di Cushing è il principale centro di immagazzinamento di crude oil degli Stati Uniti ed è connesso all’intera rete di oleodotti americani che pompano petrolio da una parte all’altra del Paese. Il sito vanta una capacità di raccolta di circa 90 milioni di barili ed è da qui che si valutano i prezzi dei futures e dei contratti options sul WTI scambiati sul <strong>New York Mercantile Exchange.</strong></p>
<p>A preoccupare gli investitori è proprio il calo dei futures sul greggio americano, che da inizio anno hanno visto il proprio valore più che dimezzato. Per i traders, infatti, il surplus di petrolio dato dalla combinazione di una domanda ridotta di oltre un quarto e dall’aumento dell’offerta scatenato dalla “guerra” tra Arabia Saudita e Russia, ammonterebbe a circa 25 milioni di barili in eccesso sul mercato nel mese di aprile. Un livello che potrebbe saturare la capacità di stoccaggio a livello globale nel giro di appena qualche settimana.</p>
<p><a href="https://www.rystadenergy.com/newsevents/news/press-releases/covid-19-demand-update-oil-seen-down-6point4-jet-fuel-down-26-road-fuel-down-5point5-in-20202/">Secondo alcune stime riportate da Rystad Energy</a>, in media i livelli di stoccaggio del petrolio in tutte le strutture del mondo sono già saliti a circa tre quarti della capacità massima a partire da gennaio, quando le principali raffinerie in Cina (il primo importatore di petrolio al mondo) hanno dovuto chiudere per lo scoppio dell’epidemia di coronavirus.</p>
<p><strong>Rystad Energy</strong> prevede che l&#8217;industria petrolifera continuerà a immagazzinare petrolio nelle settimane e nei mesi a venire, portando i siti di stoccaggio al loro limite massimo e pronostica che proprio il mese di aprile sarà quello più duramente colpito</p>
<p>In questa situazione, secondo l&#8217;analista di Rystad Thomas Liles, il prezzo del greggio potrebbe addirittura scendere <strong>fino a 10 dollari al barile</strong>.</p>
<p>Uno scenario che spaventa, e non poco, le principali major petrolifere occidentali, che stanno iniziando a tagliare fortemente spese e investimenti al fine di ammortizzare il pesantissimo calo dei prezzi sui loro bilanci.</p>
<p>Se l’aumento di offerta provocato dalla oil war tra Arabia Saudita e Russia non si adeguerà al nuovo livello di domanda imposto dal lockdown globale per il Covid-19 (come spera di ottenere Trump) il mercato petrolifero potrebbe subire la più grave crisi dell’ultimo secolo, con effetti potenzialmente devastanti anche per i mercati globali.</p>
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		<title>Putin detta la linea sul petrolio: cosa faranno gli Usa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/putin-detta-la-linea-sul-petrolio-cosa-faranno-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 08:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1462" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin e Lavrov (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg 1462w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-1024x523.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1462px) 100vw, 1462px" /></p>
<p>Vladimir Putin ha rotto gli indugi e lanciato la sua proposta per porre fine alla sinora breve ma logorante guerra dei prezzi del petrolio che vede Mosca contrapposta all&#8217;Arabia Saudita sin da inizio marzo. Dopo che dall&#8217;Opec erano giunte voci di una possibile apertura a tagli alla produzione e dopo che Donald Trump aveva rilanciato l&#8217;idea, il prezzo del petrolio era &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/putin-detta-la-linea-sul-petrolio-cosa-faranno-gli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1462" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Putin e Lavrov (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792.jpg 1462w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Vladimir-Putin-e-Sergei-Lavrov-a-Berlino-Getty-e1579510559792-1024x523.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1462px) 100vw, 1462px" /></p><p><strong>Vladimir Putin </strong>ha rotto gli indugi e lanciato la sua proposta per porre fine alla sinora breve ma logorante <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-crollo-del-prezzo-del-petrolio-mette-in-crisi-larabia-saudita.html">guerra dei prezzi del petrolio</a> </strong>che vede Mosca contrapposta <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-scenari-della-guerra-del-petrolio.html">all&#8217;<strong>Arabia Saudita </strong></a>sin da inizio marzo.</p>
<p>Dopo che dall&#8217;Opec erano giunte voci di una possibile apertura a tagli alla produzione e dopo che <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> </strong>aveva rilanciato l&#8217;idea, il prezzo del petrolio era tornato a decollare sui mercati internazionali: il Brent, ad esempio, ha nuovamente sfondato il muro dei 30 dollari al barile. <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a> </strong>ha poi affermato che, secondo la Russia, &#8220;si può parlare di una riduzione di 10 milioni di barili al giorno&#8221;, facendo dunque eco nelle cifre all&#8217;amministrazione della Casa Bianca.</p>
