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	<title>G5 Sahel Archives - InsideOver</title>
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	<title>G5 Sahel Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L&#8217;ombra dello Stato Islamico in Africa e i rischi per  il Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lombra-dello-stato-islamico-in-africa-e-i-rischi-per-il-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 07:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Islam radicale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1227" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-1536x981.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-2048x1308.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo il golpe nel Niger si è parlato della regione del Sahel sotto il profilo strategico. In particolare, la comunità internazionale è rimasta concentrata nell&#8217;analizzare il possibile passaggio dell&#8217;area in un orbita opposta a quella occidentale. Mali e Burkina Faso prima e lo stesso Niger poi, hanno avviato negli anni intense collaborazioni con la Russia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lombra-dello-stato-islamico-in-africa-e-i-rischi-per-il-mediterraneo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lombra-dello-stato-islamico-in-africa-e-i-rischi-per-il-mediterraneo.html">L&#8217;ombra dello Stato Islamico in Africa e i rischi per  il Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1227" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-600x383.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-1024x654.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-1536x981.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231205162032671_b6adab0d4f9ad1726c720308cedf0618-2048x1308.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo il <strong>golpe nel Niger </strong>si è parlato della regione del <strong>Sahel</strong> sotto il profilo strategico. In particolare, la comunità internazionale è rimasta concentrata nell&#8217;analizzare il possibile passaggio dell&#8217;area in un orbita opposta a quella occidentale. <strong>Mali</strong> e <strong>Burkina Faso</strong> prima e lo stesso Niger poi, hanno avviato negli anni intense collaborazioni con la <strong>Russia</strong> e in particolar modo con l&#8217;ex compagnia privata di Prigozhin, la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Wagner</a>.</p>



<p>I problemi attuali del Sahel però sono altri. Come rilevato in un recente<a href="https://www.washingtonpost.com/world/2023/12/01/islamic-state-sahel-africa/"> report del <em>Washington Post</em></a>, la regione sta assistendo a una decisa scalata dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a>. Lo Stato Islamico, un tempo confinato al medio oriente, sta facendo rinascere il <strong>califfato</strong> alle porte del <strong>Sahara</strong>. E, di conseguenza, alle porte del <strong>Mediterraneo</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia vinta contro Al Qaeda </h2>



<p>Il problema relativo al forte radicamento territoriale del terrorismo islamico nel Sahel è piuttosto datato. Risale almeno all&#8217;inizio dello scorso decennio, quando nel <strong>Mali</strong> le cellule locali di<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html"> Al Qaeda</a> e i vari gruppi affiliati all&#8217;organizzazione fondata da Bin Laden iniziavano a espandersi nel nord del Paese. I terroristi, in particolare, in quel periodo hanno potuto sfruttare il <strong>vuoto di potere </strong>generato dalla ribellione del tuareg dell&#8217;<strong>Azawad</strong> e dal <strong>golpe</strong> del 2012 a Bamako. L&#8217;arrivo delle forze francesi con le operazioni <strong>Serval</strong> e <strong>Barkhane</strong> non ha portato i frutti sperati: Al Qaeda ha continuato a espandersi ed ha allargato il proprio raggio d&#8217;azione oltre i confini del Mali.</p>



<p>Burkina Faso, Ciad e Niger sono stati quindi gli altri Paesi toccati dall&#8217;avanzata jihadista. Il &#8220;monopolio&#8221; qaedista nella galassia jihadista è stato però interrotto dall&#8217;arrivo alle porte del Sahara dell&#8217;Isis. Molti gruppi, a partire soprattutto dal 2015, hanno abbandonato Al Qaeda e hanno giurato fedeltà ad <strong>Al Baghdadi </strong>e al suo califfato. Dal canto suo, la leadership dello Stato Islamico ha subito intuito di poter trovare terreno ben fertile in Africa. L&#8217;ultimo discorso dello stesso Al Baghdadi, prima di essere ucciso in Siria nell&#8217;ottobre del 2019, è stato dedicati agli emergenti gruppi stanziati nel Sahel. Con la fine del califfato islamico tra Siria e Iraq, l&#8217;Isis ha così nettamente puntato sull&#8217;Africa.</p>



<p>Oggi, secondo quanto affermato da analisti del <em>Middle East Institute </em>sul <em>Washington Post</em>, la lotta interna alla galassia islamista si sta risolvendo a favore dello Stato Islamico. Sono stati infatti notati indietreggiamenti dei combattenti del <strong>Jnim</strong> (<em>Jamaat Nusrat al-Islam wal-Muslimin</em>), ossia il principale gruppo del Sahel legato ad Al Qaeda. Dal Mali, dal Burkina Faso e dal Niger, i rivali dell&#8217;Isis si stanno ora spostando verso altre aree dell&#8217;<strong>Africa occidentale</strong>. Ghana, Togo, Costa d&#8217;Avorio e Benin sono i Paesi dove gli affiliati al Jnim avrebbero messo gli occhi. Lasciando così spazio allo Stato Islamico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vuoto di potere nel Sahel</h2>



<p>C&#8217;è però un altro fattore che sta giocando a favore dell&#8217;Isis. Si tratta della <strong>debolezza</strong> dei governi del Sahel. I golpe di questi anni, scaturiti dall&#8217;insofferenza per la presenza francese e per gli insuccessi nella lotta al terrorismo, hanno rivelato tutta la <strong>fragilità</strong> dei Paesi coinvolti. Gli eserciti al potere non hanno la forza per contrastare lo Stato Islamico, il quale al contrario appare sempre più preparato e addestrato.</p>



<p>Il Mali si è rivolto alla Wagner, circostanza che ha portato al consolidamento del legame anche politico con la Russia. Nei giorni scorsi l&#8217;esercito ha festeggiato tra le strade di Bamako la conquista della città di <strong>Kidal</strong>, storica roccaforte dei ribelli tuareg. Ma si è trattato di un episodio che al momento non sembra invertire l&#8217;inerzia della situazione. Specialmente sul fronte della lotta ai jihadisti: le forze armate del Mali non riescono infatti a scalfire l&#8217;avanzata dell&#8217;Isis e, nel nord del Paese, a continuare a colpire sono anche i combattenti del Jnim, almeno nelle aree ancora non abbandonate a favore dello Stato Islamico. </p>



<p>Discorso analogo può essere fatto per il Burkina Faso, lì dove quasi la metà del territorio nazionale è fuori dal controllo del governo centrale, anch&#8217;esso guidato da militari. Una circostanza che sta permettendo ulteriori avanzate dell&#8217;Isis a scapito sia dell&#8217;esercito che di Al Qaeda. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova strategia dell&#8217;Isis</h2>



<p>Un altro aspetto da considerare è legato invece alla strategia dello Stato Islamico nei territori conquistati. Forse facendo tesoro delle esperienze in Siria e in Iraq degli anni passati, i leader del gruppo islamista in Africa si stanno concentrando non tanto sulla repressione quanto sulla <strong>ricostruzione</strong> delle zone occupate. Un modo, secondo gli analisti sentiti dal Washington Post, per consolidare la propria posizione. Secondo <strong>Héni Nsaibia</strong>, ricercatore senior dell’<em>Armed Conflict Location and Event Data Project</em>, gli episodi di violenza ad opere dell&#8217;Isis nelle aree conquistato stanno diminuendo. </p>



<p>“C’è più organizzazione in termini di indottrinamento e reclutamento &#8211; conferma, sempre al Wp, <strong>Guillaume Soto-Mayor </strong>del Middle East Institute &#8211; E ci sono alcuni tipi di violenza che ora sembrano riluttanti a usare. Si stanno mettendo in mostra come una <strong>forza di governo</strong>”. Una circostanza quest&#8217;ultima che potrebbe imporre una seria riflessione sia ai governi del Sahel che a quelli occidentali: se l&#8217;Isis infatti dovesse risultare una forza credibile agli occhi dei cittadini dei territori occupati, sarebbe molto più difficile scalzare i gruppi islamisti dall&#8217;area. Non solo, ma i leader islamisti potrebbero avere maggiori possibilità di <strong>indottrinamento</strong> e <strong>reclutamento</strong>. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lombra-dello-stato-islamico-in-africa-e-i-rischi-per-il-mediterraneo.html">L&#8217;ombra dello Stato Islamico in Africa e i rischi per  il Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il continente dei colpi di Stato: perché l&#8217;Africa è sempre instabile</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Gabon]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-2048x1363.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal Mali al Niger, dal Sahel al Gabon: perché in Africa nell'ultimo decennio è un continuo susseguirsi di colpi di Stato </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html">Il continente dei colpi di Stato: perché l&#8217;Africa è sempre instabile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è una precisa data di inizio dell&#8217;attuale<strong> scia di</strong> <strong>instabilità</strong> che sta attanagliando l&#8217;Africa. È il 21 marzo 2012, giorno in cui a <strong>Bamako</strong>, capitale del <strong>Mali</strong>, alcuni militari provenienti dalla base militare di Kati hanno preso il potere e deposto l&#8217;allora presidente <strong>Amadou Toumani Touré</strong>. Da allora, gli eserciti sono diventati decisivi attori protagonisti nell&#8217;intera regione del <strong>Sahel</strong>. E oggi il “<strong>vento golpista</strong>” sembra diffondersi oggi in buona parte del continente.</p>



<p>Di certo, però, l&#8217;Africa non sta conoscendo soltanto adesso le esperienze relative ai colpi di Stato. Ma nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;interventismo dei militari è di gran lunga accentuato. Con implicazioni geopolitiche interne ed esterne al continente al momento imprevedibili.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Mali alla Repubblica Centrafricana, i primi segnali di instabilità nel Sahel</h2>



<p>Le immagini delle bandiere russe a <strong>Niamey</strong>, capitale del Niger, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-stato-gli-arresti-e-lombra-della-wagner-cosa-succede-in-niger.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in occasione del recente colpo di Stato attuato nel Paese africano </a>hanno suscitato non poco clamore. In particolare, si è avuta l&#8217;impressione di un <strong>duello</strong> tra Mosca e l&#8217;occidente trasferito in Africa e con l&#8217;opinione pubblica locale sbilanciata a favore del Cremlino in funzione anti occidentale e anti coloniale. In realtà però la crisi nel Sahel ha origini lontane. Come detto, occorre andare indietro fino al golpe nel Mali del 2012. In quell&#8217;occasione l&#8217;intervento militare ha avuto ragioni prettamente interne. Il Paese era alle prese con la ribellione dell&#8217;<strong>Azawad</strong>, la regione settentrionale a maggioranza tuareg che aveva proclamato la secessione. Un contesto forse favorito anche dalla fine <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">drammatica in Libia del regime di Gheddafi</a>, avvenuta con la cattura e la morte del rais a Sirte pochi mesi prima. </p>



<p>I militari maliani, indispettiti da una pessima gestione del conflitto nel nord del Paese, si sono mossi nel marzo 2012 contro l&#8217;allora presidente Touré. Le giunte militari successive e i governi nati dopo travagliati periodi di transizione non hanno espresso da subito una retorica anti francese e anti occidentale. Al contrario, vista l&#8217;avanzata dei <strong>gruppi jihadisti </strong>nell&#8217;Azawad favorita dal caos di quei mesi, è stata avviata una collaborazione con Parigi per l&#8217;invio di truppe francesi nel Paese. Sono così iniziate le operazioni <strong>Serval</strong> e <strong>Barkhane</strong>, il cui obiettivo era l&#8217;eliminazione della minaccia islamista nel Sahel. </p>



<p>Anche nella vicina <strong>Repubblica Centrafricana</strong>, dove nel 2013 la coalizione dei <strong>Seleka</strong> ha spodestato l&#8217;ex presidente <strong>Francois Bozizé</strong>, il repentino cambio di regime ha avuto un&#8217;origine prettamente interna. A giocare un ruolo decisivo in questo caso sono state le ataviche e mai risolte diatribe etnico-politiche centrafricane. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La debolezza degli Stati subsahariani</h2>



<p>Dopo la presa di potere da parte dei militari a Bamako, in tutto il Sahel è passato il messaggio secondo cui i gravi problemi dell&#8217;area possono essere risolti con un<strong> repentino ribaltamento</strong> del sistema politico. È per questo che molti eserciti sono intervenuti ricevendo anche il <strong>sostegno</strong> da parte dell&#8217;opinione pubblica. Nell&#8217;aprile del 2019, <a href="https://it.insideover.com/politica/come-si-e-arrivati-al-colpo-di-stato-in-sudan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quando i militari hanno circondato la casa dell&#8217;allora presidente sudanese Omar Al Bashir</a>, la gente è scesa in piazza per festeggiare. A <strong>Khartoum</strong> molti giovani hanno avuto la sensazione di aver conquistato, grazie all&#8217;azione dei soldati, la democrazia. Si tratta delle stesse scene di giubilo viste poi pochi anni dopo a <strong>Ouagadougou</strong> e <strong>Niamey</strong>. Nel settembre del 2021, quando l&#8217;allora presidente della <strong>Guinea</strong> Alpha Condé ha annunciato di voler forzare la costituzione e continuare con un altro mandato, i militari hanno deciso di attuare un nuovo golpe.</p>



