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	<title>Elezioni USA 2020 Archives - InsideOver</title>
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	<title>Elezioni USA 2020 Archives - InsideOver</title>
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		<title>Trump e Biden giù nei sondaggi: gli americani vogliono facce nuove</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-e-biden-giu-nei-sondaggi-gli-americani-vogliono-facce-nuove.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 14:58:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1211" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti Armenia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse-1024x646.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli americani sono stanchi della minestra riscaldata e vorrebbero facce nuove nella competizione per il 2024. Se i sondaggi degli ultimi 30 giorni non sono stati generosi con Joe Biden tantomeno con Donald Trump, adesso non si tratta più solo di popolarità in calo, ma di totale avversione per i due sfidanti. I dem stanchi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-e-biden-giu-nei-sondaggi-gli-americani-vogliono-facce-nuove.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1211" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti Armenia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Congresso-degli-Stati-Uniti-La-Presse-1024x646.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli americani sono stanchi della minestra riscaldata e vorrebbero facce nuove nella competizione per il 2024. Se i sondaggi degli ultimi 30 giorni non sono stati generosi con <strong>Joe Biden</strong> tantomeno con <strong>Donald Trump</strong>, adesso non si tratta più solo di popolarità in calo, ma di <a href="https://it.insideover.com/politica/ne-con-biden-ne-con-trump-un-4-luglio-sottotono-per-lamerica-divisa.html">totale avversione per i due sfidanti</a>.</p>
<h2>I dem stanchi di Biden</h2>
<p>Secondo un sondaggio del <a href="https://int.nyt.com/data/documenttools/us0722-crosstabs-nyt071122/33ffa85627ee4648/full.pdf"><em>New York Times/Siena College</em></a>, nel caso di Biden a vacillare è innanzitutto la base elettorale <em>dem</em>, il cui 64% preferirebbe un nuovo alfiere nella campagna presidenziale del 2024; il gradimento scende ad un misero 33% se si interroga invece un campione rappresentativo della totalità degli elettori. Le ragioni non sono un mistero per nessuno: i timori circa l&#8217;economia e l&#8217;inflazione hanno contribuito a trasformare l&#8217;umore nazionale in ogni angolo del Paese, all’interno di ogni fascia di età e gruppo razziale, in città come nelle aree rurali, al di là del proprio credo politico. Per Biden la situazione è resa più complessa dal fatto che più di due terzi degli indipendenti ora disapprova la performance del presidente e quasi la metà la disapprova fortemente. Tra i colleghi democratici il suo indice di approvazione è del 70%, una cifra relativamente bassa per un presidente, soprattutto in vista del <em>midterm</em>. E proprio all’interno di quella che dovrebbe essere la sua base politica, solo il 26% degli elettori democratici sostiene la sua <em>nomination</em> per il 2024.</p>
<p>A spingere per un volto nuovo sono soprattutto i ruggenti under 30 del partito: a 79 anni, Biden è già il presidente più anziano nella storia americana e questo preoccupa non poco le giovani generazioni unitamente alle ripetute <em>gaffe</em> del presidente che ne mettono in dubbio l’affidabilità. Nel sondaggio, il 94% dei democratici di età inferiore ai 30 anni ha affermato che preferirebbe un candidato presidenziale diverso. Molti degli intervistati, che hanno votato Biden alle scorse elezioni, sono pronti a scommettere su una rimonta congressuale repubblicana come segno di protesta, ma anche se pronti a mutare bandiera dichiarano comunque di preferire <em>younger blood</em>.</p>
<p><strong>Intanto, il serafico Biden inizia a scalpitare</strong>. Il presidente ha ribadito questa settimana la volontà di candidarsi per un secondo mandato. &#8220;Vogliono che mi ricandidi&#8221;, ha dichiarato in risposta alla domanda di un giornalista, riferendosi all&#8217;elettorato democratico. &#8220;Leggete i sondaggi, leggeteli&#8221;, ha aggiunto, rivolgendo poi una critica ai corrispondenti della Casa Bianca: &#8220;Siete tutti uguali. Quel sondaggio dice che il 92% dei democratici mi voterebbe se mi ricandidassi&#8221;. Quest’ultimo, però, ha rilavato che questi voterebbero Biden solo se si trovassero a scegliere tra lui e Donald Trump. Lapalissiano. In Nevada, intanto, un sondaggio di <em>The Hill</em>, rileva che sia Trump che DeSantis batterebbero Biden.</p>
<h2>Trump in difficoltà</h2>
<p>Non se la passa meglio <strong>Donald Trump</strong>. Mentre l’ex presidente valuta se annunciare una sua candidatura in anticipo, i sondaggi mostrano che quasi la metà degli elettori cercherebbe qualcuno di diverso per le primarie e un numero altrettanto significativo giura di abbandonarlo se dovesse vincere la <em>nomination</em>. L’idiosincrasia per The Donald cresce se si indaga la fascia under 35: il 64%, così come il 65% di quelli con almeno un diploma universitario &#8211; un indicatore importante delle preferenze politiche- ha dichiarato ai sondaggisti che avrebbe votato contro Trump alle primarie. Gli strascichi del 6 gennaio 2021 sembrano aver contribuito decisamente al declino della sua posizione. Anche in questo caso, numerosi elettori che hanno votato repubblicano alle scorse elezioni si dichiarano pronti a tradire la bandiera del GOP qualora il candidato nominato dovesse essere lui.</p>
<p>Stando così le cose, questa potrebbe essere la prima campagna elettorale che nessuno desidera. Il malcontento strisciante, tuttavia, obbliga i carrozzoni di partito a non ignorare la necessità di fornire delle alternative. Se nei <em>dem</em> <em>noblesse oblige</em> a riconoscere quasi certamente la <em>nomination</em> al presidente uscente, salvo sorprese, nel GOP la strategia potrebbe farsi più complessa. Un personaggio come Donald Trump obbliga anche a cercare altrove qualche outsider di primo piano. Ad ogni modo, se il <em>midterm</em> dovesse essere catastrofico per i Democratici, le richieste dalla base di un volto nuovo aumenteranno sicuramente e un fronte interno anti-Biden potrebbe addirittura favorire l’elezione di un repubblicano. Sono in molti, infatti, a rispolverare la similitudine con la sfida di Ted Kennedy all’<em>incumbent</em> Jimmy Carter, che nel 1980 ne uscì tanto indebolito da inaugurare 12 anni di Repubblicani alla Casa Bianca.</p>
<p>Ma quali potrebbero essere questi nuovi volti che gli americani vorrebbero al posto di questi due ingombranti candidati ?</p>
<h2>I papabili fra i democratici</h2>
<p>La maggior parte delle speculazioni sui candidati democratici alternativi a Biden si è concentrata sulla vicepresidente <strong>Kamala Harris</strong>, sul segretario ai trasporti <strong>Pete Buttigieg</strong> e su due senatori che erano anche nelle primarie democratiche del 2020, <strong>Elizabeth Warren</strong> del Massachusetts e <strong>Bernie Sanders</strong> del Vermont. L’attuale vicepresidente potrebbe vantare, per tradizione ed ambizione, una sorta di prelazione: tuttavia si tratta di una scelta rischiosa. I numeri dei sondaggi di Harris sono fragili come quelli di Biden di cui porterà il fardello senza poter evocare la memoria di Barack Obama, che tanto gli ha fruttato due anni fa.</p>
<p>Accanto però a questi notabili del partito vi sono almeno cinque nomi papabili.  A seguire, vi sarebbe<strong> Mitch Landrieu</strong>, ex sindaco di New Orleans, salito alla ribalta quando, nel 2017, ha chiesto la rimozione dei monumenti confederati più antichi in Louisiana. Da allora i democratici hanno visto l&#8217;ex sindaco come uno dei pochi che potrebbe ricostruire la coalizione trasversale di Obama dal 2008. Anche il nome del popolare senatore <strong>Sherrod Brown</strong> dell&#8217;Ohio viene subito fuori ogni volta che i Democratici cercano un candidato che non sia Harris o Buttigieg. Fa appello sia ai progressisti che ai moderati in uno <em>swing state</em> per eccellenza.</p>
<p><strong>Ro Khanna</strong> è il nome più apertamente progressista, avendo co-presieduto l&#8217;ultima campagna presidenziale di Sanders ed essendosi costruito la reputazione di esperto di politica estera al Congresso. Sebbene condivida gran parte dell&#8217;ideologia della sinistra, i suoi più accaniti sostenitori affermano che Khanna ha qualcosa che manca ad altri progressisti: il desiderio di lavorare con coloro che hanno opinioni opposte all&#8217;interno del partito. Ma soprattutto, ha “solo” 45 anni. Sono in molti fra i democratici a desiderare da tempo che anche <strong>Stacey Abrams</strong>, l&#8217;ex leader della minoranza alla Camera della Georgia, si candidi a una carica più alta, in particolare dopo la sua fulminea ascesa nel partito. Abrams era in cima alla rosa dei candidati alla vicepresidenza di Biden prima di annunciare una seconda corsa elettorale.</p>
<p>La governatrice del Michigan <strong>Gretchen Whitmer</strong>, in attesa per un secondo mandato in autunno, ha rifiutato di discutere le sue potenziali prospettive per il 2024, sostenendo di essere concentrata sul miglioramento delle condizioni nel suo Stato. Come Abrams, Whitmer ha ricevuto seria considerazione durante la ricerca alla vicepresidenza di Biden, che sarebbe andato molto vicino a sceglierla. Pur avendo dichiarato le sue ferme intenzioni, non è detto che il partito non decida di puntare comunque su di lei.</p>
<h2>Le opzioni del GOP</h2>
<p>Dall’altra parte della barricata, <strong>Donald Trump manifesta segni di nervosismo</strong>: sarebbe infatti pronto ad annunciare la sua candidatura per le presidenziali del 2024 il prossimo settembre, secondo il <em>Washington Post</em>. Il timore dello staff dell&#8217;ex presidente è che la sua decisione possa condizionare l&#8217;esito del voto e che, se i candidati repubblicani dovessero perdere, il partito potrebbe ostacolare la sua eventuale candidatura. Secondo le fonti, l&#8217;ex presidente non vuole più aspettare anche perché i suoi avversari &#8211; il governatore della Florida Ron DeSantis in testa &#8211; sono diventati sempre più aggressivi. La macchina elettorale si sarebbe già messa in movimento, lo staff dell&#8217;ex presidente avrebbe già avuto mandato di mettere insieme un team per curare la campagna in vista di un annuncio a breve e <span class="hilg1">Trump</span> stesso ha iniziato a prendere contatti con i donatori.</p>
<p>Nel frattempo, <strong>Ron DeSantis</strong>, è stato incoronato vincitore su Donald Trump tra i repubblicani della Florida -come nomina presidenziale del GOP 2024- in un sondaggio condotto da <a href="https://mobile.twitter.com/blueprintpoll"><em>Blueprint Polling</em></a>. Quest’ultimo ha rilevato che il 50,9% degli intervistati appoggia il governatore della Florida, con l&#8217;ex presidente dietro, al 38,6%.  Se si guarda poi solo a coloro che sono fermi sulla propria posizione, il vantaggio di DeSantis si estende a quasi 14 punti (dal 47,6% al 33,2%) in uno scenario in cui la coppia dovesse arrivare a contendersi le primarie di partito. Se resta probabile che i repubblicani più anziani sostengano Trump, DeSantis domina in tutte le fasce d&#8217;età. I <em>rumors</em> lo vogliono nello Utah il prossimo 18 luglio per dare il via ad una mastodontica raccolta fondi: sebbene DeSantis vada nello Utah per raccogliere fondi per la sua campagna di rielezione governativa del 2022, le raccolte fondi tenute lontano dallo Stato di origine di un candidato spesso suggeriscono aspirazioni nazionali.</p>
<p>Il campo di battaglia del GOP potrebbe farsi molto affollato, nel frattempo. Un elenco crescente di potenziali rivali fa passi sempre più sfacciati, pronunciando discorsi di alto profilo, pubblicando annunci pubblicitari, corteggiando i donatori e visitando ripetutamente gli Stati con voto anticipato. Quel gruppo ora include più di una dozzina di potenziali candidati, incluso l&#8217;ex vicepresidente di Trump, <strong>Mike Pence</strong>; il suo ex segretario di Stato, <strong>Mike Pompeo</strong>; ma anche <strong>Ted Cruz</strong> del Texas, <strong>Tom Cotton</strong> dell&#8217;Arkansas, <strong>Rick Scott</strong> della Florida e <strong>Tim Scott</strong> della Carolina del Sud. Nella corsia anti-Trump, politici come <strong>Liz Cheney</strong> del Wyoming e il governatore del Maryland <strong>Larry Hogan</strong> stanno lucidando i loro profili.</p>
<p>Pompeo sembra quello, fra questi, ad aver dato i segnali più importanti: ha avuto un fitto programma di viaggi e prevede di tornare in Iowa quest&#8217;estate; inoltre, ha dichiarato in una recente intervista di aver passato del tempo a leggere e ascoltare i discorsi del presidente Ronald Reagan mentre si prepara per una possibile corsa elettorale. &#8220;Ci stiamo preparando a rimanere in battaglia&#8221;, ha detto il mese scorso mentre corteggiava i cristiani evangelici a un raduno a Nashville, nel Tennessee.</p>
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		<title>Perché Biden punta sul Make America California Again</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/perche-biden-punta-sul-make-america-california-again.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 07:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1477" height="772" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Washington, Biden firma nuovi ordini esecutivi (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843.jpg 1477w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843-1024x535.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843-768x401.jpg 768w" sizes="(max-width: 1477px) 100vw, 1477px" /></p>
<p>Per avere un’idea dei progetti dell’amministrazione Biden è necessario guardare alla costa Ovest. La California e la politica del Golden State saranno la stella polare della Casa Bianca per alcuni dei provvedimenti chiave del 46esimo presidente, come l’ambiente, il lavoro e le infrastrutture. Non a caso qualche settimana fa il documentarista Michael Moore ha intitolato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-biden-punta-sul-make-america-california-again.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-biden-punta-sul-make-america-california-again.html">Perché Biden punta sul Make America California Again</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1477" height="772" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Washington, Biden firma nuovi ordini esecutivi (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843.jpg 1477w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843-1024x535.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Washington-Biden-firma-nuovi-ordini-esecutivi-La-Presse-e1611689036843-768x401.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1477px) 100vw, 1477px" /></p><p>Per avere un’idea dei progetti dell’amministrazione Biden è necessario guardare alla costa Ovest. La California e la politica del Golden State saranno la stella polare della Casa Bianca per alcuni dei <a href="https://it.insideover.com/politica/linaugural-address-di-biden-e-lamerica-che-verra.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">provvedimenti chiave</a> del 46esimo presidente, come l’ambiente, il lavoro e le infrastrutture. Non a caso qualche settimana fa il documentarista Michael Moore ha intitolato una puntata del suo podcast “Make America California Again”. Il problema è che in questa fase storia il modello californiano non è poi così vincente.</p>
<h2>La lista della spesa di Joe Biden</h2>