<p>Rispetto all&#8217;Arabia Saudita, che prospetta l&#8217;ipotesi di tagli come &#8220;dono&#8221; unilaterale, e agli Stati Uniti, che sperano di passare indenni la fase di decurtazione della produzione, Putin ha però aggiunto che auspica una strategia di tagli <strong>programmata e condivisa </strong>tra i vari attori per porre fine alla guerra dei prezzi. Il crollo del prezzo al barile sta mettendo in ginocchio lo shale oil statunitense, che beneficerebbe di un nuovo rally della quotazione, ma per Washington cooperare, nonostante sia indispensabile, è legalmente problematico.</p>
<p><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/petrolio-usa-scoglio-un-intesa-globale-tagli-ADaOPwH">Come scrive </a><em>Il Sole 24 Ore, </em>&#8220;una riduzione dell’offerta di greggio anche da parte degli Usa – oggi primi fornitori mondiali – è indispensabile per sostenere il prezzo del barile a fronte del crollo della domanda legato al coronavirus. Ma l’idea di imporre limiti all’attività delle compagnie, fosse anche solo per frenare le esportazioni, sta sollevando forti polemiche oltre Oceano&#8221;.</p>
<p><strong>Trump sa </strong>che andare al muro contro muro sulla questione rischia di esporre gli Usa come responsabili del mancato rafforzamento del mercato petrolifero globale. Il suo primo consigliere economico, <strong>Larry Kudlow, </strong>si è dichiarato certo della possibilità di un accordo: perchè ciò avvenga l&#8217;amministrazione dovrà trovare un punto di contingenza col settore privato e con gli Stati federali.</p>
<p>Big Oil è divisa, tra chi è pronto a cooperare, chi chiede un nuovo blocco dell&#8217;esportazione di idrocarburi (dopo la riapertura al mercato globale nel 2015) e chi propone dazi al greggio straniero. Nel cuore del continente americano la <b>Oklahoma Energy Producers Alliance </b>ha chiesto ai produttori di sospendere temporaneamente l&#8217;apertura di nuovi impianti che si rivelerebbero un buco nero economico-finanziario. Ryan Sitton, commissario della Texas Railroad Commission, è a sua volta a favore di tagli alla produzione. Altri Stati che contribuiscono grandemente all&#8217;output energetico statunitense, come l&#8217;Alaska, non dispongono di autorità o strumenti giuridici deputati a controllare autonomamente l&#8217;erogazione di petrolio.</p>
<p><strong>Putin </strong>si è recentemente inserito con furbizia tra statunitensi e sauditi, pungendo sul vivo entrambi quando ha dichiarato che a suo parere la mossa di Riad sui prezzi era una strategia per sbarazzarsi dei <a href="https://www.ft.com/content/beb5e187-35e7-457c-a99b-19afe1395040">concorrenti nel settore dello shale oil</a>. Da Mosca traspare la volontà di fare asse con Washington per presentarsi di fronte all&#8217;Opec con un potere negoziale senza eguali nel mercato energetico e con la capacità di mediare una riduzione graduale della produzione che ponga fine al braccio di ferro sui prezzi. La buona luna delle <strong>relazioni russo-americane</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-stati-uniti-contro-il-covid-19-segni-di-disgelo.html">rafforzate dalla cooperazione nella lotta al coronavirus</a>, rende questo il momento propizio. Putin ha giocato d&#8217;astuzia: ora l&#8217;onere della scelta sta agli Stati Uniti che, in prospettiva, hanno tutto da guadagnare nel fare asse con la rivale Russia contro l&#8217;alleato saudita sul greggio. Comunque vada, Mosca ribadisce la sua centralità nelle politiche petrolifere globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/putin-detta-la-linea-sul-petrolio-cosa-faranno-gli-usa.html">Putin detta la linea sul petrolio: cosa faranno gli Usa?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli scenari della guerra del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/gli-scenari-della-guerra-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 07:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[R]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=265058</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1347" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petorlio libico blocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre l&#8217;Europa e gli Stati Uniti fronteggiano l&#8217;epidemia di coronavirus e le conseguenze sul piano economico-finanziario la guerra del petrolio tra Russia e Arabia Saudita prosegue. Riad mantiene a 12,3 milioni di barili di petrolio al giorno la sua offerta quotidiana ai mercati; sfruttando la spare capacity di condizionamento dei mercati di cui è ancora accreditata l&#8217;Arabia Saudita intende sfidare Mosca sul &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-scenari-della-guerra-del-petrolio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/gli-scenari-della-guerra-del-petrolio.html">Gli scenari della guerra del petrolio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1347" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petorlio libico blocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mentre l&#8217;Europa e gli Stati Uniti fronteggiano l&#8217;<strong>epidemia di coronavirus </strong>e le conseguenze sul piano economico-finanziario la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-puo-vincere-la-guerra-del-petrolio.html">guerra del petrolio</a> </strong>tra Russia e Arabia Saudita prosegue.</p>
