Che cos’è l’impeachment e come funziona

Il 24 settembre 2019, negli Stati Uniti, la speaker della Camera dei deputati e leader dei democratici al Congresso, Nancy Pelosi, ha annunciato la formazione di una commissione d’inchiesta per avviare le procedure di impeachment del presidente Donald Trump. Questa parola, che viene evocata spesso durante gli anni delle varie amministrazioni che si susseguono, indica la messa in stato d’accusa della principale carica politica americana. E le ragioni per cui questo avviene possono essere tre. In questo caso specifico, Trump è formalmente indagato dal Congresso per il caso che riguarda una telefonata, risalente al 25 luglio 2019, in cui l’ex tycoon avrebbe chiesto all’attuale presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, di indagare su Joe Biden e la sua famiglia. La notizia, che come era prevedibile ha fatto rumore sul piano internazionale, ha prodotto questa conseguenza politica. Che, in base all’esito, potrebbe cambiare l’assetto politico contemporaneo.

La messa in stato d’accusa è una procedura con la quale si prevede il rinvio a giudizio del presidente americano, o di chiunque stia ricoprendo cariche pubbliche, nel momento in cui si ritenga abbia commesso illeciti (di varia natura) durante l’esercizio delle proprie funzioni. È un meccanismo previsto dalla Costituzione americana e concretamente è il tentativo di rimozione “forzata” di una persona da un incarico governativo. Negli Stati Uniti, i casi in cui è previsto l’avviamento della procedura di impeachment sono: il tradimento, la corruzione o “altri crimini e delitti”. A decretarlo è la Costituzione americana e nell’ordinamento statunitense possono essere sottoposti a questo procedimento i componenti dell’esecutivo, cioè il presidente, il vicepresidente e i funzionari delle amministrazioni statali, e i giudici (che sono, però, da intendersi come membri delle giurisdizioni federali). Fu introdotta nel sistema legislativo americano da Benjamin Franklin e l’idea era quella di trovare una soluzione nel caso in cui il presidente (o un funzionario pubblico di alto livello) avesse abusato del proprio potere.

Nel caso in cui si proceda con l’iter, chi avvia l’istituto è la Camera dei Rappresentanti (può bastare anche un solo membro che agisca di propria iniziativa), che deve discutere i presupposti dell’accusa. A quel punto, se il voto ha esito positivo alla Camera (e per questo è necessaria la maggioranza semplice dei presenti), la pratica passa in Senato, dove per condannare la persona incriminata è richiesta una maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo l’eventuale decisione di condanna al senato, il funzionario viene automaticamente rimosso dal suo incarico. Oltre a questo è prevista l’eventualità che la persona incriminata possa essere esclusa dal ricoprire incarichi pubblici anche in futuro.

Anche nel caso che riguarda l’attuale presidente, l’impeachment deve essere votato dalla maggioranza della Camera, cioè da 218 su 435 membri. In questo momento, i Repubblicani (e cioè i  “colleghi” di partito di Trump) occupano 238 seggi, i democratici 193 e quattro posti sono da considerare “vacanti”. Questo significa una sola cosa: i democratici dovrebbero, a questo punto, convincere 25 repubblicani a mettere il (loro) presidente sotto accusa per fare in modo che il procedimento prosegua. I democratici potrebbero puntare sulla diffidenza che molti conservatori nutrono nei confronti di Trump (soprattutto per i suoi metodi e il suo linguaggio, che da sempre si discosta dalla tradizione repubblicana americana), ma non è detto che un numero così alto di deputati si schieri contro il proprio presidente eletto.

Una volta ottenuti i numeri, l’altro passaggio dovrebbe svolgersi in Senato, che è presieduto dal presidente della Corte Suprema e che in questo momento è John G.Roberts jr. Per la condanna sarebbe necessario, quindi, “il voto” di due terzi dei senatori, che rappresenta uno sbarramento molto alto se si fanno i conti con quanto accaduto nei giorni scorsi, quando nessuno dei due partiti è riuscito a superare la soglia dei 60 voti necessari a evitare l’ostruzionismo.