<p>Osservare alcune delle misure varate in California dà un’idea del perché lo Stato sembra un paradiso liberal. Negli ultimi anni l’amministrazione democratica, che controlla Camera e Senato locali ed esprime anche il governatore, ha avuto mano libera e varato una serie di riforme radicali. Pannelli solari sopra le nuove costruzioni dal 1 gennaio 2020, divieto di auto a benzina dal 2035, una legge sulla privacy più restrittiva sul modello europeo, norme più restrittive per la polizia, introduzione e implementazione del salario minimo.</p>
<p>Come <a href="https://www.latimes.com/politics/story/2021-01-17/make-america-california-again-how-biden-will-try" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha ricordato il <em>Los Angeles Times</em></a> i dem si preparano a pescare a piene mani da quella esperienza come i programmi di decarbonizzazione della rete elettrica, la possibilità di college ad accesso gratuito, ma anche il salario minimo a 15 dollari l’ora e una rivoluzione delle infrastrutture come l’implementazione dei treni super veloci.</p>
<p>La stessa <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-obama-clinton-e-interventismo-cosa-ci-dicono-le-prime-nomine-di-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">squadra di governo</a> varata da Biden mostra come la California sia centrale nel suo progetto. La vice presidente Kamala Harris è un ex senatrice dello Stato e sempre da lì arrivano Xavier Becerra, segretario della Salute, Janet Yellen, segretaria al Tesoro ed ex professoressa di Berkeley, Jennifer Granholm, segreteria all’Energia e Alejandro Mayorkas, designato come segretario per la sicurezza interna. A questi si aggiunge poi la speaker della Camere Nancy Pelosi.</p>
<h2>Una vendetta contro Trump</h2>
<p>Dalle parti del Golden State vivono questa nuova fase con un senso di rivalsa nei confronti di Donald Trump. Negli ultimi quattro anni lo Stato ha infatti intentato più di 110 ricorsi contro il tycoon e i provvedimenti della sua amministrazione, incassando almeno una ventina di successi soprattutto in materia ambientale e migratoria. Le ultime tornate elettorali hanno confermato uno stato sempre più a sinistra.</p>
<p>Nel 2016 la differenza tra The Donald e Hillary Clinton è stata di oltre 4,2 milioni di voti, mentre nella tornata elettorale del 3 novembre scorso la forbice tra i due candidati si è allargata di un altro milione di voti, e questo nonostante Trump abbia richiamato alle urne un milione e mezzo di elettori in più rispetto alla sua prima candidatura.</p>
<h2>Un modello che non funziona</h2>
<p>Quando si parla di economia è facile scegliere fatti e dati che fanno più comodo distorcendo alcuni espetti tutt’altro che secondari e con la California il rischio è molto alto. Partiamo dai numeri da prima della classe: è il primo Stato per Pil, 3,1 trilioni di dollari, pari al 14,7% del Pil di tutti agli Stati Uniti, davanti allo Stato del Texas (8,4%) e New York (8,1%). Numeri che ne farebbero la sesta economia del mondo. Ospita anche il maggior numero di miliardari, 160 nel 2020, e alcune delle più importanti multinazionali del mondo: Google, Apple, Netflix, come pure l’industria cinematografica di Hollywood.</p>
<p>Ma altri numeri mostrano uno Stato disfunzionale. Ad esempio un terzo dei suoi abitanti guadagna meno di 15 dollari l’ora, ma soprattutto mostra un elevato livello di povertà. Lo Us Census Bureau, un’agenzia del governo federale che si occupa di censimenti e dati statistici sull’economia, <a href="https://www.census.gov/content/dam/Census/library/publications/2020/demo/p60-272.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha implementato un indice sul calcolo della povertà l’Spm</a> (Supplemental Poverty Measure) che tiene conto anche del costo della vita e dell’intervento dei servizi sociali. Secondo questo indicatore la California esce come uno degli Stati più in difficoltà. Nel periodo 2017-2019 lo Stato ha fatto segnare un Spn del 17,2%, il più alto di tutta l’Unione e della media nazionale che ne conteggio si è fermata al 12,5%.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-4B5cR" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="La povertà negli Usa" src="https://datawrapper.dwcdn.net/4B5cR/2/" height="635" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Map"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>Alle disuguaglianze si aggiungono anche una serie di altri problemi. Da un lato si è puntato in modo massiccio sulle rinnovabili, ma non sono stati investiti abbastanza fondi sulle infrastrutture di trasporto per questo in tutto lo Stato i blackout elettrici sono frequenti. E questo si ricollega anche a un altro problema, gli incendi che colpiscono ogni anno la regione e che sembrano essere diventati cronici. Spesso le linee di fornitura elettrica più vecchie vengono interrotte perché si teme che il forte vento e l’abbattimento dei tralicci possano causare nuovi focolai.</p>
<p>L’ideale sarebbe il loro rinnovo ma molti fondi vengono dirottati verso l’eolico e l’energia solare. Ma gli effetti della massiccia transizione energetica sono stati anche altri. Nel 2020, per la prima volta in oltre vent’anni, la rete elettrica dello Stato ha sofferto una perdita nelle forniture proprio per l’eccessiva riduzione nell’utilizzo dei combustibili fossili. Questo ha fatto aumentare del 6% il presso dell’elettricità nel secondo e terzo trimestre del 2020 contro una generale diminuzione dei pressi a livello federale del 4%.</p>
<p class="p1">In generale negli ultimi dieci anni il presso dell’elettricità in California è <a href="https://freopp.org/the-high-cost-of-california-electricity-is-increasing-poverty-d7bc4021b705" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aumentato di circa il 30%</a>, passando da 13,1 a 17 centesimi per Kilowatt ora tra il 2011 e 2019. Un amento considerevole se si considera che a livello nazionale il “salto” è stato da 9,7 a 10,1 centesimi. Il tutto mentre il prezzo di un’altra fonte come il gas naturale scendeva.</p>
<p>In più il piano di riduzione dei gas serra ha avuto effetti diversi nelle varie zone, in particolare mancando gli obiettivi <a href="https://www.nber.org/digest/aug20/californias-carbon-market-cuts-inequality-air-pollution-exposure" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nelle aree più povere dello Stato</a>, causando anche violente proteste in diverse comunità, in particolare nelle aree meridionali della California.</p>
<h2>Il problema delle abitazioni e lo spopolamento</h2>
<p>I problemi che turbano il sogno californiano però non mancano. Uno di questi è rappresentato dalla mancanza endemica di abitazioni. Negli anni i proprietari di case hanno fatto forti pressioni per limitare la realizzazione di nuovi alloggi per il timore che le proprie proprietà perdessero valore, spesso usando la bandiera dell’ambientalismo come scusa per non consumare suolo.</p>
<p>Questo ha fatto sì che che il prezzo di case e affitti aumentasse vertiginosamente nel corso degli anni, ma soprattutto che all’aumento della forza lavoro seguito al boom della Silicon Valley non sia seguito anche un aumento dei posti letto disponibili. Arrivando al paradosso per cui a San Francisco una stanza può arrivare a costare 2.800 dollari al mese contro i 2.600 di New York.</p>
<p>Nel frattempo lo Stato ha iniziato ad essere sempre più un territorio dal quale fuggire. Tra il 1 giugno 2019 e 1 giugno del 2020 i nuovi arrivi nello stato sono stati solo 21.200, il numero più basso dal 1900. E nel corso degli anni i nuovi arrivi sono andati via via diminuendo e dal 2017 il saldo tra partenze e arrivi è diventato negativo. <a href="https://www.sfgate.com/local/article/Over-half-a-million-Californians-left-the-state-15773456.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Solo nel 2019 circa 653,000 persone hanno lasciato lo Stato</a> a fronte di circa 480,000 ingressi e molte di quelle che hanno abbandonato i Golden State si sono diretta in Texas.</p>
<p><iframe style="width: 100%; height: 600px;" title="Interactive or visual content" src="https://flo.uri.sh/visualisation/5209009/embed" frameborder="0" scrolling="no" sandbox="allow-same-origin allow-forms allow-scripts allow-downloads allow-popups allow-popups-to-escape-sandbox allow-top-navigation-by-user-activation"></iframe>Poi nel 2020 è arrivato il coronavirus che ha accelerato ancora di più il processo. Solo a San Francisco le poste hanno ricevuto quasi 90 mila domande per trasferire il proprio indirizzo di posta fuori dalla città, un vero e proprio esodo spinto anche dal lavoro in remoto che le grandi aziende hanno varato durante la pandemia.</p>
<p>Oggi sulla California aleggia anche lo spettro di una sorta di declassamento simbolico e politico. Ogni dieci anni lo Us Census Bureau ridistribuisce il numero dei distretti che eleggono i singoli deputati al Congresso in base alla popolazione. Lo scorso anno si è tenuto il censimento e nei prossimi mesi dovrebbe uscire il nuovo rapporto. Secondo le prime informazioni la California potrebbe perdere un seggio passando da 53 a 52, con il primo passo indietro dal 1850, anno in cui lo Stato entrò a far parte degli Stati Uniti.</p>
<p>Il clima che si respira in California resta pesante. Secondo <a href="https://capitolweekly.net/looking-for-the-american-dream-outside-california/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un sondaggio condotto dal Public Policy Institute of California</a> nel novembre scorso e somministrato a oltre due mila residenti in varie contee dello Stato, il 26% dei residenti ha detto di star pensando di muoversi in un altro Stato, ma soprattutto che per il 58% di loro è molto difficile poter esaudire il sogno americano stando in California.</p>
<h2>Anche le aziende cambiano Stato</h2>
<p>La fuga non ha riguardato solo le persone ma anche le imprese. Nel tempo alcuni colossi come Oracle, Hewlett­ Packard hanno annunciato di voler spostare la propria sede in altri Stati, in particolare in Texas, mentre altre storiche imprese, come Apple e Tesla, hanno deciso di mantenere lì il quartier generale, ma di allargare la loro presenza anche in altri stati.</p>
<p>Il mondo del business ha sottolineato più volte come lo Stato sia diventato uno dei posti peggiori in cui fare affari. Come <a href="https://www.sfchronicle.com/bayarea/philmatier/article/As-corporate-tech-titans-exit-California-15823339.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha sottolineato al <em>San Francisco Chronicle</em> il presidente della Bay Area Council</a>, un’organizzazione che raduna le aziende della Bay Area, si sta verificando un certo fuggi fuggi, spinto da una realtà troppo costosa, con eccessive regolamentazioni e con tasse troppo alte. La California, infatti, ha l’imposta sul reddito più alta del Paese, fissata al 13,3%, mentre in Texas non è presente questo tipo di tassa. Fattori che mescolati a tutte le altre difficoltà rendo il sogno californiano sempre più simile a un incubo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-biden-punta-sul-make-america-california-again.html">Perché Biden punta sul Make America California Again</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cinque grafici per raccontare la polarizzazione della società americana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cinque-grafici-per-raccontare-la-polarizzazione-della-societa-americana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 15:50:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Uno degli obiettivi più ambiziosi che Joe Biden si è dato nel corso della campagna elettorale è quello di ricucire il grande strappo della società americana. Nel suo discorso di insediamento il 46esimo presidente ha insistito molto sulla necessità di abbassare i toni, di non trattare i propri avversari politici come nemici e di ritornare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cinque-grafici-per-raccontare-la-polarizzazione-della-societa-americana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Scontri-a-Capitoll-Hill-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>Uno degli obiettivi più ambiziosi che <strong>Joe Biden</strong> si è dato nel corso della campagna elettorale è quello di ricucire il grande strappo della società americana. Nel suo discorso di insediamento il 46esimo presidente ha insistito molto sulla necessità di abbassare i toni, di non trattare i propri avversari politici come nemici e di <a href="https://it.insideover.com/politica/joe-biden-e-il-futuro-della-rivoluzione-populista.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ritornare l’anima dell’America</a>.</p>
<p>Il grado di polarizzazione raggiunto dal Paese è uno dei più alti di sempre e i primi numeri sul gradimento di Joe Biden sembrano confermarlo. <a href="https://projects.fivethirtyeight.com/biden-approval-rating/?cid=rrpromo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo la media del sito di analisi <em>FiveThirtyEight</em></a> attualmente Biden gode di un tasso di approvazione del 54,5%, 10,2 punti in più di Trump nello stesso lasso di tempo, ma 11,8 in meno rispetto al suo ex presidente Barack Obama.</p>
<p>Questi numeri però non dicono tutto. C’è un altro indicatore che ci restituisce in modo un po&#8217; più preciso gli umori del momento ed è la differenza tra il tasso di approvazione e quello di disapprovazione. In questo caso Biden fa segnare un +17,6. Un buon numero, ma molto lontano dai predecessori. Obama aveva un +43,4, George W. Bush +30,2, Bill Clinton +32,8 e Reagan +38. Un’approvazione netta così bassa si può spiegare seguendo due prospettive. La prima riguarda la politica, mentre la seconda con lo scivolamento verso un’America sempre più polarizzata.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-aFDgv" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Differenza nell'approvazione di un presidente in base ai partiti" src="https://datawrapper.dwcdn.net/aFDgv/1/" height="400" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<h2>L’impatto di Trump e Obama sulla politica americana</h2>
<p>Una spinta decisiva negli ultimi anni è arrivata durante due presidenze peculiari, quella di Barack Obama e quella di Donald Trump. Partiamo da quest’ultimo. Fin dall’inizio i democratici hanno visto la sua candidatura in modo molto negativo e questo indice è rimasto costante per tutti quattro anni del suo mandato. Allo stesso tempo l’indice di approvazione tra gli elettori repubblicani è sempre stato elevato e anzi è aumentato nel corso del tempo. Questo ha fatto sì che sul tycoon si concentrassero due visioni contrapposte, molto odiato da un lato e molto amato dall’altro.</p>
<p>La conferma di questa situazione arriva anche dai numeri. Il divario nell’approvazione della presidenza Trump tra repubblicani e democratici è stato infatti di ben 81 punti secondo la società americana di analisi Gallup, un vero record, 11 in più rispetto a quelli del suo predecessore che già deteneva il primato in questo particolare indicatore.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-TJh6R" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Approvazione iniziale dei presidenti per partito politico" src="https://datawrapper.dwcdn.net/TJh6R/1/" height="400" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<p>Il 44esimo presidente infatti è stato a sua volta una figura polarizzante. Già dopo il suo primo anno di mandato le opinioni di democratici e repubblicani si sono stabilizzate con un indice di gradimento molto basso tra quest’ultimi. Un andamento diverso ad esempio da quello di George Bush dove il progressivo logoramento della presidenza ha ridotto la forbice tra schieramenti.</p>
<p>La presidenza di Obama è stata polarizzante per diverse ragioni, ma due sono state le principali. L’adozione dell’Obamacare è stata vista da molti conservatori come una svolta troppo progressista della Casa Bianca alienandosi parte dei supporti che alcuni deputati e senatori moderati potevano concedere. Allo stesso tempo l’essere il primo presidente di origine afroamericana ha contribuito alla reazione di alcune frange più conservatrici della società.</p>
<h2>Una frattura che arriva da lontano</h2>
