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Saudi Aramco, tra le più grandi compagnie petrolifere al mondo, potrebbe essere costretta a vendere una porzione delle condutture di sua proprietà per compensare le perdite derivanti dal crollo del prezzo del greggio. Il prezzo del petrolio, che si attesta sui 20 dollari al barile, ha subito un forte ribasso a causa del fallimento dei negoziati tra Mosca e Riad per giungere ad un’estensione, oltre il mese di marzo, del taglio della produzione al fine di mantenere alte le tariffe. Il mercato mondiale è però saturo di greggio venduto a prezzi scontati in un momento in cui la domanda è bassa a causa dell’emergenza Covid-19. Saudi Aramco, che pianifica di elargire dividendi per 75 miliardi di dollari nel 2020, necessita di liquidi: la compagnia dovrà sborsare 70 miliardi di dollari per l’acquisto di Saudi Basic Industries, operante nel comparto chimico. La cessione delle condutture potrebbe fruttare, come riferito da Bloomberg, ben 10 miliardi e potrebbero esserci diversi acquirenti interessati.

Stabilità a rischio

I problemi della Saudi Aramco rischiano di ripercuotersi anche su Riad, già segnata dalla pandemia di Covid-19. Il Paese è stato infatti costretto ad adottare stringenti misure di contenimento per cercare di rallentare la diffusione del virus: il problema è che qui, come altrove, questi provvedimenti rischiano di danneggiare l’economia. La chiusura, tra gli altri, di cinema, centri commerciali, ristoranti e la sospensione dei voli avranno ripercussioni sul tasso di crescita del Pil. Il crollo dei prezzi del greggio, invece, potrebbe destabilizzare le fondamenta del sistema produttivo ed avere gravi ripercussioni sul tasso di disoccupazione, dato che potrebbero calare le nuove assunzioni e sui benefit elargiti agli impiegati statali, perché una grave crisi potrebbe portare a tagli generalizzati. Riad spera, ovviamente, che la rapidità con cui sono state adottate le misure di contenimento possa essere sufficiente a mitigare la severità e la durata dell’epidemia di Covid-19 ma non è detto che ciò possa verificarsi. Sullo sfondo, poi, incombe la minaccia del radicalismo islamico e delle tensioni con altre nazioni del Medio Oriente.

Le prospettive

L’Arabia Saudita è ormai impegnata, da anni, in una sorta di guerra fredda con l’Iran, nemico storico e caposaldo degli interessi sciiti nella regione mediorientale. Teheran è stata colpita duramente dalla pandemia di coronavirus e sta attraversando un periodo difficile anche a causa delle sanzioni americane che hanno colpito il suo export petrolifero. Qualora la crisi economica colpisca Riad si potrebbe verificare un riequilibrio della situazione sul campo e paradossalmente una marcata crescita delle tensioni: entrambi gli Stati, infatti, potrebbero rivelarsi particolarmente interessati a riaffermare il proprio predominio sulle rispettive sfere d’influenza a discapito degli interessi del rivale. Uno scenario di questo genere potrebbe poi riaccendere le tensioni anche con il vicino Qatar, sottoposto ad un vero e proprio embargo da parte di Riad, Dubai, Manama ed Il Cairo perché accusato di supportare il terrorismo internazionale e di avere relazioni eccessivamente amichevoli con l’Iran.

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