Le accuse alla base di un impeachment devono essere indagate da sei diverse commissioni della Camera (che, in questo caso specifico, stanno raccogliendo da tempo informazioni su Trump) e poi riformulate dalla commissione Giustizia. Una volta messe per iscritto, le accuse devono essere approvate dalla commissione: poi c’è il voto a maggioranza semplice della Camera e, infine, l’arrivo in Senato. È qui che, infatti, viene istituito il processo in cui i senatori hanno il ruolo di giudici e ascoltano la versione dei fatti delle parti coinvolte (la Camera rappresenta l’accusa e gli avvocati del presidente, cioè la difesa), con la supervisione del giudice a capo della Corte Suprema.

Per molti, la decisione di Nancy Pelosi, leader democratica alla Camera, è da considerarsi quasi storica visto che, finora, i presidenti coinvolti ufficialmente in un processo per impeachment sono stati soltanto due e mai nessuno fu rimosso dal suo incarico. Accadde ad Andrew Johnson, all’indomani della guerra civile, nel 1868, per aver licenziato il suo ministro della Guerra in un’epoca in cui si riteneva che il presidente non potesse licenziare un membro del governo senza l’approvazione del Congresso. E accadde a Bill Clinton, nel 1998, per il “sexgate“, che lo vide al centro di uno scandalo sessuale in cui era coinvolta la sua giovane stagista, Monica Lewinsky. In quel caso, le accuse furono di spergiuro e di intralcio alla giustizia, per aver mentito in pubblico sui suoi rapporti con Lewinksy. Richard Nixon, invece, nel 1974 scelse di dimettersi prima che la Camera si riunisse per votare la sua eventuale rimozione.

Il caso di Trump su Biden appare particolarmente importante dato che una scelta simile non era stata presa nemmeno dopo la diffusione del rapporto di Robert Mueller sui presunto contatti tra l’ex tycoon e il governo russo (e sui presunti tentativi di Trump di ostacolare le indagini). Probabilmente, anche in questo caso, nessuno rimuoverà Trump, ma l’iter, se mai dovesse esser avviato, lo metterà nelle condizioni di subire il processo, che potrebbe condizionare (e non poco) la campagna elettorale del 2020.

La decisione di avviare la procedura di impeachment è arrivata dopo che era emerso che Trump aveva fatto pressioni sul presidente Zelensky affinché aprisse un’indagine nei confronti del democratico Biden (il suo possibile sfidante alla prossima tornata elettorale). Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, Biden, da vicepresidente in carica, avrebbe fatto rimuovere un procuratore ucraino che avrebbe potuto indagare su suo figlio Hunter che, all’epoca, lavorava come dirigente in una società ucraina che si occupava di gas, il cui presidente ha poi avuto qualche guaio giudiziario. Secondo quanto riportato da Il Post, pare che il funzionario fosse già considerato compromesso e corrotto dalla comunità internazionale. Ma nonostante questo, Trump ha ammesso di avere chiesto a Zelensky di indagare entrambi e avrebbe minacciato di sospendere il pagamento di una rata di aiuti economici da centinaia di milioni di dollari destinati all’Ucraina. Nel suo discorso, con cui ha annunciato l’avvio delle procedure previste dalla Costituzione, Pelosi ha spiegato che ricattando il premier ucraino, Trump avrebbe “tradito il giuramento che ha fatto quando si è insediato, ha tradito la nostra sicurezza nazionale e ha tradito l’integrità delle nostre elezioni”.

Le accuse contro Trump, oggi, si delineano più nella casistica dell’abuso di potere. I democratici, infatti, lo accusano di avere approfittato della sua posizione di forza per ottenere informazioni (private) nei confronti di un avversario politico, con l’obiettivo di cambiare eventualmente gli esiti della prossima campagna elettorale americana. Perché se fosse vero che Trump avesse voluto accertarsi della posizione di Biden circa qualche tipo di irregolarità, avrebbe potuto farlo rivolgendosi alle agenzie di intelligence e non coinvolgendo un altro capo di Stato.

A decidere i tempi della durata dell’inchiesta di impeachment è la Camera, ma gli osservatori americani ritengono che potrebbe andare avanti per quattro mesi, anche sulla base dei casi precedenti.