<p>Trump e Obama, da soli, non sono sufficienti a spiegare la spaccatura che si è creata in un Paese che per decenni si è retto sul bipolarismo e la collaborazione tra partiti. Come hanno notato diversi analisti lo scivolamento è partito prima degli anni duemila ed è stato accompagnato da diversi elementi.</p>
<p>Una prima cosa da tenere a mente è che negli ultimi anni le disuguaglianze economiche sono cresciute, soprattutto se si considerano redditi medi e redditi alti. Nel 1983 il gap tra i due era del 28%, mentre ne 2016 la forbisce è cresciuta fino al 62%. Oggi il 20% delle famiglie detiene una quota maggiore del reddito complessivo del Paese rispetto al 1980. Un fenomeno che mostra quindi un progressivo indebolimento della classe media.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-y8SDM" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="L'aumento delle disuguaglianze di reddito tra classe media e classe elevata" src="https://datawrapper.dwcdn.net/y8SDM/1/" height="400" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Interactive line chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<p>Allo stesso tempo si sono registrate altre due tendenze destabilizzanti. La prima riguarda al crescente sfiducia, mista a risentimento, nei confronti del governo e delle istituzioni. A questo si unisce anche una progressiva “segregazione sociale” dove gli individui tendono a frequentare persone socialmente e politicamente simili.</p>
<p>Tutti questi elementi quando si incrociano e sovrappongono sfocano in forme di contrapposizione anche violenta. Non a caso <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/2021/01/11/what-you-need-know-about-how-many-americans-condone-political-violence-why/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">una serie di ricerche</a> condotte da Lilliana Mason e Nathan P. Kalmoe docenti dell’Università del Maryland e della Louisiana State University, hanno mostrato come una fetta non indifferente della popolazione americana, il 15%, giustifica la violenza fisica contro i propri oppositori politici. Ma questi studi hanno rivelato anche molto altro: ad esempio che questa fascinazione per la violenza politica è omogenea tra destra e sinistra. Anche se, evidenziano gli esperti, l’alt-right si mostra <a href="https://it.insideover.com/politica/quante-sono-e-dove-colpiscono-le-milizie-armate-negli-usa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">più organizzata</a> rispetto a movimenti come <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-sono-gli-antifa-il-movimento-di-sinistra-radicale-nel-mirino-di-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Antifa</a>.</p>
<h2>L’identikit della polarizzazione</h2>
<p>I sondaggi hanno cercato di capire in modo più definito l’origine e la natura di questa spaccatura. Sempre secondo gli studi di Mason si vede che il fattore divisivo è da attribuire più all’identità partitica che a questioni politiche più concrete. L’appartenenza è diventata infatti un elemento caratterizzante allo stesso livello della razza e della religione.</p>
<p>Gli esperti hanno <a href="https://www.annualreviews.org/doi/abs/10.1146/annurev-polisci-051117-073034" target="_blank" rel="noopener noreferrer">definito questo sentimento come “polarizzazione affettiva”</a>, dove con l’espressione “affettiva” si intendono i sentimenti che si provano per il proprio schieramento o quello avversario. In questo modo, dicono gli studi, l’appartenenza politica ha avuto effetti anche su ambiti non strettamente politici. Ad esempio la religione è diventata un tratto distintivo dei conservatori e questo, di contro, ha spinto molti liberal a non identificarsi più come persone religiose.</p>
<p>Tutti questi fattori si combinano creando situazioni per cui le persone si circondano di amici, parenti e vicini che la pensano come loro e vedono nella controparte politica un altro completamente alieno. Consumi, stili di vita e abitudini diventano a loro volta un fattore identitario coi due blocchi che vivono in bolle completamente distinte. <a href="https://www.americansurveycenter.org/american-storylines-project/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo una ricerca dell’American Enterprise Institute’s Survey Center on American Life</a> citata da <em>FiveThirtyEight,</em> il 55% dei democratici e il 53% dei repubblicani vive in una cerchia sociale che include solo supporter del proprio partito.</p>
<p>Persino la questione razziale, che negli Stati Uniti costituisce uno dei temi centrali quando si parla di identità, viene vista in maniera differente soprattutto a partire dalla politica. Sempre secondo la rilevazione del Center on American Life, i gruppi sociali tendono a frequentare solo quelli della propria etnia: il 77% dei bianchi rimane all’interno della propria cerchia contro il 56% degli afroamericani.</p>
<p>Secondo il direttore del Survey Center on American Life i repubblicani che nella propria cerchia sociale frequentano afroamericani tendono a non avere opinioni più progressiste sulla discriminazione razziale rispetto a repubblicani che non li frequentano. Allo stesso tempo i conservatori che frequentano amici o colleghi dem hanno dato risposte diverse sulla questione razziale. Elementi che ancora una volta confermano il fattore pregnante dell’appartenenza ideologica.</p>
<h2>La radicalizzazione degli elettori</h2>
<p>Con un simile quadro è quindi facile intuire che anche la composizione dell’elettorato si è via via radicalizzata. Se osserviamo i sondaggi annuali su come democratici e repubblicani definiscono la loro inclinazione (conservatrice o liberal) vediamo che la forbice è andata aumentando. Nel 1994 solo il 25% dei democratici mostrava inclinazioni liberal, mentre nel 2018 il numero è salito al 51%, un balzo di 26 punti. Gli elettori del Gop, invece sono passati dal 58% al 73% con un delta di 15 punti.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-arPoF" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="La radicalizzazione di repubblicani e democratici" src="https://datawrapper.dwcdn.net/arPoF/1/" height="400" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Interactive line chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>I numeri forse più interessanti sono quelli che riguardano gli indipendenti. Gran parte di loro, il 45%, continua a dirsi moderato, mentre la quota di conservatori, il 28% è in discesa dopo il picco del 35% registrato durante la prima presidenza Obama. Il restante 22% si identifica invece come liberal anche se qui il valore è in linea da oltre 25 anni.</p>
<h2>L’impresa quasi impossibile di Biden</h2>
<p>È chiaro quindi che per Joe Biden dare un seguito al discorso di insediamento sarà molto complesso. Per ricucire lo strappo sociale bisognerebbe &#8220;deradicalizzare&#8221; partiti ed elettori ma la strada appare in salita. Certo, <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/2021/01/20/party-polarization-hit-high-under-trump-can-biden-reel-it-back/#main-content:~:text=In%20fact%2C%20part%20of%20his%20appeal,last%20year%20according%20to%20exit%20polling." target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha notato il <em>Washington Post</em></a>, Biden non è Obama e il suo essere un bianco originario del Midwest può aiutare. Il primo segnale arriva dai numeri sul gradimento della transizione. Secondo gli ultimi sondaggi il 68% degli americani ha approvato il modo in cui il nuovo presidente ha gestito il passaggio dei poteri. Mentre nel 2016 solo il 44% vide favorevolmente quella di Donald Trump.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-Kt9zG" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Approvazione della transizione presidenziale in base al partito di appartenenza tra il 1993 e 2021 " src="https://datawrapper.dwcdn.net/Kt9zG/1/" height="230" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Range Plot"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>C’è però un ultimo dato. Nonostante gli scontri del 6 gennaio una fetta di repubblicani, il 27%, ha visto di buon occhio il modo in cui l’ex senatore del Delaware è entrato alla Casa Bianca, un numero basso, ma sicuramente migliore del 13% di democratici che appoggiarono quella di Trump. Un segnale positivo per il presidente dem, ma ancora troppo debole in vista delle <a href="https://it.insideover.com/politica/cinque-motivi-per-cui-i-dem-rischiano-di-perdere-nel-2022.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">insidiose elezioni i metà mandato del 2022</a>.</p>
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		<title>Così i liberal possono azzoppare la presidenza Biden</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-i-liberal-possono-azzoppare-la-presidenza-biden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 06:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Joe Biden ha innestato il turbo appena messo piede all’interno della Casa Bianca. Troppe le cose da fare, o meglio da cambiare, rispetto all’amministrazione di Donald Trump. Solo nei primi 10 giorni del suo mandato il neo presidente ha firmato 25 ordini esecutivi, contro i 6 di Donald Trump quattro anni fa. Gli sforzi della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-i-liberal-possono-azzoppare-la-presidenza-biden.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12370518_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Joe Biden</strong> ha innestato il turbo appena messo piede all’interno della Casa Bianca. Troppe le cose da fare, o meglio da cambiare, rispetto all’amministrazione di Donald Trump. Solo nei primi 10 giorni del suo mandato il neo presidente ha firmato 25 ordini esecutivi, contro i 6 di Donald Trump quattro anni fa.</p>
<p>Gli sforzi della nuova amministrazione sono ora concentrati sul poderoso programma di stimoli per fronteggiare la pandemia. Biden spinge per un pacchetto da 1,9 trilioni di dollari ma trovare l’intesa coi repubblicani pare molto difficile. Una delle opzioni sul tavolo è quella di usare <a href="https://www.npr.org/2021/02/02/962812082/what-is-reconciliation-democrats-face-hurdles-to-use-it-for-covid-relief" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un meccanismo che si chiama “Reconciliation”</a> e che permette di far passare norme in materia fiscale senza che sia necessaria la soglia minima di 60 favorevoli aggirando anche il meccanismo del “filibuster”, l’ostruzionismo attraverso il quale è possibile bloccare per un tempo indefinito dei disegni di legge.</p>
<p>Dopo i ballottaggi in Georgia il Senato è equamente diviso a metà con 50 senatori a testa per democratici e repubblicani. Ma con la vice presidente <strong>Kamala Harris</strong> a fungere da ago della bilancia i dem potrebbero avere la meglio. Il problema è che non tutti i democratici sono pronti ad abbracciare senza riserve i piani di Biden e della maggioranza del partito.</p>
<p>Ci sono infatti alcuni senatori moderati che si preparano a far valere il loro peso. Per questo motivo la corrente più a sinistra del partito ha già annunciato di essere pronta a dare battaglia e questo può essere un grosso problema per i piani dell’amministrazione Biden.</p>
<h2>L’attacco dei super proggressisti</h2>
<p>Sul banco degli imputati ci sono in particolare due senatori, Joseph Manchin III della West Virginia, e Kyrsten Sinema dell’Arizona, mentre dalla parte dell’accusa c’è il No Excuses PAC, un nuovo comitato di raccolta fondi, creato da Saikat Chakrabarti, Corbin Trent and Zack Exley. Un trio famoso per aver lanciato in passato altre organizzazioni che hanno spinto alla vittoria Alexandria Ocasio-Cortez nel 2018 e altri deputati radicali nelle ultime tornate elettorali. Chakrabarti e Trent hanno anche lavorato per un breve periodo nell’entourage di Ocasio-Cortez, il primo come capo dello staff e il secondo come responsabile delle comunicazioni.</p>
<p>Oggi il <strong>No Excuses</strong> si sta concentrando soprattutto contro Manchin e Sinema, colpevoli di opporsi alla revisione della norma sull’ostruzionismo e sulla soglia di 60 senatori per approvare una legge. Nei giorni scorsi sul proprio sito, nato per l’occasione l’8 gennaio scorso, i tre hanno lanciato un appello a possibili candidati che sfidino i due senatori alle primarie nei rispettivi Stati.</p>
<p>L’area più radicale dei dem da tempo chiede che l’ostruzionismo venga messo da parte, ma soprattutto che le grandi riforme vadano avanti nonostante numeri risicati e senza un consenso bipartisan. Sentito da <em>Politico</em> <a href="https://www.politico.com/news/2021/02/02/manchin-sinema-challengers-464821" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Chakrabarti ha detto</a> che l’unico vero modo di fare pressione sui senatori è “minacciare il loro potere, il seggio che detengono”.</p>
<p>Su questo fronte è interessante notare soprattutto l’operazione di marketing che il Pac sta mettendo in piedi. In una mail riservata agli scritti il No Excuses scrive: “Aiutaci a trovare la prossima Alexandria Ocasio-Cortez per sostituire Manchin e Sinema”, dove con aiuto si intende una <strong>donazione</strong> per acquistare spazi pubblicitari e lanciare spot contro i due senatori.</p>
<p>https://twitter.com/corbintrent/status/1350265128562921472</p>
<p>Il primo esperimento in questo senso è arrivato già a metà gennaio dove su un’emittente radiofonica della West Virginia è stato mandato in onda un violento spot contro il senatore Manchin. Trent ha anche annunciato che la campagna di reclutamento di volti nuovi per sfidare i due parlamentari inizierà nelle prossime settimane.</p>
<h2>Più disastri che risultati per i Pac liberal</h2>
<p>La nascita di questo nuovo Pac segna un cambio di passo per la corrente liberal all’interno del partito. No Excuses è infatti il primo strumento per contendere seggi al Senato dopo il lavoro del <strong>Justice Democrats</strong> alla Camera. Quest’ultimo ha infatti contribuito a far eleggere un pugno di politici molto a sinistra capaci di superare alle primarie diversi esponenti di lungo corso dell’establishment democratico.</p>
<p>L’azione del Justice Democrats, ma anche di altre formazioni a sinistra, <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-anche-con-la-vittoria-di-biden-i-socialisti-hanno-fatto-flop.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha aperto profonde ferite all’interno dei democratici</a>. La vittoria di Joe Biden contro Donald Trump ha in parte offuscato il mezzo passo falso proprio alla Camera. Lì i dem hanno perso terreno vedendo la loro maggioranza ridursi a una decina di seggi di vantaggio.</p>
<p>All’indomani del voto nel partito è scattata subito la resa dei conti. La componente moderata dei democratici ha infatti puntato il dito contro i “socialisti” colpevoli di rovinose sconfitte: sette seggi tra Nuovo Messico, Iowa, Florida e Sud Carolina, sono andati ai repubblicani e in molti casi si trattava di distretti ribaltati nelle elezioni del 2018. Per per la corrente centrista queste sconfitte sarebbero state causate da un approccio poco realistico improntato su temi, come il &#8220;Green new deal&#8221; o il <strong>“Defund the police”</strong>, lontani da molti elettori moderati.</p>
<h2>I possibili effetti sull’amministrazione Biden</h2>
<p>Per questa ragione la nuova battaglia che la sinistra radicale intende portare avanti rischia di minare ancora di più un partito diviso. Ma soprattutto mettere a rischio il vasto piano di rilancio immaginato da Joe Biden. Come ha notato <em>Politico</em> lo sforzo di No Excuses potrebbe complicare la vita ai leader del partito che a causa di maggioranze risicate faticano a serrare le fila per approvare i provvedimenti della nuova amministrazione.</p>
<p>Una situazione complessa in cui il presidente ha dimostrato di avere fretta per approfittare della maggioranza al Congresso. Biden punta molto sui primi provvedimenti per evitare quanto successo a Barak Obama dopo i primi due anni di mandato. All’epoca il pacchetto di stimoli per fronteggiare la crisi economica arrivò ridimensionato e nell’opinione pubblica si diffuse la sensazione che l’amministrazione non avesse fatto abbastanza per la classe media.</p>