<p>L&#8217;intervento degli eserciti però sottintende una <strong>debolezza</strong> tanto politica quanto strutturale dei vari Paesi coinvolti. L&#8217;attuazione di un golpe mostra infatti la mancanza sia di una società civile in grado di incidere nel processo decisionale e così come di una valida alternativa, all&#8217;interno degli apparati statali, all&#8217;interventismo dei militari. </p>



<p>Lo si è visto anche in <strong>Ciad</strong> nell&#8217;aprile del 2021, quando il presidente <strong>Idriss Déby </strong>è stato ucciso in prima linea mentre i ribelli entrati dalla Libia minacciavano la capitale N’Djamena. Dopo la sua morte, i generali hanno imposto la nomina del figlio Mahamat Déby come nuovo capo di Stato. In tal modo è stata sospesa la costituzione e ancora una volta l&#8217;esercito è stato visto come unico attore in grado di preservare la stabilità. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-1024x668.jpg" alt="" class="wp-image-409056" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-scaled-600x392.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-2048x1337.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Soldati ciadian in un veicolo parcheggiato davanti a un manifesto elettorale del defunto presidente Idriss Deby lungo il ciglio di una strada a N&#8217;Djamena, in Ciad, il 23 aprile 2021. Il presidente del Ciad Idriss Deby è morto per le ferite riportate negli scontri con i ribelli nel nord del Paese. Deby era al potere dal 1990 ed era stato rieletto per un sesto mandato nelle elezioni dell&#8217;11 aprile 2021. I funerali di Stato si sono tenuti la mattina del 23 aprile 2021, alla presenza del presidente francese Emmanuel Macron. Foto: EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON / POOL.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I problemi economici che attanagliano il continente</h2>



<p>La debolezza dei Paesi africani ha origini soprattutto economiche. E le principali rivendicazioni delle varie popolazioni interessate dagli interventi golpisti sono quindi di <strong>natura economica</strong>. In Mali, così come in Niger, in Burkina Faso e in gran parte della fascia sub sahariana, in migliaia vivono al di sotto della soglia di povertà. La situazione nell&#8217;ultimo decennio è andata peggiorando. Soprattutto nelle regioni più remote dei Paesi in questione, è impossibile trovare lavoro e mezzi di sostentamento per le proprie famiglie. Una circostanza che, soprattutto nel Sahel, sta favorendo tra le altre cose il <strong>proselitismo</strong> di matrice jihadista e l&#8217;emersione di gruppi criminali e dediti al contrabbando. </p>



<p>Un <strong>circolo vizioso</strong> di difficile soluzione. L&#8217;instabilità causa povertà e, a sua volta, la povertà richiama ulteriore instabilità. L&#8217;opinione pubblica nel Sahel ha puntato il dito sia contro i propri sistemi politici che contro l&#8217;influenza di attori internazionali. Da qui l&#8217;ampio sostegno dato ai militari arrivati al potere e la diffusione del &#8220;vento golpista&#8221; nella regione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sentimento anti occidentale</h2>



<p>La <strong>retorica anti occidentale</strong>, all&#8217;interno di questa catena di eventi, è piuttosto recente. Ancora una volta il Paese da cui tutto è partito è il Mali. Qui il deterioramento delle condizioni di sicurezza ha dato ai cittadini una percezione molto negativa della<strong> presenza francese</strong>. Parigi a più riprese è stata accusata di velleità imperialiste nascoste dalla volontà ufficiale di lottare contro il terrorismo. Già a ridosso delle elezioni del 2018, quelle che hanno incoronato <strong>Ibrahim Boubacar Keita </strong>quale nuovo presidente, in molti comizi si è fatto ampio riferimento alla possibilità di affrancarsi dalla Francia. </p>



<p>A spingere in questa direzione sono state anche le autorità religiose. Tra queste ad esempio l&#8217;imam <strong>Mahmoud Dicko</strong>, capo del consiglio islamico del Mali. I suoi discorsi hanno spesso puntato l&#8217;accento sulla cattiva gestione dello Stato, sull&#8217;incompetenza della classe politica, ma anche sui danni derivanti dalle operazioni francesi e, più in generale, dall&#8217;influenza di Parigi sul Paese. Una retorica tanto anti occidentale quanto anti coloniale, seguita poi da diversi politici e dagli stessi militari.</p>



<p>Per questo<a href="https://it.insideover.com/politica/il-mali-rischia-adesso-di-sprofondare-in-una-nuova-guerra-civile.html"> il golpe dell&#8217;agosto 2020</a> ha avuto una connotazione diversa da quello di otto anni prima. Il generale artefice del colpo di Stato, <strong>Assimi Goita</strong>, ha apertamente parlato della possibilità di un definitivo allontanamento dalla sfera di influenza francese. Circostanza ribadita in occasione di un secondo golpe, attuato sempre da Goita nel maggio del 2021. La fine dell&#8217;operazione Barkhane e l&#8217;avvicinamento alla <strong>Russia</strong> e alla compagnia <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wagner</a>, espresso con il voto di Bamako in linea con Mosca in diverse risoluzioni sulla guerra in Ucraina, hanno dato ulteriore dimostrazione della nuova politica anti occidentale. Non solo in Mali, ma anche nei Paesi confinanti. </p>



<p>La linea anti francese, culminata con l&#8217;ordine di abbandono del proprio territorio comunicato alle truppe di Parigi, è stata sposata anche dalla giunta militare in <strong>Burkina Faso</strong> che nel 2022, con un altro golpe, ha preso il potere a scapito dell&#8217;ex presidente Roch Kabore. Il colpo di Stato in Niger ha rappresentato quindi soltanto l&#8217;ultimo degli episodi da ricollegare alla crescita di una profonda insofferenza nei confronti dell&#8217;ex madrepatria coloniale, ossia la Francia, e dell&#8217;influenza occidentale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le peculiarità del golpe in Gabon</h2>



<p>Il Gabon è in ordine di tempo l&#8217;ultimo Stato africano ad aver subito un colpo di Stato. Il presidente <strong>Ali Bongo</strong> è stato detronizzato dall&#8217;intervento dei militari, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/gabon-i-militari-nominano-nuovo-presidente-2203431.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guidati dal cugino Brice Clotaire Oligui Nguema. </a>Rispetto al Niger però, l&#8217;azione dei soldati non sembra avere una particolare connotazione geopolitica e anti occidentale. Appare, al contrario, un regolamento di conti interno favorito ancora una volta della <strong>debolezza</strong> del Paese, dalla percezione di una forte corruzione e dal <strong>malcontento</strong> popolare. </p>



<p>La domanda sorge quindi spontanea: la spirale golpista in Africa è destinata a continuare? Il rischio principale nell&#8217;immediato è dato dalle aspettative rivolte verso i militari in molti Paesi del continente. Aspettative in grado di alimentare velleità golpiste in altri Stati caratterizzati da povertà e debolezza interna. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html">Il continente dei colpi di Stato: perché l&#8217;Africa è sempre instabile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il colpo di Stato dei militari, gli arresti e l&#8217;ombra della Wagner: cosa succede in Niger</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-stato-gli-arresti-e-lombra-della-wagner-cosa-succede-in-niger.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 16:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-scaled-600x411.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-1024x701.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-1536x1051.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-2048x1401.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cosa sta succedendo nel Paese africano e quali sono gli scenari che potrebbero adesso emergere dopo il golpe </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-stato-gli-arresti-e-lombra-della-wagner-cosa-succede-in-niger.html">Il colpo di Stato dei militari, gli arresti e l&#8217;ombra della Wagner: cosa succede in Niger</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1314" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-scaled-600x411.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-1024x701.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-1536x1051.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/AYmnM_U_k_qe0NhD30iP_ANSA-2048x1401.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il<a href="https://it.insideover.com/politica/colpo-di-stato-in-niger-deposto-il-presidente-i-militari-prendono-il-potere.html"> colpo di Stato in Niger attuato mercoledì 26 luglio dalla guardia presidenziale</a>, potrebbe avere ripercussioni molto importanti sull&#8217;intera regione del <strong>Sahel</strong>. Non solo, ma in gioco ci sono delicati equilibri internazionali che riguardano l&#8217;<strong>occidente </strong>e la <strong>Russia</strong>. Da qui lo spettro di un<strong> nuovo conflitto </strong>armato in grado di coinvolgere non solo il Niger, ma l&#8217;intera Africa occidentale. Il tutto in un contesto dove già oggi il Sahel si presenta come una delle aree più instabili del pianeta, in cui povertà, terrorismo islamista e organizzazioni criminali stanno prendendo definitivamente il sopravento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è successo a Niamey </h2>



<p>Tutto è iniziato la mattina del 26 luglio. Fonti locali hanno rivelato la presenza di un gruppo di uomini in uniforme all&#8217;interno e all&#8217;esterno del palazzo presidenziale di <strong>Niamey</strong>, capitale del Niger. L&#8217;edificio si trova al centro della città, tra le sponde del fiume Niger e il<em> Boulevard de la Republique</em>. Poco dopo, è stato specificato che ad entrare in azione sono stati uomini della guardia presidenziale guidata dal generale <strong>Omar Tchiani</strong>. Tuttavia, a Niamey la situazione è apparsa tranquilla e con i cittadini che hanno appreso del tentativo di golpe solo dai media. Non sono state segnalate sparatorie e né sono stati registrati momenti di tensione per le strade. </p>



<p>Intorno a metà mattinata, fonti militari regionali hanno confermato l&#8217;esistenza di un tentativo di colpo di Stato. In particolare, membri della guardia presidenziale hanno bloccato gli accessi al palazzo presidenziale e hanno tratto in arresto il presidente <strong>Mohamed Bazoum</strong>. Quest&#8217;ultimo poco più tardi ha aggiornato in prima persona sull&#8217;evoluzione della situazione tramite il proprio account <em>Twitter</em>. Ha confermato di stare bene ma ha escluso sia le dimissioni che la possibilità di dialogo con i golpisti. Nel frattempo a livello internazionale Bazoum ha incassato la <strong>solidarietà</strong> e il <strong>sostegno</strong> di gran parte dei governi, a cominciare da quelli occidentali. </p>



<p>Quando la situazione sembrava entrare in una fase di stallo, nella tarda serata di mercoledì 26 luglio un gruppo composto da dieci militari è apparso in Tv per annunciare ufficialmente la deposizione di Bazoum. Il giorno seguente,<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/golpe-niger-generale-tchiani-si-autoproclama-leader-2188923.html"> a tenere un discorso televisivo è stato invece proprio Omar Tchiani</a>, considerato come vero architetto del colpo di Stato. Tchiani si è autoproclamato a capo della giunta militare di transizione e ha annunciato di aver agito per salvaguardare la sicurezza nel Paese e per l&#8217;incapacità di Bazoum di far fronte alle sfide esistenziali per il Niger. La giunta militare ha inoltre imposto il coprifuoco notturno, così come la chiusura delle frontiere e dello spazio aereo. </p>



<p>Il 31 agosto in una dichiarazione all&#8217;Afp il partito presidenziale ha confermato che quattro ministri, un ex ministro e il leader del partito di Bazoum sono stati arrestati: &#8220;Dopo il sequestro del presidente della Repubblica Mohamed Bazoum, i golpisti ci riprovano e moltiplicano gli arresti illegali&#8221;, ha denunciato il Partito nigerino per la democrazia e il socialismo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🔴 Coup d&#39;État au <a href="https://twitter.com/hashtag/Niger?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Niger</a> 🇳🇪 : &quot;Toute la question maintenant va être de savoir comment va réagir la France et les autres pays occidentaux&quot;<br><br>➡️ Analyse avec notre invité Nicolas Normand, ancien ambassadeur de France au Mali, en République du Congo et au Sénégal <a href="https://t.co/9hTe5UdV0G">pic.twitter.com/9hTe5UdV0G</a></p>&mdash; FRANCE 24 Français (@France24_fr) <a href="https://twitter.com/France24_fr/status/1684895859752787968?ref_src=twsrc%5Etfw">July 28, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono i golpisti </h2>



<p>Non sembrano esserci dubbi sul fatto che il principale artefice del golpe sia proprio Tchiani. Nelle prime ore dell&#8217;azione contro Bazoum, cronache locali hanno raccontato della sua personale <strong>insofferenza</strong> contro il capo dello Stato. Circostanza che deriverebbe dalla volontà di Bazoum di rimuoverlo e di ridimensionare il potere in campo alla guardia presidenziale. </p>



<p>Tuttavia il generale Tchiani non si è mosso da solo. Con lui hanno agito membri di diversi reparti dell&#8217;esercito, mentre il giorno successivo all&#8217;arresto del presidente Bazoum è stato lo stesso capo di stato maggiore dell&#8217;esercito nigerino,<strong> Abdou Sidikou Issa</strong>, ad appoggiare l&#8217;azione promossa dalla guardia presidenziale. Il golpe ha quindi ricevuto il favore dell&#8217;intero quadro dell&#8217;esercito del Niger, circostanza rivelatasi decisiva per la sua riuscita. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è il presidente deposto </h2>