<p><a href="https://m.aawsat.com/english/home/article/2188031/saudi-arabia-keeps-oil-supply-123-mln-bpd">Riad mantiene a 12,3 milioni</a> di barili di petrolio al giorno la sua <strong>offerta quotidiana </strong>ai mercati; sfruttando la <em>spare capacity </em>di condizionamento dei mercati di cui è ancora accreditata l&#8217;Arabia Saudita intende sfidare Mosca sul terreno dell&#8217;abbassamento dei prezzi. Nella seduta borsistica di <strong>mercoledì 18 marzo </strong>i <a href="https://it.insideover.com/economia/brent-e-wti-quali-sono-i-tipi-di-petrolio-piu-importanti.html">prezzi del greggio</a> hanno nuovamente conosciuto una pesante avvitata verso il basso. Il <strong>Brent </strong>ha perso l&#8217;11,6%, arrivando a poco più di 25 dollari al barile, mentre il <strong>Wti </strong>è addirittura crollato del 24%, <a href="https://www.forbes.com/sites/sarahhansen/2020/03/18/oil-plummets-24-as-saudi-arabia-doubles-down-on-price-war-with-russia/">a 20,74 dollari al barile</a>.</p>
<p>Il braccio di ferro prosegue tenacemente. E rispetto alla prima settimana del confronto ora si possono ipotizzare scenari di più lungo periodo per quella che è molto di più di una ripicca per il fallimento del vertice Opec+ di inizio mese.</p>
<p>In un primo scenario si può pensare che l&#8217;Arabia Saudita voglia effettivamente colpire al cuore la proiezione russa nel mercato del greggio. Ma Mosca, com&#8217;è noto, può reggere a livelli di prezzo inferiore a quelli della compagnia saudita Aramco, e dunque questo complicherebbe notevolmente gli sviluppi futuri.</p>
<p>La seconda ipotesi, di cui ha parlato <em>Bloomberg, </em>è quella della &#8220;<strong>guerra lampo</strong>&#8221; volta a impadronirsi di quote di mercato da consolidare poi dopo la fine del confronto. L&#8217;Arabia Saudita, sottolinea <em><a href="https://www.startmag.it/energia/petrolio-arabia-saudita-russia-guerra/">StartMag</a>, </em>&#8220;starebbe forse imponendo una lunga fase di alta offerta e di bassi prezzi del petrolio a tutti gli altri esportatori. Solo i Paesi in grado di competere in un quadro simile riusciranno ad uscirne vivi: e gli Stati Uniti, che hanno costi di produzione alti, potrebbero non esserne in grado&#8221;. Usando una metafora ciclistica, un forcing in salita per preparare un attacco in discesa. Lo scenario di un confronto che avrà come perdenti i produttori di <em>shale oil </em>di oltre Atlantico è tutt&#8217;altro che improbabile, e appare estremamente accreditato. D&#8217;altro canto, oramai anche per i Paesi che scoprono risorse energetiche la <a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-per-entrare-nel-club-dei-petrostati.html">ricchezza non è più una conseguenza automatica</a>: i sauditi potrebbero voler restringere ulteriormente il terreno di competizione. Riad prevede uno sconto per l’Arabian Light fissato a 10,25 dollari al barile: il tour de force potrebbe essere solo all&#8217;inizio.</p>
<p>Infine, si potrebbe addirittura ipotizzare, nel contesto di uno scenario non troppo dissimile dal precedente, a un confronto serrato russo-saudita in cui entrambi i concorrenti saranno, sul lungo periodo, avvantaggiati dal tracollo dei <strong>piccoli e medi produttori Opec, </strong>che saranno i primi a non poter reggere tale situazione a lungo. Se del resto l&#8217;Opec nacque nel 1960 come cartello volto a coalizzare i produttori e, per statuto, &#8220;eliminare le fluttuazioni dannose e inutili&#8221;, è chiaro che Riad si stia muovendo ora in direzione ostinata e contraria rispetto a tali prescrizioni.</p>
<p>In una fase in cui la domanda mondiale non sembra affatto destinata a decollare, Riad rischia di scottarsi con una strategia del genere: se la Russia non dovesse &#8220;assecondare&#8221; le provocazioni saudite ma, invece, dovessero contrattaccare tutti gli altri produttori Opec, invadendo il mercato con quote di greggio sotto-prezzato, per l&#8217;Arabia Saudita i problemi di bilancio inizierebbero a superare i benefici di una strategia spregiudicata. Il tutto mentre la <strong>g<a href="https://it.insideover.com/politica/saltano-le-regole-del-gioco-ecco-perche-il-coronavirus-cambia-tutto.html">lobalizzazione di cui i mercati energetici beneficiano</a> </strong>va in tilt e le borse sono in un pericoloso ottovolante: Riad rischia l&#8217;osso del collo e non può spingersi troppo oltre nella guerra al ribasso.</p>
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