<p>Gli effetti dei provvedimenti furono buoni, ma la percezione non cambiò e alle mid term del 2010 i dem persero 63 seggi e la maggioranza alla Camera. Come abbiamo già avuto modo <a href="https://it.insideover.com/politica/cinque-motivi-per-cui-i-dem-rischiano-di-perdere-nel-2022.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di spiegare qui su InsideOver</a>, il voto del 2022 sarà insidioso per i democratici. Solitamente il partito del presidente fatica alle elezioni di metà mendato e il rischio di perdere la maggioranza rimane alto.</p>
<p>L’unità del partito democratico durante i mandati di presidenti dem è sempre stata un tema complesso. <a href="https://theintercept.com/2021/01/21/joe-manchin-stimulus-checks/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come ha notato <em>The Intercept</em></a>, già dopo il primo anno di Barack Obama alla Casa Bianca i malumori della sinistra non erano mancati. Troppo molle la risposta alla crisi economica, troppo timidi i tentativi di riforma del sistema sanitario. In quell’occasione fece scalpore uno scontro tra gli esponenti progressisti e l’allora capo dello staff della Casa Bianca, <strong>Rahm Emanuel</strong> che in un incontro a porte chiuse tuonò contro di loro per aver ipotizzato di comprare spazi pubblicitari per fare campagna contro i provvedimenti.</p>
<h2>Perché la scommessa è rischiosa</h2>
<p>Oggi il clima è cambiato rispetto a dieci anni fa e l’establishment dem farà più fatica a tendere sotto controllo la sua ala radicale. La stessa decisione di sfidare Manchin e Sinema ne è la prova. Il comitato vuole infatti riprovare a fare una cosa che la sinistra tenta di fare da anni ma senza successo: provare a competere in <strong>Swing State</strong> o Stati conservatori. Una mossa rischiosa per se stessi e per il partito se pensiamo che tutti i tentativi di Justice Democrats di far cambiare colore a un seggio repubblicano sono falliti.</p>
<p>Joe Manchin è un senatore atipico nel campo democratico. Qualche anno fa si è auto definito un “democratico moderato e conservatore”, un titolo che può spiegare molto bene i suoi recenti successi elettorali. Nel 2018 è stato infatti confermato senatore in uno degli Stati più conservatori d’America. Tanto per avere un’idea Donald Trump si è imposto in West Virginia con il 68% dei voti sia nel 2018 che nel 2020. Pensare quindi di poterlo scalzare con candidati più radicali a sinistra è molto difficile.</p>
<p>Per l’Arizona di Kyrsten Sinema lo scenario è più complesso. Come per il collega del West Virginia, Sinema è considerata una centrista. È un membro della<strong> Blue Dog Coalition</strong>, un gruppo parlamentare dem che raccoglie deputati e senatori centristi e come Manchin è una sostenitrice del <em>bipartisanship</em>, ovvero la collaborazione tra partiti, motivo per cui è finita nel mirino dei radicali.</p>
<p>L’Arizona, rispetto al Mountain State, potrebbe dare qualche opportunità in più per candidati alla Ocasio-Cortez dato che recentemente si è mostrata sempre più come un purple state, uno stato viola in bilico tra repubblicani e democratici. Ma a guardare i numeri non sembra così semplice. A novembre ha votato per un presiede democratico per la prima volta dal 1996, ma Biden si è imposto con una differenza dello 0,3%. E la stessa Sinema ottenne l’elezione grazie all’appoggio di elettori indipendenti e repubblicani moderati.</p>
<p>È quindi difficile che il <strong>Grand Canyon State</strong> possa già virare bruscamente verso posizioni più &#8220;socialiste&#8221;. Laurie Roberts, editorialista del quotidiano <em>Arizona Republic</em>, il più importante quotidiano dello Stato, <a href="https://eu.azcentral.com/story/opinion/2021/02/02/kyrsten-sinema-could-face-progressive-challenger-2024-democrats-nuts/4356781001/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha salutato l’iniziativa con una certa ironia</a>, chiedendosi se la gente di No Excuses sia mai stata davvero in Arizona e se si renda conto dei valori conservatori che la guidano.</p>
<h2>Anche il leader Schumer nel mirino</h2>
<p>Intanto dal Pac fanno sapere di essere in grado di raccogliere milioni di dollari per sfidare i due senatori. Un’affermazione ambiziosa che nasconde anche <a href="https://it.insideover.com/politica/la-strategia-di-dem-per-vincere-in-georgia-e-conquistare-il-senato.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un problema già emerso durante i ballottaggi in Georgia</a>: l’afflusso di ingenti fondi da Stati diversi da quelli in cui si vota. Il rischio è quindi quello che i gruppi di pressione giochino un ruolo sempre più decisivo nelle campagne elettorali a discapito degli Stati in cui queste avvengono, pensiamo solo ai fondi delle big della <strong>Silicon Valley</strong> che si muovono ad ogni elezione.</p>
<p>Intanto la stampa americana ha già iniziato a studiare altri possibili campi di battaglia tra le anime del partito, soprattutto in vista del 2022. Sulla carta i terreni di scontro più appetibili sono Ohio e Pennsylvania. Ma nel mirino potrebbe persino finire il leader della maggioranza al senato Chuck Schumer che si giocherà la ricezione nel 2022.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-i-liberal-possono-azzoppare-la-presidenza-biden.html">Così i liberal possono azzoppare la presidenza Biden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché Biden non potrà cancellare quattro anni di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-biden-non-potra-cancellare-quattro-anni-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 11:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump lascia la Casa Bianca dopo quattro anni di governo. Quattro anni in cui ha rivoluzionato la politica estera (si pensi al rapporto con Kim Jong-un e agli Accordi di Abramo). Quattro anni in cui l&#8217;economia degli Stati Uniti ha corso come mai prima di allora. Almeno fino al Covid-19, che tutto ha stravolto. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-biden-non-potra-cancellare-quattro-anni-di-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-biden-non-potra-cancellare-quattro-anni-di-trump.html">Perché Biden non potrà cancellare quattro anni di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Joe-Biden-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><div class="gE iv gt">Donald Trump lascia la Casa Bianca dopo quattro anni di governo. Quattro anni in cui ha rivoluzionato la politica estera (si pensi al rapporto con Kim Jong-un e agli Accordi di Abramo). Quattro anni in cui l&#8217;economia degli Stati Uniti ha corso come mai prima di allora. Almeno fino al Covid-19, che tutto ha stravolto. Al posto dell&#8217;outsider Trump, ora alla Casa Bianca siederà Joe Biden, da decenni uomo cardine del Partito democratico. Due profili agli antipodi. Quasi incompatibili. Come i loro elettorati. Ne abbiamo parlato con il professore Arduino Paniccia, analista e presidente della Scuola di guerra economica e competizione internazionale.</p>
<p><strong>Professore, quali sono le differenze tra Trump e Biden?</strong>&nbsp;</p>
<p>Il comportamento di Biden, al contrario di quello di Trump, è prevedibile. Biden è un politico puro, ha un suo metodo che lo ha portato alla presidenza degli Stati Uniti al termine di mezzo secolo di carriera. A mio avviso, non abbandonerà il suo modus operandi. Ci sarà una parte di politica americana che sarà portata avanti dalle istituzioni, dalle grandi agenzie, e poi ci sarà il suo metodo ufficiale, piuttosto chiaro. L&#8217;opposto, insomma, di quanto accaduto con Trump. Il tycoon, ricordiamolo, aveva tagliato fuori tutto il mondo dei servizi e delle informazioni e coglieva tutti di sorpresa con accordi rapidissimi con nemici storici. La sua linea, in ogni caso, è bene sottolinearlo, ha avuto molti successi. Adesso saremo all&#8217;opposto: ipotizzo un ritorno dell&#8217;attività dell&#8217;intelligence grandissima &#8211; controllata dagli uomini di Biden &#8211; e a cui il neo presidente darà la sua massima fiducia. Prevedo, inoltre, un cauto rapporto con le forze armate. C&#8217;è però da considerare la pandemia. Il punto di contatto con i militari non sarà solo prettamente &#8220;militare&#8221; ma anche pandemico. Anche perché, da qui ai prossimi anni, non sono da escludere nuove pandemie. Ci sarà quindi una trasformazione delle forze armate e un loro aggiornamento in chiave sanitaria (preparazione contro attacchi biologici e chimici). Come possono esserci dei documenti – anche di intelligence &#8211; così precisi e un Paese che, matematicamente, li disattende? Nel caso di Trump, bisogna capire chi ha letto il rapporto. Sarebbe interessante approfondire come mai, nonostante la previsione di imminenti e possibili incidenti, nessuno faccia mai niente. Non credo che un persona come Biden abbia interesse a modificare di molto l&#8217;assetto generale degli Stati Uniti che noi abbiamo sempre conosciuto. Le operazioni torneranno nel solco della tradizione. Ma attenzione, tutto questo dovrà tradursi in fatti concreti e non fermarsi solo alle parole.</p>
<p><strong>Ad esempio?</strong></p>
<p>Il passaggio a Sud, con una posizione diversa dell&#8217;india. La revisione di un Nato invecchiata, in cui ci sono elementi da verificare (perché giustamente la Nato non implica soltanto la difesa delle Repubbliche baltiche). I rapporti con la Russia, l&#8217;altolà alla prepotenza dell&#8217;espansionismo cinese. A fronte di tematiche corpose del genere, già anticipate da Trump, vedremo se basterà rimettere in moto le agenzie e tornare nell&#8217;alveo della tradizionale diplomazia Usa, per avere posizioni americane degne di rilievo. Verificheremo, poi, se quanto raggiunto da Trump senza dispendio di vite umane e combattimenti, come ad esempio gli Accordi di Abramo, potrà essere replicato anche in futuro.</p>
<p><b>Nonostante tutto, metà degli Americani sta ancora con Trump ed è pronta a tutto&#8230;</b></p>
<p>Dobbiamo considerare lo stritolamento della classe media, avvenuta in tutto l&#8217;Occidente, e le diseguaglianze grandissime all&#8217;interno del Paese guida del capitalismo. Queste spaccature non sono state provocate da Trump. Lui, semmai, è il portavoce di un fortissimo malessere venutosi a creare, dall&#8217;inizio del millennio, in una classe media che non trovava (e non trova) nessun riferimento nella democrazia americana. Una democrazia, almeno nello stato concreto, che privilegia una disparità di arricchimento, nonché la difesa di privilegi, mai vista prima. Negli Stati Uniti ci sono 340 milioni di persone, 140 milioni hanno diritto al voto. La metà è repubblicana: di questi, l&#8217;ala estrema è rappresentata da circa il 20-25%. Questi ultimi sono coloro che in qualche modo esprimono il malessere più forte. Un tempo potevano essere definiti piccoli-borghesi. Chi sono oggi? Spesso servitori dello Stato: pompieri, veterani, ex militari, poliziotti, insegnanti. Ma anche artigiani e gommisti dell&#8217;America profonda. E, più in generale, coloro per i quali la differenza di 5mila euro in busta paga equivale a non avere più soldi da usare per andare all&#8217;ospedale, dover abbassare il livello di acquisti, cambiare casa e via dicendo.</p>
<p><strong>Quale futuro, dunque, per i Repubblicani?</strong></p>
<p>Nel futuro, credo che il Partito repubblicano &#8211; che al suo vertice è rimasto ancorato alla vecchia tradizione conservatrice &#8211; non perderà l&#8217;occasione di togliere di mezzo Trump. Operazione, questa, sicuramente difficoltosa per molti motivi, primo fra tutti l&#8217;impatto che ha il tycoon nei confronti della base e, a seguire, l&#8217;impatto mediatico.</p>
<p><b>Biden riuscirà a mediare anche con l&#8217;Iran, dopo le tensioni tra Teheran e Trump?</b></p>
<p>Biden non sposerà la linea dello scontro diretto. Cercherà di tornare di nuovo sul luogo dove c&#8217;è il grande passaggio tra Est e Ovest. L&#8217;Iran è uno snodo centrale, quindi staccare Teheran dall&#8217;abbraccio cinese sarebbe un grandissimo colpo, anche mediatico. Non penso che il neo presidente possa essere troppo duro. L&#8217;addio alla massima pressione richiede comunque un accordo con Israele e con tutti i Paesi vicini. I pasdaran possono anche dare una risposta non diplomatica. Non è detto che l&#8217;operazione di far cadere il regime mediante una pressione diplomatica ed economica possa andare in porto. L&#8217;obiettivo è fare in modo che la Cina e l&#8217;Iran mollino l&#8217;Iran. Una mossa simile è riuscita solo a Reagan con l&#8217;Unione Sovietica. Ripetere quel modus operandi non è facilissimo, e i rischi sono forti. L&#8217;Iran cede solo se c&#8217;è una rivolta interna, derivante da una situazione economica insostenibile &#8211; perché magari Pechino e Mosca si sono staccati da Teheran &#8211; oppure a causa di un scossone esterno così forte da provocare una spaccatura interna (ma l&#8217;America non ha mai consentito ad Israele di essere artefice di un&#8217;azione del genere). Per sciogliere il nodo Iran, Washington potrebbe giocare la carta degli Accordi di Abramo – ma l&#8217;amministrazione Biden correrebbe il rischio di riconoscere un successo di Trump – oppure cercare un patto con la Cina – un&#8217;ipotetica fine della Trade War in cambio dell&#8217;allontanamento di Pechino da Teheran.</p>
<p><strong>Dunque, che fare?</strong></p>
<p>Vale la pena fare una riflessione sulla guerra in Afghanistan e in Iraq. Quegli attacchi, e lo si capisce bene guardando una cartina geografica, erano volti ad accerchiare e isolare l&#8217;Iran. Il senso era portare la frontiera degli Stati Uniti a ridosso della Cina, e quindi far cadere Teheran. Il risultato: nei 20 anni di mala condotta nell&#8217;area – e poi nelle vicende del Libano e della Siria – l&#8217;Iran ha ribaltato la posizione creandosi addirittura un asse sciita. Anziché circondare e far fuori il governo iraniano creando una frontiera avanzata, gli americani si sono ritrovati con Hezbollah a pochi chilometri da Israele.</p>
<p><strong>Recentemente, l&#8217;Europa ha siglato un importante accordo con la Cina. Cosa faranno gli Usa?</strong></p>
<p>L&#8217;accordo Ue-Cina lascia uno spazio per tentare di far entrare gli Stati Uniti. Biden, da mediatore come lo abbiamo descritto, potrebbe entrare in questa intesa, e da lì provare a cambiare l&#8217;assetto multilaterale piuttosto che scegliere altre strade. A mio avviso dobbiamo individuare il metodo, non il modello o le imitazioni. Il metodo di Biden non si discosterà molto da quanto detto. Politicamente abbraccia, conforta, stringe, ma, a livello decisionale, il neo presidente americano è più risoluto che mai.</p>
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		<title>La storia del complotto italiano contro Donald Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/la-storia-del-complotto-italiano-contro-donald-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 14:27:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Q-Anon]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=reportage&#038;p=304286</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>&#8220;I miei studi e le mie indagini si sono concentrati principalmente sulla partecipazione della Svizzera nelle elezioni americane, ma c&#8217;è un coinvolgimento molto diretto e profondo proveniente dall&#8217;Italia&#8221;. A parlare è Neal David Sutz, un cittadino statunitense che, attualmente, vive in Svizzera. Secondo lui, sarebbe stato proprio il Paese elvetico a fornire il maggior sostegno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/la-storia-del-complotto-italiano-contro-donald-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/la-storia-del-complotto-italiano-contro-donald-trump.html">La storia del complotto italiano contro Donald Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Q-Anon-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div