<p>Mohamed Bazoum è stato eletto nel marzo del 2021, in un contesto comunque tutt&#8217;altro che stabile. Se infatti da un lato è vero che in Niger, a differenza che nei Paesi vicini, è stata attuata una<strong> transizione pacifica </strong>e con delle elezioni che hanno garantito un regolare passaggio di consegne, dall&#8217;altro però non sono mancate accuse di <strong>irregolarità</strong> e <strong>corruzione</strong>. L&#8217;esito di quel voto, secondo diverse formazioni di opposizione, era da ritenersi scontato in quanto Bazoum è il fedelissimo del suo predecessore, <strong>Mahamadou Issoufou.</strong> Sarebbe stato proprio lui a spianare la strada al proprio delfino e a garantirgli una vittoria elettorale ottenuta poi al secondo turno contro un altro ex presidente, <strong>Mahamane Ousmane</strong>. Da sottolineare poi come lo stesso Issoufou, a pochi giorni dal definitivo passaggio di testimone, è stato vittima di un tentativo di golpe non andato a segno. </p>



<p>L&#8217;operato di Bazoum è da considerarsi in <strong>continuità</strong> con quello del predecessore, con una politica estera considerata molto vicina all&#8217;occidente. A testimoniarlo, tra le altre cose, il via libera alla presenza di diversi contingenti stranieri nel territorio nigerino. Oltre ai militari francesi, qui sono stanziati anche soldati statunitensi, tedeschi, italiani e canadesi. Il motivo di una presenza così importante di contingenti internazionali è dovuto alla posizione strategica del Niger nel Sahel: il suo territorio confina con la <strong>Libia</strong> ed è una vera e propria cerniera tra il nord Africa e l&#8217;Africa sub sahariana. I governi occidentali hanno così avviato operazioni volte ad addestrare le forze locali per contrastare l&#8217;emersione dei gruppi jihadisti, dei contrabbandieri internazionali e dei gruppi criminali che sfruttano il traffico di esseri umani. </p>



<p>Il Niger è inoltre un territorio ricco di materie prime, a partire dall&#8217;<strong>uranio</strong>. La Francia, ex madrepatria del Niger, importa più di un terzo dell&#8217;uranio che serve ad alimentare le proprie centrali nucleari. La politica di Bazoum vicina all&#8217;occidente è stata mal vista dai suoi detrattori, anche in considerazione del fatto che essa si è mossa lungo una linea di discontinuità rispetto ai vicini del <strong>Mali</strong> e del <strong>Burkina Faso</strong>. Paesi cioè dove la recente presa del potere da parte di giunte militari ha inaugurato politiche più lontane dall&#8217;occidente e più vicine alla Russia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="853" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-853x1024.png" alt="mappa migranti niger" class="wp-image-311282" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-853x1024.png 853w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-250x300.png 250w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-768x922.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-1279x1536.png 1279w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-1706x2048.png 1706w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger.png 1599w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mappa di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo terreno di contrasto tra l&#8217;occidente e la Russia</h2>



<p>Proprio alla luce della crescente influenza di Mosca nel Sahel, il golpe in Niger potrebbe far diventare la regione come il teatro di un nuovo scontro tra gli interessi occidentali e quelli russi. La Francia, così come gli Usa e l&#8217;Ue, non vedrebbero di buon occhio un tentativo di emulazione delle politiche compiute in <strong>Mali</strong> e <strong>Burkina Faso</strong> da parte della nuova giunta militare. Il rischio sarebbe quello di un indietreggiamento molto pericoloso nell&#8217;intero Sahel, con lo spettro di perdere ulteriore terreno nell&#8217;intera Africa occidentale. </p>



<p>Le bandiere russe sventolate dai manifestanti filo golpisti a Niamey, così come da quelli che hanno assaltato sabato l&#8217;ambasciata francese, possono essere considerate come l&#8217;emblema dell&#8217;attuale situazione. In tutto il Sahel negli ultimi anni, complice l&#8217;insuccesso delle missioni francesi nel Mali e l&#8217;avanzata del terrorismo, la retorica anti Parigi e anti occidentale ha fatto sempre più presa tra la popolazione. L&#8217;opinione pubblica in Niger, così come nei Paesi vicini, considera sempre di più la Russia come principale alternativa per smarcarsi dall&#8217;influenza occidentale. </p>



<p>Mosca dal canto suo ha detto di essere favorevole allo Stato di diritto. Quello che accade in Niger, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, è &#8220;fonte di grave preoccupazione&#8221; e le considerazioni del Cremlino sul Paese &#8220;non dovrebbero essere messe sullo stesso piano semantico&#8221; di quelle fatte dal leader del Gruppo Wagner Yevgeny Prigozhin. Il leader della milizia nei giorni scorsi aveva plaudito al golpe assicurando che i suoi &#8220;possono ristabilire l&#8217;ordine&#8221;. &#8220;Siamo favorevoli al rapido ripristino dello stato di diritto nel Paese&#8221; e &#8220;alla moderazione da parte di tutti&#8221;, &#8220;vogliamo che il Niger ripristini l&#8217;ordine costituzionale il prima possibile&#8221;, ha aggiunto Peskov.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">📹📸 Thousands of protesters gathered outside the French embassy in <a href="https://twitter.com/hashtag/Niger?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Niger</a>’s capital Niamey to protest <a href="https://twitter.com/hashtag/France?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#France</a>. <a href="https://t.co/VGRsiRj1EN">pic.twitter.com/VGRsiRj1EN</a></p>&mdash; Mete Sohtaoğlu (@metesohtaoglu) <a href="https://twitter.com/metesohtaoglu/status/1685751763234648064?ref_src=twsrc%5Etfw">July 30, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe accadere adesso </h2>



<p>Lo spettro principale riguarda una <strong>guerra</strong> interna alla regione del Sahel e dell&#8217;Africa occidentale. L&#8217;<strong>Ecowas</strong>, l&#8217;organizzazione degli Stati dell&#8217;Africa occidentale di cui anche il Niger è membro, ha espresso condanna all&#8217;azione golpista. L&#8217;impressione è che i governi dell&#8217;area a sud del Sahel vogliano chiudere con la stagione dei colpi di Stato militari, anche a tutela dei propri già fragili sistemi. La condanna espressa dall&#8217;Ecowas ha dato modo a Tchiani di parlare di un piano di <strong>invasione</strong> orchestrato dall&#8217;occidente. </p>



<p>Da parte sua, il capo della giunta militare ha provveduto a sospendere l&#8217;export di uranio verso la Francia, confermando la sua presa di posizione anti Parigi e contribuendo a fomentare timori per un&#8217;escalation. Lo senario più tetro riguarda quindi una guerra tra due coalizioni di Stati africani: quelli filo occidentali da un lato e quelli filo Mosca (ossia Mali, Burkina Faso e Niger) dall&#8217;altro. </p>



<p>Ad ogni modo, Bazoum non sembra essere del tutto fuori dai giochi. Domenica sera è apparso in una foto in compagnia del presidente del Ciad, <strong>Mahamat Déby</strong>, giunto a Niamey per provare una mediazione. La presenza stessa di Bazoum all&#8217;interno del palazzo presidenziale, indica la possibilità di un accordo che salvaguardi gli interessi dei vari attori interni ed internazionali. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="in" dir="ltr">Hotunan ganawar Shugaban ƙasar Chadi, Mahamat Idriss Deby da hamɓararren Shugaban Nijar, Mohamed Bazoum a fadar gwamnati da ke birnin Yamai. <a href="https://t.co/V7EyrdMviy">pic.twitter.com/V7EyrdMviy</a></p>&mdash; BBC News Hausa (@bbchausa) <a href="https://twitter.com/bbchausa/status/1685944225131614208?ref_src=twsrc%5Etfw">July 31, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-stato-gli-arresti-e-lombra-della-wagner-cosa-succede-in-niger.html">Il colpo di Stato dei militari, gli arresti e l&#8217;ombra della Wagner: cosa succede in Niger</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Colpo di Stato in Niger, deposto il presidente: i militari prendono il potere</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/colpo-di-stato-in-niger-deposto-il-presidente-i-militari-prendono-il-potere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2023 14:22:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guardia presidenziale ha annunciato la rimozione del presidente Bazoum, ma la situazione in Niger è ancora in evoluzione </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230727162141232_507422329d020f2fa051efbde345744d-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il colpo di scena si è avuto quando, dopo lunghe ore di attesa, sulla tv nazionale sono apparsi alcuni militari per rivendicare in un video la presa del potere e la destituzione del presidente<strong> Mohamed Bazoum.</strong> In tal modo, il <strong>golpe in Niger </strong>iniziato nella mattinata di mercoledì potrebbe in effetti sembrare pienamente riuscito. Tuttavia, la situazione è ancora in evoluzione. Nella capitale <strong>Niamey</strong> si vive come in un clima di <strong>sospensione</strong>: soltanto nel tardo pomeriggio di mercoledì sono stati segnalati alcuni scontri attorno il palazzo presidenziale, ma nel resto della città non si notano posti di blocco e non c&#8217;è un clima di mobilitazione. Si attende il corso degli eventi mentre, tra le altre cose, risulta ancora funzionante l&#8217;account Twitter della presidenza nigerina. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/Reuters/status/1684427140878434306
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il golpe della guardia presidenziale</h2>



<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/tentativo-golpe-niger-2187801.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tutto è iniziato mercoledì mattina</a>, quando poco dopo le 7:00 membri della guardia presidenziale hanno bloccato gli accessi dell&#8217;edificio che ospita gli uffici del presidente Bazoum. Questo spiegherebbe perché a Niamey la situazione è rimasta normale per le strade anche nelle ore successive. Il tentativo di golpe è infatti partito e si è successivamente sviluppato all&#8217;interno delle stanze del palazzo presidenziale. Nessun testimone, sui social e sui media locali, ha riferito di aver udito in quegli istanti colpi di arma da fuoco. Nel corso della mattinata, sono state fonti militari regionali e spiegare meglio la situazione. In particolare, su <em>Jeune Afrique</em> una fonte ha riferito di <strong>colloqui</strong> in corso tra Bazoum e gli insorti. Questi ultimi avrebbero tratto in arresto il capo dello Stato e ne avrebbero chiesto le dimissioni per la sua liberazione.</p>



<p>La conferma ufficiale del tentativo di golpe è arrivata poco dopo le 13:00, con un tweet lanciato sull&#8217;account della presidenza. &#8220;Il presidente sta bene &#8211; si legge &#8211; così come anche la sua famiglia. L&#8217;Esercito e la Guardia Nazionale sono pronti ad attaccare gli elementi della Guardia Presidenziale coinvolti in questo golpe se non tornano a più miti consigli&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/PresidenceNiger/status/1684165019787984898
</div></figure>



<p>Nessun riferimento quindi a trattative in corso, al contrario si è parlato della possibilità di un intervento dell&#8217;<strong>esercito </strong>a difesa del presidente. A quel punto, le sorti del tentativo di colpo di Stato sono apparse segnate. La sensazione era infatti di essere di fronte a golpisti isolati e non appoggiati dal resto dell&#8217;esercito. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;annuncio dei militari golpisti </h2>



<p>Come detto, a distanza di ore dalle prime notizie sul golpe è arrivato un primo importante colpo di scena. La tv nazionale ha interrotto le trasmissioni e ha riportato l&#8217;<strong>annuncio</strong> di alcuni militari forse direttamente dall&#8217;interno di una delle stanze del palazzo presidenziale. A leggere il proclama è il maggiore <strong>Amadou Abdramane</strong>, l&#8217;unico vestito con uniforme blu e l&#8217;unico seduto davanti le telecamere. Alle sue spalle, almeno nove militari appartenenti probabilmente alla guardia presidenziale. Tra questi viene indicato anche<strong> Ibroh Amadou Bacharou</strong>, numero due di <strong>Omar Tchiani</strong> a capo della guardia presidenziale.</p>



<p>Il maggiore Abdramane afferma di parlare a nome del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria: &#8220;Noi &#8211; dichiara &#8211; abbiamo deciso di porre fine al regime che conoscete, quello del presidente Bazoum. Ciò segue il continuo deterioramento della situazione della sicurezza, il cattivo governo economico e sociale&#8221;. Il maggiore ha poi rassicurato la comunità internazionale su tutti gli impegni presi dal Niger e sulla condizione di salute del presidente destituito. Ma, al tempo stesso, ha ammonito gli attori esterni invitandoli a &#8220;evitare ogni <strong>intromissione</strong>&#8220;. Inoltre, è stato annunciato il <strong>coprifuoco</strong> in tutto il Paese dalle 22:00 alle 5:00 e la chiusura di tutte le frontiere. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le reazioni internazionali</h2>



<p>Se già dopo le prime notizie di golpe molti governi avevano espresso preoccupazione, dopo la lettura del proclama da parte dei militari a livello internazionale i <strong>timori</strong> per la situazione in Niger sono diventati ancora più forti. Condanna del colpo di Stato è stata espressa dal segretario di Stato Usa, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/ecco-chi-e-antony-blinken.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antony Blinken</a>, intervenuto durante il suo viaggio in Nuova Zelanda sui fatti di Niamey. &#8220;Stamattina ho parlato con Bazoum &#8211; ha dichiarato Blinken &#8211; e ho chiarito che gli Stati Uniti lo sostengono con forza come presidente democraticamente eletto del Niger. Chiediamo il suo rilascio immediato&#8221;. </p>



