Dall’altra parte del Mediterraneo, nell’Africa centro-occidentale, v’è uno Stato che, sospeso tra Sahara e Sahel, rappresenta uno dei territori più delicati e strategici del continente: il Niger. Una nazione che si caratterizza, tra le altre cose, anche per il “semplice” motivo di rappresentare il punto di partenza, prima ancora della Libia, di diverse migliaia di migranti che si imbarcano nei viaggi della speranza per raggiungere i confini italiani, vere e proprie porte d’Europa. Un territorio base per quanto concerne le partenze ma che “dietro le quinte”, fa registrare anche diversi fenomeni di violenza nei confronti degli stessi protagonisti dei viaggi che diventano vittime dei loro aguzzini membri delle organizzazioni criminali.

Migranti rischiano di morire nel deserto

Sono più di 80 i migranti africani che, all’inizio di questo mese, hanno rischiato di morire in territorio nigerino e nel pieno del deserto del Sahara se non fosse stato per un’equipe dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), intervenuta con un’operazione di salvataggio prima che fosse troppo tardi. Gli sfortunati protagonisti di questa vicenda e provenienti da Nigeria, Togo, Mali e Ghana, erano a bordo dei camion guidati dai trafficanti i quali, alla vista dei militari, hanno deciso di abbandonare i loro passeggeri. Soli, senza acqua e senza cibo, sono stati scaricati nella vastità del deserto a 230 chilometri a nord di Dirkou. Fra loro anche bambini e feriti, alcuni dei quali in condizioni delicate. Fortunatamente sono stati avvistati in tempo da alcuni componenti dell’Oim ricevendo i soccorsi necessari. Sono circa 400 le persone salvate quest’anno dall’Oim in questa zona e numerose quelle che hanno perso la vita durante la tratta perché, vista la grandezza dell’area, non è possibile riuscire a dar soccorso a tutti.  “Non è raro che i trafficanti si liberino dei loro passeggeri”. Sono queste le parole rilasciate all’agenzia Reuters da Paul Dillon, portavoce dell’Oim che prosegue: “Conoscono bene le conseguenze dell’abbandono nel deserto e impressiona questa mancanza di considerazione per la vita umana”.

Cosa accade prima di arrivare in Libia?

Dalla Libia i barconi partono per raggiungere le coste italiane, ma cosa avviene prima che inizi un viaggio lungo il Mediterraneo? La vera base delle partenze, dove tutto viene deciso è Agadez, città a nord del Niger punto di riferimento per i tuareg nigerini. Proprio qui viene effettuato lo smistamento dei migranti sulla base della provenienza e poi l’inizio del loro viaggio verso la Libia. In questa fase accade che in molti cadono nelle mani degli aguzzini. Sfruttando il viaggio di attraversamento del deserto e la situazione politica della Libia, i membri delle organizzazioni criminali ne approfittano per schiavizzare i migranti nei propri campi. Fatti questi venuti alla luce grazie alla testimonianza di coloro i quali, una volta giunti in Sicilia, hanno contribuito a fornire elementi utili alla polizia italiana che segue delle inchieste specifiche.

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Infografica di Alberto Bellotto

Perché il Niger è la vera base di partenza

Basta guardare una cartina geografica e si può ben intuire il ruolo che il Paese africano ha nei flussi migratori che coinvolgono il Mediterraneo. Il Niger si trova esattamente al centro tra la Libia e il Sahel, chiunque voglia raggiungere via terra le coste della Tripolitania deve necessariamente attraversare il territorio nigerino. I suoi confini settentrionali ben si incastrano con quelli del Fezzan, la regione desertica della Libia che i gruppi criminali usano come base logistica per organizzare i macabri traffici di esseri umani.

Ma non è soltanto la geografica a dare al Niger questa centralità. La ragione è anche se non soprattutto politica. Niamey appartiene infatti alla Cedeao (o Ecowas, se si usa l’anagramma in inglese), l’organizzazione internazionale definita più volte come “l’Unione Europea dell’Africa occidentale”. Si tratta infatti di una comunità economica che raggruppa buona parte dei Paesi della regione e che ha nel libero scambio di merci e nella libertà di movimento delle persone il principale obiettivo. In poche parole, non esistono frontiere tra il Niger e i Paesi da cui partono buona parte dei migranti diretti in Libia e quindi in Italia. Il “sogno” di approdare in Europa inizia per migliaia di persone acquistando un semplice biglietto di bus per raggiungere la capitale del Niger. In questa fase non serve l’intermediazione di organizzazioni criminali e di trafficanti, perché per arrivare a Niamey non bisogna attraversare dogane, né tanto meno subire particolari controlli.

Quando ancora si circola in Niger, i migranti non si sentono clandestini e coloro che li aiutano a risalire fino ad Agadez non si sentono criminali. È questo il punto fondamentale che ha fatto di questo Paese del Sahel il perno dei flussi migratori. La base dell’immigrazione non è in campi sperduti del Sahara o in vecchie basi militari abbandonate nel Fezzan, bensì in normali e anonime stazioni dei bus di Niamey. Da qui comincia veramente tutto, da qui in poi intere vite vengono poi inghiottite a favore dei lauti traffici criminali legati alla tratta di esseri umani.

La missione italiana in Niger

A dimostrazione della centralità del Niger nel Sahel e della delicatezza del ruolo del Paese su vicende che interessano poi il Mediterraneo, vi è anche l’attenzione sotto il profilo militare rivolta verso Niamey. Come scriveva alcune anni fa l’analista Marco Perduca, il Niger è oramai una nuova “caserma d’Africa”. Il Paese fa gola a molti: la sua posizione centrale e le sue immense riserve di uranio hanno convinto negli anni molti governi a piazzare qui propri contingenti. Chi vuole mettere piede in Africa, non può non essere presente nel Niger. E infatti qui sono stanziati francesi, americani, ma anche tedeschi e italiani. L’obiettivo è quello di lottare contro i è sempre più radicati gruppi jihadisti ed arrestare il traffico di esseri umani che parte da Agadez.

Il nostro contingente è presente con 470 uomini, arrivati a Niamey nel 2018. La missione è stata infatti approvata nel gennaio di quell’anno dal governo Gentiloni e rinnovata dai successivi esecutivi. Il 16 luglio scorso il parlamento ha dato via libera al rifinanziamento di questa e delle altre nostre missioni all’estero. I soldati italiani sono impegnati soprattutto nell’addestramento delle forze locali, chiamate anche ad ostacolare il lavoro di chi porta i migranti alle soglie del deserto libico.

 

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