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                        Politica
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                    <time class="meta__date" datetime="16.01.2021">
                        16.01.2021
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                <h1 class="article__title">
                    La storia del complotto italiano contro Donald Trump
                </h1>

                                    <div class="article__lead">
                        &#8220;I miei studi e le mie indagini si sono concentrati principalmente sulla partecipazione della Svizzera nelle elezioni americane, ma c&#8217;è un coinvolgimento molto diretto e profondo proveniente dall&#8217;Italia&#8221;. A parlare è Neal David Sutz, un cittadino statunitense che, attualmente, vive&#8230;
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                Matteo Carnieletto
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        <p>&#8220;I miei studi e le mie indagini si sono concentrati principalmente sulla partecipazione della Svizzera nelle elezioni americane, ma c&#8217;è un coinvolgimento molto diretto e profondo proveniente dall&#8217;Italia&#8221;. A parlare è Neal David Sutz, un cittadino statunitense che, attualmente, vive in Svizzera. Secondo lui, sarebbe stato proprio il Paese elvetico a fornire il maggior sostegno al candidato democratico, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Joe Biden</strong></a>, per sconfiggere <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Donald Trump</strong></a>. &#8220;È importante notare &#8211; scrive in una mail inviata a <em>InsideOver</em> &#8211; che il coinvolgimento della Svizzera nelle elezioni americane risale a molto più indietro rispetto al coinvolgimento dell&#8217;Italia&#8221;.</p><p>Secondo Sutz, infatti, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e arrivare al 1965, &#8220;con l&#8217;investimento della Sandoz Family Foundation in Citco, il proprietario di Smartmatic&#8221;, ovvero la multinazionale che implementa i sistemi di voto elettronico nel mondo e che avrebbe permesso a Biden di vincere. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-storia-dello-scontro-a-fuoco-delle-forze-speciali-usa-in-germania.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Questa tesi è stata rilanciata anche dall&#8217;avvocato di Trump</a>, <strong>Rudy Giuliani</strong>, il quale ha affermato che, dietro i presunti brogli, ci sarebbero i server di <strong>Dominion</strong>, una società di sinistra radicale con collegamenti con i gruppi antifa e con Smartmatic. Nei giorni successivi alle elezioni, alcuni gruppi legati a Q-Anon parlarono addirittura di un <a href="https://it.insideover.com/politica/la-storia-dello-scontro-a-fuoco-delle-forze-speciali-usa-in-germania.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">presunto raid delle forze speciali americane a Francoforte</a> per acquisire i server di Dominion e, di conseguenza, svelare la truffa democratica.</p><p>La Svizzera, inoltre, con le sue industrie farmaceutiche, sarebbe il tratto che unisce il Covid-19 all&#8217;elezione di Trump: &#8220;È molto complesso, ma allo stesso tempo molto semplice &#8211; ci spiega il signor Sutz &#8211; quando si guardano le informazioni in sequenza, datate e pubblicate, relative al Covid-19, tutti i legami con lo stato attuale della politica mondiale e le orribile ramificazioni sociali, economiche e psicologiche legate a questo periodo storico. Non possiamo negare la relazione palese e la natura NON casuale delle elezioni statunitensi del 3 novembre e la tempistica del Covid-19&#8221;.  La dimostrazione risiederebbe anche in una risposta data dalle poste svizzere, che secondo lo scrittore elvetico sarebbero al centro del complotto anti Trump, a un suo tweet. Il messaggio del servizio postale si chiudeva infatti con cinque caratteri: ^StKe. &#8220;Una semplice ricerca su Google, con un ulteriore, intenso e diretto studio, mostrano che i cinque caratteri, incluso &#8216;^StKe&#8217;, sono legato direttamente alla &#8216;Trasduzione del segnale&#8217;, che si lega direttamente alla vaccinazione con mRNA, la quale alla sua volta si lega alla manipolazione genetica, che si lega al transumanesimo e al Global Reset&#8221;. <em>InsideOver </em>ha provato a verificare quanto affermato da Sutz, non trovando però alcun riscontro.</p>
    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Fedeli-in-Messico.jpg" alt="" class="wp-image-262651" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Fedeli-in-Messico.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Fedeli-in-Messico-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Fedeli-in-Messico-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Fedeli-in-Messico-1024x718.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
    <div class="special-container">
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        <p>Tutti i documenti che proverebbero la truffa sarebbero stati consegnati al team legale di Trump: &#8220;Il 100%. Li hanno ricevuti l&#8217;8 dicembre. Mi ha contattato Joseph Flynn, che mi ha scritto tramite un messaggio su Twitter e poi con contatti telefonici il 17 e il 18 novembre. Ha confermato la piena ricezione di tutte le informazioni che ho mandato&#8221;. Ma non solo: &#8220;Mi è stato dato un contatto di alto livello in Italia con cui lavorare come collegamento. Sarebbe stato lui a prendere le prove da me per poi trasferirle di nuovo a Washington DC attraverso canali sicuri affinché tali prove fossero utilizzate dal team legale del presidente Trump per dimostrare la frode e il coinvolgimento tra la Svizzera e le elezioni americane&#8221;. Non si sa chi sia questo tramite. A una nostra richiesta di poter vedere i messaggi intercorsi tra lui e Joseph Flynn, Sutz tergiversa e dice: &#8220;Li ho, ma sono stato screditato e minacciato. Ho perso tutto a causa della mia scoperta dei collegamenti tra la Svizzera e le elezioni americane. Se continuo a espormi sempre di più, i miei figli ed io verremo dimenticati&#8221;. Difficile credere alle parole di Sutz. Eppure, le sue tesi sono state rilanciate non solo in Italia, ma anche negli Stati Uniti.</p>
<p>Il suo articolo sulle presunti frodi elettorali è stato infatti <a href="https://lacrunadellago.net/2020/12/29/italiagate-il-governo-conte-accusato-di-essere-responsabile-della-frode-elettorale-contro-trump/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rilanciato da Cesare Sacchetti su <em>La cruna dell&#8217;ago</em></a> il 23 dicembre 2020. È stato questo l&#8217;inizio di una &#8220;trilogia&#8221; sulle elezioni americane. Il secondo articolo, dedicato al governo italiano e al suo ruolo nei brogli, è datato 29 dicembre e riprende <a href="https://www.youtube.com/watch?v=MgZrPW024pQ" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un video di Brad Johnson</a>, uomo della Cia, <a href="https://www.linkedin.com/in/bradley-johnson-6b6883178/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">almeno è così che si presenta</a>, nel quale si sostiene la veridicità del raid di Francoforte e che parte delle informazioni raccolte dai server Dominion sarebbero state trasferite presso l&#8217;ambasciata americana a Roma. &#8220;In questo momento &#8211; scrive Sacchetti sul suo blog &#8211; l&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti in Italia è Lewis Eisenberg, ex membro della Goldman Sachs e collaboratore della prima campagna di Trump, ma allo stesso tempo vicino alle lobby neocon sioniste che sono acerrime nemiche del presidente per il suo piano di ritirare l&#8217;esercito americano dal Medio Oriente&#8221;.</p>

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</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="2560" height="1708" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Lewis-Eisenberg-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-304289" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Lewis-Eisenberg-scaled.jpg 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Lewis-Eisenberg-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Lewis-Eisenberg-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Lewis-Eisenberg-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Lewis-Eisenberg-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Lewis-Eisenberg-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></figure>
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        <p>A fare da tramite in quest&#8217;operazione sarebbe stata, ovviamente nella visione di Johnson che però non trova alcun appiglio nella realtà, <strong>Leonardo Spa</strong>, ovvero l&#8217;azienda leader nel settore della Difesa. &#8220;Una volta che gli hacker hanno creato i nuovi algoritmi per trasferire più voti da Trump a Biden &#8211; scrive Sacchetti, riprendendo il pensiero di Johnson &#8211; hanno inviato &#8216;questi nuovi numeri a un satellite militare italiano gestito da Leonardo&#8217;&#8221;. A questo punto, i dati manipolati sarebbero stati inviati a Dominion, alterando così l&#8217;esito del voto.</p>
<p>Questa teoria, che non ha alcuna conferma nella realtà, è stata subito rilanciata da moltissimi sostenitori di Trump legati a Q. Tra i primi a rilanciarla, anche <strong>Ann Vandersteel</strong>, giornalista di SteelTruth (slogan utilizzato da Trump per insistere sulla linea dei brogli elettorali, ndr) e consulente stampa della campagna del presidente americano in Florida. Lo scorso 11 gennaio abbiamo provato a contattarla per avere qualche informazione in più ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. È stata lei, il sei gennaio scorso, a dire: &#8220;Un membro del board di Leonardo ha modificato i satelliti per spostare voti da Trump a Biden. Obama e Renzi hanno orchestrato il tutto con l’aiuto della Cia. Il <strong>Dipartimento di Stato</strong> e molte agenzie del governo sono state coinvolte” e “questo è l’ultimo elemento di prova su come i voti sono stati cambiati&#8221;, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/07/renzi-cospirazionisti-accusano-me-e-obama-di-ordire-complotti-contro-trump-voglio-portarli-in-tribunale/6057948/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">come si legge sul <em>Fatto Quotidiano</em></a> (i tweet originali infatti non si possono più leggere perché il profilo della Vandersteel è stato eliminato). Gli occhi dei sostenitori di Q puntano dritti versi il nostro Paese. E spunta così l&#8217;hashtag #Italydidit.</p>

    </div>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="2405" height="1605" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/5969954_large.jpg" alt="" class="wp-image-304292" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/5969954_large.jpg 2405w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/5969954_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/5969954_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/5969954_large-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/5969954_large-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/5969954_large-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2405px) 100vw, 2405px" /></figure>
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        <p>Il giorno seguente, <a href="https://lacrunadellago.net/2021/01/07/italiagate-parte-ii-obama-e-renzi-accusati-di-essere-le-menti-della-frode-elettorale-usa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sacchetti ha scritto un nuovo articolo</a> per annunciare le novità riguardanti le attività di <strong>Matteo Renzi</strong> e <strong>Barack Obama</strong> contro Trump. In esso, si prende come fonte Maria Zack, presidente dell&#8217;associazione &#8220;Nations in Action&#8221; e lobbysta per conto di Trump, la quale sostiene che l&#8217;operazione di sabotaggio sarebbe stata &#8220;coordinata dal generale italiano Claudio Graziano al secondo piano dell&#8217;ambasciata (americana, <em>Ndr</em>), assistito da un agente dei servizi segreti italiani, Stefano Serafini&#8221;. Sarebbe stato il generale a far pressioni su Leonardo, su richiesta del già citato ambasciatore americano Eisemberg. La tesi dell&#8217;hacking sarebbe stata confermata &#8211; almeno nella versione rilanciata da Sacchetti &#8211; da <a href="https://www.linkedin.com/in/arturo-d-elia-397588a6/?originalSubdomain=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Arturo d&#8217;Elia</strong></a>, addetto alla gestione della sicurezza informatica della stessa Leonardo Spa, arrestato lo scorso dicembre. <a href="https://www.commissariatodips.it/notizie/articolo/attacco-hacker-a-leonardo-spa-due-arresti/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come si legge nel comunicato diffuso dalla polizia italiana</a>, &#8220;le indagini hanno evidenziato che, per quasi due anni (tra maggio 2015 e gennaio 2017), le strutture informatiche di Leonardo S.p.A. erano state colpite da un attacco informatico mirato e persistente (noto come Advanced Persistent Threat o APT), poiché realizzato con installazione nei sistemi, nelle reti e nelle macchine bersaglio, di un codice malevolo finalizzato alla creazione ed il mantenimento di attivi canali di comunicazione idonei a consentire l’esfiltrazione silente di rilevanti quantitativi di dati e informazioni classificati di rilevante valore aziendale&#8221;. Le azioni di hackeraggio sarebbero dunque avvenute addirittura tre anni prima rispetto alle elezioni americane e, pertanto, è davvero impossibile pensare che D&#8217;Elia possa c&#8217;entrare qualcosa in questa vicenda (<a href="https://www.reuters.com/article/uk-leonardo-espionage-exclusive/exclusive-leonardo-hack-targeted-military-plane-details-arrest-warrant-shows-idUKKBN28W29J" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui il report di <em>Reuters</em></a>).</p>
<p>Questa ipotesi è stata rilanciata anche da <strong>Alfio D&#8217;Urso</strong>, avvocato che ha messo tutto nero su bianco in un &#8220;affidavit&#8221;, ovvero dichiarazioni che negli Stati Uniti hanno valore probante. Nel presunto affidavit, la cui esistenza però non è mai stata confermata, si accusa D&#8217;Elia di aver compiuto un&#8217;opera di hackeraggio contro Trump. Quest&#8217;ipotesi, però, è stata rispedita al mittente da Nicola Naponiello, l&#8217;avvocato dell&#8217;hacker: &#8220;È una pura invenzione. Smentisco assolutamente che D’Elia abbia mai avuto contatti con questo sconosciuto avvocato D’Urso. È una favola che esista un affidavit. Non è vero che ci siano dati rubati, non è vero che il mio assistito abbia informazioni su quanto accaduto o non accaduto nel 2019. A parte che è in carcere dai primi di dicembre, i fatti su cui risponde sono accaduti tra il 2015 e il 2017&#8221;.</p>
<p>Nonostante la loro non veridicità, le affermazioni di D&#8217;Urso sono state rilanciate da diverse pagine legate a Q-Anon, sia in Italia sia all&#8217;estero. La galassia di Q si sta allargando sempre di più. Mischiando il falso con il vero. Secondo Sutz, l&#8217;ideatore del presunto complotto svizzero contro Trump, questo movimento &#8220;sia allo stesso tempo positivo e negativo. Credo che molte delle persone coinvolte, i patrioti americani che seguono <a href="https://it.insideover.com/societa/q-anon-i-mille-volti-di-un-complotto.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>il movimento Q-Anon</strong></a>, siano persone estremamente buone, persone fiduciose, persone che vogliono un mondo migliore, persone che vogliono l&#8217;onestà e niente più corruzione, persone che non vogliono più pedofili e fermare il traffico internazionale di minori&#8221;. La realtà, però, è spesso diversa. Molto spesso, i seguaci di Q-Anon credono in un mondo parallelo, fatto di adrenocromo e sette sataniche. E questo porta a gesti estremi. Come quando, il 4 dicembre del 2016, il 28enne Edgar Maddison Welch ha sparato contro il Comet Pizza Pong dove, secondo la teoria del Pizzagate, una setta satanica e pedofila avrebbe tenuto nascosti dei bambini per violentarli.<strong> </strong></p>