<p>Preoccupazione e condanna sono state espresse anche dall&#8217;<strong>Ue</strong>. &#8220;Siamo molto preoccupati per questi eventi &#8211; hanno dichiarato fonti diplomatiche da Bruxelles &#8211; che equivalgono a un tentativo di prendere il potere con la forza. Chiediamo immediatamente che il Presidente Bazoum possa riacquistare la libertà&#8221;. Preoccupazione è stata espressa anche dal segretario generale dell&#8217;Onu,<strong> Antonio Guterres</strong>. Condanna inoltre è stata espressa dall&#8217;<strong>Ecowas</strong>, l&#8217;organizzazione degli Stati dell&#8217;Africa occidentale di cui il Niger è membro. </p>



<p>L&#8217;<strong>Italia</strong>, presente in Niger con un proprio contingente militare, ha condannato il gesto e ha sottolineato che la Farnesina è in contatto con i concittadini presenti nel Paese e che al momento non ci sarebbero grossi problemi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esercito vicino ai golpisti</h2>



<p>Quando un gruppo di militari legge un proclama in diretta Tv, si potrebbe pensare che il golpe sia terminato con successo e che adesso ad avere il potere è una nuova giunta militare. In realtà, la situazione sembra ancora piuttosto confusa. Se i militari golpisti sono risultati molto attivi in Tv, risulta attualmente molto attivo sui social lo stesso Bazoum. Il suo account personale su Twitter, al pari dell&#8217;account ufficiale della presidenza, risulta funzionante. &#8220;I successi duramente conquistati saranno salvaguardati &#8211; si legge in un post di Bazoum pubblicato alle 6:40 di giovedì &#8211; Ci penseranno tutti i nigerini che amano la democrazia e la libertà&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">Les acquis obtenus de haute lutte seront sauvegardés.<br>Tous les nigériens épris de démocratie et de liberté y veilleront.<a href="https://twitter.com/hashtag/MB?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#MB</a></p>&mdash; Mohamed Bazoum (@mohamedbazoum) <a href="https://twitter.com/mohamedbazoum/status/1684423395423784965?ref_src=twsrc%5Etfw">July 27, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il vero ago della bilancia potrebbe quindi essere l&#8217;esercito. Mercoledì Bazoum parlava di pronto intervento dei militari contro la guardia presidenziale, ma di fatto l&#8217;esercito non si è mosso. E anzi nella tarda mattinata di giovedì, il capo di stato maggiore delle forze armate, <strong>Abdou Sidikou</strong> <strong>Issa</strong>, ha annunciato il proprio sostegno al proclama dei golpisti. &#8220;Il comando militare delle Forze armate nigerine &#8211; si legge in una nota &#8211; ha deciso di sottoscrivere la dichiarazione delle Forze di difesa e sicurezza&#8221;. </p>



<p>Bazoum, fedelissimo dell&#8217;ex presidente<strong> Mahamadou Issoufou</strong>, è stato eletto nel marzo del 2021 non senza contestazioni e momenti di tensione. Il suo predecessore, due giorni prima del passaggio di consegne, è stato destinatario di un altro colpo di Stato in quel caso fallito. L&#8217;unica ancora di salvezza per Bazoum potrebbe essere rappresentata dal sostegno internazionale: anche Russia, Turchia e Unione Africana hanno chiesto infatti ai golpisti di liberare il presidente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/colpo-di-stato-in-niger-deposto-il-presidente-i-militari-prendono-il-potere.html">Colpo di Stato in Niger, deposto il presidente: i militari prendono il potere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libia, Egitto ed Europa: l&#8217;effetto domino della guerra civile in Sudan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quell-intreccio-critico-tra-sudan-egitto-e-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2023 20:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-scaled-600x389.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-1024x663.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-1536x995.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-2048x1326.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi in Sudan può innescare un effetto domino in tutta la regione. L’Egitto e la Libia di Haftar si trovano sui poi opposti della barricata. Il Cairo appoggia le forze regolari mentre l’uomo forte della Libia Orientale è legato ai miliziani agli ex janjaweed. Una scelta che può avere conseguenze dirette sul caos libico. Ma la guerra civile alimenta anche la bomba migratoria. L’afflusso di profughi può mettere a rischio un Egitto fragile. Allo stesso tempo il Ciad rischia un collasso che avrebbe ripercussioni sui flussi verso l’Europa, con rischi per l’intero Mediterraneo centrale. Ecco perché questa guerra civile che pare lontana ci interessa direttamente</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/quell-intreccio-critico-tra-sudan-egitto-e-libia.html">Libia, Egitto ed Europa: l&#8217;effetto domino della guerra civile in Sudan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-scaled-600x389.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-1024x663.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-1536x995.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224648500_11d9be2b4a9af95e61506c300f05020e-2048x1326.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle cancellerie internazionali si fa fatica a chiamarla <strong>guerra</strong>. Ma quella scoppiata in <strong>Sudan</strong> alcune settimane fa altro non è che<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/golpe-sudan-forze-paramilitari-prendono-palazzo-2138635.html"> una nuova guerra interna al continente africano</a>. Ci sono due parti contrapposte che si sparano a vicenda e che hanno, nelle proprie disponibilità, armi e militari. E che, soprattutto, si contendono il controllo del territorio. A Khartoum, così come in altre aree del Paese. </p>



<p>Come ogni guerra, anche quella sudanese rischia di avere importanti<strong> implicazioni internazionali</strong>. Del resto, il Sudan è una vera e propria cerniera tra mondo arabo e subsahariano, tra Magreb e Corno d&#8217;Africa, tra Sahara e Mar Rosso. L&#8217;implosione del Sudan potrebbe coincidere con la deflagrazione di tutte le aree circostanti. Elemento preoccupante per l&#8217;<strong>Europa </strong>e per l&#8217;<strong>Italia</strong> in particolar modo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il collegamento tra la crisi sudanese e il dossier libico</h2>



<p>La prima area a subire potenziali gravi conseguenze dal conflitto in Sudan è quella libica. Il perché è determinato dall&#8217;interessamento nella guerra sia dell&#8217;Egitto che del<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html"> generale libico Khalifa Haftar.</a> Quest&#8217;ultimo controlla la <strong>Cirenaica</strong> con il suo <em>Libyan National Army</em> ed è appoggiato da quasi un decennio dal <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html">presidente egiziano Al Sisi</a>. Un&#8217;alleanza, quella tra i due, giudicata solida e guidata dalla necessità dell&#8217;Egitto di vedere una situazione sostanzialmente stabile lungo i propri confini occidentali. </p>



<p>Ma Haftar è anche appoggiato dai mercenari sudanesi. Si tratta di combattenti il cui apporto è fondamentale per aiutare il generale nel controllo del Sahara libico. Gran parte dei mercenari sudanesi appartengono alle forze di <strong>Hemeti Dagalo</strong>, ossia l&#8217;uomo forte del Sudan e colui che ha dato inizio ai combattimenti a Khartoum. Ex janjaweed,<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-janjaweed-i-demoni-a-cavallo-del-genocidio-in-darfur.html"> miliziani arabofoni </a>che durante la<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cos-e-la-guerra-del-darfur.html"> guerra nel Darfur </a>si sono macchiati di gravi eccedi contro le popolazioni fur, Dagalo si è visto nel 2013 consegnare il comando delle Forze di Supporto Rapido (<strong>Rsf</strong>) dall&#8217;allora presidente <strong>Al Bashir.</strong> In tal modo ha iniziato a guidare una milizia paramilitare molto autonoma rispetto all&#8217;esercito regolare sudanese. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-394606" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230505224418372_745eb85b0866f3a90161f95b31d35b0d-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Forze di evacuazione tedesche in azione in Sudan Foto: EPA/FILIP SINGER</figcaption></figure>



<p>Ha così stretto accordi con emiratini, russi e ha offerto il proprio supporto ad Haftar. La guerra scoppiata in Sudan è nata dal tentativo di Dagalo di detronizzare il governo di Khartoum retto dai militari guidati dal generale<strong> Al Burhan</strong>. Un golpe fallito trasformatosi in un conflitto armato contro i soldati regolari. L&#8217;Egitto, dal canto suo, si è mosso a sostegno di Al Burhan. A dimostrarlo, tra le altre cose, la presenza di soldati egiziani in Sudan tratti in arresto e poi rilasciati dalle forze di Dagalo all&#8217;inizio della guerra. Haftar e Al Sisi sono quindi su due fronti opposti. Ed è la prima volta che questo accade. </p>



<p>Al Araby, come sottolineato su <em>AgenziaNova</em>, ha riportato di un incontro avvenuto a <strong>Bengasi</strong> nei giorni scorsi tra emissari egiziani e lo stesso Haftar. Gli uomini di Al Sisi hanno avvisato il generale di non prestare alcun aiuto alle Rsf. Inoltre, avrebbero espresso preoccupazione per un eventuale intervento di Haftar in Sudan. L&#8217;uomo forte della Cirenaica, stando sempre alle indiscrezioni della stampa araba, avrebbe offerto rassicurazioni agli egiziani. Ma a Il Cairo non si fidano. I servizi segreti di Al Sisi sono a conoscenza di movimenti di mezzi della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Wagner</a>, impegnati a sostenere Haftar in Libia, verso il Sudan. Informazioni condivise e girate agli Usa e ai Paesi occidentali. Segno di una preoccupazione che potrebbe dar vita a una clamorosa svolta in Libia. Dopo quasi un decennio, l&#8217;alleanza tra Haftar e l&#8217;Egitto potrebbe svanire o quantomeno essere messa in discussione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;effetto domino nel Sahel</h2>



<p>Ma le conseguenze non si fermerebbero solo alla Libia. I combattimenti stanno causando una profonda <strong>crisi umanitaria </strong>in tutto il Sudan. Un&#8217;economia già a pezzi quella del Paese africano, a cui adesso la guerra sta dando un irreparabile colpo di grazia. A Khartoum molti ospedali sono chiusi o danneggiati, scarseggiano gli aiuti internazionali, acqua e cibo non sono alla portata di migliaia di persone. E così l&#8217;unica ancora di salvezza è data dalla <strong>fuga</strong> verso i Paesi vicini. L&#8217;Egitto ha registrato almeno 16mila accessi dalla propria frontiera dall&#8217;inizio del conflitto, ma tanti altri stanno raggiungendo il confine. Sono almeno ventimila invece le persone che sono scappate in <strong>Ciad</strong>. Almeno stando ai dati ufficiali delle Nazioni Unite. In molti potrebbero aver oltrepassato la frontiera senza essere registrati.</p>



<p>Il Cairo è alle prese al proprio interno con una grave crisi economica. Sopportare il peso della pressione migratoria dal Sudan rischia di aggravare la situazione. Ma gli occhi in tal senso sono puntati soprattutto sul Ciad. Il Paese da anni ospita 400mila rifugiati sudanesi, arrivati negli anni del conflitto del Darfur. L&#8217;afflusso massiccio di migranti potrebbe ora far collassare la situazione economica e sociale. A lanciare l&#8217;allarme nei giorni scorsi è stato il direttore del programma alimentare in Ciad, <strong>Pierre Honorat</strong>. Nelle prossime settimane potrebbero mancare cibo e medicine per i profughi e per la stessa popolazione ciadiana. Il governo di N&#8217;Djamena non è in grado di far fronte alla situazione. Il rischio concreto è quello di assistere al crollo del Ciad, a sua volta in grado di destabilizzare l&#8217;intera area del Sahel. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi per l&#8217;Italia</h2>



<p>Ovviamente quanto sta accadendo in questa regione rischia di avere un impatto pesante sull&#8217;<strong>Europa</strong> e sul nostro Paese. L&#8217;intreccio tra dossier libico e sudanese, unita alla pressione migratoria capace di far collassare il Sahel, per Roma significa vivere con un doppio spettro: quello di una destabilizzazione della Libia e quello di una maggior flusso migratorio. Un flusso generato direttamente dal Sudan oppure spinto dalle difficoltà dei Paesi del Sahel e della stessa Libia di far fronte all&#8217;emergenza. </p>



<p>Guai quindi a sottovalutare il conflitto nel Sudan e a considerarlo come mera guerra tra bande. Si tratta di una guerra civile vera e propria, capace di incidere molto negativamente su un&#8217;area strategica e vitale anche per i nostri interessi nazionali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/quell-intreccio-critico-tra-sudan-egitto-e-libia.html">Libia, Egitto ed Europa: l&#8217;effetto domino della guerra civile in Sudan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;effetto domino della crisi in Sudan: cosa si rischia dalla Libia all&#8217;Egitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-possibili-conseguenze-internazionali-della-crisi-in-sudan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1199" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-1536x959.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-2048x1278.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se gli scontri in Sudan dovessero generare in un conflitto vero e proprio, sarebbero diversi gli attori internazionali coinvolti</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-possibili-conseguenze-internazionali-della-crisi-in-sudan.html">L&#8217;effetto domino della crisi in Sudan: cosa si rischia dalla Libia all&#8217;Egitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1199" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-1536x959.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/AYeVQIynI7nicOl9KNBc_ANSA-2048x1278.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>Sudan</strong> è un Paese posizionato in una posizione molto delicata. Si affaccia sul Mar Rosso da un lato, mentre a nord confina con l&#8217;<strong>Egitto</strong>. Un Paese quest&#8217;ultimo che ha sempre esercitato un&#8217;importante influenza. In generale, il Sudan viene visto come una sorta di cerniera tra <strong>mondo arabo </strong>e <strong>Africa subsahariana</strong>. E del resto gran parte dei suoi conflitti interni sono stati negli anni causati anche da una forte lacerazione tra le varie componenti culturali ed etniche. Basti pensare alla<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cos-e-la-guerra-del-darfur.html"> guerra del Darfur</a>, regione occidentale del Paese, dove arabofoni e popolazioni africane hanno combattuto uno dei più cruenti conflitti del XXI secolo. </p>