    </div>
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                            Testo di:
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                                    Matteo Carnieletto
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                                                                                                                <a class="authors__link" href="https://it.insideover.com/autore/roberto-vivaldelli">
                                    Roberto Vivaldelli
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                                                                        </div>
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		<title>Perché il Gop non può liberarsi dell’eredità di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-il-gop-non-puo-liberarsi-delleredita-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2021 07:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni negli Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2368" height="1419" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860.jpg 2368w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-1024x614.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-1536x920.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-2048x1227.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2368px) 100vw, 2368px" /></p>
<p>I fatti del 6 gennaio al Campidoglio hanno aperto una ferita profonda nel Partito repubblicano. L’assalto contro il palazzo del Congresso e la posizione di Donald Trump hanno fatto deflagrare tutte le contraddizioni interne al Gop. Sia chiaro, anche la controparte dem ha lacerazioni profonde che potrebbero venire a galla sotto la presidenza di Joe &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-gop-non-puo-liberarsi-delleredita-di-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2368" height="1419" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860.jpg 2368w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-1024x614.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-768x460.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-1536x920.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-scaled-e1612696833860-2048x1227.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2368px) 100vw, 2368px" /></p><p>I fatti del <a href="https://it.insideover.com/politica/lassalto-al-campidoglio-e-stato-un-tentativo-di-colpo-di-stato.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">6 gennaio al Campidoglio</a> hanno aperto una ferita profonda nel Partito repubblicano. L’assalto contro il palazzo del Congresso e la posizione di Donald Trump hanno fatto deflagrare tutte le contraddizioni interne al Gop. Sia chiaro, anche la controparte dem ha lacerazioni profonde che <a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-usa-biden-sanders-liberal.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">potrebbero venire a galla sotto la presidenza di Joe Biden</a>, ma il particolare momento costringe molti repubblicani a una profonda riflessione.</p>
<p>La stagione che si aprirà il prossimo 20 gennaio, giorno dell’insediamento del 46esimo presidente, sarà molto complessa per i repubblicani perché dovranno affrontare una serie di temi e questioni delicate. Tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 il partito non solo ha perso la Casa Bianca, ha mancato (<a href="https://it.insideover.com/politica/cinque-motivi-per-cui-i-dem-rischiano-di-perdere-nel-2022.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di poco in realtà</a>) l’aggancio alla Camera dei rappresentati e perso il controllo del Senato con la sconfitta nei due ballottaggi della Georgia. Ma la questione forse più delicata e complessa è sicuramente l’eredità di Donald Trump, se tenerla per soddisfare la base, se archiviarla in fretta cercando di dimenticarla o trovare un compromesso.</p>
<h2>I moderati che vogliono rottamare Trump</h2>
<p>Per il momento quello che è certo è che l’assalto a Camera e Senato dopo il comizio di Donald Trump ha ridato fiato alle componenti del partito che non vedevano l’ora di liberarsi del tycoon. Per molti di loro gli ultimi due mesi sono stati indigeribili tra il rifiuto di ammettere la sconfitta alle elezioni, gli attacchi ad altri funzionari del Gop come nel caso della famosa telefonata al segretario di Stato della Georgia Brad Raffensperger e l’assalto al Campidoglio.</p>
<p>Come ha scritto gran parte della stampa americana le fila di chi vuole superare la stagione di Trump si ingrossano sempre di più. Un crescente gruppo di legislatori e strateghi repubblicani si è espresso pubblicamente contro il presidente uscente. I segnali di “disaccoppiamento” sono andati in almeno tre direzioni diverse. La prima riguarda la stessa amministrazione, con le dimissioni della segretaria ai Trasporti Elaine Chao e della collega all’Istruzione Betsy DeVos, e di una serie di altri funzionari e membri dello staff.</p>
<p>La seconda direzione è invece quella di chi ha sempre mal digerito la guida del tycoon. Nelle ultime ore diversi moderati hanno lanciato violente bordate contro Trump. Per il governatore repubblicano del Maryland, Larry Hogan: “Non c&#8217;è dubbio che l&#8217;America starebbe meglio se il presidente si dimettesse o fosse rimosso dall’incarico”. Critiche sono arrivate anche dai colleghi repubblicani alla guida di Vermont e Massachusetts. Nella giornata dell’8 gennaio è <a href="https://www.adn.com/politics/2021/01/08/alaska-sen-lisa-murkowski-calls-on-president-trump-to-resign-questions-her-future-as-a-republican/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">arrivato anche uno scossone</a> dalla senatrice repubblicana dell’Alaska, Lisa Murkowski, che non solo ha chiesto a Trump di dimettersi, ma ha anche lasciato intendere di poter abbandonare il partito, di fatto sbilanciando ancora di più la minoranza alla camera alta del Congresso.</p>
<p>C’è poi un terzo gruppo di critici, quelli che fino al 5 gennaio avevano lavorato con Donald Trump e in molte occasioni difeso il suo operato, ma che dopo i fatti di Capitol Hill hanno fatto marcia indietro. È il caso di molti senatori, in particolare l’ex capo della maggioranza Mitch McConnell che in un paio di interventi ha difeso il processo democratico respingendo le critiche a chi parlava di brogli. Ma anche del senatore del Sud Carolina Lindsey Graham che ha sottolineato come l’assalto al Campidoglio sia da imputare alle azioni del presidente.</p>
<h2>I rischi in vista del 2022</h2>
<p>Per molti politici repubblicani i fatti del 6 gennaio e le brucianti sconfitte in Georgia sono suonati come un campanello di allarme in vista delle elezioni di metà mandato del 2022. La sensazione è che sempre più Stati e distretti stiano diventando color porpora e quindi sempre più contenibili da parte dei democratici. Il rischio, sottolineano diversi analisti, è quello di perdere terreno i quelle parti del Paese che mostrano una crescita demografica ed economica più rapida e che spesso hanno una composizione culturale più diversificata.</p>
<p>Il deputato repubblicano Tom Reed, eletto nel 23esimo distretto dello Stato di New York, è considerato uno degli esponenti dell’area moderata del Partito e in questi giorni ha provato a delineare la sua strategia per il prossimo futuro del partito. <a href="https://www.nytimes.com/2021/01/07/us/politics/trump-republicans.html?action=click&amp;module=Spotlight&amp;pgtype=Homepage#storyline-survey-latest-updates:~:text=%E2%80%9CIf%20that%20means%20standing%20up%20to,they%E2%80%99ll%20do%20it%2C%E2%80%9D%20Mr.%20Reed%20predicted." target="_blank" rel="noopener noreferrer">Parlando con il <em>New York Times</em></a> ha spiegato che in vista delle midterm il rischio principale è quello di una vasta campagna dei dem per dipingere il Gop come un partito pericoloso per la democrazia. Per questo sarà necessario “non preoccuparsi troppo della politica per la base, ma anzi resistervi”. L’idea dei centristi del Gop sarebbe quindi quella di intraprendere una legislatura di compromesso con l’amministrazione di Joe Biden, almeno su grossi temi di fondo. Ma quanto è applicabile il piano di Reed?</p>
<h2>Una nuova generazione di politici trumpiani</h2>
<p>Per cercare di rispondere a questa domanda partiamo da due fatti all’apparenza scollegati. Il primo ci riporta all’assalto a Capitol Hill e alle successive indagini. Stando alle prime ricostruzioni tra gli assalitori c’erano almeno una ventina di deputati statali del partito repubblicano, come uno dei rappresentanti della West Virginia arrestato dall’Fbi. Il secondo ci porta invece in Arizona dove un <a href="https://www.cnn.com/2021/01/05/politics/arizona-kelli-ward-donald-trump-john-mccain/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gruppo di repubblicani ha avanzato l’ipotesi di creare uno nuovo intorno a Donald Trump</a>.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">WATCH | My live report on the arrest of WV Delegate Derrick Evans. </p>
<p>He’s facing federal charges for his alleged involvement in the riots at the U.S. Capitol. <a href="https://twitter.com/hashtag/WSAZ?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#WSAZ</a></p>
<p>READ MORE VIA <a href="https://twitter.com/WSAZnews?ref_src=twsrc%5Etfw">@WSAZnews</a>: <a href="https://t.co/Wc6ITrDoec">https://t.co/Wc6ITrDoec</a> <a href="https://t.co/bHgvPSz9DZ">pic.twitter.com/bHgvPSz9DZ</a></p>
<p>&mdash; Chad Hedrick (@ChadHedrickKY) <a href="https://twitter.com/ChadHedrickKY/status/1347724083526594563?ref_src=twsrc%5Etfw">January 9, 2021</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Questi due fatti apparentemente scollegati mostrano come negli ultimi quattro anni si sia creato un strato di politici locali che non sono disposti ad abbandonare il presidente uscente e che anzi si candidano a raccoglierne l’eredità. Se è vero che tra le persone che si sono espresse maggiormente contro il presidente Trump ci sono gli esponenti dell’élite politica del Gop, molti giovani deputati si preparano a mandarli in pensione.</p>
<p>J.C. Martin, capo dei repubblicani della contea di Polk, in Florida, ha sintetizzato come il prossimo futuro ci sarà un rinnovamento, trumpiano, della classe politica repubblicana. Mitch McConnell e Mitt Romney, ha spiegato, «sono icone del passato» e che sopratutto «il nome Trump nel partito repubblicano è più forte di quanto sia mai stato».</p>
<p>Uno spirito simile si può rintracciare anche nella Camera dei rappresentanti. Esiste in fratti un fronda di candidati pronta a portare avanti l’agenda del presidente al di là degli episodi del Campidoglio. Non è un caso infatti oltre <a href="https://it.insideover.com/politica/repubblicani-pronti-a-contestare-la-vittoria-di-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cento di loro abbiano approvato le mozioni che bocciavano l’assegnazione a Joe Biden dei grandi elettori di Arizona e Joe Biden</a>.</p>
<p>Qualche ora dopo l’assalto al Congresso a migliaia di chilometri di distanza, in Florida, si teneva il meeting invernale del Republican National Committee. Fonti anonime sentite dal Washington Post hanno raccolto qualche malumore ma alla fine il sentimento prevalente segna ancora un vasto supporto per Trump. Giovedì mattina il presidente ha fatto una breve telefonata accolta con applausi e attestati di stima da parte dei presenti. Sempre secondo le ricostruzioni un esponente del Nevada avrebbe formalmente chiesto al tycoon di rimanere impegnato nel partito.</p>
<p>Il fatto che la presa di Trump sul Gop sia ancora forte è certificato anche dalla conferma di Ronna McDaniel alla guida del RNC. McDaniel è stata più volte difesa e incoraggiata da Trump e rieletta, senza sfidanti, all’unanimità proprio grazie all’appoggio del presidente.</p>
<p>Quello che infatti si sta profilando è un braccio di ferro a distanza tra le élite del partito e la nuova classe politica di deputati locali e membri della camera dei rappresentanti, come il leader della minoranza Kevin McCarthy, che si è dimostrato tra i più strenui oppositori di Joe Biden votato a favore delle mozioni che chiedevano il blocco della nomina dei grandi elettori di Arizona e Pennsylvania.</p>
<h2>La base sempre più fedele a Donald Trump</h2>
<p>La spaccatura interna ai funzionari di partito si ritrova anche tra il partito stesso e la base elettorale. Come <a href="https://www.nytimes.com/2021/01/07/us/politics/trump-republicans.html?action=click&amp;module=Spotlight&amp;pgtype=Homepage#CN:~:text=The%20gulf%20between%20Republican%20leaders%20and,It%E2%80%99s%20simply%20a%20personal%20loyalty%20test." target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha notato il <em>Times</em></a> il divario tra i leader del Gop e gli attivisti non è mai stato così ampio da quando è iniziata l’era di Trump. Non devono quindi stupire le forti contestazioni che i senatori del Gop raccolgono mentre sono in viaggio. Ultimo in ordine di tempo ad essere preso di mira è stato proprio Lindsey Graham, <a href="https://twitter.com/dlippman/status/1347612365093826565" target="_blank" rel="noopener noreferrer">duramente preso di mira mentre si trovava in aeroporto</a>.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-U0BDv" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Cosa pensano gli elettori dell'assalto al Campidoglio" src="https://datawrapper.dwcdn.net/U0BDv/2/" height="364" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>Uno dei deputati più lucidi sul tema è stato il deputato texano Chip Roy, del Texas. Ex capo dello staff di Ted Cruz e tra i suoi strateghi durante le primarie repubblicane del 2016, Roy ha sottolineato come il Gop debba trovare un modo di far convivere le sue contraddizioni: «Se il Partito Repubblicano è incentrato esclusivamente sullo Trump, falliremo», ha spiegato, ma allo stesso tempo «se dimentichiamo cos’era del suo messaggio che attirava le persone veramente frustrate, falliremo anche noi».</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-Yn77N" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Cosa pensano gli elettori di chi ha preso parte dall'assalto" src="https://datawrapper.dwcdn.net/Yn77N/1/" height="272" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Stacked Bars"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>Le parole di Roy prendono una nuova luce se si osserva un sondaggio condotto da YouGov subito dopo i disordini del 6 gennaio. Per il 68% dell’elettorato americano l’assalto al Campidoglio non è stato un attentato alla democrazia. Non solo. Il 45% di loro si è detto favorevole in qualche misura all’assalto avvenuto ai danni del Congresso, mentre per quanto riguarda la responsabilità di Donald Trump ben il 53% ha detto di non biasimarlo.</p>
<h2><iframe id="datawrapper-chart-vasYm" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="L'opinione degli elettori sulla posizione di Donald Trump" src="https://datawrapper.dwcdn.net/vasYm/1/" height="240" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Stacked Bars"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></h2>
<h2>La spaccatura tra base del partito e l&#8217;élite politica</h2>
<p>La spaccatura tra la base del partito e parte della classe politica è quindi evidente. Una delle difficoltà maggiori sarà quella di tenere all’interno del Gop sia l’anima radicale della base che gli elettori centristi che una volta votavano per il partito repubblicano. L’ex deputato dell’Arizona Stan Barnes ha spiegato come le fazioni in competizione nel partito siano sempre esistite, ma che i fatti del 6 gennaio abbiamo scavato un solco ancora più profondo.</p>
<p>Il problema è che non è possibile rinunciare a una delle due. Non può fare a meno della base perché è grazie alla base che spesso vengono attivati gli elettori, ma allo stesso tempo non può fare a meno dei vertici che frequentano i grandi finanziatori e contribuiscono creare relazioni in Stati spesso in bilico.</p>
<p>Fino al 5 gennaio l’idea principale degli strateghi repubblicani era quella di tenere Trump nell’orbita del partito per migliorare ancora la coalizione che permise la sua vittoria nel 2016. I leader pensavano di radunarsi attorno a una figura simile al tycoon, ma meno polarizzante, che fosse in grado di non allontanare la base e allo stesso tempo di raccogliere l’appoggio di leader storici. Ma ovviamente il sogno si è infranto nei tafferugli del 6 gennaio rendendo ancora più complicato gestire l’eredità del 45esimo presidente.</p>
<p>Un’importante stratega repubblicano <a href="https://www.politico.com/news/2021/01/07/trumps-grip-on-gop-grassroots-456062" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sentito da <em>Politico</em></a> ha definito l’assalto al Campidoglio come una sorta di 11 settembre politico. &#8220;L’establishment del partito che non sopportava Trump è pronto a colpire. Ora resta divedere tra loro e la base chi avrà la capacità migliore di resistere agli urti”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-gop-non-puo-liberarsi-delleredita-di-trump.html">Perché il Gop non può liberarsi dell’eredità di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quelle accuse dagli Usa: &#8220;L&#8217;Italia ha rubato le elezioni&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quelle-accuse-dagli-usa-litalia-ha-rubato-le-elezioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 14:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="915" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sostenitore di Trump a Washington (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse-1024x625.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse-768x468.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;Italy Did it!&#8221;. Una buona fetta della destra trumpiana Usa è convinta che l&#8217;Italia sia al centro di una grande cospirazione ai danni del presidente Donald Trump. No, non parliamo della controinchiesta sul Russiagate alla quale sta lavorando il procuratore John Durham ma di una teoria piuttosto bizzarra che &#8211; per quello che ne sappiamo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quelle-accuse-dagli-usa-litalia-ha-rubato-le-elezioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quelle-accuse-dagli-usa-litalia-ha-rubato-le-elezioni.html">Quelle accuse dagli Usa: &#8220;L&#8217;Italia ha rubato le elezioni&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="915" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sostenitore di Trump a Washington (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse-1024x625.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Sostenitore-di-Trump-a-Washington-La-Presse-768x468.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;Italy Did it!&#8221;. Una buona fetta della <strong>destra trumpiana</strong> Usa è convinta che l&#8217;Italia sia al centro di una grande cospirazione ai danni del presidente Donald Trump. No, non parliamo della controinchiesta sul Russiagate alla quale sta lavorando il procuratore John Durham ma di una teoria piuttosto bizzarra che &#8211; per quello che ne sappiamo &#8211; non ha alcun riscontro ufficiale né verificabile.</p>
<h2>Le accuse si moltiplicano</h2>
<p>Come riporta<a href="https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/01/10/news/gli-ultra-di-trump-accusano-l-italia-avete-rubato-le-elezioni-a-donald-1.39753483"> <em>La Stampa</em></a>, l’<strong>ItalyGate</strong> è stato diffuso dalla lobbista filo Trump Maria Strollo Zack, leader dell’organizzazione a sostegno delle famiglie &#8220;Nations in Action&#8221;, e dall’ex agente della Cia Bradley Johnson. Secondo loro, quando Obama aveva ospitato l’allora premier Matteo Renzi per l’ultima cena di stato nell’ottobre del 2016, i due avrebbero ordito il complotto.</p>
<p>L’idea era truccare il conteggio dei voti, usando la compagnia <strong>Dominion</strong> che doveva contarli. L’operazione sarebbe stata gestita dal funzionario dell’ambasciata americana a Roma Stefano Serafini, con l’aiuto del generale Claudio Graziano. L’attuale presidente dell’European Union Military Committee, in quanto membro del consiglio di amministrazione di Leonardo, avrebbe messo a disposizione un satellite della compagnia italiana, proprio per sottrarre i voti a Donald Trump e darli a Joe Biden. Accuse che l&#8217;azienda italiana ha evitato di commentare per non alimentare le teorie più fantasiose del web.</p>
<p>Sui social media circola anche una<a href="https://www.butac.it/italydidit-la-certificazione-dellavvocato/"> presunta dichiarazione giurata</a> del professor Alfio D&#8217;Urso circa il ruolo di Leonardo e dove si sostiene, senza portare alcuna prova a sostegno della tesi, che un tal Arturo D’Elia sarebbe il responsabile della vittoria di Biden, poiché sarebbe il tecnico che ha hackerato il satellite Leonardo per manipolare il voto.</p>
<p>E nel frattempo, veicolando queste ipotesi, spopolano gli hashtag twitter #italydidit e #contecomeclean: quest&#8217;ultimo per &#8220;avvertire&#8221; Conte affinché &#8220;confessi&#8221;. Databaseitalia. It, il sito da cui sono tratte molte di queste accuse, ha poi attaccato Renzi (che ha già annunciato di querelare il sito) ma anche il premier italiano che, definito dal sito &#8220;Conte-Giuseppi&#8221;, non avrebbe fatto nulla in suo potere per fermare i presunti brogli.</p>
<h2>Le accuse dell&#8217;ex Cia contro l&#8217;Italia</h2>
<p>Il tutto, insomma, sarebbe passato dalla Capitale. Come riportato da <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/litalia-ha-cospirato-contro-trump-laccusa-virale-su-twitter-1914721.html"><em>IlGiornale.it</em></a> nei giorni scorsi, secondo l&#8217;ex agente della Cia Braldey Johnson il luogo dove si sarebbe compiuto il misfatto è la già citata ambasciata americana a Roma, in via Veneto (per la verità già al centro delle cronache del Russiagate-Spygate). Secondo la versione di Bradley Johnson, un gruppo d’assalto delle forze speciali dell&#8217;esercito americano avrebbe dato vita ad un vero e proprio <strong>blitz</strong> nel tentativo di recuperare i server che custodiscono la prova inconfutabile dell’hackeraggio: dati hackerati da Francoforte, in Germania, che poi sarebbero stati trasmessi a Roma, proprio all’ambasciata americana di via Veneto.</p>
<p>Come illustrato lo scorso 2 dicembre da <a href="https://it.insideover.com/politica/laccusa-clamorosa-del-team-legale-di-trump-italia-coinvolta-nei-brogli.html?_ga=2.137788149.451488961.1610286369-1557559421.1506966012"><em>InsideOver</em></a>, l’accusa contro il nostro Paese era stata avanzata dal team legale di Donald Trump, secondo cui anche Roma sarebbe potenzialmente coinvolta nei presunti brogli denunciati dal partito repubblicano che avrebbero consentito a Joe Biden di vincere le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti.</p>
<h2>&#8220;Coinvolto&#8221; anche il Vaticano</h2>
<p>Nella vicenda, sempre secondo le teorie degli ultrà trumpiani, sarebbe coinvolto anche il Vaticano. Secondo l&#8217;<a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/i-media-trumpiani-intossicano-litalia-e-il-vaticano_it_5ffae2e6c5b66f3f795ece12?utm_hp_ref=it-homepage&amp;fbclid=IwAR2EQfr3uNBojsCDk4UG3loCiQ7gJg7-L6xvvpOdZ3qBijqRp4sjhB2Qb0Q"><em>Huffpost</em></a>, infatti, le accuse &#8211; su cui sta indagando anche l’Aise &#8211;  riguardano anche un presunto imponente finanziamento (400 milioni) che sarebbe stato usato per l’operazione e soprattutto la &#8220;copertura&#8221; di alti prelati del Vaticano, anche grazie alla sempre presunta loro &#8220;influenza&#8221; sull’azienda della difesa italiana.</p>
<p><a href="https://eu.usatoday.com/story/news/factcheck/2021/01/08/fact-check-italygate-claims-electoral-fraud-rome-baseless/6567335002/"><em>UsaToday</em></a> si è occupata del caso con un articolo <strong>fact-check</strong>, stabilendo che l&#8217;accusa non ha alcun riscontro oggettivo. <span style="font-size: 1rem;">&#8220;Sulla base della nostra ricerca &#8211; scrive la nota testata americana &#8211; l&#8217;affermazione secondo cui i voti sono stati trasferiti da Trump a Biden presso l&#8217;ambasciata degli Stati Uniti a Roma è falsa&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">In effetti, la teoria che vede coinvolto il nostro Paese solleva un&#8217;</span>enorme<span style="font-size: 1rem;"> quantità di dubbi e rientra in una logica di moltiplicazione delle notizie veicolate da alcuni profili social per aumentare le informazioni discordanti sull&#8217;America.</span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Ma, attenzione, queste ipotesi sul presunto complotto anti Trump ordito dall&#8217;Italia non vanno assolutamente confuse con la vicenda </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/politica/le-trame-romane-del-russiagate-e-linchiesta-di-john-durham.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect&amp;_ga=2.139307955.1824239527.1608992073-1557559421.1506966012">Russiagate/Spygate</a><span style="font-size: 1rem;"> rispetto alla quale si attendono novità da parte del procuratore John Durham. Sono due questioni totalmente diverse: una è un&#8217;idea nata da alcune frange più radicali del mondo trumpiano; l&#8217;altra è un&#8217;inchiesta ufficiale su cui indagano funzionari di altissimo livello dell&#8217;apparato americano. La sovrapposizione di queste due tipologie di accuse diventa pertanto rischiosa, e si rischia di cadere in un clamoroso errore.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quelle-accuse-dagli-usa-litalia-ha-rubato-le-elezioni.html">Quelle accuse dagli Usa: &#8220;L&#8217;Italia ha rubato le elezioni&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cosa rischia ora Donald Trump: le mosse per tagliarlo fuori</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-rischia-ora-donald-trump-le-mosse-per-tagliarlo-fuori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 07:06:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Impeachment]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=303416</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump comizio Washington (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Negli Stati Uniti si parla d&#8217;impeachment per Trump con una certa costanza. Dopo quanto accaduto a Capitol Hill qualche sera fa, il Partito Democratico ha deciso di alzare il tiro. Del resto, proprio durante l&#8217;assalto dei manifestanti pro Trump &#8211; quelli che il presidente eletto Joe Biden chiama senza mezzi termini &#8220;terroristi domestici&#8221; -, la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-rischia-ora-donald-trump-le-mosse-per-tagliarlo-fuori.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-rischia-ora-donald-trump-le-mosse-per-tagliarlo-fuori.html">Cosa rischia ora Donald Trump: le mosse per tagliarlo fuori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump comizio Washington (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Donald-Trump-comizio-Washington-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Negli Stati Uniti si parla d&#8217;<strong>impeachment</strong> per Trump con una certa costanza. Dopo quanto accaduto a Capitol Hill qualche sera fa, il Partito Democratico ha deciso di alzare il tiro. Del resto, proprio durante l&#8217;assalto dei manifestanti pro Trump &#8211; quelli che il presidente eletto Joe Biden chiama senza mezzi termini &#8220;terroristi domestici&#8221; -, la deputata Ilhan Omar, una delle esponenti della &#8220;squad&#8221; &#8211; ossia il team correntizio che fa capo ad Alexandria Ocasio Cortez e Bernie Sanders &#8211; si è messa al lavoro sulla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-limpeachment-e-come-funziona.html">messa in stato d&#8217;accusa</a>, domandando a gran voce il sostegno istituzionale della Camera e del Senato. La Omar ha comunicato la cosa via social, mentre l&#8217;attacco era ancora in corso.</p>
<p>La mossa è stata subito apprezzata dalla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-alexandria-ocasio-cortez.html">Cortez</a>, e il tutto può essere interpretato anche sulla base degli spazi che la cosiddetta &#8220;nuova sinistra&#8221; intende occupare nel corso del mandato di Biden. Bernie Sanders e la Cortez, del resto, non fanno parte del governo che sta per insediarsi. La &#8220;nuova sinistra&#8221;, nonostante il clamore ed il consenso mediatico, è fuori dai giochi. Normale, quindi, che da quelle parti cerchino di scavalcare a sinistra la futura amministrazione degli Stati Uniti d&#8217;America. In questa circostanza, però, sembra che sia l&#8217;intero <strong>Partito Democratico</strong> a pensare che la strategia dell&#8217;impeachment sia tanto corretta quanto necessaria.</p>
<p>Il primo tentativo d&#8217;impeachment, durante il mandato trumpiano, per il presidente in carica non è andato a segno. Ora la situazione è diversa, perché è cambiata la maggioranza della Camera, mentre al Senato c&#8217;è una parità sostanziale, con il voto di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kamala-harris-la-candidata-vicepresidente-scelta-da-biden.html"><strong>Kamala Harris</strong></a> che rischia di essere decisivo nel corso dei prossimi quattro anni. Anche alcuni parlamentari repubblicani, però, hanno contestato i toni del tycoon in questi mesi. E secondo la narrazione condivisa dai più, sono state proprio le parole di The Donald a far sì che i protestanti assaltassero Capitol Hill durante la giornata della certificazione del risultato delle presidenziali. Il quadro, insomma, è parecchio mutato.</p>
<p>Per quanto al giuramento di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html"> Biden</a> manchino ormai poco più di dieci giorni, alcuni ambienti sono preoccupati. La sensazione è che Trump possa fare altri danni, insomma, magari con qualche parola fuori luogo in grado di scatenare di nuovo la cosiddetta &#8220;America profonda&#8221;.  La <strong>vice speaker</strong> dei Dem alla Camera ha annunciato che l&#8217;inizio della prossima settimana potrebbe avere inizio l&#8217;iter della messa in stato d&#8217;accusa. Bisognerà vedere cosa ne pensa Biden: il presidente eletto, che ha già palesato l&#8217;intenzione di unificare gli States, potrebbe anche operare pressioni affinché l&#8217;impeachment rimanga soltanto un&#8217;ipotesi. Una messa in stato d&#8217;accusa polarizzerebbe gli schieramenti in misura superiore, se possibile. E il clima sociale potrebbe risentirne. Vedremo. In ogni caso, la logica è quella di fare in modo non soltanto che possa essere screditato ora, ma che non possa direttamente candidarsi alle prossime elezioni, perché un presidente condannato di aver violato la Costituzione e quindi di essere uscito dal solco di ciò che è la base degli Stati Uniti, è considerato incandidabile e eticamente innacettabile.</p>
<p>Sul tavolo c&#8217;è pure un&#8217;altra ipotesi: quella del venticinquesimo emendamento. Spetta al vicepresidente <strong>Mike Pence</strong>, in caso, sollevare la questione, e giudicare dunque Trump non nelle condizioni di adempiere al suo ruolo. <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mike-pence-la-forza-tranquilla-su-cui-trump-punta-per-novembre.html">Mike Pence</a>, che è un uomo di partito, in queste ore ha preso le distanze da Trump, ma da qui a poter ragionare sull&#8217;eventuale invocazione del venticinquesimo emendamento ce ne passa. Se non altro il Gop non può rinunciare all&#8217;intero elettorato trumpiano. Una mossa del genere allontanerebbe le frange più estremiste, ma non solo. I Repubblicani non possono evitare di pensare ai 74 milioni di preferenze espresse per Trump a novembre scorso.</p>