<p>Le caratteristiche del Sudan e la sua storia, suggeriscono quindi un forte<strong> interessamento internazionale </strong>agli <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/golpe-sudan-forze-paramilitari-prendono-palazzo-2138635.html">ultimi scontri che stanno interessando Khartoum</a> e il resto del Paese. Da molte cancellerie si sta osservando quanto sta accadendo. E non sono pochi gli analisti che temono una complessiva <strong>destabilizzazione</strong> della regione intorno al Sudan.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Egitto e Russia</h2>



<p>Gli scontri in Sudan sono partiti il 15 aprile. Due le parti maggiormente interessate: da un lato l&#8217;esercito regolare, capeggiato dal generale <strong>Al Buhran</strong>, dall&#8217;altro le <strong>Rsf</strong>. Queste ultime sono le <a href="https://it.insideover.com/guerra/golpe-in-sudan-chi-sono-e-cosa-vogliono-le-rsf.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">forze di intervento rapido comandate da Mohammed Dagalo</a>, noto come <strong>Hemeti</strong>. Le due controparti si accusano a vicenda di aver avviato gli scontri. Le tensioni sono esplose quando, nell&#8217;ambito del programma volto a ridare al Paese un governo civile, è stato annunciato l&#8217;inquadramento delle Rsf tra i ranghi dell&#8217;esercito regolare. Circostanza non accettata da Hemeti. E adesso i due schieramenti si stanno contendendo quartieri di <strong>Khartoum</strong> e basi militari. Senza che nessuno riesca a prevalere sull&#8217;altro. Appare infatti difficile ad oggi capire come finirà il confronto sul campo. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Sudan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Sudan</a> map update:<br><br>Control in <a href="https://twitter.com/hashtag/Khartoum?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Khartoum</a> is becoming clearer, though for much of the city it is unknown.<br><br>The <a href="https://twitter.com/hashtag/SAF?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SAF</a> have brought in heavy weapons and have begun to methodically clear districts.<a href="https://twitter.com/hashtag/RSF?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#RSF</a> personnel have expanded their control west of the airport.<a href="https://twitter.com/hashtag/KeepEyesOnSudan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#KeepEyesOnSudan</a> <a href="https://t.co/gFzEJoZ5lV">pic.twitter.com/gFzEJoZ5lV</a></p>&mdash; War Mapper (@War_Mapper) <a href="https://twitter.com/War_Mapper/status/1648126029511180294?ref_src=twsrc%5Etfw">April 18, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il primo Paese interessato all&#8217;evoluzione della vicenda è l&#8217;Egitto. Il governo de Il Cairo ha sempre avuto una certa influenza sul confinante Sudan. Oggi ci sono delicate questioni in ballo sulle quali il<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html"> presidente Al Sisi</a> punta sull&#8217;appoggio di Khartoum. A partire dalla vicenda relativa alle acque del <strong>Nilo</strong>, caratterizzata da una disputa con l&#8217;<strong>Etiopia </strong>dovuta al progetto di Addis Abeba di costruire una grande diga capace di diminuire la portata del fiume in territorio egiziano. Il Nilo attraversa anche il Sudan, da qui l&#8217;importanza per Il Cairo di coinvolgere Khartoum. </p>



<p>Al Sisi al momento sembrerebbe schierato con Al Buhran. Non è un caso che sabato, poche ore dopo l&#8217;inizio delle ostilità, sui social le Rsf hanno mostrato un video di militari egiziani arrestati e presi in ostaggio in una base militare non lontana dal confine. Un chiaro segnale lanciato da Hemeti al presidente egiziano. Ma anche un possibile <strong>casus belli </strong>per un eventuale intervento diretto de Il Cairo nel caos sudanese. </p>



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https://twitter.com/clashreport/status/1647241042880606208
</div></figure>



<p>Alla finestra c&#8217;è un altro importante attore interessato. Ed è la <strong>Russia</strong> di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>. Mosca ha da anni intensificato i rapporti con Khartoum, già dai tempi di <strong>Al Bashir</strong>. Con quest&#8217;ultimo, detronizzato da un golpe nel 2019, il Cremlino ha stipulato contratti energetici e ha iniziato a discutere di una possibile base militare a Port Sudan, sul Mar Rosso. La<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html"> compagnia Wagner</a> è ritenuta avere<a href="https://it.insideover.com/guerra/i-rapporti-della-wagner-con-le-forze-sudanesi.html"> costanti e importanti rapporti  con le Rsf</a>. Hemeti lo scorso anno ha negoziato forniture di armi e mezzi, pagando importanti somme grazie agli introiti provenienti dal mercato dell&#8217;oro sudanese, da lui stesso controllato. Anche in Russia quindi si segue con attenzione la vicenda. A differenza dell&#8217;Egitto però, Mosca non sembra sostenere una parte ben precisa: il Cremlino ha infatti buoni rapporti sia con Hemeti che con l&#8217;esercito regolare (e i generali che compongono il governo). Un interessamento russo potrebbe arrivare in un&#8217;eventuale fase di <strong>mediazione</strong>.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli attori del Golfo interessati </h2>



<p>Il Sudan si affaccia sul Mar Rosso e questo nell&#8217;ultimo decennio ha contribuito ad aumentare l&#8217;interesse da parte delle <strong>petromonarchie</strong> del Golfo. Lo stesso Hemeti nel 2015 ha inviato parte delle Rsf nello <strong>Yemen</strong>, a supporto dell&#8217;offensiva saudita contro gli Houti. In quella circostanza, i rapporti tra Khartoum e l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> sono diventati molto stretti. Così come molto intense sono diventate le relazioni con gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. </p>



<p>Si tratta di un rapporto, quello tra Khartoum e i Paesi del Golfo, che sa di perfetto<strong> matrimonio di convenienza</strong>: il Sudan ha bisogno di soldi per ridare linfa a un&#8217;economia disastrata, le petromonarchie hanno necessità di espandere la propria sfera di influenza fuori dalla penisola arabica. Al momento, sia Riad che Abu Dhabi sembrano voler mantenere un rapporto di <strong>equidistanza</strong> tra le parti in lotta. Anche i rispettivi governi, al pari di come già fatto dalla<strong> Lega Araba</strong>, hanno chiesto l&#8217;immediata cessazione degli scontri. Possibile pensare a un futuro ruolo di Emirati e Arabia Saudita come mediatori. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli scontri a Khartoum potrebbero incidere sul dossier libico </h2>



<p>Le dispute tra Rsf ed esercito regolare sudanese, rischiano di avere un pesante impatto in <strong>Libia</strong>. I due Paesi condividono pochi chilometri di confine, ma non è la vicinanza geografica il vero nodo della questione. In Libia da anni sono presenti combattenti sudanesi. Gran parte di loro sono mercenari al soldo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar,</a> l&#8217;uomo forte della Cirenaica. L&#8217;apporto di queste milizie è importante per il generale perché permette il <strong>controllo</strong> di ampie zone del deserto. Secondo l&#8217;analista <strong>Claudia Gazzini</strong>, <a href="https://www.agenzianova.com/news/sudan-lanalista-gazzini-a-nova-i-combattenti-in-libia-potrebbero-schierarsi-con-dagalo/">sentita su <em>Agenzia Nova</em></a>, Hemeti potrebbe richiamare al suo servizio i gruppi sudanesi. &#8220;Avrebbe &#8211; ha sostenuto l&#8217;analista &#8211; la forza economica di farlo&#8221;. </p>



<p>I combattenti sudanesi a quel punto non potrebbero dire di no e tornerebbero in patria per dare manforte alla Rsf. Per Haftar sorgerebbero non pochi problemi. In primis, dovrebbe trovare altre forze per presidiare tratti di deserto difficilmente controllabili. In secondo luogo, senza le milizie sudanesi una larga fetta di <strong>Fezzan</strong> da lui controllata potrebbe essere nuovamente contesa con le milizie e le tribù rivali. Al momento, ha però sottolineato Gazzini, non ci sono segni evidenti di un trasferimento di combattenti dalla Libia al Sudan. Ma l&#8217;eventualità non è così remota. E non mancherebbe di avere dirette conseguenze sul mai risolto dossier libico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio di una destabilizzazione della regione</h2>



<p>La Libia è però solo un esempio di come un definitivo scivolamento della crisi sudanese in un conflitto aperto, rischierebbe di trascinare con sé un&#8217;intera regione. La guerra, è il sospetto che circola tra i corridoi diplomatici, potrebbe uscire dai <strong>confini</strong> del Paese africano. Ci sarebbe infatti un coinvolgimento dell&#8217;Egitto: &#8220;Per Il Cairo questo sarebbe il momento buono per eliminare Hemeti&#8221;, ha dichiarato sul <em>Washington Post</em> l&#8217;analista sudanese <strong>Kholood Khair</strong>. Da qui si potrebbe aprire poi un<strong> effetto domino.</strong> Nella sopracitata Libia, così come in <strong>Ciad</strong>, altro Paese instabile e con diversi gruppi di mercenari potenzialmente assoldabili in Sudan. </p>



<p>Da non dimenticare come il Ciad è uno dei membri del cosiddetto &#8220;<strong>G5 del Sahel</strong>&#8220;. Un coinvolgimento di N&#8217;Djamena avrebbe l&#8217;effetto di un detonatore quindi anche nella regione saheliana, una delle più turbolente d&#8217;Africa e senza dubbio quella dove emergono i maggiori grattacapi per l&#8217;Europa. E a proposito di Paesi europei, colpisce (ma non sorprende) l&#8217;attuale scarsa influenza sul dossier sudanese dei governi occidentali. La questione, a prescindere dalla sua evoluzione, sembra un affare esclusivo delle potenze regionali locali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-possibili-conseguenze-internazionali-della-crisi-in-sudan.html">L&#8217;effetto domino della crisi in Sudan: cosa si rischia dalla Libia all&#8217;Egitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cosa vuol dire il voto del Mali al fianco della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 06:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1176" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1024x627.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1536x941.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-2048x1254.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella votazione tenuta lo scorso 23 febbraio all&#8217;Onu, vigilia del primo anniversario dell&#8217;inizio della guerra, i Paesi che hanno votato contro la risoluzione di condanna per l&#8217;azione russa in Ucraina sono stati sette. Oltre alla stessa Russia ovviamente, nella lista ci sono Paesi molto vicini a Mosca. Quali, tra tutti, Bielorussia e Siria, i principali &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html">Cosa vuol dire il voto del Mali al fianco della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1176" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1024x627.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-1536x941.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230301074515246_80986274eec39dba6a5e3170f190f4a6-2048x1254.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella votazione<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/lonu-vota-risoluzione-contro-russia-2119664.html"> tenuta lo scorso 23 febbraio all&#8217;Onu,</a> vigilia del <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-ucraina-inizio-situazione.html">primo anniversario dell&#8217;inizio della guerra</a>, i Paesi che hanno votato contro la risoluzione di condanna per l&#8217;azione russa in Ucraina sono stati sette. Oltre alla stessa <strong>Russia</strong> ovviamente, nella lista ci sono Paesi molto vicini a Mosca. Quali, tra tutti, Bielorussia e Siria, i principali alleati internazionali del Cremlino. C&#8217;è poi la Corea del Nord, con Pyongyang sospettata nei mesi scorsi di aver girato munizioni ai russi, anche se il governo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-kim-jong-un.html">Kim Jong Un</a> ha sempre smentito. A votare No sono stati inoltre Nicaragua ed Eritrea, Paesi lontani dalle dinamiche in Ucraina ma già schieratisi a favore di Mosca nelle precedenti votazioni sul tema.</p>



<p>La vera novità è stata rappresentata invece dal <strong>Mali</strong>. Bamako, astenuta negli ultimi mesi quando all&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è parlato di Ucraina, si è apertamente schierata con la Russia. Un elemento non secondario nel contesto internazionale attuale, considerando la posizione <strong>strategica</strong> del Paese africano sia in ambito politico che puramente geografico. Il voto del Mali potrebbe aver definitivamente aperto una &#8220;<strong>breccia</strong>&#8221; moscovita in un&#8217;area, quella del Sahel, tradizionalmente vicina agli interessi francesi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il voto di Bamako non sorprende</h2>



<p>É bene però fare una premessa. La scelta di campo del Mali ha rappresentato una <strong>novità</strong>, ma non una sorpresa. Già da anni il Paese africano ha avviato un lento ma costante percorso di <strong>avvicinamento</strong> alla Russia. Almeno da quando, all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica e dell&#8217;apparato militare, ha iniziato a montare un forte sentimento anti francese. </p>



<p>Eppure fino all&#8217;inizio dello scorso decennio la vicinanza tra Bamako e Parigi sembrava fuori discussione. Il Mali, ex colonia francese e cuore pulsante del <strong>Sahel</strong> francofono, ha anzi chiesto nel 2012 l&#8217;intervento dell&#8217;Eliseo in funzione anti terrorismo. Da quell&#8217;anno in poi infatti, specialmente dopo il golpe che ha detronizzato l&#8217;allora presidente Amadou Toumani Touré, il territorio maliano è diventato ingestibile per le autorità centrali e questo ha favorito l&#8217;emergere dei <strong>gruppi jihadisti </strong>nel nord del Paese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;avvicinamento del Mali a Mosca</h2>



<p>Ha preso così avvio l&#8217;operazione francese <strong>Serval</strong>, denominata un anno dopo operazione <strong>Barkhané</strong>. La stessa che pochi mesi fa il presidente francese<a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html"> Emmanuel Macron</a> ha considerato conclusa. E non certo con successo. Il terrorismo nel Mali è ancora forte e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html">la gestione francese delle operazioni ha destato non pochi malumori</a>. Parigi è adesso vista come mera potenza coloniale che ha usato il terrorismo come scusa per espandere la propria influenza nel Paese. Sono queste le frasi più udite a Bamako, come nelle altre grandi città maliane. Ad alimentarle sono anche gli imam. In particolare uno, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-deriva-anti-francese-in-africa-cosi-parigi-rischia-di-perdere-il-sahel.html">l&#8217;imam Mahmoud Dicko</a>. A capo del consiglio islamico del Mali, in un Paese dove il 95% della popolazione professa la fede islamica, le sue parole hanno un peso politico molto importante.</p>



<p>Mosca ha fiutato l&#8217;affare e ha messo le mani su un Paese dove la retorica anti Parigi ha iniziato a mettere in discussione i tradizionali legami con l&#8217;ex madrepatria. Già sul finire dello scorso decennio non di rado sono apparsi vessilli russi nella manifestazioni portate avanti a Bamako. Nel 2020 e nel 2021, il Mali ha poi subito due colpi di Stato. In entrambi i casi il grande artefice è stato l&#8217;attuale presidente, il generale <strong>Assimi Goita</strong>. Quest&#8217;ultimo ha impresso una forte accelerazione nella virata del Paese africano verso Mosca. Nel settembre del 2021<a href="https://www.reuters.com/world/africa/exclusive-deal-allowing-russian-mercenaries-into-mali-is-close-sources-2021-09-13/"> la <em>Reuters</em> ha parlato di un accordo</a> tra il suo governo e la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Wagner</a>, l&#8217;agenzia di contractors russi. Il contratto, secondo le fonti diplomatiche citate allora, prevedrebbe il versamento, da parte del Mali, di dieci milioni di dollari al mese. Voci importanti hanno iniziato poi a circolare circa non solo la presenza di contractors russi nel Paese, ma anche di <strong>rifornimenti</strong> provenienti direttamente da Mosca. </p>



<p>Nel 2022 i contatti tra le due parti sono diventati più evidenti. Nell&#8217;agosto scorso, è stato direttamente il Cremlino a riportare una conversazione telefonica tra Goita e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Putin</a>. Le astensioni all&#8217;Onu sulla guerra in Ucraina hanno certificato l&#8217;avvicinamento tra i due Paesi. Il 7 febbraio scorso poi, il ministro degli Esteri russo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-lavrov.html">Sergej Lavrov</a> si è recato a Bamako per una visita ufficiale. Il voto contrario del 23 febbraio sulla mozione di condanna alla Russia, altro non ha rappresentato quindi che l&#8217;<strong>ultima tappa</strong> di un percorso di avvicinamento lungo quasi un decennio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe accadere adesso </h2>



<p>Per il Cremlino avere l&#8217;appoggio del Mali ha in primo luogo un significato politico. Vladimir Putin può affermare di non essere isolato e anzi di avanzare in <strong>Africa</strong> a scapito della Francia (e quindi dell&#8217;occidente). Non è un caso che nel discorso tenuto il 21 dicembre alla Duma, il presidente russo ha posto l&#8217;accento su una forte retorica &#8220;terzomondista&#8221;. Inoltre, Mosca può mettere le mani su un Paese con molte risorse e che rappresenta la <strong>porta di accesso</strong> nel Sahel. </p>



<p>Ed è proprio quest&#8217;ultimo aspetto che, di riflesso, sta iniziando a preoccupare e non poco l&#8217;occidente. Il voto del Mali al fianco della Russia, ha certificato l&#8217;apertura di una breccia nell&#8217;area francofona del Sahel. La scelta di Bamako potrebbe quindi rappresentare un precedente. Slogan e frasi anti coloniali stanno avanzando infatti anche nel vicino<strong> Burkina Faso</strong>, Paese dalla storia recente molto simile a quella del Mali. Anche qui le forze jihadiste sono in avanzata e anche qui il potere è stato preso dai militari con un golpe. A gennaio il presidente<strong> Ibrahim Traoré </strong>ha chiesto alla Francia di ritirare le sue forze. </p>



<p>Nel Sahel quindi è in corso un drammatico braccio di ferro tra l&#8217;occidente e la Russia. La presa di posizione del Mali, potrebbe al momento orientare la contesa a favore di Mosca. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-il-voto-del-mali-al-fianco-della-russia.html">Cosa vuol dire il voto del Mali al fianco della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quando una missione fallisce: tutti gli errori della Francia nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 07:24:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda nel Maghreb]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230126081045341_1eec3f316e2e1e9ca7accef6c6056b78-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="francia sahel" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230126081045341_1eec3f316e2e1e9ca7accef6c6056b78-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230126081045341_1eec3f316e2e1e9ca7accef6c6056b78-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230126081045341_1eec3f316e2e1e9ca7accef6c6056b78-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230126081045341_1eec3f316e2e1e9ca7accef6c6056b78-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230126081045341_1eec3f316e2e1e9ca7accef6c6056b78-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230126081045341_1eec3f316e2e1e9ca7accef6c6056b78-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Parigi nel 2013 ha avviato una delle più delicate operazioni militari degli ultimi anni. Inviando importanti contingenti nel nord del Mali, Paese sconvolto dall&#8217;avanzata dei gruppi jihadisti, l&#8217;obiettivo dell&#8217;Eliseo era quello di sgominare i gruppi islamisti in grado di imporre la propria legge nel cuore del Sahara. La prima operazione è stata chiamata Serval, poi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html">Quando una missione fallisce: tutti gli errori della Francia nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Parigi nel 2013 ha avviato una delle più delicate operazioni militari degli ultimi anni. Inviando importanti contingenti nel nord del <strong>Mali</strong>, Paese sconvolto dall&#8217;avanzata dei gruppi jihadisti, l&#8217;obiettivo dell&#8217;Eliseo era quello di sgominare i gruppi islamisti in grado di imporre la propria legge nel cuore del Sahara. La prima operazione è stata chiamata Serval, poi nel 2014 si è passati alla missione Barkhane. Una missione oramai prossima alla chiusura. Non senza strascichi sia a Bamako che a Parigi.</p>



<p>Il Mali è ancora oggi preda dei gruppi jihadisti e la situazione della sicurezza è nettamente peggiorata. La Francia ha quindi fallito il suo intento, dopo aver inviato circa cinquemila uomini e aver lasciato sul campo 59 caduti. A pesare sul <strong>fallimento</strong> di Parigi sono stati errori tattici, strategici e politici. Una recente inchiesta di <em>Mediapart</em> ha svelato come la Francia non è riuscita a tutelare nemmeno gli alleati nella regione, finendo sotto accusa per comportamenti “neo coloniali”. E così, nonostante l&#8217;avanzata jihadista, i cittadini del Mali e del vicino Burkina Faso hanno iniziato a chiedere la fine di ogni presenza francese nel <strong>Sahel</strong>.</p>



<p>Le vicende francesi nella regione potrebbero rappresentare un <strong>monito</strong> per il futuro: una missione non può svilupparsi solo con dei piani militari. Al contrario, deve avere una chiara visione politica ed essere attenta alle dinamiche del territorio in cui si opera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;avvio dell&#8217;operazione Serval </h2>



<p>Il 2012 è stato un anno cruciale per il Mali. A marzo un colpo di Stato ha portato alla deposizione del presidente Amadou Toumani Touré, avviando una fase di forte instabilità per il Paese. Nelle regioni settentrionali, a maggioranza <strong>tuareg</strong>, ha iniziato a prendere sempre più forza il Movimento Nazionale per la Liberazione dell&#8217;Azawad (Mnla). </p>



<p>Si tratta di una formazione indipendentista tuareg che nel giro di poche settimane dalla sua sollevazione ha proclamato, approfittando dell&#8217;instabilità delle istituzioni centrali, l&#8217;indipendenza delle province a maggioranza tuareg. A trarre giovamento da questa situazione sono stati i<strong> gruppi islamisti </strong>presenti nelle aree settentrionali del Mali. Nel giro di poche settimane, sigle jihadiste quali <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-ritorno-di-al-qaeda.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aqim</a> (Al Qaeda nel Magreb Islamico) e Ansar Dine hanno preso il controllo di città quali Gao e Timbuctu. </p>



<p>Considerando che la nascita dello<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Stato Islamico tra Siria e Iraq</a> si è avuta nel 2014, quanto accaduto in territorio maliano ha rappresentato di fatto il primo caso di un controllo diretto di una regione da parte dei gruppi islamisti. Sul finire del 2012, i miliziani hanno minacciato la stessa capitale Bamako avanzando verso sud. Da qui la richiesta di intervento del governo maliano alla Francia, proclamata durante un discorso alla nazione dal nuovo presidente <strong>Dioncounda Traoré</strong>. </p>



<p>Parigi così, nel gennaio del 2013, ha deciso l&#8217;inizio di una missione volta ad aiutare il Mali a riprendere il territorio. Con l&#8217;intento, più generale, di bloccare l&#8217;emersione del fenomeno jihadista nel Sahel e nell&#8217;Africa occidentale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La difficoltà di arginare i gruppi jihadisti</h2>



<p>L&#8217;operazione Serval è durata poco più di un anno. Il suo obiettivo minimo lo ha raggiunto in poche settimane: i francesi sono arrivati in Mali a metà gennaio 2013, un mese dopo le città di Goa e Timbuctu sono risultate nuovamente nelle mani del governo centrale. Bamako ha ripreso il controllo dei propri territori, così come previsto dai piani militari redatti da Parigi. L&#8217;esercito francese è intervenuto dall&#8217;alto con dei <strong>raid specifici</strong> contro le basi jihadiste, ma anche via terra. In questa fase dell&#8217;operazione, sono morti almeno 7 soldati transalpini.</p>



<p>La sconfitta militare dei gruppi islamisti, non ha però corrisposto con il loro definitivo indietreggiamento. Al contrario, paradossalmente per la Francia i problemi sono iniziati subito dopo la riconquista delle città finite in mano jihadista. Il controllo del territorio è risultato molto difficile, le azioni dell&#8217;esercito di Parigi non hanno condotto all&#8217;<strong>eradicazione</strong> dei gruppi più pericolosi e anzi hanno aumentato sentimenti di ostilità verso i soldati.</p>



<p>Al tempo stesso, non si è mai pervenuta a una vera intesa tra l&#8217;Lmna e il governo maliano nonostante gli stessi tuareg nel 2013 hanno deciso di collaborare con la Francia. L&#8217;operazione Serval ha cambiato nome nel 2014 e si è trasformata in Barkhane. L&#8217;Eliseo non ha però assistito a un vero capovolgimento della situazione. Il presidente<a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Emmanuel Macron</a>, in carica dal 2017 (quando già le operazioni nel Mali erano iniziate), ha annunciato nei mesi scors<a href="https://it.insideover.com/politica/macron-dice-addio-alloperazione-barkhane-cosa-cambia-nel-sahel.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i la fine anche di Barkhane</a>. Il tutto però proprio mentre le sigle legate al <strong>terrorismo islamico</strong> sono molto più forti non solo nel Mali, ma anche in Burkina Faso e nel Niger. A distanza di dieci anni dall&#8217;operazione Serval, l&#8217;islamismo nel Sahel è ancora più forte. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse contro Parigi </h2>



<p>Con i soldati francesi oramai prossimi a lasciare definitivamente il Mali, sulla stampa transalpina si stanno avanzando diverse analisi sulle recenti missioni africane. In un reportage di <em>Mediapart</em>, è stato pubblicato un passaggio di un libro che il giornalista Rémi Carayol ha dedicato alle operazioni francesi. “Serval prima, Barkhane poi &#8211; si legge nella prefazione &#8211; hanno permesso in un primo tempo di respingere i jihadisti e di limitarne l’espansione. Ma questa presenza militare ha anche rappresentato un freno alla ricerca di soluzioni alternative, in grado di riportare la <strong>pace</strong>&#8220;.</p>