<p>Il presidente in carica rischia in buona sostanza la <em>damnatio memoriae</em>. Alla luce delle riflessioni appena esposte, nel caso del venticinquesimo emendamento, e delle tempistiche in quello dell&#8217;impeachment, è possibile, anzi probabile, che il tycoon non venga rimosso prima della scadenza naturale del suo mandato. Il problema, per il magnate, è costituito dall&#8217;atteggiamento del Partito Repubblicano, che sembra intenzionato a normalizzare la propria piattaforma, dopo questo quadriennio sovranista. Tornare, in sintesi, ai tempi di <strong>George W. Bush</strong> e a quel tipo di comunicazione politica: l&#8217;intenzione è quella, ma non è condivisa da tutti.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/il-crepuscolo-del-trumpismo-linizio-della-fine-del-sovranismo.html"> Il <strong>trumpismo</strong> fa ormai parte dell&#8217;anima dell&#8217;America profonda</a> e non solo. La sensazione è che stia iniziando una partita che più attori giocheranno per almeno i prossimi quattro anni. I Dem, però, potrebbero comunque avviare la procedura d&#8217;impeachment, pur consapevoli della difficoltà della riuscita da un punto di vista temporale. Il 20 gennaio è dietro l&#8217;angolo, ma i progressisti potrebbero usare la messa in stato d&#8217;accusa alla stregua di una <strong>strategia</strong> per evitare che Trump prenda parte, anche se da fuori, alla dialettica politica, oltre che per scongiurare il rischio che l&#8217;elettorato possa colpevolizzare l&#8217;amministrazione Biden per non aver reagito ai fatti di Capitol Hill. Resta però quella tensione su cui Biden ha la necessità d&#8217;intervenire, placando gli animi di tutti, se intende governare all&#8217;interno di un contesto pacificato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-rischia-ora-donald-trump-le-mosse-per-tagliarlo-fuori.html">Cosa rischia ora Donald Trump: le mosse per tagliarlo fuori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dalla secessione al Vietnam: quando l&#8217;America ha visto l&#8217;abisso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-secessione-al-vietnam-quando-lamerica-ha-visto-labisso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 20:05:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=303231</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="689" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Assalto al Campidoglio (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294-1024x470.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294-768x353.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;ora più buia della democrazia americana nell&#8217;ultimo secolo e mezzo; una pagina senza precedenti, una vergogna nazionale, l&#8217;equivalente per l&#8217;immagine statunitense nel mondo di ciò che l&#8217;Undici Settembre era stato per la sicurezza del Paese di fronte al resto del mondo. La giornata di follia del 6 gennaio, culminata con l&#8217;assalto e l&#8217;occupazione del Campidoglio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-secessione-al-vietnam-quando-lamerica-ha-visto-labisso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-secessione-al-vietnam-quando-lamerica-ha-visto-labisso.html">Dalla secessione al Vietnam: quando l&#8217;America ha visto l&#8217;abisso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="689" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Assalto al Campidoglio (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294-1024x470.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Assalto-al-Campidoglio-La-Presse-e1610049901294-768x353.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;ora più buia della democrazia americana nell&#8217;ultimo secolo e mezzo; una pagina senza precedenti, una vergogna nazionale, l&#8217;equivalente per l&#8217;immagine statunitense nel mondo di ciò che l&#8217;Undici Settembre era stato per la sicurezza del Paese di fronte al resto del mondo. La giornata di follia del 6 gennaio, culminata con l&#8217;assalto<a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-nel-cuore-dellimpero.html?fbclid=IwAR2KVo8f_DYvo9EH_RcPi_pypjeidZJptmcQW-uNJ9nKW0OK__ytn19CDxM" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> e l&#8217;occupazione del Campidoglio</a> ad opera dei <strong>sostenitori di Donald Trump </strong>ha già attratto su di sé definizioni forti, che a tratti potrebbero apparire quasi iperboliche se non parlassimo di un periodo storico così critico per le prospettive future degli States. Usciti col fiato corto dall&#8217;anno della pandemia e <a href="https://it.insideover.com/politica/lamerica-sempre-piu-divisa-tra-stati-blu-e-rossi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">delle più contestate elezioni della storia contemporanea.</a></p>
<p>Tra millenarismo, polarizzazioni estreme, faglie sociali sempre più evidenti (il caso George Floyd insegna) e trincee di odio sempre più profondo tra le parti politiche, da più parti il rischio che il Paese si stia incamminando verso un clima di <strong>guerra civile </strong>latente e a bassa intensità è percepito come forte e immanente. Nei mesi scorsi l&#8217;anchorman <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lamerica-e-in-fiamme-ma-ecco-chi-sono-i-piromani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tucker Carlson</a> </strong>aveva avvertito circa la presenza di &#8220;piromani&#8221; desiderosi di incendiare la società statunitense, e la spirale di violenze che ha coinvolto in questi mesi teppisti di strada, Antifa, attivisti di Black Lives Matter, gruppi di estrema destra come i <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/proud-boys-boogaloo-e-qanon-ecco-chi-sono-i-manifestanti-pro-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Boogaloo Boys</a> </strong>e i Proud Boys, assieme alla marea montante dei tossici complotti del web sulle &#8220;elezioni rubate&#8221; da Joe Biden a Donald Trump <a href="https://it.insideover.com/politica/proud-boys-boogaloo-e-qanon-ecco-chi-sono-i-manifestanti-pro-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">hanno avvelenato un clima già teso.</a></p>
<p>Il richiamo alla <strong>guerra civile </strong>porta in mente ai cittadini americani i paragoni con il conflitto di secessione combattuto tra il 1861 e il 1865. La più tragica epopea della storia della repubblica nordamericana, un duro e violento antesignano dei conflitti contemporanei che forgiò l&#8217;equilibrio politico, istituzionale e economico dell&#8217;America proiettatasi a divenire egemone globale nel secolo successivo. Una tragedia fondativa di un nuovo equilibrio, ma anche un conflitto brutale e fratricida attorno a grandi temi: la schiavitù, l&#8217;atteggiamento del Paese rispetto al resto del mondo, la libertà d&#8217;azione economica, i valori del governo. Temi su cui il conflitto diede risultati definitivi e il compromesso politico guidato dai successori di <strong>Abraham Lincoln </strong>costruì l&#8217;America moderna.</p>
<p>Da allora in avanti più volte il Paese è stato squassato da tensioni e odi interni che hanno riportato in movimento le nubi più cupe e portato analisti e protagonisti degli avvenimenti ad azzardare paragoni con l&#8217;epoca della guerra civile.</p>
<h2>Il voto del 1876</h2>
<p>Nel 1876 il contestato esito delle elezioni presidenziali portò a nuovo braccio di ferro tra repubblicani e democratici. L&#8217;esito divisivo del voto aveva portato il candidato democratico <strong>Samuel Tilden, </strong>sostenuto dai consensi degli Stati del Sud che poco prima si erano ribellati nella Confederazione, sopravanzare nei consensi popolari l&#8217;avversario repubblicano <strong>Rutherford Hayes</strong>, ma conquistare un voto elettorale in meno di quelli necessari per vincere, pari a 185. Hayes, fermo a 165, reclamava i venti voti elettorali rimanenti sparsi tra <strong>Florida, Louisiana e South Carolina</strong>. Dopo un lungo braccio di ferro in cui più volte gli Stati Uniti andarono vicini a una nuova frattura, il 1877 portò con sé un compromesso: Hayes ottenne i voti elettorali insediandosi alla Casa Bianca, ma in cambio il governo federale terminò la più che decennale occupazione degli Stati del Sud ad opera dello United States Army, aprendo alla fase di egemonia dei Democratici del Sud al loro interno.</p>
<h2>L&#8217;escalation razzista del Kkk</h2>
<p>Alcuni decenni dopo, la minaccia interna agli Stati Uniti venne da una vera e propria battaglia per l&#8217;anima dell&#8217;America. La massiccia ondata migratoria verificatasi a cavallo tra XIX e XX secolo aveva messo profondamente in crisi il tradizionale modello &#8220;Wasp&#8221; su cui gli Usa fondavano la loro identità e la loro autopercezione. Nuove forze vive, dagli immigrati di ceppo tedesco e scandinavo a quelli provenienti dall&#8217;Italia e da altri Paesi dell&#8217;Europa mediterranea, <strong>modificavano la popolazione </strong>e la sua struttura, assieme agli equilibri politici e sociali. Durante e dopo la Grande Guerra, in reazione a un percepito pericolo, le forze politiche &#8220;nativiste&#8221; si organizzarono nel secondo <strong>Ku Klux Klan, </strong>che da organizzazione segreta divenne movimento di massa per difendere quella che era ritenuta l&#8217;identità ancestrale dell&#8217;America, bianca, anglo-sassone e protestante, contro i ceppi allogeni: cattolici &#8220;papisti&#8221;, mediterranei, ebrei e afro-americani.</p>
<p>I<a href="https://web.archive.org/web/20120825005249/http://www.aaregistry.org/historic_events/view/ku-klux-klan-brief-biography" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l Klan mobilitò fino a 4-5 milioni di persone come suoi membri </a>attorno al 1925 e fu solo l&#8217;avvento della Grande Depressione e la necessità di una risposta a questioni sociali ed economiche ben più impellenti che ne diluì la dirompente carica ostruzionismo e il radicalismo razzista. Nemici giurati del Klan erano esponenti &#8220;populisti&#8221; come padre <strong>Charles Coughlin, </strong>il celebre telepredicatore cattolico, e il governatore della Louisiana Huey Long, che popolarizzarono il sostegno alle misure di rilancio economiche poi fatte proprie da Roosevelt.</p>
<h2>L&#8217;America spaccata degli Anni Sessanta</h2>
<p>Tribalizzazione e divisioni interne non sono mancate in epoche diverse della storia Usa seguita alla guerra civile. Il filone narrativo è sempre stato molto simile, in ogni caso: rivolta di una componente consistente della popolazione per questioni di principio ritenute esistenziali, shock interni ed esterni come fattore di accelerazione o riflusso della crisi, formazione di gruppi culturali e politici autoreferenziali nel quadro di una dialettica complessa.</p>
<p>La storia più recente ha presentato una trama dallo svolgimento simile nel corso del decennio più lungo degli Usa nel secondo dopoguerra, gli <strong>Anni Sessanta</strong>. La sovrapposizione tra l&#8217;eruzione magmatica della <strong>rivendicazione afroamericana </strong>di maggiori diritti e della fine delle discriminazione, che i legislatori ebbero l&#8217;acume di tradurre in leggi, l&#8217;ascesa delle varie forme di contestazione e controcultura e, soprattutto, la &#8220;sindrome del Vietnam&#8221; misero a più riprese in ginocchio il Paese. Proteste, rivolte, scioperi, scontri di piazza e un&#8217;ondata di depressione generalizzata travolsero il Paese, provocando un malcontento generalizzato che influì sull&#8217;ammissione finale della disfatta in Vietnam.</p>
<p>Opposti estremisti prendevano piede, con l&#8217;obiettivo dichiarato di minare la convivenza civile tradizionale del Paese e arrivare addirittura a ghettizzare esplicitamente il Paese. La <strong>Nation of Islam </strong>dell&#8217;afroamericano Elijah Muhammad ebbe addirittura dal 1961 contatti con i suprematisti bianchi del redivivo Kkk, mentre nella storia è entrata la visita ufficiale fatto dal leader dei neonazisti statunitensi, George Lincoln Rockwell, a un convegno della stessa organizzazione presieduto da <a href="https://m.facebook.com/cannibaliere/photos/a.989651244486682/1437976286320840/?type=3&amp;source=57" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Malcolm X, incentrato sulla necessità</a> della <strong>segregazione etnica</strong>.</p>
<p>Il riflusso avvenne sia perché la politica seppe in parte accogliere le manifestazioni più ragionevoli della necessità di un cambio di passo (soprattutto sugli afroamericani e il Vietnam) sia perché a tempo debito non fece mancare la sua autorevolezza: <strong>Richard Nixon </strong>vinse due elezioni presidenziali, nel 1968 e nel 1972, appellandosi al buon senso di una maggioranza silenziosa lavoratrice e desiderosa di sicurezza che mostrò al Paese la sua compattezza di fronte alle frange più estremiste e criminose, che si ritrovarono <em>ipso facto </em>isolate anno dopo anno.</p>
<h2>L&#8217;America del 2021 è nella palude</h2>
<p>Nel bene e nel male, anche nei casi più estremi, questi episodi parlavano di un Paese in profonda crisi di identità ma al cui interno si presentavano posizioni chiare, nette e, nei limiti del possibile, inquadrabili e figlie del loro tempo. Le faglie odierne che stanno consumando gli Usa sono senz&#8217;altro strutturali ma riflettono un disagio più profondo, esistenziale, animato da una generica paura del futuro che si esprime in una concezione negativa ed ostile del potere, nell&#8217;ascesa di complottismi irrazionali, in un selvaggio tutti contro tutti.</p>
<p>Lo stesso <strong>assalto al Campidoglio </strong>parla di uno scenario di questo tipo, <a href="https://it.insideover.com/politica/i-pericolosi-dolori-di-una-fragile-superpotenza.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di una rabbia senza una causa vera se non le trincee di odio politico e sociale scavate in questi anni.</a> Lo stesso Donald Trump è conseguenza, causa e vittima della grande polarizzazione che sta dividendo gli Usa: conseguenza, perché senza di essa sarebbe stata impossibile la vittoria elettorale del 2016; causa, perchè Trump ha interpretato la presidenza come un campo da gioco personale a favore dello zoccolo duro degli elettori a lui favorevoli; vittima perchè, unitamente alla gestione del Covid, la sua figura l&#8217;ha trasformato nel nemico perfetto per traghettare un rilancio delle <a href="https://it.insideover.com/politica/cinque-motivi-per-cui-i-dem-rischiano-di-perdere-nel-2022.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ambizioni politiche del Partito Democratico all&#8217;ultima tornata elettorale.</a> E il <a href="https://it.insideover.com/politica/il-crepuscolo-del-trumpismo-linizio-della-fine-del-sovranismo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">crepuscolo del trumpismo</a> inizia proprio con la folle giornata dell&#8217;Epifania in cui i buoi sono scappati dalla stalla e il malessere profondo che corrode l&#8217;America si è palesato.</p>
<p>I paragoni col passato insegnano che nei momenti in cui la casa comune stava per andare in fiamme l&#8217;America ha trovato nel compattamento attorno a posizioni di compromesso, leader certi e visioni di lungo periodo un punto di sintesi capace di creare una nuova costituzione materiale e un nuovo ordine sociale. Dando fondo al significato etimologico del termine, ogni crisi ha risolto diverse questioni aperte, accelerando fasi di stabilizzazione politica e sociale. Ma dove sono ora gli uomini, le idee e i progetti per il futuro dell&#8217;America? <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trump</a> non ha saputo dare vere risposte, e nemmeno <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Biden</a> appare in grado. Restano rivalità e tensioni, pensieri ostili e rabbia repressa. Resta una nazione che mai come ora deve evitare di fare altri passi verso l&#8217;orlo dell&#8217;abisso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-secessione-al-vietnam-quando-lamerica-ha-visto-labisso.html">Dalla secessione al Vietnam: quando l&#8217;America ha visto l&#8217;abisso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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