<p>Secondo Carayol quindi è mancata ogni prospettiva successiva alle operazioni militari. L&#8217;unica opzione messa in campo da Parigi, ha riguardato l&#8217;appoggio a<strong> leader locali </strong>spesso autori, come sottolineato dal giornalista, di &#8220;scelte discutibili&#8221;. Non solo, ma i comandi militari francesi avrebbero anche disatteso le istanze degli stessi alleati. Come nel caso dei tuareg. L&#8217;Lmna, alleato dell&#8217;Eliseo dopo l&#8217;avanzata islamista nel nord del Mali, ha collaborato con i soldati transalpini. Successivamente però alcuni gruppi si sono sentiti traditi. C&#8217;è un episodio, raccontato a Carayol da un cittadino tuareg, emblematico in tal senso. Nel 2017, in particolare, un comando islamista ha assaltato un campo della divisione anti terrorismo dell&#8217;Lmna. Sono morti trenta militanti tuareg, il capo della divisione ha chiesto l&#8217;aiuto francese: &#8220;L&#8217;aiuto è arrivato &#8211; si legge nella testimonianza raccolta dal giornalista &#8211; ma cinque giorni dopo&#8221;. </p>



<p>E ci sarebbero altri episodi in cui Parigi ha lasciato indietro gli alleati nella lotta contro i jihadisti. Come nel caso degli informatori civili, adesso in preda a <strong>minacce terroristiche</strong> e a possibili esecuzioni condotte dagli integralisti una volta scoperti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fallimento dell&#8217;Eliseo</h2>



<p>La strategia messa in atto dalla Francia ha quindi contribuito a un progressivo distacco tra il proprio contingente e il territorio. Le persone che in teoria dovevano essere protette e aiutate nella lotta al terrorismo, hanno percepito la presenza francese più come un danno che come un&#8217;opportunità positiva. &#8220;La presenza francese &#8211; ha scritto ancora Carayol &#8211; è stata progressivamente vissuta come un&#8217;<strong>ingerenza</strong> neo coloniale e ha fatto emergere il paternalismo e la condiscendenza dei dirigenti francesi nei confronti degli africani, alimentando il crescente rifiuto dell&#8217;ex potenza coloniale&#8221;.</p>



<p>L&#8217;eredità di Parigi nel Mali è caratterizzata non solo da gruppi terroristici più forti, ma anche da una popolazione sempre più anti francese. <a href="https://it.insideover.com/politica/il-mali-rischia-adesso-di-sprofondare-in-una-nuova-guerra-civile.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Altri due golpe si sono succeduti nel Paese dal 2020 in poi</a>, in entrambi i casi le giunte militari al potere hanno promesso una minore ingerenza francese nei propri affari. Progressivamente Bamako ha riposizionato la sua politica estera, avvicinandosi a <strong>Mosca</strong> e chiedendo l&#8217;intervento del Cremlino in funzione anti terrorismo. Nel Paese oggi sarebbero presenti, anche se sul punto non sono mai arrivate conferme ufficiali tra le parti, i contractors dell&#8217;agenzia russa <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Wagner</a>. </p>



<p>Sentimenti anti francesi sono molto diffusi anche nel vicino Burkina Faso, dove più del 40% del territorio è ormai in mano jihadista, e nel Niger. Il governo di Ouagadougou ha ufficialmente chiesto all&#8217;Eliseo, lo scorso 23 gennaio, di lasciare il Paese. Il portavoce dell&#8217;esecutivo burkinabé <a href="https://www.africarivista.it/burkina-faso-via-le-truppe-francesi-dal-paese/212252/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha confermato </a>che è stato dato un mese di tempo a Parigi per andare via dal proprio territorio. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di un chiaro piano politico </h2>



<p>L&#8217;esperienza francese dimostra come i piani militari, non supportati da piani di natura politica, rischiano di avere poco valore. Parigi inizialmente è riuscita a respingere i jihadisti, ma la gestione della situazione successiva al conflitto ha contribuito a far avanzare i gruppi islamisti e a far percepire in<strong> chiave negativa</strong> la propria presenza sul territorio. </p>



<p>Se da un lato è vero che la Francia poco o nulla ha potuto fare a proposito dei due golpe che hanno interessato il Mali nel giro di poco tempo, è altrettanto vero però dall&#8217;altro lato che l&#8217;Eliseo ha messo gli scarponi sulle dune del Sahara senza avere idee chiare su come gestire politicamente la propria missione. </p>



<p>Nello specifico, Parigi non è riuscita a <strong>ricucire gli strappi</strong> tra Bamako e i tuareg, venendo quindi meno una soluzione definitiva alla gestione del territorio riconquistato. Non solo, ma si è affidata a leader locali tramite accordi specifici senza curare una linea politica di più ampio respiro. Infine, l&#8217;astio dimostrato dalla popolazione nei confronti del proprio contingente ha palesato tutti i limiti derivanti da una poca conoscenza del territorio. </p>



<p>Errori, quelli francesi, che potrebbero essere preziosi per capire meglio la gestione di eventuali<strong> future missioni</strong>. E capire meglio soprattutto l&#8217;importanza di doversi misurare con le realtà e le peculiarità di un territorio per raggiungere un obiettivo. Parigi, come emerso anche nelle inchieste della stampa locale, ha usato un piglio da ex potenza coloniale ad oggi inadeguato ad affrontare le sfide del nuovo secolo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html">Quando una missione fallisce: tutti gli errori della Francia nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La bomba migratoria nel cuore del deserto africano</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/la-bomba-migratoria-dossier.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2022 13:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Andando a guardare i numeri del Viminale, nel 2022 a sbarcare sono stati soprattutto tunisini, egiziani, bengalesi e afghani. Scorrendo la classifica delle nazioni che hanno portato più migranti in Italia nei primi otto mesi dell&#8217;anno, il primo Paese subsahariano è al sesto posto ed è la Costa d&#8217;Avorio. Un territorio quest&#8217;ultimo non considerato organico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-bomba-migratoria-dossier.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-bomba-migratoria-dossier.html">La bomba migratoria nel cuore del deserto africano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221005153651642_cc4874e6d2359925ec281092c3913c25-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Andando a guardare i <a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2022-08/cruscotto_statistico_giornaliero_25-08-2022.pdf">numeri</a> del <strong>Viminale</strong>, nel 2022 a sbarcare sono stati soprattutto tunisini, egiziani, bengalesi e afghani. Scorrendo la classifica delle nazioni che hanno portato più migranti in Italia nei primi otto mesi dell&#8217;anno, il primo Paese subsahariano è al sesto posto ed è la Costa d&#8217;Avorio. Un territorio quest&#8217;ultimo non considerato organico all&#8217;area del <strong>Sahel</strong>, pur condividendo con essa però rapporti economici e politici molto intensi. Eppure, da anni la regione saheliana viene vista come un&#8217;autentica &#8220;bomba ad orologeria&#8221; sul fronte migratorio. Il motivo è semplice: è da qui che transitano i vari <strong>flussi</strong> risalenti dall&#8217;Africa occidentale e dal corno d&#8217;Africa e diretti poi verso le coste del <strong>Mediterraneo</strong>. La grave crisi politica ed economica che sta attanagliando il Sahel potrebbe quindi incidere sul numero di persone dirette verso l&#8217;Italia e l&#8217;Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;instabilità che alimenta l&#8217;immigrazione</h2>



<p>Il Sahel è una delle aree più instabili del continente africano. Negli ultimi anni si sono contati numerosi colpi di Stato tra <strong>Mali</strong>, <strong>Ciad</strong>, <strong>Mauritania</strong> e <strong>Burkina Faso</strong>. Golpe figli di contesti e situazioni economiche e sociali molto precarie. Stati deboli, non in grado di controllare il proprio stesso territorio. Terreno fertile quindi per le <strong>organizzazioni criminali</strong>, in special modo quelle che lucrano nel contrabbando e nel macabro mercato di esseri umani.</p>



<p>La regione può essere vista come un buco nero al centro dell&#8217;Africa, all&#8217;interno del quale i flussi migratori trovano quei corridoi necessari per collegare i territori da cui si parte con le coste del Mediterraneo. Gli Stati del Sahel appaiono deboli nel contrastare le attività criminali dei trafficanti. Mancano risorse, mezzi e personale, sia a livello militare che a livello civile, per perseguire gli speculatori e dare assistenza alle persone proiettate verso l&#8217;inferno rappresentato dai viaggi della speranza lungo il Sahara.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="933" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-933x1024.jpg" alt="" class="wp-image-370269" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-933x1024.jpg 933w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-273x300.jpg 273w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-768x843.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-1399x1536.jpg 1399w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-scaled.jpg 1748w" sizes="auto, (max-width: 933px) 100vw, 933px" /><figcaption>Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<p>Non è un caso che negli ultimi anni in Paesi quali il <strong>Niger</strong> sono state avviate alcune operazioni internazionali. Anche se gli obiettivi principali sembrano legati al contrasto dell&#8217;avanzata dei gruppi jihadisti nella regione, la presenza di militari soprattutto francesi, così come anche italiani, hanno la funzione di <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-ruolo-fondamentale-del-niger-sull-arrivo-di-massa-di-migranti-in-italia.html">ridimensionare almeno in parte i flussi migratori</a> e addestrare le forze locali contro le organizzazioni criminali. Difficile valutare gli effetti della presenza dei soldati occidentali. Da qualche anno comunque sono state registrate inversioni di tendenza, dovute tuttavia anche alla situazione in <strong>Libia</strong> e alle scelte politiche adottate da Paesi nordafricani quali l&#8217;<strong>Algeria</strong>. Molti migranti infatti sono stati riportati in Niger, facendo loro effettuare un viaggio verso sud e bloccando in parte le rotte del Sahel. Ma proprio la presenza di migliaia di persone &#8220;incastrate&#8221; nel Niger o nel Mali, potrebbe rappresentare nel lungo termine un&#8217;ulteriore segno di destabilizzazione dei già precari equilibri regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I flussi migratori all&#8217;interno della regione</h2>



<p>I movimenti migratori assumono inizialmente un aspetto <strong>intraregionale</strong>. Gli spostamenti appaiono infatti interni all&#8217;Africa occidentale. E si tratta di rotte regolari, viaggi effettuati senza attraversare pericolosamente di nascosto i confini. Il Sahel infatti, assieme a diversi Paesi della fascia occidentale del continente,<a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-cedeao-agevola-migranti-raggiungere-leuropa.html"> fa parte della Cedeao</a>. Nota anche con l&#8217;acronimo inglese di <strong>Ecowas</strong>, includendo sia Stati francofoni che anglofoni, l&#8217;organizzazione rappresenta un&#8217;unione commerciale tra i governi aderenti. Molti osservatori negli anni hanno definito la Cedeao come &#8220;l&#8217;Unione Europea&#8221; dell&#8217;Africa occidentale.</p>



<p>Non esistono quindi dogane o frontiere da attraversare unicamente muniti di appositi passaporti. Al contrario, chi dalla fascia a sud del Sahel vuole raggiungere i Paesi confinanti può farlo con normali documenti e con regolari autobus che collegano le varie città principali dell&#8217;area Cedeao. A titolo di esempio, chi dal Ghana, dalla Costa d&#8217;Avorio o dal Burkina Faso vuole spostarsi verso Mali e Niger, Paesi da cui è possibile poi raggiungere il <strong>Sahara</strong> algerino e libico, può semplicemente prenotare un biglietto per raggiungere <strong>Niamey</strong>, capitale nigerina. La mancanza di dogane e la possibilità della libertà di spostamento nella regione della Cedeao ogni anno favorisce l&#8217;arrivo di migliaia di persone nel Sahel, il cui obiettivo è quello di proseguire poi verso il Mediterraneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Niger come base per attraversare il Sahara</h2>



<p>Proprio il Niger è lo Stato più coinvolto dalle rotte migratorie che dal Sahel procedono verso nord. I motivi sono essenzialmente geografici. La parte settentrionale del Paese è composta da vaste province desertiche, confinanti con Algeria e Libia. Arrivare qui vuol dire avere la possibilità di proseguire il viaggio verso il Sahara e quindi verso le coste mediterranee.<a href="https://www.meltingpot.org/2022/06/agadez-frontiera-deuropa/"> Così come si legge in un recente rapporto di Medici Senza Frontiere</a>, almeno il 20% dei migranti che entrano in Libia passano dal Niger. Un numero importante e che negli anni precedenti potrebbe aver raggiunto cifre ancora più alte. Non a caso, poco prima della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">guerra civile iniziata nel 2011</a>, il rais libico<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html"> Muammar Gheddafi</a> aveva chiesto supporto per la costruzione di <strong>barriere</strong> e sistemi di controllo più adeguati lungo le frontiere con il Niger. Con la caduta del suo regime e l&#8217;avvento di un decennale periodo di caos ancora in corso in Libia, i confini tra i due Paesi sono di fatto incontrollabili e assorbono buona parte dei flussi migratori in uscita dal Sahel.</p>



<p>Soprattutto a partire dalla pandemia di Covid scoppiata nel primo semestre del 2020, le frontiere sono diventate teatro anche di un altro fenomeno: il flusso in entrata verso il Niger. Molti migranti sono stati espulsi da Tripoli e riportati indietro. Una circostanza che non riguarda solo la Libia, bensì anche l&#8217;Algeria. Sempre secondo Medici Senza Frontiere, Algeri ha rispedito in territorio nigerino soltanto nel primo trimestre del 2022 qualcosa come 8.207 migranti. Molti di questi vorrebbero tornare a casa, altri invece aspettano un&#8217;altra occasione per attraversare nuovamente il deserto. Nella maggior parte dei casi però, le persone presenti in Niger rimangono bloccate senza soldi né per tornare indietro e né per riprovare ad andare avanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le vie dell&#8217;immigrazione verso l&#8217;Europa</h2>



<p>I migranti che dagli altri Paesi della Cedeao entrano in Niger sfruttano principalmente due vie: quella da sud che porta a <strong>Niamey</strong> e quella centrale, usata soprattutto da chi proviene dal Mali, delle province di <strong>Tillabéri</strong> e <strong>Tahoua</strong>. Obiettivo successivo è raggiungere <strong>Agadez</strong>. Si tratta della città considerata come <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/agadez-da-paradiso-per-i-turisti-a-base-delle-migrazioni.html">la &#8220;Lampedusa&#8221; del deserto</a>, una sorta di porta di ingresso verso il Sahara e quindi verso il Mediterraneo. Un tempo nota per il turismo, oggi è il principale centro di riferimento per le rotte migratorie verso l&#8217;Europa. Da qui in poi il viaggio viene interamente preso in mano dalle organizzazioni criminali. I trafficanti, in particolare, guidano i migranti in direzione dei confini libici e algerini. Carovane di <strong>pickup</strong> in moto da anni trasferiscono migliaia di persone tra le piste del Sahara, prima del &#8220;passaggio&#8221; ai contrabbandieri situati al di là delle frontiere.</p>



<p>Da Agadez, in particolare, si risale verso l&#8217;oasi di <strong>Dirkou</strong>, ultimo crocevia prima del territorio libico. Per chi invece vuole dirigersi in Algeria, la meta è rappresentata dalle cittadine di <strong>Arlit</strong> e <strong>Assamaka</strong>. Oltre quest&#8217;ultima località c&#8217;è la frontiera algerina.</p>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="853" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-853x1024.png" alt="mappa migranti niger" class="wp-image-311282" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-853x1024.png 853w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-250x300.png 250w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-768x922.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-1279x1536.png 1279w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger-1706x2048.png 1706w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/migranti-niger.png 1599w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I Paesi da cui si parte maggiormente</h2>



<p>Nel 2022 i principali spostamenti di migranti hanno riguardato il <strong>Mali</strong> e la <strong>Nigeria</strong>. Nell&#8217;ultimo report di Medici Senza Frontiere, i cui membri hanno intervistato diverse autorità nigerine, sono stati stimati almeno 17.677 maliani e 8.269 nigeriani entrati in Niger soltanto nel primo trimestre dell&#8217;anno in corso. Dal Mali si scappa da un&#8217;instabilità latente testimoniata dai due colpi di Stato avvenuti tra il 2020 e il 2021. Dalla Nigeria invece i migranti scappano dalle violenze in corso nella parte nord occidentale del Paese, caratterizzata dalla presenza mai domata dei gruppi terroristici soprattutto di matrice jihadista.</p>



<p>Storicamente, oltre a Mali e Nigeria, i Paesi da cui si alimenta il flusso migratorio verso il Sahel e quindi verso l&#8217;Europa sono la Costa d&#8217;Avorio, la Sierra Leone, la Liberia, il Burkina Faso, il Ghana e la Guinea. Da qui si parte con destinazione Agadez, da cui poi si viene &#8220;smistati&#8221; verso Libia e Algeria prima di raggiungere le coste del Mediterraneo.</p>
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		<title>La deriva anti francese in Africa, così Parigi rischia di perdere il Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-deriva-anti-francese-in-africa-cosi-parigi-rischia-di-perdere-il-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 08:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nei giorni scorsi il ministro degli esteri francesi Jean-Yves Le Drian, non ha usato troppi giri di parole per dire la propria sulla giunta militare che dal maggio scorso sta governando il Mali. Secondo il rappresentante diplomatico transalpino l&#8217;attuale governo maliano è &#8220;illegittimo&#8221; e sta prendendo &#8220;misure irresponsabili&#8221;. Da Bamako non l&#8217;hanno presa bene. Per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-deriva-anti-francese-in-africa-cosi-parigi-rischia-di-perdere-il-sahel.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-deriva-anti-francese-in-africa-cosi-parigi-rischia-di-perdere-il-sahel.html">La deriva anti francese in Africa, così Parigi rischia di perdere il Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220203085414620_1f37a0652b53b5b4d3e6386eda510256-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nei giorni scorsi il ministro degli esteri francesi <strong>Jean-Yves Le Drian</strong>, non ha usato troppi giri di parole per dire la propria sulla giunta militare che dal maggio scorso sta governando il <strong>Mali</strong>. Secondo il rappresentante diplomatico transalpino l&#8217;attuale governo maliano è &#8220;illegittimo&#8221; e sta prendendo &#8220;misure irresponsabili&#8221;. Da Bamako non l&#8217;hanno presa bene. Per <strong>Assimi Goita</strong>, il generale a capo del governo dall&#8217;ultimo (di una lunga serie) <a href="https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-i-rischi-per-l-operazione-takuba-dopo-il-golpe-nel-mali.html">golpe</a> del maggio scorso, Le Drian ha interferito negli affari interni del Mali. Ha così deciso di<a href="https://www.nova.news/mali-ambasciatore-francese-espulso-da-bamako/"> espellere l&#8217;ambasciatore francese Joel Meyer</a>, aprendo una crisi diplomatica senza precedenti. L&#8217;episodio però ha origini ancora più remote. E non ha a che fare soltanto con il Mali, bensì con l&#8217;intera area del <strong>Sahel</strong>.</p>
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<li><strong><a href="https://bit.ly/3IZfOgf">In Africa dilagano i colpi di Stato, ecco cosa sta accadendo</a></strong></li>
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<h2>Da dove nasce il sentimento antifrancese</h2>
<p>Il Mali, nell&#8217;area francofona del Sahel, è sempre stato un Paese piuttosto &#8220;ribelle&#8221; rispetto a Parigi. Nel 1962 Bamako aveva addirittura deciso di stampare una propria moneta al posto del <strong>Franco Cfa</strong>, quella attualmente in vigore in buona parte delle ex colonie francesi in Africa occidentale. Poi il Paese nel 1984 è rientrato nel gruppo, ma ancora oggi il dibattito sulla moneta è fonte di aspre polemiche. Persino uno degli imam più in vista di Bamako, <a href="https://it.insideover.com/politica/l-ascesa-di-un-imam-che-sta-fomentando-le-proteste-nel-mali.html">il popolarissimo Mahmoud Dicko</a>, negli ultimi anni ha aizzato le folle parlando di Franco Cfa come di strumento coloniale. Ma è un po&#8217; in tutti i Paesi dell&#8217;Africa subsahariana che tematiche del genere stanno trovando molto spazio. Nelle elezioni senegalesi del 2019 alcuni candidati proponevano l&#8217;uscita di Dakar dalla moneta unica dell&#8217;area francofona. In <strong>Burkina Faso</strong> dal 2014 in poi, dopo il colpo di Stato che ha deposto Compaoré, sono ricomparse le effigie di<strong> Thomas Sankara</strong> e, con esse, le accuse alla Francia di aver orchestrato l&#8217;assassinio del &#8220;Che Guevara nero&#8221; avvenuto nel 1987.</p>
<p>A sud del Sahara c&#8217;è voglia di guardare verso orizzonti differenti. A Bamako, così come in altre capitali della regione, i giovani hanno gli smartphone e sono iscritti ai social. Possono quindi vedere cosa accade fuori e criticare aspramente cosa succede all&#8217;interno dei loro Paesi. Il senso di <strong>insicurezza</strong> legato al dilagare della pressione jihadista e la <strong>crisi economica</strong> acuita dal coronavirus stanno poi facendo il resto. Si è alimentato così un senso di <strong>insofferenza</strong> verso le attuali classi dirigenti e, di riflesso, verso la <strong>Francia</strong> accusata di addomesticare politici e presidenti corrotti per i suoi interessi. Le versioni africane dell&#8217;antipolitica hanno prodotto quindi sentimenti anti Parigi e hanno favorito<a href="https://it.insideover.com/politica/in-africa-dilagano-i-colpi-di-stato-ecco-cosa-sta-accadendo.html"> il &#8220;contagio&#8221; golpista degli ultimi due anni</a>. Tra tentati e riusciti, sono stati almeno sette i colpi di Stato in sei diversi Paesi (due nel solo Mali) nel Sahel dal 2020 in poi. I militari vengono appoggiati da buona parte della popolazione in quanto visti o come veri liberatori o come male minore. In Mali, come in Niger, in Burkina Faso, in Ciad e in altre nazioni dell&#8217;Africa occidentale per molti cittadini è meglio avere a che fare con un militare che con un politico legato alla Francia.</p>
<h2>Russia e Turchia si avvicinano</h2>
<p>É in questo quadro che rientra la decisione del generale Goita di espellere l&#8217;ambasciatore francese. Non tanto una prova di forza, né di carattere. Si è trattato più che altro di un chiaro <strong>segnale politico</strong>. Bamako vuole affrancarsi da Parigi. E i militari, dal canto loro, soffiare sulla ventata antifrancese dilagata in tutto il Sahel. Quasi a far vedere che, da adesso in poi, dall&#8217;Eliseo le parole indirizzate verso la giunta militare devono essere misurate. Anche perché Goita sta cercando di guardare altrove. Sul fuoco delle proteste in Mali c&#8217;è in parte anche la mano della <strong>Turchia</strong>. La popolarità dell&#8217;imam Dicko dimostra come le istanze islamiche stiano suscitando favore all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica. In una fase in cui crescono i segnali di voglia di cambiamento, il peso delle istituzioni religiose locali è in effetti in netta crescita. E non è un mistero che lì dove è forte la spinta dell&#8217;Islam politico dietro c&#8217;è il favore e il fervore di Ankara. Ma la vera novità del quadro politico di Bamako è rappresentata dall&#8217;avvicinamento verso la <strong>Russia</strong>.</p>
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<li><a href="https://bit.ly/34e6nLk"><strong>L’oscuro mondo dei contractors</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/34bkBfX"><strong>Guerre di contractors: le differenze fra Russia ed Occidente</strong></a></li>
<li><a href="https://bit.ly/3glPdxS"><strong>La task force Takuba tra forze speciali italiane e i russi della Wagner</strong></a></li>
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<p>In estate la giunta di Goita <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-cambia-per-l-europa-con-lintervento-dei-russi-in-mali.html">ha siglato un accordo con la società di contractors Wagner</a>, legata a doppio filo al Cremlino. Sui media francesi sono comparse di recente immagini che ritraggono mezzi russi in azione a Bamako. Un po&#8217; come sta accadendo nella <strong>Repubblica Centrafricana</strong>, altro Paese francofono il cui governo ha scelto di avere uomini e mezzi della Wagner nel proprio territorio. Mosca, rientrata dallo scorso decennio prepotentemente in scena nel <strong>Mediterraneo</strong>, oggi sta espandendo il suo raggio d&#8217;azione anche nel Sahel e nell&#8217;Africa subsahariana. Un&#8217;incognita non solo per la Francia, ma per l&#8217;intero occidente. In Mali è in corso d&#8217;opera la missione <strong>Takuba</strong>, a cui partecipano anche 200 soldati italiani. L&#8217;operazione, il cui compito è quello di combattere contro i gruppi jihadisti ben radicati nel nord del Paese, vede infatti la presenza di diversi contingenti europei. Compresi quelli danesi, considerati però lo scorso 25 gennaio &#8220;non graditi&#8221; dal governo di Bamako. Una scelta che ha poi generato le esternazioni di Le Drian e la crisi diplomatica tra Mali e Francia. Cosa ne sarà adesso della missione? L&#8217;<strong>Ue</strong>, per bocca dell&#8217;alto rappresentante per la politica estera <strong>Josep Borrell</strong>, vorrebbe mantenerla &#8220;ma non a tutti i costi&#8221;. La Svezia forse ritirerà i soldati. Ma Goita, ha fatto notare sui media transalpini il diplomatico francese <strong>Nicolas Normand</strong>, non ne ha mai chiesto il ritiro.</p>
<h2>La scelta di Macron</h2>
<p>Il presidente francese <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html">Emmanuel Macron</a> si trova tra due forni. Da un lato le operazioni in Mali non hanno mai suscitato popolarità. Ma a pochi mesi dal voto, nemmeno ritirarsi del tutto dal Paese (e, di riflesso, da buona parte del Sahel) gioverebbe alla sua reputazione. L&#8217;Eliseo, anche per questo motivo, prende tempo. Due sono gli elementi che tranquillizzano la diplomazia francese nel lungo periodo. Da un lato la convinzione che né la Russia e né la Turchia hanno tutto l&#8217;interesse a prendere il posto di Parigi. Un conto è entrare nell&#8217;area di soppiatto, altro è governare in prima persona il vero e proprio pantano economico e politico in cui è caduto il Sahel. Dall&#8217;altro si scommette sulla non tenuta della nuove giunte militari, tanto in Mali quanto negli altri Paesi. Nessuno dei generali arrivati al potere, è il ragionamento fatto all&#8217;Eliseo, è in grado alla lunga di rispondere alle richieste di novità arrivate dalle popolazioni della regione. Infine soprattutto il Mali non può far a meno dei rapporti con la Francia, la mancata richiesta di porre fine all&#8217;operazione Takuba ne è la dimostrazione. Sotto la coltre del braccio di ferro politico, si nasconde un dialogo impossibile da interrompere del tutto.</p>
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